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mercoledì 27 marzo 2019

Un paese che cade a pezzi

Metro Roma, disagi senza fine: chiuse fermate Spagna e Barberini dopo l'incidente della scala mobile "impazzita"
(foto da www.repubblica.it)


Ancora scale mobili che si accartocciano nella metro di Roma. È successo alla stazione della metropolitana Barberini: un gradino è "impazzito" e nel giro di pochi secondi la scala si è distrutta in superficie. Nessun ferito, fortunatamente, ma a chi vi era sopra sono ritornate alla mente le scene di ottobre, quando i tifosi del Cska in trasferta  per il match di Champions League furono inghiottiti dai gradoni impazziti, rimanendo gravemente feriti. 

Barberini è stata chiusa: i treni transitano ma non si fermano. "Utilizzare la fermata Spagna", consiglia l'altoparlante nelle stazioni, mentre i tecnici sono già al lavoro, assicura l'Atac.


(foto da www.lastampa.it)


"Sono state scene di panico - raccontano alcuni viaggiatori- a 6-7 file dal punto in cui la scala mobile si è rotta - Abbiamo sentito uno scossone, poi qualcuno è caduto. In cima, dove i gradoni si sono spaccati, c'erano persone giovani e coi riflessi pronti che sono riuscite a saltare. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se ci fossero stati degli anziani".

Sempre a Barberini  il 22 febbraio scorso, altri passeggeri avevano vissuto la stessa scena.  Anche in quel caso non ci furono feriti per un caso fortuito: erano in 50 su quella scala mobile. La stazione fu chiusa: un'ora prima si era rotta un'altra scala a Policlinico.

mercoledì 14 settembre 2016

Il clima cambia lo stivale

(foto da www.la stampa.it)

Clima imprevedibile: picchi di polveri sottili che aleggiano per settimane sulle città. Aumento dell’incidenza di malattie respiratorie e allergie che non rispettano più il calendario delle stagioni. Fenomeni che possono apparire distanti tra loro, ma che sono legati da un unico filo conduttore: il cambiamento climatico che sta riguardando il pianeta. Non ne è immune l’Italia, se si considera che dal 2010 a oggi si sono registrate 204 emergenze: tra allagamenti, frane ed esondazioni. Per ultimo il nubifragio che ha colpito la Puglia, durante l'ultimo fine settimana. L’istantanea, con uno sguardo al futuro, è stata scattata nei mesi scorsi dall’associazione nel dossier «Le città italiane alla sfida del clima», redatto in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente. I maggiori danni si sono finora concretizzati nelle città, ritenute il cuore delle sfida climatica. È nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, mettendo in pericolo vite umane e provocando danni a edifici e infrastrutture. 
  Risultati immagini per alluvioni in puglia
(foto da internet)

Finora sono stati 101 i Comuni sparsi lungo la Penisola colpiti da fenomeni atmosferici estremi, dal 2010 a oggi. Allagamenti, frane, esondazioni: c'è un po' di tutto nell'archivio gestito dal Centro Nazionale delle Ricerche. Inevitabili le ripercussioni alle infrastrutture e al patrimonio storico del Paese. Ma l’emergenza è anche sanitaria, se le inondazioni di cinque anni hanno provocato, soltanto in Italia, 140 morti e l'evacuazione di oltre trentaduemila cittadini. Non meno rilevanti sono gli impatti sanitari provocati dalle canicole estive. A luglio del 2015 le temperature superiori alla media nelle città del Nord e del centro (+ 4 gradi rispetto ai valori del periodo), associate ad elevati tassi di umidità, hanno aumentato il disagio della popolazione. E numerose ricerche hanno dimostrato l’associazione tra elevate temperature e salute della popolazione, in particolare degli anziani che vivono in ambiente urbano. 
  Risultati immagini per mal tempo in italia
(foto da internet)

Una situazione che ha portato il Paese a spendere, tra il 1944 ed il 2012, 61,5 miliardi di euro solo per i danni provocati dagli eventi estremi succedutisi sul territorio. Inutile stupirsi, dunque, se l’Italia rappresenta uno dei primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: con circa 3,5 miliardi spesi ogni anno, dal 1945 in avanti. Dal 1950 a oggi sono state 5.459 vittime le vittime conteggiate in oltre quattromila eventi tra frane e alluvioni. Danni meno rilevanti, ma non per questo trascurabili, hanno riguardato la rete di trasporti locali e nazionali e quella elettrica, costretta sovente al blackout a causa del maltempo. 
  Risultati immagini per speculazione edilizia
(foto da internet)

Colpa anche della speculazione edilizia, corresponsabile del dissesto idrogeologico che tocca l’Italia in maniera omogenea, da Nord a Sud: con percentuali inferiori soltanto nelle isole. Così, sulla spinta degli input che giungono pure da Bruxelles, Legambiente ha chiesto ai Comuni di «mettere in sicurezza le aree più a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore». Una politica idonea, secondo l’associazione, dovrebbe prevedere la messa a punta dei piani clima delle città, come da anni accade già in diverse realtà straniere: uno strumento che consenta di individuare le aree a maggiore rischi e rafforzare la sicurezza dei cittadini. 

mercoledì 20 aprile 2016

Il falso made in Italy

(foto da internet)

Mentre l'economia globale stenta e ristagna, quella del falso tira alla grande: in cinque anni, dal 2008 al 2013, ha più che raddoppiato il suo giro d'affari, stima l'Ocse sulla base dei sequestri operati alle dogane. 
 L'Ocse calcola, infatti, che i beni contraffatti o piratati abbiano generato, nel 2013, scambi fino a 461 miliardi di dollari. Più o meno quanto valevano, nello stesso anno, le esportazioni (legali) di un Paese di prima fila nel commercio mondiale, come l'Italia. O il prodotto interno lordo di un Paese di media grandezza: i falsi valgono quanto tutto quello che in un anno produce l'economia austriaca, dalle vacanze sugli sci in Tirolo al festival di Salisburgo. 

Nessuno, ormai, smercia falsi alla vecchia maniera. L'industria della contraffazione è globale, agile, tecnologicamente aggiornata, logisticamente ramificata nel mondo, saldamente installata sul web, dotata di un catalogo merci pressoché inesauribile. 

(foto da internet)


Il problema è che i sequestri sembrano tanti: gli economisti dell'Ocse e della Ue che hanno redatto lo studio ne hanno analizzati oltre 100 mila l'anno. Ma il giro d'affari ormai è molto più ampio. Meno di un articolo falso su dieci arriva alla dogana nel cassone di un camion. Il 60 per cento viene elegantemente recapitato per posta o per corriere, in un piccolo pacchetto dedicato, nella ragionevole convinzione che i doganieri non possano aprire tutti i piccoli pacchetti sospetti, confusi tra i milioni che l'e-commerce distribuisce nel mondo. Anche per conto, infatti, dell'industria della contraffazione che, ormai, opera quasi esclusivamente via web. E via web vi vende scarpe Nike, occhiali Ray Ban, borse Louis Vuitton, orologi Rolex, i quattro prodotti che sono le star del falso. 



(foto da internet)

Con un'accorta strategia di marketing. Perché, come le aziende più sofisticate, i falsari distinguono i mercati e adeguano i prezzi. C'è un mercato primario, in cui il falso viene presentato come il prodotto vero e il prezzo si avvicina, con la sola differenza di uno sconto appetibile, ma credibile. E c'è un secondario, in cui nessuno bara, tutti sanno che stiamo trattando roba che sembra vera, ma non lo è, e il prezzo precipita di conseguenza. Lo si capisce dal valore dichiarato alla dogana per la merce sequestrata.


(foto da internet)


Lo stesso paio di Nike, infatti, può costare - a seconda che il falso sia confessato o no - dai 5 ai 200 dollari. I Ray Ban da 5 a 150. Una borsa Louis Vuitton da 5 a 1.500 dollari. Da 5 a 20 mila dollari un orologio Rolex. Ma questi prodotti sono solo la punta dell'iceberg. I falsari smerciano di tutto. A scorrere la lista dei sequestri, soprattutto scarpe, abbigliamento e pelletteria. C'è, però, anche un fiorente mercato di falsi business-to-business. Ovvero, aziende che comprano macchinari, prodotti chimici, strumenti ottici ed elettronici, parti di ricambio contraffatte. Qualche volta sapendolo e risparmiando sul prodotto. Qualche volta, no. E tirano anche i prodotti di ogni giorno: giocattoli, medicine, cosmetici, profumi. Ci sono anche merci del tutto insospettabili. Sotto sequestro, dicono i registri, finiscono spesso anche fragole, banane, olio di cocco. In questi casi, le fragole sono vere. Ad essere falsa è la provenienza.


(foto da internet)


Nella sostanza, dovunque ci sia un brevetto c'è il rischio della contraffazione. Il Paese i cui prodotti vengono più spesso falsificati sono gli Stati Uniti, a cui fa riferimento il 20 per cento dei sequestri. Ma una sorta di premio alla qualità e all'unicità tocca all'Italia che viene subito dopo, con il 14,6 per cento dei sequestri. Prima della Francia (12,1 per cento). Ma, nella sua ascesa al rango di economia moderna, anche la Cina conquista un posto nella classifica dei piratati e contraffatti, con l'1,3 per cento dei sequestri.



(foto da internet)

Di solito, orologi, scarpe e pelletteria vengono dalla Cina o da Hong Kong. Profumi e abbigliamento dalla Turchia. Ma un posto di riguardo tocca all'isola di Tokelau, nel mezzo dell'Oceano Pacifico, 10 chilometri quadrati e 1.400 abitanti. Il suo segreto è il commercio via web. Occhio dunque alla roba che arriva dai siti ".tk".

mercoledì 27 gennaio 2016

Strane notizie da Roma Termini

(foto da repubblica.it)

Lo scorso lunedì si è seminato il panico a Roma Termini a causa di un uomo presuntamente armato che dalla stazione della metro B1 di Jonio è arrivato ad Anagni attraversando indisturbato otto fermate di metropolitane e, soprattutto, Termini, con un fucile in bella vista. 
L'arma, però, è risultata poi finta e innocua.
Il signore è un pizzaiolo di 44 anni, residente a Roma, separato, che ogni settimana si reca ad Anagni per incontrare il figlio, che vive con i nonni, al quale aveva comprato il fucile giocattolo. Identificato, è stato portato in caserma per essere ascoltato, avrebbe raccontato di aver aspettato per mezz'ora a Termini senza che nessuno gli dicesse nulla, e quando il treno è partito, di non essersi accorto del clamore che si lasciava dietro. Ha confermato poi di essere arrivato ad Anagni e di aver preso il pullman che lo portava a casa dei genitori dove ha regalato il giocattolo al bambino. "Tanto clamore solo per aver portato un'arma-giocattolo da regalare a mio figlio" avrebbe detto.

(foto da internet)




Ma ieri, per il sistema della sicurezza, c'è stato il materializzarsi della paura più temuta: la possibilità del terrorista solitario. Rintracciato solo dopo 15 ore. La prima segnalazione al 112 è arrivata da una donna, alle 19.42: "Sono a Termini. C’è un uomo armato in metropolitana, l’ho visto dalla fermata Bologna". La donna fornisce anche la descrizione di quel potenziale terrorista, ignaro del caos che si stava scatenando attorno a lui: cappellino bianco, scarpe a punta, giubbotto celeste, fucile che spunta dalla giacca. Cinque minuti dopo, alle 19.47, dalla sala operativa della questura vengono spedite 14 volanti a Termini. La stazione viene “cintata”, è questo il termine tecnico degli operatori della sicurezza, i binari bloccati da 70 agenti, e da Doppia Vela, il nome in codice della polizia in radio, arriva anche la suddivisione dei compiti tra gli equipaggi delle volanti. La Polfer intanto scandaglia le immagini delle telecamere e individua le immagini giuste dell’uomo che intanto sta facendo tremare i passeggeri di Termini. Sui social network c’è chi twitta le immagini dei treni bloccati.


mercoledì 13 aprile 2011

Che temp' e munnezza!

(foto da internet)



Pino Daniele cantava Napoli e alla sua città natale dedicò una delle più belle canzoni sulla città partenopea. Era il lontano 1978, Berlusconi non esisteva politicamente e l’Italia non era un paese così sgangherato, ma la realtà della città simbolo del Sud Italia non è mai stata facile.



Adesso è Roberto Saviano colui che ha il compito di spiegare cosa succede con i rifiuti della città di cui Goethe scrisse meraviglie.





Ma i napoletani, a dispetto di tutto e di tutti, insistono con il loro fatalismo e, visto che la situazione non migliora, hanno deciso di riderci sopra ed hanno inventato un nuovo programma: Che temp' e munnezza! (lIl termine munnezza è una parola del dialetto napoletano che significa "spazzatura", ma è anche un sinonimo di "schifo"). La sigla è quella delle previsioni del meteo, la cartina geografica pure, non manca la bacchetta e neanche il sorriso smagliante. Ma, se ci si sofferma sull’abbigliamento, un vestito collage di sacchetti per l’immondizia e degli occhiali da brutto anatroccolo, ci si sente un po’ smarriti, e se poi si aggiungono le precisissime previsioni fatte dalla «Munnezzina» (storpiatura in tutti i sensi delle più famose ed avvenenti «meteorine»), il risultato è a dir poco scioccante.




Insomma un vero e proprio bollettino «munnezzologico» in onda ogni venerdì sera su Tela A, un’emittente privata napoletana. Un bollettino con tutti i crismi, prodotto da un fantomatico «Centro munnezza meteo», in grado di segnalare le zone dove la concentrazione di immondizia è maggiore e anche di spiegare, questa volta in maniera scherzosa, il perché di quell’accumulo. Preoccupiamoci dunque per l’aumento delle «precipitazioni di indifferenziato e di umido», e speriamo nelle «schiarite previste nella zona orientale di Napoli», anche se il «miglioramento» è causato da uno «spostamento non autorizzato di rifiuti misti, per cambio di stagione».


(foto da internet)

L'autore della striscia televisiva risponde al nome di Gianni Simioli e rivela come è nata l’idea: «Una sera al telefono per fissare un appuntamento di lavoro, ci siamo chiesti se ci fosse spazio per parcheggiare le auto, vista l’ingombrante presenza dei sacchetti. Quando mi ha detto: “Puoi venire, c’è spazio per la macchina”, la riflessione è stata immediata». E così gira in auto la città e prende appunti, segnando le zone impraticabili e redigendo le previsioni lette poi, in video, da sua sorella Loredana - la «munnezzina» o la «sacchettina» che dir si voglia, ma anche «Miss Munnezza» con tanto di fascia - nei tre minuti in cui si condensa la striscia.




(foto da internet)



E dopo i rifiuti nel presepe, le poesie dello spazzino-poeta che attacca sui cassonetti versi in vernacolo che si chiudono sempre con «Cchiù ammore pe’ chesta città» («Più amore per questa città»), il Munnezza-day (hanno sfilato in migliaia per urlare tutta la loro indignazione verso un’emergenza lunga 17 anni), ci mancava solo il meteo dell’immondizia. «Allora - conclude Simioli - se questo è lo scenario, perché non riderci su, magari lanciando anche, implicitamente, un allarme sulla situazione che stiamo vivendo?».

lunedì 13 settembre 2010

Una città "abbellita" dal cemento???

(foto da internet)


Italia chiama Spagna. E questa volta non è la movida, nè la corrida, neanche il flamenco e nemmeno la gastronomia. È il momento dell'urbanistica. Infatti Salerno, piccola città della Campania, famosa per la costiera amalfitana (un'oasi in una regione del Sud Italia, sempre più solo famoso per la malavita, i rifiuti o i danni atmosferici), grazie a un sindaco megalomane vuole imporsi sul panorama europeo come la Barcellona del Tirreno e su quello internazionale vuole echeggiare il profumo del petrolio di Dubai.
Un'idea lungimirante o semplicemente fuori luogo? La risposta rimane in sospeso, ma per il momento, il comune va avanti con il progetto di rivisitazione della città, disegnato dall'architetto catalano Ricardo Bofill, che trova consensi, ma anche tanti oppositori.

(foto da internet)


L'ultimo sogno del sindaco Vincenzo De Luca (soprannominato dai cittadini Vincenzo la fontana, per la sua ossessione di riempire le piazze della città con getti d'acqua maestuosi) si chiama Vela, un grattacielo di 79 metri, simile all'opera famosissima che disegna lo skyline di Dubai, ma anche gemella di quella realizzata dallo stesso Bofill a Barcellona.
E poi c'è il non meno controverso Crescent, un enorme complesso condominiale a forma di ferro di cavallo, sempre firmato Bofill, avversato da parte dei cittadini soprattutto perché priverà la città della spiaggia cittadina di Santa Teresa. Entrambi i progetti sono definiti un ecomostro, a detta degli oppositori, che hanno dato il via al sito Noveladisalerno.it, proprio per protestare contro la realizzazione dell'opera.

La vasta opera di riqualificazione comporterà una spesa di circa 220 milioni di euro, di cui 70 solo per Vela. Per gran parte dell’investimento è previsto il project financing, mentre finanziamenti pubblici dovrebbero essere utilizzati solo per alcuni interventi strutturali. Ovvero una maniera del comune per far soldi???

(foto da internet)



La notizia è che El pegote o El monstruo ha suscitato l'interesse di El País, che si fa eco della discussione del progetto dell’archistar sostenendo che anche il redattore del Piano regolatore della città di Salerno, un altro catalano famoso, Oriol Bohigas, avrebbe duramente criticato il disegno urbanistico del collega. E proprio l'architetto di moda della Barcellona olimpica, a Salerno, abbandonò il posto, dopo aver toccato con mano che il grande riformatore nonché sindaco della città tirava più per il calcestruzzo che per il verde. Almeno questa fu la versione ufficiale e, per carità, non fa onore ricordare la difficoltà di lavorare in santa pace in una zona in cui convivono parallelamente due Stati.


(foto da internet)



Insomma, la sfida di De Luca è guadagnare visibilità nazionale e internazionale mettendo sotto contratto certe stelle dell’architettura. Nel suo desiderio di erigere la Barcellona del Tirreno, il sindaco sostiene che «l’opera genererà grandi benefici non solo per la sua qualità urbanistica ed economica, ma anche perché muterà il destino della città facendola diventare un grande attrattore turistico, culturale e per il tempo libero».
De Luca ha contrattato in diciassette anni di mandato (con un'interruzione un po' disastrosa per il politico di quattro anni al Parlamento) una lista di architetti che toglie il fiato. Il recente libro La Colata, il partito del cemento descrive gli attentati urbanistici perpetrati a destra e manca in Italia, e pone come esempio di ecomostro la dismisura del Crescent: 280 metri di lunghezza per 28,10 metri di altezza.



lunedì 29 marzo 2010

Vuoi viaggiare in treno? Nein Danke, besser in einem Zug!

(foto da internet)




Nell’aria si respirava l’atmosfera natalizia. Il clima dello scorso dicembre era gelido e chi, per necessità, deve prendere un treno in Italia, durante le festività, è preparato al peggio. Ma, nello scorso gelido dicembre, mentre i treni italiani arrancavano in tutto il Nord, in ritardo per il maltempo, e il numero uno delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, tra un'inaugurazione di un treno Frecciarossa e l'altra, invitava i passeggeri a portarsi a bordo panini e coperte, un convoglio austriaco-tedesco, nuovo di zecca, con personale italiano, viaggiava indisturbato tra Monaco di Baviera e Bologna, “bucando” il Brennero dieci volte al giorno.
Era l'Eurocity che la compagnia tedesca Deutsche Bahn e quella austriaca Öbb hanno lanciato in partnership sulla rete italiana lo scorso 13 dicembre.







(foto da internet)





Cosa significa? Che si è cominciato a scalfire il monopolio di fatto di Trenitalia nel mercato passeggeri, visto che i clienti possono acquistare i biglietti anche per tratte tutte interne ai confini italiani (Milano Garibaldi, ma anche Verona Porta Nuova, Trento e Bolzano tra le principali fermate).

Ma la sfida a Trenitalia non finisce qui: da un po’ più a nord del confine, con prenotazione anticipata, si consentono viaggi in treno low-cost anche in Italia. Turisti e pendolari del binario ringraziano la nuova concorrenza, ma quello che ogni giorno collega Monaco di Baviera, Bolzano, Trento, Verona e Bologna (con una corsa anche verso Milano) è ancora un treno fantasma.

Attenzione, non chiedete informazioni alla biglietteria della stazione (dove fingeranno di non saperne nulla), non cercatelo sui tabelloni dell'orario ufficiale (dove non risulta), inutile anche chiamare l'ufficio informazioni delle ferrovie italiane. Nello scorso dicembre, le ferrovie italiane, alle proteste per le mancate informazioni sulla concorrenza replicarono così: «Non siamo tenuti a dare chiarimenti sui servizi di altre aziende».






(foto da internet)




Per viaggiare a basso costo bisogna invece collegarsi al sito Internet di Deutsche Bahn, la società tedesca, oppure a quello dei colleghi austriaci di Öbb che insieme alle Ferrovie Lombarde hanno inaugurato la guerra dei prezzi sulla linea del Brennero.

Chi decidesse di salire a bordo al volo dovrà acquistare il biglietto dal controllore (in mancanza di meglio, si può fare anche così) pagando un conto più salato!

E a tre mesi dalla partenza del primo treno ecco arrivare le offerte di Pasqua annunciate con una campagna pubblicitaria sui giornali per dire basta all'epoca del passaparola. Viaggiano gratis sulle tratte internazionali i bambini con meno di 15 anni, biglietti a 9 euro sulle tratte nazionali, da Bolzano a Milano, oppure Bologna, poco importa, purché il viaggio venga prenotato con almeno tre giorni d'anticipo su Internet o presso una delle agenzie convenzionate. Specchietto per le allodole? Può darsi, ma la prova del call center è superata: «Sì - dice la voce - i biglietti a 9 euro sono disponibili».






(foto da internet)


Tutto questo ricorda un po' la rivoluzione dei voli aerei low-cost, secondo il principio prima paghi e meno paghi. Allora, mentre le ferrovie italiane si concentrano sull'alta velocità, c'è chi comincia a viaggiare in treno come in aereo: scegliendo la compagnia in base al prezzo. Ora si può, almeno al nord, perché non tralasciate il particolare che il sud, invece, è sempre più irraggiungibile, con o senza compagnia di bandiera.
I manager di Db e Öbb per il momento contano 2 mila passeggeri al giorno e annunciano entro l'anno un collegamento con Venezia - già programmato ma reso difficile da problemi tecnici - e più giù verso Firenze, cioè la destinazione più meridionale della sfida tedesca in Italia.
Il Monaco-Bologna passa ogni giorno da tre mesi alla stazione di Trento dove ferma, puntuale, alle 14 e 04. Sulle carrozze sono evidenti i colori stranieri del convoglio ma sul marciapiede c'è sempre qualcuno che si chiede: «Ma che treno è?». Viaggiatori ancora pochini; i passeggeri, in stazione, continuano ad attendere un treno dall'aspetto "familiare", con il biglietto da obliterare o l'abbonamento in tasca. Eppure basterebbe salire, e poter viaggiare come in Europa, acquistando il biglietto a bordo, con personale trilingue, carrozze pulite e soprattutto puntuali.




(foto da internet)




I pendolari del treno certo non avranno risolto i loro problemi, ma ... qualcosa si comincia a muovere. Austriaci e tedeschi hanno preceduto, infatti, Arena Ways, una piccola compagnia torinese che entro l'anno viaggerà sulla Milano-Torino, mentre nel 2011 la Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori di Luca di Montezemolo e Diego della Valle) lancerà la sua sfida ad alta velocità a Trenitalia, e quindi punterà soprattutto sulla fascia alta dei viaggiatori.

lunedì 22 marzo 2010

Rifiuti con glamour

(foto da internet)




Proprio nella città in cui, si dice, si trovi l'albero più grande d'Italia: in piazza Marina, un ficus magnolioides del Giardino Garibaldi, piantato appena nel 1863, da un ramoscello proveniente dall' isola di Lord Howe, nel Pacifico meridionale. Ma...flora a parte, il capoluogo della Sicilia è notizia non certo per questo. L'emergenza rifiuti continua: dopo Napoli ecco Palermo. A mo’ di denuncia è stata inaugurata lo scorso 16 marzo, a Palazzo Fatta (Piazza Marina) la mostra Aziza Munnizza, un reportage realizzato dal trio MatFraMat.






(foto da internet)




MatFraMat è un sodalizio artistico nato dall’incontro tra la fotografa Matilde Incorpora, la stilista Francesca Catania e la modella Matilde Caruso. Insieme hanno realizzato Aziza Munizza, la prima di una serie di inchieste per richiamare l’attenzione su temi sociali di scottante attualità.




(foto da internet)




Per realizzare il set non è stato necessario spendere un euro. Infatti hanno fatto da sfondo i cumuli di rifiuti che popolano le strade di Palermo. Il set fotografico è stato allestito fra le cataste di spazzatura abbandonate per le vie di Palermo, città dalla storia millenaria, chiamata Ziz, il Fiore, dai suoi primi abitanti, i Fenici, e rinominata Aziza, la Splendida, dagli arabi che la occuparono nell’827. E la bellezza di questa città, orgoglio del Mediterraneo, nonostante tutto e tutti, sopravvive ancora oggi in mezzo al degrado.





(foto da internet)




L’umorista Franco Donarelli ironizza sul rapporto fra i palermitani e la munnizza (spazzatura): «un tempo ci guardavamo bene dal rimuoverla dalle nostre strade, quando le carrozze che filavano galeotte procedevano felpate sulla munnizza senza turbare il sonno degli innocenti. Occorreva soltanto rinnovarla di tanto in tanto affinché altri zoccoli di altri cavalli continuassero la loro corsa sui selciati, ovattando l’eco del loro scalpitare. Ci mancava la neve. E allora la munnizza...».





(foto da internet)



Com'era da immaginarsi, la polemica non si è fatta attendere. C'è chi è a favore, e chi, invece, è stanco che il bel capoluogo della Sicilia solo è notizia se si tratta di mafia o di rifiuti.
Voi, cosa ne pensate di questa iniziativa, sicuramente audace e un po' eccentrica?

lunedì 8 marzo 2010

24 ore senza di noi

(La black Gioconda di Lola e Oliviero Toscani da http://www.repubblica.it/)







Lo scorso primo marzo gli immigrati hanno incrociato le braccia: "Primo marzo. Una giornata senza di noi". Sessanta città italiane, 50mila membri su Facebook, decine di migliaia di cittadini italiani e stranieri in piazza per partecipare all'iniziativa "24 ore senza di noi", promossa contro il razzismo e per i diritti dei quasi 5 milioni di cittadini di origine straniera che vivono e lavorano in Italia.








(foto da internet)


Uno slogan «Non siamo criminali, non siamo clandestini, ecco a voi i nuovi cittadini» che è partito sull'onda dei tamburi da Milano, è rimbalzato a Roma, è giunto a Rosarno, è passato per Napoli, e ha invaso molte altre città italiane.
Il giallo è il colore della giornata dello "sciopero". Il comitato Primo marzo ha denunciato la politica di non gestione del fenomeno migratorio seguita dal governo italiano: «Si vogliono cacciare gli stranieri quando il 20% della ricchezza del Paese viene proprio dal contributo dei lavoratori extracomunitari».



(foto da internet)


A Milano in centinaia hanno sfilato e gridato tanti slogan, tra cui: "Basta razzismo, siamo i nuovi cittadini, le vostre pensioni le paghiamo noi".

In realtà, i motivi della manifestazione sono tanti, ma probabilmente il principale è quello di farsi accettare soprattutto dalla gente comune. Molti dei manifestanti si lamentano che, nonostante i lunghi anni trascorsi nella penisola, vengono ancora guardati con disprezzo per il colore della propria pelle.






A Roma, centinaia di rifugiati e richiedenti asilo insieme ai volontari, e con Legambiente, hanno ripulito il parco di Colle Oppio. Un gruppo di immigrati ha persino manifestato sotto la sede dell'Inps, chiedendo che vengano restituiti ai lavoratori stranieri i contributi versati per gli anni lavorati in Italia, anche nel caso in cui decidessero di tornare in patria.
C’è anche un maxi-divieto di accesso, uno striscione, esposto davanti alla sede del ministero dell'Istruzione: "Eccetto per gli studenti bianchi, ricchi e italiani".

Il corteo più multitudinario è stato quello di Napoli dove a sfilare sono stati quasi in 20mila. In piazza le maggiori comunità straniere, dal Bangladesh al Burkina Faso, dal Marocco al Senegal.

Invece, l'iniziativa promossa a Trieste, in occasione dello sciopero degli immigrati, è stata quella di andare in giro per la città a cercare scritte razziste sui muri per cancellarle.

La giornata è stata anche occasione di denuncia: a Caserta i giovani di un centro sociale hanno mostrato un video al direttore generale dell'Azienda trasporto pubblico, in cui si è visto che molti autisti dei mezzi pubblici, su alcune linee, non effettuano le fermate lungo il percorso se in attesa ci sono solo immigrati.



(foto da internet)





Dappertutto molti gli striscioni e i cartelli con frasi come: "No al razzismo istituzionale", "Italiani e migranti per una nuova cittadinanza", "Troppa intelligenza nessun diritto", "Siamo tutti cittadini".
Insomma, uno sciopero particolarmente significativo, perché mostra quella indispensabile integrazione o convivenza che semina il futuro delle società. Ma la risposta della Lega Nord non si è fatta attendere, visto che all’indomani, la Lega, ha convocato, a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, una contromanifestazione in risposta allo sciopero degli immigrati.


lunedì 5 ottobre 2009

Decrescita

(foto da internet)

Cronaca della crisi di un autunno bollente:

Gli imprenditori non se la passano per niente bene, e alcuni di loro sembrano addirittura sull'orlo di una crisi di nervi. Leggete un appello di un imprenditore milanese al limite:
Chiedo un prestito d'onore per non andare protestato, sono una persona perbene che chiede aiuto pubblicamente perché non debbo vergognarmi di niente. Cerco una persona seria, un imprenditore illuminato e sensibile che creda in me visto che lo Stato e le banche hanno deciso di abbandonare le persone perbene. Chiedo aiuto perché sono in grado di restituire i soldi a chi potrà aiutarmi.

Lui, per sua fortuna, di risposte ne ha ricevute tante, ma molti altri invece, davanti allo spettro del fallimento vengono colpiti da depressione: sembra che gli imprenditori abbiano paura di non poter più garantire il futuro ai loro dipendenti, non essere all'altezza del padre da cui spesso hanno ereditato l'azienda e hanno un problema di ansia da colloquio con direttori di banca.



(foto da internet)


Ancora... Dopo l'odissea degli operai di Metalli Preziosi che sono scesi dal tetto solo dopo aver ricevuto delle precise garanzie sul futuro dell'azienda, l'autunno caldo è appena cominciato, perché, purtroppo, ancora ci sarà da tremare. Ne stanno facendo le spese soprattutto i neolaureati; infatti, oggigiorno, per per chi si diploma, o si laurea, trovare un lavoro è una missione quasi impossibile e gli unici "ammortizzatori sociali" restano i genitori.


(foto da internet)


Ma, d'altro canto, se non sono garantiti i diritti di un lavoratore, in un momento di crisi come questo attuale, incombe il "pericolo di sciopero". Cosa succede se l'azienda in questione è un colosso della grande distribuzione come Carrefour, casa madre in Francia, 11 mila punti vendita in 30 paesi del mondo, con 70 iper in Italia? Ecco il manuale antisciopero:


(foto da internet)

Dunque, «Lo sciopero è una prova di forza». Da vincere. E, come in una guerra, la vittoria va costruita. Per tempo. Come? Classificando il personale in gruppetti: verdi, gialli, rossi. E «concentrandosi sui gialli, gli indecisi», con grandi sorrisi, «pacche sulla spalla, il caffè e la brioche offerto nella pausa». Il manuale in questione è rivolto a manager, capireparto e capiturno che nel giorno «x» dovranno «indossare calzature comode» ed essere eleganti. Lo sciopero da sventare era quello dello scorso sabato 3 ottobre.



Bé i tempi sono duri, siamo in un'epoca di decrescita, per dirla con le parole del saggista Maurizio Pallante. Inevitabilmente si dispone di più tempo per riflettere: con le tasche vuote non si può andare tanto in giro, perché altrimenti arrivare fino all'ultimo del mese diventa una corsa contro il tempo.
Che ne dite?




martedì 10 febbraio 2009

Un sms per dire basta!

(foto da internet)


Qualche giorno fa, il nostro collega di tedesco, Martin, con un sorrisetto ironico, ma, in fondo, allibito, ci disse che l’Italia non avrebbe mai finito di stupirlo: un ministro che finisce una storia con un sms di dominio pubblico rappresentava qualcosa molto difficile da digerire...

Martin ci disse che sarebbe stata un buon argomento da scrivere sul blog, e lo facciamo, anche se con un po', anzi molta, vergogna!!!

Come si potrebbe spiegare il Belpaese di oggigiorno a uno straniero? O meglio, come fargli capire che il cavaliere non solo sta distruggendo la politica, ma anche il buon costume e non tutti gli italiani sono d'accordo?

L'argomento da sottoporre è di politica, ma, in realtà, è da rotocalco: si tratta della storia d’amore tra il ministro degli esteri Frattini e Chantal Sciuto (per la cronaca, lei, la lady-Farnesina è in realtà «la dermatologa dei vip»): un amore durato nove mesi, con tanto di debutto ufficiale nella romantica Avignone, e che era anche finito sulle copertine dei giornali di gossip. All'inizio, Frattini e Chantal si erano frequentati in segreto. Poi, però, sul ministro degli Esteri erano piovute critiche per essere andato in vacanza alle Maldive durante la crisi in Georgia, e le riviste gossippare si erano scatenate cercando di dare un nome e un volto alla sua nuova fiamma. Alla fine, la rivelazione, con tanto di comunicato. «Tra Frattini e Chantal - aveva annunciato l'ufficio stampa ingaggiato dalla Sciuto - circa quattro mesi fa è scoccata la scintilla d'amore e tutto fa supporre che sia una di quelle rare love story che si contano sulla punta delle dita e che fanno sognare». Il sogno, però, è durato nove mesi e qualche secondo...





(foto da internet)




Infatti, se per annunciare la love story era stata ingaggiata un’agenzia di pubbliche relazioni, con un comunicato stampa corredato di foto della raggiante neo-coppia, che ricostruiva «una di quelle love story che fanno sognare, un amore che va ben oltre la popolarità da copertina», per terminarla è bastato un semplice messaggino telefonico. . Eh sì, oramai la politica è fatta anche di queste cose!!! In questo mondo incantato è bastato un sms per terminare il grande amore!!! Non si può dire che il ministro sia un uomo all’antica! Probabilmente sarebbe demodé dichiarare/concludere il proprio amore in altro modo, ci vorrebbe troppo tempo per pensare le cose giuste da scrivere e toglierebbe troppo tempo alla sua vita da ministro!!! Meglio un sms e un po' di pubblicità!





(foto da internet)



In realtà, sembra che , a corto di idee e progetti credibili, il potere ha imparato a gestire il gossip per farsi tornare utili magagne, speranze, impicci, traumi infantili, sentimenti, storielle, smancerie, delusioni, scherzi, desideri, fobie, pettegolezzi, etc.

Solo un po’ di anni fa storia finita di Franco & Chantal sarebbe stata impensabile!!!


P.S.: cronaca recente, il presidente Berlusconi ha reso noto di aver perso quattro chili!!!