Due hamburger pagati come caviale, il caffè così eccezionale da pensare che sia sbarcato in aereo direttamente dal Brasile. Totale dell’esoso pasto per due visitatori in gita al Vaticano, ben 81,60 euro. La coppia, basita e furente, però poi ha postato lo scontrino dorato sui social ed è diventato l’ennesimo caso di «turisti spennati» a Roma, come raccontato anche dal sito Corriere della Città. Conto a dir poco salato, più simile a quello di un ristorante di lusso, che stando alla ricevuta risale al 9 maggio scorso, pagato nel Caffè Vaticano, poco distante da San Pietro. Un caffè già oggetto su Tripadvisor di numerose critiche proprio per i costi esorbitanti delle vivande più semplici. E ancora una volta i social si sono fatti eco della vergogna e hanno diffuso questo triste imbroglio.
(foto da www.corriere.it)
Nel dettaglio lo scontrino lascia poco spazio a dubbi: due hamburger per 50 euro, un caffè americano doppio (otto euro) e due cappuccini anche questi doppi (che in Italia poi è una definizione ben poco utilizzata) pagati ben 16 euro. Al conto si aggiunge il servizio al tavolo che varrebbe un più 10%, del valore di poco meno di 8 euro. Ed ecco il costo del pasto «frugale» di quasi cento euro dei due turisti, che probabilmente avrebbero speso in altro modo la cifra e che difficilmente si fideranno a mangiare ancora in un locale della Capitale.
Insomma... sembra proprio il caso di dire... Attenti al lupo!
In campagna, seguendo le vie le vino. Nelle grandi città d’arte, per una full immersion di mostre, storia e cultura. Tra vette già innevate o su spiagge solitarie e romantiche. Lontano dal caos estivo e prima delle vacanze invernali, l’autunno è la stagione ideale per partire e staccare la spina per un weekend o poco più: non c’è folla e i prezzi sono più convenienti. Specie se si sceglie di partire dal 19 al 25 novembre, perché si soggiorna in tutta Italia senza spendere il becco di un quattrino.
Come? Partecipando alla Settimana del Baratto. Giunta quest’anno alla sua decima edizione, la grande manifestazione apre le porte di più di mille strutture italiane tra B&B, casali rustici o guest house di design e piccoli alberghi, che offriranno un soggiorno gratuito ai loro ospiti, senza chiedere un soldo: il servizio per l’occasione si paga infatti con un baratto.
(foto da internet)
Sul sito si trova l’elenco dei B&B aderenti in tutta Italia, divisi per regione e provincia di appartenenza. Ogni struttura ha pubblicato, accanto a foto e descrizione, una “lista dei desideri”, un elenco di beni o servizi che scambierebbe in cambio di ospitalità. Le richieste sono di ogni tipo e per tutte le esigenze: c’è chi ha bisogno di scacchi, dame e giochi da tavola, chi cerca bei volumi fotografici per la sua libreria, e chi un quadro per arredare la sala da pranzo. Ma non si scambiano solo beni materiali, sono tante le richieste di servizi utili. Qualcuno ha bisogno di una mano per imbiancare una parete, qualcun altro deve raccogliere le olive, e c’è anche chi ha bisogno di aggiornare il sito web della sua attività.
Non mancano i golosi, che chiedono prodotti enogastronomici tradizionali dalle varie regioni italiane, conserve, marmellate, olio, vino e formaggi, da gustare la sera in compagnia degli ospiti. Gli animi più romantici preferiscono offrire il soggiorno in cambio di performance e cercano artisti in grado di cantare e suonare per allietare una serata in albergo, esibirsi in una piece teatrale in soggiorno davanti agli altri ospiti o leggere poesie al chiaro di luna. Molti chiedono lezioni: dal pianoforte all’inglese o l’equitazione, una chiacchierata con un madrelingua francese o un’ora di tango. Vanno forte le riparazioni di manutenzione, sistemazioni elettriche e idrauliche soprattutto.
(foto da internet)
Ce n’è per tutti i gusti. Per esempio il bel Casale Giancesare di Capaccio Paestum, Campania, offre un soggiorno in cambio di un altro soggiorno, anche all’estero. Invece l’Up di Bologna offre ospitalità in cambio di un’ora di lezione di fisarmonica; la Masseria San Martino di Fasano, in Puglia, ha bisogno di un aiuto per la raccolta delle olive; in Sicilia, in provincia di Trapani, in cambio di una notte nel suo piccolo castello, Villa Amodeo cerca specchi, lampade e biancheria, oppure un bel servizio fotografico della scenografica villa.
(foto da internet)
Viaggiare in Italia non ha (letteralmente) prezzo, insomma. Ma non solo in Italia. La grande novità di quest’anno, infatti, è che la Settimana del Baratto esce dai confini italiani e diventa internazionale, unendosi al sito barterweek.com, dedicato a chi cerca uno scambio per un soggiorno all’estero. I B&B e agriturismi che partecipano oltreconfine sono 150, e offrono ospitalità (sempre dal 19 al 25 novembre) in ogni angolo del mondo, dalla Grecia al Portogallo, passando per l’Indonesia, dalla villa a Cipro alla yurta in Mongolia, lo chalet avveniristico sui monti innevati in Svizzera o la fattoria provenzale in Francia.
Insomma, non resta che scegliere la destinazione e patteggiare un baratto!!!
Sandwich: un nome, un simbolo; uno dei pasti - o, per meglio dire, uno dei pranzi - più consumati e famosi al mondo. Bastano poche fette di pane e un ripieno gustoso, basta anche solo la forma, per rendere immediatamente identificabile questo particolare tipo di panino, la cui nascita è legata a una leggenda, tanto famoso da meritarsi una festa ad hoc: il Sandwich Day, celebrato il 3 novembre di ogni anno.
(foto da internet)
Si dice infatti che sia stato inventato da John Montagu, quarto conte di Sandwich, che, amante delle carte, chiese un giorno un pasto che poteva sostentarlo durante le lunghe sessioni al tavolo da gioco. Nacque così quello che, stando a quanto riportato in Tour to London, di Pierre Jean Grosley - libro di viaggi contemporaneo a Montagu - era un equilibrato mix di pane e carne essiccata, facile da conservare e portar via, per poi consumarlo in qualsiasi luogo. Nonostante l'aurea romantica di questa leggenda, gli storici dell'alimentazione ancora dibattono su quando questo panino - in Italia assimilabile per alcuni versi al tramezzino -, sia stato realmente inventato e per quale particolare utilizzo. Da allora ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata e nel tempo sandwich e panino sono diventati quasi sinonimi, segno di uno strapotere contrastato solo da quello dei burger.
(foto da internet)
Ma come si prepara un buon sandwich? La cosa più importante è l'equilibrio tra le varie consistenze che deve avere il panino: non possono mai mancare la croccantezza unita a un sentore di morbidezza dato da alcuni tra gli ingredienti. Il pane - almeno dalle due fette in su - va reso croccante previa cottura per i 2/3, lasciando, nel caso di una struttura più complessa, più morbide le fette che andranno a comporre i piani centrali del panino, mentre ad ogni sovrapposizione andrà spalmata la crema - la maionese è il condimento più usato nel mondo per questo tipo di panino - o il formaggio prescelto. Solo una volta completati questi passaggi fondamentali, si può passare al condimento vero e proprio, a seconda della propria fantasia e dei propri gusti.
(foto da internet)
Ma una volta colti i trucchi base per un sandwich perfetto, come possiamo festeggiare il Sandwich Day? Il gioco è molto semplice: basta armarsi di un po' di fantasia e provare a tradurre in chiave panino - a strati ovviamente - tutti le nostre ricette preferite. Uova e bacon per una colazione salata all'inglese, un pranzo leggero, con tacchino, insalata e maionese light e una cena in grande stile, con l'intramontabile Club Sandwich (pancetta, tacchino, lattuga, pomodoro, uovo sodo, maionese e salsa Worcester), in assoluto il più famoso.
E per una festa 2.0, basta fotografare e filmare la preparazione della ricetta e il vostro pasto, per poi postare tutto sui social network. Ovviamente al grido di #NationalSandwichDay.
(foto da internet)
Se siete amanti del sandwich e non avete idee, ve ne suggeriamo una noi per festeggiare il #NationalSandwichDay: Un club sandwich.... gourmet! Mini club-sandwich con mortadella, stracciatella e pistacchi (ricetta da "Un Panino per tutti i gusti", Giorgio Borrelli per Gribaudo)
Ingredienti:3 fette di pane in cassetta, 3 fette di mortadella, 1 cucchiaio di stracciatella, misticanza, maionese, granella di pistacchi, olio extravergine di oliva sale, pepe.
(foto da internet)
Procedimento e composizione: Tostate 2 delle 3 fette di pane. Dopo averle lasciate raffreddare, prendete la prima fetta abbrustolita e spalmate alla base un velo di maionese, poi disponete un letto di misticanza condita con olio e sale. Ponete sopra alla misticanza una terza fetta di pane non abbrustolito e disponete su di essa le fette di mortadella, la stracciatella e condite con una piccola manciata di granella di pistacchi, olio e pepe. Chiudete il sandwich con la terza fetta tostata e tagliatelo in 4 parti.
"Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie”, confessava Guido Gozzano neLe golose(1907). Inebriate da aromi “di cedro, di sciroppo, di creme, di velluti, di essenze parigine”, sognava di baciarle una a una “nel sapore di crema e cioccolatte”. Voluttuosa, per profumi e delizie, l’atmosfera di ogni pasticceria. Soprattutto, se la cornice è d’epoca.
(foto da internet)
C’è un supplemento di piacere nel sedersi, per esempio, da Pfatisch a Torino agli stessi tavoli di Cesare Pavese, Primo Levi, Mario Soldati, ad assaporare il famoso Festivo, la meringata al cioccolato simbolo della casa, tra interni Decò intatti dal 1915. Oppure, sempre a Torino, accomodarsi tra le pregiate boiserie ottocentesche della Farmacia del Cambio (in un’autentica farmacia!) per gustare un nuovo classico come la torta Jessica, che ha consacrato nel mondo il pastry chef Fabrizio Galla.
(foto da internet)
In questo tour di dolci tentazioni nelle pasticcerie e confetterie storiche più belle d’Italia, impossibile non fare una sosta da Romanengoa Genova per scegliere tra quei frutti canditi che deliziarono pure Giuseppe Verdi e Fabrizio De André; alla Bombonieradi Trieste, interni Liberty e tradizione austro-ungarica, per le sue squisitezze dal sapore di una volta realizzate conmacchinari non più in produzione o da Gemmi a Sarzana, respiro fin de siècle per ricette senza tempo come la Spungata, già diffusa tra i pellegrini in cammino lungo la Francigena.
(foto da internet)
Niente stucchi, affreschi, specchiere o boiserie invece alla premiata gelateria Just Peruzzi aBogliasco, ma terrazze e verande a picco sul mare che incorniciano tutto l’incanto del Golfo Paradiso. Tentazioni golose con vista per una sosta che vale il viaggio.
Si stima che a Londra vivano stabilmente circa 250.000 italiani, più o meno come a Verona, dodicesima città italiana nella classifica della popolazione residente. È forse proprio questa la ragione per cui la cucina italiana si è affermata al di là dei consueti stereotipi, fatti di spaghetti alla bolognese e pizza con l’ananas. Da qualche anno, poi, nella City sono sempre più i ristoranti che propongono esclusivamente piatti e vini delle varie regioni d’Italia: un fenomeno amato dai connazionali che vivono lì, ma apprezzato anche da tutto il melting pot che a Londra vive, lavora, fa turismo.
(foto da internet)
A questa realtà enogastronomica ha dedicato molto spazio Vogue, la stessa cosa l’hanno fatta Londonist.com, vero punto di riferimento per i londinesi, e LoveItalianLife, piattaforma web dedicata all’Italian Food & Lifestyle. Proprio questo sito ha lanciato un concorso per il miglior ristorante italiano di Londra, alla cui elezione hanno concorso chef, critici e lettori. A conferma del successo delle cucine regionali, il titolo è andato a RossoDiSera, ristorante marchigiano di Covent Garden.
Igor Iacopini, fondatore e manager del locale, è partito da Fermo dodici anni fa. In tasca una laurea in economia bancaria, nel cuore la passione per il mangiar bene e nella testa la volontà di promuovere le eccellenze enogastronomiche della sua terra. “Quando viaggiavo all’estero non trovavo mai un prodotto delle Marche, al massimo qualche bottiglia di Verdicchio. Lavoravo nel campo del marketing e ho subito capito che quel vuoto andava riempito.” Riempito di cose di casa. In senso letterale, visto che le mura interne di RossoDiSera sono rivestite con i mattoni ricavati dalla ristrutturazione di un casale di famiglia dell’Ottocento.
(foto da internet)
L’inizio è stato complesso, ma la burocrazia britannica è stata una vera alleata: poche procedure, tutte disponibili in rete. “Piano piano abbiamo ottenuto la fiducia dei clienti e quella, altrettanto importante, dei fornitori. Per quanto riguarda i prodotti freschi siamo costretti a rivolgerci al mercato locale, che comunque è ricco di prodotti italiani, ad esempio il pesce dell’Adriatico. Per tutto il resto, ci riforniamo direttamente dalle Marche: vino, olio, salumi, formaggi, confetture. Non mancano prodotti di nicchia come le cicerchie, il lonzino di fichi, l’anice Varnelli, la sapa.” però, probabilmente, la clientela eterogenea potrebbe portare a qualche compromesso, cercando di assecondare il gusto comune, a rischio di snaturare i sapori originali. “Se un piatto non piace preferisco non proporlo, piuttosto che cambiarlo. I vincisgrassi, ad esempio, devono avere la parte superiore bruciacchiata. Ma la cosa non è apprezzata e allora li serviamo solo raramente”.
Consenso unanime, invece, per olive ascolane, cremini fritti, piatti al tartufo, salumi, formaggi.
(foto da internet)
Per chi fa impresa a Londra non mancano le preoccupazioni legate alla Brexit, al terrorismo, a un costo della vita in costante aumento che limita la capacità di spesa di chi vive e lavora a Londra. “Bisogna fare fronte comune” – conclude Iacopini – “per dare forza a realtà come la nostra. Noi siamo l’unico ristorante marchigiano di tutto il Regno Unito, il nostro staff è tutto della nostra terra, facciamo conoscere a una clientela cosmopolita vini e cibi dei quali non hanno mai sentito neanche il nome”. Ristoranti, d’accordo. Ma anche ambasciate regionali a Londra.
“Cercasi personale per diversi ruoli”,c’era scritto sul cartello che campeggiava sulla porta d’ingresso della panetteria Pattini in Corso Garibaldi a Milano. E, poi fra parentesi, le mansioni:barista, cassiera, commessa, panettiere, pasticcere, addetto pulizie.Cinque annunci, uno per ognuno dei punti vendita dello storico marchio di gastronomia milanese. Cinque posti di lavoro.Cinque settimane senza riuscire a coprire anche solo una di quelle caselle. Siamo in Italia, per la cronaca, un Paese con il tasso di disoccupazione all’11,2% e con quello giovanile al 34,2%.Ed è un piccolo paradosso che merita di essere approfondito: «I curriculum arrivano - spiega Pattini - ma i problemi iniziano al colloquio. Cerchiamo una cuoca che affianchi la nostra, per darle una mano, ma nessuna vuole farlo.Avevamo preso un barista, ma ha rifiutato un contratto perché altrimenti perdeva i 700 euro di disoccupazione. L’altro giorno è venuta una cuoca e ce l’ha detto chiaramente: io comincio da voi, ma aspetto la risposta alla domanda di disoccupazione. Se mi danno l’assegno, non vengo. E non è venuta. Un’altra ha rifiutato il lavoro perché mi ha detto che da piazzale Loreto a qua ci metteva troppo tempo ad arrivare». Cinque fermate di metropolitana. Dieci minuti, attese comprese."Ho messo i cartelli subito dopo Ferragosto, sono riuscito a prendere solo quattro persone, due delle quali sono andate via".
(foto da www.repubblica.it)
L'offerta era chiara: otto ore di lavoro al giorno e uno stipendio che, a seconda della mansione, oscilla tra 1.200 e 1.400 euro netti. Sembra uno scherzo, ma il signor Pattini è serissimo: «Noi offriamo un impiego stabile, perché ci mettiamo tanto a formare i nostri addetti e non vogliamo ricominciare da capo ogni volta»,spiega. Anche perché, almeno fino a quattro, cinque anni fa, continua Pattini, questo della formazione era un problema non da poco: «La gente veniva da noi, imparava a fare il pane, o il panettone, e poi se ne andava in alberghi o in altre attività come la nostra», raccontava. Ora è diverso: a Milano di negozi come il suo ne sono rimasti pochi, il mercato si è chiuso:«Se vieni da noi, rimani da noi».
(foto da www.repubblica.it)
L'imprenditore aggiungeva ancora:"I voucher per noi erano perfetti, il personale era in regola e lavorava per le ore necessarie e nei momenti di maggior bisogno. Varie casalinghe, per esempio, lavoravano tre ore al mattino, dopo aver lasciato i figli a scuola". L'altra questione riguardava i giovani. "I ragazzi - continua il titolare delle panetterie - stanno con noi qualche mese, poi chiedono lettere di referenze e vanno a lavorare all'estero. L'anno scorso è successo quattro volte. All'estero infatti, l'arte della panificazione e della pasticceria italiana ha successo: Lo vediamo dai turisti che vengono qui in negozio, apprezzano i prodotti tradizionali".Da aprile, raccontava, gli affari erano aumentati, "piace la nostra volontà di rimanere una bottega, producendo tutto quello che vendiamo e sfornando pane fresco ad ogni ora del giorno". Paradossalmente, però, nessuno voleva entrare a far parte di questa tradizione che piaceva a tutti.
(foto da internet)
Poi all'improvviso, dopo aver letto la storia sui giornali, la notizia è arrivata anche fuori Milano città, e l'imprenditore affema di aver ricevuto candidature mirate, di persone con esperienza nel settore. La notizia, in realtà, è arrivata molto più lontano dell'hinterland milanese. “Abbiamo ricevuto candidature e telefonate dalla Sicilia, dall’Abruzzo e persino dall’Australia - racconta sorridendo - e dobbiamo ancora esaminare gli ultimi curriculum”. In molti, da più canali, accusano l’azienda di aver inscenato una finta ricerca di personale per farsi pubblicità. “Se fosse così saremmo stati molto bravi. La verità è che anche noi siamo stupiti da quanto successo in pochi giorni. Basti pensare che il fornaio, che inizia a lavorare all'una, mi ha raccontato che il telefono continua a squillare anche durante la notte”. I nuovi assunti sono cinque, spiega Romano, "a cui si aggiunge un sesto ragazzo, studente universitario, che lavorerà part time da lunedì, e Pamela, assunta come cassiera pochi giorni fa. Oltre a Valentina e Ahmed, ci sono un addetto alle pulizie di origine filippina e due baristi italiani: uno, di ritorno da un’esperienza in Inghilterra, che inizierà a lavorare mercoledì, e l’altro, Massimo, è già dietro il bancone. “Io lavoravo come barista - racconta - martedì la mia fidanzata ha letto che Pattini cercava personale e, sapendo che volevo cambiare azienda, mi ha consigliato di provare. Sono assunto da giovedì, part time giovedì per il primo mese che funge da periodo di prova, in attesa di concludere l’altro rapporto di lavoro”.
(foto da www.repubblica.it)
Obiettivo centrato, quindi, anche se non tutte le posizioni sono complete. “Continueremo a fare colloqui per coprire ancora tre posti rispondendo a chi ci ha scritto in questi giorni”. Valentina, 34 anni e tre figli, da ieri lavora come banconista nella panetteria Pattini di corso Garibaldi. “Avevo mandato il curriculum a inizio ottobre senza ricevere risposta. Mercoledì, leggendo la storia sui giornali, ho chiamato per chiedere spiegazioni. Sono stata convocata per il colloquio giovedì e mi hanno assunta”. Ahmed, egiziano, ha iniziato il mese di prova in negozio giovedì. “Sono in Italia da otto anni - spiega dopo aver finito il suo turno - qui ho sempre fatto il fornaio, anche se nel mio paese sono ingegnere”.
(foto da internet)
Valentina e Ahmed sono due dei cinque dipendenti assunti negli ultimi giorni dalla panetteria. “Abbiamo tolto i cartelli venerdì mattina, in due giorni sono arrivati circa 1.200 curriculum" spiega Alberto Romano, genero di Angelo Pattini e amministratore delle panetterie, sbalordito dal clamore suscitato dalla notizia della loro difficoltà a trovare personale. Sarà allora che è proprio vero quello che cantava il molleggiato Adriano Celentano negli anni '70: Chi non lavora non fa l'amore.
Quattro turisti in giro per i canali di Venezia su una gondola. Ma, invece di guardare il panorama e le bellezze di una delle città più famose del mondo, l'unica cosa che sembra attirare il loro interesse è lo schermo degli smartphone. La scena è stata ripresa - con il telefonino - dal gondoliere, che ad alta voce (probabilmente sfruttando il fatto che i turisti fossero stranieri, dai tratti sembra trattarsi di asiatici)ha commentatoil momento in maniera sarcastica: "Un giro fantastico, i clienti sono contenti - le parole dell'uomo - si stanno godendo la bellezza della città, apprezzano molto, fanno foto, commentano e credo ritorneranno presto in questa meravigliosa città".
(foto da internet)
Ebbene, ringraziamo il gondoliere che ha messo tutti un po' in guardia dal rischio che tutti corriamo: vivere la vita virtuale al posto di quella vera. In fondo i turisti protagonisti di questa notiziola sono un po' come noi tutti: abbassare lo sguardo sulla chat, sul social di turno, sul microcosmo di foto e follower che ci preoccupiamo di informare, anziché alzarlo su San Marco, sul ponte dei sospiri. Guardiamo sempre allo specchio, al nostro cellulare. Probabilmente i turisti, definiti senza pietà insensibili alla bellezza dei canali, stavano postando un selfie, linkando un video, twittando una frase, o chissà solo volevano rendere partecipi i loro follower del loro viaggio a Venezia. Di lì a poco, senza dubbio, avranno fotografato un piatto, filmato una coppia di figuranti in costume settecentesco, registrato un concerto del rondò veneziano per informare i loro amici immaginari.
(foto da internet)
Così loro e noi tutti ci dimentichiamo di emozionarci, di godere, di riflettere sempre alla mercè del cellulare. E il gondoliere, invece di richiamarli alla realtà con una canzone, raccontadogli una storia, li ha filmati con il telefonino e ha postato il videosul gruppo Facebook "Venezia ieri e oggi"e in pochi giorni ha scatenato quasi 200 commenti, per lo più ricchi di accuse ai quattro turisti. "Cosa vengono a fare?", "Che spreco", "Che peccato", le frasi più in voga (e senza insulti o parolacce). Alcuni hanno persino commentato: "Magari quando sono in montagna prendono il telefonino e si guardano un filmato di Venezia"!!!
Ma siamo sicuri che i turisti specifici siano così diversi da noi?
Non è un caso che uno dei tormentoni dell'Estate 2017 abbia il titolo "L'esercito del selfie".
Gli italiani sono sempre più longevi. Secondo l’Istat, a gennaio 2017, gli ultranovantenni erano 727mila. In buona sostanza, più dei residenti di Palermo che è la quinta città più popolosa del nostro Paese.
(foto da internet)
Una longevità che si traduce anche in campo automobilistico visto che sono oltre sessantamila i novantenni che hanno diritto a guidare grazie alla validità della loro patente. In testa alla speciale classifica delle regioni italiane, in valori assoluti, con più guidatori abilitati nati entro il 1927 è la Lombardia ( 8.738 automobilisti) seguita dall’Emilia Romagna, la Toscana, il Piemonte e il Lazio.
(foto da internet)
La loro andatura, a volte lenta e incerta, mette spesso a dura prova i nervi degli automobilisti più giovani che, in un raptus di irritazione, ritirerebbero loro la patente senza pensarci su due volte. Invece, no. Loro, gli attempati vecchietti al volante, il regolare permesso di guida, soprattutto se rinnovato da poco, se lo tengono ben stretto. Già perché da un'indagine del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul numero delle patenti 'attive' in Italia, viene fuori che i "nonni al volante" sopra gli 80 anni sono più di 800mila; per la precisione sono 772.914 i guidatori che hanno già 'scavallato' la soglia degli 80 anni e 32.538 quelli che hanno abbattuto il muro dei 90.
(foto da internet)
«Il fattore determinante per l’incremento della popolazione molto anziana è naturalmente il progressivo abbassamento dei rischi di morte a tutte le età ma, particolarmente negli ultimi decenni, quello conseguito nelle età anziane — spiegano dall’Istat —. Ciò si deve, in primo luogo, a una combinazione di alcuni fattori trainanti, tra i quali i trattamenti medico-ospedalieri, la qualità dei servizi di prevenzione, le condizioni di vita in generale degli anziani, gli stili di vita in termini nutrizionali, abitativi e di contrasto ai fattori di rischio, come ad esempio la variazione nelle modalità di consumo di tabacco», dice Andrea Polo diFacile.it,che ha condotto l’analisi sulla base dei dati forniti dal ministero dei Trasporti.
(foto da internet)
Tra l’altro i costi per mantenere l’auto per un novantenne sono notevoli secondo il portale di comparazione di tariffe Facile.it. «Confrontando le offerte disponibili per lo stesso profilo di automobilista con le compagnie che operano con noi — informano— la migliore polizza Rc Auto per un quarantenne ammonta a 269 euro. Schizza a 484,76 euro se, invece, la deve sottoscrivere un novantenne. Nel calcolo della tariffa Rc auto le compagnie devono considerare principalmente il tasso presunto di incidentalità dell’assicurato e chi ha un’età così avanzata è più esposto a rischio di incidenti, anche per motivi fisici come la riduzione del campo visivo o l’ipoacusia».
Com'è noto, il film Il postino, tratto dal romanzo Ardiente paciencia (1986) del cileno Antonio Skármeta, tratta il periodo dall'esilio italiano di PabloNeruda. La storia narrata, adatta il romanzo di Skármeta, con alcune modifiche nella trama. La pellicola è ambientata nel 1952 e si svolge interamente in una piccola isola del sud Italia, abitata da pescatori analfabeti intenti nel loro mestiere.
Lo scrittore cileno mette in risalto la figura di Mario Ruoppolo -il postino di Neruda-, che con quest'ultimo riesce ad instaurare un forte legame di amicizia.
L'indimenticabile Massimo Troisi, il quale, gravemente malato, morì alla fine delle riprese,interpretò il ruolo diMario Ruoppolo. Marioviene assunto, in qualità di postino, con l'unico compito di consegnare la
posta a Neruda (Philippe Noiret), giunto da poco sull'isola.
(foto da internet)
Marioimparerà dal grande poeta a discorrere di poesia, di metafore, con la
semplicità propria di un uomo della sua condizione sociale. Grazie all'aiuto di Neruda, riuscirà a conquistareBeatrice, la nipote della proprietaria dell'osteria del posto, e a sposarsi con lei.
Dopo la revoca del mandato di arresto che il governo cileno aveva spiccato contro Neruda, il poeta abbandona l'isola. Un giorno Mario riceve una lettera in cui qualcuno, per conto del poeta, gli chiede di spedirgli
degli oggetti personali rimasti nella sua casa sull'isola. Esegue l'incarico, ma ne approfitta per registrare tutti i suoni
caratteristici dell'isola con l'aiuto di Giorgio Serafini, il responsabile dell'ufficio postale (vedi).
(foto da internet)
Cinque anni dopo, quando Neruda e sua moglie tornano nell'isola, troveranno Pablito, il figlio di Mario e di Beatrice. Mario non c'è
più: è stato ucciso
dalla polizia, poco prima che suo figlio nascesse, durante una manifestazione comunista. Neruda ascolta la
registrazione effettuata dall'amico e ne rimane profondamente colpito.
Mario e la natura dell'isola (le onde del mare, il vento, le reti dei pescatori, le campane della chiesa, il cielo stellato, il battito del cuore del figlio...)lasceranno nell'animo del poeta un ricordo
indelebile.
Ebbene, alcuni anni dopo l'uscita del film, nasce il progetto Identità sonore, curato da Ted Consoli, tecnico del suono, e
Anna Calamita, paesaggista.
(foto da internet)
I due ragazzi hanno registrato i suoni delle aziende del biellese, quelli dei boschi e delle vie della città, e ne hanno
catturato i movimenti e i silenzi. Le loro registrazioni raccontano il lavoro degli artigiani, i giocatori di una partita di
calcetto, i venditori ambulanti e i
clienti del mercato, ecc. Il progetto, nato nel settembre del 2016, ha dato
origine a una libreria sonora, mediante una mappatura, che ha già
prodotto più di 60 ore di registrazioni. Tutto il materiale raccolto è on line e si può vedere e ascoltare (vedi).
Il progetto è stato battezzato come MappaBi e presenta cinque filoni tematici: 1. Terra
per antichi mestieri; 2. Aria per sport e attività indoor e outdoor; 3. Fuoco per i
luoghi del lavoro e della mobilità; 4. Acqua per paesaggio naturale e 5. Arte per gli
esempi di riutilizzo creativo delle tracce audio.