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domenica 1 marzo 2020

Danzare è sognare con i piedi




(foto da internet)

Quest'anno Carla Fracci compirà 84 anni. Da più di sessant’anni calca le scene mondiali. È stata prima ballerina, stella e diva. Carla Fracci è stata insignita di ogni medaglia, di ogni onorificenza, ha ricevuto milioni di mazzi di fiori e ha lavorato con i più grandi artisti, musicisti e registi del mondo.
Una fama che le fa piacere, quella che illumina il suo nome, ma che non l’ha cambiata, da quella figlia di umili che era e che ancora è. Non l’ha spersonalizzata, non l’ha distrutta, come è successo a tanti altri.
Al contrario, Carla Fracci è riuscita ad attraversare la storia rimanendo fedele a se stessa, alle sue origini, a quegli insegnamenti lontani che hanno segnato i suoi primi passi.






                                   (foto da internet)


La Fracci e suo marito Beppe Menegatti hanno sempre appoggiato il lavoro dei giovani che fanno parte della loro compagnia: li hanno aiutati ad allestire spettacoli e animazioni magari con pochissimi soldi. Ma nella loro vita non c’è solo l’arte. E quando il mondo da fuori chiama, Carla Fracci e Beppe Menegatti non si tirano mai indietro, soprattutto quando il mondo chiama per la pace (la Fracci è ambasciatrice per l’Unesco), quando chiama per i diritti dei più deboli, quando chiama per difendere e promuovere la cultura nelle scuole.
La Fracci è nata a Milano il 20 agosto 1936. Il padre faceva il tranviere e aveva la passione per il tango. La portava spesso nelle balere a guardare ballare. 




(foto da internet)

Entrò alla Scala per un caso fortuito: un amico di famiglia, professore d'orchestra del teatro milanese, suggerì ai genitori di iscriverla alla scuola di ballo. Quando, piccolina e fragile, si presentò agli esami di ammissione, i commissari non la presero molto in considerazione, ma il suo viso dolce suscitò tenerezza in una maestra presente all'audizione e Carla venne ammessa. Si diplomò nel 1954 ed entrò a far parte del Corpo di Ballo nel 1955.


(foto da internet)

Dopo il passo d'addio al termine della scuola, avvenne il classico colpo di fortuna. Alla Scala si rappresentava Cenerentola e Violette Verdy, prima ballerina dell'Opéra di Parigi, rinunciò ad alcune recite. Carla Fracci venne chiamata in palcoscenico per provare la parte e venne scelta come sostituta. Il debutto trionfale avvenne il 31 dicembre 1955. Da quel momento iniziò la sua luminosa carriera. Nel 1958 divenne prima ballerina della Scala e nello stesso anno avvenne il grande incontro con il coreografo John Cranko che la volle come Giulietta nella sua nuova versione di Romeo e Giulietta per la Fenice di Venezia. Successivamente, nel 1959, interpretò al Royal Festival Hall di Londra per la prima volta Giselle: personaggio con il quale la ballerina milanese si affermò in tutto il mondo. Seguì un lungo elenco di eroine del balletto: Aurora, Gelsomina, Odile/Odette, Swanilda, magistralmente da lei interpretate e che, grazie alla sua straordinaria sensibilità, la consacrarono come la ballerina-interprete per eccellenza.
La Fracci danzò in Italia e all'estero con partner d'eccezione: Rudolph Nureyev, Milhorad Miskovich e tanti tanti altri.
Nel 1988 diventò direttrice del Corpo di Ballo del San Carlo di Napoli e successivamente dell'Arena di Verona e del Teatro alla Scala. Dal 1995 al 1997 diresse il corpo di ballo dell'Arena di Verona. Dal 1994 è membro dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1995 è anche presidente di Altritalia Ambiente, associazione ambientalista.





(foto da internet)



Nel 2002, lanciò una vera e propria sfida a se stessa: vestì, in quella stagione, i panni maschili di Amleto sul palcoscenico del Teatro dell'Opera a Roma, in un balletto ispirato all'omonimo dramma shakespeariano: interpretò un ruolo maschile, unica donna attorniata da una compagnia di uomini.
Attualmente è la direttrice del Corpo di Ballo dell'Opera di Roma.

Dal giugno 2009 al 2014 è stata Assessore alla Cultura della Provincia di FirenzeÈ stata Ambasciatrice di Expo Milano 2015 e, nel dicembre 2013, Arnoldo Mondadori Editore pubblicò la sua autobiografia Passo dopo passo a cura di Enrico Rotelli.

Carla Fracci, la piccolina che non sarebbe mai potuta diventare una ballerina, con il suo spiccato spirito di sacrificio, è diventata un mito della danza: un esempio per tutti i giovani allievi.
Il grande poeta Eugenio Montale le dedicò dei bellissimi versi: La danzatrice stanca>>.
Debuttò nel cinema, nel 1981 con La vera storia della signora delle camelie, di Bolognini, e nel piccolo schermo, nel 1982, con l'interpretazione di Giuseppina Strepponi, nello sceneggiato televisivo Verdi.

martedì 22 gennaio 2008

Il morso del ragno


È il ballo trendy del momento. Eppure le sue origini sono antichissime. Pare che a provocarlo sia l’inoculazione del siero della tarantola che scatenerebbe il lato oscuro di chi ne subisce il morso. La tradizione vuole che la vittima, di solito una donna, per liberarsi dagli effetti del veleno, ballasse una danza ossessiva e ripetitiva al ritmo vorticoso dei tamburelli, finché non riusciva a liberarsi dall’incantesimo. Si dice che il sudore provocato dalla forsennata danza
espellesse il veleno dell’insetto dal corpo della vittima.

La pizzica (guarda post precedenti >>, >>) sembrava una moda passeggera, ma continua a fare proseliti: dai riti ancestrali contadini, alle piazze e discoteche di mezza Europa. Importanti nomi della musica italiana e internazionale sono stati “morsi dalla taranta”: Jow Zawinul, ex musicista degli Weather Report; la cantante israeliana Noa, l’ex batterista dei Police, Stewart Copeland che si considera ormai un pugliese di adozione, tanto che a Melpignano, sede de “La Notte della Taranta”, gli sono state ufficialmente consegnate le chiavi della città.



I puristi della tradizione rifiutano queste manifestazioni che poco hanno a che fare con il significato antropologico della taranta: donne di una civiltà contadina dalle regole rigidamente codificate, che solo nella “trance” della danza indiavolata riuscivano a liberarsi di oppressioni e soprusi (guarda il video). La taranta e la pizzica hanno spesso ispirato opere d’arte e film, tra cui Sangue vivo, di Edoardo Winspeare, e il più recente Craj-domani, di Davide Marengo, presesentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2005.

Giuseppe Gala, uno dei più noti etnomusicologi, autore di
numerose pubblicazioni in materia, pubblicata dal sito taranta.it spiega il significato odierno di questo fenomeno di massa:
La pizzica non è oggi solo un ballo, è un emblema, un forte richiamo, una griffe di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale. Ma dietro alla diffusa domanda di danza popolare mancano in Salento una capillare ricerca sui balli degli anziani e adeguati studi etnocoreologici; le varie "neo-pizziche" che circolano nei concerti folk sono state reinventate senza un reale confronto e una mutuazione coerente dei modelli tradizionali.



I Nidi d’Arac è un gruppo musicale, tra i più innovativi nel panorama di questa nuova tendenza musicale, che non ha avuto remore a incrociare la tradizione con le nuove tecnologie e sta diventando un autentico fenomeno culturale, tanto da indurre Monicelli a scegliere una canzone della band per la colonna sonora del suo ultimo film: Le rose del deserto (guarda il trailer).

Vi invitiamo all’ascolto (e alla lettura) del loro brano più famoso, il cui testo è tratto da una poesia di G. de Santis intitolata Le dieci gocce.