domenica 20 gennaio 2008

La televisione tra noia e noir

(foto da internet)

Gli italiani sono sempre più annoiati della politica: destra, sinistra o centro, le cose non cambiano e il pessimismo cresce e cresce. Di una politica così cangiante e, in molti casi, inetta, davvero non se ne può più! Tanto è così che anche i Telegiornali stanno facendo, con sempre maggior frequenza, una scelta editoriale ben precisa: privilegiare la cronaca nera, raccontando l'Italia della provincia, quel pezzetto d’Italia quasi completamente espulsa dall'immaginario mediatico collettivo.
Allora, via alle interviste per strada, per capire gli umori dal basso. Si sa cosa succede a Udine o a Barletta? No: tutto si concentra sull'asse Roma - Milano, e se si parla di organizzazioni criminali si fa una puntatina su Napoli (purtroppo sempre più sulla scena per i problemi dei rifiuti) o su Palermo. Roma e Milano, ovviamente, sono metropoli importanti, ma che certo non rappresentano tutta l'Italia.
Se c’è il noir, la provincia esce dall'anonimato e diventa protagonista. Ma, alla fin fine, sono comunque cifre negative che indicano un malessere sociale. In altre parole: gli episodi di cronaca fungono da testimonial di un malessere sociale che pure esiste, ma che, certo, il taglio dato a un evento potenzia e amplifica, com'è successo con il caso Cogne.
(foto da internet)
Il Tg1 resta saldamente leader, ma il Tg5, da quando ha dato priorità alla cronaca nera, ha notato gli effetti sull'audience.
Nonostante la contro-programmazione dei quiz, gode di buona salute anche Studio Aperto, su Italia1. E, questo, senza aver rinunciato alla «politica non politicata» applicata al carovita o alle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, e garantendo quel target giovane che caratterizza la rete.
Non è un caso che il taglio a tutta cronaca sembri contagiare anche il Tg2, un telegiornale con un format basato sull’informazione e coadiuvato da rubriche consolidate, quali Costume & Società e Medicina 33. Infine, il Tg3 che, sebbene continui con la scelta di privilegiare i temi «difficili», dai diritti negati alla sicurezza sul lavoro, si assicura una certa audience.
(foto da internet)
Anche i talk show hanno acceso i fari sul noir, e privilegiano, ormai, la cronaca rispetto alla politica, com’è il caso di Porta a Porta su Raiuno, che, però, deve vedersela con un agguerrito Matrix, su Canale 5.
Chi invece non cerca vie di fuga nella «nera», cavalca con successo l'antipolitica. È il caso di Michele Santoro, che è riuscito con AnnoZero a dar voce a una sinistra arrabbiata, poco istituzionale, ma che pesa sull’Auditel. E anche Ballarò, su Raitre, nato come contenitore riformista, ha propeso per la causa del trend anti-casta.
(foto da internet)
Da una parte c’è Mediaset che descrive l'Italia come un paese «incazzato» e catalizza in chiave antigovernativa un malcontento diffuso, dall’altra c’è la Rai che preferisce la via dell'antipolitica perché garantisce ascolti, e anche immagine.
E allora dov’ è l'Italia positiva di cui parla Prodi? Infatti, quello che i TG non raccontano mai è l'Italia normale, quella che lavora e, perché no, in alcuni casi, funziona pure, ovvero quella maggioranza silenziosa e laboriosa che ha consentito il boom dell'export del made in Italy. Un record di cui Prodi si bea, ma che, in TV, ormai, non trova spazio.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Qui abbiamo il problema della Cope!

BertoBB ha detto...

Hai ragione Giuli, io guardo Matrix via www e l'altro venerdì mi sono reso conto che gli utenti che guardono Zelig risalgono di circa 240,poi quando arriva la puntata del Mentana c'è un calo di circa 130 utenti.
Ho sentito che Rai Utile chiude gli schermi.
Con tante TV che ci sono in Italia è difficile per le TV nazionali di fare concorrenza e soddisfare i gusti.
Saluti
Alberto

Anonimo ha detto...

...E El mundo e Las provincias...