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lunedì 18 febbraio 2019

I luoghi del cuore





(foto da internet)

Si è conclusa la nona edizione del censimento I luoghi del cuore, un'iniziativa promossa da Fai-Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con la banca Intesa Sanpaolo.
I cittadini e le loro comunità hanno espresso il loro voto per salvaguardare piccole e grandi bellezze del nostro Paese, in pericolo o fortemente compromesse, per proteggerle dal degrado e per farle conoscere ai più. 


(foto da internet)

Ha vinto, con circa 115mila voti, il Monte Pisano, situato nel territorio dei comuni di Calci e Vicopisano, in provincia di Pisa. Al secondo posto, con circa 84mila voti, il fiume Oreto a Palermo, e al terzo, con circa 75mila voti, l'Antico Stabilimento Termale a Porretta Terme, in provincia di Bologna. Completano la classica il Santuario della Madonna della Cormabusa a Sant'Ombono Terme (in provincia di Bergamo) e il borgo di Rasiglia, in provincia di Perugia. 


(foto da internet)

Quindi, non ci sono solo monumenti in classifica; infatti, nell'ultima edizione del censimento, si è registrata una forte presa di coscienza dell'importanza dei beni paesaggistici e ambientali, soprattutto quelli a rischio o danneggiati da calamità naturali e dall'incuria. Oltretutto, ci sono stati 2 milioni e 200mila voti in più -pari ad un incremento del 41,6% rispetto alla precedente edizione- indice dell'aumento della sensibilità verso l'iniziativa da parte degli italiani, sempre più consapevoli dei benefici che ne possono scaturire. 
Puglia, Toscana, Sicilia e Lombardia sono state le regioni con il maggior numero di voti, e i votanti sono stati al 59,5% donne e al 40,5 % uomini. 



(foto da internet)

Il vincitore, il Monte Pisano, venne colpito da un disastroso incendio, probabilmente doloso, che ne mandò in fumo oltre 1200 ettari, di cui 200 di coltivazioni, e che per miracolo risparmiò la Certosa di CalciI danni stimati ammontarono a 15 milioni di euro e saranno necessari decenni per ottenere una piena rinaturalizzazione dell'area. 
Il secondo classificato,  il fiume Oreto a Palermo, è un corso d'acqua a carattere torrentizio la cui sorgente si trova nella Conca d'Oro, che per parte della sua lunghezza si estende su un sito di interesse con grande valore naturalistico. Purtroppo il fiume, che sfocia nel Mar Tirreno dopo aver attraversato la città, risulta particolarmente inquinato per la presenza di numerosi scarichi fognari abusivi e perché viene spesso utilizzato come discarica a cielo aperto. Da più di vent'anni si parla dell'istituzione di un parco, mai concretizzata. Il comitato Salviamo l'Oreto vuole attirare l'attenzione sullo stato di degrado del fiume e ne chiede la rivalutazione come bene paesaggistico e culturale. 



(foto da internet)

L'Antico Stabilimento Termale di Porretta Terme, situato nell'Appennino, alle pendici del Monte della Croce, è in abbandono da vent'anni. All'interno del complesso si trova un capolavoro liberty: la Sala Bibita, le cui pareti sono rivestite da migliaia di piastrelle in maiolica realizzate agli inizi del '900 dal pittore Galileo Chini. Il bene, in stato di forte degrado, è attualmente di proprietà di un gruppo privato. I piccoli comuni dei dintorni vorrebbero promuovere un progetto di rilancio dell'intero Appennino bolognese che si incentri proprio sulla famosa stazione termale.
In bocca al lupo!

lunedì 26 novembre 2018

La Festa degli alberi



(foto da internet)

Il 21 novembre si è tenuta la Festa nazionale degli alberi.
Noi, per festeggiarla a modo nostro, vi parliamo di un albero bellissimo che si trova a San Gimignano: un bagolaro.
Il bagolaro in questione -specie Celtis australis- ha una circonferenza di 5,7 metri e un'altezza di 26 metri.
Ha circa 130 anni e si trova nel centro storico del borgo toscano. Si trova nel cortile dell'Ostello della Gioventù, tra via Folgore da San Gimignano e via delle Fonti.
Il bagolaro di San Gimignano è un albero maestoso e robusto a chioma rotondeggiante, in discrete condizioni vegetative. Venne incluso nel progetto Grandi Alberi del WWF che ha predisposto la rimonda dei seccumi, il consolidamento delle branche a rischio di rottura, l'applicazione di micro-iniezioni e miglioramenti al terreno.



(foto da internet)

Il cortile nel quale si trova era nel XIX secolo un orto di proprietà del Conservatorio di Santa Chiara. Nel 1897 una porzione dell'orto divenne il luogo di ricreazione dell'asilo infantile Principessa Maria Vittoria, situato nell'edificio adiacente (Palazzo della Vergine, ora sede dell'Ostello). Nel 1934 il Comune tolse i locali all'asilo per crearvi la Casa del Balilla ma negli anni '50 l'asilo infantile ritrovò la sua sede e il suo cortile. 
Il Bagolaro è conosciuto anche con il nome di spaccasassi per via del potente apparato radicale. Un tempo, il legno duro ed elastico del bagolaro veniva utilizzato per fabbricare attrezzi e strumenti resistenti alle sollecitazioni. I frutti, molto appetiti dagli uccelli, contengono semi da cui si estrae un olio dal sapore gradevole mentre dalla corteccia e dalle radici si ricava un principio tintorio giallo.



(foto da internet)

Parliamo del bagolaro toscano per ricordare che gli alberi sono la nostra energia, i baluardi naturali nella lotta al cambiamento climatico. Abbiamo ancora davanti agli occhi le sconvolgenti immagini di migliaia di alberi caduti,  in Veneto e Trentino Alto Adige, solo poche settimane fa. 
Oltretutto, le foreste in Italia hanno un valore fondamentale: interessano, infatti, circa 11,8 milioni di ettari, pari al 39% del territorio nazionale e hanno superato perfino gli spazi dedicati all'agricoltura. 
Va ricordato che gli alberi hanno una funzione fondamentale nella nostra vita: possono assorbire fino a 30 kg di CO2 all'anno (ciò significa che venti alberi possono compensare le emissioni di una macchina), fornendo l'ossigeno necessario a duecento persone. 


(foto da internet)


Essi assorbono inquinanti vari, dalle polveri sottili agli ossidi di azoto e all'anidride solforosa. Depurano le acque, riducono l'inquinamento acustico e mitigano il clima. Il settore del legno, inoltre, genera circa l'1,6% del prodotto interno lordo e offre 300mila posti di lavoro. 
Per celebrare la Festa degli alberi, si sono svolti in tutto il Paese centinaia di eventi che hanno coinvolto, tra gli altri, gli alunni delle scuole, i collettivi e le associazioni ambientaliste.
Molto interessante ci è parsa l'iniziativa di Legambiente, intitolata Le radici dell'accoglienza, in cui gli alberi, così come i valori dell'accoglienza e della solidarietà, possono mettere radici forti e profonde nel nostro Paese.



A Roma si è tenuta una piantumazione presso l'Istituto Comprensivo Via Baccano, con attività di educazione ambientale e la musica dell'Orchestra Famo Baccano
A Parma, una famiglia ha deciso di piantare 11mila alberi (!) sul suo terreno di 10 ettari, anziché lasciar spazio a nuovi centri commerciali.
Ciononostante, il nostro Paese affronta problemi gravi di distruzione ambientale e di politiche di riforestazione sbagliate: si pensi ai circa 9000 incendi di ogni anno che hanno danneggiato o distrutto più di 100mila ettari di territorio, ai danni legati ai fenomeni climatici estremi come quelli che hanno interessato le regioni italiane del nord-est alla fine del mese scorso e che, secondo le prime stime, hanno provocato l'abbattimento di oltre otto milioni di metri cubi di legname, l'equivalente di quanto viene tagliato nell'arco di quattro anni! 


(foto da internet)


Legambiente si batte da anni affinché il ruolo delle nostre foreste torni ad occupare il centro dell'agenda politica, puntando su due elementi chiave: la tutela della biodiversità e le produzioni verdi. Le foreste preservano la biodiversità, prevengono l'erosione del suolo, sono un deposito naturale di carbonio, ostacolano il riscaldamento globale e costituiscono la base per nuove economie locali, sia per la loro funzione nell'ambito della filiera produttiva ed energetica del legno, sia per il loro uso in chiave turistica, ricreativa e culturale.
Il Wwf ha, invece, lanciato l'evento Urban Nature per far scoprire e incrementare la natura in città. Un progetto che coinvolge migliaia di alunni delle scuole invitandoli a soluzioni per la tutela del territorio: dai tetti verdi agli edifici amici di rondini e rondoni, dalla realizzazione di giardini mediterranei per gli insetti impollinatori al recupero di aree degradate limitrofe alla scuola. 
In occasione della Festa nazionale degli alberi, Pefc Italia e Legambiente hanno assegnato i premi Comunità Forestali Sostenibili per sostenere e rilanciare le buone pratiche di gestione forestale in tutta Italia. Il premio alla Filiera Forestale, è andato alla Filiera del legno del Friuli Venezia Giulia che ha fornito materiali e maestranze per costruire, in soli 288 giorni, il Polo del Gusto e della Tradizione ad Amatrice, prima grande opera della ricostruzione post-terremoto edificata interamente in legno. Complimenti!




venerdì 27 gennaio 2017

Alberi monumentali





(foto da internet)

Un albero monumentale è una pianta di particolare valore paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. I criteri per l'attribuzione dell'etichetta monumentale ad un albero sono i seguenti:
a) le dimensioni: la pianta deve avere dimensioni molto grandi per la specie oppure maggiori rispetto agli altri individui della stessa specie;
b) la longevità;
c) i requisiti storici: tutte le piante legate ad un evento storico rilevante vengono considerate monumentali;
d) la rarità: ad esempio una pianta con un grande valore biologico;
e) i requisiti paesaggistici e storico-architettonici: tutte le piante che hanno rilievo nel paesaggio e nelle aree importanti sotto il profilo storico e architettonico.





(foto da internet)

In Italia, i criteri generali per la definizione degli alberi monumentali sono stati definiti da una legge del 2013, la quale stabilisce l'obbligatorietà, per ogni comune, di censire i propri alberi monumentali. 
Il primo Censimento Nazionale degli Alberi di Notevole Interesse ebbe inizio nel 1982, individuando, in tutta Italia, ben 1255 esemplari. Da allora, grazie anche al contributo dei cittadini e delle associazioni ambientaliste, come, ad esempio,  l'Associazione Patriarchi della Natura e del Corpo Forestale dello Stato, l'elenco degli alberi monumentali è in continuo aumento. 







(foto da internet)

Tra gli alberi monumentali, segnaliamo l'albero più alto d'Italia che ha ben 62,45 metri di altezza e una circonferenza del tronco di 3,31 metri. È un abete dell'Oregon della riserva naturale di Vallombrosa, in Toscana, nel comune di Reggello, in provincia di Firenze. L'albero è stato scovato da SuperAlberi, un gruppo di esperti arboricoltori, agronomi e scalatori del Friuli, che, da quasi 30 anni, opera per studiare, tutelare e curare gli alberi monumentali. 
Gli alberi (alcuni di essi monumentali) hanno anche occupato pagine di rilievo nel cinema e nella letteratura italiana. 






(foto da internet)

Ad esempio, nella bellissima leggenda di Filemone e Bauci, dell'ottavo libro delle Metamorfosi di Ovidio, nella quale Zeus ed Ermes, vagando per la Frigia sotto sembianze umane, trovarono asilo solo nella povera capanna di Filemone e Bauci. Quando Zeus scatenò la propria ira contro i Frigi risparmiò i due coniugi, trasformando la loro capanna in un tempio lussuoso e offrendo loro la possibilità di esprimere qualunque desiderio. Filemone e Bauci chiesero di diventare sacerdoti del tempio di Zeus e di poter morire insieme. Alla loro morte, Zeus li trasformò in una quercia e un tiglio uniti per il tronco. 
O ancora nel bellissimo romanzo ll barone rampante, di Italo Calvino, ambientato ad Ombrosa, un paesino immaginario della riviera ligure, in cui, il protagonista del romanzo, Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile, dopo un futile litigio avvenuto tra lui e suo padre, decise di salire sugli alberi del giardino di casa per non scenderne mai più.






(foto da internet)

O la celeberrima Quercia del Tasso, sul colle del Gianicolo, a Roma, sotto la quale, Torquato Tasso, l'autore della Gerusalemme liberatanegli ultimi anni della sua vita, poteva ammirare, in silenzio, la vista della città eterna e alla quale lo scrittore Achille Campanile dedicò un delizioso testo umoristico (leggi>>).





(foto da internet)

Nel cinema, ricordiamo il film Il segreto del Bosco vecchio, di Ermanno Olmi del 1993 (vedi>>), una parabola ecologica sul rispetto per l’ambiente tratta da un racconto di Dino Buzzati. Il protagonista del film, il colonnello Sebastiano Procolo, eredita dallo zio parte delle sue tenute, il cosiddetto Bosco vecchio, mentre il resto è stato lasciato al nipote dodicenne di Sebastiano. Il colonnello vuole diventare il padrone dell’intera zona per poterne sfruttare le potenzialità e abbattere tutti gli alberi. Quando il bosco ne intuisce le intenzioni, ricorre ad una serie di geni, custodi degli alberi, che possono magicamente trasformarsi in animali o in uomini, per difendersi.
Nel 2014, il regista Mattia Colombo portò sullo schermo il documentario Alberi che camminano (vedi>>), scritto da Erri de Luca, che narra la seconda vita degli alberi, destinati a diventare navi, sculture, strumenti musicali e croci di vetta. 



venerdì 15 maggio 2015

Il Grab



(foto da internet)

Grab sta per Grande raccordo Anulare della Bici, ed è un progetto di VeloLove e Legambiente per portare le piste ciclabili a tutta Roma. Grab ha una sola lettera in più, rispetto al poco invidiabile pane quotidiano di tanti romani, il famigerato Gra (Grande Raccordo Anulare), l'anello che circonda la capitale e sui cui ogni giorno si spostano faticosamente i cittadini romani. 
Il progetto in questione prevede la realizzazione di un anello ciclopedonale di 44,2 km interno al territorio capitolino. In poco più di un'ora, e senza incrociare le automobili, porta, chi pedala dalla periferia, al centro. 
L'opera si presenta come un'infrastruttura leggera, ad alta redditività economica e low cost. Buona parte del tragitto individuato, concretamente l'80,3%, è già pronto e pedalabile in tutta sicurezza.  Il percorso è tutto pianeggiante e si snoda principalmente lungo vie pedonali e ciclabili, parchi, aree verdi e argini fluviali. Alcuni tratti si sviluppano su marciapiedi che possono facilmente accogliere una pista ciclabile. 



(foto da internet)

Il Grab collegherà una strada di più di 2000 anni fa, l'AppiaAntica, alle street art del Quadraro e di Torpignattara e unirà tra loro Colosseo, Circo Massimo, Caracalla, San Pietro e Vaticano, parchi e paesaggi agrari eccezionali (Caffarella e Acquedotti), ville storiche (Villa Ada, Villa Borghese, Villa Gordiani), i percorsi fluviali di Tevere, Aniene e Almone incrociando in alcuni punti diverse stazioni ferroviarie, le linee A e B della metropolitana e anche la futura linea C.
Grande sostenitore del progetto è il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Secondo il ministro "l'anello può rappresentare una scelta vincente per Roma e per il nostro Paese che ha bisogno di una narrazione diversa della città. La bicicletta è un mezzo intelligente sicuro e amichevole per visitare la città, ed è un veicolo eccezionale per poter diventare nuovi turisti, soprattutto in vista del Giubileo".


  (foto da internet)

Favorevole al progetto anche il sindaco di Roma Ignazio Marino. Secondo gli esperti, la greenway romana, porterà benefici all'ambiente e alla salute, migliorando la qualità dell'aria e la vita dei cittadini. 
Roma è attualmente al 55esimo posto tra le città più ciclabili d'Italia: con questa pista urbana, Roma entrerebbe con forza nei poli di attrazione principali per tutti gli amanti del cicloturismo, degli sport all'aria aperta, per i bambini e per i disabili. La ciclovia, infatti, è progettata per renderla accessibile alle persone con disabilità motoria o sensoriale. La pista verrà aperta parzialmente al pubblico domenica 17 maggio.
Una maniera diversa e originale di conoscere la città eterna!


venerdì 4 marzo 2011

La ferrovie dimenticate


(foto da internet)


Domenica prossima si terrà in Italia un'interessante inziativa dedicata alla Ferrovie dimenticate. L'organizzazione di tale evento è a cura di Co.Mo.Do., una confederazione di Associazioni che si occupano di mobilità alternativa e di tempo libero.
Gli obiettivi di Co.Mo.Do. sono la promozione, attraverso forme e modi da definire, di una rete nazionale di mobilità dolce che abbia come requisiti fondamental il recupero delle infrastrutture territoriali dismesse (ferrovie, percorsi storici ecc.), la compatibilità e l’integrazione fra diversi utenti; la separazione dalla rete stradale ordinaria, o in certi casi la protezione della mobilità dolce sulle strade promiscue con i mezzi motorizzati a bassa intensità di traffico e ’integrazione con il sistema dei trasporti pubblici locali e con la rete dell’ospitalità diffusa.
Per festeggiare, a modo nostro, tale evento, vi proponiamo un magnifico itinerario in Liguria, di circa 24 km: la Genova-Casella.




(foto da internet)


La Genova-Casella è uno dei rari esempi di ferrovia a scartamento ridotto, sopravvissuta al boom della motorizzazione privata, che negli anni '60 contribuì alla chiusura di molti altri impianti similari.
Questa ferrovia infatti rappresenta una importante via di collegamento, dalla stazione di Genova Manin,per tutti coloro che abitano nelle valli dei torrenti Bisagno, Polcevera e Scrivia, nell'entroterra genovese, e se ne servono ogni giorno per lavoro o per turismo.
La gestione della Ferrovia Genova-Casella era privata fino al 1949.
Dal 2002 l'impianto e i treni, che prima erano di proprietà dello Stato, sono passati alla Regione Liguria.
Dal 2010 la gestione della Ferrovia è passata all'Azienda Municipale dei Trasporti di Genova.
In treno, e a passo lento, vi proponiamo un modo diverso di conoscere Genova e di assaporare i segreti dei paesi dell'interno.

Buon viaggio!