lunedì 16 ottobre 2017

Titti e Silvestro


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(foto da internet)


In questi giorni assai convulsi è saltato, per caso, alla ribalta il canarino Titti (in inglese Tweety Bird, Tweety Pie o Tweety) un personaggio delle serie animate Looney Tunes e Merry Melodies della Warner Bros
Titti e il gatto Silvestro è una delle più famose accoppiate della storia dei cartoni animati. Il canarino è, com'è noto, perseguitato invano dal micione Silvestro. Titti è un canarino domestico dalle lunghe ciglia, ma di sesso maschile, pacifico e sereno che passa felicemente la vita nella sua gabbia o sul trespolo. Se attaccato, o provocato, da Silvestro o da chi vuole convertirlo in un gustoso boccone, può diventare assai vendicativo. 


(foto da internet)

La sua frase ricorrente, in italiano, è: "Oh oh, mi è semblato di vedele un gatto!" (nella versione originale inglese: I tawt I taw a puddy tat, deformazione di I thought I saw a pussy-catche il canarino dice quando vede avvicinarsi, con passo felpato e aria minacciosa, il gatto Silvestro creato dal disegnatore Friz Freleng che si ispirò al gatto di casa.
Silvestro, purtroppo o per fortuna, conserva l'istinto da predatore ma non riesce mai ad acciuffare Titti.
A dar man forte al famoso canarino ci sono anche la la nonna Granny, la sua padrona, la quale, di solito, prende il gatto a ombrellate in testa, e il robusto e muscoloso Ettore, un bulldog non molto intelligente, ma che, nel corpo a corpo con Silvestro, ha sempre la meglio. 



(foto da internet)

Il canarino e il micione sono stati testimonial, in Italia, della pubblicità, tra gli anni '60 e '70, nel mitico Carosellodi una nota marca di pomodori pelati: la De Rica.
Nello spot, alla fine del classico inseguimento tra Silvestro e Titti, il canarino si ferma proprio su una confezione del prodotto e Silvestro, nel frenare bruscamente, pronuncia un'altra frase cult della pubblicità italiana: "Eh no, su De Rica non si può..." (vedi>>). 
Titti fu creato nel 1942 da Bob Clampett il quale, all'inizio, lo chiamò chiamato Orson in omaggio a Orson Welles di cui era un grande estimatore.
Il canarino ebbe anche una piccola parte nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit, dove accidentalmente provoca la caduta da un grattacielo di Eddie Valiant mentre giocherella con le dita dell'uomo facendogli perdere la presa sull'asta della bandiera di un grattacielo... 








venerdì 13 ottobre 2017

Moleskine e linguistica


(foto da internet)

Maria Sebregondisociologa e traduttrice di Marguerite Duras, Georges Perec e Raymond Queneau, nonché membro dell’Oplepo -un circolo dedito a giochi letterari enigmistici-, è nota per aver creato la Moleskine, il fantastico taccuino cult. Attualmente è direttrice brand dell'omonina società che produce anche quaderni, borse da viaggio, guide turistiche, ecc.
Il famoso taccuino è ormai diventato un oggetto cult di una vasta e influente tribù: da Hillary Clinton a Brad Pitt, da Obama ai più prestigiosi architetti del mondo. 

(foto da internet)


Oltre alla sua attività imprenditoriale Maria Sebregondi è nota per aver scritto un libro interessante: Etimologiario,  un piccolo dizionario etimologico di tipo fantastico, dove le inedite etimologie, cavate da segmenti della parola, rivelano una loro buffa giustezza, in un cortocircuito interno alla parola che sorprende, fa sorridere e ne espande inaspettatamente il significato.
Nell'Etimologiario, l'autrice mette in discussione il nostro vocabolario più noto, donando alcuni termini di una nuova radice. E allora gli occhiali possono diventare un supporto alato per occhi ansiosi di decollare, o una pantofola può rappresentare una piccola enciclopedia della fiaba. Sono circa 100 le etimologie un po' pazze di cui, in questo libro, viene scardinato il significato comune.

Nell'Etimologiario (Quodlibet, 2015) il lettore troverà la maniera mediante la quale un semplice esercizio divertente può suscitare nella mente il nostro bisogno di immaginare, di guardare il mondo da diverse prospettive tramite l’uso creativo della parola.
Eccone alcuni esempi:

asola s. f. (a- priv.) – mai sola. Sempre accompagnata da un bottone.

crepuscolo s. m. (dim. del s. f. crepa) – esile crepa del tempo tra il giorno e la notte. Una pausa sottile dove i colori si accendono, brevemente sottratti al dominio della luce o del buio.

lettura s.f. (der. del s.m. «letto») – il giacere distesi facendo corpo unico con il letto, in un rapporto simbiotico tra i fondamentali della biologia umana. L. allettante: tautologia orizzontale. 

mestolo agg. sost. (dim. dell’agg. «mesto») – arnese da cucina mite e malinconico. Prototipo della tristezza schiva degli utensili, destinati per definizione a essere un mezzo e non un fine. 



occhiali s.m.pl. - supporto alato per occhi ansiosi di decollare. Gli o., prodotti oggi industrialmente in materiali volatili e piumati, erano già noti ad antichi veggenti; tra questi il Battista, detto anche san Giovanni decollato.

















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mercoledì 11 ottobre 2017

L'esercito del selfie!

Risultati immagini per venezia
(foto da internet)
Quattro turisti in giro per i canali di Venezia su una gondola. Ma, invece di guardare il panorama e le bellezze di una delle città più famose del mondo, l'unica cosa che sembra attirare il loro interesse è lo schermo degli smartphone. La scena è stata ripresa - con il telefonino - dal gondoliere, che ad alta voce (probabilmente sfruttando il fatto che i turisti fossero stranieri, dai tratti sembra trattarsi di asiatici) ha commentato il momento in maniera sarcastica: "Un giro fantastico, i clienti sono contenti - le parole dell'uomo - si stanno godendo la bellezza della città, apprezzano molto, fanno foto, commentano e credo ritorneranno presto in questa meravigliosa città".
Risultati immagini per in gondola sul cellulare
(foto da internet)
Ebbene, ringraziamo il gondoliere che ha messo tutti un po' in guardia dal rischio che tutti corriamo: vivere la vita virtuale al posto di quella vera. In fondo i turisti protagonisti di questa notiziola sono un po' come noi tutti: abbassare lo sguardo sulla chat, sul social di turno, sul microcosmo di foto e follower che ci preoccupiamo di informare, anziché alzarlo su San Marco, sul ponte dei sospiri. Guardiamo sempre allo specchio, al nostro cellulare. Probabilmente i turisti, definiti senza pietà insensibili alla bellezza dei canali, stavano postando un selfie, linkando un video, twittando una frase, o chissà solo volevano rendere partecipi i loro follower del loro viaggio a Venezia. Di lì a poco, senza dubbio, avranno fotografato un piatto, filmato una coppia di figuranti in costume settecentesco, registrato un concerto del rondò veneziano per informare i loro amici immaginari. 
Risultati immagini per in gondola
(foto da internet)
Così loro e noi tutti ci dimentichiamo di emozionarci, di godere, di riflettere sempre alla mercè del cellulare. E il gondoliere, invece di richiamarli alla realtà con una canzone, raccontadogli una storia, li ha filmati con il telefonino e ha postato il video sul gruppo Facebook "Venezia ieri e oggi" e in pochi giorni ha scatenato quasi 200 commenti, per lo più ricchi di accuse ai quattro turisti. "Cosa vengono a fare?""Che spreco", "Che peccato", le frasi più in voga (e senza insulti o parolacce). Alcuni hanno persino commentato: "Magari quando sono in montagna prendono il telefonino e si guardano un filmato di Venezia"!!!
Ma siamo sicuri che i turisti specifici siano così diversi da noi?
Non è un caso  che uno dei tormentoni dell'Estate 2017 abbia il titolo "L'esercito del selfie". 



lunedì 9 ottobre 2017

La Carta de Logu



(foto da internet)

Per celebrare, a modo nostro, la ricorrenza del 9 Ottobre, festa grande nella nostra regione, vorremmo evocare la figura di una grande donna: la giudicessa Eleonora d’Arborea.           
Siamo in Sardegna, nel XV secolo. Il desiderio di libertà dell'isola dalle antiche dominazioni venne incarnata da Eleonora d'Arborea, una donna energica e risoluta, che divenne protagonista di un'azione politica riformatrice assai coraggiosa. 
Eleonora d'Arborea fu regina, stratega e giudicessa, e legò il suo nome alla cosiddetta Carta de Logu, considerata uno dei primi esempi di costituzione al mondo, esempio unico, nell'Europa del XIV secolo, della capacità di un popolo di autogestirsi e di costruire, per la prima volta nella storia dell'isola, una nazione sarda sotto lo stemma arborense
Nel periodo storico a cui facciamo riferimento,  detto Giudicale, la Sardegna era divisa in quattro regioni denominate, appunto, giudicati perché amministrate da un giudice che aveva tutte le prerogative di un sovrano; esse erano: Arborea, Cagliari, Torres e Gallura che, a loro volta, erano suddivise in curatorie ognuna delle quali era costituita da un certo numero di ville (villaggi o parrocchie). 
Tra i Giudicati ebbe un ruolo di spicco, per potenza, organizzazione e durata, quello di Arborea con capitale nell’antica città di Tharros e successivamente ad Oristano. Alla sua guida si succedettero numerosi sovrani,  tra i quali Eleonora d’Arborea che rimase al governo dal 1383 al 1392.    





(foto da internet)

Eleonora nacque in Catalogna intorno al 1340, probabilmente a Molins de Rei, da Mariano de Bas–Serra e da Timbra di Roccabertí ed ebbe due fratelli, Ugone e Beatrice
La sua vita si svolse prevalentemente in Sardegna dove, nel 1347, il padre Mariano venne nominato giudice dalla Corona de Logu, un'assemblea di notabili, prelati e funzionari delle città e dei villaggi dell'isola. 
Eleonora d'Arborea trascorse gli anni della giovinezza a Oristano, fino al matrimonio con Brancaleone Doria, da cui ebbe due figli Federico e Mariano. Il suo matrimonio rientrava nel disegno di un'alleanza tra gli Arborea e i Doria, che già controllavano vasti territori della Sardegna. 
Intorno al 1380, i genitori, il fratello Ugone e la di lui figlia Benedetta, furono assassinati da sicari assoldati dagli Aragonesi. 
Per ottenere il riconoscimento del proprio figlio Federico, quale legittimo successore al trono di Arborea, Eleonora inviò il marito Brancaleone a trattare direttamente della questione alla corte aragonese. Il re però trattenne Brancaleone con un pretesto e lo prese in ostaggio. Eleonora iniziò allora la sua battaglia decidendo di continuare la politica paterna, ispirata da un forte senso di indipendenza, organizzando intorno a sé le varie popolazioni dell'isola. 




(foto da internet)

Si autoproclamò Giudicessa d'Arborea, facendo leva sul diritto di piena sovranità nel proprio territorio grazie all'antico diritto sardo che, al contrario di quello aragonese, riconosceva l'accesso al trono paterno, o fraterno, delle donne. S'insediò, quindi, nel trono di Arborea, territorio che comprendeva l'attuale provincia di Oristano e parti considerevoli di quelle confinanti, e iniziò, con grande determinazione, il riordino e l'espansione del Giudicato.
Punì gli assassini del fratello Ugone, stipulò un accordo di pace con gli Aragonesi e ottenne la liberazione del marito. Divenne così una protagonista indiscussa della sua terra, fine e sapiente legislatrice grazie alla precisa visione delle complesse condizioni sociali ed economiche del suo popolo che condusse con determinazione e intelligenza. 
La modernità del suo pensiero politico si manifestò proprio nella Carta de Logu, in cui è evidente la lungimiranza di alcune norme e la saggezza giuridica che tutelò le consuetudini locali compiute dal diritto sardo di tipo municipale. Il codice, promulgato nel 1392, era composto da 198 articoli che comprendevano un codice civile, un codice penale e un codice rurale. Rimase in vigore per più di 400 anni, fino alla sostituzione con il cosiddetto Codice di Carlo Feliceil 16 aprile 1827! 
La Carta de Logu disciplinò in modo chiaro i rapporti giuridici, l‘amministrazione della giustizia, l’uguaglianza di fronte alla legge, e segnò una tappa fondamentale nel cammino che sfociò nella concezione dello Stato di diritto moderno.           
Nella Carta si dice che tutti gli uomini liberi sono uguali davanti alla legge: una stessa sanzione colpiva chiunque l’avesse violata senza distinzione di classe sociale; fatto quasi rivoluzionario in un‘epoca nella quale i nobili ed il clero la facevano da padroni. 





(foto da internet)

La giudicessa inserì anche una norma che permetteva il matrimonio riparatore alla violenza carnale. Altri esempi della portata innovativa della carta sono la contemplazione del reato di omissione di atti d'ufficio, la parità e la tutela del trattamento dello straniero e il controllo delle successioni in presenza di minori. Nel codice non c'è nessuna legge contro gli ebrei e gli eretici, e vi sono altre norme sorprendenti per la loro attualità, come quelle contro l'usura o per la difesa del territorio, con disposizioni su agricoltura, allevamento, caccia, salari che i lavoratori dovevano ricevere, bracconaggio, ecc. Eleonora volle, con la sua reggenza, uscire dal medioevo puntando anche sulla liberazione dei servi, e cercò di costituire un esercito misto, composto da truppe mercenarie e da quelle formate dai suoi concittadini. 
Eleonora d'Arborea morì per la peste del 1394 senza essere riuscita a creare un Regno Sardo indipendente. Ancora oggi la Sardegna la ricorda come una combattente e come simbolo dell'emancipazione femminile. 




(foto da internet)

Eleonora d'Arborea, fu così definita dal patriota Carlo Cattaneo: "... la figura più splendida di donna che abbiano le storie italiane, non escluse quelle di Roma antica".
In suo onore è stato dato il nome di falco eleonorae (in italiano falco della reginaa un falco ampiamente diffuso nel bacino del Mediterraneo. 

            





venerdì 6 ottobre 2017

Lavoretti manuali I: attaccare (un) bottone



(foto da internet)

Cari chiodini vicini e lontani, inauguriamo una nuova sezione del nostro blog dedicata ai lavoretti manuali. Iniziamo dai bottoni.
Attaccare bottone è un'espressione idiomatica che significa "rivolgere la parola a una persona che non si conosce, trattenendola in conversazione. Se nei confronti di una donna, può sottintendere lo scopo di corteggiarla".
Esiste anche la variante attaccare un bottone (con l'articolo indeterminativo) e sta per "coinvolgere qualcuno in una conversazione lunga e noiosa".
Fin qui la linguistica. Ma attaccare -sul serio- un bottone è così facile o al primo filo ciondolante corriamo subito dal sarto? Sì, perché questo semplice lavoretto, un tempo riservato alle nostre nonne e alle nostre mamme, richiede un minimo di accortezza.


(foto da internet)

Per prima cosa ci dovremo procurare un ditale, un ago delle dimensioni appropriate e, fattore importantissimo, un filo dello stesso colore del tessuto su cui attaccheremo il bottone. Segniamo poi il punto esatto in cui il bottone dovrà essere messo. E, attenzione (!), sul rovescio della stoffa, fermiamo con un piccolo nodo il filo al tessuto.
A questo passiamo il filo al dritto della stoffa, infilandolo in uno dei fori del bottone per poi tornare sul rovescio attraverso un altro foro e così via. 
Durante l'operazione, ricordate che bisogna lasciare fra i bottoni e la stoffa un piccolo gambo, in questo modo i bottoni resteranno leggermente scostati dal tessuto e una volta abbottonati non tireranno. Per far ciò, prima di passare il filo al rovescio della stoffa per fermarlo, sarà bene fare 4 o 5 giri intorno al gambo. 



(foto da internet)

Se il bottone ha quattro fori si può cucire con punti incrociati, paralleli o a quadrato. L’importante è che i bottoni dello stesso capo siano tutti attaccati allo stesso modo. 
Se il bottone è senza buchi, ma con semplice gambo in metallo, va invece fissato in maniera molto aderente alla stoffa. 
La cosiddetta chiusura della cucitura, una volta attaccato completamente il bottone, va fatta cercando di infilare il gambo con l'ago, e formando un cappio con il filo prima di tagliarlo. 
Buon lavoro!

mercoledì 4 ottobre 2017

Ultranovantenni al volante

Gli italiani sono sempre più longevi. Secondo l’Istat, a gennaio 2017, gli ultranovantenni erano 727mila. In buona sostanza, più dei residenti di Palermo che è la quinta città più popolosa del nostro Paese. 

Indagine Facile.it sui volanti...d'argento
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Una longevità che si traduce anche in campo automobilistico visto che sono oltre sessantamila i novantenni che hanno diritto a guidare grazie alla validità della loro patente. In testa alla speciale classifica delle regioni italiane, in valori assoluti, con più guidatori abilitati nati entro il 1927 è la Lombardia ( 8.738 automobilisti) seguita dall’Emilia Romagna, la Toscana, il Piemonte e il Lazio. 
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La loro andatura, a volte lenta e incerta, mette spesso a dura prova i nervi degli automobilisti più giovani che, in un raptus di irritazione, ritirerebbero loro la patente senza pensarci su due volte. Invece, no. Loro, gli attempati vecchietti al volante, il regolare permesso di guida, soprattutto se rinnovato da poco, se lo tengono ben stretto. Già perché da un'indagine del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul numero delle patenti 'attive' in Italia, viene fuori che i "nonni al volante" sopra gli 80 anni sono più di 800mila; per la precisione sono 772.914 i guidatori che hanno già 'scavallato' la soglia degli 80 anni e 32.538 quelli che hanno abbattuto il muro dei 90.

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«Il fattore determinante per l’incremento della popolazione molto anziana è naturalmente il progressivo abbassamento dei rischi di morte a tutte le età ma, particolarmente negli ultimi decenni, quello conseguito nelle età anziane — spiegano dall’Istat —. Ciò si deve, in primo luogo, a una combinazione di alcuni fattori trainanti, tra i quali i trattamenti medico-ospedalieri, la qualità dei servizi di prevenzione, le condizioni di vita in generale degli anziani, gli stili di vita in termini nutrizionali, abitativi e di contrasto ai fattori di rischio, come ad esempio la variazione nelle modalità di consumo di tabacco», dice Andrea Polo di Facile.it, che ha condotto l’analisi sulla base dei dati forniti dal ministero dei Trasporti.
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(foto da internet)

Tra l’altro i costi per mantenere l’auto per un novantenne sono notevoli secondo il portale di comparazione di tariffe Facile.it. «Confrontando le offerte disponibili per lo stesso profilo di automobilista con le compagnie che operano con noi — informano— la migliore polizza Rc Auto per un quarantenne ammonta a 269 euro. Schizza a 484,76 euro se, invece, la deve sottoscrivere un novantenne. Nel calcolo della tariffa Rc auto le compagnie devono considerare principalmente il tasso presunto di incidentalità dell’assicurato e chi ha un’età così avanzata è più esposto a rischio di incidenti, anche per motivi fisici come la riduzione del campo visivo o l’ipoacusia».