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lunedì 17 febbraio 2020

Dante (game over)



(foto da internet)

Sull'Inferno potremmo scrivere fiumi di parole:  è il termine con il quale si è soliti indicare il luogo di punizione e di disperazione che, secondo molte religioni, attende, dopo la morte, le anime degli uomini che hanno scelto in vita di compiere il male.

Il termine deriva dal latino infernum e viene relazionato alla nozione, in alcune religioni, di luogo di punizione e di disperazione. L'Inferno è un concetto presente in un gran numero di culture precristiane, cristiane e non cristiane. È solitamente identificato con un mondo oscuro e sotterraneo, collegato all'errore, alla menzogna, al peccato, e, in definitiva, al principio distruttivo dell'ordine delle cose.
Il regno dei morti greco/latino era, al contrario di quello ebraico e cristiano, un vero e proprio luogo fisico, al quale si poteva persino accedere in terra da alcuni luoghi impervi, difficilmente raggiungibili o comunque segreti e inaccessibili ai mortali; nella tradizione greca, per esempio, uno degli ingressi all'Ade si trovava nel paese dei Cimmeri, e proprio in questa regione remota Ulisse dovette recarsi per discendere all'Ade, ed incontrare l'ombra dell'indovino Tiresiaper conoscere la strada del ritorno a Itaca



 (foto da internet)

Nella tradizione romana, invece, uno degli ingressi infernali si trovava vicino al lago dell'Averno.  Virgilio narra nell'Eneide la discesa di Enea agli Inferi e redige una vera e propria topografia infernale che verrà ripresa nel primo canto della Divina Commedia di Dante Alighieri (vi proponiamo un'ottima spiegazione>> dell'Inferno dantesco, con una lettura magistrale del testo, da parte dell'indimenticabile Vittorio Gassman).
Ebbene, 700 anni dopo, ci si può ancora perdere nella selva oscura e si possono affrontare le fiere... farsi largo attraverso luoghi cupi e impervi, come se davvero fossimo Dante, per poi ritrovare la strada che sale verso il monte, arrivando fino alla porta dell’Inferno grazie a una guida speciale, il maestro e vate Virgilio. Attenzione: la Divina Commedia rivive in realtà virtuale! Dalla collaborazione fra la start up italiana Beyond the Gate e il Collegio San Carlo di Milano nasce il gioco Dante Vr | La Porta dell’Inferno, fedelmente ispirato al canto di apertura del poema dantesco, tanto da aver ricevuto il prestigioso patrocinio de La Società Dante Alighieri.



(foto da internet)

Il gioco offre la straordinaria opportunità di vivere in prima persona la Divina Commedia, impersonificando il poeta stesso ed entrando man mano nel primo canto, come fosse un luogo reale attorno. 
La sfida è quella di utilizzare il potenziale offerto dal digitale – e in questo caso dal videogioco – adattandolo al contesto educativo, con l’obiettivo di valorizzare e diffondere contenuti culturali. Questo è solo il primo capitolo, il gioco poi proseguirà anche per i canti del Purgatorio e del Paradiso con nuove narrazioni in realtà virtuale. Della durata di circa 15 minuti, il gioco è stato realizzato nell’arco di sei mesi.


(foto da internet)

Il lancio avviene in concomitanza con l’inaugurazione dei nuovi spazi polifunzionali all’interno del Collegio San Carlo: quattro nuovi ambienti dedicati al potenziamento dell’offerta didattica, alle arti espressive e alla digitalizzazione, con la creazione di laboratori per la robotica e i linguaggi digitali, una sala musica, un atelier d’arte e una sala polifunzionale, a seguito di un importante progetto di riqualificazione architettonica.
Papa Francesco, il 25 novembre 2016, ha dichiarato: "L'inferno non è una sala di tortura. Consiste nell'essere lontani per sempre dal Dio che dà la felicità". 
O forse è un videogioco?

mercoledì 8 gennaio 2020

Oggetti tecnologici del futuro prossimo

L’anno che verrà, la tecnologia che vedremo nel 2020







(foto da internet)
Quale sarà la tecnologia dell'anno che è appena iniziato? Tra i tanti oggetti, sicuro che la nuova tecnologia del 2020 riproporrà il 5G  di cui si è già parlato tanto. Ma la connettività di quinta generazione, un salto qualitativo e non solo di velocità rispetto all’attuale 4G, inizierà la sua diffusione solo da quest’anno. Alla fine del quale saremo in 2 milioni nel mondo a viaggiare in mobilità ad almeno 1 giga al secondo, e con tempi di risposta intorno al millisecondo. Un modo diverso di dialogare con le macchine, e delle macchine tra loro, che renderà il 5G abilitatore di nuove pratiche: non solo la prima operazione chirurgica a distanza in Italia, vedremo forse per le strade anche i robot postini, come l’italiano Yape, oppure cestini della spazzatura che ci aiuteranno a fare la raccolta differenziata. Il nostro quotidiano cambierà abitudini. 

Yape è un robot per le consegne, sviluppato da e-Novia con Vodafone e Politecnico di Milano per essere testato nelle città italiane dopo aver già viaggiato per le strade di Fukushima
(foto da www.corriere.it)

Cavalcando le altre parole chiave dell’anno – intelligenza artificiale ed edge cloud, l’elaborazione in remoto dei dati -, avremo per le mani super-telefoni capaci di farci comunicare tra lingue differenti, con traduzione in tempo reale, e di condividere foto e video con qualità professionale (grazie a fotocamere da 200 megapixel).
Oltre ai robot, non più solo da compagnia o comunque da usare in casa, tanti saranno i device e i servizi da tenere d’occhio nel corso dell’anno.

mercoledì 13 novembre 2019

Le smart city

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(foto da internet)
Di smart city, città intelligente, si parla da anni, ma spesso il termine è utilizzato in modo vago o improprio, a volte con  focus esclusivamente tecnologico, a volte con un approccio troppo fantascientifico. In Italia si è tornati a parlare di smart city a proposito di Milano, che continua ad essere incoronata regina in questo campo. 
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(foto da internet)
La smart city è una città intelligente 4.0 che gestisce le risorse in modo intelligente, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, ed è attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. È, insomma, una città intelligente, che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale. Smart city significa connessioni wi-fi nei luoghi più disparati, sviluppare infrastrutture “intelligenti”, strade percorse da auto a guida autonoma, incroci regolati da semafori intelligenti, un alto livello di tecnologia high-tech. Città sostenibili in cui gli oggetti si scambiano informazioni tra di loro, o dove gli impianti di illuminazione sono in grado di riprodurre la luce del giorno. Ma anche dove è possibile produrre alimenti in maniera innovativa e praticare una mobilità sostenibile fatta di bike sharing, car sharing e auto ibride o elettriche. Per tutti questi motivi la smart city è costellata di sensori che generano una grande quantità di dati i quali potrebbero sia alimentare servizi più evoluti ed in tempo reale, sia permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.
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(foto da internet)
Lo sviluppo delle Smart City in Italia è un processo iniziato e costantemente aggiornato da nuove tecnologie, buone prassi realizzative e riuso delle esperienze migliori. Anche se il tema può sembrare di minore appeal dopo la fiammata iniziale di entusiasmo, resta invece centrale nel processo di digitalizzazione del Bel Paese. 

mercoledì 2 ottobre 2019

Buon compleanno wi-fi!

(foto da internet)

In un mondo ormai sempre più iper connesso, per molti la svolta è stato l’arrivo del Wi-Fi. Lo scorso lunedì 30 settembre, a tal proposito, questa tecnologia ha compiuto 20 anni, durante i quali ha permesso a privati, aziende, famiglie di essere costantemente online, aiutando gli individui a rimanere in contatto e a portare a termine il proprio lavoro. In un documento di Cisco, società specializzata nel networking, che fa parte di Wi-Fi Alliance - organizzazione nata nel ‘99 con lo scopo di guidare l’adozione di un unico standard per la banda larga senza fili - ha sintetizzato i punti salienti di questa tecnologia, dagli inizi ai successivi sviluppi.
(foto da internet)

La concezione di dispositivo mobile e la possibilità di essere on line pressoché ovunque ha iniziato a compiere i primi passi proprio nel 1999 quando la tecnologia per la trasmissione di dati senza fili è stata immessa sul mercato. Però, in verità le cose non sono andate proprio così. Per quanto il 30 settembre venga festeggiato come il compleanno del WI-FI, questo acronimo non è nato nel 1999 e non è un nome di una tecnologia, ma bensì quella di sei aziende (3Com, Aironet, successivamente acquisita da Cisco, Intersil, Lucent Technologies, Nokia e Symbol Technologies) che fondarono una alleanza tecnologica e commerciale, la WECA per certificare le schede e i dispositivi che permettevano la trasmissione senza fili di dati. Il termine WI-Fi - con il suo logo - fu creato nel 2002 con il cambio di acronimo dell'associazione che da WECA diventò, appunto, WI-FI Alliance.
Auguri!

lunedì 7 maggio 2018

Gita e Kilo


(foto da internet)

Addio valigie e carrello della spesa! Tra poco, la Piaggio Fast Forward, la società fondata dal gruppo Piaggio (nota casa produttrice di veicoli a due ruote a motore, fondata nel 1884, che vanta, tra i suoi prodotti, la celeberrima Vespa) vi aiuterà. La ditta, con sede a Boston, capofila nel settore della smart mobility di persone e merci, ha lanciato due nuovi prototipi elettrici:  Gita, presentato qualche giorno fa a Pontedera, e Kilo (vedi>>). 
Gita entrerà in produzione alla fine dell’anno; possiede un vano capace di portare un peso fino a 18 kg e attraverso un complesso sistema ottico, ed è capace di muoversi autonomamente e di seguire uno o più utenti umani ad esso collegati.



(foto da internet)


Jeffrey Schnapp, il direttore della Piaggio Past Forward, ha spiegato che l'idea dell'azienda italiana è quella di liberare le strade dalle auto e fornire alle persone che si possono muovere camminando un’alternativa al portabagagli. Integrando tecnologie innovative ed elaborando i futuri progetti di trasporto, la Piaggio Fast Forward risponde così al rapido cambiamento del mondo. Gita e Kilo sono veicoli intelligenti, ideati per migliorare la produttività della mobilità nei complessi sviluppi urbani, con un’autonomia di 20 km. Possono accompagnare una persona, mappare l’ambiente che li circonda e controllare ciò che si muove intorno; possono essere di supporto agli spostamenti individuali di tutti i giorni e un valido aiuto per chi soffre di disabilità motorie. 


(foto da internet)


L'idea è semplice: un trolley per la spesa che si muove da solo e che segue il proprietario come un cane fedele. 
Gita (vedi>>) è il più piccolo dei due prototipi. Può raggiungere 35 km/h e, grazie ad un percorso mappato preimpostato, può muoversi autonomamente. È in grado di trasportare 18 kg di peso e ha una forma sferica e un design molto lineare. Gita è una macchina a metà strada fra un drone terrestre, un robot da cargo e uno sherpa su ruote: un dispositivo intelligente che impara a conoscere il contesto in cui si muove mentre lo attraversa con il suo padrone umano. 
Kilo, invece, è un veicolo a tre ruote che può essere impiegato in tragitti più impegnativi; ha un vano da 120 litri di volume per carichi fino a 100 kg di peso. 
Insomma, Gita e Kilo sono una fusione perfetta tra robotica, ingegneria meccanica e design che vuol creare prodotti in linea con i bisogni degli uomini del nostro tempo. 



mercoledì 3 maggio 2017

I Kiva-Robot di Amazon sbarcano in Italia

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(foto da internet)

I millesettecento dipendenti Amazon del fulfillment center di Luton, a nord di Londra, non ci fanno più caso allo spettacolo del movimento sincronizzato di tonnellate di merce. Prima (e ancora oggi nei magazzini tradizionali) quel lavoro lo facevano loro, con le braccia e le gambe. Camminavano nelle corsie per andare a sistemare gli oggetti negli scaffali e camminavano per andare a riprenderli, per poi spedirli a chi, in qualche parte del mondo, li aveva acquistati online. Ora non più. Ora gli uomini e le donne stanno fermi, sono gli scaffali a muoversi.
In Europa il colosso mondiale dell'e-commerce fondato da Jeff Bezos ha attualmente 31 magazzini e questo è uno dei cinque robotizzati. In autunno, però, ne costruiranno altri tre: uno in Germania, uno in Polonia e uno in Italia, a Passo Corese, in provincia di Rieti. Sarà il primo centro di distribuzione automatizzato in Italia (costo: 150 milioni di euro) e la grande domanda, che mette in apprensione i sindacati, è sempre la stessa dai tempi della rivoluzione industriale: le macchine ruberanno il lavoro alle persone?

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(foto da internet)


L'idea partorita dagli ingegneri di Amazon è davvero geniale. Lo spazio centrale del magazzino, grande come un paio di campi da calcio, è terra esclusiva dei "Kiva robot": assomigliano agli aspirapolvere automatici per i pavimenti di casa, si muovono su ruote, sono alimentati a batterie, pesano 140 kg e ne sollevano 340. Sono guidati da un software prodotto da Amazon Robotics. Lungo il recinto metallico si affacciano le postazioni dei magazzinieri in carne ed ossa, il cui compito consiste nel prendere o mettere oggetti negli scaffali mobili. Insomma è un caos organizzato. Ogni scaffale, per dire, contiene le cose più disparate, da giocattoli a strumenti musicali, libri, attrezzi di ferramenta e quant'altro. Ci sono più di un migliaio di robottini in funzione nel centro di Luton, attivi 20 ore su 24 mentre nelle restanti quattro ore rimangono in manutenzione. Per dirla con le parole di Stefano Perego, il direttore delle operazioni Amazon nel Regno Unito: "Non dobbiamo più perdere tempo a cercare lo spazio, né a cercare il prodotto".
Il valzer degli scaffali è una danza ipnotica. Scartano di lato, girano su se stessi, si muovono in avanti, ruotano di 90 gradi, tornano indietro. Si sfiorano, rispettano precedenze invisibili, si muovono su ipotetiche vie ortogonali. A destra e a sinistra, avanti e indietro. Non hanno una collocazione, vagano. La destrutturalizzazione del concetto di magazzino. Sono i robot a guidare in questo ballo immaginario, gli scaffali si lasciano condurre. Il futuro è questo, il futuro è adesso. Ma com'è il futuro?





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(foto da internet)



Questione di spazi, dunque. Di tempi e di scaffali. Questo sistema si può applicare al 40% della merce, ma non agli indumenti e agli oggetti molto voluminosi. Secondo Perego un magazzino robotizzato "gira" il 15% più velocemente rispetto a uno tradizionale. Facciamo però un brutale confronto di numeri. Il vecchio centro logistico Amazon di Castel San Giovanni a Piacenza è grande 100 mila mq e dà lavoro a 1.500 dipendenti. Quello in costruzione a Passo Corese ha la stessa estensione, ma essendo robotizzato non assumerà più di 1.200 persone nei primi tre anni. A spanne, quindi, le macchine si portano via un quinto dell'occupazione. "C'è uno scarto, è vero - ammette Perego - ma non state considerando la maggior domanda di lavoro per i corrieri e per i tecnici della manutenzione. Qui in Gran Bretagna Amazon ha 24 mila dipendenti stabili, in Italia arriveremo a 3.800".

Gintare, una ragazza lituana di 25 anni che sta inscatolando cacciaviti, dice che "coi robot tutto è diventato più facile e meno faticoso". Inutile allora andare in cerca di opinioni contrarie. E bisogna anche ammettere che il centro di Luton pare essere un luogo tutto sommato confortevole: aria condizionata, mensa, spogliatoio, un biliardino, i cartelli che ricordano alle donne di tenere legati i capelli. I magazzinieri inglesi di Amazon lavorano quattro giorni a settimana per dieci ore al giorno. In Italia 5 giorni alla settimana per 8 ore al giorno, con una paga lorda di 1.450 euro al mese come stabilito dal contratto del commercio. Un robot danzante lavora 20 ore su 24, sette giorni su sette e  non prende niente.

mercoledì 15 ottobre 2014

Una Costituzione per la rete


(foto da internet)

È stata messa apunto la Carta dei diritti di Internet dalla omonima Commissione voluta dalla presidente della Camera Laura Boldrini. Quattordici articoli che spaziano dal diritto all'accesso all'educazione passando per la neutralità della rete, la privacy e l'oblio. Cifra unificante è la tutela dei diritti della persona perché, come già aveva dichiarato la presidente della Camera non è vero che Internet possa essere assimilata agli altri media. Proprio per questa attenzione ai diritti la "Carta" è stata presentata in diretta streaming e in tre lingue ai partecipanti della riunione dei Parlamenti dei paesi Ue e del Parlamento europeo nella plenaria sui diritti fondamentali presso la Camera dei Deputati.




La proposta della Commissione dal 27 ottobre sarà oggetto di una consultazione pubblica, ma fin da subito sono sollecitati i contributi di singoli e realtà collettive, non solo italiane, per meglio definirla. E soprattutto in relazione ad alcune mancanze evidenti nel testo che, ad esempio, non affronta i temi dell'accesso alla cultura e alla conoscenza, dei diritti di autori e fruitori delle opere creative online, dello status della comunicazione e della ricerca scientifica, dei diritti del lavoro digitale in rete. A parte questo, la "Carta" è un piccolo capolavoro di sintesi e chiarezza, ben strutturata, universale nella portata e densa di significati. 



(foto da internet)


Eccola punto per punto si potrà vedere com'è fatta!

mercoledì 24 settembre 2014

OK Venice!


(foto da internet)

OK Venice! è una nuova guida interattiva per la visita della città di Venezia: un’app per Google Glass che permette di vivere un’esperienza unica dove conoscenza e gioco si intrecciano in una sorta di caccia al tesoro lungo un itinerario di luoghi e monumenti insoliti e secondo tre tematiche principali - storia, arte e artigianato - che hanno reso Venezia unica al mondo. 
Con Ok Venice! il visitatore si troverà immerso in una nuova dimensione che lo guiderà, tramite una mappa interattiva e georeferenziata a tappe, attraverso le calli di Venezia. A ogni luogo è associata un’esperienza di esplorazione e approfondimento - grazie a una speciale user interface - che trasforma ogni tappa in un’occasione di meraviglia. 
Il progetto ha visto coinvolti partner di diversi ambiti e competenze che hanno messo in comune le proprie esperienze di creazione contenuti, tecnologie e user experience, ed è un esempio innovativo di utilizzo della tecnologia a supporto della cultura e del turismo. L’esperienza potrà in futuro essere riprodotta non solo in diverse città ma anche all’interno di musei e luoghi chiusi, replicando le dinamiche di engagement e di apprendimento con modalità ludiche. 


(foto da internet)

“Dopo più di un anno di attività di ricerca e sviluppo sui Google Glass – spiega Giulio Caperdoni, Head of Innovation di Vidiemme Consulting , che con Muvo e Rokivo ha dato vita all’app –questo progetto è per noi motivo di orgoglio e di stimolo allo stesso tempo. Poter mettere a frutto le competenze già acquisite con l’esperienza al Museo Egizio di Torino, aprendole a una città preziosa come Venezia, ci ha permesso non solo di sperimentare nuovi approcci di geolocalizzazione, ma anche di utilizzare i Glass per quello che sanno fare meglio: aggiungere informazioni alla realtà, senza invadere in campo visivo e distogliere lo sguardo da ciò che veramente conta”

La mappa interattiva visualizzabile sui Google Glass a volo d’uccello vive attorno a un sistema personalizzato di navigazione che utilizza il GPS. Grazie all’integrazione con la bussola, è anche in grado di ruotare all’istante in modo da allinearsi all’orientamento dell’utente nello spazio. L’esperienza è simile a quella di un normale navigatore, ma la resa è ottimizzata per il dispositivo wearable e pienamente integrata con le altre funzionalità dell’app. 


(foto da internet)

Una volta che l’utente raggiunge un punto di interesse (POI o point of interest) i contenuti sono attivati automaticamente: grazie al giroscopio, è sufficiente che l’utente focalizzi il proprio sguardo sul punto reale di cui vuole avere le informazioni, affinché i Glass “riconoscano” in automatico il POI e facciano partire l’esperienza di realtà aumentata. In ogni tappa si possono scoprire uno o più contenuti multimediali e interattivi, in modalità slideshow o interrogabili secondo un approccio guidato di domande-risposte. 
Il progetto OK Venice! nasce e si appoggia su due pilastri principali, la metafora esplorativa e lo storytelling. 
(foto da internet)

La prima si incentra sulla costruzione di un percorso guidato in una porzione del Sestriere Cannaregio di Venezia: tramite meccanismi simili a quelli di una caccia al tesoro, l’utente verrà invitato a intraprendere un percorso a tappe per le calli. A ciascuna tappa sono associati contenuti aggiuntivi e multimediali da scoprire attraverso lo schermo dei Google Glass. 

(foto da internet)

Lo storytelling invece racconta delle sei tappe sulla base di ciò che ha reso famosa la città nel mondo. L’arte: Venezia non solo è stata dimora di alcuni tra gli artisti più importanti del Rinascimento, ma è stata essa stessa oggetto di moltissime opere; la sua storia come luogo di accoglienza che ha trasformato la città in un melting pot di genti in cerca di fortuna e contemporaneamente ha reso ricca e famosa Venezia nel mondo grazie al fiorire degli scambi commerciali promossi dagli stranieri; l’artigianato d’eccellenza, dal vetro di Murano agli squeri dove si fabbricano le gondole.  
Tutto questo viene vissuto e raccontato attraverso luoghi e scorci non battuti dal turismo di massa.  

tratto da la www.lastampa.it

mercoledì 27 novembre 2013

Sentimeter



(foto da internet)

Sono sempre più diffuse le analisi che si propongono di “misurare”  l’evoluzione dell’umore di una collettività in base al monitoraggio dei messaggi che sono pubblicati ogni giorno, ora e minuto in quella gigantesca Agorà virtuale che oramai è diventata la Rete, concentrandosi, ad esempio, sul livello di stress che in essi traspira, o sulla relativa diffusione di sentimenti quali rabbia o felicità.  Questi lavori, che hanno a loro volta implicazioni per le scienze mediche e per la psicologia, danno adito anche a possibili utilizzi più ampi, legati alla valutazione, ad esempio, del grado di benessere soggettivo dei cittadini. In Italia, e non solo, il dibattito a riguardo è ancora all’inizio. Ma analizzando i messaggi pubblicati ad esempio su Twitter durante le 24ore di una tipica giornata autunnale italiana, qualche cosa di interessante si può dire. Distinguendo tra tweet che esprimono un sentimento positivo (di felicità, ottimismo, ecc.: in verde nel video), uno neutro (in giallo), e un sentimento negativo (di tristezza, arrabbiatura, ecc.: in rosso), scopriamo che, nonostante le tante preoccupazioni che gli italiani stanno vivendo in questo 2013, la maggior parte dei tweet presenta comunque un contenuto positivo. Fanno parzialmente eccezione città come Milano, Roma, Napoli e Torino, che nel corso della giornata vedono crescere in modo non marginale la densità di “rabbia” sotto forma di puntini rossi, concentrati in particolare nelle ore di ufficio. Tenendo presente il (sovrappiù di) stress tra traffico, lavoro e inquinamento che il vivere in grandi metropoli normalmente comporta, questo dato non dovrebbe sorprendere (troppo).

(foto da internet)

E se si considerassero tutti i messaggi assieme? Dalla mappa che emerge, e che riportiamo qui di seguito, si nota che a “twittare” non sono solo alcune zone del paese. Al contrario, l’utilizzo di Twitter appare diffuso in tutta Italia. Gli unici “buchi” nella mappa corrispondono alle aree in cui la copertura di rete è minore, ovvero quelle rurali, così come quelle boschive e montane. Solo da queste zone, a quanto sembra, non si registrano cinguettii, almeno nei giorni che si sono considerati. Insomma, dalle Alpi alla Sicilia, la voce dei social media in Italia si fa sentire.

(foto da internet)

Sentimeter è la misurazione dei sentimenti "al centimetro", con l'accuratezza del metodo scientifico. Si propone di raccontare il sentimento della rete sui temi caldi discussi sui social media cercando di anticipare o cogliere ciò che i metodi di indagini tradizionali non sono in grado di catturare per quantità e velocità di dati raccolti. Sentimeter è un blog curato dai ricercatori di Voices from the Blogs, un gruppo di ricerca dell'Universìtà degli Studi di Milano. 


giovedì 22 gennaio 2009

Viaggio nel tempo

(foto da internet)

Vi piacerebbe viaggiare con una moderna macchina del tempo? Che ne direste di conoscere la Roma antica e ammirare la Domus Aurea e il Colosseo in tutto il loro splendore? Tutto questo è possibile senza uscire di casa , con un semplice clic, grazie a Google Earth. Si tratta di un layer di Google che offre la possiblità agli internauti di visitare la Roma imperiale in 3D. Con questa nuova tecnologia si possono ammirare online 7000 edifici comuni, 70 templi, 9 ponti, 13 miglia di cinte murarie e 200 case unifamiliari perfino nei minimi particolari.

Per gli utenti di Google Earth Italia, la Rai ha anche messo a disposizione parte del parte del proprio tesoro audiovisivo, accessibile attraverso al canale youtube dedicato al progetto.

Per visualizzare il layer in 3D basta installare Google Earth sul tuo pc (scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://earth.google.it), fare clic su "Roma Antica in 3D", nella cartella "Galleria" sul pannello a sinistra dell'interfaccia di Google Earth.


Grazie alla tecnologia di Google è possibile anche ammirare 14 capolavori del Museo del Prado nei minimi dettagli, molto meglio di quanto non si possano ammirare ad occhio nudo. L’iniziativa è stata possibile grazie alla stretta collaborazione di Google e dei responsabili del Museo madrileno.

"Un'immagine non sostituisce l'esperienza di un'opera in diretta", afferma il direttore Miguel Zugaza ma riconosce che "Non c'è modo migliore per rendere tributo ai grandi maestri che universalizzare la loro arte e renderla accessibile al maggior numero possibile di persone". Per il momento, si tratta solo di un esperimento limitato a una selezione di capolavori, ma Google non esclude che in futuro si possa decidere di allargare l'iniziativa ad altri quadri del Prado e, forse, al altre pinacoteche e musei di altri paesi del mondo.