martedì 22 gennaio 2008

Il morso del ragno


È il ballo trendy del momento. Eppure le sue origini sono antichissime. Pare che a provocarlo sia l’inoculazione del siero della tarantola che scatenerebbe il lato oscuro di chi ne subisce il morso. La tradizione vuole che la vittima, di solito una donna, per liberarsi dagli effetti del veleno, ballasse una danza ossessiva e ripetitiva al ritmo vorticoso dei tamburelli, finché non riusciva a liberarsi dall’incantesimo. Si dice che il sudore provocato dalla forsennata danza
espellesse il veleno dell’insetto dal corpo della vittima.

La pizzica (guarda post precedenti >>, >>) sembrava una moda passeggera, ma continua a fare proseliti: dai riti ancestrali contadini, alle piazze e discoteche di mezza Europa. Importanti nomi della musica italiana e internazionale sono stati “morsi dalla taranta”: Jow Zawinul, ex musicista degli Weather Report; la cantante israeliana Noa, l’ex batterista dei Police, Stewart Copeland che si considera ormai un pugliese di adozione, tanto che a Melpignano, sede de “La Notte della Taranta”, gli sono state ufficialmente consegnate le chiavi della città.



I puristi della tradizione rifiutano queste manifestazioni che poco hanno a che fare con il significato antropologico della taranta: donne di una civiltà contadina dalle regole rigidamente codificate, che solo nella “trance” della danza indiavolata riuscivano a liberarsi di oppressioni e soprusi (guarda il video). La taranta e la pizzica hanno spesso ispirato opere d’arte e film, tra cui Sangue vivo, di Edoardo Winspeare, e il più recente Craj-domani, di Davide Marengo, presesentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2005.

Giuseppe Gala, uno dei più noti etnomusicologi, autore di
numerose pubblicazioni in materia, pubblicata dal sito taranta.it spiega il significato odierno di questo fenomeno di massa:
La pizzica non è oggi solo un ballo, è un emblema, un forte richiamo, una griffe di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale. Ma dietro alla diffusa domanda di danza popolare mancano in Salento una capillare ricerca sui balli degli anziani e adeguati studi etnocoreologici; le varie "neo-pizziche" che circolano nei concerti folk sono state reinventate senza un reale confronto e una mutuazione coerente dei modelli tradizionali.



I Nidi d’Arac è un gruppo musicale, tra i più innovativi nel panorama di questa nuova tendenza musicale, che non ha avuto remore a incrociare la tradizione con le nuove tecnologie e sta diventando un autentico fenomeno culturale, tanto da indurre Monicelli a scegliere una canzone della band per la colonna sonora del suo ultimo film: Le rose del deserto (guarda il trailer).

Vi invitiamo all’ascolto (e alla lettura) del loro brano più famoso, il cui testo è tratto da una poesia di G. de Santis intitolata Le dieci gocce.

9 commenti:

Max Webos ha detto...

Veramente interessante il tema dal punto di vista della reinvenzione della tradizione. Inmancabile, come vissione globale, l'opera de Di Martino (''la terra del rimorso''). E parlando di oggi, vedo grande possibilità nella fusione con lo ska ed altri ritmi come il ragga, i sud sound system mi parono una prova.
Saluti ed scuse per il mio italiano, che tempo fa era migliore..

Andreu ha detto...

Molto bello questo post. La musica della pizzica è fantastica.

montse ha detto...

Il discorso nel Salento fra tradizione e innovazione è sempre stato molto acceso. Bastava andare qualche martedì sera a Lu puzzu (Sternatia), in cui si poteva assistere a vere e proprie tenzoni tra i tradizionalisti e gli innovativi.
Veramente un bellissimo e completissimo post che mi ha riportato nellu sole, lu mare, lu ientu dellu Salentu, accompagnata da De Martino e da Winspear.
Grazie Cristina.

Cari saluti, montse*

Loli ha detto...

A me piace molto la fussione tra la musica tradizionale e quella più moderna.Mi sembra una buona maniera perchè non sparisca la musica tradizionale.Molto bravi i Nidi D'Arac.

Cristina Manfreda ha detto...

Ciao Montse. Mi fa piacere che il post sia servito a ricordarti il Salento. Ti ringrazio dei complimenti. Un caro saluto anche a te.

Clemente ha detto...

Magnifico questo post. Questa musica si deve fare conoscere anche in Spagna.

Anonimo ha detto...

Cara Cris: Ma tarantella la danza più ballata all'estero, mia sorella in Venez. e mia cugina nel club di leoni a Alicante l'hanno danzato, ha qualcosa a che vere con questa?
Saluti
Alberto

Cristina Manfreda ha detto...

In effetti è una danza della famiglia delle tarantelle.

1:47 PM

amparo santaúrsula ha detto...

Mi è piaciuto molto questo post, ho imparato molte cose e devo dire che questa danza e similare a qualche ballo di musica valenzana. I movimenti dei piedi e delle braccia sono quasi uguali.