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venerdì 6 marzo 2020

I Viceré (oltre il cinema)


(foto da internet)


Il romanzo I viceré, scritto da Federico De Roberto, narra l’epopea d’una antica famiglia catanese d’origine spagnola: gli Uzeda di Francalanza.
Il romanzo si svolge in una Sicilia feudale e borbonica nella quale la storia dell'isola e la storia d’Italia, entrano, a poco a poco, a far parte della sagra della famiglia.
La storia inizia con la morte di Teresa Uzeda, Principessa di Fracalanza, matriarca spietata, radice del gruppo familiare, manipolatrice dei destini della sua prole.
La storia va dal 1855 al 1882, e ha come sottofondo grandi avvenimenti: la fine del Regno delle due Sicilie, lo sbarco di Garibaldi, il plebiscito e l’annessione, la liberazione di Roma, l’avvento della sinistra al potere.







(foto da internet)

Nel romanzo è spiccata la caratterizzazione dei personaggi che man mano si vanno delineando, con una messa in scena, cruda e realistica, di una stirpe cinica e potente in cui l’orgoglio prevale su ogni sentimento.
Il regista Roberto Faenza  girò un film omonimo, tratto dal romanzo di De Roberto, che arrivò nelle sale cinematografiche nel 2007.

Due attori del cast de I viceré, Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi, lanciarono per l'occasione un'interessante iniziativa intitolata Crea il tuo trailer. Proposero ai navigatori di scaricare del materiale da internet per allestire un trailer del film in questione. I cinque migliori trailer furono premiati (a dir il vero ce ne furono sei, dato che un premio venne assegnato ex aequo) dalla Jean Vigo Italia e dagli studenti del master sul cinema promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione, della Sapienza di Roma e da Rai Cinema. 






(foto da internet)

Massimo Chiarappa, un giovane di Bari, venne scelto come il miglior regista amateur e partecipò attivamente alla realizzazione del trailer ufficiale del film (vedi>>).
Oltretutto, grazie alla collaborazione del pubblico e a un'attenta strategia di marketing, la prima del film venne corredata da un ulteriore coinvolgimento dei navigatori: venne lanciato un gioco in cui gli interessati dovevano completare l'albero genealogico della famiglia Uzeda. I vincitori parteciparono ad alcune anteprime del film che si tennero in varie città italiane.
Poco dopo la prima nazionale, venne messa a concorso la sceneggiatura del film, corredata da foto e interviste inedite agli attori principali. Per vincere il libro, pubblicato da Gremese Editore gli spettatori dovevano individuare i personaggi che pronunciavano alcune battute nel film.
L'iniziativa riscosse un grande successo e cominciò a segnare la strada per una stretta collaborazione tra cinema, letteratura e web.

venerdì 28 febbraio 2020

Dagli all'untore!





(foto da internet)

Untore singolare maschile [dal latino unctor -oris, der. di ungĕre «ungere», participio passato unctus] è chi unge, ungitore. In particolare si chiamarono untori coloro che nella peste di Milano del 1630 furono sospettati di diffondere il contagio ungendo persone e cose (per esempio, le porte delle case, le panche delle chiese) con unguenti malefici; contro di essi si scatenò spesso l’ira popolare e si dette anche corso a persecuzioni giudiziarie. 
In italiano troviamo anche il diminutivo untorello, usato in senso figurato, per lo più ripetendo o parafrasando le parole dette, ne I promessi sposi del Manzoni, da un monatto a Renzo: "Va, va, povero untorello", rivolgendosi a persona che per la sua pochezza non è ritenuta capace di fare un gran male.




(foto da internet)

Le unzioni effettivamente ci furono, ebbero carattere di continuità e, nel colmo della peste, furono assai frequenti, soprattutto da parte degli stessi monatti che, interessati a perpetuare con la peste il proprio guadagno, potevano veramente diffondere l’infezione spargendo intorno il marciume degli appestati.
Proprio a Milano, il Manzoni, due secoli fa, raccontò ne la Storia della colonna infame, la storia vera della popolana Caterina Rosa, che accusò e fece condannare a morte gli innocenti Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza, accusati di andare in giro a infettare case e uomini con la peste, aizzata da politici, giudici e avvocati, e da intere folle, tutti accomunati dalla paura interessata. 




(foto da internet)

Una paura che Manzoni spiegò così: "Il sospetto e l’esasperazione, quando non siano frenate dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prendere per colpevoli gli sventurati, sui più vani indizi e le più avventate affermazioni". 
E anche il Boccaccio, che fece cominciare il suo Decameron nel tempo della peste, parlò dello spavento strettamente legato all’ignoranza, alla bassezza culturale e all’egoismo privo di ragione. Scrisse: "parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il che suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano". 



(foto da internet)

E molti anni dopo Caparezza cantò (ascolta>>): "Il mio cuore batte più delle battone, quando porto confusione nella popolazione, ne traggo giovamento massimo panico al prossimo ed il prossimo potrebbe essere chiunque"...

lunedì 17 febbraio 2020

Dante (game over)



(foto da internet)

Sull'Inferno potremmo scrivere fiumi di parole:  è il termine con il quale si è soliti indicare il luogo di punizione e di disperazione che, secondo molte religioni, attende, dopo la morte, le anime degli uomini che hanno scelto in vita di compiere il male.

Il termine deriva dal latino infernum e viene relazionato alla nozione, in alcune religioni, di luogo di punizione e di disperazione. L'Inferno è un concetto presente in un gran numero di culture precristiane, cristiane e non cristiane. È solitamente identificato con un mondo oscuro e sotterraneo, collegato all'errore, alla menzogna, al peccato, e, in definitiva, al principio distruttivo dell'ordine delle cose.
Il regno dei morti greco/latino era, al contrario di quello ebraico e cristiano, un vero e proprio luogo fisico, al quale si poteva persino accedere in terra da alcuni luoghi impervi, difficilmente raggiungibili o comunque segreti e inaccessibili ai mortali; nella tradizione greca, per esempio, uno degli ingressi all'Ade si trovava nel paese dei Cimmeri, e proprio in questa regione remota Ulisse dovette recarsi per discendere all'Ade, ed incontrare l'ombra dell'indovino Tiresia, per conoscere la strada del ritorno a Itaca. 



 (foto da internet)

Nella tradizione romana, invece, uno degli ingressi infernali si trovava vicino al lago dell'Averno.  Virgilio narra nell'Eneide la discesa di Enea agli Inferi e redige una vera e propria topografia infernale che verrà ripresa nel primo canto della Divina Commedia di Dante Alighieri (vi proponiamo un'ottima spiegazione>> dell'Inferno dantesco, con una lettura magistrale del testo, da parte dell'indimenticabile Vittorio Gassman).
Ebbene, 700 anni dopo, ci si può ancora perdere nella selva oscura e si possono affrontare le fiere... farsi largo attraverso luoghi cupi e impervi, come se davvero fossimo Dante, per poi ritrovare la strada che sale verso il monte, arrivando fino alla porta dell’Inferno grazie a una guida speciale, il maestro e vate Virgilio. Attenzione: la Divina Commedia rivive in realtà virtuale! Dalla collaborazione fra la start up italiana Beyond the Gate e il Collegio San Carlo di Milano nasce il gioco Dante Vr | La Porta dell’Inferno, fedelmente ispirato al canto di apertura del poema dantesco, tanto da aver ricevuto il prestigioso patrocinio de La Società Dante Alighieri.



(foto da internet)

Il gioco offre la straordinaria opportunità di vivere in prima persona la Divina Commedia, impersonificando il poeta stesso ed entrando man mano nel primo canto, come fosse un luogo reale attorno. 
La sfida è quella di utilizzare il potenziale offerto dal digitale – e in questo caso dal videogioco – adattandolo al contesto educativo, con l’obiettivo di valorizzare e diffondere contenuti culturali. Questo è solo il primo capitolo, il gioco poi proseguirà anche per i canti del Purgatorio e del Paradiso con nuove narrazioni in realtà virtuale. Della durata di circa 15 minuti, il gioco è stato realizzato nell’arco di sei mesi.


(foto da internet)

Il lancio avviene in concomitanza con l’inaugurazione dei nuovi spazi polifunzionali all’interno del Collegio San Carlo: quattro nuovi ambienti dedicati al potenziamento dell’offerta didattica, alle arti espressive e alla digitalizzazione, con la creazione di laboratori per la robotica e i linguaggi digitali, una sala musica, un atelier d’arte e una sala polifunzionale, a seguito di un importante progetto di riqualificazione architettonica.
Papa Francesco, il 25 novembre 2016, ha dichiarato: "L'inferno non è una sala di tortura. Consiste nell'essere lontani per sempre dal Dio che dà la felicità". 
O forse è un videogioco?

lunedì 4 novembre 2019

Le Ceneri di Gramsci



(foto da internet)


In memoria di Pier Paolo Pasolini, a 44 anni dalla sua tragica morte, è stata celebrata una cerimonia nel cimitero di Casarsa (Pordenone), dove è sepolto il poeta e regista italiano. Nel mese di novembre la cittadina friulana ricorderà anche Leonardo Sciascia che con Pasolini condivise impegno civile e, al tempo stesso, disorganicità, avversione al potere e alle sue retoriche, laicità ma con senso del sacro e una profonda idea della letteratura come verità. 
Nell'ambito del Novembre Sciasciano, promosso dagli Amici di Leonardo Sciascia, nel trentennale della morte dello scrittore e intellettuale di Racalmuto, venerdì 8 e sabato 9 novembre, nella sala municipale, si terrà il convegno Pasolini e Sciascia: ultimi eretici, coordinato dal critico Filippo La Porta. È previsto uno spazio di confronto con voci accademiche e critiche che analizzeranno affinità e differenze tra questi due intellettuali fraterni e, a volte, lontani, a cui la società italiana riconobbe un'autorevolezza straordinaria in quanto coscienza del paese, espressioni di una voce dissidente solitaria e non allineata. 






(foto da internet)


Per ricordare, a modo nostro, Pier Paolo Pasolini,  “il poeta sacro” per dirla con Alberto Moravia, il quale sosteneva che Pasolini fu uno dei pochi poeti davvero importanti nel '900, vorremmo (ri)proporre il testo Le ceneri di Gramsci, un volume edito, nel 1957, da Garzanti. In esso vengono raccolti undici poemetti, tutti già pubblicati per la maggior parte in riviste tra il 1951 e il 1956. L’opera irruppe in un momento particolarmente delicato per la cultura italiana di sinistra, in crisi dopo aver assistito alla condanna di Stalin, nel corso del XX Congresso del Partito comunista sovietico e alla drammatica invasione dell'Ungheria. In quel contesto, il libro di Pasolini, intriso di attualità politica e civile, ebbe un successo di vendite insolito per un libro di poesia e provocò molte discussioni tra i critici. 





(foto da internet)

Per il lettore contemporaneo, (ri)leggere Le ceneri di Gramsci può essere un buon antidoto contro gli opposti moralismi, sia di destra sia di sinistra, che all’epoca erano subito scesi in lizza a disputarsi l’opera con valutazioni aprioristiche e può essere letto anche come il manifesto di un’idea di letteratura che serve a fecondare il corpo della realtà, ovvero, come scrisse Pasolini pochi anni dopo, a far parlare le cose.

Il titolo del libro è tratto da un testo poetico immaginato davanti alla tomba di Gramsci nel Cimitero acattolico di Roma. La lingua poetica utilizzata tende alla prosa e i poemetti intendono porsi come nuova forma di poesia civile.
I metri adottati sono diversi: nella maggior parte Pasolini utilizza la terzina dantesca, a volte l'endecasillabo reso irriconoscibile grazie alle pause sintattiche e all'enjambement e, nella poesia Recit, il poeta adotta il verso martelliano di tradizione settecentesca.






(foto da internet)


I poemetti hanno per titolo: I) L’Appennino; II) Il canto popolare; III) Picasso; IV) Comizio; V) L’umile Italia; VI) Quadri friulani; VII) Le ceneri di Gramsci; VIII) Recit; IX) Il pianto della scavatrice; X) Una polemica in versi e XI) La Terra di Lavoro.
Nel testo intitolo, appunto, Le ceneri di Gramsci (leggi>>), Pasolini esprime tutta la propria contraddizione politica ed ideologica: una visione realistica e istintiva del popolo delle borgate romane al quale toglie completamente la valenza politica, andando contro le idee di Gramsci e del PCI che individuavano nel sottoproletariato una componente fondamentale della lotta di classe.




(foto da internet)

L'incipit famosissimo -"Non è di maggio questa impura aria"-, pone il poeta a colloquio con la tomba di Antonio Gramsci, in altissimi versi di memoria foscoliana. Pasolini esprime in essi la propria posizione di intellettuale irregolare, la sua natura, il suo essere diverso.
Vi lasciamo con la lettura de Le Ceneri di Gramsci (1954) da parte del proprio Pier Paolo Pasolini (ascolta>>).
In memoriam.

venerdì 4 ottobre 2019

Una farmacia particolare



(foto da internet)

È nata a Firenze la prima farmalibreria, una farmacia molto peculiare che cura con i romanzi. Si chiama Piccola farmacia letteraria, ed è in funzionamento già da qualche mese. Grazie ai social e al sito web, la sua popolarità si è improvvisamente impennata. La libreria-farmacia sta ricevendo, infatti, richieste di acquisto anche dall’estero!

Le maggiori petizioni girano attorno allo scottante tema della delusione: amori che finiscono, perdita di un posto di lavoro,  un amico che ci abbandona, ecc.
Secondo la patologia del lettore, la farmacia-libreria consiglia un titolo che, come succede con le medicine, ha le sue proprie indicazioni, gli effetti collaterali e la posologia. Qui, però, ci si cura esclusivamente con i libri.




(foto da internet)


L'ideatrice della libreria è Elena Molini, una giovane 35enne, che ha aperto l'attività in via di Ripoli, a Firenze. 

Tutti i libri proposti sono stati letti da Elena e recensiti in base allo stato emotivo tramite i cosiddetti bugiardini: e cioè dei foglietti illustrativi che guidano il futuro lettore tra tristezza, depressione, amore, felicità, lutto, amicizia, e quant'altro. 
I bugiardini più complessi e delicati sono stati creati dalla sorella di Elena che fa la psicologa. 
Visto il grosso successo dell'iniziativa, Elena ha dovuto registrare il marchio e mettere il copyright sui bugiardini.



(foto da internet)


Elena Molini prima di aprire la farmacia letteraria lavorava per una grande catena di librerie e grazie alla sua esperienza ha trovato l'idea. 
Le clienti più frequenti e più fedeli sono le donne giovani che le chiedono un libro per poter sopportare le pene d'amore, per ritrovare l'autostima o per iniziare a leggere. Gli uomini, invece, si orientano sui libri legati al viaggio sia spirituale sia avventuroso.
I  libri e i bugiardini della farmacia saranno disponibili a breve anche mediante anche un e-commerce, che sarà attivo tra circa 20 giorn


mercoledì 17 aprile 2019

Le voci di un popolo

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(foto da internet)

Lunedì scorso abbiamo avuto il piacere di presentare alla EOI di Sagunt l'antologia di poeti valenzani Le voci di un popolo, Edizioni dell'Orso. Le poesie sono state tradotte in italiano dal nostro chiodino Gianpiero Pelegi, Dionís Martínez, presente nell'antologia sia come poeta che traduttore, e da Giuseppe e Valentina Zirilli. 
Si è scelto di fare questa antologia, perché negli ultimi anni il pubblico italiano ha avuto modo di avvicinarsi anche al variegato mondo della poesia grazie alla pubblicazione di testi di poeti fondamentali della letteratura catalana moderna e contemporanea, dove, però, la poesia valenzana è scarsamente rappresentata. L'obiettivo principale dell'antologia è colmare, almeno in parte, questa importante lacuna e far conoscere al pubblico italiano il caleidoscopico mondo della poesia valenzana. 
Gli autori, nel 2016, avevano già presentato un libro di poesie di Andres Vicent Estellés, il poeta più noto del panoramo poetico valenzano La gioia della strada. Le voci di un popolo. Antologia di poeti valenziani
(foto da internet)

L'antologia di poeti valenzani deve il titolo proprio ai famosi versi di Estellés: 
Assumiràs la veu d'un poble/ Porterai su di te la voce di un popolo. 
E si prefigge di dar a conoscere al pubblico italiano alcune voci poco note in Italia. Gli autori ricordano che non si tratta di un inventario della poesia valenzana moderna e contemporanea, ma vuole rappresentare un primo approccio a poeti, a volte distanti tra loro, a cavallo tra il XX e XXI sec., che testimoniano un'altra espressione di una cultura tutta da scoprire.

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(foto da internet)

Poi abbiamo letto alcune poesie con la traduzione a fronte in italiano e abbiamo goduto della lettura delle poesie, fatta da professori e studenti della EOI dei dipartimenti di valenzano e italiano, con musica di sottofondo, grazie alla cortesia di una studentessa musicista che ha amenizzato la lettura con il rabab. 
La presentazione dell'antologia è stata una delle tante attività presenti alla EOI di Sagunt durante la settimana culturale, dal 15 al 17 aprile, con l'intenzione di avvicinare lo studio di una lingua alla cultura di cui le lingue sono portatrici. 

È stato un vero piacere!
Vi auguriamo una Buona Pasqua e ci rivediamo online il prossimo 3 maggio!

venerdì 22 marzo 2019

Tanto caro mi fu...


(foto da internet)

Il 21 marzo viene convenzionalmente considerato il primo giorno di primavera.
Da ieri si festeggia a Recanati la Giornata mondiale della Poesia con un lungo evento che va dal 21 al 24 marzo, nell'ambito delle celebrazioni per il bicentenario dalla stesura de L'Infinito di Giacomo Leopardi. 
Hanno inaugurato l'evento il ministro dell'Istruzione, università e ricerca Marco Bussetti e il critico d'arte Vittorio Sgarbi. 
Recanati sarà per quattro giorni un vero e proprio palcoscenico per conferenze, spettacoli, concerti, dove ragionare sul tema dell'infinito in tutte le arti: dalla letteratura, alla matematica, dalla musica all’arte. L'evento sarà animato da iniziative che vedranno protagonisti personalità del mondo della cultura al Teatro Persiani e al Museo di Villa Colloredo Mels. 


(foto da internet)

La Giornata mondiale della poesia è stata istituita dall'Unesco nel 1999 nel primo giorno di primavera. Il programma di iniziative fa parte di Infinito Leopardi, un evento che tra mostre, spettacoli, conferenze e pubblicazioni per tutto il 2019 approfondirà il modernissimo pensiero leopardiano. 
Gli organizzatori, il Comune di Recanati, la Città dell’infinito e il Parco Letterario Giacomo Leopardi, hanno invitato a celebrare il bicentenario dalla stesura de l’Infinito alcune personalità del mondo della cultura quali il sopraccitato Vittorio Sgarbi, e poi ancora Davide Rondoni, Remo Anzovino, Antonino Zichichi, Gianmarco Tognazzi, Francesca Merloni e Paolo Crepet tra gli altri.




(foto da internet)

Nell’ambito delle manifestazioni anche gli alunni delle scuole sono i protagonisti delle cosiddette Invasioni Poetiche: ieri, a partire dalle ore 9.00 c'è stata una disseminazione di versi accompagnata da una coreografia dedicata a Giacomo Leopardi e all‘Infinito e dal lancio di palloncini contenenti messaggi poetici battezzati col nome di versi al vento che sono stati liberati presso i Giardini Pubblici del Plesso di San Vito, il Colle dell’Infinito e le vie della città. Alle ore 10.30 c'è stata una manifestazione in piazza Leopardi, alla presenza delle classi della Scuola di Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado. 
Alle 10.45 si è organizzato un flash-mob e il lancio di una colomba con i versi dell’Infinito. Nel centro storico si è inaugurata la mostra Scatta l’Infinito, presso lo Spazio Cultura a Via Roma, a cura degli studenti della Scuola secondaria, I.C. Nicola Badaloni, accompagnata dall’esposizione nei negozi di versi in scatola, a cura delle Scuole dell’Infanzia e Primarie dell’I.C. Badaloni.



(foto da internet)

Alle 12 si è tenuto il “dialogo con l’arte”, un incontro con Vittorio Sgarbi. 
Oggi, 22 marzo, al Teatro Persiani, si terrà l'incontro Poesia e Musica con Davide Rondoni.
Sabato 23 toccherà al fisico Antonino Zichichi inaugurare lo spazio Dialogo sulla Scienza. Alle 21, al Teatro Persiani, sul palco insieme ci saranno Francesca Merloni e Gianmarco Tognazzi per lo spazio Letture e musica.
Sarà lo psichiatra Paolo Crepet, alle 18 di domenica 24 marzo, a chiudere la rassegna con Dialoghi sulla psiche.
Noi vorremmo festeggiare a modo nostro la Giornata della poesia con la lettura dell'Infinito di Leopardi da parte dell'indimenticabile Vittorio Gassman (ascolta>>).
Buon ascolto (e buona lettura)!

lunedì 11 marzo 2019

Romanità in due valori


(foto da internet)

Secondo il dizionario, il termine romanità [derivato da romano], ha due valori: il primo, non comune,  è la qualità di romano, e cioè l’essere romano. Il secondo è l’insieme delle tradizioni che s’incentrano in Roma, in quanto considerata punto d’irraggiamento dei valori universalistici espressi dalla civiltà romana prima e dalla Chiesa di Roma poi.
L'essere romano (de Roma) è quel che ci interessa e nella fattispecie il sapere usare correttamente alcune espressioni che, via via, si sono diffuse anche al di fuori della capitale. È il caso di sti cazzi e me cojoni.
L’espressione  sti cazzi equivale all'italiano chi se ne frega. Invece, per esprimere sorpresa, in romanesco si usa l’espressione me cojoni!, con valore di mi prendi in giro, non ci credo.... 



(foto da internet)

Per chiarire il concetto ecco a voi una magistrale lezione sull'uso corretto delle due espressioni sopraccitate, tenuta dall'attore Marco Giallini (vedi>>), noto al grande pubblico per aver interpretato il commissario romano Rocco Schiavone in una serie televisiva italiana prodotta dal 2016 e trasmessa da Rai 2. 
La serie in questione  è tratta dalle opere letterarie dello scrittore Antonio Manzini incentrate sul personaggio immaginario di un poliziotto borderline dal carattere burbero, irascibile e insofferente alle regole. 



(foto da internet)

Rocco Schiavone, vice questore aggiunto della polizia, da tempo vedovo, viene trasferito da Roma ad Aosta per motivi disciplinari. Ritrovatosi catapultato in una realtà che mal sopporta, completamente diversa da quella in cui è sempre vissuto, porta comunque avanti il suo lavoro investigando sui crimini che sconvolgono il tranquillo capoluogo valdostano, ricorrendo sovente a metodi al limite della legalità. Presenza costante nella sua vita è il ricordo della moglie Marina, che sotto forma di allucinazione ne riempie la quotidianità.

lunedì 11 febbraio 2019

Il tumulo del Tasso (sbagliato)





(foto da internet)

Annunciazione Annunciazione! (vedi>>) è un famosissimo sketch della Smorfia il cui il titolo ufficiale è Natività.
Lo sketch fu proposto nella famosa trasmissione televisiva No Stop, nella seconda metà degli anni '70. La  trama è la seguente: il compianto Massimo Troisi interpreta la parte della moglie di un modesto pescatore; la donna viene coinvolta per errore nella scena dell'Annunciazione, in quanto l'Arcangelo Gabriele, interpretato da Lello Arena, pressoché semi-cieco, la scambia per Maria, la futura madre di Gesù. Partecipa all'equivoco anche un Cherubino (Massimo De Caro), che Maria scambia per un venditore di libri.
Lo sketch viene ricordato col nome di Annunciazione Annunciazione!" per il chiassoso e ripetuto ingresso di Lello Arena  -l'Arcangelo Gabriele- in scena e per la battuta che l'attore ripeteva come un mantra: "Annunciazione! Annunciazione!", il tutto accompagnato dal suono di una trombetta e dallo sbattere violento delle scarpe per terra.



(foto da internet)

Alla fine dello sketch, l'Arcangelo Gabriele informato dal Cherubino del grossolano errore, dice affranto: "Avvime sbajate casa!" (abbiamo sbagliato casa!).
Ora è proprio il caso di dire, alla Lello Arena: "Abbiamo sbagliato tomba!”. Il partito politico Fratelli d'Italia, capitanato da Giorgia Meloni, ha denunciato, a Ferrara, l’incuria della tomba del grande scrittore Torquato Tasso, l'autore del capolavoro Gerusalemme liberata... 
L'unico (grande) problema che il sepolcro in questione è di un medico omonimo! Il consigliere comunale di Fratelli d'Italia, Alessandro Balboni, aveva puntato il dito contro l'amministrazione di centrosinistra, ma il sindaco ha smontato l'assurda polemica. Infatti, il Torquato Tasso sepolto a Ferrara è un omonimo vissuto circa tre secoli dopo il poeta di Sorrento, che a Ferrara trascorse buona parte della sua vita.


(foto da internet)

Il partito di destra ha fatto girare una foto che ritraeva il sepolcro del presunto poeta denunciandone le condizioni indegne di uno dei nomi più grandi della cultura italiana! 
Il consigliere comunale di FdI Alessandro Balboni ha scritto nella denuncia: “Ci siamo sentiti dire che siamo dei rozzi e dei bifolchi senza cultura da una sinistra che per anni si è arrogata il ruolo di depositaria della Cultura. Se questa è la risposta che danno, c’è da interrogarsi ampiamente sul loro operato”.
La tomba segnalata da FdI, ha spiegato il primo cittadino di Ferrara, non ha nulla a che vedere con il Torquato Tasso poeta che è tuttora sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo di Roma dall’anno del suo decesso, avvenuto nel 1595! 
Itaglietta nostra...

mercoledì 16 gennaio 2019

Alla scoperta della città dei sassi


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Qualche tempo fa una fiction, adesso alla scoperta della capitale europea della Cultura è la volta di un libro, perché i sassi hanno emozioni: "I sassi hanno una doppia valenza: destabilizzano come l'amore e sono come i cuori dei miei protagonisti. La prima volta che li vedi non ci credi, il magnetismo del Mediterraneo rupestre ti rapisce e ti fa innamorare di loro. E i sassi dormienti sono come i cuori dei miei protagonisti che tornano a battere, a danzare". 

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Quel battito è il ritmo che si ascolta lungo tutta  "La Ballata dei Sassi" (Sperling & Kupfer, , romanzo del giovane scrittore, fotografo e artista Carlos Solito. Un libro che parla di scelte, d'amore per la propria terra, di poesia e silenzi, ritorni e sorrisi che non "potranno cambiare mai", ma soprattutto di Matera, cittadina del Sud, di  tutte "quelle contrade, quei borghi fantasma" che compongono "la bellezza dell'assenza" racconta Solito,  scrittore nato a Grottaglie in provincia di Taranto, che dopo il successo di Sciamenesciá (2016) da cui sarà tratto un film torna in libreria a pochi mesi dalle celebrazioni di Matera capitale della cultura 2019. 

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L'amore per Matera, per il tufo, per quei paesaggi di "Cristo si è fermato a Eboli" intaccano ogni pagina di un romanzo dove l'autore lascia come sassolini tante tracce della sua vita, fatta di "carne, ossa, vuoti" raccolti nei paesi dove è cresciuto. 

La Ballata è l'incrocio di due storie, quella di Ettore, esperto di finanza,  poeta cresciuto fra i sassi a pane (o meglio dolci, quelli dei forni paradisiaci) e semplicità, che a 40 anni dopo una vita passata a viaggiare, accumulare esperienze e  lasciare piccoli versi su bigliettini incastrati negli anfratti delle città affinché altri possano fruirne, ha la mancanza dei silenzi in cui è cresciuto. Lo stesso viaggio lo compirà Maria, cuore pietrificato da un amore perduto, direttrice editoriale cresciuta al Nord ma destinata, per inseguire il suo battito, a ritrovarsi fra i Sassi e incontrare l'amore. 


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(foto da internet)

È un ode a un luogo, quello che nell'anno a venire celebrerà la Cultura d'Italia, che "50 anni fa era la vergogna del Paese ed oggi è il simbolo della bellezza e dei silenzi. I calanchi, i paesini, le grotte, hanno il valore aggiunto della lentezza, del silenzio. E' così difficile arrivare in Basilicata - dice l'autore -. Il nostro hub rimane Bari, è da lì che ci si sposta per Matera. Perché Matera rimane un posto ai margini, è un luogo dove arrivare è scomodo, dove devi ridurre le marce, per entrarci non puoi andare alla stessa velocità di Roma o Milano: ecco, è un luogo di lentezza, che come l'assenza è il lievito madre dei nostri paesaggi. Serve l'assenza, il silenzio per contemplare un'opera d'arte: lo stesso vale per i Sassi di Matera". 

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(foto da internet)
Nel romanzo, che scorre fra le vicissitudini di un gruppo di ragazzini cresciuti nelle grotte e ora adulti, fra i profumi dei dolci della Basilicata e i campi di grano, c'è infatti spesso un racconto con dettagli geografici, dato dall'impronta di un autore-reporter.  
Dettagli che si trasformano in riferimenti storici, come per quel  "bisogno che è diventato un sogno. Nelle cave che oggi milioni di visitatori osservano a Matera c'è tutto il sudore e la sofferenza di uomini e donne che scavarono per ottenere le loro case, i loro rifugi. Quelle fatiche oggi ci hanno dato un luogo incredibile da contemplare, i Sassi". 


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(foto da internet)

Perché in qualunque luogo della Ballata e della Basilicata chiunque possa rivivere l'emozioni sprigionate dai sassi: "Vento in faccia, a superare pietre incerte, tappeti di rosmarino e uno due e tre salti fino all’ultimo centimetro di terra prima del vuoto assoluto, prima del grande spettacolo della Gravina".


venerdì 21 dicembre 2018

Un regalo (diverso) per Natale



(foto da internet)


Se avete deciso di regalare un cane o un altro animale per Natale, avete valutato bene la vostra decisione insieme alle persone che dovranno prendersene cura? Un cucciolo è un regalo meraviglioso ma un animale non è un regalo qualsiasi e, soprattutto, non è un giocattolo e ha bisogno di cure ed attenzioni. È bene tenerlo presente, soprattutto quando, nel pieno della corsa ai regali, molti genitori decidono di regalare un cane o un gattino ai propri figli.
Comunque, se dopo un’attenta valutazione delle responsabilità e dell’impegno a cui si va incontro, si decide  di regalare un cane o un gatto, una buona scelta sarebbe quella di adottare un trovatello in un centro di accoglienza. 





(foto da internet)

Se doveste ribattezzarlo, perché dare nomi assurdi e improbabili agli amici a quattro zampe, quali Bush,  Che Guevara, Milingo, Messi, Harry Potter, Bart Simpson, Sofia Loren, Shakira e Zichichi?
Vada per i nomi legati alle radici storiche e religiose: Aaron, Noè, o a quelli legati al mondo dell'epica classica: Achille, Polifemo e Argo; ma non si possono evitare gli orribili nomi legati alla storia contemporanea (?): Lady D., Brexit... 
Molto, ma molto meglio, i classici Micio e Briciola!
Per chi possiede due animali, non si può davvero andare oltre i Minnie e Topolino, Cip e Ciop, Schumacher e Barrichello, e Dolce e Gabbana?





(foto da internet)

Restando in tema animali, noi vi consigliamo di regalare un libro intitolato Il bestiario dell'impiegatto, di Gianni Zauli, pubblicato per VACA Edizioni.
Nel testo, troverete alcuni animali fantastici alla Borges, mescolati ad una fine ironia. Eccovene un esempio:


L'Anatram
L'Anatram è un uccello palmipede domestico col becco largo ed appiattito che viene allevato dalle aziende municipali ed utilizzato per il trasporto pubblico cittadino.
Il Tritoner
Il Tritoner è un piccolo anfibio di acqua dolce ormai in via di estinzione, causa l'aumento smodato della produzione di fotocopiatrici e stampanti per computer.
La Libruttula
La libruttula è la brutta copia della più conosciuta e amata Libellula. Ha un volo sgraziato, il corpo ricoperto da peli e bitorzoli, una sola antenna ed emana una puzza nauseante.
Il Ragnoschiuma
Della famiglia degli Aracnidi puliti, il Ragnosciuma si è adattato a vivere nelle case dell'uomo ed in particolare nei bagni forniti di vasca. Il Ragnoschiuma è molto ben accetto dall'uomo in quanto costruisce bagnatele che si rivelano ottimi sostitutivi dei saponi liquidi.



(foto da internet)

Lo Struzzicadente
Grande uccello africano, lo Struzzicadente ha lunghe e robuste zampe, un lungo collo, piume pregiate ed un finissimo becco appuntito col quale si nutre dei frammenti di cibo rimasti tra i denti degli altri animali che, per il servizio igienico, evitano di cacciarlo.
Il Pandaluso
Il Pandaluso è un mammifero dal manto bianco e nero abitante nella Spagna meridionale ormai a rischio di estinzione.
Il Tirocigno
Bellissimo palmipede dal piumaggio bianco, il collo lungo ed il becco giallo e nero. il Tirocigno trascorre lunghi periodi di addestramento pratico prima di intraprendere qualsiasi attività.

p.s.
Il nostro blog chiuderà per Natale. Torneremo on line il 7 gennaio 2019. 
Vi facciamo i nostri migliori auguri di buone feste!