lunedì 21 ottobre 2019

Mi curo di te





(foto da internet)



Mi curo di te è un progetto sperimentale di equitazione integrata realizzato presso la Tenuta presidenziale di Castelporziano. La Tenuta Presidenziale  è una delle tre residenze del Presidente della Repubblica Italiana, assieme al Palazzo del Quirinale a Roma e a Villa Rosebery a Napoli. Dista circa 25 km dal centro di Roma e si estende su una superficie di 59 km² che comprende anche alcune storiche tenute di caccia, quali Trafusa, Trafusina, Riserve Nuove e Capocotta. 
L'iniziativa nasce grazie ad un protocollo d'intesa sottoscritto dalla Presidenza della Repubblica, dal Campidoglio e dalla Fise, la Federazione italiana sport equestri. Il progetto si rivolge a minori con disabilità, disagio sociale e affidati a case-famiglia provenienti da Roma. Ogni settimana per cinque settimane, fino al primo novembre, la tenuta presidenziale apre le porte a un diverso gruppo di minori per sperimentare attività gratuite di equitazione integrata.






(foto da internet)


Gli incontri si svolgeranno dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 16:30, e coinvolgeranno ogni settimana un gruppo di massimo 21 persone, compresi gli accompagnatori. La mattina gli ospiti verranno accolti nella tenuta per la prima colazione, a cui seguiranno lezioni di teoria. Dopo la pausa pranzo, si terranno lezioni pratiche e delle attività all'aria aperta. Al termine di ogni settimana di attività verrà rilasciato agli ospiti un attestato di partecipazione. La partecipazione al progetto, inclusi i pasti, è interamente gratuita.
L'iniziativa rappresenta uno strumento potentissimo per l'inclusione e l'integrazione. Come dimostrato da numerosi studi scientifici, il contatto con gli animali e con la natura può avere un effetto benefico e terapeutico, e può essere uno strumento valido di socializzazione e di crescita individuale e collettiva.



(foto da internet)

A Roma, oltre alla suddetta iniziativa l'Asta, l'Associazione Salute e Tutela degli Animali, con il patrocinio della Commissione Ambiente di Roma Capitale e in collaborazione con Vetonline24 e FederAnziani Senior Italia, è stato promosso il progetto Dopo di Me che, da una parte, vuole favorire il benessere psicologico di anziani e animali e, dall'altra, vuole svuotare i canili spesso veri e propri lager dell'abbandono. 
Quando le condizioni di salute di un anziano rendono  gravoso mantenere a casa un cane che, ad esempio, gli ha fatto compagnia per anni, o se gli eredi non desiderano occuparsi più dell'animale, il progetto Dopo di me  sosterrà gli anziani, quando non saranno più in grado di occuparsi della loro amico a quattro zampe, garantendo un'assistenza domiciliare sanitaria e fornendo una rete di famiglie disposte ad accogliere l'amico peloso in cerca di una nuova sistemazione.



(foto da internet)


Con la realizzazione di questa iniziativa si potrà dare una seconda possibilità di vita agli anziani e ai loro animali e far sì che entrambi possano condurre una vita serena durante la loro convivenza fino alla fine dei loro giorni.
Anche in questo caso, vivere con un pet ha un impatto positivo sulla salute e sull'umore, riduce la solitudine e aumenta la serenità, favorisce la socializzazione ed è oltretutto uno stimolo a muoversi...

venerdì 18 ottobre 2019

Menarini Pills of Art



(foto da internet)

Il Gruppo Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite S.r.l. è un'azienda farmaceutica italiana fondata da Archimede Menarini, a Napoli, nel 1886. Ha sede a Firenze dal 1915 e opera nel settore della ricerca, produzione e commercializzazione di farmaci. Il gruppo è presente in 136 paesi nel mondo e si posiziona al 13º posto tra le aziende farmaceutiche in Europa e al 35º posto nel mondo. Menarini ha 6 centri di Ricerca e 16 stabilimenti di produzione di farmaci.
Nel 1976 venne costituita la Fondazione Internazionale Menarini per promuovere la ricerca e la conoscenza nel campo della biologia, della farmacologia e della medicina, dell'economia e delle scienze umane e che organizza congressi internazionali con particolare riguardo alle discipline mediche.





(foto da internet)

Uno dei punti di forza del Gruppo Menarini è la collaborazione con partner internazionali: l’obiettivo è creare sinergie che portino a soluzioni, prodotti farmaceutici e servizi all’avanguardia nel settore della salute.
Oltre all'attività in campo farmaceutico, il Gruppo Menarini si occupa anche di arte. Da più di 60 anni, infatti, e cioè da quando si pubblicò il primo volume d’arte il cui titolo era Il Testimone d’Egitto, un reportage nella terra delle Piramidi, alla scoperta dei tesori dei Faraoni. 
Il testo fu così tanto apprezzato dai lettori che l’azienda decise di continuare, anno dopo anno, a pubblicare altri volumi d’arte. La linea e lo stile, nel corso del tempo, cambiarono. Da racconti e reportage, si passò alla realizzazione di bellissime monografie inedite dei grandi pittori e scultori del Rinascimento
Firmano i libri alcuni dei più grandi storici dell’arte italiani: Rossella Vodret ha curato il volume su Caravaggio nel 2009, Claudio Strinati è stato l’autore della monografia del Bronzino nel 2010, Antonio Natali ha firmato il volume dedicato a Rosso Fiorentino nel 2006, Marco Versiero ha curato il volume su Leonardo del 2015, Francesco Mancini ha firmato la monografia del Pintoricchio nel 2007, Marco Grassi ha raccontato la vita e le opere di Artemisia Gentileschi nel 2017, e Renzo e Giovanni Villa sono stati gli autori di numerosi volumi, tra cui si ricordano in particolare Lorenzo Lotto, Tintoretto e Tiepolo.



(foto da internet)

Alla pubblicazione dei testi, viene accompagnata una presentazione ufficiale della collana letteraria, organizzata nella città che in quel periodo ospita una mostra dell’artista o dove sono conservate alcune delle più importanti opere d’arte del maestro. 
Nel 2010, ad esempio, nell’atmosfera suggestiva della chiesa sconsacrata di Santa Marta a Roma, si è tenuta la presentazione del volume di Caravaggio, mentre nel 2015, in occasione dei 100 anni di Menarini a Firenze, l’azienda ha presentato il volume d’arte su Leonardo da Vinci  a Palazzo Vecchio. Sempre a Firenze, ricordiamo anche la presentazione del volume su Artemisia Gentileschi che si è tenuta nella primavera del 2018 nella splendida cornice della Sala Bianca della Galleria Palatina a Palazzo Pitti.
La vocazione artistica dell’azienda viene completata da un sito web in cui il lettore potrà realizzare un viaggio nella storia dei volumi d’arte già pubblicati attraverso il progetto multimediale Menarini Pills of Art, che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani all’arte. Il sito web di Menarini pubblica, in ben sette lingue, delle brevi video pillole in cui gli esperti d’arte mostrano e raccontano le curiosità delle grandi opere presenti nelle nostre monografie (vedi>>).




(foto da internet)

L'ultima fatica della Menarini è stata la pubblicazione di un volume sul Beato Angelico. Frate domenicano e pittore rinascimentale, Beato Angelico realizzò gran parte delle sue opere, caratterizzate dai colori splendenti e dai tratti delicati, proprio a Firenze, nel convento di San Marco. Il pittore era convinto che ogni sua pennellata fosse d’ispirazione divina e che i suoi dipinti contribuissero a salvare le anime dei fedeli. E a pochi passi dal luogo in cui il frate artista visse, il Gruppo Menarini ha voluto presentare la monografia a lui dedicata. Il 22 settembre u. s., nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Firenze, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, e l’autore, Renzo Villa, hanno presentato il volume d’arte, curato da Menarini in collaborazione con Pacini editore, ripercorrendo la vita e le opere del frate pittore.




(foto da internet)

Il Beato Angelico è uno dei pittori più importanti e poetici del '400 -ha affermato Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi-.  Il soprannome con cui è conosciuto descrive perfettamente la dolcezza ultraterrena che connota il suo stile ed è un bene che la sua opera e la sua figura siano diffusi al grande pubblico in questo volume appositamente realizzato da Menarini. 
La pubblicazione uscì praticamente a pochi giorni di distanza dalla chiusura della spettacolare mostra sul pittore tenutasi al Museo del Prado


mercoledì 16 ottobre 2019

LetYourBoat



Risultato immagini per letyourboat
(foto da internet)

LetYourBoat è una startup italiana nata da un’idea di Walter Vassallo, imprenditore e appassionato di mare, che da diversi anni pensava a come rendere il mondo nautico, da sempre considerato un settore elitario, accessibile a più persone possibile e meno legato alla stagione estiva. «Il mercato nel corso degli anni non aveva saputo rinnovarsi ed era ancora fortemente “per pochi” — spiega Vassallo —. Volevo renderlo a portata di tutte le tasche, così da far appassionare anche quelle persone che magari non hanno mai messo piede su una barca». Insomma è l'airbnb delle barche. 
Risultato immagini per letyourboat
(foto da internet)

Letyourboat è una piattaforma unica per armatori e per utenti: chi ha una barca, e vuole affittarla, può iscriversi, e dopo che il team ha certificato la proprietà e l’imbarcazione, registrando i dati nel catalogo online, viene inserito l’annuncio. Per gli utenti è ancora più semplice: l’interfaccia è pensata per i clienti, e si può sfogliare il catalogo con tutte le barche, dalle più «economiche» a quelle più lussuose, inserendo anche i filtri per i porti o le regioni in cui si preferisce cercare.
Una volta individuata la barca, si può scegliere se prenotare una barca in banchina, ossia tenendola ormeggiata al porto, e quindi godersi un pernottamento paragonabile a quello di un hotel, o se prenotare una barca per uscire in mare, con lo skipper. Il tutto senza vincoli di numero minimo di giorni di soggiorno: si può prenotare anche per una sola giornata, o una sola notte.
Un servizio per gli armatori che permette loro di affidarsi a professionisti del settore per check-in, check-out e servizi di pulizia
(foto da www.corriere.it)

Alcune barche permettono anche di prenotare servizi extra, che vanno dalle cene di lusso a bordo, o altre esperienze come lezioni di yoga «galleggiante». Al momento queste esperienze sono legate alla prenotazione di almeno una giornata o una notte in barca, ma il fondatore Walter Vassallo ha detto che stanno ragionando anche sulla possibilità di far prenotare agli utenti le singole esperienze a bordo senza dover obbligatoriamente soggiornare o pernottare su una barca. Sarà così possibile regalare una cena romantica su un lussuoso yacht ormeggiato ad Amalfi o a Santa Margherita Ligure, o perché no, un corso di lezioni di yoga.

Risultato immagini per letyourboat
(foto da internet)

proprietari delle barche possono anche usufruire del servizio «Guest assistant», che offre agli armatori un servizio di check-in, check-out e di pulizie a bordo delle imbarcazioni legato a ciascuna prenotazione. Gli assistenti sono professionisti selezionati dalla piattaforma e che lavorano nei porti e nelle Marine.

Risultato immagini per letyourboat
(foto da internet)

Nel momento in cui l’utente prenota la barca, non viene addebitato nessun pagamento fino al momento in cui l’host (il proprietario) accetta la prenotazione. Il proprietario della barca ha 24 ore al massimo per accettare: passato un giorno, la prenotazione si annulla automaticamente. Se poi il guest decide di cancellare la sua prenotazione, entro 14 giorni è gratuita e riceve un rimborso completo; se invece cancella dopo il termine della cancellazione gratuita, non è previsto nessun rimborso. Nonostante l’iscrizione per i proprietari sia gratuita, Letyourboat offre un’assicurazione per le imbarcazioni, che copre da eventuali danni accidentali causati dagli ospiti durante il soggiorno.
Una barca a Portofino
(foto da www.corriere.it)
I prezzi ssembrano per tutte le tasche: si va dai 40 euro al giorno fino a 8 mila, e sono sia barche a vela, che yacht che barche a motore. Inizialmente erano solo porti italiani, ma ora ci sono barche in diverse località europee: da Mentone a Valencia.

domenica 13 ottobre 2019

Non tutte le ciambelle...



(foto da internet)


Non tutte le ciambelle riescono (o escono) col buco, si dice in italiano, per indicare che non sempre si riesce a fare qualcosa nel modo voluto.  Ciononostante, nella gastronomia italiana vi sono numerosi prodotti che riescono assai bene col buco: aralli e freselle, biscotti e il ciambellone, molti formati di pasta (gli anelli, i bucatini e gli ziti),  alcuni tagli di frutta, come le fettine di ananas in scatola e chi più ne ha, più ne metta.  

Il team di Found! Story Engagement, ha recentemente realizzato una selezione, mediante un monitoraggio su oltre 100 fonti fra testate -magazine, portali, blog e community lifestyle internazionali-, per sondare quali siano i dieci prodotti che sono diventati icone grazie proprio alla forma.





(foto da internet)


Per quel che riguarda l'Italia, al primo posto ci sono le ciambelle che hanno origine nel Medioevo e la cui autenticità è contesa tra le diverse regioni. Il famoso dolce col buco ha diverse derivazioni: le graffe a Napoli, i cuddhuraci in Calabria, la cuddura in Sicilia, il kiechi in Trentino, ecc. 
Il significato della ciambella è riconducibile alla tradizione pasquale poiché la sua particolare forma rappresenta il cerchio della vita e la rinascita del Signore.

Poi c'è il classico ciambelloneuna delle cose buone e semplici che non passano mai di moda. Un dolce eccezionale che accompagna il succo di frutta al pomeriggio o il latte e caffè al mattino. 




(foto da internet)

Non poteva mancare la pasta con gli anelli e gli ziti, ad esempio. 
Poi ancora ci sono gli Yonkers creati dall'azienda italiana Saiwa e che sono delle patatine al formaggio col buco. 
Non potevano mancare gli anelli di calamari fritti. Pesce fritto senza lische, croccante e saporito.
Si continua con il Tablò, il primo cioccolato con la caratteristica unica di essere una tavoletta coi buchi. È tra i prodotti più recenti (venne creato, infatti, solo nel  2012), ma si è subito contraddistinto per l’originalità e la sua qualità. Nasce in casa Perugina, simbolo del cioccolato italiano, e  grazie ai maestri cioccolatieri è stata ideata una forma che valorizzasse il momento della degustazione. Il buco infatti in questo prodotto esalta il piacere dal punto di vista palatale facendo sprigionare le essenze aromatiche del cioccolato, la sua croccantezza al morso e la sua cremosità.




(foto da internet)


Chiudiamo con un altro classico: i Bucaneve. Sono dei biscotti dalla forma inconfondibile di un fiore, che nascono negli anni ’50 e diventano da subito uno dei prodotti di punta dell’azienda Doria, accompagnando la colazione e le merende di milioni di italiani. Ai Bucaneve era legato non solo il gesto di infilarli al dito ma anche il giochino di poterne mangiare tanti quanti ne fossero entrati.
Buon appetito!

venerdì 11 ottobre 2019

Ragusa ad ottobre



(foto da internet)


Ragusa, in dialetto siciliano Raùsa è il capoluogo più meridionale d'Italia. La città è chiamata È chiamata la "città dei ponti", per la presenza di tre strutture molto pittoresche e di valore storico. Nel 1693 un devastante terremoto causò la distruzione quasi totale dell'intera città, mietendo più di cinquemila vittime. La ricostruzione, avvenuta nel XVIII secolo, la divise in due grandi quartieri: da una parte Ragusa superiore, situata sull'altopiano, dall'altra Ragusa Ibla, sorta dalle rovine dell'antica città e ricostruita secondo l'antico impianto medioevale.
Ragusa è uno dei luoghi più importanti per la presenza di testimonianze d'arte barocca, come le sue chiese ed i suoi palazzi settecenteschi.
Le campagne attorno alla città sono plasmate dal duro lavoro dei contadini, in un paesaggio frastagliato dai muretti a secco.




(foto da internet)

Il suo territorio si estende tra le alture e le vallate degli Iblei, padroni incontrastati dell’entroterra ragusano, caratterizzato da profondi canyon scavati dalle acque dei torrenti, in un’equilibrata alternanza tra alte scogliere e i lunghi litorali di sabbia finissima.
Nella provincia di Ragusa, vanno segnalate le località di  Modica, Scicli e Ispica, in cui si possono osservare le pregevoli architetture e la particolare pietra di tufo che esalta i decori che ornano piazze, chiese e palazzi. 
La storia della città comincia quando i Siculi stabilirono i loro insediamenti in questa terra, per continuare con la Magna Grecia, l’epoca romana e le altre dominazioni che hanno influenzato l’arte e la cultura della Sicilia.
Ad ottobre, perdersi nei vicoli di Ragusa Ibla, significa  rivivere l’emozione di luoghi resi celebri dai romanzi di Camilleri e dalla fiction tv Il commissario Montalbano (vedi>>), ma soprattutto immergersi nella magia degli artisti di strada. La città, infatti, ospiterà dal 10 al 13 ottobre la kermesse Ibla Buskers, che radunerà fra le strade e le piazze i più famosi ed eccentrici performers a livello internazionale. 



(foto da internet)

La sera, a partire dalle ore 20, la fantasia e la creatività saranno protagoniste. Ogni anno la manifestazione attira una media di 60mila visitatori, tra cui fanno spicco i turisti tedeschi e francesi che si recano in questa regione. 
Oltre all'iniziativa sopraccitata, si possono ammirare le botteghe del carretto siciliano, dove ogni singolo pezzo di legno decorato dai maestri falegnami che si tramandano quest’arte di padre in figlio rappresenta una leggenda o una storia legata alle famiglie nobili del territorio, alle grandi battaglie dei tempi antichi, alle gesta dei paladini e degli eroi. E ancora ci sono le botteghe dei pupi siciliani, alcuni dei quali, solitamente i più antichi, non sono neppure in vendita. 





(foto da internet)


In città si può ammirare il Duomo di San Giorgio che ne è il cuore scenografico, si può continuare la visita della città visitando lo splendido Giardino Ibleo, da cui si gode anche un bellissimo panorama della valle che circonda Ragusa. 
Fra gli antichi palazzi aristocratici merita una visita lo splendido palazzo settecentesco La Rocca, con i suoi balconi finemente decorati. 
Buon viaggio!

mercoledì 9 ottobre 2019

Dispersione scolastica

Dispersione scolastica, l'esercito nascosto dei diplomati «analfabeti»

(foto da www.corriere.it)

Sembrerebbe una disfatta: 21 per cento nel Lazio, un ragazzo su cinque; 23 per cento in Molise, quasi uno su quattro; 25,7 in Basilicata e 26,8 in Puglia. E poi: Campania (31,9), Calabria (33,1), Sicilia (37) e Sardegna (37,4). Sono tantissimi e sono i ragazzi e le ragazze che il nuovo studio dell’Invalsi sulla «dispersione scolastica implicita», firmato da Roberto Ricci, considera perduti dal sistema scolastico. Quelli che non finiscono le scuole superiori più quelli che arrivano sì al diploma finale ma con un livello di conoscenze così basso che quel pezzo di carta non gli servirà a nulla.

eurostat
(foto da internet)

Di solito questa seconda categoria non si conta nei dati ufficiali, quelli che hanno fatto dire al premier Giuseppe Conte nel discorso di insediamento che «la dispersione scolastica resta un’emergenza». Negli ultimi due anni, complice la crisi, i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola prima del traguardo finale sono tornati a crescere attestandosi sopra il 14 per cento. Quartultimi in Europa. Peggio solo la Romania, Malta e Spagna, mentre si è stati superati anche dalla Bulgaria. Questi ragazzi che la scuola perde sono condannati alla marginalità sociale. Molti finiscono nei cosiddetti Neet: non studiano né lavorano e nei contesti più svantaggiati diventano preda della criminalità.

Risultato immagini per neet abbandono scolastico
(foto da internet)

Ma non ci sono solo loro. C’è un altro esercito di ragazzi che la scuola «perde» anche se arrivano in fondo. A farli uscire dal cono d’ombra ci ha pensato l’Invalsi, usando i dati delle rilevazioni fatte all’ultimo anno delle superiori. Ragazzi che pur avendo in tasca un diploma di scuola superiore non sono in grado di capire un libretto di istruzioni di media difficoltà, figuriamoci un modulo assicurativo o bancario. Qualcuno potrà pensare che paragonarli ai «dispersi» veri e propri sia un’esagerazione retorica. Ma, purtroppo, non è così. Quelli che nei test Invalsi arrivano al massimo al livello due su cinque in italiano e matematica e sotto il B1 di inglese sono studenti che stanno per prendere il diploma ma è come se non avessero frequentato la scuola perché hanno le stesse competenze di ragazzini di terza media o al massimo di seconda superiore. In Italia sono il 7,1 per cento, nelle scuole del Nord non superano il 3-4 per cento, ma in regioni come la Calabria sono più del doppio.

Risultato immagini per abbandono scolastico criminalità emarginazione
(foto da internet)

Se si sommano a quelli che hanno abbandonato la scuola prima di arrivare al traguardo, il totale è da brivido: 22,1 per cento, più di un giovane su 5. Ma le differenze regionali sono enormi, tanto da disegnare una mappa dell’Italia spaccata in tre parti, dove solo Veneto, Friuli-Venezia Giulia e provincia di Trento riescono a stare vicino o sotto l’obiettivo europeo del dieci per cento di giovani che abbandonano la scuola in anticipo, mentre le altre regioni del Centro-Nord sono fra il 15 e il 20 e al Sud si supera il 25% con punte ben oltre il 30 in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Dispersione scolastica, l’esercito nascosto dei diplomati «analfabeti»
(foto da internet)

Eppure sarebbe possibile individuare precocemente i soggetti più a rischio, se solo lo si volesse. Sono coloro che già alla fine della terza media non raggiungono i traguardi attesi: il 14,4 per cento su base nazionale, fra il 25 e il 30 per cento al Sud e nelle isole. Questi ragazzi a 14 anni hanno accumulato un ritardo negli apprendimenti che è quasi impossibile recuperare «dopo». Di fronte a un fenomeno di questa gravità l’impegno dei singoli docenti e delle singole scuole non può bastare, perché è evidente come dice la presidente dell’Invalsi Anna Maria Ajello che «la dispersione è prima di tutto un fenomeno sociale e poi scolastico. E inizia fin dalla composizione delle classi, visto che in certe aree del Paese si dividono ancora gli studenti per provenienza e censo».


domenica 6 ottobre 2019

La Cappella del Barolo



(foto da internet)


Il Barolo è un vino italiano chiamato re dei vini e vino dei re. È un vino rosso prodotto con uve Nebbiolo in purezza che deve affinare per almeno 3 anni, di cui almeno 18 mesi in botte. Con 5 anni di affinamento diventa Barolo Riserva. Il vitigno è fragile e i grappoli hanno bisogno di una lunga maturazione che si protrae fino a novembre inoltrato.
Il Barolo ha un colore rubino trasparente, che vira verso l’aranciato mano a mano che aumentano gli anni. 
Il suo bouquet è pieno di piccoli frutti rossi come lamponi e ribes nero, ciliegie sotto spirito, fiori appassiti, lacca, spezie, cuoio, pepe verde, anice, noce moscata e liquirizia.
Al palato è elegante e misurato, con deliziose note di liquirizia e caffè.



(foto da internet)

Il Barolo si produce nell'incantevole territorio delle Langhe, in Piemonte, nei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Serralunga d’Alba e Verduno.
Nel Comune de La Morra, oltre ai vigneti e agli splendidi paesaggi, c'è un piccolo gioiello tutto da scoprire: la Cappella del Barolo, precedentemente nota come Cappella della SS. Madonna delle Grazie e chiamata anche Cappella delle Brunate, un edificio mai consacrato situato restaurato, nel 1999, dagli artisti Sol LeWitt e David Tremlett.
L'edificio, costruito originariamente nel 1914 da alcuni contadini che lavoravano nelle campagne e vigneti circostanti, venne impiegato come luogo di rifugio e riparo temporaneo in caso di temporali o altri agenti atmosferici. 





(foto da internet)

Nel 1970 la struttura fu acquistata insieme ai terreni circostanti dalla famiglia Ceretto, assieme a 6 ettari del prestigioso vigneto di Brunate. Dopo essere caduta in disuso e dopo anni di abbandono, nel 1999 fu restaurata dagli artisti Sol LeWitt, che si occupò del rifacimento esterno, e David Tremlett, che ridipinse tutto l'interno. Dopo la ristrutturazione, l'edificio si caratterizza, sia dentro che fuori, da uno stile colorato con vari giochi di colori contraddistinto da una trama variopinta. La Cappella che da rudere si è trasformata in uno degli edifici più noti del territorio grazie alla reinterpretazione realizzata dagli artisti sopraccitati è una delle attrazioni del comprensorio.  




                                  (foto da internet)

L'idea per la ristrutturazione nacque di fronte ad un bicchiere di Barolo e alla maestosità del paesaggio. A LeWitt e Tremlett piacque l'iniziativa e dopo essersi divisi i compiti, hanno dato vita ad un edificio che è una splendida testimonianza di arte contemporanea: un piccolo gioiello immerso nella campagna piemontese  circondato da vigneti e piante da scoprire. L’azienda Ceretto propone la visita della Cappella e anche altre iniziative culturali e gastronomiche: degustazioni, tour, visite guidate e molto altro. 


venerdì 4 ottobre 2019

Una farmacia particolare



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È nata a Firenze la prima farmalibreria, una farmacia molto peculiare che cura con i romanzi. Si chiama Piccola farmacia letteraria, ed è in funzionamento già da qualche mese. Grazie ai social e al sito web, la sua popolarità si è improvvisamente impennata. La libreria-farmacia sta ricevendo, infatti, richieste di acquisto anche dall’estero!

Le maggiori petizioni girano attorno allo scottante tema della delusione: amori che finiscono, perdita di un posto di lavoro,  un amico che ci abbandona, ecc.
Secondo la patologia del lettore, la farmacia-libreria consiglia un titolo che, come succede con le medicine, ha le sue proprie indicazioni, gli effetti collaterali e la posologia. Qui, però, ci si cura esclusivamente con i libri.




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L'ideatrice della libreria è Elena Molini, una giovane 35enne, che ha aperto l'attività in via di Ripoli, a Firenze. 

Tutti i libri proposti sono stati letti da Elena e recensiti in base allo stato emotivo tramite i cosiddetti bugiardini: e cioè dei foglietti illustrativi che guidano il futuro lettore tra tristezza, depressione, amore, felicità, lutto, amicizia, e quant'altro. 
I bugiardini più complessi e delicati sono stati creati dalla sorella di Elena che fa la psicologa. 
Visto il grosso successo dell'iniziativa, Elena ha dovuto registrare il marchio e mettere il copyright sui bugiardini.



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Elena Molini prima di aprire la farmacia letteraria lavorava per una grande catena di librerie e grazie alla sua esperienza ha trovato l'idea. 
Le clienti più frequenti e più fedeli sono le donne giovani che le chiedono un libro per poter sopportare le pene d'amore, per ritrovare l'autostima o per iniziare a leggere. Gli uomini, invece, si orientano sui libri legati al viaggio sia spirituale sia avventuroso.
I  libri e i bugiardini della farmacia saranno disponibili a breve anche mediante anche un e-commerce, che sarà attivo tra circa 20 giorn


mercoledì 2 ottobre 2019

Buon compleanno wi-fi!

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In un mondo ormai sempre più iper connesso, per molti la svolta è stato l’arrivo del Wi-Fi. Lo scorso lunedì 30 settembre, a tal proposito, questa tecnologia ha compiuto 20 anni, durante i quali ha permesso a privati, aziende, famiglie di essere costantemente online, aiutando gli individui a rimanere in contatto e a portare a termine il proprio lavoro. In un documento di Cisco, società specializzata nel networking, che fa parte di Wi-Fi Alliance - organizzazione nata nel ‘99 con lo scopo di guidare l’adozione di un unico standard per la banda larga senza fili - ha sintetizzato i punti salienti di questa tecnologia, dagli inizi ai successivi sviluppi.
(foto da internet)

La concezione di dispositivo mobile e la possibilità di essere on line pressoché ovunque ha iniziato a compiere i primi passi proprio nel 1999 quando la tecnologia per la trasmissione di dati senza fili è stata immessa sul mercato. Però, in verità le cose non sono andate proprio così. Per quanto il 30 settembre venga festeggiato come il compleanno del WI-FI, questo acronimo non è nato nel 1999 e non è un nome di una tecnologia, ma bensì quella di sei aziende (3Com, Aironet, successivamente acquisita da Cisco, Intersil, Lucent Technologies, Nokia e Symbol Technologies) che fondarono una alleanza tecnologica e commerciale, la WECA per certificare le schede e i dispositivi che permettevano la trasmissione senza fili di dati. Il termine WI-Fi - con il suo logo - fu creato nel 2002 con il cambio di acronimo dell'associazione che da WECA diventò, appunto, WI-FI Alliance.
Auguri!

lunedì 30 settembre 2019

Dimagrire pensando a Pioppi


(foto da internet)


Cari chiodini vicini e lontani, eccoci di nuovo on line dopo le vacanze estive. Se vi siete dati ai bagordi e volete dimagrire un po', vi consigliamo di fare un salto a Pioppi, una frazione di pescatori del Cilento, in provincia di Salerno, di circa 300 abitanti, facente parte del Comune di Pollica.
Pioppi è una rinomata località balneare, nota in tutto il mondo per essere la patria della dieta mediterranea, i cui benefici sulla salute sono stati a lungo studiati dal fisiologo Keys e dal noto cardiolgo Stamler.
Il nome del borgo deriva probabilmente dal termine greco Oplopoi, fabbro, e che indicava la grande attività portuaria che vi si svolgeva, da cui il toponimo attuale. 
Il porto di Pioppi, infatti, fu approdo sicuro in caso di tempesta  e veniva destinato alle riparazioni delle navi.
Nel borgo vi sono alcuni monumenti di interesse, tra cui segnaliamo il Castello Vinciprova, edificato nel XVIII secolo dalla famiglia Ripoli, proveniente dalla Spagna. Recentemente il castello è stato donato dagli ultimi rappresentanti dei Vinciprova al Comune di Pollica, che lo ha destinato a finalità museali e divulgative con l'istituzione del Museo vivo del mare.



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Merita una visita la Chiesa del Carmine, dedicata alla Madonna del Carmine, che venne fondata agli inizi del '600. Subito divenne un centro di culto, perché un quadro della Madonna, che vi si venerava, era ritenuto miracoloso. L'afflusso di pellegrini determinò il sorgere di una fiera in concomitanza con la festa del 16 luglio. A Pioppi nel primo fine settimana di settembre, si tiene la bellissima Sagra del Pesce azzurro, una manifestazione molto seguita nel Cilento, che celebra l’alice, considerata l’alimento base della Dieta mediterranea.
Pioppi è la località più longeva del mondo, con abitanti che facilmente superano i 100 anni in ottima salute. 
Il dottor Malhotra, nel suo libro The Pioppi Diet, spiega quali sono i segreti dell’alimentazione e dello stile di vita che permettono agli abitanti di Pioppi di godere di una salute d’acciaio.




(foto da internet)

Innanzitutto, gli abitanti del borgo fanno un uso molto basso di zuccheri. La dieta di Pioppi prevede inoltre, un largo uso di verdura, di pesce e di olio di oliva, mentre limitano molto l’utilizzo di prodotti latto-caseari, carne e carboidrati raffinati. Pasta e pane, infatti, vengono sì consumati, ma in piccole dosi.
A dare man forte ad un’alimentazione ottimale, si aggiunge anche il sano stile di vita degli abitanti di Pioppi, che, a quanto pare, sono in costante in movimento. Un altro fattore importante è il tempo dedicato al sonno e al riposo notturno, che non dev’essere più breve di 7 ore.


(foto da internet)


Come raccontano gli anziani della frazione, in passato c’erano anche momenti di digiuno intermittente dettato dai bisogni e dai lavori, che però sono risultati come una pratica molto sana. 
Quindi, fate attenzione: inserite nella vostra alimentazione una giusta integrazione di grassi saturi, un basso utilizzo di zuccheri, carboidrati raffinati, prodotti latto-caseari e carne; usate pure l'olio extravergine d’oliva ad ogni pasto; date spazio alle uova perché molto nutrienti e ricche di proteine; mangiate la verdura ogni giorno e dormite almeno 7 ore a notte. 
Per finire, fate attività fisica.
Meditate, gente, meditate...