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mercoledì 2 maggio 2018

Anche il design pedala

senso design lifestyle 1
(foto da internet)

Sulla strada del design viaggia anche la bici. Il Salone del Mobile appena tenutosi a Milano ha visto il debutto internazionale di Badgley Mischka Home. Ossia della collezione di arredo che prende il nome da Mark Badgley e James Mischka. I due stilisti americani hanno realizzato la luxury bike Senso che concentra design, arte e tecnologia. Una bici che celebra l'eco-mobilità con un design estremamente innovativo. 

Lusso senza compromessiSenso è una bici veloce e innovativa. È stata creata con nuovi materiali e caratterizzata da una eccellenza ingegneristica. Comunque, è anche in grado di garantire prestazioni eccezionali per una bike da turismo. Senso è stata sviluppata e prodotta in Italia, unendo design e tecnologia. Il tutto impreziosito dal gusto estetico di Badgley Mischka.
bici
(foto da internet)
Al netto dell’oggettiva bellezza di questo prodotto che dà un tocco di stile a uno sport in continua crescita, non è stato tralasciato nulla della parte tecnica, in maniera tale da poter regalare al pubblico un prodotto di qualità assoluta e da poter utilizzare comodamente per strada. Senso è caratterizzata da un’eccellenza di ingegneria e da un lusso fuori dal comune. Il prezzo non è per tutti, proprio perché si tratta di un mezzo di lusso: 20mila e 500 euro. Le sue particolarità sono degne della sensibilità propria di un artista, uno stilista. 
senso design lifestyle
(foto da internet)
I particolari in foglia d’oro nel tubo sella e nelle forcelle, oltre all’utilizzo di Swarovski nel tubo sterzo e nel reggisella, danno un tocco prezioso e chic. Il manubrio e la sella sono realizzati in pelle di razza con la collaborazione del marchio Schedoni, azienda modenese che da anni collabora con il brand Ferrari. Senso è prodotta in collaborazione con PTM Images, azienda californianiana leader nella produzione di prodotti per la casa.
bici
(foto da internet)
Non solo Milano. Nel panorama internazionale spicca anche l’iF Design Award. Si tratta di un riconoscimento che, dal 1953, l’istituto di Hannover assegna come simbolo di eccellenza nel design. Aggiudicarselo non è semplice, dato che si passa da un’analisi di oltre 6 mila proposte provenienti ogni anno da più di 70 nazioni. La bici da strada Canyon Roadlite CF è stata incoronata a Monaco di Baviera per il suo stile pulito e le sue funzionalità all’avanguardia. Inoltre, questo modello è leggero e adatto a tutti: i suoi dettagli  grafici sono bilanciati tra il discreto e il dinamico.

mercoledì 25 novembre 2015

Il Made in Italy di oggi




4x3 vocabolario Triennale, in mostra il vocabolario della moda italiana
(foto da internet)

Come si evolve la moda italiana? Che cosa c’è oltre le griffe che hanno reso l’Italia eccellenza riconosciuta nel mondo? Come sta affrontando la sfida della contemporaneità il Made in Italy, tessuto fatto di artigiani che lavorano con la passione di un artista? Una risposta a tutte queste domande e a molte altre viene dalla mostra Il nuovo vocabolario della moda italiana, a cura di Paola Bertola e Vittorio Linfante, alla Triennale di Milano, dal 24 Novembre al 6 marzo 2016.


Triennale_vocabolario della moda italiana
(foto da internet)

Una sorta di racconto fatto di vestiti, borse, scarpe, occhiali e corsetti decisamente originali che sarebbe piaciuto a Elio Fiorucci, il designer giramondo che ha sempre concepito la moda come espressione della vita vera. Le nove stanze sintetizzano (per argomenti) il Made In Italy al quale va il merito di aver saputo preservare la cultura manufatturiera. E quando l’esperienza di un cappellaio o di una decoratrice s’incontra con la creatività di un giovane designer escono sorprese che vale davvero la pena di vedere. Oggetti che vanno oltre il vestito; anche se poi viene voglia di indossarli. 
Triennale_Vocabolario della moda italiana
(foto da internet)

«Le nuove generazioni non hanno pregiudizi nel mischiare tradizione e sperimentazione», spiega una la curatrice della mostra. E non a caso il viaggio nell’Italia della creatività messa in luce da questa mostra, unica nel suo genere, comincia dalla stanza della «Materia». I tessuti nella moda non sono mai stati tanto importanti, lo dicono gli stilisti stranieri che affollano le fiere italiane e vanno nelle aziende a ordinare i materiali, spesso realizzati in esclusiva per loro .La moda che viaggia su Instagram e Facebook ha bisogno di tridimensionalità, di materia. I vestiti pensati anche per essere fotografati e postati sono colorati e super stampati. La stanza della «Costruzione» sottolinea la forma-scultura di un abito che però oggi deve essere anche comodo. Come? Lavorandolo all’interno con la tecnica della lingerie. 
Il nuovo vocabolario della moda italiana La Triennale di Milano, 2015 Foto Agostino Osio
(foto da internet)

La mostra nata dalla mappatura di circa 100 realtà produttive (selezionate su circa 300 con un lavoro di ricerca andato avanti un anno e mezzo) mette in scena la storia recente del Made in Italy, a partire dal 1998, anno che segna il passaggio al mondo interconnesso del web, dieci anni prima della crisi globale del 2008. Ecco «Il Made in Italy continua ad essere associato al periodo d’oro, quello creato dai grandi stilisti fino agli anni Novanta, oscurando così la sua capacità di rigenerazione — continuano i curatori — . La mostra richiama l’attenzione su coloro che hanno ereditato la lezione di quei maestri, guardando al futuro con un proprio linguaggio». Nella stanza «Laboratorio» si può toccare con mano la capacità italiana di innovare, mixando tecnologia e manualità. «L’idea era quella di verificare la vitalità di un sistema . Il risultato è che la crisi ha imposto un passo indietro alla velocità del mercato. Oggi, si preferisce produrre di meno nel nome della qualità. E l’Italia è apprezzata anche per questo».

mercoledì 11 novembre 2015

Scarpe d'autore

(foto da internet)


Lui, Marcello Mastroianni, le indossò 50 anni fa, per lasciare le sue impronte sull’Hollywood Boulevard. L’attore italiano più famoso del mondo (basta “Marcello”, per lui), quel giorno, portava un paio di scarpe Sutor Mantellassi.
“Marcello, Marcello!” Un nome, una scena, un’icona. Il mito di Marcello Mastroianni è iniziato con quella immagine della Dolce Vita di Federico Fellini, datata 1960, è proseguito con il personaggio di Guido Anselmi in 8 e 1/2 (era il 1963) ed è stato “concretizzato” con la posa, nel 1965, delle sue impronte sulla Walk of fame diHollywood. Un mito anche di stile, tanto che il celeberrimo attore in quella occasione indossava un paio di scarpe Sutor Mantellassi, marchio sinonimo di eleganza,artigianalità e cura dei dettagli in tutto il mondo.
Un binomio, quello tra Sutor Mantellassi e Marcello Mastroianni, che festeggia quest’anno50 anni. E per l’occasione il marchio di calzature ha organizzato, in collaborazione conStyle Magazine, un cocktail party all’interno della boutique milanese di via Montenapoleone. Salendo al primo piano, una vetrina fa bella mostra del paio di scarpe “hollywoodiano”. 

(foto da internet)
Adesso tocca al giornalista francese e trend setter Thomas Erber a rendere omaggio a Marcello Mastroianni, icona dello stile italiano, firmando la calzatura MM5 che reinterpreta lo stesso modello dell’azienda Sutor Mantellassi. Erber è il quinto e ultimo dei cinque designer a cui è stato affidato il compito di rifare la scarpa appartenuta al divo. Prima di lui, la scarpa è stata reinterpretata da Justin Deakin (designer di scarpe londinese); da Scott Fellows con Craig Bassam (designer fondatori della BassamFellows); da Scott Schumann (The Sartorialist) e da Toshinosuke Takegahara.  La MM5 disegnata da Thomas Erber è realizzata in cordovan e alligatore, nel colore bourdeaux, con una fascia elastica rossa che esalta il desing. 

venerdì 16 ottobre 2015

La sciarpa





(foto da internet)
 
La sciarpa è uno degli accessori più antichi del nostro guardaroba. In passato erano le nonne e le mamme che le realizzavano col ferro da maglia e coi gomitoli di lana.
Il termine sciarpa proviene dal francese echarpe. Negli anni, da semplice capo di abbigliamento utilizzato per scaldarsi nelle fredde temperature invernali, la sciarpa è diventata un accessorio indispensabile per arricchire il nostro look.
La sciarpa può essere indossata intorno al collo o vicino alla testa, per coprirsi dal freddo, per eleganza o per motivi religiosi. Indossata a tracolla, una sciarpa può fungere anche da insegna di particolari cariche militari o civili (di color turchino da ufficiale delle forze armate, tricolore da sindaco, ecc.)..


(foto da internet)

La sciarpa può essere di varie lunghezze ed essere fermata al collo in mille modi diversi: indispensabile per restare al caldo nei giorni più freddi, e indossata nel modo giusto per avere un tocco più raffinato.
La sciarpa di lana è un vero e proprio must per affrontare il freddo che si avvicina: a tinta unita o fantasia, il segreto per usarla in tutte le occasioni sta proprio nel come indossarla.
I cosiddetti giri, o nodi, sono davvero tanti: ve ne proponiamo alcuni (guarda >>). Provate a farli allo specchio e aggiungerete un tocco di raffinatezza al vostro look.
Ah! Se proprio non riuscite ad annodarla, potrete sempre ricorrere alla sciarpa camaleonte, stampata con inchiostro termocromico, cambia colore secondo la luce del sole... Sarà??!!
 

lunedì 11 maggio 2015

Il bikini 2015



(foto da internet)

Il bikini è un tipo di costume da bagno femminile il cui nome nome deriva dall'omonimo atollo di Bikini (leggi bíkini), appartenente alle isole Marshall, nel mezzo dell'oceano Pacifico. Com'è noto, è composto da due pezzi: quello superiore che copre il seno ed una parte del busto o della schiena, ha una forma simile ad un reggiseno e di solito ha una o due bretelle di sostegno. Il pezzo inferiore è uno slip, che copre il pube, i genitali ed una parte più o meno ampia dei glutei. Venne chiamato con questo nome con riferimento agli esperimenti atomici eseguiti nel 1946 sul suddetto atollo, quasi a voler sottolineare il carattere esplosivo del capo, sconvolgente e di grande effetto per il senso del pudore dell'epoca.  
Il bikini moderno fu inventato dal sarto francese Louis Réard, a Parigi, nel 1946. Reard non riuscì a trovare una modella che osasse indossarlo. Finì per ingaggiare come modella Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris!
Il capo stentò ad affermarsi: ci vollero quindici anni perché fosse accettato negli Stati Uniti e nel 1951 i bikini furono proibiti al concorso per Miss Mondo



(foto da internet)


Nel 1958, il bikini di Brigitte Bardot nel film E Dio creò la donna creò un forte mercato per il costume negli USA, e nel 1960 la canzone di Brian Hyland Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini diede l'avvio al boom del bikini trasformandolo in un'icona della cultura pop. In italiano è noto anche col termine due pezzi.
Il bikini ha subito negli anni una forte evoluzione: abbiamo, infatti, il monokini che fa riferimento ad abbigliamento da bagno topless femminile; il tankini è un costume da bagno che consta di un top maggiormente coprente di quello di un comune bikini e di un pezzo inferiore da bikini; lo string bikini è, invece, una versione alternative, meno coprente, in cui i pezzi inferiore e superiore si riducono a triangoli di tessuto tenuti insieme da lacci e il trikini, termine coniato nel 1967, per indicare un bikini abbinato a uno short, top o pareo. Oggi con trikini si indica un particolare tipo di bikini in cui i due pezzi sono congiunti nel lato anteriore da un lembo di stoffa più o meno ampio. 



(foto da internet)

La parte inferiore del bikini si è ulteriormente ridotta negli anni settanta con l'introduzione del tanga brasiliano, la cui parte posteriore è così ridotta da scomparire tra le natiche.
L'evidente sex appeal del bikini ne ha fatto un ingrediente di successo di innumerevoli film, tra i quali ricordiamo Lolita di Stanley Kubrick del 1962, in cui il professor Humbert Humbert si innamorerà di Lolita dopo averla incontrata nel giardino (e in bikini) della casa in cui alloggerà. 



(foto da internet)

Ebbene, più di 50 anni dopo, in pieno ritorno del vintage, per l'estate 2015, il look di quegli anni coinvolge tutti i settori di accessori e di abbigliamento, tra i quali anche il costume da bagno. La moda di quest'anno lo vuole, infatti, vintage e casto, in pieno stile anni '50.       
Via, dunque, il barocco degli '80 e il minimal dei primi anni '90 e largo alle forme rotonde e caste. I colori di modo sono sobri e con culotte a vita (esageratamente) alta. I disegni che vanno per la maggiore sono le strisce bianche e nere, e i motivi a pois. 
Per noi ragazzi, invece, nessuna nuova: bisognerà attendere... ma forse si tornerà ai mutandoni con le bretelle a righe bianche nere...
Come sono lontani i tempi in cui Gabriella Ferri invogliava la gente ad andare al mare a mostrar le chiappe chiare...

mercoledì 4 marzo 2015

W la mamma!!!

(foto da internet)





Vi ricordate la canzone Viva la mamma!!!




Ma non la ricordiamo perché è la festa della mamma (in Italia è la prima domenica di Maggio), bensì per la nuova trovata degli stilisti Dolce & Gabbana che hanno mandato in passerella una collezione dedicata all'idea della mamma. Insomma una freccia diretta al cuore e non solo per la mamma italiana ma per tutte le mamme del mondo!!!

(foto da internet)


Ebbene "Oggi la moda è troppo fredda. Oggi non basta mandare in passerella dei vestiti. Devi raccontare una storia, devi mandare un messaggio forte. Per questo abbiamo deciso di parlare di mamme, di amore. E non di abiti". Domenico Dolce e Stefano Gabbana spiegano così la loro nuova sfilata: all'apertura del sipario, sulle note di Viva la mamma di Edoardo Bennato, una scenografia con madri e figli fa da cornice a un'intera collezione che vuole celebrare la mamma e la sua idealizzazione nell'immaginario di ogni persona.


(foto da internet)

In pedana arriva anche una supermodella italiana, visibilmente incinta. Il pubblico applaude dalla prima uscita: è il potere di Dolce&Gabbana, una malia da non scambiare per banalità ma da valutare come strumento in grado di trasformare la vita in abito, l'abito in messaggio e il messaggio in successo. Furbi, potenti, per nulla snob: con questa nuova sfilata, Domenico e Stefano dimostrano di aver capito alla perfezione  i tempi e i modi rivoluzionati della comunicazione di massa. Il loro stile da mamma è infatti già un messaggio virale, una testa d'ariete che esce dalla settimana della moda e sfonda da sola il muro dell'attenzione disattenta degli internauti globali.


(foto da internet)

Sotto il teatro c'è una delle più orchestrate collezioni del duo. Per realizzarla si sono ispirati ai loro disegni di bambini, e, quindi, sono gli schizzi, i pensierini e i collage i temi della collezione, stampate su gonne e abiti molto femminili, longuette a matita, abiti bustier, miniabiti. E poi le rose rosse, un altro omaggio alle donne, stampate su abitini rosa o azzurro pastello, o ricamate sugli abiti come quello di pelliccia o quello in broccato. Infine l'ultima uscita svela una mamma alquanto diversa, che indossa sensuali sottovesti, coulotte e vestaglie in pizzo e raso nere. Infatti, i classici del marchio (il pizzo, le applicazioni patchwork, i ricami, le décolletées da Dolcevita) sono infatti riproposti in una modalità completamente svuotata dalla sua valenza sexy per abbracciare un look più dolce con linee morbide e rilassate dove ieri c'erano corsetti, curve e seni a vista.

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(foto da internet)

Insomma che piaccia o no, dopo il tema La Bella Italia per l'inaugurazione del negozio londinese  di poco più di un anno fa, con colonna sonora di Tanti auguri di Raffaella Carrà e uno spot girato tra i monumenti dell'Italia a Rimini, i due stilisti scommettono forte sul Belpaese e fanno presa sull'appeal italiano nel mondo!!!

mercoledì 16 aprile 2014

Pasqua 2014

(foto da internet)

Non è Pasqua senza uova di cioccolato, allora perché non concedersi creazioni di alta pasticceria. I migliori pasticceri a livello internazionale e le star dell’alta gastronomia italiana firmano anche quest’anno uova di Pasqua d’eccezione, frutto di una ricerca costante delle migliori materie prime e di una lavorazione artigianale in grado di esaltarle. Non mancano esempi molto glamour come le uova firmate dalle grandi griffe di moda e veri e proprio capolavori d’arte al cioccolato. Insoma, ci si può concedere un dolce peccato di gola persino griffato.


(foto da internet)

Tornano a Pasqua le uova delle firme di moda. Roberto Cavalli conferma lo stile che da sempre lo caratterizza con creazioni dolciarie che uniscono le stampe animalier al cioccolato migliore. Armani Dolci, dopo le creazioni natalizie, presenta tutta la collezione per Pasqua 2014: uova di cioccolato di diversi gusti e confezioni ad hoc, compresa la colomba pasquale, le iconiche praline di cioccolato e la Tin Box, ovetti assortiti fondente e nibs, latto, cioccolato bianco, cioccolato bianco e menta. A caratterizzare la collezione le scatole, decorate da delicate stampe di piante acquatiche e fiori, e avvolte da un nastro di satin rosa impreziosito da un piccolo pendente a forma di rana stilizzata in metallo argentato.

(foto da internet)

Arte e pasticceria si fondono in Uovo, l’Utopia della Forma, mostra allestita fino al 13 aprile presso la rinomata pasticceria romana Bompiani. Waler Musco, pasticcere e cioccolatiere, con un passato di gallerista, ha realizzato 30 uova di cioccolato decorate in omaggio ai grandi dell’arte del XX secolo, come Kandinsky, Klee, Malevic, Boccioni, Pollock, Burri, Fontana, Mertz, Basquiat.  

(foto da internet)
Cioccolato Valrhona di alta qualità, al latte o fondente, le uova della mostra sono veri capolavori che aprono alla riflessione sul rapporto tra arte e vita, anche in quei settori dove meno ci si aspetta: non mancano le classiche uova, frutto di una lavorazione interamente artigianale e a base di materie prime di alta qualità.



 (foto da internet)

Ladurèe celebra la Pasqua a suo modo, senza rinunciare agli iconici macarons, che hanno reso ancora più dolce San Valentino, lanciando una speciale confezione pasquale che ricopre i dolcetti al cioccolato e bergamotto creati in occasione delle festività: non mancano le uova più classiche declinate secondo lo stile della maison. 
Per una Pasqua dolcissima e glamour c’è solo l’imbarazzo della scelta, e se le uova sono artigianali ancora meglio. Comunque, se siete indecisi potete sare uno sguardo anche alle uova equo-solidali!

Buona Pasqua e ci rivediamo online il 30 aprile!

mercoledì 12 febbraio 2014

Olimpiadi alla moda

(foto da internet)

Giorgio Armani accompagna l’Italia alle Olimpiadi di Sochi 2014. Dopo aver firmato le divise del team degli sport invernali grazie alla linea Armani EA7 con cui lo stilista veste gli atleti delle nazionali olimpica e paraolimpica (collaborazione che avverrà anche per Rio 2016), il Re della moda lancia online su Armani Live, in televisione e sulla pagina Facebook di Armani, il filmato della campagna “Sport: valori in azione”diretto dal fotografo americano Kurt Markus.



 
(foto da internet)

"L’Italia è costruita sulla passione del paese per lo sport, un passatempo che promuove valori positivi e unisce le persone. Sono estremamente lieto di rinnovare la mia collaborazione con il CONI per le Olimpiadi Invernali del 2014 e le Olimpiadi del 2016, due occasioni importanti per i nostri atleti, che avranno il nostro massimo sostegno“, ha dichiarato Armani.




(foto da internet) 
E il sostegno dello stilista viene espresso nel filmato in una sequenza che sottolinea come lo sport diventi linguaggio del corpo, un valore che dona a ogni singolo gesto significati in grado di superare l’azione stessa. Determinazione, tenacia, amicizia e forza sono i valori a cui lo stilista dedica la sua prima campagna istituzionale, centrata sulla forza e il significato evocativo delle immagini girate in super 8 che danno la sensazione di movimento e fatica reali e grazie a cui si ottiene quella particolare corposità caratteristica delle vecchie pellicole. Equilibrio, eleganza, spirito di gruppo e sacrificio sono racchiusi in 34 secondi di immagini in bianco e nero che riscoprono le infinite possibilità di espressione del corpo umano.

venerdì 6 dicembre 2013

Cravatta addio?



(foto da internet)

Dopo ben 4000 anni di vita, sembra proprio che l’era della cravatta stia per finire.
Infatti, l’accessorio più inutile, scomodo e duraturo, è in crisi Chiudono i negozi specializzati e i giovani la ignorano. 
Gli affari non vanno bene, la concorrenza dei centri commerciali di abbigliamento è spietata, ma la vera ragione della chiusura è un’altra: la cravatta non la porta più nessuno e sembra proprio che la cravatta abbia fatto il suo tempo. 
Anche il premier Cameron non se la mette più nemmeno quando deve incontrare Obama... 
In Italia si porta ancora in determinati lavori, in Parlamento, ma le speranze di un'inversione di tendenza  sono assai scarse.
Per sapere che cosa i giovani pensano della cravatta, basta guardare quei bambini inglesi che sono obbligati a indossarla con l’uniforme scolastica: la portano sulla schiena, o annodata con il più insolente dei nodi, o nascosta dentro la camicia. 
Alcune grandi ditte come Amazon, Google, Microsoft, eBay, hanno liberato da tempo i dipendenti dall’obbligo della cravatta e anche gli uffici più tradizionalisti hanno adottato il casual Friday, il venerdì in cui ci si può vestire come si vuole. 



(foto da internet)

Se la moda o l’abbigliamento avessero qualcosa di razionale, bisognerebbe ammettere che non ci sono molte ragioni per portare una cravatta e che pochi accessori sono più scomodi. Eppure gli uomini la indossano da quattrocento anni, da quando i mercenari croati di Luigi XIV sfilarono per Parigi con i loro foulard annodati al collo, subito adottati dal re e dalla corte con il nome di sciarpa croatta, e da lì in cravate


(foto da internet)

Nel corso dei secoli, la cravatta è diventata il modo migliore per farsi un’idea di una persona quando la si incontra. Se è allentata sul collo, se è troppo corta, se il nodo è malfatto, se non c’entra nulla con il resto dell’abbigliamento,  se è sporca, abbiamo una sensazione di disordine e di inaffidabilità, un avviso a essere diffidenti. 
Va agli inglesi il merito di farne il capo più significativo di un uomo elegante. Ai sudditi di Sua Maestà va l'onore di aver trasformato un pezzo di stoffa di circa 150 cm di lunghezza in un capolavoro: quasi tutti i nodi (vedi>>)  della cravatta hanno nomi inglesi, dal semplice Four In Hand ai sette passaggi del St. Andrew, fino agli otto dell’ingombrante e impossibile Windsor. Negli Anni '20 era considerato un accessorio casual e lo si indossava per giocare a golf, cavalcare o scalare montagne. O per sottolineare l’appartenenza a un club o a un reparto militare. 



(foto da internet)

E che dire poi della cravatta a farfalla, chiamata anche, un po' altezzosamente, papillon? Un simbolo attribuito ai futuristi, agli anarchici e ai rivoluzionari in genere, componente essenziale nella tenuta in smoking o frac. Nell'immaginario collettivo resta ancora il capo che contraddistingueva, molto tempo fa, un architetto, un artista o un professore universitario?

lunedì 10 maggio 2010

Occhiali all'avanguardia!

(foto da internet)

Questa settimana al Lingotto, di Torino, ci sarà il Salone Internazionale del Libro.
Torino, in Italia è una città emblematica, sia perché sede della FIAT, sia perché una delle culle della cultura europea moderna: qui hanno vissuto e lavorato scrittori che hanno fatto la storia della letteratura.
A Torino hanno visto la luce importanti editori italiani: Giulio Einaudi fondò nel 1933 l’omonima casa editrice, adunando intorno a sé le migliori energie di un ambiente intellettuale di eccezionale vivacità. Ma l'editoria torinese ha anche dato un contributo fondamentale allo sviluppo civile e culturale con la casa editrice Utet (Unione Tipografico-Editrice), particolarmente attenta al diritto e all'economia, e successivamente alla geografia, alla medicina, alla tecnologia e alle scienze esatte.


(foto da internet)

Se vi accingete a farvi un giro per i corridoi della fiera torinese, e, più in generale, per tutti gli amanti della lettura, vi suggeriamo... un consiglio alla moda per una comoda e piacevole lettura. Guardate questa foto!
(foto da internet)



Ecco, questi sono gli occhiali trend del momento: i Lélé’s® Untie’wear, ovvero, l’occhiale perfetto, trasformista, versatile, pratico. È premontato e, perciò, compagno ideale dei lettori.





I Léle rappresentano un mix interessante e originale di robotica, scienza, estetica e fantasia: sono lenti dal piglio ingegneristico, completamente snodati, con tanto di brevetto internazionale e, rigorosamente -come no- made in Italy.
Ci sono modelli “wear it easy” completamente ripiegabili, che stanno ovunque (dalla tasca della giacca alla pochette) e che, una volta aperti, grazie al cordino con attacco i-pod, si trasformano in collane glamour da portare al collo o in occhiali veri e propri. Si “montano” in un attimo grazie al filo in nylon che costituisce l’anima di sostegno elastica e resistente e che, messo in tensione, fa montare e smontare l’occhiale in un solo gesto. Sembrano proprio imperdibili!
(foto da internet)


Insomma, un prodotto dell’occhialistica semplice e comodo che rimanda a memorie connesse con la gestualità dei bambini, con i loro occhi, con le loro fantasie: a giocattoli e costruzioni. Infatti, almeno in Italia, il grande successo dei Lélé's consiste nell'aver modernizzato un oggetto divenuto ormai obsoleto: quegli occhiali da vista demodè che, soprattutto, le signore usano portare al collo appesi a collane più o meno appariscenti.



(foto da internet)


Dunque, non più solo occhiali, ma accessori da indossare come fossero essi stessi delle collane, occhiali "mutaforma", accessori fashion da esibire, comodi da portare ovunque, sfiziosi da appendere al collo, versatili nell’utilizzo.
Ce ne sono di varie linee geometriche, proposti in diversi abbinamenti di colore, e, soprattutto, permettono di godere di un buon libro anche sotto il sole primaverile: ogni premontato è infatti venduto con una coppia di cerchi di ricambio con lenti bifocali da sole.

Allora, non ci resta che augurarvi buona lettura!

lunedì 12 ottobre 2009

Il boom dell'usato

(foto da internet)


Fino a poco tempo fa, molti associavano l’idea dei mercatini dell’usato a quella del “robivecchi” (colui che, per professione, compra e poi rivende gli oggetti usati), ovvero a un luogo dove si accatastano un po’ alla rinfusa mobili e oggetti vari. Un luogo in cui non ci si aspetta sicuramente di trovare particolare ordine e pulizia. Un posto in cui le persone "più esigenti" mai e poi mai ci avrebbero messo piede.
Sembrerebbe, però, che le cose stiano cambiando, e che quest'idea del mercatino dell’usato stia diventando veramente una “vecchia idea”. Infatti, dopo decenni di dominio incontrastato di consumismo e di filosofia del fast-food e dell’usa e getta, si sta cambiando direzione.
Si sta vivendo un'epoca di boom dei mercatini dell’usato, forse perché le persone sono più attente alle loro scelte di consumo (e, chissà, sono anche più che felici di aiutare l’ambiente e di risparmiare allo stesso tempo). Insomma, oggi acquistare in un mercatino dell’usato è diventato non solo normale, ma anche un vero e proprio fatto di tendenza.

Il libro della giornalista Martorani “Vivere da signori spendendo pochi euro” racconta molto bene quello che è diventata una pratica: è la cosiddetta filosofia del low-cost, e indubbiamente è molto di più del semplice escamotage per risparmiare. In alcuni casi può diventare un vero e proprio stile di vita. E' la “ economy sharing ”, che prende forma nelle ormai note esperienze di co-housing o di car-sharing e si basa sul concetto, non solo economico in senso stretto, della condivisione. Nella economy sharing è vero che si condividono dei beni, ma si condividono anche degli ideali, delle esperienze e dei momenti di vita.



(foto da internet)


Quindi, il low cost è una filosofia del basso costo e dei pochi fronzoli. Sebbene sia affermato già da un po' di tempo nel settore dei trasporti aerei e dei viaggi, la filosofia del «niente costi inutili» si sta pian piano estendendo a ogni settore: dalle automobili alle assicurazioni, dai mutui alle scarpe, dagli abiti da sposa agli articoli per neonati.
Il consumatore è una persona multidimensionale, svincolata dall’idea del marchio a tutti i costi, che cerca di tagliare il superfluo per poi scegliere di acquistare ciò che consente soggettivamente di migliorare la qualità di vita. Non una soluzione dunque ad una crisi temporanea, ma una vera e propria filosofia di vita. Uno stile che, ponendo attenzione alle molte possibilità che offre oggi il mercato, consente di incrementare, in proporzione, il proprio potere d’acquisto e, dunque, di vivere meglio.
Un’altra frontiera della "low cost philosophy" è, poi, quella dell’usato firmato o, comunque, dell’usato di qualità. Perciò alcuni mercatini dell’usato potrebbero anche chiamarsi “negozi dell’usato”. Ma, attenzione, non è solo questione di vestiti griffati e scontati: è il culto del saving money o dio-risparmio.



(foto da internet)

Un esempio su tutti, in Italia, è quello di Mercatopoli. Il concetto che sta dietro a questa catena di negozi è esattamente quello dei normali mercatini dell’usato, dove c’è chi porta a vendere le cose che non usa più e c’è chi le acquista, ma con una particolare cura dell'estetica dei punti vendita. Così, chi visita un Mercatopoli esce con la bella sensazione di aver fatto un affare e di aver investito i propri soldi in modo ottimale, evitando sprechi e ottimizzando le proprie risorse, in modo 100% sostenibile!
Insomma è finita l'epoca delle cicale e inizia quella delle formiche...
P.S.: Non dimenticate, però, che Bidonville è oggi très chic, più di via Condotti e di Oxford street: è una fiera del baratto che si tiene semestralmente a Napoli alla Mostra d'Oltremare (ma anche a Parigi, Londra e New York).
Ricordate, però, che la formica è industriosa: quando gira per i mercatini, dell'usato, non rinuncia mai al bon ton griffato. Per borse, cinte e oggettistica sceglie Gucci, Chanel, Hermès, Louis Vuitton, Dior, Fendi, Balenciaga.
Secondo voi acquista? Per carità, comprare è bestemmiare. Affitta cliccando qui o !!!

lunedì 8 settembre 2008

Il Made in Italy a lutto

(foto da internet)
Dopo la recente scomparsa di altri Maestri di classe ed eleganza, quali Yves Saint Laurent e Gianfranco Ferrè, il made in Italy vive un’altra perdita: si è spenta la Signora dell’eleganza, Mila Schön, quando mancano pochi giorni all’inaugurazione della mostra a lei dedicata al Palazzo Reale di Milano, che si aprirà il prossimo 19 settembre.
Mila Schön ha sicuramente scritto un capitolo importante della moda italiana, diventando uno dei principali protagonisti di quella straordinaria avventura che fu la nascita del made in Italy. Aveva un’idea di eleganza asciutta, senza fronzoli e senza tempo, che ha conquistato alcune delle donne più famose e meglio vestite del mondo quali Jacqueline Kennedy.

(foto da internet)
Un tema che ha sempre caratterizzato le sue creazioni è il rapporto fra ricerca artistica e progettazione: le onde, i cerchi concentrici e colorati, gli intarsi sembrano riprendere il mondo dell'arte, con i celebri tagli che si riproducono nell’abito essenziale, scarno, pensato come se fosse una tela dell’artista. C'è un forte rigore di costruzione, e il taglio è una naturale evoluzione delle linee, che si sviluppano in una silhouette sobria ed essenziale, dove l’eleganza è sempre in stretto rapporto con l’eccezionalità del tessuto, la scelta cromatica precisa e riconoscibile e la realizzazione del progetto moda non è mai asservita al capriccio della creazione fine a se stessa, ma è concepito nella dimensione reale.
Famosa per i suoi double-face («l'intransigenza con cui concepisco un interno uguale a un esterno è una mia cifra»), per gli abiti da sera con inserti geometrici, per le gonne a pieghe "baciate", per gli stupefacenti ricami, nel '66 Mila Schön conquistò l'America, e qui le venne conferito il Neiman Marcus Award, l'Oscar della moda per il colore.
È la prima stilista italiana a sbarcare in Giappone; infatti nel '93, dopo un periodo di crisi, ci fu la cessione al colosso giapponese Itochu, che, però, ha sempre lasciato la parte creativa sotto il controllo della fondatrice. Oggi è il gruppo Mariella Burani a detenere la licenza del marchio, in base a un accordo con l'Itochu che si concluderà anticipatamente nell'autunno-inverno 2008.

La donna Mila Schön è unica, elegante e sempre al passo con i tempi.