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venerdì 12 febbraio 2016

Anche le olive taroccate?!

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(foto da internet)
 
Che la cosiddetta agropirateria avesse colpito l'olio, il pesce, la carne, il pomodoro, il parmigiano, la mozzarella e il vino, già lo sapevamo. 
Il problema, diffuso in tutt'Italia e in forte aumento nonostante l'impegno da parte degli organi di controllo per arginare il fenomeno, è un vero e proprio attacco alla salute e alla sicurezza alimentare dei cittadini. Il giro d'affari, chiaramente, è di svariati miliardi di euro l'anno.
Finora eravamo restati nell'ambito dell'imitazione (taroccata) di un prodotto italiano, utilizzando scarse materie prime che vengono poi confezionate con immagini e colori tipici della nostra terra. 


(foto da internet)
 
Poi, però, abbiamo scoperto che esiste anche l'Italian laundering, un fenomeno ancora più subdolo e sofisticato, mediante il quale organizzazioni criminali comprano marchi prestigiosi svuotandoli di anni di tradizione, esperienze e qualità, trasformandoli in gusci vuoti come sede di riciclaggio di denaro sporco. In questo modo i soldi puliti vengono indirizzati verso l'esportazione, settore considerato particolarmente remunerativo, consentendo alle associazioni criminali di relazionarsi sia sul piano nazionale che internazionale con organismi e imprenditori rispettabilissimi. In entrambi i casi i capitali si mescolano, si intrecciano, sfumando i contorni tra legalità e illegalità.
Che cosa può fare il consumatore? Innanzitutto acquistare da aziende serie con marchi riconoscibili e controllare sempre il rapporto qualità/prezzo. Bando alle super offerte e attenzione al luogo di produzione.


(foto da internet)
 
L'ultimo scempio alimentare arriva dalla Puglia, ed è quello dell'alterazione dei colori negli alimenti. Dopo il pane nero colorato con sostanze chimiche, eccoci alle olive riverniciate di un verde brillante con sostanze pericolissime! 
La truffa alimentare, questa volta, è a danno dei consumatori che acquistano le olive dolci da tavola, tipo Castelvetrano. Le norme alimentari prevedono che per  togliere l’amaro, caratteristico di questo tipo di oliva, si ricorre a una lavorazione particolare che prevede l’uso della soda caustica. Il processo, oltre al gusto amarognolo, toglie anche il colore del frutto che così diventa meno vivido, tendente al giallognolo e soprattutto mette a nudo eventuali macchie o difetti. E qui l'idea: come ravvivarlo, per naconderne gli acciacchi, utilizzando sostanze vietate dalla legge?
Usando sostanze nocive, bandite dalla legge. 


(foto da internet)
 
In questi giorni, 85 tonnellate di olive tirate a lucido in Puglia, sequestrate dal Corpo Forestale dello Stato che dopo una serie di controlli ha denunciato diciannove imprenditori. Gli autori dell’illecito usavano un noto colorante: l'E141 (vietato) ma anche il solfato di rame (vietatissimo non diluito), assai nocivo per la salute. Questa sostanza solitamente impiegata nei pesticidi può portare nausea, vomito, dolori addominali, e in alcuni casi anche alla morte! 
Meditate, gente, meditate! 

 

venerdì 1 maggio 2015

Wwoof


(foto da internet)

Wwoof sta per World wide opportunities on organic farm ed è un circuito di aziende agricole, masserie e fattorie biologiche, che ospitano chi è disposto a condividere il proprio lavoro.  In Italia le strutture aderite al progetto sono circa 700 e chi volesse fare una vacanza diversa ha solo l'imbarazzo della scelta: in Val d'Aosta, a Cogne, un allevatore offre un posto in un bungalow per chi lo aiuterà ad addestrare i suoi cavalli andalusi; in Val Maira, in Piemonte, in provincia di Cuneo, una famiglia cerca volontari per pulire i sentieri e tagliare la legna; l'agriturismo Le Bine, in provincia di Mantova, accoglie ospiti per raccogliere la frutta e occuparsi delle smielatura.
Eccovi, quindi, la possibilità di trascorrere un'estate diversa, magari con le mani sporche di terra e scandendo le giornate al ritmo del sole. Dimenticate, però, i telefoni e i computer, non servono a mungere le mucche sulle Alpi o a curare un frutteto. 



(foto da internet)

Chi partecipa al Wwoof non deve spendere un soldo: posto letto e pasti sono garantiti. Le opportunità di questo tipo si trovano ormai in tutta Italia, basta aver voglia di stare all'aria aperta, e volere riscoprire la vita contadina.
Claudio Pozzi, presidente del Wwoof Italia afferma: "ll bello di fare wwoofing è riassunto nel nostro motto: condividere la quotidianità rurale alla ricerca di stili di vita in armonia con la natura".
Attenzione, però, a non confondere il Wwoof con una vacanza a basso costo o con un modo per avere lavoratori gratis. In queste esperienze, infatti, non c'entra il denaro. Fare wwoofing è uno scambio in termini umani, nell'ambito di un rapporto culturale ampio.  




(foto da internet)

Il progetto Wwoof nacque nel 1971 in Inghilterra e grazie a internet si è diffuso velocemente in tutto il mondo. 
Nel 2014, in Italia, hanno fatto wwoofing 5500 persone, la maggior parte giovani, tra cui 2200 italiani, 1000 americani e 300 inglesi. 
Wwoof Italia è parte della rete FoWO, la federazione che riunisce le associazioni Wwoof in circa 60 Paesi del mondo.