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mercoledì 11 marzo 2020

Restando a casa

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(foto da internet)

È la nuova iniziativa di Repubblica. In Italia circola #iorestoacasa, ma, vista la situazione anche qui in Spagna, lo condividiamo con i chiodini, sperando che la responsabilità ed il senso civico abbiano la meglio. 

Un caro saluto a tutti i chiodini! E tanta pazienza!


Restare a casa. E riscoprire tutto ciò che non riusciamo a fare, che abbiamo trascurato, che abbiamo dimenticato. Costretti a occuparci di qualcosa che, sorpresa, ci piace, ci diverte, ci arricchisce. Ci aiuta a ingannare l'attesa e la paura. Ci accompagna nell'esercizio della pazienza. Riaprire il libro che avevamo dimenticato d'avere, rileggere quello che amammo tanto tempo fa, trovarne uno nuovo, fra i tanti che abbiamo comprato, quelle volte in libreria, poi abbiamo lasciato lì perché le nostre giornate ci chiamavano ad altro.

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(foto da internet)

Ascoltare buona musica, anche quella cattiva per parlarne al telefono con gli amici e dirci "non l'ascolterò mai più". Vagare tra i vecchi vinili, cercare quel cd che non sentivamo da anni, approfittare delle Rete per conoscere le novità che ci sono sfuggite. Addormentarsi, anche, leggendo o ascoltando musica. O stare svegli davanti a un thriller che ci spezza il fiato, piangere con quel film romanticissimo, aggredire le cento puntate di quella serie disponibile su una piattaforma streaming e fare le ore piccole in attesa che arrivino i nostri, che l'amore trionfi, che vinca il migliore, che il sole sorga ancora. Perché domani è un altro giorno, Rossella O'Hara ce lo ripete da ottant'anni, ci dobbiamo fidare.



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(foto da internet)

Ecco il senso di Restando a casa, la nuova iniziativa di Repubblica che prova a suggerirvi in che modo occupare il tempo che abbiamo davanti, obbligati a cambiare le nostre abitudini, forti del nostro senso di responsabilità. I consigli di lettura, la musica, la tv, i giochi da fare per ritrovarsi intorno a un tavolo, in famiglia, e riscopire le facce dietro ai display di uno smartphone. Le firme di Repubblica lavorano anche a questo: cercano, trovano e vi dicono quel che c'è di buono e, forse non lo sapete, avete già a portata di mano. Questo Speciale è qui per questo: seguiteci ogni giorno, perché lo arricchiamo di continuo. C'è tanto mondo dentro le pagine di un libro, in un buon disco, in un bel film quanto ne ritroveremo quando torneremo a riveder le stelle. È solo questione di tempo. Sfruttiamolo al meglio.

mercoledì 19 febbraio 2020

Cappuccino vegetale

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(foto da internet)

La moda del cappuccino, al bar o a casa, senza il suo ingrediente principe, il latte, prende sempre più piede. A guidarla i molti 'intolleranti' convinti che la bevanda tradizionale sia meno digeribile, più pesante e meno salutare delle alternative vegetali. 

Risultato immagini per cappuccino vegetale
(foto da internet)


Quello delle bevande alternative al latte è un mercato fiorente, che risponde alla domanda di novità, salutismo, regimi dietetici vegani o semplicemente va incontro alle intolleranze al lattosio. In Italia le bevande vegetali piacciono a 12 milioni di persone, per lo più, secondo dati Nielsen, un pubblico di età compresa tra i 25 e i 54 anni, più femminile che maschile (58 per cento donne). Il mercato è cresciuto costantemente a livello globale negli ultimi anni e l’Osservatorio VeganOk stima che entro il 2024, il valore dei “plant milk” arriverà a un giro d’affari mondiale di 34,4 miliardi di euro.
Ecco una rassegna dei latti più venduti o dei più particolari, che gli appassionati di fai-da-te producono a casa.


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(foto da internet)

Il latte di farro, ottenuto dai chicchi dell’antico cereale, ha consistenza densa e cremosa, sapore delicato e, sia caldo che freddo, si può gustare a colazione o a merenda. Come ogni altro latte vegetale, può essere bevuto insieme al caffè, con il cacao o accompagnato dai cereali. In cucina può essere usato sia nelle ricette dolci che salate per preparare creme e besciamella. In generale, il latte vegetale di farro può sostituire nelle preparazioni le altre bevande vegetali nelle medesime quantità.

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(foto da internet)

Il latte di anacardi è, come la frutta secca da cui si ricava, ricco di acidi grassi omega-3, omega-6, sali minerali (potassio, fosforo, magnesio, calcio, ferro, rame), vitamine (B9 o acido folico, E, PP o niacina). Contiene anche fibre, lipidi, carboidrati e proteine. Considerato benefico per il cuore e l’apparato circolatorio, grazie agli acidi grassi ai flavonoidi e in particolare all'acido oleico, che aiuta i vasi sanguigni a essere più elastici e resistenti. A livello metabolico gli anacardi sono associati a un’azione di contrasto nei confronti del diabete.

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(foto da internet)

Il latte di canapa si ottiene dalla macinazione dei semi di canapa sativa (varietà ovviamente legale), già utilizzata per produrre farine, pasta, dolci e olio. Molto in voga le mamme vip di Hollywood, che lo scelgono per i loro figli. Ricco di proteine e di vitamine come la A e la E e contiene circa il 30% della razione giornaliera raccomandata di vitamina D, più una buona quantità di calcio. Valida fonte di minerali come il magnesio, il potassio e il ferro, è inoltre ricco dei “lipidi buoni” Omega 3 e Omega 6.

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(foto da internet)

Il latte di cocco, da non confondere con l'acqua di cocco: il primo è la polpa del cocco in forma liquida, la seconda è l'acqua contenuta al suo interno. Di solito si trova in commercio miscelato ad altri latti vegetali (cocco-riso). La metà dei suoi grassi è composta da acido laurico, che nonostante sia un grasso saturo in alcuni studi avrebbe dimostrato di diminuire i livelli di colesterolo LDL (cattivo) in favore del colesterolo HDL (buono), e di avere una forte azione antibatterica e antivirale.

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(foto da internet)

Il latte di avena, secondo alcuni studi, potrebbe aiutare a ridurre i livelli di trigliceridi e di colesterolo “cattivo” nel sangue. Ma soprattutto, poiché l'avena è ricca di fibre, aiuterebbe chi ha problemi di regolarità intestinale, oltre ad attenuare il senso di fame. Il latte di avena è un prodotto ipocalorico e per il suo sapore dolce e delicato, viene usato in particolare per la preparazione di dolci, in sostituzione del latte vaccino.

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(foto da internet)


Il latte di riso si ottiene industrialmente dalla macerazione dei chicchi in acqua, cui vengono aggiunti degli enzimi per il trattamento dei granuli di amido (le amilasi sono enzimi implicati nella scissione degli zuccheri complessi, i polisaccaridi, in zuccheri semplici, più facilmente assorbibili dall’intestino). Quindi si pressa il tutto. Il liquido che se ne ricava è poi sottoposto a filtrazione e, a volte, arricchito di addensanti, come amido di riso o carragenina, e di micronutrienti e oli vegetali, di cui sarebbe altrimenti carente: calcio, ferro, vitamina B12, niacina e vitamina D.

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(foto da internet)


Latte di semi di papavero. Utilizzato come bevanda da sola o aggiunta alle zuppe, il latte di papavero è molto usato in Lituania e nell'est Europa, da dove si sta diffondendo per il suo gusto e le sue proprietà.
Calcio, vitamina E ma soprattutto un effetto calmante e antistress sono i suoi punti di forza.


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(foto da internet)

Latte di nocciola. Come tutti i simil-latte di origine vegetale è privo di lattosio ed è gluten free. Ha inoltre tutte le proprietà del frutto corrispondente. Chi usa latti alternativi però spesso lo trova un po' troppo "nutty". Ha insomma un sapore meno neutro degli altri vegetali. E' quindi amato come bevanda da solo, un po' meno come sostitutivo. A meno che non amiate il cappuccino alla nocciola.

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(foto da internet)

Latte di mandorla. Anche se molto dolce (e aromatico) ha meno calorie del latte di soia ed è fonte di vitamina A, vitamina D, proteine, Omega 6, zinco, calcio, ferro, magnesio e potassio ed ha un alto livello di fibre solubili e insolubili. Tra i latti vegetali è in Italia il più tradizionale e familiare. Ottimo anche freddo, tipico ingrediente di bibite estive.

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(foto da internet)

Latte di soia. Forse non tutti sanno che tra i latti vegetali quello di soia è il più controverso. Ottima fonte di proteine - prezioso quindi per i vegani - ultimamente viene però attaccato sia perché molte coltivazioni sono ogm, sia perché contiene fitoestrogeni, che in grandi quantità interferiscono con il sistema endocrino. Dalla sua parte, tuttavia, la ricchezza in calcio e in vitamine del gruppo B, D, A, E, K. Nonché il sapore, che molti preferiscono ad altre bevande succedanee del latte.

Scegliete pure voi come preferite il latte per il cappuccino! E il caffè???

mercoledì 29 gennaio 2020

Una barriera antituffi

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(foto da internet)

Nella Roma millenaria, Fontana di Trevi con i suoi due secoli e mezzo è giovanissima. Eppure, sarà per l’incrocio magico che si porta nel nome — Trevi viene da trivio, confluenza di tre strade — per la bulimia di leggende che la coinvolgono o la bellezza che ne ha fatto un canone estetico, se il mondo cercasse il proprio ombelico, sicuramente potrebbe essere una candidata. Sono milioni gli occhi che l’hanno vista, le macchine fotografiche o i cellulari che l’hanno impressa, le mani che l’hanno toccata.

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(foto da internet)

Ora il Campidoglio cerca di correre ai ripari con una barriera protettiva per la vasca della Fontana di Trevi che impedisca di sedersi sul bordo. Una decisione che ha dato vita a polemiche. L’impegno a progettare e realizzare la nuova struttura secondo le indicazioni delle Soprintendenze, è in un atto d’indirizzo alla sindaca Virginia Raggi e alla sua giunta approvato dall’Aula. La mozione chiede anche: che sia «istituito un presidio fisso potenziato» di vigili pure per il «controllo delle vie di accesso a Fontana di Trevi e all’area del Colosseo» in funzione anti-abusivismo. Al di là della barriera, il vicesindaco Luca Bergamo conferma «la necessità di un confronto di idee sulla gestione più complessiva dei flussi».

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(foto da internet)

Dev’essere colpa, almeno un po’, di Federico Fellini. Se nel 1960, girando La dolce vita, non avesse messo a mollo nella Fontana di Trevi il fascino prorompente di Anita Ekberg, con l’infreddolito Marcello Mastroianni (era marzo, sotto i vestiti aveva una muta) in una delle scene più famose del cinema, la storia sarebbe diversa. Invece sono decenni che si fanno i conti con imitatori, esibizionisti, turisti, vandali e un’infinita schiera di imbecilli.

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(foto da internet)

Le origini ne fanno un monumento a quel rapporto d’amore, ai confini con la sensualità, che Roma vive con l’acqua. La Fontana di Trevi è un capolinea: termina con lei l’ultimo degli antichi acquedotti ancora in funzione: quello dell’acqua Vergine. Niente a che fare con la purezza dell’acqua, che è raccolta lungo il corso dell’Aniene da una serie di «vene» e dopo una ventina di chilometri in sotterranea sgorga nel centro di Roma. Si chiama così perché sarebbe stata una vergine a indicarne la fonte ai soldati assetati di Marco Vipsanio Agrippa, il genero di Augusto, lo stesso che ha impresso il nome sul frontone del Pantheon. Siamo nel 19 a.C.

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(foto da internet)

Passano 15 secoli, per arrivare al 1453 quando papa Niccolò V incaricò Leon Battista Alberti di restaurane il terminale. Nel 1640 papa Urbano VIII Barberini chiamò Gian Lorenzo Bernini per trasformare piazza e fontana, creando uno sfondo scenografico addossato a Palazzo Poli. E Bernini preparò un lussuoso progetto da 36.000 scudi, ma Urbano VIII preferì impiegare quella somma per fare guerra ai Farnese per il Ducato di Parma e Piacenza. Non andò bene, nel 1644 Urbano VIII morì e con lui quel progetto. Solo nel 1732 papa Clemente XII affidò la nuova Fontana di Trevi a Nicola Salvi. Nessuno dei due la vide. La grande scenografia con al centro la statua di Oceano sarebbe stata ultimata da Giuseppe Pannini e inaugurata il 22 maggio 1766 da Clemente XIII.

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(foto da internet)
In questi 254 anni ha fatto in tempo ad essere citata in ogni resoconto dei Grand Tour, considerata da milioni di turisti un pozzo magico dei desideri (il lancio delle monetine); depredata da chi se ne infischia dei desideri; venduta da Totò a uno sprovveduto americano in Totò truffa del 1962. Colorata, incisa con cuoricini e iniziali, assediata giorno e notte. Ma nel nostro tempo ipertecnologico per un imbecille che fa il pediluvio c’è sempre una telecamera o un cellulare. Con multe sacrosante e insufficienti.

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(foto da internet)

Le fontane storiche, come le statue o le meravigliose piazze, fanno parte di quel patrimonio di arte e bellezza offerto a Roma e in tutta Italia senza cancelli e senza biglietto. Un tesoro libero e gratuito unico al mondo.

lunedì 27 gennaio 2020

Oltre Totò



(foto da internet)


C'era una volta il mitico Totò, il quale, con l'intervento complice di Nino Taranto, vendette la Fontana di Trevi al signor Decio Cavallo -nel film Totòtruffa 62 di Camillo Mastrocinque-, un malcapitato turista americano che mangiò la foglia e diventò, per qualche minuto, il proprietario della  mitica fontana.
Ebbene, molti anni dopo, le situazioni ingannevoli e truffaldine -lontane dall'eleganza  di Totò-, per ingannare i turisti che visitano il nostro Paese e derubarli, sono diventate più sofisticate. Alcuni giornali italiani hanno stilato una specie di l’elenco con i tipi di truffe più comuni. Eccole:
1. Le stampe a olio: sono fogli stesi a terra. Si finge di venderli. In realtà vengono messi apposta in punti strategici per fare in modo che i turisti li calpestino per poi incolpare gli ignari malcapitati, così presi dalle bellezze della città. Subito dopo si chiede loro un risarcimento danni: dai 25 a 300 euro.



(foto da internet)


2. I falsi mimi: girano vestiti di bianco con il volto gessato; si avvicinano a bambini e famiglie e tra un sorriso e l'altro cercano di derubare i malcapitati. 
3. La truffa dell’abbraccio: ancora vestiti di bianco, con il cappello in testa;  puntano il malcapitato, si avvicinano, scherzano, sorridono e lo abbracciano, con la mira al portafogli. Qualche volta l’abbraccio permette di sfilare anche l’orologio.



(foto da internet)

4. Il foglietto: si tratta di finti sordomuti che girano per i bar, locali e ristoranti. Si lascia un gadget sul tavolino o solo un semplice biglietto con la richiesta di un piccolo contributo. La tecnica del foglietto è però un trucco dei borseggiatori: sono diversi, infatti, i turisti derubati all’interno di locali pubblici, o anche sui tavolini all’esterno dei bar, da finti sordomuti che passando tra i tavoli, poggiano sui cellulari dei biglietti con la richiesta d’aiuto, e, al momento del ritiro, approfittando della distrazione del cliente, portano via anche il telefonino nascosto sotto il foglietto.


mercoledì 22 gennaio 2020

Una cucina sociale

(foto da www.lastampa.it)
«Ho raccontato a papa Francesco della tazza di latte e pane che mia madre raccomandava di non zuccherare troppo». E anche «delle anziane cuoche che nei nostri laboratori insegnano ai ragazzi autistici a fare i tortellini e le tagliatelle». Non solo: «Abbiamo parlato dei refettori per i poveri in Messico e ad Harlem». Massimo Bottura, lo chef più premiato del mondo, racconta con la voce incrinata dall’emozione l’incontro con Jorge Mario Bergoglio. «È stato un confronto splendido: apre la mente sentirlo parlare di ospitalità, accoglienza, attenzione agli ultimi, muri da abbattere». La star della cucina ha dato al Papa «la completa disponibilità per realizzare progetti per i giovani in difficoltà. Fare qualcosa con il Pontefice per chi ha bisogno è per me un sogno che si realizza».

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(foto da internet)


È stato don Marco Pozza a portare Massimo Bottura, e con lui altri vip, in un’udienza privata da papa Francesco. Prete veneto, Pozza è soprannominato “Don Spritz” da quando ha iniziato a trascorrere il tempo libero incontrando i giovani, nei locali della movida padovana, all’ora dell’aperitivo. Tv2000, l’emittente della Cei, ha trasmesso le sue interviste con il Pontefice in due programmi sulla preghiera, che stanno per diventare una trilogia: dopo «Padre nostro» e «Ave Maria», toccherà a «Io credo», a cui interverranno vari personaggi celebri fra cui Bottura. «Don Pozza mi ha fatto diventare rosso davanti al Papa - sorride Bottura - Mi ha presentato come un genio della creatività, un nuovo Michelangelo». Alla fine dell’udienza «sono rimasto a conversare a tu per tu con Francesco e ho potuto riferirgli ciò che stiamo riqualificando a New York per farne strutture al servizio degli indigenti e dei ragazzi che vanno tolti dalle strade». La sollecitazione di «un patto tra le generazioni per trasmettere conoscenza ai giovani si tramuterà in nuovi progetti. Mi ha chiesto di rivederci. Tornerò presto a Roma», spiega. Lo chef dell’Osteria Francescana suscita interesse tra molti prelati Oltretevere grazie alle sue mense per i poveri, alla sua onlus “Food For Soul”, all’esperienza dei “Tortellanti” di Modena, laboratorio didattico in cui studenti e ragazzi con autismo apprendono il mestiere della cucina, e ai progetti di recupero dei cibi di scarto. E in questo pontificato che ha messo la povertà al centro dell’evangelizzazione, ora c’è chi nei sacri palazzi prevede una futura collaborazione con il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, testa pensante e braccio operativo della carità del Papa. Dalle docce all’ambulatorio al nobiliare Palazzo Migliori diventato dormitorio, le sue iniziative benefiche dimostrano «efficace inventiva, che potrebbero trovare una straordinaria sintonia in qualche progetto comune con la generosa creatività di Bottura», dice un monsignore. Da ieri questo sogno diventa più realizzabile.

mercoledì 15 gennaio 2020

Un patentino per lo smartphone

(foto da www.lastampa.it)

Interventi di prevenzione e contrasto del cyberbullismo partendo innanzitutto dalla conoscenza del fenomeno: il che significa coinvolgere prima di tutto i giovani, sovente trascurati dalle analisi e dagli studi sul tema. È l’obiettivo del Protocollo: avviare un’attività di monitoraggio sul fenomeno in 48 scuole pilota del Piemonte. Mello stesso tempo, si punta ad istituzionalizzare e ad estendere su base regionale il “patentino” rilasciato ai ragazzi e alle ragazze che si impegnano ad un utilizzo responsabile dei social.

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(foto da internet)

È questa l’idea nata nel programma “Scuole che promuovono la salute” del Piano regionale Piemonte della prevenzione, con il coinvolgimento dell’Asl Cuneo 1 e 2 e le scuole “Umberto Primo” di Alba e “Peano Pellico” di Cuneo, capofila del progetto. La filosofia di fondo è quella di dare agli alunni delle scuole secondarie di primo grado delle competenze affinché conoscano le potenzialità ma anche i pericoli che si corrono con l’uso del cellulare. “Si parte dall’idea – spiega il responsabile del progetto, il vice preside del “Peano Pellico” – che si prendono le patenti per guidare i motorini e si mette in tasca ai ragazzini una bomba senza che nessuno di loro sia adeguatamente istruito a usarlo”.

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(foto da internet)

Il patentino consiste in una sorta di formazione che viene erogata alle scuole medie attraverso gli insegnanti che hanno svolto un corso presso la scuola polo. Il primo passaggio di questo progetto è proprio quello di istruire i professori: “Abbiamo iniziato il corso – spiegano – con ottanta docenti che coinvolgono tutte le scuole del territorio che faranno attività con le diverse classi. Lo scopo è quello d’insegnare anche a loro l’uso dello smartphone, sia come strumento elettronico che per i contenuti. I docenti hanno studiato lo strumento e tutto ciò che attiene la parte ingegneristica; abbiamo affrontato il tema 5G. Abbiamo analizzato il principio di precauzione perché al momento non abbiamo dati sugli effetti dell’uso dello smartphone. La Polizia Postale ci ha informato su tutto ciò che è collegato al reato. Adesso entreremo più nella parte psicologica, sull’uso improprio che si può avere nella pratica quotidiana, sul discorso della dipendenza. Non mancherà un’analisi del ruolo della scuola che deve partire da un approccio che promuove l’uso consapevole e non solo punitivo”.

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(foto da internet)

Il lavoro nelle classi da parte degli insegnanti inizierà a dicembre e proseguirà fino a marzo. Agli studenti verrà poi posto un questionario, una sorta di esame, per ottenere il patentino. A maggio è previsto un evento pubblico per la consegna dei patentini, con la partecipazione delle famiglie. Il modello seguito è quello portato avanti lo scorso anno dalle scuole del Verbano che, in collaborazione con le aziende sanitarie, il Ministero della Pubblica Istruzione e le forze dell’ordine, hanno iniziato un progetto per rilasciare agli studenti che seguono un percorso formativo un patentino per l’uso responsabile dello smartphone. 

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(foto da internet)

Ottanta ore di corso, una sorta di patto tra studenti e famiglie per imparare a gestire uno strumento potente e in alcuni casi devastante, come dimostrano alcuni fatti di cronaca, che richiede l’assunzione di responsabilità. Il “contratto di buon uso ha una serie di punti: tra gli impegni dei figli si va dal “non scriverò mai nulla sui social ciò che non direi di persona”, al “non chiederò e non invierò foto intime perché questo potrebbe rovinare la mia vita in futuro”. I figli si impegnano poi a consegnare le password di accesso ai genitori che, da parte loro, assicurano la loro vigilanza, perché “lo smartphone è in prestito e la durata dipenderà dal comportamento, come la patente del motorino che viene ritirata se si sbaglia”.


lunedì 13 gennaio 2020

L'inno delle sardine



(foto da internet)


Le Sardine italiane, di cui abbiamo già parlato in un altro post apparso su questo blog (leggi>>), hanno ufficialmente un inno: si tratta del brano 6000 (siamo una voce). L'autore dell'inno è un musicista del sud,  MaLaVoglia, al secolo Gianluca Giagnorio, pugliese del Gargano che ha raggiunto in poche ore un successo virale (vedi>>). 
La canzone è stata rilanciata su Youtube e sulla pagina Facebook ufficiale di 6000 sardine.

Ha affermato MaLaVoglia: "In piazza abbiamo riscoperto la voglia di cantare tutti insieme. Perché la musica ci fa stringere, ci fa emozionare, ci offre la certezza che l'unione pacifica dei corpi e delle voci potrà davvero cambiare la storia".  La canzone è stata accolta con entusiasmo dalle Sardine di tutta Italia e verrà cantata in Piazza VIII Agosto, il prossimo 19 gennaio, a Bologna, insieme a tanti nomi importanti della musica italiana.




(foto da internet)

Il brano, realizzato dal cantautore pugliese con il musicista Francesco Tripi e con Marco Mori, è stato prodotto da MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti.
Il testo di MaLaVoglia afferma: "In questi giorni di politici né carne né pesce tutti cambiano partiti come cambiano scarpe. Papà Mameli ci voleva desti, un po' in ritardo, ma adesso siamo svegli! Siamo Sardine e siamo tante. Siamo formiche col passo d'elefante. Siamo l'Italia che si sta svegliando. Guarda le piazze: stiamo arrivando!".
E ancora: «Siamo i giovani già vecchi da buttare via, i cari bamboccioni che non sanno dove andare/ Sarà che abbiam giocato a troppi giochi dell’Atari/ Ma a volte vedo cose che mi sembra di sognare/ È il paese della fuga dei cervelli è il paese dei ministri degli inferni/ E noi vorremmo uscirne fuori come Dante ma Virgilio non si vede, è latitante/ È il paese dove campi se stai zitto ma si son dimenticati che “a ca’ nessun e fess!”...




(foto da internet)

E ancora: "Non vogliamo guerre, non abbiamo armi, siamo gli invisibili che han voglia di parlarvi/ Siamo una voce che è diventato un coro e canteremo davanti ad ogni squalo".
Così sia.


mercoledì 8 gennaio 2020

Oggetti tecnologici del futuro prossimo

L’anno che verrà, la tecnologia che vedremo nel 2020







(foto da internet)
Quale sarà la tecnologia dell'anno che è appena iniziato? Tra i tanti oggetti, sicuro che la nuova tecnologia del 2020 riproporrà il 5G  di cui si è già parlato tanto. Ma la connettività di quinta generazione, un salto qualitativo e non solo di velocità rispetto all’attuale 4G, inizierà la sua diffusione solo da quest’anno. Alla fine del quale saremo in 2 milioni nel mondo a viaggiare in mobilità ad almeno 1 giga al secondo, e con tempi di risposta intorno al millisecondo. Un modo diverso di dialogare con le macchine, e delle macchine tra loro, che renderà il 5G abilitatore di nuove pratiche: non solo la prima operazione chirurgica a distanza in Italia, vedremo forse per le strade anche i robot postini, come l’italiano Yape, oppure cestini della spazzatura che ci aiuteranno a fare la raccolta differenziata. Il nostro quotidiano cambierà abitudini. 

Yape è un robot per le consegne, sviluppato da e-Novia con Vodafone e Politecnico di Milano per essere testato nelle città italiane dopo aver già viaggiato per le strade di Fukushima
(foto da www.corriere.it)

Cavalcando le altre parole chiave dell’anno – intelligenza artificiale ed edge cloud, l’elaborazione in remoto dei dati -, avremo per le mani super-telefoni capaci di farci comunicare tra lingue differenti, con traduzione in tempo reale, e di condividere foto e video con qualità professionale (grazie a fotocamere da 200 megapixel).
Oltre ai robot, non più solo da compagnia o comunque da usare in casa, tanti saranno i device e i servizi da tenere d’occhio nel corso dell’anno.