mercoledì 9 gennaio 2008

Tra sacro e profano

(foto da internet)

È uno dei simboli della comunicazione Pirelli. Oggetto di culto per gli appassionati, da oltre quarant'anni “The Cal” è un fenomeno culturale, le cui immagini testimoniano l’evoluzione del gusto, della moda e del costume. Il calendario Pirelli celebra non solo la bellezza femminile ma anche la complessità di un'arte in continua evoluzione che, attraverso stili e autori diversi, propone una raccolta di immagini che esprime un diverso concetto di bellezza. Non a caso, Pirelli è riuscito a creare un calendario femminile più appropriato alle pareti di un museo che a quelle di un garage. Per questa ragione, Mondadori ha deciso di pubblicare Calendario Pirelli 1964-2007, in cui ripropone integralmente tutti i calendari, anche il primo della serie, datato 1963, finora inedito.

(foto da internet)

La proposta di quest’anno è nettamente diversa da quelle precedenti: niente nudo e tanto cool. Eppure non si tratta di una scelta, ma di una barriera imposta dai limiti ben precisi sulle immagini femminili, dettati dal Dipartimento pubblicità del partito comunista e anche dalla cultura cinese.


(foto da internet)

Proprio così, perché questa volta “Il Calendario” si è arreso al fascino dell’Oriente e ha scelto Pechino come set, Patrick Demarchelier come autore degli scatti, John Galliano come stilista e l’attrice Maggie Cheung, resa famosa da «In The Mood for Love" (guarda e ascolta)», come star assoluta di questa edizione.


(foto da internet)

Agli antipodi del calendario più "glamorous" un calendario decisamente più modesto: Ora et labora. Trentadue monache di clausura ritratte mentre pregano, cucinano, stirano, sono a bordo di un trattore nei campi e rammendano. Le suore del monastero Cistercense di Vittorio Veneto hanno aperto per un giorno le porte del loro convento in occasione del centenario del suo acquisto da parte delle religiose. "Le foto - spiega il fotografo Francesco De Bastiani - le ho scattate in una occasione particolare, quando le religiose hanno concesso l'ingresso a me e alle telecamere della trasmissione televisiva Geo&Geo di Raitre, per intervenire in difesa del convento e del suo territorio contro alcune speculazioni edilizie".

A differenza del calendario Pirelli che costa circa 90€, il calendario delle religiose è distribuito a tutti i visitatori del convento. Non c'è prezzo di copertina, l'offerta è libera.

E voi che ne dite? Preferite il calendario sacro o quello profano?

6 commenti:

I. Buonasera ha detto...

Decisamente, il mio voto è per la suora a bordo del trattore, non so se sia glamourosa o meno, ma almeno mi fa ridere!

vicente ha detto...

Basta di vaticano. Meglio l'oriente (o il nudo).

Loli ha detto...

Preferisco assolutamente il calendario profano, ma lo voglio anche gratis :).

BertoBB ha detto...

Ben tornata Cris!
Prima di capodanno sul Tg1 spagnolo ho visto un servizio riguardante, e ci raccontava della passione degl'italiani per i calendari; Ci mostro codeste due, diceva che quello con donne cinese di pirelli é stato disegnato appunto per interdere fruire il gran giro d'affari in cina 2008.
Ma tra i divini quello che spunta è dei giovani preti vaticani che è stato beccato dal proprio vaticano.
Tra tutti io preferisco i classici, ma spendere 90 o più euro per queste robe non ci sto...
Saluti

Eladio Osorio Montenegro ha detto...

Me gustó mucho tu blog. Un saludo desde España. Si te apetece visita el mío http://caldelaodecaldelas.blogspot.com

giulietta ha detto...

(Mi sono sbagliata prima di commento.) La verità è che preferisco qualsiasi calendario sempre che faccia la sua utilità. Pagare 90€ soltanto per sapere il giorno nel quale mi trovo è troppo soldi, e troppo assurdo. Sacro o profano, è uguale. L’hanno scorso, si stamparono calendari con immagini di nuotatori, falleras, pompieri... con l’unico fine di ottenere denaro per una causa; ma nessuno costava 90€! Quando voglio vedere arte vado ai musei, alle mostre. L’arte dovrebbe essere a portata di tutti. Sono sicura che De Bastiani è così buono come Demarchelier, ambedue fanno arte. Quello che costa è imposto per l’uomo, ma l’arte è sempre arte.