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venerdì 22 dicembre 2017

Lavoretti manuali (IX): il pupazzo di neve




(foto da internet)

Ci siamo quasi. Il Natale è alle porte. Abbiamo pensato di chiudere questa sezione dedicata ai lavoretti manuali con un semplice addobbo natalizio da fare in casa con i più piccini: un pupazzo di neve.
Il nostro pupazzo si può usare come decorazione, si può appendere all’albero di Natale, si può aggiungere a una ghirlanda o si può regalare ai nostri amici e parenti
Materiale necessario:  innanzitutto, cercate in casa delle calze spaiate pulite (bianche e colorate). 
Per l'imbottitura si possono usare, a piacimento, il riso, i fagioli, il sale grosso o le lenticchie.
Elastici.
Forbici.
Spago.
Ago e filo.
Bottoni e decorazioni (bottoni, stelle, sonaglini).


(foto da internet)


Cominciate dalle calze bianche: tagliate la parte del piede e utilizzate solo il tubolareChiudete una parte con un elastico,  o con lo spago, e rivoltate la calza. Riempite il sacchetto ottenuto con il materiale scelto per l'imbottitura (riso, sale, ecc.), affinché il pupazzo abbia una buona base e rimanga in piedi. 
Chiudete l’altra estremità. Prendete le altre calze colorate. Tagliate la punta e il tallone del piede. Utilizzate la parte lunga della calza tagliata come se fosse il vestito del pupazzo. Infilatela sopra la calza bianca ripiena di riso. Legate lo spago intorno ai due bordi della calza colorata e stringete. Avrete ottenuto la forma del pupazzo a due palle di neve (la testa più piccola e la pancia più grossa). 



(foto da internet)

Con la punta tagliata della calza colorata formeremo il cappello del pupazzo di neve, attorno al quale potreste aggiungere una stella, un sonaglino, o dei bottoni legati ad uno spago. 
Abbellite il pupazzo cucendo gli occhi e il naso (gli occhi si possono ricavare facilmente con due bottoni, e il naso con dei ritagli di stoffa). Sul collo del pupazzo potete cucire altre decorazioni o bottoni colorati a vostro piacimento.
Sulla pancia del pupazzo potrete cucire dei bottoni colorati.
Un'altra alternativa per vestire il pupazzo è quella di creare una sciarpacon un pezzo di stoffa, o con una calza colorata, da legare attorno al collo.
Come sempre, per i più maldestri, ecco a voi un tutorial >>

p.s Il nostro blog chiuderà per le vacanze di Natale. Torneremo on line l'8 gennaio 2018. 
Buone feste!

venerdì 15 dicembre 2017

Lavoretti manuali (VIII): ratafià di visciole






(foto da internet)

Iniziamo dal frutto: la visciola è una qualità di ciliegia, di colore rosso scuro, con succo rosso sanguigno e sapore nettamente acido, detta anche amarena
Il termine ratafià, invece, è probabilmente voce di origine creola, e designa un liquore preparato per macerazione in acqua zuccherata e alcol di diverse frutta fresche. 
Altre ipotesi sull'origine del nome del liquore, fanno riferimento alla formula latina Pax rata fiat, ovvero La pace è fatta che sanciva un accordo di pace, con tanto di brindisi a tavola, con questo particolare liquore e alla formula di suggello, utilizzata al termine della stipula di notarili o accordi commerciali, rata fiat (es) e cioè (il documento è) ratificato





(foto da internet)


Questo liquore viene elaborato principalmente in Italia, Spagna (molto diffuso, ad esempio, nel nord della Catalogna), Francia e SvizzeraMolto nota in Italia è la ratafià piemontese, conosciuta anche come ratafia o ratafiat, nata intorno al 1600 nel monastero di Santa Maria della Sala, viene prodotta oggigiorno dalla storica ditta Giovanni Rapa ad Andorno Micca (Biella), Degna di nota è anche la produzione della ratafià dell'Antica Distilleria Alpina Bordiga di Cuneo

La ratafià è citata in Diavolo Rosso, una famosa canzone del cantautore piemontese Paolo Conte.



(foto da internet)

Preparazione:

ingredienti:
800 g di visciole mature
1 litro di vino rosso (rosso di Montepulciano, ad esempio)
500 g di zucchero
300 ml di alcol a 90° per liquori

Lavate le visciole ed eliminate il picciolo tagliandole in due, mettetele insieme al vino in un recipiente di vetro da 10 litri con imboccatura larga e con chiusura ermetica che verrà esposta al sole per circa 40 giorni, lasciando fermentare il tutto e rimestando periodicamente.
Filtrate il composto dopo il periodo sopraindicato. Per ogni litro ottenuto aggiungete 30 grammi di zucchero e 300ml di alcol.
Mescolate bene e lasciate macerare per due settimane in luogo fresco, poi filtrate di nuovo e imbottigliate.
Cin cin!











venerdì 1 dicembre 2017

Lavoretti manuali (VII): la passata di pomodoro






(foto da internet)

Ecco a voi un lavoretto da fare d'estate: la passata di pomodoro. Un tempo, infatti, questa stagione era considerata il momento idoneo per preparare in casa le provviste alimentari. Fare la passata di pomodoro per l'inverno, richiedeva un lavoro di squadra che occupava grandi e piccini.
La passata di pomodoro fatta in casa garantiva alle famiglie di avere in dispensa un prezioso tesoro: tutta la genuinità del pomodoro di stagione era conservata per i mesi freddi dell'anno. 
Col passar del tempo, l'abitudine di fare la passata in casa si è persa a causa dei ritmi di vita diversi da quelli di un tempo e della comparsa sul mercato di prodotti industriali disponibili tutto l'anno, ma, negli ultimi anni, la riscoperta di questo prodotto semplice e naturale è in aumento.
La preparazione di una buona passata di pomodoro fatta in casa è semplice. Una volta si utilizzavano degli spazi all'aperto (giardini, verande o campi) in cui si lavorava come formichine. Oggigiorno, con gli spazi ridotti delle nostre case, si può preparare la passata in più volte, senza dover acquistare quantità eccessive di pomodoro ed essere circondati da tantissimi barattoli.




(foto da internet)


Il primo passo riguarda la scelta del pomodoro: per la passata perfetta occorrono a) dei pomodori maturi (ad esempio i San Marzano),  biologici o di sicura provenienza; b) dei barattoli con le capsule nuove; c) un imbuto e d) un passaverdure.  Se volete, potete procurarvi anche delle erbe aromatiche da aggiungere alla conserva (ad esempio il basilico).
Una volta pronta, la passata di pomodoro dovrà essere invasata in barattoli sterilizzati ed integri, che verranno chiusi con dei tappi nuovi, in modo così da garantirne il sottovuoto. Attenzione: i barattoli, se non rovinati nella parte dell'avvitatura, potranno essere riutilizzati negli anni successivi, ma i tappi non possono essere utilizzati più di una volta!


(foto da internet)

Per la preparazione ci vogliono 2 Kg di pomodori maturi e delle foglie di basilico (opzionale)

Lavate accuratamente i pomodori, mettendoli preferibilmente a bagno in acqua e bicarbonato, sciacquateli e tagliateli a spicchi.
Lavate anche il basilico. Mettete, in una pentola molto capiente, i pomodori. A fuoco bassissimo iniziate la cottura; con il calore i pomodori rilasceranno la loro acqua. Fate cuocere, a fuoco basso, per circa un'ora e mezza, mescolando ogni tanto.
Mettete i pomodori ancora caldi in una terrina, e passateli, un po' alla volta, nel passaverdure, in modo da raccoglierne la polpa e scartare la buccia e i semi.
Disponete la passata di pomodoro, aiutandovi con un imbuto, in barattoli sterilizzati, chiudeteli per bene e metteteli sottovuoto.


(foto da internet)

Per la scelta dei barattoli da usare, vi consigliamo di usare quelli che hanno il tappo predisposto per il sottovuoto (si riconoscono perché, di solito, al centro del tappo c'è un cerchietto e, se premuto, emette il tipico rumore clac).
I barattoli dovranno essere in vetro trasparente, dato che questo materiale non assorbe gli aromi, offre la possibilità di controllare il prodotto e potrà essere riutilizzato, se in buono stato, ad ogni stagione. 
I tappi, invece, bisognerà acquistarli ogni anno perché, una volta prodotto il sottovuoto, non garantiscono più la loro efficacia. Prima di utilizzare i barattoli, bisognerà lavarli con acqua calda e sapone, e successivamente sterilizzarli in acqua bollente.
Come abbiamo già visto nei post dedicati ai sottaceti e alla marmellata, per far ciò dovrete avvolgerli con dei canovacci puliti e metterli in una pentola capiente. Coprite con dell'acqua fredda e dal bollore, dovrete far sterilizzare i barattoli, e i tappi, per circa venti minuti. Posteriormente,  spegnete il fuoco ed attendete che l'acqua si raffreddi prima di estrarli. Quando l'acqua si sarà raffreddata estraete i tappi e i barattoli, e metteteli ad asciugare a testa in giù su un canovaccio pulito.



(foto da internet)

Fase del sottovuoto: prendete i vasetti appena sterilizzati, mettete in ognuno di essi due o tre foglioline di basilico lavate e asciugate, e versate la salsa ancora bollente aiutandovi con un imbuto. Riempite sino quasi al bordo, e poi chiudete con il tappo a vite. 
Avvolgete ogni barattolo con uno strofinaccio, sistematelo in una pentola ampia e riempitela di acqua fredda (fino a tre quarti del barattolo). Fate cuocere a fuoco lento per 30 minuti dal primo bollore, dopodiché fate raffreddare i vasetti dentro l’acqua. Una volta estratti i barattoli è opportuno verificare che si sia creato il sottovuoto, spingere quindi con il dito al centro del tappo e questo, ovviamente, non dovrà più flettersi. Se il sottovuoto non si fosse formato (per un difetto di fabbricazione del vasetto o della capsula), dovrete trasferire il contenuto in un nuovo barattolo sterilizzato e ripetere il processo. 
Attenzione: se durante il processo sopraccitato fosse entrata dell'acqua all'interno del vasetto, dovrete gettare il tutto! 
La passata, bell'e pronta, dovrà essere conservata in dispensa, al riparo dalla luce solare. Incollate su ogni barattolo un'etichetta sulla quale indicherete il nome della conserva e la data di preparazione. 
La vostra passata di pomodoro si conserverà, per circa un anno, fino al momento dell'apertura.
Per i più maldestri, ecco a voi un tutorial.
Buon lavoro!

venerdì 24 novembre 2017

Lavoretti manuali (VI): il rinvaso



(foto da internet)

Se i fiori, o le piante, della vostra terrazza, o del vostro giardino, necessitano spazi più grandi, bisogna collocarli in un vaso più capiente. Ciò avviene quando lo spazio all’interno del vaso è stato completamente occupato dalle radici; noterete, quindi, un rallentamento della crescita fino all’arresto dello sviluppo e la conseguente sofferenza della pianta; il che accade quando il vegetale non ha più terreno a disposizione da cui trarre nutrimento.
Questa operazione, in giardinaggio, è detta rinvaso. La sua funzione è proprio quella di dare alla pianta il terreno che le manca, una pratica consistente nell'inserire il fiore, o la pianta, in un contenitore più capiente, mantenendo parte del terriccio originario e aggiungendone di nuovo. 


(foto da internet)

Il rinvaso dovrebbe seguire il naturale ciclo d’attività della nostra pianta e quindi andrebbe fatto in primavera, quando il fiore è piena attività e inizia il suo normale ritmo di crescita. Lo si può fare anche d'estate, purché le temperature non siano molto alte, dato che la pianta rischia di soffrire di disidratazione. In autunno e in inverno, invece, la ridotte forze della pianta rischiano di portarla alla morte. 
Un altro accorgimento utile è quello di non rinvasare una pianta con una malattia in corso.
Per il rinvaso, bisogna scegliere un contenitore che sia in grado di trattenere l'acqua, l'umidità e il calore. 
Ricordate di scegliere sempre un vaso in terracotta. La forma deve tener conto della crescita delle radici: le piante con radici che si sviluppano in verticale avranno bisogno di contenitori a cono molto alti; per quelle, invece, che si sviluppano in orizzontale ci vorranno dei vasi bassi.



(foto da internet)

Ecco a voi una formuletta per calcolare la circonferenza del nuovo contenitore: se il vaso originario ha un diametro tra i 10 e i 15, aggiungete 3 centimetri in più; se invece il vaso originario supera i 20 centimetri, aggiungetene 7 in più. 
Inserite nel nuovo contenitore dei cocci o dei sassolini per ricoprire il foro sull’estremità inferiore, affinché l’acqua defluisca più lentamente e un po' di ghiaia (o di argilla) a seconda delle necessità della pianta.
L’argilla, ad esempio, è idonea per tutte quelle coltivazioni che richiedono umidità costante. È necessario conoscere le caratteristiche della pianta in questione per poter scegliere un buon terriccio: se essa avesse bisogno di un facile drenaggio, vi consigliamo i terreni sabbiosi e secchi. Se invece la pianta necessitasse di idratazione costante, scegliete i terricci morbidi, porosi e con alto contenuto d’argilla.


(foto da internet)

Un giorno prima del rinvaso, bagnate abbondantemente con acqua la vostra pianta: in questo modo terreno e radici si ammorbidiranno e sarà più facile intervenire. 
Per prima cosa bisogna distaccare il terreno dalle pareti del contenitore: aiutandovi con un coltello, tratteggiate l’intera circonferenza interna del vaso. Collocate in orizzontale la pianta e, tirando leggermente, estraetela dal vaso.
Inseritela al centro del nuovo contenitore con del terriccio aggiuntivo, fino a raggiungere la completa stabilità. Bagnatela abbondantemente con acqua e, aiutandovi con le mani, compattate la superficie superiore.

Buon lavoro!

venerdì 17 novembre 2017

lavoretti manuali (V): la marmellata fatta in casa



(foto da internet)


Fare la marmellata è un'operazione che può essere effettuata a casa senza grossi problemi. Oggi, vi proponiamo l'elaborazione della marmellata di albicocche (ma si può fare anche con altra frutta) senza aggiunta di zuccheri. 
Al nostro composto, sarà necessario aggiungere una mela tagliata a pezzettini ogni 500 gr. di frutta. La mela sprigionerà la pectina naturale e darà alla marmellata un naturale sapore dolce. 
La pectina è il maggior componente legante delle pareti cellulari delle piante e dei frutti. Chimicamente è un polisaccaride e ha la proprietà di gelificare in presenza di zuccheri. Per questo motivo, la pectina è usata in combinazione con zuccheri come agente condensante nell'industria alimentare, specialmente nella produzione della marmellata. 




(foto da internet)

Molti frutti contengono la pectina, ma non in quantità sufficiente a formare un gel spesso durante la produzione della marmellata. La pectina e lo zucchero formano una struttura a rete solo quando vengono riscaldati, il che non avviene a temperatura ambiente. Questa è il motivo per cui la marmellata si condensa durante la cottura.

Cominciamo: per la preparazione della marmellata bisogna innanzitutto fare molta attenzione alla sterilizzazione dei barattoli. 
I barattoli in vetro che useremo, e i loro coperchi, dovranno essere sterilizzati in acqua bollente. Per far ciò, e per prima cosa, puliteli, lavateli ed asciugateli prima di passare alla sterilizzazione.  


(foto da internet)

Vi ricordiamo il classico metodo della bollituraprendete una pentola capiente e disponete sul fondo un canovaccio da cucina pulito e ripiegato a misura. Poggiate i barattoli sul fondo con l’apertura rivolta verso l’alto. Inserite fra i barattoli un altro canovaccio da cucina piegato in modo da evitare che si tocchino. 
Coprite con acqua fredda fino a superare di almeno 5 cm l’estremità dei barattoli. A fiamma vivace portate la pentola a ebollizione. Abbassate la fiamma e lasciate bollire per circa 30 minuti. 

(foto da internet)


Trascorsi i primi 20 minuti di bollitura, immergete i coperchi. Spegnete il fuoco e lasciate freddare in acqua. Mettete i barattoli ad asciugare su un telo pulito con l’apertura verso il basso: gli ultimi 5 minuti prima dell’utilizzo girateli per favorire l’evaporazione residua. 
I barattoli dovranno essere utilizzati immediatamente per versare al loro interno la marmellata ancora molto calda. La sterilizzazione è necessaria per evitare la formazione di muffe durante la conservazione delle marmellate. 
 

(foto da internet)


Ingredienti necessari:
1 kg albicocche 
1 mela ogni 500 gr di frutta da aggiungere al composto 
spezie come cannella, zenzero o chiodi di garofano in polvere
succo di limone
acqua

Ricordate che con 1 kg di frutta si otterrà della marmellata sufficiente per riempire dai 2 ai 3 barattoli di media grandezza. Ora lavate accuratamente la frutta e asciugatela. Tagliatela a tocchetti e lasciatela macerare almeno per un'ora in una ciotola con alcuni cucchiai di succo di limone. Il succo di limone è necessario per fare in modo che la mela non si annerisca.
Versatela in una pentola e lasciarla cuocere a fuoco basso per circa 45 minuti, aggiungendo nel frattempo le spezie in polvere, se desiderate arricchire il sapore della vostra marmellata, e mezzo bicchiere d'acqua per facilitarne la cottura.


(foto da internet)

Mescolate di tanto in tanto con un cucchiaio di legno e, al termine della cottura della frutta, utilizzate un frullatore per ottenere una marmellata dalla consistenza più omogenea. Versate la marmellata ancora bollente direttamente nei barattoli sterilizzati aiutandovi con un imbuto, e chiudeteli immediatamente.
Capovolgeteli e appoggiateli a testa in giù su di un tagliere di legno. Lasciate riposare i barattoli per circa 48 ore in questa posizione, in modo che si formi il vuoto
Le marmellate si conservano senza problemi in dispensa fino a 3 mesi. Una volta aperte, devono essere riposte in frigorifero e consumate entro una settimana. 
Buon lavoro e buon appetito!

venerdì 10 novembre 2017

Lavoretti manuali (IV): la cura degli armadi


(foto da internet)


Le tarme sono alcune specie di lepidotteri appartenenti alla famiglia Tineidae, le cui larve si nutrono di tessuti quali la lana, la seta e anche il cotone. Amano rifugiarsi negli armadi mangiando i vestiti lì presenti.

La larva della tarma è un grave infestante. Può trarre il suo nutrimento non solo dai tessuti ma anche da altre fonti:  capelli, peli e cibo. Le tarme preferiscono i tessuti sporchi e sono attratte dai tappeti e dai vestiti che contengono sudore umano e residui di altri liquidi giacché prediligono i capi umidi, in quanto non bevendo acqua, il cibo che ingeriscono deve contenere liquidi. Le larve hanno vita breve perché il loro ciclo vitale inizia dalla nascita e finisce subito dopo la riproduzione.  

Se notate delle piccole farfalle che svolazzano tra i vestiti dei vostri armadi o delle farfalle morte sul fondo degli stessi, correte ai ripari: il vostro armadio è stato attaccato dalla tarme. Agite immediatamente, svuotando tutti i vani e lavando tutti gli indumenti in acqua calda (attenzione, però, alla lana che tende ad infeltrire!). 
Il classico rimedio per eliminare le tarme è la naftalina, un prodotto chimico, molto pericoloso soprattutto in presenza di bambini che potrebbero ingerire inconsapevolmente la sostanza. Oltretutto, la naftalina emana un odore forte e fastidioso che impregna i vestiti rendendoli difficili da indossare.


(foto da internet)

Noi vi consigliamo dei rimedi naturali: comunque, la prima raccomandazione è quella di controllare spesso gli abiti, di lavarli al cambio di stagione a secco in tintoria, e mantenere costantemente puliti gli appositi vani destinati alla loro conservazione.
I maglioni, inoltre, andrebbero inseriti all'interno di appositi sacchetti dotati di cerniera. Poi procedete alla completa pulizia dell'armadio: basterà diluire un litro di aceto con una pari quantità di acqua all'interno di un secchio e, con uno straccio ben imbevuto, si pulirà l'armadio, all'interno e all'esterno. Il profumo acre dell'aceto non è gradito dalle tarme che, quindi, eviteranno di infestare i vestiti presenti all'interno dell'armadio trattato in questa maniera. 




(foto da internet)

Per rafforzare il potere dell'aceto si possono utilizzare delle bucce d'arancia secche, da inserire tra i vestiti. Ricordate che gli armadi vanno arieggiati per evitare l'accumulo di umidità e, quindi, evitare un ambiente per loro molto congeniale. Altre sostanze che allontanano le tarme perché sgradevoli sono: la lavanda, i chiodi di garofano, la cannella e le foglie di alloro
La lavanda, una pianta facile da reperire, si raccoglie fresca, e se ne prelevano i fiori; con essi si formano dei piccoli sacchetti, con dei piccoli fori, da riporre negli armadi. La lavanda possiede una sostanza odorosa che risulta gradevole per l’uomo ma molto fastidiosa per le tarme.



(foto da internet)


Un altro rimedio naturale è la cannella. Le stecche vanno inserite in appositi sacchetti e sistemate tra gli abiti. La cannella ha effetto duraturo nel tempo, possiede un aroma pungente e profumato che le tarme odiano.

Un’altra spezia che risulta utile contro le tarme, sono i chiodi di garofano. Questa spezia ha un profumo molto particolare -un forte profumo pepato- che non è gradito alle tarme. 
Anche l’alloro è nemico delle tarme perché le sue foglie di colore verde scuro possiedono un inconfondibile profumo aromatico che le tiene lontane per molto tempo. 

Ricordate, però, di sostituire periodicamente gli elementi antitarme perché con il passare del tempo potrebbero perdere di efficacia! 

venerdì 3 novembre 2017

Lavoretti manuali (III): i sottaceti



(foto da internet)


Oggi parliamo di lavoretti manuali in cucina. Ricordate quando a casa si preparavano i sottaceti?
ll sottaceto è un metodo di conservazione degli alimenti tramite fermentazione prodotta da una salamoia a base di acetoIl cibo così ottenuto è quindi noto come sottaceto. Questa procedura, oltre a conservare i cibi, conferisce ai prodotti un sapore tipicamente aspro. La conservazione sottaceto avviene tramite fermentazione in assenza di ossigeno. Per preparare i sottaceti servono questi ingredienti: a) le verdure fresche (noi vi proponiamo i peperoni,  ma si possono preparare melanzane, cetrioli, cipolline, capperi, zucchine, la giardiniera di verdure); b) l'aceto e c) il sale





(foto da internet)


Per prima cosa dovrete preparare la salamoia da versare nel barattolo insieme alle verdure. La regola generale per il rapporto tra acqua e aceto deve essere di 2 a 1. Quindi, ad esempio, mescolate 6 tazze d'acqua con 3 tazze di aceto e 1/2 tazza di sale e fate bollire il tutto.

Per le verdure si procede così: sbollentate i peperoni, lavateli, pelateli e tagliali nella misura desiderata e poi scottateli in acqua bollente. Lasciate che si raffreddino prima di metterle nei barattoli.
I barattoli che userete per preparare i sottaceti dovranno essere sterilizzati. Per farlo in casa, possiamo usare una grossa pentola. Questo tipo di sterilizzazione è quella tradizionale anche se richiede più tempo: in una pentola capiente inserite sul fondo di questa un canovaccio pulito.



(foto da internet)

Disponete i vasetti e i tappi nella pentola e prendete un paio di canovacci che disporrete tra i vasetti in modo che questi non urtino tra loro. Riempite la pentola con acqua fredda e lasciate bollire a fuoco basso per circa 30/40 minuti.
Poi spegnete il fuoco e lasciate raffreddare il tutto Estraete i vasetti e metteteli ad asciugare capovolti su di un canovaccio pulito.
Ci siamo quasi! Ora si dovrete posizionare le verdure nei barattoli lasciando quasi un centimetro e mezzo di spazio vuoto nella parte alta. 




(foto da internet)

A questo punto, riempite il barattolo con la salamoia, mantenendo libero lo spazio vuoto in alto. Questo spazio è importante per lasciare un po' di sfogo alla pressione che si genererà quando inizierà la fermentazione. Prima di chiudere i barattoli con i coperchi sterilizzati, lasciate raffreddare la salamoia.
Potete tenere i barattoli pronti con la vostra salamoia in frigo: le verdure saranno pronte in due settimane e dureranno almeno quattro mesi!

Buon appetito!
p. s. per i più maldestri, ecco a voi il tutorial della preparazione del cavolfiore sottaceto.

venerdì 20 ottobre 2017

Lavoretti manuali (II): rammendare un calzino


(foto da internet)


Kintsugi è una parola giapponese che cela una vera e propria filosofia di vita: sta per riparare un oggetto rotto,  ma, allo stesso tempo, significa valorizzare le cose e la loro anima, le cui ferite (sotto forma di sbeccature, crepe e quant'altro) sono solo percorsi accidentali nella loro bellezza naturale. In Giappone, ad esempio, si riparano gli oggetti rotti con l’oro e non la colla. È tutto dire...
Ma nella nostra società esiste ancora uno spazio per l’anima delle cose? Lo spreco e la velocità nei consumi di qualsiasi oggetto ci spinge sempre più verso il pragmatismo dell'usa e getta
Negli USA, in questi ultimi anni, è sorta, ad esempio, The Repair Association, un'associazione di abili riparatori pronti a dare una nuova possibilità alle cose rotte, ferite, sbeccate...

La Repair Association, da un parte, incita a cambiare rotta nei nostri comportamenti di consumatori e, dall'altro,  rivendica il diritto di riparare di tutto, dal telefonino al trattore... 


(foto da internet)


Il nostro piccolo contributo al kintsugi è, oggi, il rammendo di un calzino. 
Dice un proverbio modenese: "È peggio il rammendo che il buco nel vestito". Verissimo. Quindi, attenzione (!) si comincia dalla scelta del filo che, come vedemmo nel post dedicato all'attaccatura di un bottone, dovrà essere dello stesso colore, e dello stesso spessore, della trama del calzino. 
A continuazione bisogna scegliere l'ago: se il calzino è grosso dovrete usare un filo più spesso e quindi anche l'ago dovrà essere più grande. 

Per evitare ferite sul pollice, vi consigliamo di usare un ditale oppure di scegliere un buon un ago da rammendo, che non è acuminato. Annodate bene il filo alla fine e usate l'ago dall'interno verso l'esterno del calzino, in modo che il nodo resti all'interno del calzino.


(foto da internet)


Un oggetto assai utile per il rammendo è il cosiddetto uovo. Si tratta di un oggetto ovale in legno, facilmente reperibile in merceria o al mercato, che vi aiuterà a tendere il calzino bucato e a vedere bene l'estensione del buco. 
Un'altra operazione indispensabile è quella di spuntare bene tutti i bordi irregolari. Per far ciò si usano le forbici da cucito. In questo modo vengono eliminati i fili svolazzanti che escono dal buco. 
Passiamo al rammendo vero e proprio: ora dovrete passare l'ago in un'estremità del buco, eseguendo un punto filza attraverso tutto il buco. Il punto filza è uno dei punti basilari del cucito. Non è molto complicato: consiste nel passare ago e filo dall'interno del calzino verso l'esterno, per poi passare all'estremità opposta del buco, e da qui, di nuovo, si passa l'ago dall'interno all'esterno del calzino. 



(foto da internet)

Il punto filza va ripetuto varie volte, andando avanti e indietro finché il buco non verrà chiuso con una trama di punti paralleli.
Ci siamo quasi! Se volete, e se siete veramente esperti in cucito, potrete eseguire dei punti perpendicolarmente a quelli appena realizzati. In questo modo rinforzerete il rammendo appena fatto. 
Ricordate un altro proverbio: un punto in tempo ne salva cento, e cioè se notate un piccolo buco in un calzino, eseguito subito il rammendo senza aspettare di dover riparare un danno più grave.
Per i più maldestri (niente paura!), ecco a voi un tutorial  sul rammendo (vedi>>).
Buon lavoro!




venerdì 6 ottobre 2017

Lavoretti manuali I: attaccare (un) bottone



(foto da internet)

Cari chiodini vicini e lontani, inauguriamo una nuova sezione del nostro blog dedicata ai lavoretti manuali. Iniziamo dai bottoni.
Attaccare bottone è un'espressione idiomatica che significa "rivolgere la parola a una persona che non si conosce, trattenendola in conversazione. Se nei confronti di una donna, può sottintendere lo scopo di corteggiarla".
Esiste anche la variante attaccare un bottone (con l'articolo indeterminativo) e sta per "coinvolgere qualcuno in una conversazione lunga e noiosa".
Fin qui la linguistica. Ma attaccare -sul serio- un bottone è così facile o al primo filo ciondolante corriamo subito dal sarto? Sì, perché questo semplice lavoretto, un tempo riservato alle nostre nonne e alle nostre mamme, richiede un minimo di accortezza.


(foto da internet)

Per prima cosa ci dovremo procurare un ditale, un ago delle dimensioni appropriate e, fattore importantissimo, un filo dello stesso colore del tessuto su cui attaccheremo il bottone. Segniamo poi il punto esatto in cui il bottone dovrà essere messo. E, attenzione (!), sul rovescio della stoffa, fermiamo con un piccolo nodo il filo al tessuto.
A questo passiamo il filo al dritto della stoffa, infilandolo in uno dei fori del bottone per poi tornare sul rovescio attraverso un altro foro e così via. 
Durante l'operazione, ricordate che bisogna lasciare fra i bottoni e la stoffa un piccolo gambo, in questo modo i bottoni resteranno leggermente scostati dal tessuto e una volta abbottonati non tireranno. Per far ciò, prima di passare il filo al rovescio della stoffa per fermarlo, sarà bene fare 4 o 5 giri intorno al gambo. 



(foto da internet)

Se il bottone ha quattro fori si può cucire con punti incrociati, paralleli o a quadrato. L’importante è che i bottoni dello stesso capo siano tutti attaccati allo stesso modo. 
Se il bottone è senza buchi, ma con semplice gambo in metallo, va invece fissato in maniera molto aderente alla stoffa. 
La cosiddetta chiusura della cucitura, una volta attaccato completamente il bottone, va fatta cercando di infilare il gambo con l'ago, e formando un cappio con il filo prima di tagliarlo. 
Buon lavoro!