venerdì 25 gennaio 2008

Di inquisizione e di streghe

(Il grande inquisito, Galleria d'Arte Moderna, Roma)

«Preferivo (...) essere consegnato ai selvaggi e mangiato vivo piuttosto che cadere negli artigli spietati dei preti ed essere trascinato davanti all'Inquisizione». Sono parole di Robinson Crusoe, il personaggio nato dalla penna di Daniel Defoe, e rivelano chiaramente quanto fosse temuta la “Santa” Inquisizione. Eppure, chissà perché, sembra che la Chiesa voglia riscattare l’immagine del macabro tribunale, come afferma Giovanni Romeo, docente di storia all’Università di Napoli e autore del libro Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma:

«Il XX secolo si appresta a lasciare in eredità al terzo millennio che s'apre un'immagine sorprendentemente nuova dei tribunali come quelli inquisitoriali, tradizionalmente relegati dal nostro immaginario collettivo tra gli orrori del fanatismo clericale».

Questa tendenza inizia negli anni Sessanta, quando due studiosi francesi nel volume L'Inquisition arrivarono alla conclusione che «il Sant'Uffizio era talvolta l'organismo più obbiettivo della sua epoca». La rivista Critica storica ha scritto addirittura che con gli anni e il boom delle ricerche d'archivio si è «continuato ripetendo continuamente elogi sulla razionalità delle procedure e sulla mitezza dei tribunali dell'Inquisizione». Scoperta non più come un'entità crudele e spietata quanto come «una istituzione dotata di regole razionali e capace all'occorrenza di moderare l'uso della tortura e di scoraggiare denunce e delazioni». Luigi Firpo, lo storico più laicista d'Italia, a cui il cardinale Ratzinger volle aprire le porte dell'Archivio dell'ex Santo Uffizio, arrivò a dichiarare: «Davanti a quel tribunale, più che dei colpevoli di reati di opinione, dei paladini della libertà di pensiero, comparvero delinquenti comuni, persone colpevoli di atti che anche il diritto moderno considererebbe reati... Gli Ucciardone e le Rebibbia di oggi sono vere bolge infernali rispetto alle troppo diffamate celle dell'Inquisizione... era per esempio prescritto che lenzuola e federe si cambiassero due volte la settimana: roba da grande albergo (...). Una volta al mese i cardinali responsabili dovevano ricevere uno a uno i prigionieri per sapere di cosa avessero bisogno».


E allora perché un tribunale così obiettivo e giusto, che riceveva i prigionieri due volte la settimana per sapere di cosa avessero bisogno, usava durante gli interrogatori dei sistemi così spietati? E come si può affermare in modo obiettivo che una donna è una strega? Comunque una cosa è sicura: molti degli strumenti di tortura erano ideati esclusivamente per punire le streghe, come la culla della strega. Tutti questi strumenti di tortura sono esposti al Museo di Tortura di San Gimignano, ceduti spesso per l’allestimento di diverse mostre itineranti. Ah, e sapevate che uno di questi strumenti, la garrota, venne perfezionato e usato in Spagna fino al 1975?

Se volete saperne di più, vi consigliamo di assistere alla conferenza “L’inquisizione in Italia: le streghe”, a cura del professor Pierluigi Mammí che avrà luogo oggi alle 19:00 al Museu de Belles Arts di Valenza.

3 commenti:

vicente ha detto...

Il fanatismo clericale c'è ancora. La garrota, per fortuna, no.

Amparo ha detto...

Grazie per la informazione della conferenza.

Anonimo ha detto...

Che cose si cative a fatto l'umanità !!!! Per fortuna oggi é più volta meno comune questa forma de "iustizia"??!!!
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