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lunedì 10 febbraio 2020

Ciak and wine





(foto da internet)

Il vino incontra il cinema nei giorni che intercorrono tra  Buywinela più importante vetrina B2B per il settore vitivinicolo in Toscana, e delle Anteprime di Toscana 2020,  durante le quali i Consorzi di Tutela presentano le nuove annate. In questo intervallo di tempo, si terrà a Firenze la prima edizione di Ciak & Wine (dal 7 al 10 febbraio), una rassegna cinematografica accompagnata da degustazioni, organizzata dalla Regione Toscana. Seguirà, il 14 febbraio, un convegno sulle cantine di design all’Auditorium di Sant’Apollonia per l’evento L’architettura del vino nell’era dell’enoturismo.
(foto da internet)

In questi giorni il pubblico del capoluogo toscano potrà avvicinarsi al mondo del vino da un punto di vista assai originale: sette proiezioni a ingresso libero al Cinema La Compagnia (via Cavour 50/r), che verranno intervallate da degustazione a cura dei sommelier Fisar dei vini dei Consorzi: Carmignano, Vino Chianti, Chianti Rufina, Vino Nobile di Montepulciano, Vino Vernaccia di San Gimignanotutti i giorni dalle 20 alle 21 con prenotazione obbligatoria via mail a info cinemalacompagnia.it.






(foto da internet)

Tra i film proposti il documentario Resistenza Naturale di Jonathan Nossiter, viaggio tra i vignaioli italiani indipendenti, il cortometraggio Vinum Insulae, di Stefano Muti, alla presenza del regista e del protagonista, il viticoltore elbano Antonio Arrighi, sulla produzione del cosiddetto vino marino Nesos, con l'uva immersa in mare come facevano gli antichi greci,  la commedia americana Sideways - In viaggio con Jack, e poi ancora Rupi del vino, un documentario di Ermanno Olmi sulla viticoltura eroica in Valtellina e la commedia Finché c'è prosecco c'è speranza, di Antonio Padovan.
Sul fenomeno Bordeaux si proietterà il documentario Red Obsession di David Roach, e Ritorno in Borgogna, di Cédric Klapisch

lunedì 3 febbraio 2020

Crodino addio...






(foto da internet)

Il Crodino è un aperitivo analcolico, prodotto in Italia dal 1964, ed è tuttora un’icona del made in Italy.
Venne commercializzato inizialmente con il nome di Picador, poi modificato in Biondino e poi definitivamente in Crodino nel luglio del 1965. Uno degli stabilimenti nel quale viene imbottigliato è quello di Crodo (da cui il diminutivo usato come nome), nel Verbano-Cusio-Ossola.
La miscela d'ingredienti è per lo più segreta: è noto che tra di essi vi sono chiodi di garofano, cardamomo, coriandolo e noce moscata, lasciati riposare in botti di rovere per sei mesi, allo scopo di conferirgli il peculiare sapore amaro.
Crodino è un aperitivo che va servito freddo, con una fettina d’arancia, solo così si può apprezzare il suo inconfondibile gusto dolceamaro, unico e inimitabile. 





(foto da internet)


Il suo bouquet è pieno ed equilibrato. Le percepite al primo sorso sono fresche leggere e lievemente agrumate. Le note che caratterizzano il corpo hanno un gusto predominante con più persistenza nella bevuta. Le note di fondo, tendenti all’amaro, contrastano il dolce iniziale della bevanda. Esse sono ottenute attraverso la sapiente miscela di ingredienti che conferisce il retrogusto dole-amaro tipico del Crodino.
Dal 1995 il marchio Crodino è di proprietà di Campari Group, dopo l'acquisizione di quest'ultima della sezione italiana della multinazionale olandese Bols Wessanen.
Nel 2014 è stata introdotta la variante denominata Crodino Twist, disponibile nel gusto agrumi e nel gusto frutti rossi, prodotta nello stabilimento Fava di Mariano Comense, in provincia di Como.


(foto da internet)

Purtroppo, lo stabilimento di Crodo, che lo vide nascere stabilimento è vicino alla chiusura, questo, infatti, sarà l’ultimo anno di produzione, dopodiché un nuovo stabilimento, sito a Novi Ligure, si occuperà dell'analcolico biondo. A rischio anche gli ottanta dipendenti dell’attuale stabilimento di Crodo.  
A Crodo, lo slogan è uno solo: il Crodino non deve lasciare Crodo. Un vero e proprio appello che tutti i cittadini di Crodo fanno a Campari (attuale proprietario del marchio), capitanati dalla giunta comunale del piccolo paesino piemontese. L’obiettivo è fare di tutto purché la produzione non venga spostata.
Il sindaco di Crodo, Ermanno Savoia ha chiamato a raccolta amministratori, sindacalisti e lavoratori, per una mobilitazione generale. 




(foto da internet)

Purtroppo, il marchio Crodino è stato ceduto da Campari all’azienda danese Royal Unibrew nel 2017. L’accordo prevede che per tre anni, dal momento della cessione, il Crodino sarebbe stato prodotto ancora nello stabilimento di Crodo. Dopodiché passerà al sito produttivo dell’azienda danese a Novi Ligure. 

I tre anni sono quasi scaduti e il Crodino sta per fare le valigie tra lo stupore e il rammarico generale. Ricordiamo, però, che l’unione armonica di ingredienti che lo compongono deve essere legata all’acqua di Crodo, grazie alla sua purissima fonte Liesel; solo così si ottiene un  prodotto di grande qualità. 
Porteranno l'acqua da Crodo a Novi Ligure nei camion cisterna? 

venerdì 17 gennaio 2020

La Tavola calda e Limón y Merengue




Pubblichiamo un'intervista a Alessandro Ponta, proprietario de "La Tavola Calda" e "Limón y Merengue" di Valencia, due interessanti locali che stanno riscuotendo un crescente successo. 

Da quanto tempo siete a Valencia?
Io sto a Valencia dal 1999, e mia moglie Florencia Pons Tobolski (in arte Flor, che è la pasticciera) dal 2000.

Avete, attualmente, due locali. Dove si trovano ?
Sì, attualmente abbiamo "Limón y Merengue" il nostro laboratorio di pasticceria e panetteria che si trova nel quartiere di Ruzafa, in Calle Sueca, 6 e "La Tavola Calda" che si trova in pieno centro di Valencia nella Calle Bisbe, 14 (è una traversa di Don Juan de Austria). 



Che cosa offrono?
A "Limón y Merengue" offriamo una pasticceria moderna e raffinata. La scuola è catalana ma ci sono moltissime influenze internazionali di stampo italo-francese con incursioni argentine (alfajores). Oltre ai formati classici delle torte abbiamo anche una selezione di mignon, tartellette e semisfere. La pasticceria inoltre offre, biscotti fatti in casa, brownie, tartufi al cioccolato e cognac ed anche una selezione di diversi pan di Spagna alle mele o alla zucca o addirittura la caprese al limoncello con mandorle e cioccolato bianco. 
Abbiamo anche un servizio di Catering e lavoriamo molto con torte per matrimoni, battesimi o feste private. Inoltre inforniamo vari tipi di pane naturale, fatto di lievito madre (baguettes, pane di segale e di farine biologiche) con lievitazioni di almeno 16 ore.
Per quel che riguarda il salato offriamo Empanadas tradizionali argentine, piadine romagnole, tramezzini, toast e varie lasagne (al ragú, al pesto o ai formaggi con tartufo).
Tutto rigorosamente fatto in casa senza conservanti, ne additivi. Solo ingredienti 100% naturali.




Alla "Tavola Calda", invece, offriamo tutta una serie di piatti da asporto per la maggior parte italiani, ma non solo.
Ci sono 4 tipi di lasagne, 2 tipi di cannelloni, la parmigiana di melanzane, oltre alla Peperonata, le polpette al sugo, le lenticchie ed il pollo al forno con le patate al rosmarino. Ogni giorno offriamo 2 tipi di pasta con sughi e ricette tradizionali con ingredienti assolutamente italiani e soprattutto DOP (niente panne ovunque, o potenziatori di artificiali di sapori) 
Ma abbiamo anche una selezione di piatti internazionali, tra i quali il Pollo al Curry (ricetta originale), el Arroz al horno, le Insalate Cesar ed altro.
Offriamo anche un menú con bevanda e dolce (ne abbiamo una selezione ampia) rigorosamente della pasticceria Limón y Merengue.  
Sotto le feste offriamo menù dedicati (Natale e Capodanno)
Abbiamo anche un servizio di Catering per qualsiasi evento.
Facciamo servizio di consegna a domicilio per gli uffici, negozi in centro ed anche per alcune scuole.
In generale nei due locali lavoriamo molto su prenotazione dove proponiamo qualsiasi cosa sia nelle nostre corde sia col dolce che con il salato. (Gnocchi, Risotti, Arrosti, ecc., e anche menu completi, dagli antipasti al dolce)



Perché avete scelto di chiamarli "Tavola calda" e  "Limón y Merengue"?
Limón y Merengue nasce perché è il dolce preferito di Flor e questo ha fatto sì che sia stato premiato da una rivista specializzata a livello nazionale.
La Tavola Calda mi piaceva particolarmente per il concetto che rappresenta ed è un nome facile da capire anche in spagnolo e valenciano 

 Proponete dei piatti/dolci tipici italiani?
Sì. Dei piatti abbiamo parlato prima. Facciamo tutta una serie di dolci italiani (Tiramisú, Millefoglie con crema pasticceria e frutta fresca, Torta al caffè e cioccolato e molto altro) meglio sempre su ordinazione. Senza dimenticare il Panettone artigianale (ricetta tradizionale con lievito madre) che a Natale va a ruba... La produzione va da metà Novembre alla Befana, e poi il Roscón de Reyes (anche se non è italiano...).


I clienti possono acquistare dei prodotti tipici italiani nel vostro locale? 
Sì certo, assolutamente. A Limón y Merengue abbiamo una boutique dove vendiamo prodotti tipico come il Limoncello artigianale, il caffè macinato o in chicchi, vari vini e Prosecco e la pasta italiana. Inoltre vendiamo prodotti locali di qualità quali il cioccolato, le marmellate, olio d’oliva extra vergine e vari Vermut, Cava e molto altro. 

lunedì 2 dicembre 2019

Le nonne superstar!



(foto da internet)


Il Ristorante delle nonne, meglio noto come Enoteca Mariaaperto da circa dieci anni  a New York, unisce lo spirito del mangiar fuori col sentirsi a casa. Il ristorante regala agli ospiti un vero e proprio momento in famiglia,  degustando antiche ricette che i cuochi più giovani non conoscono. Il Ristorante delle nonne, ha solo chef donne, in là con gli anni, ognuna di esse custode di un ricettario segreto tramandato da generazioni. 

Le nonne cuoche sono ormai delle vere e proprie star che si dividono tra la cucina e i programmi televisivi, tanto che nel tempo hanno attirato la curiosità di testate importanti come il New York Times e la BBC. Il ristorante ha una formula molto originale: si basa sulle origini nostrane ma vi sono cuoche (sopraffine) che arrivano da tutto il mondo, per realizzare dei piccoli capolavori per il palato: Argentina, Algeria, Siria, Repubblica Dominicana, Ecuador, Palestina, Sri Lanka, Polonia, Liberia e Nigeria. Ogni sera, quindi, una cuoca dal mondo affianca una nonna italiana con il suo menu segreto e alle proposte classiche si affiancano anche pietanze originali, frutto di influenze diverse. Culture culinarie che si uniscono per un risultato eccellente e, in questo modo, la scelta è vasta tra etnico e non. 
Ciononostante, sembra che gli affezionati frequentatori, scelgano in massa la pasta alle cime di rapa ovviamente fatta in casa, anche se non disdegnano i falafel. E poi ci sono le polpette al sugo, il polpettone, le melanzane ripiene, le lasagne, ecc.

Un progetto vincente e sorprendente, soprattutto perché il proprietario non aveva alcuna esperienza nel settore, visto che aveva lavorato per anni nei trasporti. Aveva però perso mamma, nonna e sorella e aveva voglia di ritrovare un nido familiare che ha trasformato in ristorante, dando al locale il nome di sua madre.



(foto da internet)

Non conosceva del personale qualificato e allora mise un annuncio su un quotidiano locale e la prima a rispondere fu proprio un'anziana signora di origini italiane. Da allora ha mantenuto questo standard, perché ritiene sia più interessante che non ci siano professioniste ma donne esperte. La parte fissa del menù, circa la metà, rimane italiana mente la parte restante a rotazione dal 2015 è dedicata alle nonne di altri Paesi. 
A tenere le redini del locale è Adelina Orazzo, che arrivò 25 anni fa a New York da Napoli, e che ancora oggi non dimentica di preparare fegatini di pollo, cuore, frattaglie e diversi piatti del suo paese. 
Oltre al successo dell'Enoteca Maria, è sorta un'iniziativa sul web intitolata Pasta Grannies che vuol  raccogliere storie e ricette delle nonne italiane. L'idea è nata grazie a Vicky Bennison, blogger e scrittrice che si divide tra l'Italia e Londra, e che ha una casa nelle Marche. 
Il progetto prese il via nel 2014 quando cominciò a notare che l'abilità della pasta fatta a mano non veniva più tramandata. Le nonne rappresentano, quindi, l'ultima generazione che ha dovuto fare la pasta ogni giorno per sfamare le famiglie. 



(foto da internet)

Negli ultimi quattro anni, Bennison ha filmato più di duecento nonne italiane mentre preparano ogni forma di pasta, il suo canale YouTube ha già 437.000 iscritti! Dopo aver scoperto le ricette delle nonne italiana, che vanno dalle Alpi alla Puglia, si definisce step-granny, e cioè nonna acquisita. 
Tra le star del web, possiamo citare Nonna Peppa, che spiega come si fanno i macarrones de Ungia. A 95 anni suonati, questa signora di Ozieri, è forse la più vecchia delle cosiddette Pasta Grannies. Prepara la pasta a mano da più di 80 anni. Mani infarinate, grembiule, alimenti semplici e genuini ed ecco pronti tagliatelle, gnocchi, ravioli, pici, tortellini, ecc. 



(foto da internet)

Un'altra star è un'altra Peppa, al secolo Giuseppina Spiganti, 92 anni, toscana, famosa per i suoi pici. E poi, a Bari, c'è Porzia Petrone che ci mostra come si fanno le orecchiette, che ha imparato a fare da sua nonna quando aveva sette anni!
E poi ci sono i segreti di Lucia, 93 anni, e della sua amica Betta (entrambe romagnole) per fare gli strozzapreti al sugo di pesce. E ancora Adela e Franca, di Cremona, che impastano davanti alla telecamera la farina con le uova per i tortelli di zucca. 
Nonne di tutto il mondo, unitevi! 


venerdì 1 novembre 2019

Pasta fresca in UK




(foto da internet)

Galeotta fu la pizza... Sembra che negli USA i fattorini incaricati di recapitare a domicilio le pizze abbiano assaggiato il cibo prima di consegnarlo a casa dei clienti.
Secondo recenti indagini, infatti, un addetto alle consegne su quattro spizzica il pasto che poi porta a domicilio. Nello studio, che ha analizzato anche le abitudini degli utenti che usano le app per i pasti consegnati a domicilio, sono stati intervistati circa 500 adulti americani, dell'età media di 30 anni, che hanno riferito di aver lavorato per almeno un'app che permette la consegna di alimenti. Tra di essi più del 25% ha dichiarato di aver mangiato cibo di almeno uno degli ordini effettuati e poi portati a casa. 




(foto da internet)

Mentre negli States si spizzica, a Londra, e nel resto dell'Inghilterra, si sta diffondendo l'iniziativa della pasta per posta, nata da un'idea di una startup fondata da imprenditori italiani e inglesi. Nel mese di ottobre del 2016, primo mese di attività della ditta, Pasta Evangelists aveva consegnato solo 30 porzioni di gnocchi al pesto genovese; nel mese di settembre del 2018 le porzioni di pasta consegnate sono state circa 10mila, grazie a una speciale confezione studiata per passare attraverso le tipiche buche per le lettere delle porte inglesi e anti-spizzico. L'idea prevede che, oltre alla consegna di pasta fresca e di sughi della tradizione italiana entro le 24 ore dalla loro produzione e che i clienti possono ordinare su internet, la startup italo-inglese possa raccogliere oltre due milioni di euro di finanziamenti.


(foto da internet)

Questi sono i numeri di un nuovo successo che vede italiani intraprendenti cercare di fare affari con una delle maggiori tradizioni culinarie del Bel Paese: la pasta fresca.
Pasta Evangelists, una startup con base a Londra che festeggia due anni di attività e che ha proposto agli inglesi, e londinesi in particolar modo, un nuovo modo di mangiare la pasta all’italiana, partendo dal modo in cui riceverla a casa: per posta.
Secondo i proprietari il mercato della pasta fresca in Inghilterra non subisce cambiamenti da decenni: il pastificio produce la pasta, il cliente la va a comprare direttamente lì oppure ai supermercati nei banchi frigo. La pasta venduta, però, non è una vera e propria pasta fresca appena prodotta, giacché viene prodotta anche mesi prima, congelata e poi riportata a temperatura di frigo per essere esposta e venduta. Nonostante questo processo, che di fatto fa perdere alla pasta il titolo di fresca, il mercato internazionale registra miliardi di fatturato annuo.



(foto da internet)

Da qui l’idea di fondare Pasta Evangelists che, oltre a produrre pasta fresca attraverso fornitori specializzati in partnership, realizza anche sughi e condimenti basati sulla tradizione culinaria italiana, anche proponendo formati di pasta talvolta conosciuti solo a livello regionale e quasi del tutto sconosciuti a livello italiano. Si possono acquistare i malloreddus sardi o il pesto alla genovese con fagiolini e patate, i pici cacio e pepe di Roma, ecc. I costi vanno dai £ 6.50 per porzione per ricette più semplici, fino agli £ 11.95 per quelle più elaborate.
Le confezioni hanno un apposito foglio di istruzioni che oltre a spiegare come cucinare il piatto, ne offre anche una breve storia. La spedizione avviene attraverso delle scatole realizzate per passare attraverso le buche delle lettere delle porte inglesi.
Gli ordini vengono registrati attraverso il sito internet ufficiale dell’impresa, sia a Londra che nel resto dell’Inghilterra.
Insomma, se abitatate in Inghilterra non lasciatevi scappare questl’occasione di assaporare il vero made in Italy.


mercoledì 23 ottobre 2019

Il miglior barista del mondo

(foto da internet)
È il bolognese Stefano Cevenini il nuovo campione del mondo di Espresso Italiano. Già campione nazionale, si è aggiudicato il primo posto del podio alle fase internazionale dell'Espresso Italiano Champion 2019, la gara per professionisti del settore promossa dall'Istituto Espresso Italiano (Iei), la cui finale si è svolta il 20 ottobre nei padiglioni di Fiera Milano in occasione di Host, manifestazione dedicata al mondo della ristorazione e dell'accoglienza.

E' bolognese il nuovo campione mondo di espresso italiano © ANSA
(foto da internet)
Il miglior barista del mondo ha 20 anni, barista da quando aveva 15 anni e campione italiano in carica alle selezioni nazionali all'Espresso Italiano Champion 2019 lo scorso giugno. La premiazione si è svolta dopo due giorni di prove che il campione ha superato sfidando in finale, oltre al vincitore assoluto, Anita Fava (Regno Unito), Satoshi Miyanishi (Giappone), Chiu Hsiu Kuei (Taiwan).
(foto da internet)
I campioni hanno superato le fasi preliminari, per poi arrivare a Milano dove il 18 e il 19 ottobre si sono svolte le semifinali. I quattro finalisti si sono confrontati ancora su espresso italiano e cappuccino italiano. Alla competizione giunta alla 6/a edizione internazionale partecipano da 300 a 400 baristi da tutto il mondo. Dell''Istituto Espresso Italiano fanno parte torrefattori, costruttori di macchine per caffè e macinadosatori e altre aziende della filiera, tutela e promuove la cultura dell'espresso e del cappuccino italiani di qualità. Oggi conta 34 aziende aderenti con un fatturato aggregato di circa 700 milioni di euro. 

domenica 13 ottobre 2019

Non tutte le ciambelle...



(foto da internet)


Non tutte le ciambelle riescono (o escono) col buco, si dice in italiano, per indicare che non sempre si riesce a fare qualcosa nel modo voluto.  Ciononostante, nella gastronomia italiana vi sono numerosi prodotti che riescono assai bene col buco: aralli e freselle, biscotti e il ciambellone, molti formati di pasta (gli anelli, i bucatini e gli ziti),  alcuni tagli di frutta, come le fettine di ananas in scatola e chi più ne ha, più ne metta.  

Il team di Found! Story Engagement, ha recentemente realizzato una selezione, mediante un monitoraggio su oltre 100 fonti fra testate -magazine, portali, blog e community lifestyle internazionali-, per sondare quali siano i dieci prodotti che sono diventati icone grazie proprio alla forma.





(foto da internet)


Per quel che riguarda l'Italia, al primo posto ci sono le ciambelle che hanno origine nel Medioevo e la cui autenticità è contesa tra le diverse regioni. Il famoso dolce col buco ha diverse derivazioni: le graffe a Napoli, i cuddhuraci in Calabria, la cuddura in Sicilia, il kiechi in Trentino, ecc. 
Il significato della ciambella è riconducibile alla tradizione pasquale poiché la sua particolare forma rappresenta il cerchio della vita e la rinascita del Signore.

Poi c'è il classico ciambelloneuna delle cose buone e semplici che non passano mai di moda. Un dolce eccezionale che accompagna il succo di frutta al pomeriggio o il latte e caffè al mattino. 




(foto da internet)

Non poteva mancare la pasta con gli anelli e gli ziti, ad esempio. 
Poi ancora ci sono gli Yonkers creati dall'azienda italiana Saiwa e che sono delle patatine al formaggio col buco. 
Non potevano mancare gli anelli di calamari fritti. Pesce fritto senza lische, croccante e saporito.
Si continua con il Tablò, il primo cioccolato con la caratteristica unica di essere una tavoletta coi buchi. È tra i prodotti più recenti (venne creato, infatti, solo nel  2012), ma si è subito contraddistinto per l’originalità e la sua qualità. Nasce in casa Perugina, simbolo del cioccolato italiano, e  grazie ai maestri cioccolatieri è stata ideata una forma che valorizzasse il momento della degustazione. Il buco infatti in questo prodotto esalta il piacere dal punto di vista palatale facendo sprigionare le essenze aromatiche del cioccolato, la sua croccantezza al morso e la sua cremosità.




(foto da internet)


Chiudiamo con un altro classico: i Bucaneve. Sono dei biscotti dalla forma inconfondibile di un fiore, che nascono negli anni ’50 e diventano da subito uno dei prodotti di punta dell’azienda Doria, accompagnando la colazione e le merende di milioni di italiani. Ai Bucaneve era legato non solo il gesto di infilarli al dito ma anche il giochino di poterne mangiare tanti quanti ne fossero entrati.
Buon appetito!

domenica 6 ottobre 2019

La Cappella del Barolo



(foto da internet)


Il Barolo è un vino italiano chiamato re dei vini e vino dei re. È un vino rosso prodotto con uve Nebbiolo in purezza che deve affinare per almeno 3 anni, di cui almeno 18 mesi in botte. Con 5 anni di affinamento diventa Barolo Riserva. Il vitigno è fragile e i grappoli hanno bisogno di una lunga maturazione che si protrae fino a novembre inoltrato.
Il Barolo ha un colore rubino trasparente, che vira verso l’aranciato mano a mano che aumentano gli anni. 
Il suo bouquet è pieno di piccoli frutti rossi come lamponi e ribes nero, ciliegie sotto spirito, fiori appassiti, lacca, spezie, cuoio, pepe verde, anice, noce moscata e liquirizia.
Al palato è elegante e misurato, con deliziose note di liquirizia e caffè.



(foto da internet)

Il Barolo si produce nell'incantevole territorio delle Langhe, in Piemonte, nei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Serralunga d’Alba e Verduno.
Nel Comune de La Morra, oltre ai vigneti e agli splendidi paesaggi, c'è un piccolo gioiello tutto da scoprire: la Cappella del Barolo, precedentemente nota come Cappella della SS. Madonna delle Grazie e chiamata anche Cappella delle Brunate, un edificio mai consacrato situato restaurato, nel 1999, dagli artisti Sol LeWitt e David Tremlett.
L'edificio, costruito originariamente nel 1914 da alcuni contadini che lavoravano nelle campagne e vigneti circostanti, venne impiegato come luogo di rifugio e riparo temporaneo in caso di temporali o altri agenti atmosferici. 





(foto da internet)

Nel 1970 la struttura fu acquistata insieme ai terreni circostanti dalla famiglia Ceretto, assieme a 6 ettari del prestigioso vigneto di Brunate. Dopo essere caduta in disuso e dopo anni di abbandono, nel 1999 fu restaurata dagli artisti Sol LeWitt, che si occupò del rifacimento esterno, e David Tremlett, che ridipinse tutto l'interno. Dopo la ristrutturazione, l'edificio si caratterizza, sia dentro che fuori, da uno stile colorato con vari giochi di colori contraddistinto da una trama variopinta. La Cappella che da rudere si è trasformata in uno degli edifici più noti del territorio grazie alla reinterpretazione realizzata dagli artisti sopraccitati è una delle attrazioni del comprensorio.  




                                  (foto da internet)

L'idea per la ristrutturazione nacque di fronte ad un bicchiere di Barolo e alla maestosità del paesaggio. A LeWitt e Tremlett piacque l'iniziativa e dopo essersi divisi i compiti, hanno dato vita ad un edificio che è una splendida testimonianza di arte contemporanea: un piccolo gioiello immerso nella campagna piemontese  circondato da vigneti e piante da scoprire. L’azienda Ceretto propone la visita della Cappella e anche altre iniziative culturali e gastronomiche: degustazioni, tour, visite guidate e molto altro. 


lunedì 30 settembre 2019

Dimagrire pensando a Pioppi


(foto da internet)


Cari chiodini vicini e lontani, eccoci di nuovo on line dopo le vacanze estive. Se vi siete dati ai bagordi e volete dimagrire un po', vi consigliamo di fare un salto a Pioppi, una frazione di pescatori del Cilento, in provincia di Salerno, di circa 300 abitanti, facente parte del Comune di Pollica.
Pioppi è una rinomata località balneare, nota in tutto il mondo per essere la patria della dieta mediterranea, i cui benefici sulla salute sono stati a lungo studiati dal fisiologo Keys e dal noto cardiolgo Stamler.
Il nome del borgo deriva probabilmente dal termine greco Oplopoi, fabbro, e che indicava la grande attività portuaria che vi si svolgeva, da cui il toponimo attuale. 
Il porto di Pioppi, infatti, fu approdo sicuro in caso di tempesta  e veniva destinato alle riparazioni delle navi.
Nel borgo vi sono alcuni monumenti di interesse, tra cui segnaliamo il Castello Vinciprova, edificato nel XVIII secolo dalla famiglia Ripoli, proveniente dalla Spagna. Recentemente il castello è stato donato dagli ultimi rappresentanti dei Vinciprova al Comune di Pollica, che lo ha destinato a finalità museali e divulgative con l'istituzione del Museo vivo del mare.



(foto da internet)

Merita una visita la Chiesa del Carmine, dedicata alla Madonna del Carmine, che venne fondata agli inizi del '600. Subito divenne un centro di culto, perché un quadro della Madonna, che vi si venerava, era ritenuto miracoloso. L'afflusso di pellegrini determinò il sorgere di una fiera in concomitanza con la festa del 16 luglio. A Pioppi nel primo fine settimana di settembre, si tiene la bellissima Sagra del Pesce azzurro, una manifestazione molto seguita nel Cilento, che celebra l’alice, considerata l’alimento base della Dieta mediterranea.
Pioppi è la località più longeva del mondo, con abitanti che facilmente superano i 100 anni in ottima salute. 
Il dottor Malhotra, nel suo libro The Pioppi Diet, spiega quali sono i segreti dell’alimentazione e dello stile di vita che permettono agli abitanti di Pioppi di godere di una salute d’acciaio.




(foto da internet)

Innanzitutto, gli abitanti del borgo fanno un uso molto basso di zuccheri. La dieta di Pioppi prevede inoltre, un largo uso di verdura, di pesce e di olio di oliva, mentre limitano molto l’utilizzo di prodotti latto-caseari, carne e carboidrati raffinati. Pasta e pane, infatti, vengono sì consumati, ma in piccole dosi.
A dare man forte ad un’alimentazione ottimale, si aggiunge anche il sano stile di vita degli abitanti di Pioppi, che, a quanto pare, sono in costante in movimento. Un altro fattore importante è il tempo dedicato al sonno e al riposo notturno, che non dev’essere più breve di 7 ore.


(foto da internet)


Come raccontano gli anziani della frazione, in passato c’erano anche momenti di digiuno intermittente dettato dai bisogni e dai lavori, che però sono risultati come una pratica molto sana. 
Quindi, fate attenzione: inserite nella vostra alimentazione una giusta integrazione di grassi saturi, un basso utilizzo di zuccheri, carboidrati raffinati, prodotti latto-caseari e carne; usate pure l'olio extravergine d’oliva ad ogni pasto; date spazio alle uova perché molto nutrienti e ricche di proteine; mangiate la verdura ogni giorno e dormite almeno 7 ore a notte. 
Per finire, fate attività fisica.
Meditate, gente, meditate...

mercoledì 8 maggio 2019

Il falso cibo Made in Italy

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(foto da internet)
Sale ad oltre 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell'ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all'Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. È quanto emerge dall'analisi Coldiretti e Filiera Italia in occasione dell'apertura di Tuttofood, la World Food Exibition che si svolge alla Fiera di Milano fino a domani, 9 maggio. Gli ultimi casi più eclatanti di falso Made in Italy a tavola sono stati svelati con l'anteprima della mostra su «L'inganno del falso Made in Italy nel piatto». Un fenomeno che rischia di moltiplicarsi con le nuove guerre commerciali a partire dai dazi Usa nei confronti dell'Unione Europea (e della Cina). A far esplodere il falso, che ruba all' Italia trecentomila posti di lavoro, è stata paradossalmente la «fame» di Made In Italy all'estero con la proliferazione di imitazioni low cost ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come dimostra l'embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella `Casa Italia´, dall'insalata `Buona Italia´ alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati nel Paese di  Putin. 

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A preoccupare è ora - continuano Coldiretti e Filiera Italia - l’emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere a partire dalla minaccia di Trump che mettere i dazi sui prodotti europei con la pubblicazione di una black list dei prodotti europei da colpire per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari che comprende anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite. Con i dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. 
Basta pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa - sottolinea la Coldiretti - sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina. Ma il problema riguarda tutte le categorie merceologiche come l’olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Un pericolo che - precisano Coldiretti e Filiera Italia - riguarda anche la Brexit poiché nel caso di uscita della Gran Bretagna senza accordo con l’Unione Europea non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione. Basta pensare ai casi, smascherati in passato in Gran Bretagna, della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai wine kit o ai parmesan kit.
(foto da internet)

Nonostante il record fatto segnare nelle esportazioni agroalimentari Made in Italy che nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi, oggi più di due prodotti di tipo italiano su tre venduti nel mondo sono falsi con il fenomeno del cosiddetto italian sounding che colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti. In realtà a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall'Australia.

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In testa alla classifica dei prodotti più taroccati secondo la Coldiretti ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore e gli extravergine di oliva o le conserve come il pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono invece solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi.