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venerdì 11 gennaio 2019

Alex Zanardi



(foto da internet)


Alessandro (Alex) Zanardi è  un pilota automobilistico e maglia azzurra nell’handbyke paralimpicoSin da piccolo manifestò la passione per i motori e dopo una carriera di successo nel mondo delle auto da corsa, perse entrambe le gambe nella gara di Lausitzring, in Germania, nel 2001, in cui la sua vettura, probabilmente per la presenza di acqua e olio in pista, fece un testacoda e venne investita dal pilota Alex Tagliani. Nell’impatto l'auto di Tagliani colpì perpendicolarmente il bolide di Zanardi all’altezza del muso, spezzandolo in due. 

Lo schianto gli provocò l'amputazione di entrambi gli arti inferiori e rischiò di morire dissanguato. Dopo sei settimane di ricovero, e una quindicina di operazioni subite, Zanardi lasciò l’ospedale per cominciare il processo di riabilitazione.
Dopo l’incidente iniziò a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili e intraprese una nuova carriera sportiva nel paraciclismo, nella specialità di handbike. Vanta ben 8 titoli mondiali e alle Paralimpiadi di Londra del 2012 conquistò 2 medaglie d’oro e una d’argento nella staffetta a squadre miste.




(foto da internet)

Ai Mondiali di Nottwill del 2015, in Svizzera, Zanardi salì sul primo gradino del podio in tutte le gare a cui prese parte: nella crono, nella prova in linea e nella staffetta.
Nel 2016, vinse la Maratona di Roma, aggiudicandosi la gara nella categoria handbikes con il tempo record di 1:09’15”.
È stato ed è tutt'ora un esempio di volontà. Ha affermato che "la vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente". L'anno scorso, a 52 anni, decise di ritornare in pista, in una competizione di livello mondiale: Zanardi corse a Misano, nell'unica tappa italiana del DTM in programma nell'agosto scorso con una BMW M4 DTM adattata alle sue esigenze.




(foto da internet)


Il prossimo 26 gennaio, prenderà parte alla 24 ore di Daytona accanto a grandi piloti quali Fernando AlonsoJuan Pablo Montoya e Rubens Barrichello.

Zanardi è davvero un personaggio straordinario e popolare, sia in Italia che all'estero. La sua vita e il suo esempio, la sua grande umanità e il forte ottimismo, ispirano forza a milioni di persone. 
A lui è dedicata la stupenda canzone T'insegnerò a volare (vedi>>) scritta da Roberto Vecchioni (cantata a duo con Francesco Guccini), inclusa nell'album L'infinito, l'ultimo lavoro del cantautore milanese.

venerdì 19 ottobre 2018

La vita (secondo Panatta)




(foto da internet)

Adriano Panatta (1950), è stato uno dei più grandi talenti del tennis italiano. Di umili origini, il padre era custode dei campi da tennis delle Tre Fontane, all'Eur, la vicinanza con i campi da gioco gli permette di avere, fin da bambino, una grande confidenza con lo sport che lo renderà famoso.
Il piccolo Panatta si esercita sui campi del club dove lavora suo padre ed impara ad eseguire le prime volée. Soprannominato, all'epoca, Ascenzietto, vezzeggiativo mutuato dal nome del padre, Ascenzio, vittoria dopo vittoria, la carriera di Panatta prende slancio, fino a portarlo a guadagnare i primi posti della classifica nazionale.
Nel 1970 si presenta ai Campionati Italiani Assoluti di tennis. Lo scontro è con Nicola Pietrangeli, allora campione in carica e mostro sacro del tennis italiano. A dispetto di ogni previsione, Panatta esce vittorioso dal confronto.


(foto da internet)

Panatta, secondo la critica specializzata, era capace di giocate di genio alternate da periodi mediocri. Inoltre, pur dotato di uno straordinario talento, non era supportato da un fisico che ne fosse all'altezza e fu un campione pervaso da una proverbiale pigrizia. Ciononostante, riuscì a battete tutti i più famosi tennisti della sua epoca. Il suo successo internazionale più importante rimane proprio la vittoria dell'edizione 1976 del Roland Garros.
Il suo gioco era caratterizzato da un alto tasso tecnico, basato su un dritto micidiale e su di una battuta molto potente, senza contare la sua capacità di scendere in rete con volée di dritto e di rovescio impeccabili o di effettuare smorzate di grande raffinatezza. Il terreno di gioco su cui ottenne i migliori risultati fu  la terra battuta.




(foto da internet)

Nel 1976 vinse la Coppa Davis con la squadra nazionale. La squadra azzurra, composta da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, aveva conquistato la finale con il Cile, ma bisognava andare a giocare a Santiago, in casa del dittatore Augusto Pinochet. La politica, con la sinistra italiana in testa, spingeva per boicottare la finale, programmata per la seconda metà del mese di dicembre. 
Il dibattito si incendiò. Il Pci era molto critico. I partiti di estrema sinistra nettamente contrari. Coni e Federtennis, attendisti. Ma il capitano Nicola Pietrangeli e i quattro tennisti non volevano assolutamente rinunciare. Cortei e cori presero di mira proprio Panatta, il figlio del custode. 



(foto da internet)

Panatta milionario, Pinochet sanguinario, era lo slogan più gridato. Panatta, di sinistra per tradizione familiare, soffrì la contestazione. Il figlio del custode dei campi dei signori romani, deriso e additato come un giocatore viziato e insensibile. La situazione era complicata. Ma poi accadde qualcosa che la sbloccò: Enrico Berlinguer, segretario del Pci, fece arrivare un messaggio chiaro ai giocatori: si doveva andare in Cile. Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa fosse finita nelle mani del Cile del regime di Pinochet piuttosto che nelle nostre. E così fu. 
Il 17 dicembre 1976 l'Italia si giocò la Davis in Cile. In un clima surreale,  senza la presenza del dittatore Pinochet, ma con  alcuni generali in tribuna d'onore e un pezzo grosso: Gustavo Leigh Guzman, uno dei generali più duri della Junta. l'Italia ebbe la meglio sul Cile nei due scontri individuali, ma, per chiudere il match, mancava il doppio. La coppia italiana era composta da Panatta e Bertolucci. Al mattino, dopo l'allenamento, Panatta propose a Bertolucci di provocare il regime scendendo in campo con delle magliette rosse! 



(foto da internet)

Nonostante le proteste di Bertolucci, alla fine Panatta la spuntò: il doppio lo vinse l'Italia in quattro set, con Fillol e Cornejo in polo bianche e calzoncini celesti e i tennisti italiani in magliette rosso fuoco e calzoncini bianchi. Si seppe poi che le autorità cilene inviarono una nota di protesta al nostro governo tramite l'ambasciata... 
Parliamo di nuovo di Panatta, perché, ormai lontano dai campi da tennis, si è cimentato con un cameo nel film La profezia dell'armadillo diretto da Emanuele Scaringi. Il film in questione è un adattamento cinematografico dell'omonimo libro a fumetti del fumettista Zerocalcare, presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla 75ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia
La pellicola narra la storia di Zero, un giovane disegnatore che vive a Roma, nel quartiere di Rebibbia. In mancanza di un lavoro fisso si arrangia con i lavori più disparati. La sua vita scorre tra le giornate in periferia, le peripezie con l'amico d'infanzia Secco e le visite alla madre. Quando torna a casa lo aspetta la sua coscienza critica: un armadillo con cui si avventura in irreali conversazioni. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo primo amore, lo costringe a prendere in pugno la sua vita, fatta di dubbi e incertezze tipiche delle sua generazione.




(foto da internet)

Adriano Panatta, che interpreta se stesso, compare nel film per pochi minuti di scena che però hanno già catturato l'attenzione del pubblico, e la clip in cui compare l'ex tennista è diventata virale, in un botta e risposta con il protagonista Zero, interpretato da Simone Liberati (vedi>>), sul tennis e sulla vita.






































lunedì 29 gennaio 2018

La Giornata della Memoria



(foto da internet)


Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria in cui vengono ricordate le vittime dell’Olocausto, del nazismo e del fascismo. Il 27 gennaio del 1945, infatti, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono nei pressi della città polacca di Auschwitz (Oświęcim in polacco) e vi scoprirono l’enorme campo di concentramento e sterminio utilizzato nel corso del genocidio nazista.
Molti gli eventi organizzati in Italia, tra i quali la pubblicazione da parte del Ministero dei beni culturali, sui propri canali social, dei documenti originali dell'Archivio Centrale dello Stato e della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, per ricostruire la discriminazione di decine di migliaia di cittadini italiani espulsi dalle scuole e dai luoghi di lavoro, l'esproprio dei loro beni e infine la deportazione e la morte di molti di loro nei campi di concentramento. 




(foto da internet)

A Torino si è tenuto un concerto per commemorare Carlo Angela, il padre del noto giornalista Piero Angela, insignito Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, l’ente che si occupa della memoria della Shoah. Angela fu un medico psichiatra che, durante le persecuzioni razziali, nascose nella clinica che dirigeva ebrei, uomini e donne perseguitati, accogliendoli sotto falso nome. Li istruì su come fingersi falsi malati, facendoli passare per matti, e in questo modo li salvò. 
La Rai ha mandato in onda il film Tutto davanti a questi occhi, in cui Sami Modiano, deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, narra la sua terribile esperienza.
Poi, però, non poteva mancano le noti discordanti: la Figc, ossia la Federazione Italiana Giuoco Calcio, l'organo di organizzazione e controllo del calcio in Italia, ha sanzionato la squadra della Lazio con un'ammenda di soli 50mila euro per quanto accaduto in occasione della partita casalinga con il Cagliari, il  22 ottobre 2017, quando alcuni tifosi avevano introdotto e affisso, all'interno della curva Sud dello stadio Olimpico, diversi adesivi riportanti l'effige di Anna Frank con indosso la maglia della Roma.  Il procuratore della Figc, Giuseppe Pecoraro aveva chiesto oltre alla multa, anche 2 turni a porte chiuse per la Lazio, ma il tribunale ha accolto solo in parte la richiesta della procura sanzionando il club soltanto con la pena pecuniaria. La Lazio ha annunciato che presenterà ricorso...


(foto da internet)

Dall'ottobre scorso, si è tornato a parlare di Anna Frank, la ragazza ebrea che tenne un diario durante le persecuzioni naziste dei primi anni '40 pubblicato in tutto il mondo alla fine della guerra.  I famosi adesivi, attaccati dagli ultras della Lazio, notoriamente molto vicini all’estrema destra, scaturirono un'accesa polemica sui giornali italiani e la Figc decise di far leggere una pagina del Diario di Anna Frank prima delle partite, la settimana dopo i fatti, il 24 ottobre 2017. La storia s'inserì nella lunga scia di odio fra le tifoserie delle due squadre di Roma che condividono la sede dello Stadio Olimpico.



(foto da internet)

La polizia identificò 16 persone in relazione agli adesivi, fra cui tre minori, che, secondo le indagini, farebbero parte degli Irriducibili, uno dei principali gruppi della tifoseria organizzata della Lazio. In un comunicato diffuso dagli ultras, essi dichiarano di non essere stati loro ad attaccare gli adesivi, ma al contempo hanno difeso i responsabili sostenendo che l'azione è stata un’iniziativa di scherno e sfottò (sic).
La polemica si estese a macchia d'olio: i principali giornali ne parlarono e, lo scorso 24 ottobre, il quotidiano La Repubblica pubblicò in prima pagina un fotomontaggio di Anna Frank con le principali magliette delle squadre italiane di calcio e un editoriale del direttore Mario Calabresi intitolato: “Siamo tutti Anna Frank.
Gli adesivi furono condannati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, da Matteo Renzi – il quale propose che tutte le squadre di Serie A scendessero in campo con la Stella di David sulla maglia – e dalla ministra israeliana dello Sport, Miri Regev.


(foto da internet)

La Lazio provò a rimediare portando una corona di fiori davanti alla Sinagoga. In una registrazione audio, effettuata prima della deposizione dei fiori, si sente il presidente della Lazio, Claudio Lotito, lamentarsi dell’assenza delle autorità della comunità ebraica alla cerimonia.
La notizia fece il giro del mondo e alcuni media internazionali, come se ne interessarono. Alcuni giocatori della Lazio, nella partita in trasferta contro il Bologna, decisero di indossare, nel riscaldamento, una maglia con la foto di Anna Frank.


(foto da internet)

E poi ancora la sindaca leghista di Gazzada Schianno (in provincia di Varese), Cristina Bertuletti, che ci ha regalato una vera e propria perla nella sua bacheca privata di Facebook: "Visto che è il giorno della memoria... ricordate d’andare a pijarlo ‘nculo”.
Ai tifosi laziali e alla sindaca, consigliamo vivamente di vedere il film Son morto che ero bambino - Guccini va a Auschwitz, che narra il racconto del viaggio del cantautore modenese in Polonia, nel campo di sterminio simbolo della tragedia della deportazione e del sacrificio degli ebrei.  Il viaggio di Guccini volle ricordare, 50 anni dopo, l’uscita della sua canzone Auschwitzdedicata allo sterminio degli ebrei, divenuta un classico della nostra storia e della nostra cultura. Durante le riprese del viaggio, insieme a un gruppo di giovanissimi studenti e a monsignor Matteo Maria Zuppi, vescovo di Bologna. Un urlo nel vento per non dimenticare mai quel che è successo, da ascoltare ogni mattina prima di andare in Municipio (o allo stadio). Chiediamo troppo?

mercoledì 10 maggio 2017

L'Eroica di Montalcino

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(foto da internet)

Da sempre la bicicletta è gioco e sport, cultura e passione, storia e valori come “la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa” che L’Eroica propone con successo da anni al mondo intero. Da venerdì 5 Maggio a Montalcino tutte le possibili emozioni a pedali sono in cartellone in un vero e proprio festival diretto da Andrea Satta (voce dei Tetes de Bois).

C'è chi lo fa per "passione", chi "anche con tre costole rotte" e chi per "smettere di fumare"Ciclisti da tutta Italia, e non solo, si sono riuniti in Toscana per l'Eroica Montalcino, ciclostorica del gruppo Eroica "figlia" della celebre manifestazione di Gaiole in Chianti. 

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(foto da internet)


Prima di affrontare i 170 chilometri fra strade bianche e colline, i cicloamatori hanno potuto trascorrere una giornata nel paese in provincia di Siena celebre per il suo Brunello. Fra i banchi del mercato si contrattano pedali anni Venti, si discute di abbigliamento vintage per ciclisti nostalgici e si cerca di far autenticare la propria bicicletta nel registro dell'Eroica. 


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(foto da internet)




Nella città patria del Brunello artisti, musicisti, attori, giornalisti, opinionisti e gregari, giovani, giovanissimi si alternano in un racconto che trova diverse forme espressive e arricchisce il lungo week end di Eroica Montalcino; atmosfere d’epoca che sembrano più moderne che mai. Si inizia con l’intervista di Gianni Mura a Franco Bitossi, il “cuore Matto” del ciclismo italiano venerdì alle 18.30. Da lì in poi un susseguirsi di incontri, rappresentazioni e suggestioni di ogni tipo. Anche giochi di strada come il ciclotappo e il tricicloraduno per i più piccoli, la transumanza a pedali per i più grandi, il circo contemporaneo, tanta musica e letture per tutti. Un gruppo di quindicenni legge i classici.

Tutte le piazze di Montalcino vengono rinominate con i gregari dei grandi campioni, pronti a raccontare le storie più belle di un ciclismo appena passato che però guarda sempre al futuro. La sera il cammino è illuminato da lampade vestite dalle maglie dei grandi campioni. Poi domenica 7 maggio tutti sono montati in sella su biciclette costruite prima del 1987 a pedalare su strade prevalentemente bianche nell'incantevole scenario del percorso dei 209 km de L'Eroica, a sud di Siena tra la Val d'Arbia, la Val d'Orcia e le Crete Senesi. Sono quattro i percorsi a disposizione, tutti con partenza da Montalcino, che poi si distendono fino alla Val d’Orcia, passando per Bagno Vignoni, San Quirico d’Orcia, Pienza, Montisi e Trequanda.

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(foto da internet)

L’Eroica, pensata nel 1997 da Giancarlo Brocci per amore della bicicletta, ha radici lontane nel tempo: ”Noi ammiriamo i valori di un ciclismo passato che vogliamo rifondare – ricorda Giancarlo Brocci -. Il ciclismo che fece scrivere un bel po’ di storia, letteratura, cultura, costume, persino musica italiana. Vogliamo ricercare e diffondere le radici autentiche di uno sport straordinario, con una grande anima popolare, per far riscoprire la bellezza della fatica ed il gusto dell’impresa. Il ciclismo eroico di Bartali e Coppi è quello capace di insegnare i bisogni veri, quelli legati al sacrificio che cerca i limiti del proprio fisico, quando sete, fame, stanchezza si fanno sentire con tutta la loro intensità. E’ un ciclismo in grado di diffondere rispetto e creare legami tra avversari leali”.



venerdì 21 ottobre 2016

La patria del fioretto



(foto da internet)

La scherma è uno sport che consiste nel combattimento leale tra due contendenti armati di spada, fioretto o sciabola
Il termine scherma deriva dal longobardo skirmjan che significa proteggere, coprire.
Le tre armi sopraccitate hanno particolarità differenti, derivanti dai diversi regolamenti e stili di combattimento. Il fioretto ha una lunghezza massima di 110 cm e un peso massimo di 500 g; è un'arma accademica in quanto non è mai stato strumento di combattimento sul terreno. Storicamente nacque come una spada alleggerita per l'allenamento, destinata all'esercizio nelle sale d'armi.  
Il fioretto è una disciplina che richiede leggerezza e riflessività, conciliando agilità e buone capacità tattiche; proprio per questo, nella tradizione della scuola italiana, è l'arma con la quale vengono avviati alla scherma i bambini che iniziano il loro percorso in questo sport. 
Il bersaglio del fioretto, coperto da un giubbetto conduttivo di tessuto laminato, comprende il busto con esclusione di braccia, gambe e testa. 
Il bersaglio valido può essere colpito solo con la punta dell'arma, che ha sulla sommità un bottone sostenuto da una molla. Affinché sia segnalato il colpo, è necessario che sia esercitata una forza equivalente ad un peso minimo di 500 gr.




(foto da internet)

Inoltre, in questa disciplina, vige la cosiddetta convenzione: si tratta di una serie di regole che disciplinano l'attribuzione del punto. L'atleta che attacca per primo ha la priorità su chi subisce l'attacco. Chi subisce l'attacco deve prima parare e solo dopo può rispondere. In caso di attacco simultaneo, il punto non viene attribuito. 
Per stabilire tutto ciò, il ruolo del giudice di gara è fondamentale in quanto deve ricostruire l'azione in base alle convenzioni ed assegnare il punto.
Per gli appassionati di scherma, è d'obbligo una visita alla splendida Jesi, in provincia di Ancona,  nelle Marche, città nota, tra l'altro, per aver dato i natali a tre grandi campionesse: Elisa Di Francisca (vedi>>), medaglia d'argento ai Giochi Olimpici di Rio, Giovanna Trillinila sua allenatrice, medaglia d'oro alle Olimpiadi del '92 e Valentina Vezzali



(foto da internet)

Le schermitrici hanno costruito i loro successi sotto lo stesso tetto: il Palascherma di Jesi, vero e proprio tempio della scherma azzurra. In questa struttura si possono ammirare gli allenamenti delle campionesse di ieri, oggi e domani. 
Jesi è una splendida città medievale, che offre al viaggiatore luoghi affascinanti, nei quali non è difficile immaginare un duello all’arma bianca! Ad esempio, gli spalti delle mura, lunghe 1500 metri e Piazza Federico II
In questo luogo, nacque, nel 1194, sotto un padiglione allestito per l’occasione, il futuro sovrano del Sacro Romano Impero




(foto da internet)


A Jesi sono nati anche personaggi di grande pregio artistico come il compositore Giovan Battista Pergolesi, autore, tra l'altro, del noto Stabat mater (ascolta>>), al quale è intitolato il principale teatro cittadino, e l'attrice Valeria Moriconi, alla quale è dedicato il Teatro Studio. 
Da Jesi si può ammirare lo splendido paesaggio collinare in gran parte ricoperto da vigneti. Sono le terre del Verdicchio (vedi>>), uno dei più rinomati vini bianchi d’Italia. 
Buon viaggio e... attenzione alle lame!

mercoledì 14 maggio 2014

Biblioteca a due ruote


(foto da internet)

A Roma, al Parco dell’Appia Antica è stato inaugurato un progetto innovativo dedicato a chi ama leggere e approfondire la conoscenza del fantastico mondo a pedali



L’arrivo della primavera è un grande stimolo per tutti i romani che, nei ritagli del tempo libero, amano vivere la città all’aria aperta, ma non nel traffico e nel caos quotidiano, bensì prendendo di mira i polmoni verdi come il Parco Regionale dell’Appia Antica. E proprio qui, nell'ex Cartiera Latina, è stato inaugurato lo scorso 6 aprile il nuovo spazio la "Biblioteca della bicicletta", intitolato all'illustre archeologo italiano, nonché grande amante delle due ruote, Lucos Cozza, scomparso nel 2001.



(foto da internet)

Si tratta di un luogo di lettura sui generis in quanto tutto, ma proprio tutto, è incentrato sul fantastico mondo della bici: dalla meccanica alla tecnica, dal ciclismo al cicloescursionismo e via discorrendo. Il progetto è nato da un'idea di Fernanda Pessolano, responsabile dell'iniziativa specializzata in libri-a-pedali che, insieme all’associazione Ti con Zero, ha messo a disposizione di tutti i curiosi e interessati un vasto repertorio di 1.500 pezzi che spazia dalle biografie ai romanzi, dalle cronache alle poesie passando per manuali, enciclopedie, dvd e cd, antologie, riviste, audiovisivi, annuari, libri fotografici e diari che trattano tematiche come favole di letteratura ciclistica, testi di educazione ambientale, storia dello sport, educazione stradale o ancora turismo sostenibile.




(foto da internet)

Chi desiderasse unire l’utile al dilettevole, a disposizione due biciclette Colnago attrezzate proprio per portare in giro i libri. Inoltre, se la mattinata o il pomeriggio non fossero abbastanza e la semplice consultazione dei testi fosse un limite alla propria passione, è possibile proseguire la lettura a casa, grazie alla possibilità di prendere in prestito circa un terzo dei volumi presenti e, viceversa, chi avesse un libro o del materiale attinente al tema che non usa e vuole donare a sostegno dell’iniziativa, può inviarlo direttamente alla "Biblioteca della bicicletta", via Appia Antica 42, 00179 Roma.

E, a proposito di biciclette, vogliamo ricordare il grande ciclista italiano Marco Pantani

venerdì 7 marzo 2014

I lacci anti-omofobia


(foto da internet)

A San Siro, nel tempio del calcio italiano,  in una partita contro l'Inter, il centrocampista del Cagliari Daniele Dessena ha indossato degli scarpini con dei lacci color arcobaleno, testimoniando così la sua adesione alla compagna contro l’omofobia e le discriminazioni nel mondo dello sport. 
Un piccolo gesto simbolico, in un ambiente abbastanza impermeabile a questo genere di discorsi. 
Si leggano, ad esempio, le stupide reazioni di alcuni tifosi rossoblú al gesto di Dessena che è stato pesantemente insultato sul web.



(foto da internet)

Il centrocampista, però, non si è fatto intimorire ed ha risposto per le rime a quei tifosi che non hanno gradito la sua scelta di appoggiare la campagna contro l’omofobia. Le parole del giocatore ribadiscono quanto detto al termine della partita quando aveva spiegato il perché della sua adesione alla campagna Diamo un calcio all’omofobia, chi allaccia ci mette la faccia: 
"Per me è un giorno importante perché ho potuto dare un contributo reale ad una causa importante e in cui credo. Io ho un bambino, non sono sposato, ho una compagna ed ogni settimana faccio avanti e indietro tra Cagliari e Parma per vederli. Non mi è mai capitato nella mia carriera di incontrare giocatori omosessuali, anche se credo possano essercene. Il fatto che un calciatore come qualsiasi altra persona possa manifestare pubblicamente un orientamento sessuale differente dal mio non rappresenta alcun problema né fastidio. Dovremmo cominciare a cambiare radicalmente la nostra mentalità, realmente, non solo a parole".


(foto da internet)

Il gesto del calciatore del Cagliari è stato apprezzato dalle associazioni che da sempre si battono per i diritti degli omosessuali ed ha ricevuto la solidarietà degli allenatori italiani, i quali hanno aderito alla campagna contro l'omofobia. Il presidente degli allenatori Ulivieri ha invitato tutti i tecnici, associati e non, a indossare i lacci arcobaleno che hanno contraddistinto l'impegno in questa campagna. 
Anche i giornalisti sportivi hanno espresso la loro solidarietà al centrocampista rossoblú. 
Domenica scorsa, nella partita disputata dal Cagliari in casa contro l'Udinese, altri tre giocatori della squadra sarda, Avelar, Ibarbo e Pinilla, hanno sostenuto la battaglia del centrocampista, scendendo in campo con i lacci arcobaleno contro l'omofobia e ricevendo gli applausi virtuali su internet di tanti tifosi, non solo del Cagliari.



mercoledì 12 febbraio 2014

Olimpiadi alla moda

(foto da internet)

Giorgio Armani accompagna l’Italia alle Olimpiadi di Sochi 2014. Dopo aver firmato le divise del team degli sport invernali grazie alla linea Armani EA7 con cui lo stilista veste gli atleti delle nazionali olimpica e paraolimpica (collaborazione che avverrà anche per Rio 2016), il Re della moda lancia online su Armani Live, in televisione e sulla pagina Facebook di Armani, il filmato della campagna “Sport: valori in azione”diretto dal fotografo americano Kurt Markus.



 
(foto da internet)

"L’Italia è costruita sulla passione del paese per lo sport, un passatempo che promuove valori positivi e unisce le persone. Sono estremamente lieto di rinnovare la mia collaborazione con il CONI per le Olimpiadi Invernali del 2014 e le Olimpiadi del 2016, due occasioni importanti per i nostri atleti, che avranno il nostro massimo sostegno“, ha dichiarato Armani.




(foto da internet) 
E il sostegno dello stilista viene espresso nel filmato in una sequenza che sottolinea come lo sport diventi linguaggio del corpo, un valore che dona a ogni singolo gesto significati in grado di superare l’azione stessa. Determinazione, tenacia, amicizia e forza sono i valori a cui lo stilista dedica la sua prima campagna istituzionale, centrata sulla forza e il significato evocativo delle immagini girate in super 8 che danno la sensazione di movimento e fatica reali e grazie a cui si ottiene quella particolare corposità caratteristica delle vecchie pellicole. Equilibrio, eleganza, spirito di gruppo e sacrificio sono racchiusi in 34 secondi di immagini in bianco e nero che riscoprono le infinite possibilità di espressione del corpo umano.

mercoledì 23 ottobre 2013

Una squadra internazionale


 
(foto da internet)
 
Eh sí di nuovo con il tema calcio, non perché siamo degli accaniti tifosi di questo sport, ma perché il calcio diventa sempre più argomento sociale.
Questa volta, però tocca all'Inter, o meglio all'Internazionale, squadra della città di Milano, insieme al Milan.
Argomento della settimana: l’Inter, ormai, appartiene per il 70% all’indonesiano Erick Thohir. L’annuncio del tanto atteso signing è arrivato da Massimo Moratti: “E’ stato firmato tutto. I tempi sono stati lunghi ma alla fine ci siamo arrivati, la cosa sembra essere equilibrata”. Le casse dell’Inter nei prossimi giorni si riempiranno di denaro che servirà per coprire i debiti e per garantire un futuro migliore. L’operazione si aggira intorno ai 250 milioni di euro. Tecnicamente mancano ancora dei passaggi. 



Tra una ventina di giorni, infatti, ci sarà il closing e verrà indetta un’assemblea straordinaria. 
Moratti è pronto a farsi da parte: “Non so ancora se sarò presidente, credo che la scelta dipenderà da me, ma vedremo.” Anche Thohir ha voluto confermare l’accordo: “In Indonesia oggi si celebra l’Eid al-Adha - ha detto - Si spera che questa firma possa essere una benedizione”. L’Eid al-Adha è la festa del sacrificio, in Indonesia.  




Nei prossimi giorni verranno definite anche le cariche del nuovo cda che sarà composto da otto persone. Nel club nerazzurro entreranno anche altri soci di Thohir, ovvero Roeslani e Soetedjo, l’obiettivo di Moratti, invece, è avere almeno tre membri tra cui il figlio AngeloMario che ambisce al ruolo di vicepresidente. All’interno dell’accordo ci sono varie clausole che permetteranno di vigilare seppur per un periodo limitato sull’operato dell’indonesiano, ma al massimo tra tre anni se tutto filerà liscio è prevista l’uscita di scena del petroliere milanese che dovrebbe cedere anche il rimanente trenta per cento delle sue azioni.  

venerdì 11 ottobre 2013

Di tabú linguistici (nel calcio) e di altre sciocchezze (sportive)



(foto da internet)

Probabilmente i chiodini appassionati di calcio sapranno che il Getafe ha prelevato un nuovo attaccante: il romeno Ciprian Marica. 
Fin qui niente di strano. Il problema è sorto quando l'ex giocatore dello Schalke ha dovuto scegliere la maglietta con il relativo numero, e poi farsi stampare il nome sulla schiena.
I dirigenti del Getafe l'hanno subito sconsigliato di farsi apporre il suo cognome; un cognome che in Romania non significa niente ma, e qui sta il problema, in Spagna è un termine volgare per definire un omosessuale. 
Il termine in questione, com'è noto, è il diminutivo di maricón, appellativo poco gentile per definire un gay. L'equivalente in italiano sarebbe checca o frocetto.
Florian Marica, secondo i dirigenti della sua nuova squadra, si sarebbe tirato addosso gli sberleffi delle tifoserie di tutti gli stadi di Spagna.  Quindi, il nostro ha deciso di farsi chiamare solo con il suo nome di battesimo (Florian): da una settimana infatti, i tifosi avversari si erano già scatenati con le prime ironie su siti e sui social network.

Esponenti della forte comunità romena presente in Spagna hanno fatto sapere di non condividere la scelta del calciatore, mentre le associazioni gay non si sono ancora espresse. 




(foto da internet)

Un altro problema linguistico è presente, da anni, nel seno del Barça: infatti, il miglior giocatore del mondo, Lionel Messi, viene chiamato, da queste parti, Leo, mentre che in Argentina, in maniera affettuosa è, per tutti, Lío
Orbene, lío, nello spagnolo della penisola iberica,  sta per confusione, casino, problema grosso. Quindi, meglio che i gol vengano segnati da Leo e non da un tal Casino...
Lasciando da parte il calcio, ci ha colpito la notizia di un atleta italiano, il quale, per aggirare un test antidoping ha pensato bene di ripulire l'urina mediante un pene falso! 
Incredibile ma vero!  Si tratta di un pene di plastica che, con la semplice pressione di un bottone, espelle l'urina, senza sostanze dopanti, inserita in precedenza dentro un'apposita capsula. L'inganno, nel più puro stille Totò truffa, è stato denunciato dalla Wada, l'Agenzia mondiale antidoping. 






(foto da internet)

Il kit pene-falso-capsula-siringa-tubo è in vendita su Internet, a 130 euro. E' disponibile in cinque tonalità di pelle, dal bianco albino fino al nero, e in unica misura!  
Va fissato al pube con un cerotto, mentre quello vero, udite, udite, si dovrebbe nascondere come si può. 
Durante il controllo antidoping, l'atleta deve solo premere un pulsante per provocare l'espulsione dell'urina ripulita. 
L'espediente, sostengono i suoi ideatori, è infallibile perché anche i giudici più scrupolosi di solito omettono l'unico passaggio necessario per scoprire se il pene è vero o falso: toccare con mano! 
Come direbbe il compianto De Coubertin: l'importante è pisciare....