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venerdì 28 febbraio 2020

Dagli all'untore!





(foto da internet)

Untore singolare maschile [dal latino unctor -oris, der. di ungĕre «ungere», participio passato unctus] è chi unge, ungitore. In particolare si chiamarono untori coloro che nella peste di Milano del 1630 furono sospettati di diffondere il contagio ungendo persone e cose (per esempio, le porte delle case, le panche delle chiese) con unguenti malefici; contro di essi si scatenò spesso l’ira popolare e si dette anche corso a persecuzioni giudiziarie. 
In italiano troviamo anche il diminutivo untorello, usato in senso figurato, per lo più ripetendo o parafrasando le parole dette, ne I promessi sposi del Manzoni, da un monatto a Renzo: "Va, va, povero untorello", rivolgendosi a persona che per la sua pochezza non è ritenuta capace di fare un gran male.




(foto da internet)

Le unzioni effettivamente ci furono, ebbero carattere di continuità e, nel colmo della peste, furono assai frequenti, soprattutto da parte degli stessi monatti che, interessati a perpetuare con la peste il proprio guadagno, potevano veramente diffondere l’infezione spargendo intorno il marciume degli appestati.
Proprio a Milano, il Manzoni, due secoli fa, raccontò ne la Storia della colonna infame, la storia vera della popolana Caterina Rosa, che accusò e fece condannare a morte gli innocenti Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza, accusati di andare in giro a infettare case e uomini con la peste, aizzata da politici, giudici e avvocati, e da intere folle, tutti accomunati dalla paura interessata. 




(foto da internet)

Una paura che Manzoni spiegò così: "Il sospetto e l’esasperazione, quando non siano frenate dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prendere per colpevoli gli sventurati, sui più vani indizi e le più avventate affermazioni". 
E anche il Boccaccio, che fece cominciare il suo Decameron nel tempo della peste, parlò dello spavento strettamente legato all’ignoranza, alla bassezza culturale e all’egoismo privo di ragione. Scrisse: "parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il che suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano". 



(foto da internet)

E molti anni dopo Caparezza cantò (ascolta>>): "Il mio cuore batte più delle battone, quando porto confusione nella popolazione, ne traggo giovamento massimo panico al prossimo ed il prossimo potrebbe essere chiunque"...

venerdì 14 febbraio 2020

In ginocchio da te




(foto da internet)

Per la prima volta un film straniero vince l'Oscar per il miglior film: Parasite del sudcoreano Bong Joon Ho che si è aggiudicanto il più prestigioso degli Oscar. Già Palma d'Oro a Cannes, il noir recitato in lingua originale ha portato a casa in totale quattro statuette: oltre al Best Film, anche quelle per il miglior regista, miglior film internazionale e migliore sceneggiatura originale. 
Parasite è un film che solo apparentemente racconta una storia semplicissima sullo scontro fra poveri e ricchi. In verità l’opera di Bong Joon Ho nasconde una grande complessità. L’inizio è cinicamente ironico con il racconto delle due famiglie protagoniste, una poverissima che vive nella misera totale, dove però non sembra mai perdersi il sorriso, dove ci si accontenta del nulla, ci si fa forza l’un con l’altro, mentre l’altra famiglia straricca sembra essere in preda ad una follia esistenziale dove l’agio è solo il substrato di mille altri problemi e si respira un’infelicità di fondo. 




(foto da internet)

Quando in un banale e improbabile gioco di incastri la famiglia povera si trasferisce con l’inganno presso la famiglia ricca per svolgere lavori domestici, la commedia cede il passo alla tragedia in cui però prevale lo splatter più che la violenza, che si instaura gradualmente e che, a un certo punto, crea una catarsi senza via di scampo per nessuno.
Parliamo di Parasite anche perché,  nella colonna sonora del film, fa la sua comparsa, spiazzando lo spettatore, in una scena clou centrale, una canzone di Gianni Morandi: In ginocchio da te.
Perché? Bong Joon-ho lo spiega in questo modo: "Mio padre aveva molti dischi italiani e mi erano familiari, anche se non conoscevo le singole canzoni. Per quella scena piuttosto feroce in cui volano minacce, cercavo un brano rilassante, qualcosa che mi facesse pensare al sole del Mediterraneo. Volevo che i suoni fossero del tutto in contrasto con la violenza delle immagini". 



(foto da internet)


E così Morandi fa da sfondo all’arredamento asettico della villa della famiglia Parks con una canzone d’amore che il cantante interpretò da giovane in una commedia romantica. Per una curiosa coincidenza i protagonisti del fim, in quella sequenza, sono proprio in ginocchio.
La commedia -per la regia di Ettore Maria Fizzarotti, uno specialista in musicarelli-,  in cui si lanciò il celebre brano musicale, risale al 1964, ed è una storia di amore e corna, ambientata principalmente a Napoli, che prende il titolo proprio dalla suddetta canzone. I due protagonisti del film, Morandi e Laura Efrikian, convoleranno a nozze due anni dopo averla interpretata. 



(foto da internet)

In ginocchio da te rappresentò la consacrazione di un giovanissimo Morandi, il quale, nel luglio del 1964, con questo brano vinse il Cantagiro a vent’anni non ancora compiuti. 
La canzone, scritta per lui da Franco Migliacci e Bruno Zambrini, rimase per ben 17 settimane in vetta alle classifiche italiana, stabilendo un vero e proprio record.

venerdì 7 febbraio 2020

Non è che c'hai la bamba?





(foto da internet)

Ormai sono virali i video di Matteo Salvini che citofona e chiede: "Sei uno spacciatore?Lʼepisodio, ripreso durante una sua visita al Pilastro, un quartiere periferico di Bologna, ha visto il leader della Lega impegnato al citofono di un cittadino tunisino, chiedendo a chi rispondeva se si trattasse di uno spacciatore. 
Il gesto del politico italiano ha ispirato numerose parodie, tra cui quella del gruppo Rimbamband, un quintetto comico barese, che è davvero esilarante. 
La parodia si basa sulla celeberrima canzone La Bamba (ascolta>>) nota soprattutto grazie alla versione di Ritchie Valens.




(foto da internet)

La Bamba è nata come brano popolare messicano, in particolare dello stato di Veracruz, dove in passato veniva eseguito durante i matrimoni. Nella canzone vengono usati un violino, una chitarra, un'arpa e delle jaranas, un tipico strumento di Veracruz.
La canzone tradizionale ispirò Ritchie Valens a farne una versione rock and roll negli anni '50. 



(foto da internet)


La parodia, interpretata dal gruppo barese, ha come bersaglio un ignaro cittadino del Trentino Alto Adige. dove il gruppo si trova per alcuni spettacoli, e naturalmente viene cantata al citofono di rigore.... Il video è diventato virale: su Facebook ha oltre 15mila like, 26mila condivisioni e più di 2mila commenti.




Il testo della canzone-parodia, interpretata dai Rimbamband, gioca sulla parola Bamba, che, in una voce di origine gergale, significa cocaina.
Buon divertimento!

lunedì 13 gennaio 2020

L'inno delle sardine



(foto da internet)


Le Sardine italiane, di cui abbiamo già parlato in un altro post apparso su questo blog (leggi>>), hanno ufficialmente un inno: si tratta del brano 6000 (siamo una voce). L'autore dell'inno è un musicista del sud,  MaLaVoglia, al secolo Gianluca Giagnorio, pugliese del Gargano che ha raggiunto in poche ore un successo virale (vedi>>). 
La canzone è stata rilanciata su Youtube e sulla pagina Facebook ufficiale di 6000 sardine.

Ha affermato MaLaVoglia: "In piazza abbiamo riscoperto la voglia di cantare tutti insieme. Perché la musica ci fa stringere, ci fa emozionare, ci offre la certezza che l'unione pacifica dei corpi e delle voci potrà davvero cambiare la storia".  La canzone è stata accolta con entusiasmo dalle Sardine di tutta Italia e verrà cantata in Piazza VIII Agosto, il prossimo 19 gennaio, a Bologna, insieme a tanti nomi importanti della musica italiana.




(foto da internet)

Il brano, realizzato dal cantautore pugliese con il musicista Francesco Tripi e con Marco Mori, è stato prodotto da MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti.
Il testo di MaLaVoglia afferma: "In questi giorni di politici né carne né pesce tutti cambiano partiti come cambiano scarpe. Papà Mameli ci voleva desti, un po' in ritardo, ma adesso siamo svegli! Siamo Sardine e siamo tante. Siamo formiche col passo d'elefante. Siamo l'Italia che si sta svegliando. Guarda le piazze: stiamo arrivando!".
E ancora: «Siamo i giovani già vecchi da buttare via, i cari bamboccioni che non sanno dove andare/ Sarà che abbiam giocato a troppi giochi dell’Atari/ Ma a volte vedo cose che mi sembra di sognare/ È il paese della fuga dei cervelli è il paese dei ministri degli inferni/ E noi vorremmo uscirne fuori come Dante ma Virgilio non si vede, è latitante/ È il paese dove campi se stai zitto ma si son dimenticati che “a ca’ nessun e fess!”...




(foto da internet)

E ancora: "Non vogliamo guerre, non abbiamo armi, siamo gli invisibili che han voglia di parlarvi/ Siamo una voce che è diventato un coro e canteremo davanti ad ogni squalo".
Così sia.


venerdì 20 dicembre 2019

Auguri (con Francesco Guccini)!



(foto da internet)

E' uscito lo scorso 15 novembre il primo capitolo di Note di viaggio, il progetto discografico dedicato alle canzoni di Francesco Guccini, arrangiate per l'occasione da Mauro Pagani. Ad interpretare dodici brani del repertorio del cantautore, si è prestata una lunga lista di nomi noti della musica italiana, da Giuliano Sangiorgi (Stelle) a Malika Ayane (Canzone quasi d'amore), passando per Ligabue (Incontro), Elisa (Auschwitz), Samuele Bersani e Luca Carboni (Canzone delle osterie di Fuori Porta), Manuel Agnelli (L'avvelenata), Carmen Consoli (Scirocco), Nina Zilli (Tango per due), Brunori Sas (Vorrei) e Margherita Vicario (Noi non ci saremo).




(foto da internet)

Alma mater del progetto è stato Mauro Pagani che ha pensato, all'inizio, a tre o quattro brani da proporre a ciascun cantante.  Al progetto, però, hanno aderito in tanti e in molti sono arrivati con la loro proposta bell'e pronta, perché le canzoni di Francesco Guccini, per molti di essi, sono state parte della propria formazione musicale. 
La copertina dell'album è un'opera realizzata dall'artista Tvboy che rappresenta Guccini e Pagani su una barca, circondati da tutte le voci che hanno partecipato al progetto discografico. La foto è stata realizzata di mattina, a fine ottobre, in quel di Bologna, proprio nei pressi di via Paolo Fabbri, in cui Guccini abitò per molti anni.
Secondo il noto cantautore, l'elemento più interessante del progetto è vedere come tanti artisti di generazioni diverse interpretino, a modo loro, le sue canzoni. Tra i brani che sono finiti nella scaletta di Note di viaggio, del quale ci sarà anche un secondo capitolo, previsto per il prossimo anno, e sul quale Pagani è già al lavoro, c'è anche l'inedito Natale a Pavana, cantato dallo stesso Guccini, utilizzando direttamente il dialetto pavanese.




(foto da internet)

Il Maestrone ha affermato che, nonostante alcuni singoli episodi, in cui ha collaborato con Vecchioni (vedi>>) e con Morgan, non ha nessuna intenzione di rimettersi a cantare. Guccini è ora scrittore a tempo pieno, professione sognata da bambino, prima ancora di cominciare a scrivere canzoni. 
E fino a Pavana, il paese dell'Appennino pistoiese, dove Guccini si è ritirato ormai da anni, si è dovuto recare Pagani per registrare l'inedito brano.
Vi facciamo i nostri migliori auguri di buone feste, e chiudiamo l'anno con la canzone Natale a Pavana, interpretata da Guccini (leggi il testo in dialetto>>).
p.s. Torneremo on line l'8 gennaio 2020.



lunedì 16 dicembre 2019

Almar'à




(foto da internet)


Almar'à si potrebbe tradurre come "donna con dignità", ed è un'orchestra formata da sole donne. Il gruppo è nato in Italia, nel 2017, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Fabbrica Europa e il Centro socio-culturale tunisino “Dar Tounsi”, coordinata artisticamente da Ziad Trabelsi dell’Orchestra di Piazza Vittorio, e ha contato sul supporto del MiBACT e della Fondazione Pianoterra.
Almar'à (vedi>>) è la prima orchestra italiana di donne arabe e del Mediterraneo. La rete ha segnato il loro debutto, grazie al singolo di lancio dal titolo Rim Almar'à (Giovane donna), arrangiato da Ziad Trabelsi, Mario Tronco, Pino Pecorelli, Leandro Piccioni e girato dal creativo Francesco Cabras. 




(foto da internet)

Il video è stato girato grazie al contributo della Fondazione Cultura e Arte e offre immagini suggestive ad un brano in cui le voci si uniscono, in un connubio tra musica e parole, contro ogni pregiudizio. Tredici musiciste, provenienti da nove paesi diversi, propongono un sound ibrido che collega idealmente le sponde delle sonorità occidentali a quelle orientali. Almar'à sorge come progetto per sensibilizzare l'opinione pubblica sugli stereotipi legati al mondo arabo.
L'orchestra è composta da musiciste professioniste e non, di ogni età, che cantano brani arabi, classici e jazz, fondendo la cultura musicale d'Oriente a quella d'Occidente. 


(foto da internet)

Rim Almar'à, il brano che vi proponiamo (vedi>>), è un promessa d'amore ad un uomo in partenza e che forse non tornerà:  appartiene alla tradizione araba tunisina di cui si è scelto di mantenere la lingua originaria, ma che viene rielaborato nell'arrangiamento e nel testo, con un sound innovativo. 
L'orchesta è composta da: al violino Alkabir Alhasani (Siria), membro dell'Orchestra Nazionale Siriana, al kanun Dima Dawood (Siria), al contrabbasso Derya Davulcu (Turchia), alla darbouka Sana Ben Hamza (Tunisia), al violoncello Eszter Nagypal (Ungheria), al flauto nay Valentina Bellanova (Italia), al pianoforte Sade Mangiaracina (Italia), alle percussioni Vera Petra (Italia), al flauto traverso Silvia La Rocca (Etiopia). Nel coro ci sono Kavinya Monthe Ndumbu (Kenya), Yasemin Sannino (Turchia/Italia) -voce della colonna sonora de Le Fate Ignoranti di Ferzan Özpetek-, e poi Hana Hachana (Tunisia) e Nadia Emam (Italia), cresciuta in Toscana ma decisa a non abbandonare le proprie origini egiziane.
Buon ascolto! 

lunedì 11 novembre 2019

Una rotonda sul mare




(foto da internet)

È mancato in questi giorni il cantante Fred Bongusto, l'artista che, con la canzone Una rotonda sul mare,  conquistò il cuore dell'Italia del boom economico.  Apprezzato per la sua voce elegante e sensuale, Bongusto lanciò delle canzoni indimenticabili, un vero e proprio must, per oltre vent'anni, dei night, balere e piano bar in Italia e all'estero. Bongusto è stato un cantante dallo stile raffinato, portato alla sfumature, con un'inflessione nasale, capace di conciliare il suo amore per Nat King Cole con la lezione musicale di tradizione napoletana.
Era nato a Campobasso 84 anni fa e fu uno dei simboli di un modo di cantare e di un'Italia che non esistono più. Il suo stile da crooner lo legava a  Sinatra, a Louis Armstrong e a Nat King Cole e, insieme a Peppino Di Capri, è stato uno degli eroi dell'epoca del night, palcoscenico-gavetta per alcuni dei maggiori talenti dello spettacolo italiano tra gli anni '50 e '60.




(foto da internet)


La splendida Una rotonda sul mare (ascolta>>) riuscì a fotografare in maniera perfetta l'atmosfera dell'Italia degli anni '60, quella dei 45 giri e dei juke box. 
Bongusto raggiunse la popolarità quasi all'inizio della carriera con Doce Doce (ascolta>>).  Incise un vero e proprio gioiello, poco noto, scritto in modo  ironico con il paroliere Franco MigliacciSpaghetti a Detroit (ascolta>>),  e ancora  successi quali Frida (ascolta>>), Amore fermati (ascolta>>) e La mia estate con te (ascolta>>), tra gli altri. 
Negli anni '70 lanciò Balliamo (ascolta>>), che ebbe un grande successo in America Latina. 
Quando la sua stella iniziò a tramontare in Italia, concentrò precisamente la sua attività in Sud America,  collaborando con Vinicious De Moraes, Toquinho e con Joao Gilberto




(foto da internet)

Tra le sue incisioni più sorprendenti, ricordiamo la cover di Superstition (ascolta>>) di Stevie Wonder, incisa con lo pseudonimo di Fred Goodtaste, traduzione di Fred Buongusto
Nella sua lunga carriera scrisse anche una trentina di colonne sonore, tra le quali ricordiamo Il Tigre (ascolta>>) di Dino Risi Venga a prendere il caffé da noi (ascolta>>) di Alberto Lattuada
Nella prossima edizione del Festival di Sanremo gli sarà dedicato un meritato tributo. 











mercoledì 6 novembre 2019

Mahmood

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(foto da internet)

A Siviglia, ogni previsione è stata smentita. Il premio più importante per il mondo del pop, specialmente per quello dominato dalle immagini, ha visto ribaltato il suo possibile esito. Ariana Grande, l'artista candidata al più alto numero di premi agli European Music Award 2019, i premi del pop mondiale assegnati ogni anno dal pubblico di Mtv, è risultata invece la grande sconfitta.

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(foto da internet)



Andando alle cose di casa nostra, Mahmood è il vincitore del Best Italian Act. Il vincitore dell'ultimo Festival di sanremo posizionatosi secondo ad Eurovision ha superato nelle preferenze espresse dal pubblico italiano gli altri quattro artisti italiani che erano candidati al premio: ovvero CoezElodieElettra Lamborghini e Salmo


venerdì 10 maggio 2019

Il negro bianco



(foto da internet)

Fausto Leali è stato un grande cantante italiano degli anni '60; grazie alla sua voce roca e aggressiva, molto black, in netto contrasto con gli schemi della melodia italiana di quegli anni, Leali fu soprannominato il Negro bianco.
Iniziò la sua attività musicale come cantante solista in alcuni gruppi di Brescia, la sua città natale. Poco tempo dopo, con un gruppo di Alessandria, I Novelty, incise i primi 45 giri, tra i quali due cover dei BeatlesPlease please me e Lei ti ama (She loves you).
Fausto Leali conobbe un grosso successo di pubblico nel 1967 con la canzone A chi (versione italiana di Hurtuna canzone americana di Roy Hamilton, lanciata negli Stati Uniti da Timi Yuro). 
Interpretò magistralmente il brano Senza luce, versione italiana del singolo di Procol Harum (A Whiter Shade of Pale), già cantato con successo dai Dik Dik
Nel 1969 conobbe un altro importante successo con la canzone Solo lei
Dopo un periodo d'ombra, tornò alla ribalta nel 1976 con Io camminerò scritta da Umberto Tozzi portandola ai primi posti della Hit Parade e, nel 1980, con una particolarissima versione di Malafemmena , la celebre canzone scritta da Totò.




(foto da internet)

Partecipò varie volte al Festival di Sanremo, con discreti piazzamenti: nel 1987 guadagnò un quarto posto con Io amo e l'anno dopo ottenne un quinto posto con Mi manchi.
Nel 1989, assieme con Anna Oxa, vinse il festival con la canzone Ti lascerò.
Nel 2006 pubblicò un originalissimo album intitolato Profumo e kerosene (vi proponiamo la sua originale versione di Non Credere, scritta da Mogol e resa celebre da Mina) dove sono presenti 10 brani inediti con un particolare sound.
Vi lasciamo con due chicche: la prima è la bellissima canzone Un'ora fa, del 1969, e la seconda è la particolarissima Angeli negri, versione italiana di Angelitos negros dell'indimenticabile Antonio Machín.



mercoledì 10 aprile 2019

L'Italia in canzoni

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(foto da internet)


Le canzoni sono sempre state specchio della realtà, perché cantano quello che ci gira intorno. Ora una nuova generazione di autori racconta l'Italia attraverso la musica. Una rivoluzione che ci ha abituati a un nuovo linguaggio, nuovi modi di rapportarsi al pubblico, nuovi stili e atteggiamenti.

Risultati immagini per rap italiano

(foto da internet)


Rapper, gruppi e cantautori negli ultimissimi anni rappresentano questa tendenza come non accadeva da tempo, con una prolifica produzione che inonda classifiche e airplay radiofonici.
Il critico musicale di Repubblica Gino Castaldo ha selezionato dieci canzoni, commentando le sue scelte. 
Ascoltate un po' anche voi. Vi proponiamo 25 brani che sembrano raccontare meglio oggigiorno il Belpaese, ognuno con il suo stile e pensiero.
Dieci canzoni per provare a raccontare l’Italia di oggi. Possibile? È una domanda ricorrente, che torna sempre d’attualità perché in fin dei conti è quello che nel bene e nel male si chiede sempre alle canzoni: dire chi siamo, e dirlo senza presunzioni filosofiche, senza arroganza e ideologie. 

Risultati immagini per musica italiana 2019
(foto da internet)

Le canzoni sono e possono essere specchio della realtà, anche solo per la loro insuperabile capacità di intercettare la sensibilità. Approfittiamo anche per proporvi una selezione delle 100 canzoni italiane più belle del ventunesimo secolo. 



Ecco la selezione di Repubblica: 
Lo Stato Sociale "Una vita in vacanza!"
Calcutta "Paracetamolo"
Ghali "Cara Italia"
Thegiornalisti "Felicità puttana"
Sfera Ebbasta "Rockstar"
Coez "La musica non c'è"
Carl Brave feat Francesca Michielin/Fabri Fibra "Fotografia"
Motta "Dov'è l'Italia"
Fedez &J.Ax "Italiana"
Achille Lauro "Rolls Royce"
Mahmood "Soldi"
Franco126 "Frigobar"
Gabbani "Occidentali's karma"
Eramal Meta 6 Fabrizio Moro "Non ci avete fatto niente"
Baby K feta Giusy Ferreri "Roma-Bangkok"
Salmo "90mm"
Myss Keta "Una donna che conta"
Elettra Lamborgini "Pem pem"
Levant feat Max Gazzè "Pezzo di me"
Boomdabash feat Loredana Bertè "Non ti dico di no"
Takagi &Tetra "Amore e capoeira"
Liberato "Tu t'è scurdate 'e' me"
Gazzelle "Sopra"
Maneskin "Torna a casa"

lunedì 4 marzo 2019

4 marzo 1943





4 Marzo 1943 è una canzone di Lucio Dalla, incisa nel 1971 e scritta da Paola Pallottino, figlia del più grande etruscologo italiano Massimo Pallottino, all'epoca poetessa dilettante e poi divenuta docente di Storia dell'Illustrazione al DAMS di Bologna. Presentata per la prima volta al Festival di Sanremo del 1971, insieme al gruppo Equipe 84, fu la rivelazione dell'edizione del Festival di quell'anno, dove si classificò al terzo posto e si aggiudicò il Premio della Giuria al miglior testo.





(foto da internet)


Il titolo è la vera data di nascita del compianto cantautore bolognese e narra la storia di una ragazza madre che aveva avuto un figlio con un soldato alleato che poi morirà in guerra. Il brano, prima di essere stato ammesso al Festival di Sanremo, fu oggetto di modifiche da parte della censura. Il titolo originale, era, infatti, Gesù Bambino, ma venne giudicato irrispettoso, per cui il maestro Ruggero Cini l'aveva sostituito con la data di nascita di Dalla che era, appunto, il 4 marzo 1943. Anche alcune parti del testo furono giudicate inadeguate. In particolare, la frase che concludeva il brano: e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino (ascolta>>) fu modificata con questa: e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino





(foto da internet)


Il brano ottenne un successo notevole e fu interpretato in francese da Dalida, col titolo Jésus bambino, e da Chico Buarque de Hollanda, con il titolo Minha história (ascolta >>), di cui Maria Bethânia fece una bellissima versione (ascolta>>).
L'autrice del testo, Paola Pallottino, spiegò che il brano Gesù bambino voleva essere una specie di risarcimento a Lucio Dalla che era rimasto orfano all’età di sette anni. 
La copertina del 45 giri con cui fu lanciato il disco, rappresenta, in bianco e nero, il porto di Manfredonia, dove Dalla trascorreva le vacanze. Nella foto c'è una freccia che indica dove il cantautore soggiornò con la madre nella località pugliese.



(foto da internet)

Il brano appare, ancor oggi, assai lontano dai canoni del Festival di Sanremo: ha, infatti, quattro strofe uguali e un orecchiabile ritornello di violino suonato da Renzo Fontanella. La canzone fu inserita da Lucio Dalla nell'album Storie di casa mia.
A sette anni dalla morte del cantautore bolognese, vorremmo ricordarlo in questo modo.
Buon ascolto!

domenica 13 gennaio 2019

Omaggio a De Andrè

"Cantata anarchica", un concerto in piazza Duomo per ricordare De Andrè Eventi a Milano


(foto da internet)

L'11 gennaio si tiene a Milano, da alcuni anni, in piazza del Duomo, una cantata anarchica in memoria di Fabrizio De Andrè, scomparso l'11 gennaio del 1999. Quest'anno, a venti anni dal giorno della morte, è stato organizzato un concerto, aperto a chiunque, che è durato fino a tarda notte, sul sagrato della Cattedrale, con chitarre, fisarmoniche, flauti, violini, cajón, djembè, mandolini, bouzouki, kazoo . 
Poco lontano dalla cantata si è tenuto un altro evento per ricordare Faber. In piazza San Fedele è stata organizzata, la ballata per De Andrè dalla Mazurka Klandestina, e durante la serata si sono suonati i brani del cantautore genovese per permettere a tutti di ballare sulle sue note. 




(foto da internet)

Le iniziative in omaggio a Fabrizio De Andrè sono cominciate nell'ambito di Umbria Jazz Winter #24, manifestazione musicale che, da anni, si tiene ad Orvieto. Oltre al cantautore genovese, nell'edizione del Festival jazz di quest'anno si è voluto rendere omaggio a un altro grande della musica italiana: Lucio Dalla, scomparso nel 2012.
Brani quali L’ultima luna, Anna e Marco, La sera dei miracoli, Caruso, Ho visto Nina volare, e poi ancora Il pescatore, La canzone dell’amore perduto, Don Raffaèhanno (ri)visitato il Teatro Mancinelli di Orvieto. Il progetto legato ai due cantautori s'intitola Le Rondini e la Nina ed è stato uno dei fiori all'occhiello di Umbria Jazz Winter# 24, dedicato a due artisti che il jazz lo hanno suonato, chi più (Dalla) chi meno (De Andrè, da giovanissimo) e che del jazz restarono sempre innamorati. 


(foto da internet)

Le canzoni dei due autori italiani sono state rivisitate dal trombettista Paolo Fresu, dal sassofonista Raffaele Casarano, da Gaetano Curreri e Fabrizio Foschini, rispettivamente voce e leader degli Stadio e tastierista collaboratore della band emiliana. 
Per ricordare, a modo nostro, Faber e le sue indimenticabili canzoni, vi proponiamo il brano La canzone di Marinella, interpretato da Paolo Fresu e da Danilo Rea (ascolta>>), e 
e la canzone Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (ascolta>>), scritta da De Andrè con l'amico fraterno Paolo Villaggio, il quale diede al cantautore genovese il soprannome di Faber, in omaggio a quei pastelli che tanto amava.