lunedì 18 febbraio 2019

I luoghi del cuore





(foto da internet)

Si è conclusa la nona edizione del censimento I luoghi del cuore, un'iniziativa promossa da Fai-Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con la banca Intesa Sanpaolo.
I cittadini e le loro comunità hanno espresso il loro voto per salvaguardare piccole e grandi bellezze del nostro Paese, in pericolo o fortemente compromesse, per proteggerle dal degrado e per farle conoscere ai più. 


(foto da internet)

Ha vinto, con circa 115mila voti, il Monte Pisano, situato nel territorio dei comuni di Calci e Vicopisano, in provincia di Pisa. Al secondo posto, con circa 84mila voti, il fiume Oreto a Palermo, e al terzo, con circa 75mila voti, l'Antico Stabilimento Termale a Porretta Terme, in provincia di Bologna. Completano la classica il Santuario della Madonna della Cormabusa a Sant'Ombono Terme (in provincia di Bergamo) e il borgo di Rasiglia, in provincia di Perugia. 


(foto da internet)

Quindi, non ci sono solo monumenti in classifica; infatti, nell'ultima edizione del censimento, si è registrata una forte presa di coscienza dell'importanza dei beni paesaggistici e ambientali, soprattutto quelli a rischio o danneggiati da calamità naturali e dall'incuria. Oltretutto, ci sono stati 2 milioni e 200mila voti in più -pari ad un incremento del 41,6% rispetto alla precedente edizione- indice dell'aumento della sensibilità verso l'iniziativa da parte degli italiani, sempre più consapevoli dei benefici che ne possono scaturire. 
Puglia, Toscana, Sicilia e Lombardia sono state le regioni con il maggior numero di voti, e i votanti sono stati al 59,5% donne e al 40,5 % uomini. 



(foto da internet)

Il vincitore, il Monte Pisano, venne colpito da un disastroso incendio, probabilmente doloso, che ne mandò in fumo oltre 1200 ettari, di cui 200 di coltivazioni, e che per miracolo risparmiò la Certosa di CalciI danni stimati ammontarono a 15 milioni di euro e saranno necessari decenni per ottenere una piena rinaturalizzazione dell'area. 
Il secondo classificato,  il fiume Oreto a Palermo, è un corso d'acqua a carattere torrentizio la cui sorgente si trova nella Conca d'Oro, che per parte della sua lunghezza si estende su un sito di interesse con grande valore naturalistico. Purtroppo il fiume, che sfocia nel Mar Tirreno dopo aver attraversato la città, risulta particolarmente inquinato per la presenza di numerosi scarichi fognari abusivi e perché viene spesso utilizzato come discarica a cielo aperto. Da più di vent'anni si parla dell'istituzione di un parco, mai concretizzata. Il comitato Salviamo l'Oreto vuole attirare l'attenzione sullo stato di degrado del fiume e ne chiede la rivalutazione come bene paesaggistico e culturale. 



(foto da internet)

L'Antico Stabilimento Termale di Porretta Terme, situato nell'Appennino, alle pendici del Monte della Croce, è in abbandono da vent'anni. All'interno del complesso si trova un capolavoro liberty: la Sala Bibita, le cui pareti sono rivestite da migliaia di piastrelle in maiolica realizzate agli inizi del '900 dal pittore Galileo Chini. Il bene, in stato di forte degrado, è attualmente di proprietà di un gruppo privato. I piccoli comuni dei dintorni vorrebbero promuovere un progetto di rilancio dell'intero Appennino bolognese che si incentri proprio sulla famosa stazione termale.
In bocca al lupo!

sabato 16 febbraio 2019

I Repair Café





(foto da internet)

Aggiustotutto, è il nome di uno dei due Repair Café che hanno aperto le porte a Roma: dei locali in cui si può bere qualcosa, parlare di tutto un po' e in cui si possono riparare degli oggetti che altrimenti -ahimè- verrebbero buttati via. L'Aggiustatutto fa parte di un ambizioso progetto innovativo e sostenibile per la capitale: i cosiddetti Repair Café che vogliono (ri)proporre in Italia un’idea fondamentale, nata in Olanda e già diffusa in diverse città d’Europa: non si spreca niente! 

Il Repair Café non è una comune officina per le riparazioni e nemmeno il solito bar, ma è uno spazio di aggregazione dove tutti i soci possono aiutarsi reciprocamente e condividere utensili e delle conoscenze relative ai lavori artigianali. Oltretutto, ci si può affidare alla figura del socio esperto per ridare vita ad un oggetto che da soli non si è in grado di riparare.




(foto da internet)

Quindi, in questi locali, si può imparare a migliorare la propria manualità e a riparare degli oggetti,  si può affiancare chi sa lavorare in questo campo per apprendere, si possono frequentare dei corsi che, via via, verranno organizzati e che riguardano, appunto, il recupero, il riuso e le piccole riparazioni. 
Verranno organizzate anche delle serate che propongono discussioni su tematiche ecologiche e sociali, e  ci si organizzerà per proporre preventivi e riparazioni a domicilio, in particolare nel caso in cui vi siano degli oggetti che siano possibile portare nel locale.
In Italia i Repair Café sono già una quindicina sulla scia del fenomeno nato in Olanda nel 2009; in dieci anni i punti Repair Café sono diventati già 1500 in tutto il mondo.
La filosofia su cui si basano è quella di ottenere una serie di vantaggi sia per il singolo cittadino che per la comunità. I vantaggi economici sono il risparmio a livello personale, grazie alla riparazione gratuita e alla mancanza di acquisto di un nuovo apparecchio. Gli innegabili vantaggi ambientali sono la produzione di un minor numero di rifiuti, e quindi di materie di scarto, e i vantaggi sociali, giacché intorno all'attività della riparazione si creano comunità e relazioni.



(foto da internet)

I Repair Café dispongono di un punto di accoglienza, in cui le persone che portano un oggetto da riparare vengono accolte da un esperto capace di fare una prima diagnosi del guasto, oppure ricevono un numero che stabilisce l'ordine di arrivo. Successivamente, i volontari cominciano la riparazione. I volontari spiegano al proprietario dell'oggetto come si cerca il guasto, come si smonta l'apparecchio, come si cerca di aggiustare eventuali parti rotte o se sono da sostituire. Si cerca di coinvolgere le persone nella riparazione, dato che l'idea fondamentale è quella di trasmettere le capacità manuali alla persona che ha portato l'oggetto, con l'idea che, la volta successiva, in caso di medesimo guasto, quella persona può provare da sola a fare la riparazione.
Finite tutte le riparazioni i volontari si riuniscono per parlare di com'è andata la sessione e si confrontano sulle varie riparazioni effettuate e sulle difficoltà riscontrate.
Meditate, gente, meditate...

mercoledì 13 febbraio 2019

Il nuovo codice della strada

Risultati immagini per nuovo codice della strada 2019 biciclette
(foto da internet)

Sì alle bici contromano nei centri abitati. I ciclisti ai semafori avranno la precedenza e potranno circolare sulle corsie riservate agli autobus e ai taxi. E per gli automobilisti aumenta il limite di velocità sulle autostrade a tre corsie che viene elevato a 150 km/h. Il testo poi prevede parcheggi 'rosa' per le donne in gravidanza, niente fumo e telefonini alla guida e l'aumento delle sanzioni per i trasgressori. Ecco alcune delle novità del nuovo codice della strada firmato Lega e Movimento 5 Stelle. Il testo, non ancora del tutto blindato, è in discussione alla commissione Trasporti della Camera dove sono in corso le audizioni ma già i cambiamenti prefigurano una "rivoluzione" per le due ruote. 

Risultati immagini per nuovo codice della strada 2019
(foto da internet)


I ciclisti, agli incroci o davanti ai semafori, non saranno più costretti ad accodarsi alle auto incolonnate ma avranno la precedenza. Una novità in Italia ma non in altri Paesi come l'Olanda dove la nuova regola è già prassi. Il nuovo regolamento prevede per le biciclette uno spazio ad hoc, "una striscia di arresto avanzata" e saranno i comuni a dover indicare una doppia linea (una anche per le bici) davanti ai semafori e agli stop.

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(foto da internet)

Poi nei centri abitati dove il limite di velocità è di 30 km/h le biciclette potranno andare contromano, "indipendentemente dalla larghezza della carreggiata e dalla massa dei veicoli autorizzati al traffico". La misura è già stata sperimentata in Europa e secondo gli studi dei ricercatori non comporta un aumento dei rischi per incidenti stradali. Tuttavia per la Lega e il M5s prevedono che sia il sindaco a dover emanare un'ordinanza e che la possibilità di "circolare anche in senso opposto a quello di marcia rispetto agli altri veicoli" sia segnalata da un pannello.

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(foto da internet)


I ciclisti avranno anche la possibilità di circolare nelle corsie ora riservate solo ai taxi e agli autobus e di parcheggiare in aree adibite dal Comune o sui marciapiedi e all'interno delle zone pedonali. Diversi emendamenti presentati in Commissione prevedono inoltre l'obbligatorietà dell'utilizzo del casco e incentivi per l'acquisto.

Risultati immagini per nuovo codice della strada 2019

(foto da internet)

Per quanto riguarda i motociclisti la maggioranza si sta confrontando sull'eventualità di inserire l'obbligo di dotarsi di un abbigliamento 'tecnico' di sicurezza. In più le moto elettriche potranno circolare anche in autostrada. Con questo nuovo disegno di legge gli skate, i monopattini e gli hoverboard entrano a far parte per la prima volta del codice della strada (il dibattito in corso è se potranno circolare solo nelle piste ciclabili).

lunedì 11 febbraio 2019

Il tumulo del Tasso (sbagliato)





(foto da internet)

Annunciazione Annunciazione! (vedi>>) è un famosissimo sketch della Smorfia il cui il titolo ufficiale è Natività.
Lo sketch fu proposto nella famosa trasmissione televisiva No Stop, nella seconda metà degli anni '70. La  trama è la seguente: il compianto Massimo Troisi interpreta la parte della moglie di un modesto pescatore; la donna viene coinvolta per errore nella scena dell'Annunciazione, in quanto l'Arcangelo Gabriele, interpretato da Lello Arena, pressoché semi-cieco, la scambia per Maria, la futura madre di Gesù. Partecipa all'equivoco anche un Cherubino (Massimo De Caro), che Maria scambia per un venditore di libri.
Lo sketch viene ricordato col nome di Annunciazione Annunciazione!" per il chiassoso e ripetuto ingresso di Lello Arena  -l'Arcangelo Gabriele- in scena e per la battuta che l'attore ripeteva come un mantra: "Annunciazione! Annunciazione!", il tutto accompagnato dal suono di una trombetta e dallo sbattere violento delle scarpe per terra.



(foto da internet)

Alla fine dello sketch, l'Arcangelo Gabriele informato dal Cherubino del grossolano errore, dice affranto: "Avvime sbajate casa!" (abbiamo sbagliato casa!).
Ora è proprio il caso di dire, alla Lello Arena: "Abbiamo sbagliato tomba!”. Il partito politico Fratelli d'Italia, capitanato da Giorgia Meloni, ha denunciato, a Ferrara, l’incuria della tomba del grande scrittore Torquato Tasso, l'autore del capolavoro Gerusalemme liberata... 
L'unico (grande) problema che il sepolcro in questione è di un medico omonimo! Il consigliere comunale di Fratelli d'Italia, Alessandro Balboni, aveva puntato il dito contro l'amministrazione di centrosinistra, ma il sindaco ha smontato l'assurda polemica. Infatti, il Torquato Tasso sepolto a Ferrara è un omonimo vissuto circa tre secoli dopo il poeta di Sorrento, che a Ferrara trascorse buona parte della sua vita.


(foto da internet)

Il partito di destra ha fatto girare una foto che ritraeva il sepolcro del presunto poeta denunciandone le condizioni indegne di uno dei nomi più grandi della cultura italiana! 
Il consigliere comunale di FdI Alessandro Balboni ha scritto nella denuncia: “Ci siamo sentiti dire che siamo dei rozzi e dei bifolchi senza cultura da una sinistra che per anni si è arrogata il ruolo di depositaria della Cultura. Se questa è la risposta che danno, c’è da interrogarsi ampiamente sul loro operato”.
La tomba segnalata da FdI, ha spiegato il primo cittadino di Ferrara, non ha nulla a che vedere con il Torquato Tasso poeta che è tuttora sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo di Roma dall’anno del suo decesso, avvenuto nel 1595! 
Itaglietta nostra...

venerdì 8 febbraio 2019

Oltre Marcovaldo


(foto da internet)

Il quotidiano La Repubblica ha lanciato un'interessante iniziativa: una webserie (vedi>>incentrata sulla solitudine, o il piacere, del viaggiatore di città. 
Pendolare, com'è noto, è colui il quale, non risiedendo nel luogo in cui svolge la propria attività, deve recarvisi ogni giorno, e ritornarne ogni sera, servendosi, in genere, di mezzi di trasporto pubblici, ma anche di mezzi privati. 
Pensieri pendolari è  il titolo della webserie curata da Marc Augé, antropologo francese, l'autore di Un etnologo nel metrò, in cui s'indaga sul più comune dei tragitti. 
Andare al lavoro ogni giorno e rientrare a casa, spesso significa rimanere soli in uno spazio circostante sempre simile, di cui il pendolare di una linea d'autobus, ferroviaria o della metro conosce e riconosce ogni minima sfumatura. Il passeggero fa, dunque, un'esperienza intima del paesaggio urbano. 



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La domanda che gli autori della webserie si sono chiesti è la seguente: a cosa pensano i pendolari? Esiste un paesaggio interiore e un paesaggio esterno? 
Di solito, la stanchezza, le preoccupazioni, fanno sì che il viaggiatore non conceda al paesaggio esterno che un'attenzione distratta, in cui l'ormai consueta abitudine diviene noia. 
Possono esistere, però, anche dei momenti di quiete  in cui l'abitudine diventa piacere giacché il paesaggio urbano può riservare delle sorprese:  ad esempio, lo spettacolo quotidiano della gente che viene osservata da un finestrino di un autobus,  gli edifici, gli alberi che costeggiano viali, le piazze. A volte la natura si insinua nella città e il suo manifestarsi  (un albero rigoglioso, lo scorrere lento di un fiume), suscita sorpresa e piacere. 
E poi la storia, l'arte, la bellezza in bella mostra, così vicina nelle città italiane, da apparirci persino familiare, che ci porta ad attraversare i secoli...





mercoledì 6 febbraio 2019

Esci il cane!!!


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(foto da internet)

"Siedi il bambino". O "esci il cane". O ancora "sali la spesa". Formule che adesso si possono dire - in nome della rapidità del linguaggio domestico - ma che la Crusca, dopo una giornata di rumore mediatico su formule che fanno inorridire molti italiani, precisa non si possono ancora scrivere.

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(foto da internet)

Tutto il dibattito è iniziato da un intervento sul sito dell'Accademia della Crusca, che ha giudicato accettabili espressioni più diffuse nel Sud Italia ma da sempre considerate errate. Tutto parte da un quesito posto sul sito ufficiale dell'istituzione linguistica: "Molti lettori ci chiedono se è lecito costruire il verbo sedere con l'oggetto diretto di persona: siedi il bambinosiedilo lì. Queste domande - si legge nella motivazione scritta da Vittorio Coletti - evocano situazioni, per così dire, tutte di ambito domestico, spesso caratterizzato da rapidità di linguaggio per affrontare determinate circostanze, per esempio quando c’è urgenza di far sedere, mettere seduto, posare su una sedia o un divano un bambino, magari piangente".

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L'immediatezza di queste circostanze permette quindi una maggiore flessibilità nell'utilizzo di espressioni considerate fino a poco tempo fa, errate. "È lecita la costruzione transitiva di sedere? Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell'uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l'oggetto interno come li hanno salire o scendere (le scaleun pendio). Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per sconsigliarla", continua Coletti.


Non importa se i verbi di movimento sarebbero per loro natura intransitivi: "Diciamo che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l'oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali".

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(foto da internet)

E sorvoliamo anche su "esci il cane". L'apertura riguarda infatti altre espressioni: "Una procedura sintetica che riguarda da tempo anche altri verbi di moto come salire scendere ma anche uscire e persino, al Sud, entrare, che in molti italiani regionali (non solo meridionali) ammettono, specie all'imperativo, il complemento oggetto (sali /scendi il bambino dalla nonna, esci il cane)".C'è però chi non ci sta. E la Crusca precisa: "Si può dire, ma non scrivere". E che gli insegnanti continuino a correggere i loro studenti!


Risultati immagini per accademia crusca
(foto da internet)


"Il problema è che ogni vota che si trasferisce un discorso scientifico sottile su un piano mediatico si producono risultati perversi" dice Marazzini. "Coletti ha guardato con simpatia a una spinta innovativa che trasferisce un modo di dire popolare, accettandola nell'eccezione della quotidianità e delle situazioni familiari. Naturalmente se viene trasportato nella grammatica della scuola nascono dei problemi perchè l'insegnante sarà comunque chiamato a correggere quelle forme nell'italiano scritto e formale".

"Di fronte alle tendenze del parlato il linguista è sensibile perchè tenta di cogliere il mutamento in atto, ma il grammatico no e si erge a limite invalicabile"
Insomma: si può sorvolare nel linguaggio parlato, ma bisogna assolutamente correggere nell'uso formale e non c'è da preoccuparsi: orrori come qual è con l'apostrofo non saranno mai sdoganati.

domenica 3 febbraio 2019

Viva San Biagio!


(foto da internet)

Biagio di Sebaste, più noto  come San Biagio (o San Biase in alcune varietà dialettali) è stato un vescovo e santo armeno del III secolo d.C, venerato come santo dalla Chiesa cattolica (vescovo e martire) e dalla Chiesa ortodossa.
Biagio era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana e per punizione fu straziato con i pettini di ferro che si usano per cardare la lana. Morì decapitato.
San Biagio abitò probabilmente nel monte Ardeni e la tradizione vuole che tutte le bestie dei boschi venissero a lui mansuete.  Sanò tutte le infermità degli uomini e delle bestie, ma non con le medicine, bensì con il nome di Cristo. E se qualcuno inghiottiva un osso, o una spina, e questa si metteva di traverso nella gola, il santo con la preghiera l'estraeva...  Le parole che Biagio usava dire in simili casi erano "O ascendi o discendi".


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Il corpo di San Biagio fu sepolto nella cattedrale di Sebaste. Nel 732 una parte dei suoi resti mortali, deposti in un'urna di marmo, furono imbarcati, per esser portati a Roma. Una tempesta fermò la navigazione sulla costa di Maratea, dove i fedeli accolsero l'urna contenente le reliquie e la conservarono nella Basilica di Maratea, sul monte San Biagio. 
Un gran numero di località vantano di possedere un frammento del corpo del santo. Ciò è dovuto, oltre all'antica usanza di sezionare i corpi dei santi e distribuirne le parti per soddisfare le richieste dei fedeli, alla pratica della simonia, una delle cui forme consisteva nel vendere reliquie false, o reliquie di santi omonimi ma meno conosciuti.
Ad esempio, ad Avetrana (Taranto) è custodito, in un ostensorio d'argento e d'oro, un frammento della gola di san Biagio, sul quale si legge l'iscrizione "GUTTURRE SANCTI BLASI" (che sta per la gola di san Biagio); a Mercato Vecchio di Montebelluna, in provincia di Treviso, nella chiesa di San Biagio, è custodito un pezzo di veste, e ogni anno, il 3 febbraio, per tutto il giorno vi si benedicono, in onore del santo, pani e arance; a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) si trova conservata una reliquia e una statua raffigurante il Santo e il 3 febbraio si benedicono e distribuiscono panini, olio per ungere la gola e candele benedette.


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A San Biagio sono stati attribuiti diversi miracoli, tra cui il salvataggio di un bambino che stava soffocando dopo aver ingerito una lisca di pesce.
I fedeli si rivolgono a san Biagio nella sua qualità di medico, per la cura dei mali fisici e in particolare per la guarigione dalle malattie della gola: è tra i quattordici santi ausiliatori. È anche protettore dei cardatori di lana, degli animali e delle attività agricole. 
In Italia c'è una tradizione tutta meneghina che vuole che 
un frate goloso di nome Desiderio, ricevette da una massaia, poco prima del periodo natalizio un panettone affinché lo benedicesse. Il Nostro, forse troppo occupato o troppo goloso, si dimenticò del dolce per diversi giorni, salvo spiluccarlo, un po' alla volta, fino a non far rimanere che l'involucro. Quando la massaia tornò era il 3 febbraio e il panettone era già finito da un bel pezzo. Ma il religioso non si perse d’animo e cercò di trovare una scusa per la sua scomparsa. Ma con grande meraviglia scoprì che il panettone era riapparso grosso il doppio. Questa sovrannaturale apparizione fu chiaramente attribuita a San Biagio.


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La tradizione vuole che la mattina del 3 febbraio la famiglia faccia colazione con l’ultimo panettone superstite delle feste natalizie. Al dolce vengono attribuite proprietà miracolose in grado di preservare dai malanni della gola.
Secondo la tradizione popolare milanese il panettone mangiato il 3 febbraio benedis la gola e él nas (benedice la gola e il naso).
Nella zona in cui vivo si dice: Sant Blai gloriós, cura´m la gola i lleva'm la tos! (San Biagio glorioso, curami la gola e toglimi la tosse) e a Potries, un piccolo borgo nei pressi di Gandia si tiene, in questi giorni, El Porrat de Sant Blai, una festa in cui, tra le tante attività, è d'obbligo recarsi presso la chiesa dei Sants Joans, nella quale viene conservata una reliquia del santo che una cameriera fa passare abilmente sulla gola dei fedeli. 
Provare per credere...


venerdì 1 febbraio 2019

I nuovi sciuscià





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Sciuscià è un termine usato nella lingua napoletana, oggi in disuso, che stava ad indicare i lustrascarpe del secondo dopoguerra, ed è la forma italianizzata dell'inglese shoe-shine.
Sciuscià, è anche il titolo di un noto film del 1946, diretto da Vittorio De Sicaconsiderato uno dei capolavori del neorealismo italiano. Vi si trattano tematiche legate ai bambini e alla difficile vita che sono costretti a portare avanti per sopravvivere al complicato dopoguerra (vedi>>). 
De Sica narra la storia di Pasquale e Giuseppe che lavorano come lustrascarpe sui marciapiedi di via Veneto a Roma. I due ragazzini, appena possono, corrono a Villa Borghese e affittano un cavallo bianco chiamato Bersagliere e lo cavalcano in due. 


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I due amici si trovano coinvolti senza volerlo in un furto a casa di una chiromante, alla quale volevano rivendere delle coperte americane sotto commissione di uomo che trafficava oggetti illegalmente. Prima di essere arrestati e portati in un carcere minorile riescono a realizzare il loro sogno: comprare Bersagliere...  
Orbene, quasi settant'anni dopo il film di De Sica, a Palermo sono tornati gli sciuscià!
Con il 25% di disoccupazione e un giovane su due senza un impiego stabile, Palermo è tra le città più povere d’Europa. chi non è partito per il Nord o all’estero ha deciso di reinventarsi. L’idea è nata in seno alla Confartigianato locale e così sono tornati per le strade gli sciuscià. 
In molti hanno raccolto la sfida: "qualsiasi lavoro, se fatto con onestà, ti dà la dignità di dire: io lavoro!”, affermano orgogliosi gli sciuscià siciliani. 



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Per ora sono nove uomini e due donne, che potranno essere contattati dai clienti tramite i social network più diffusi, Facebook, Twitter, Instagram ed un sito internet. Sarà possibile chiedere la consegna a domicilio e rintracciare il lustrascarpe più vicino tramite un'app che presto sarà attiva e scaricabile da smartphone e tablet. Sarà possibile contattarli per la partecipazione ad eventi privati con un angolo tutto per loro.
I lustrascarpe palermitani hanno dai 23 ai 61 anni. Arrivano da vari settori lavorativi e hanno deciso di mettersi in gioco perché affascinati da un mestiere scomparso, ma rimasto nella nostra memoria collettiva. Enza Lo Giudice, ha perso il lavoro in un calzaturificio, suo padre era calzolaio e lustrascarpe. Vincenzo Croce, è un ex consulente immobiliare. Sebastiano Alicata, lavorava presso l’ufficio di un notaio. Giorgio Chifari, il più giovane dei lustrascarpe palermitani, è iscritto alla facoltà di Scienze della Comunicazione e fa l'animatore nelle feste per bambini. 


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Renzo Del Maschio, era da tempo in cerca di un lavoro. Giuseppe Erpete, da Foligno, si è trasferito a Palermo quando ha saputo di essere stato selezionato. Patrizia La Rosa, mamma di due figli, ha lavorato come addetta alla segreteria e all'amministrazione in aziende di informatica. Vittorio Novelli, 61 anni, il senior del gruppo, è un ex agente pubblicitario e Giovanni Stassi, ha lavorato per 18 anni in un noto negozio di calzature nel centro città. 


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È sorta anche una cooperativa, la ShoeShine 2.0, di cui fanno già parte i nove lustrascarpe e che potrà essere aperta a nuovi iscritti. Gli sciuscià sono stati selezionati tra centinaia di candidati e poi seguiti da un esperto del settore, lo storico calzolaio palermitano Piero Caccamo
Le loro postazioni sono state realizzate artigianalmente e dispongono di scomparti per la custodia del kit di lavoro e per tutto il necessario per effettuare le riparazioni di calzature, borse, oggetti di cuoio, ecc. Alcune di esse si trovano in centro e la loro collocazione sulla strada publica è stata autorizzata dal Comune di Palermo.