lunedì 19 novembre 2007

Naturalmente italian food


(foto da internet)


«L’evoluzione delle abitudini alimentari degli italiani tra nuove tendenze e solide tradizioni». È questo il titolo della ricerca commissionata dall’Accademia Italiana della Cucina al Censis e resa pubblica a Parma in occasione dei festeggiamenti per i cinquant’anni della delegazione locale dell’Accademia.
Dalla ricerca emerge che mentre il 22% dei consumatori europei (con alcune punte del 30-40% nel nord Europa) dichiara di aver cambiato di recente il proprio stile alimentare, gli italiani risultano essere i più «tradizionalisti» d’Europa, collocandosi all’ultimo posto in questa particolare graduatoria. Probabilmente una delle ragioni per quest’ultimo posto consiste nell’importanza che la gastronomia riveste nel Belpaese.


(foto da internet)


L’amore per la buona tavola è una cultura attiva, frutto della tradizione e dell'innovazione da salvaguardare e da tramandare. Civiltà della tavola come insieme di usi e costumi, di stili di vita, di consuetudini e di tradizioni. Civiltà del gusto, quel senso preposto al piacere della tavola, capace di affinarsi, di perfezionarsi, di riscoprire sapori perduti e di tentare il palato. A differenza di quello che è successo in altri paesi, in Italia l’industrializzazione della produzione alimentare non si è sovrapposta alla cultura preesistente inventando e imponendo nuovi prodotti, ma si è inserita nella cultura dell’alimentazione tradizionale. In nome della tutela gastronomica si è assistito in pochi anni ad una proliferazione dei consorzi, dei centri di ricerca, delle opportunità formative e del turismo, quali strade del vino e dei sapori, musei dedicati al vino e alla cucina, sagre a carattere gastronomico. Così come si è registrato un vero e proprio boom sul terreno della divulgazione tematica: c'è un'overdose di programmi televisivi, opere di cucina e ricettari vari pubblicati, siti internet dedicati a vino, cibo e turismo enogastronomico, con un incremento del 70% della tiratura dei mensili specializzati su temi gastronomici.


(foto da internet)



Ma, nonostante ciò, lo stile di vita attuale sta imponendo qualche cambiamento nelle consolidate abitudini alimentari: il consumo giornaliero della pasta diminuisce; si è introdotta una prima colazione adeguata, in cui, cioè, non si assumono solo tè o caffè ma si beve il latte e si mangia qualcosa. Aumenta l’abitudine dei «fuori pasto»: lo spuntino a metà mattina e/o a metà pomeriggio è una significativa testimonianza della trasformazione della tradizionale giornata «alimentare». Per il 70,2% degli italiani il pranzo rimane il pasto principale della giornata, anche se diminuisce il suo potere di aggregazione in favore della cura di interessi personali (shopping, fitness, frequentazione della rete internet, ecc.), e la tavola che vedeva riunita l'intera famiglia per gustare i manicaretti preparati dalla mamma è sempre meno frequente. Invece aumenta la percentuale degli italiani che considerano la cena il pasto principale della giornata.
Diretta conseguenza è l'aumento dei consumi fuori casa, rosticcerie e ristoranti che fanno il take away si sono prontamente diffusi vista la grande richiesta di un pasto pronto da portare in tavola anche la sera.






(foto da internet)


Attenzione, però, sebbene il 24% del fatturato complessivo dell’industria alimentare provenga da prodotti innovativi, in particolare cibi pronti (verdure in busta, sughi pronti, oli aromatizzati, condimenti freschi, surgelati, etc), gli alimenti classici della tradizione italiana assicurano ancora il 66% del totale del fatturato.
Il vero problema consiste nel trovare un equilibrio tra la qualità minima richiesta e le risorse familiari destinabili all’alimentazione: ad es. nel 1975 il consumo alimentare assorbiva il 34,4% delle spese delle famiglie oggi, l’incidenza della spesa alimentare, secondo l’Istat, è scesa al 18,9%, per poter far fronte alle risorse da destinare alla casa (affitti, mutui, manutenzione, fiscalità), ai trasporti (spostamenti quotidiani, week-end, viaggi e vacanze), ai servizi in genere (sanità, istruzione, comunicazione, cultura e tempo libero).


Conclusione: nella cucina gli italiani sono dei veri e propri impermeabili. Alquanto insensibili a ciò che viene da fuori!

5 commenti:

vicente ha detto...

Io credo che in Spagna è uguale la situazione. Devo dire che vedo però molti cambi specialmente tra i giovani per mangiare.

Xosé María ha detto...

No sé si España es un país impermeable a los cambios. Cada día veo más hamburgueserías y sitios raros que venden comida basura. Creo que en los colegios se debería fomentar el interés por comer sano y bien.

Patricia ha detto...

E' vero, ogni giorno ci sono di più di mcdonald's, hambuerguer king, etc. Questo è un schifo autentico. L'educazione è necessario comiciarla a scuola con buone campagne di alimentazione e nutrizione.
P.d. tutto è caro, anche qui. Per mangiare bisognano molto soldi.

Sonia ha detto...

Il take away è comodo ma orribile. Finiremo come gli americani mangiando un sandwich, in 15 minuti, in un banco?

BertoBB ha detto...

La globalizzazione e l'immigrazione ci porta una serie di cambiamenti attorno alla tavola, l'orario e il cibo,anzi il nostro elevato tenore di vita relativo ci permette di magiare fuori casa, ma per me il vero problema sulle spese alimentare sia il tempo che non abbiamo o lo sprechiamo male perciò nascono movimenti come lo Slow Food.
Saluti