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mercoledì 7 marzo 2018

I chiodini intramontabili made in Italy


Risultati immagini per quercetti giocattolo che non finirà mai in soffitta
(foto da internet)

All'inizio erano soltanto fiammiferi con la capocchia in ceralacca colorata, conficcati in un foglio di cartone traforato, poi diventarono grandi spilli di plastica. Niente di complicato, virtuale o digitale, eppure dopo 65 anni i chiodini multicolore del Coloredo non soltanto resistono alla concorrenza dei videogiochi, ma festeggiano un nuovo record di vendite e diventano oggetto di studio.
Nella prima pubblicità il Coloredo era lanciato come "il gioco che non finirà in soffitta" e lo slogan si è dimostrato azzeccato. Da quando Alessandro Quercetti li inventò, nel 1953, i chiodini non sono mai andati fuori produzione e nel 2017, complice anche lo sbarco sul mercato cinese, nell'unica fabbrica di Torino ancora guidata dalla famiglia italiana ne sono stati prodotti 1 miliardo 500 milioni. 
Negli ultimi 3 anni, la produzione di chiodini è triplicata e la richiesta è tale che si fabbricano 4 milioni di chiodini al giorno. L'azienda italiana esporta in oltre 50 Paesi in tutto il mondo e in un momento in cui l’85 per cento della produzione mondiale di giocattoli proviene dalla Cina proprio Pechino è diventato uno dei maggiori compratori del gioco.

Risultati immagini per quercetti giocattolo intelligente
(foto da internet)

A decretare il successo del Coloredo c'è anche l'aspetto educativo del gioco, sottolineato da numerosi studi. I chiodini, infatti, sono importanti per non far perdere ai bambini, nativi digitali, il contatto fisico con il mondo reale e con gli oggetti tridimensionali. "I bambini con difficoltà di coordinazione manuale possono, attraverso i chiodini, migliorare la loro motricità fine, con effetti anche su altre abilità come la grafia, il disegno e la coordinazione manuale nel suo complesso - spiega Andrea Biancardi dell’Università di Bologna - Inoltre attraverso i chiodini possono inventare o riprodurre modelli grafici, allenando così anche le abilità di ragionamento visuo-spaziale.“

Risultati immagini per quercetti giocattoli 1953
(foto da internet)

Nel dipartimento di Neurobiologia del Karolinska Institute di Stoccolma, in collaborazione con il Centre de Recherche en Neurosciences di Lione, i chiodini sono al centro di uno studio sulla plasticità del cervello umano. I ricercatori analizzano in particolare il momento in cui si deve imparare a utilizzare un nuovo strumento manuale, in questo caso appunto il gioco dei chiodini, e come questo possa avere effetti benefici su altre funzioni cognitive, come l'attenzione e soprattutto l'acquisizione di una nuova lingua.
Lo studio è ancora in corso, ma ha confermato che le abilità di un soggetto misurate durante il gioco con i chiodini predicono le sue abilità linguistiche. È stato riscontrato infatti che grazie a un prolungato allenamento con i chiodini le abilità motorie migliorano con una ricaduta importante sulle abilità linguistiche.

Risultati immagini per quercetti giocattoli 1953
(foto da internet)
 
I ricercatori sottolineano che le due abilità sono legate, visto che alcune delle aree cerebrali che svolgono queste funzioni sono le stesse. I dati dicono che persone che hanno ottenuto punteggi più alti in un test linguistico sono anche più veloci nel completare un compito motorio con i chiodini. I risultati suggeriscono pertanto che i bambini impegnati per parecchie ore a settimana con i chiodini imparano a parlare meglio e prima. Per lo stesso principio, gli adulti che si avvicinano allo studio di una nuova lingua, e che giocano spesso con i chiodini, apprendono meglio, perché la parte del cervello impegnata in queste due attività è la stessa.

E allora tutti a giocare con i chiodini intramontabili!

venerdì 9 settembre 2016

Tana libera tutti!



(foto da internet)


Molte volte i nostri studenti ci hanno chiesto i nomi dei giochi che, ahimè, molti anni or sono, facevano i ragazzi italiani all’aperto. Ebbene, non avremmo mai immaginato che, in Italia, nell’epoca delle Play station, degli Angry Birds, dei Pokemon da cercare in strada, del Super Mario, tornasse di moda il nascondino! 
A Consonno (Cunsònn, in dialetto), udite, udite, una frazione di Olginate, in provincia di Lecco, in Lombardia, si sono tenuti i campionati mondiali di nascondino! Alla gara, organizzata dalla rivista Ctrl magazine, hanno partecipato 320 persone, divise in 64 squadre. La manifestazione, nata per caso, si tiene regolarmente dal 2010.  Secondo gli organizzatori, il tutto è nato durante una festa di compleanno: per celia, gli invitati si sono  messi a giocare a nascondino, come si faceva da piccoli, e a qualcuno è venuta la brillante idea: perché non organizzare una competizione legata a questo gioco comune a molte culture? All’edizione del 2010 si sono iscritte solo squadre italiane, ma, con l’andar del tempo, gli orizzonti si sono sempre più allargati, e, quest’anno, hanno preso parte alla manifestazione cinque compagini francesi, due svizzere, una belga e una degli Stati Uniti!  




(foto da internet)

Lo scenario del gioco è, come abbiamo detto, Consonno, un tempo la cosiddetta Las Vegas della Lombardia. In questa frazione, infatti, alla fine degli anni ’60, si costruirono un centro commerciale, un albergo di lusso, un castello medievale e una pagoda cinese. I visitatori accorsero a migliaia, poi, però, iniziò il declino che una frana accelerò. Di quel progetto non restano che alcune strutture bizzarre e abbandonate.
Gli organizzatori del campionato hanno preso in prestito un’area verde della suddetta frazione. Le regole del nascondino consonnese sono quelle classiche: un cercatore (neutrale) conta per un minuto, mentre i giocatori delle squadre si disperdono tra gli ostacoli e corrono verso la tana. Le compagini sono distribuite in quattro gironi, e ad ogni manche prende parte un rappresentante di ciascuna di esse. In palio c’è la Foglia di fico d’oro, una specie di Coppa del Mondo di nascondino.



(foto da internet)

I cercatori di quest’anno sono stati i ragazzi del Lumezzane rugby, che vinsero il campionato nel 2014. Il pubblico ha una presenza attiva: fa il tifo da una tribuna naturale, e può suggerire ai giocatori quando è il momento giusto per scattare verso la tana. La gara dura due giorni ed ha un solo motto: nascondino libera tutti e fa tornare bambini.
Ma torniamo ai giochi di strada. Abbiamo parlato del nascondino. Vediamo qual è il lessico adoperato in questo gioco:  Tramite una conta iniziale si decide chi sarà il primo giocatore a stare sotto. Questi poggia la testa contro un muro, un albero, ecc.,  chiamato tana e, tenendo gli occhi chiusi, conta, di solito, fino ad un certo numero (es.: 30, o per 1 minuto). Alla fine della conta si gira e, dopo aver gridato via!, cerca di scovare gli altri giocatori che, nel frattempo, si saranno nascosti. Quando ne trova uno corre alla tana e fa il nome di quel giocatore, ad alta voce, in modo che tutti lo sentano: in questo modo elimina quel giocatore, con la formula: tana per X. Di solito il primo giocatore scoperto sarà quello a fare la conta al turno successivo. Se un giocatore raggiunge la tana prima, dichiara tana! ed è libero. L'ultimo giocatore rimasto in gioco, nel momento in cui raggiunge la tana, può dichiarare tana libera per tutti, liberando così tutti i giocatori precedentemente scoperti. In questo caso la conta viene effettuata di nuovo dallo stesso giocatore-cercatore dell'inizio. 


(foto da internet)

Altri giochi di strada che qui ricordiamo sono la mosca cieca (gallinita cieca), l'acchiaparella (pilla-pilla) (o anche, secondo le varianti regionali, l'acchiappino, ce l'hai, guardie e ladri), il tre-tre-giù-giù (churro, mediamanga, mangotero), la campana (rayuela), e Regina reginella, gioco che abbiamo provato ad insegnare ai nostri studenti, in cui i giocatori recitano la seguente filastrocca: 
Regina reginella, 
quanti passi devo fare

per arrivare al tuo castello 
con la fede e con l'anello, 
con la punta del coltello? 



(foto da internet)

Nel gioco in questione, un giocatore è la regina e tutti gli altri sono ambasciatori. La regina occupa, da sola, un estreno del campo da gioco, e gli ambasciatori, invece, sono nel campo opposto. La regina risponde alla filastrocca, assegnando ad un giocatore un certo numero di passi, associato ad un animale. Ad esempio: 3 passi da leone, 2 passi da canguro, ecc. Il giocatore deve eseguire il numero di passi assegnato, imitando il relativo animale. Vince chi raggiunge per primo la regina, diventando regina a sua volta.
Va da sé che la regina ha in mano l'esito e la durata del gioco, perché può assegnare ai compagni i passi più sfavorevoli (formica, lumaca, granchio, tartaruga, ecc.).
Il divertimento sta proprio nel ruolo sproporzionato assegnato alla regina, ma anche nella possibilità di impegnarsi per interpretare nel modo più efficace i passi assegnati dalla sovrana.
Buon divertimento!

venerdì 5 febbraio 2016

I 40 anni dei due famosi liocorni

 


 (foto da internet)

Ci sono canzoni, o almeno i loro ritornelli, che riecheggiano nel nostro immaginario collettivo, che ci accompagnano ovunque, come se fossero parte di noi. 
Una di esse è senz'altro il volare, oh, oh... di Nel blu dipinto di blu dell'indimenticabile Domenico Modugno, un'altra è azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro, dell'omonima canzone scritta da Paolo Conte e interpretata da Adriano Celentano
E per i bimbi? Ebbene, qualcosa c'è.  
C'è il famoso Ci son due coccodrilli ed un orangotango, due piccoli serpenti, un'aquila reale..., che ha, più o meno, lo stesso effetto. 


 (foto da internet)

In Italia, e anche in altre parti del mondo, non c'è incontro, festa o attività scolastica in cui le note di questa canzoncina non risuonino. 
La canzone in questione ha per titolo I due liocorni (ascolta>>).
Secondo il dizionario il liocorno è: "animale favoloso (detto anche unicorno, alicorno), raffigurato come un cavallo con un lungo corno attorcigliato e acuminato sulla fronte, barba di caprone, coda leonina, zampe pelose e zoccoli bovini; nel medioevo fu considerato simbolo della castità, anche sulla base di una leggenda (già antica e forse di origine orientale, sviluppata poi nel medioevo e spesso rappresentata in dipinti e arazzi) che potesse essere ammansito solo da una fanciulla vergine, sul cui seno posasse il capo addormentandosi placidamente. Fu anche simbolo della croce e immagine di Cristo salvatore".
Scriviamo su questo brano musicale perché la suddetta canzoncina per bambini compie, in questi giorni, 40 anni
 
 
(foto da internet)
 
Fu scritta, infatti, nel 1976, da Roberto Grotti, un ingegnere edile di Riccione appassionato di musica. Il brano, tradotte in diverse lingue, va recitato come un mantra gioioso, accompagnato da movimenti e gesti precisi...
La canzone venne utilizzata come sigla di trasmissioni Tv e jingle pubblicitari. 
Nel 2007 l’editrice Gallucci pubblicò il testo I due Liocorni, corredato da un cd musicale, illustrato da Silvia Ziche, disegnatrice della Disney.
Buon compleanno! Cento di questi giorni!

lunedì 14 settembre 2015

Il Bibliomotocarro (per i chiodini di Quartell)





(foto da internet)

Un maestro in pensione, Antonio La Cava, sfreccia -si fa per dire- per le vie tortuose dei paesi della Basilicata alla guida del suo veicolo: un'Apecar azzurra con il tetto e il comignolo a mo' di casetta, munita di un altoparlante che diffonde musica sinfonica e due vetrine piene zeppe di libri disposti su degli scaffali. E' la biblioteca ambulante Bibliomotocarro. I ragazzini gli corrono incontro, lo circondano, lo stringono in un abbraccio affettuoso. Sembra un'immagine d'altri tempi. A bordo della sua Apecar, il maestro La Cava raggiunge i paesi lucani, si ferma nella piazza centrale o in luoghi già stabiliti. I bambini arrivano incuriositi, frugano tra gli scaffali, prendono un volume a scelta, lo sfogliano, lo portano a casa. Dopo un mese, il maestro ritorna e ritira i testi dati in prestito. 
La Cava ha 68 anni, per 42 anni ha insegnato nel suo paese, Ferrandina, nel Materano, e da tre anni è in pensione.


 
 (foto da internet)

L'idea del Bibliomotocarro nacque circa 15 anni fa.  Quando La Cava si pose il problema di avvicinare i libri ai bambini,  un suo alunno gli diede la soluzione:  "Maestro -gli disse-, dobbiamo mettere le ruote ai libri". E così cominciò a pensare alla maniera migliore di trasportarli, con un mezzo che fosse misura di bambino, e che avesse l'umiltà dei piccoli: il motocarro. 
Il motocarro poteva portare i libri fuori dalla scuola, farsi trovare per strada. Il libro, insomma, poteva diventare un amico...
All'inizio dell'esperienza la biblioteca ambulante girava solo per Ferrandina: tutti i sabati pomeriggio il maestro dava appuntamento ai bambini del paese in otto fermate segnalate con dei cartelli. 
Oggi le cose sono un po' cambiate:  il Bibliomotocarro ha circa 1.200 libri, tutti acquistati dal maestro La Cava. Classici, italiani e stranieri: Cuore, Pinocchio, Dickens, i gialli di Agatha Christie, Il Milione di Marco Polo... 
E poi i libri con testo originale a fronte, in arabo, rumeno, cinese, spagnolo, inglese. Il progetto si è allargato ad altri paesi. Attualmente. al Bibliomotocarro non arrivano solo  i bambini. Molti anziani, per esempio, richiedono sussidiari delle elementari perché da ragazzini non hanno potuto studiare. Nel 2006, La Cava cambiò il motocarro passando a un'Apecar un po' più potente. La biblioteca ambulante sfreccia a ben a 40 km all'ora, e può raggiungere i paesi più lontani, in viaggi che durano anche quattro ore!

 
(foto da internet)

Qualche anno fa è nato il progetto dei Libri bianchi. L'idea è nata su suggerimento di una bambina: "E perché i testi non li scrivessimo noi?", chiese incuriosita al maestro La Cava. Così, con 200 quaderni, partì questa originale iniziativa:  La Cava li distribuisce nei paesi a chi ne fa richiesta. I bambini scrivono quel che vogliono e poi restituiscono il quaderno. I quaderni passano poi ad altri ragazzini che continuano la storia a modo loro.
Nei Libri bianchi i bambini si raccontano ad altri coetani: sono  pensieri, storie di fantasia e spesso anche storie autobiografiche, con immagini forti e crude.
La Cava partecipa anche ad incontri di animazione alla lettura nelle scuole elementari con video, musiche e l'aiuto delle nuove tecnologie.
Oggi il Bibliomotocarro è diventato un'istituzione culturale per la Basilicata. Le amministrazioni locali lo chiamano per organizzare incontri con le scuole e laboratori. 
Il Bibliomotocarro collabora anche con il Comitato Matera 2019, per diffondere la capitalità europea della cultura della città lucana. 
Buon viaggio, maestro!

venerdì 28 novembre 2014

Di capre e cognomi





(foto da internet)

Capra, secondo il dizionario della Treccani, è il ruminante appartenente alla famiglia bovidi, sottofamiglia caprini, il cui addomesticamento risale al periodo preistorico. 
Nell’uso comune il nome è riferito in particolare alla capra domestica, mentre in zoologia esso indica un genere di cui fanno parte, oltre alla capra domestica e selvatica, anche il turo e lo stambecco. 
Le capre domestiche hanno corpo più o meno tozzo, arti forti, asciutti, coda corta, due appendici cutanee (pendenti o tettole) ai lati del collo, corna ricurve, ravvicinate alla base, mento spesso provvisto di barba, pelame bianco o pezzato di varia lunghezza; sono animali agili, curiosi, paurosi, ma all’occasione anche molto combattivi; forniscono latte per il consumo diretto e per la fabbricazione di formaggi e del burro; la carne è ricercata, soprattutto quella dei capretti. Le capre selvatiche abitano la montagna fino al limite delle nevi perenni, hanno sensi acuti e sono molto agili nell’arrampicarsi.



(foto da internet)

E anche, in senso figurato sta per la persona ignorante, ostinatamente chiusa nella propria ignoranza: ho perso la speranza di far capire qualcosa a quella capra di mio nipote; a scuola è sempre stata una capra!
Il cognome Capra, in Italia, si trova soprattutto nelle province di Milano, Roma e Brescia
Orbene, la signora Gabriella Capra,  con il supporto di un’associazione di consumatori, si è decisa a portare in tribunale la società produttrice del celeberrimo cartone animato Peppa Pig. La signora chiede alla Astley, la produttrice del cartoon un indennizzo di 100 mila euro da devolvere in beneficienza.


(foto da internet)

Il motivo? Un problema di omonimia. La signora, infatti, impiegata in una ditta privata, ha lo stesso nome scelto dalla produzione anglosassone per un nuovo personaggio del cartone. 
In una delle puntate, la famiglia dei Pig si reca in vacanza in Italia dove conosce la famiglia dei Capra, in particolare la signora Gabriella Capra, nipote del signor Capra, un rustico cuoco di paese (vedi>>).
Proprio per questo motivo, e dall’uscita della puntata in questione, la vera signora Capra (Gabriella) è fatta oggetto di scherno da amici e colleghi.
Da qui la decisione di far causa civile per tutelare il suo nome in sede civile.
Il ricavato, se il tribunale le darà ragione, sarà interamente devoluto in favore di associazioni che si occupano di bambini abbandonati.
Ma proprio non si possono salvare capra e cavoli?






venerdì 13 dicembre 2013

Natale (per i chiodini)




Cari chiodini piccini piccini (e maestra Pilar) della scuola Santa Anna di Quartell, eccoci al nostro appuntamento con le feste di Natale.
Prima di scrivere una letterina ai Re Magi o a Babbo Natale, prima di fare il presepe, di addobbare l'albero di Natale, vi proponiamo alcuni siti che potrete utilizzare con le vostre maestre a scuola.

  1. disegni da colorare
  2. lavoretti per le feste
  3. fiocchi di neve fatti a mano
  4. origami natalizi
  5. biglietti di auguri
  6. villaggio di natale con tubi di cartone
  7. il pupazzo di neve (contento)
Insomma, vi auguriamo di divertirvi a scuola e di godervi le meritate vacanze.
A presto!

venerdì 21 settembre 2012

Per i chiodini (piccini, piccini)


(foto da internet)

Cari chiodini, piccini piccini della scuola Santa Anna di Quartell, non ci siamo mica dimenticati di voi. 
Com'è andato il ritorno a scuola? Siete contenti?
Come sempre, cercheremo di dedicarvi almeno un post al mese.
Oggi vorremmo parlarvi di un problemino che abbiamo avuto tutti da bambini: allacciare le scarpe!
In questi primi giorni di scuola, con il sonno, la fretta, i nervi, a volte non riusciamo a far bene questa semplice operazione.
Vogliamo aiutarvi con un bel tutorial proposto da Alessia crap & scraft... (qui troverete il template delle scarpe da stampare in pdf>>).
Siamo sicuri che le vostre maestre vi aiuteranno e che, in poco tempo, sarete capaci di allacciarvi le scarpe ad occhi chiusi!
Per festeggiare il nuovo anno scolastico vi proponiamo anche una filastrocca da recitare a lezione con i vostri compagni. Dice così:

Maestra, insegnami il fiore ed il frutto
«Col tempo, ti insegnerò tutto»
Insegnami fino al profondo dei mari
«Ti insegno fin dove tu impari»
Insegnami il cielo, più su che si può
«Ti insegno fin dove io so»
E dove non sai?
«Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, dall’albero al seme
Insegno ed imparo, insieme perché
Io insegno se imparo con te»



Buon divertimento! E speriamo di vederci presto!

lunedì 12 dicembre 2011

Festa di Natale e concorso gastronomico



(foto da internet)

Cari chiodini vicini e lontani,

il dipartimento d'italiano della Eoi Sagunt ha organizzato degli eventi legati alle festività natalizie che si avvicinano.
Martedì 20 dicembre, alle ore 11, faremo visita ai nostri amici chiodini (piccini, piccini) della scuola elementare Santa Anna di Quartell.
Ci saranno molte canzoni natalizie, la tombola, le storie della befane, le filastrocche, ricchi premi e cotillon...
Ah, stiamo cercando delle volontarie (solo ragazze, per favore!) per mascherarsi da Befana!

(foto da internet)

Nella nostra scuola, invece, mercoledì 21 dicembre, alle ore 18, nell'aula 22, si terrà l'ormai classica tombolata e un concorso gastronomico con ricchi premi.
Il concorso in questione vuole far conoscere ai nostri allievi la cucina italiana.


(foto da internet)

Le regole del concorso sono facilissime:
  1. scegliete una ricetta italiana (se non avete a disposizione dei libri e/o delle riviste, vi consigliamo di dare un'occhiata a questi siti: Giallozafferano e Incucina.tv);
  2. la ricetta non deve essere necessariamente legate al Natale;
  3. preparate la vostra ricetta a casa;
  4. portate il piatto che avete cucinato a scuola;
  5. una giuria composta da buongustai italiani sceglierà le tre migliori ricette;
  6. i fortunati vincitori riceveranno, sul podio, tre premi (e poi cotillon...)!

Vi aspettiamo!



lunedì 5 dicembre 2011

C'era una volta...


(Andrea Satta. Foto da internet)

C'era una volta... un re, direte voi. Non esattamente. Nella favola in questione ci sono le mamme, ci sono i bambini e ci sono le fiabe che ogni lunedì vengono raccontate nell’ambulatorio di un dottore a Valmontone, nell'estrema periferia di Roma. Questa storia è stata pensata, scritta, e pubblicata da Andrea Satta articolista per l’Unità, il quale scrive e canta canzoni con i Têtes de Bois, ama andare in bicicletta e cura i bambini.

Andrea è un pediatra che ama profondamente i piccoli. Per guardarli negli occhi si siede per terra, invaghito da "quelli che spesso non arrivano a tre chili, fragili e con le manine rampicanti, che ruotano gli sguardi verso la luce". Ha pazienti di 35 paesi diversi, praticamente da tutto il mondo. Quando all’ambulatorio di Valmontone è arrivata una famiglia dall’Isola del Sud della Nuova Zelanda, hanno fatto una festa. Un altro giorno, una donna marocchina confessò ad Andrea: "Sono otto anni che sono qui ma non ho un’amica. Neppure Mohammed mio figlio ha amici. Le uniche persone che incontriamo le abbiamo conosciute qui da te, aspettando l’ora della visita".
E allora a questo "strano" dottore, che non porta il camice e culla i bambini con la febbre, è venuta l’idea di aprire l’ambulatorio al lunedì per incontrarsi. Ogni mamma porta un dolcetto, un piatto di cous-cous, quello che può. I bambini si mettono al centro e ascoltano. Oppure giocano tra loro. E ognuna di queste madri racconta una fiaba. Un po’ in italiano, un po’ in arabo mimando con le mani, oppure in rumeno, con le signore che aiutano chi è in Italia da poco tempo e si improvvisano traduttrici. O in brasiliano, pakistano, moldavo....

Questo pianeta di Andrea Satta è diventato un libro: si intitola Ci sarà una volta - Favole di mamme in ambulatorio (Infinito Edizioni, 130 pagine, 12 euro) con le illustrazioni belle e divertenti di Staino e due prefazioni: una di Dario Vergassola e un’altra (fiabesca) di Moni Ovadia che scrive: "Noi non sappiamo più raccontare, ma se con l’aiuto della fantasia dei nostri bimbi riafferriamo il bandolo del filo della narrazione, forse possiamo salvare la nostra comunità umana dai devastanti pericoli che incombono su di essa".


(foto da internet)


Sono quindi le mamme-narratrici, le quali, come i cantastorie d’Africa, tengono attiva la memoria più antica e intima di un popolo e la trasmettono agli altri. Storie che diventano grimaldelli garbati per rompere l’isolamento, il silenzio. Storie che arrivano da lontano ma contengono un insegnamento semplice. Storie-archetipo improbabili o mutuate da frammenti di storie vere dove maghi, streghe e bambini bravi parlano con pesci, gru, conigli o cammelli, uccellini o rane, leoni e bruchi. Un’esistenza parallela, animata e vivacissima, dove ognuno ha il suo posto e non ha paura di nulla, meno che mai degli altri.
All’ambulatorio di Valmontone non ci sono solo mamme che arrivano da luoghi lontani. Filomena, ad esempio, è nata a Bari. È sola anche lei: affetti distanti, catena di soccorso inesistente, la difficoltà di relazionarsi con una nuova comunità che ha un dialetto diverso, una mentalità differente. Per questo un lunedì si è presentata a dire la sua fiaba, quella che qualcuno le raccontava per addormentarsi da piccola. Scorrono le parole, si incrociano le storie. Ci sono i troll norvegesi di Tine e le pecorelle di Adriana, che arriva dalla Romania, c’è una fiaba scritta in urdu da Sharif che ha una moglie con il vestito colorato che si chiama Naheed e due piccolini: Ayesha e Zaheeb.

Il minimondo di Andrea Satta è così lieve e intenso che commuove e strappa sorrisi. E ha un suono cristallino, ritmato e saltellante. Il suono del canto del benvenuto. Perché, come dice il dottore che va in bici e suona con i Têtes de Bois, "conoscersi è la strada". Poi, il futuro viene da sé. E siccome questa è una bella storia d’amore i diritti d’autore di Ci sarà una volta sono destinati al Centro Pediatrico di Emergency per i bambini del campo profughi Mayo, in Sudan. Una bella storia. Con un lieto fine.
Meditate, gente, meditate...

venerdì 17 dicembre 2010

Auguri chiodini!



Cari chiodini piccini piccini della Scuola Santa Anna di Quartell.
Siamo giunti, anche quest'anno, al nostro appuntamento natalizio.
Vi proponiamo dei siti interessanti nei quali potrete trovare tante idee originali per il Natale.

1. Letterina a Babbo Natale:
Non lo dite a nessuno ma questo è il suo indirizzo:
SANTA CLAUS post office at Santa Claus Village – 96930 Napapiiri – Arctic Circle – FINLANDIA.

2. Biglietti:

3. Lavoretti:

4. Giochi:

5. Di segni da colorare:

6. Speciale Natale

Buon divertimento e buone feste!!!

mercoledì 15 settembre 2010

venerdì 5 marzo 2010

Di tori e toreri



(foto da internet)

Non so se conoscete una canzoncina dello Zecchino d'oro in cui un matador tranquillo, invece di occuparsi del toro, preferiva schiacciare un pisolino.
Oltre al torero dormiglione, in questi giorni abbiamo potuto assistere alla polemica sorta attorno ad un cartone animato che la televisione spagnola, la TVE, ha mandato in onda.
Il cartoon in questione presenta dei toni alquanto beffardi nei confronti del torero ed ha suscitato forti critiche fra i sostenitori della corrida.
Nel filmato i tre protagonisti, Vipo, un cane volante, accompagnato da una gatta (Betty) e da una cicogna (Henry), accorrono in aiuto di Billy, un toro mansueto e refrattario alla feroce battaglia che lo attende nell’arena.
Nel frattempo, il torero Fernando assapora già il sicuro trionfo (altro che Camomillo!), mentre i banderilleros cercano di accecare il toro lanciandogli la sabbia negli occhi.
Il cane, la gatta e la cicogna, prendono le difese del toro: "Così non va bene –protestano-. Gli altri sono molti e Billy è lì da solo. Non vuole fare male al matador, nonostante lui lo stia provocando. È un toro molto pacifico. Questo è davvero troppo".
Vipo e Betty riescono a far fuggire il toro dall’arena, mentre Henry usa il suo becco per sfidare a duello il matador Fernando, che perde la sfida e anche il sostengo del pubblico.
Finale idilliaco alla Disney: il toro Billy raggiunge la campagna ed è a sua volta raggiunto da una mucca innamorata.


(foto da internet)

Il filmato, scritto e diretto da Ido Angel, è andato in onda nel momento di massimo ascolto infantile, facendo infuriare gli adulti appassionati di corride che lo hanno giudicato diseducativo.
La tv spagnola ha ricevuto moltissime lettere online di protesta e anche i giornali si sono riempiti di commenti indignati per l’umanizzazione del toro e l’irrisione alla fiesta nacional.
Si rimprovera la TVE per non trasmettere più, da quasi quattro anni, le corride, per rispetto delle fasce orarie protette.
Anche gli imprenditori che gestiscono le plazas de toros sono insorti contro il cartone animato in questione e hanno denunciato che, in questo modo, i giovani telespettatori non frequenteranno, in futuro, le corride.



(foto da internet)

In pieno polverone vi proponiamo una canzone di Renato Carosone, scritta nel 1957: Torero (appunto), in cui il celeberrimo musicista rende assai bene la caricatura di un matador ispano- napoletano (leggi>>).
L'idea della Spagna e dei matadores era di moda all'epoca, per il chiacchierato matrimonio tra Lucia Bosé e il torero Luis Miguel Dominguin.
L'accoglienza del brano in Spagna fu calorosa, perché, non capendo bene ciò che cantava Carosone, molti non colsero lo spirito parodistico del famoso cha cha cha e lo scambiarono per un inno al torero e alla corrida.
Insomma, più di cinquant'anni dopo, qualcuno continua a mettersi 'ncapo stu sombrero, 'o cazunciello astritto e (a portare) 'o ricciulillo 'nfronte.

mercoledì 3 febbraio 2010

A carnevale... ogni scherzo vale

(foto da internet)

Cari chiodini piccini piccini della scuola Santa Anna di Quartell, ci siamo!

Giovedì 11 febbraio inizia il Carnevale! Abbiamo pensato di festeggiarlo insieme a voi e vi abbiamo preparato delle sorprese.

Grazie al nostro amico Maestro Alberto, vi proponiamo dei link che potrete usare a lezione con le vostre maestre o a casa con i vostri genitori! Eccoli:

Allora, buon divertimento e... aspettateci!
Ciaoooo!!!

venerdì 11 dicembre 2009

Natale (per i chiodini)


Cari chiodini (piccini piccini) della scuola Santa Anna di Quartell, non ci siamo mica dimenticati di voi! È vero che quest'anno non celebreremo insieme il Natale (aspettateci tra qualche mese: stiamo preparando una sorpresa tutta per voi!), ma vi ricordiamo con affetto. Vorremmo dedicarvi un post con dei link sul Natale che potrete utilizzare con le vostre maestre o a casa con i vostri cari.

Sul Natale:

ecco a voi Dienneti, un sito web molto interessante che vi aiuterà a scoprire le tradizioni natalizie, a scrivere delle cartoline, a preparare le ricette, a fare i lavoretti, a cantare le canzoni, a imparare le favole e a colorare immagini e disegni.

Il calendario:

ecco il sito della Maestra Sandra, che vi propone un itinerario da percorrere giorno per giorno, con il Calendario dell'Avvento.

I disegni:

su Stampa e colora, avrete a disposizione più di 200 disegni da colorare e su Augurinatale, troverete una ricca raccolta di biglietti di Natale. Se volete colorare un albero di Natale o un Babbo Natale, ecco a voi ColoringSite e ColoringPage.

I biglietti:

vi consigliamo il sito Lannaronca, con tante idee per biglietti e lavoretti natalizi da realizzare con la carta.

I lavoretti:

che ne dite di cimentarvi con l'origami? Ecco a voi Origami Christmas (in inglese), un sito dedicato ai lavoretti natalizi realizzati con questa tecnica. E se volete fare un albero di Natale, ecco a voi un sito, in inglese, in cui troverete un albero di Natale da scaricare, stampare e costruire.

I giochi:

per giocare a Natale, vi consigliamo Giochi sotto l'albero, con i giochi di Elio e Costruisci un fiocco di neve (in inglese), un sito che vi consentirà di creare i cristalli dei fiocchi di neve (se a Quartell non nevica, potete provare a creare un'atmosfera natalizia, no?)




(foto da internet)


La letterina a Babbo Natale:

voi a scrivete? A Babbo Natale o ai Re Magi? Noi vi possiamo dare l'indirizzo (vero) di Babbo Natale!! Eccolo:


SANTA CLAUS post office at Santa Claus Village – 96930 Napapiiri – Arctic Circle – FINLAND.

Per le letterine niente paura: potete stamparle sul sito de La Girandola.

Il Presepe:

in questi giorni, con le vostre maestre, potrete allestire dei fantastici presepi: ce n'è uno bellissimo su Midisegni!

Le canzoni:

vi ricordate quando cantavamo a squarciagola Tu scendi dalle stelle? Nel sito Testi delle canzoni di Natale troverete una raccolta di testi delle più famose canzoni di Natale (magari Rafa può darvi una mano...).


Tanti auguri!

p.s. fonti da Maestro Alberto (Alberto, ti ringraziamo per le preziose informazioni).