mercoledì 13 novembre 2019

Le smart city

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(foto da internet)
Di smart city, città intelligente, si parla da anni, ma spesso il termine è utilizzato in modo vago o improprio, a volte con  focus esclusivamente tecnologico, a volte con un approccio troppo fantascientifico. In Italia si è tornati a parlare di smart city a proposito di Milano, che continua ad essere incoronata regina in questo campo. 
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(foto da internet)
La smart city è una città intelligente 4.0 che gestisce le risorse in modo intelligente, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, ed è attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. È, insomma, una città intelligente, che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale. Smart city significa connessioni wi-fi nei luoghi più disparati, sviluppare infrastrutture “intelligenti”, strade percorse da auto a guida autonoma, incroci regolati da semafori intelligenti, un alto livello di tecnologia high-tech. Città sostenibili in cui gli oggetti si scambiano informazioni tra di loro, o dove gli impianti di illuminazione sono in grado di riprodurre la luce del giorno. Ma anche dove è possibile produrre alimenti in maniera innovativa e praticare una mobilità sostenibile fatta di bike sharing, car sharing e auto ibride o elettriche. Per tutti questi motivi la smart city è costellata di sensori che generano una grande quantità di dati i quali potrebbero sia alimentare servizi più evoluti ed in tempo reale, sia permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.
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(foto da internet)
Lo sviluppo delle Smart City in Italia è un processo iniziato e costantemente aggiornato da nuove tecnologie, buone prassi realizzative e riuso delle esperienze migliori. Anche se il tema può sembrare di minore appeal dopo la fiammata iniziale di entusiasmo, resta invece centrale nel processo di digitalizzazione del Bel Paese. 

lunedì 11 novembre 2019

Una rotonda sul mare




(foto da internet)

È mancato in questi giorni il cantante Fred Bongusto, l'artista che, con la canzone Una rotonda sul mare,  conquistò il cuore dell'Italia del boom economico.  Apprezzato per la sua voce elegante e sensuale, Bongusto lanciò delle canzoni indimenticabili, un vero e proprio must, per oltre vent'anni, dei night, balere e piano bar in Italia e all'estero. Bongusto è stato un cantante dallo stile raffinato, portato alla sfumature, con un'inflessione nasale, capace di conciliare il suo amore per Nat King Cole con la lezione musicale di tradizione napoletana.
Era nato a Campobasso 84 anni fa e fu uno dei simboli di un modo di cantare e di un'Italia che non esistono più. Il suo stile da crooner lo legava a  Sinatra, a Louis Armstrong e a Nat King Cole e, insieme a Peppino Di Capri, è stato uno degli eroi dell'epoca del night, palcoscenico-gavetta per alcuni dei maggiori talenti dello spettacolo italiano tra gli anni '50 e '60.




(foto da internet)


La splendida Una rotonda sul mare (ascolta>>) riuscì a fotografare in maniera perfetta l'atmosfera dell'Italia degli anni '60, quella dei 45 giri e dei juke box. 
Bongusto raggiunse la popolarità quasi all'inizio della carriera con Doce Doce (ascolta>>).  Incise un vero e proprio gioiello, poco noto, scritto in modo  ironico con il paroliere Franco MigliacciSpaghetti a Detroit (ascolta>>),  e ancora  successi quali Frida (ascolta>>), Amore fermati (ascolta>>) e La mia estate con te (ascolta>>), tra gli altri. 
Negli anni '70 lanciò Balliamo (ascolta>>), che ebbe un grande successo in America Latina. 
Quando la sua stella iniziò a tramontare in Italia, concentrò precisamente la sua attività in Sud America,  collaborando con Vinicious De Moraes, Toquinho e con Joao Gilberto




(foto da internet)

Tra le sue incisioni più sorprendenti, ricordiamo la cover di Superstition (ascolta>>) di Stevie Wonder, incisa con lo pseudonimo di Fred Goodtaste, traduzione di Fred Buongusto
Nella sua lunga carriera scrisse anche una trentina di colonne sonore, tra le quali ricordiamo Il Tigre (ascolta>>) di Dino Risi Venga a prendere il caffé da noi (ascolta>>) di Alberto Lattuada
Nella prossima edizione del Festival di Sanremo gli sarà dedicato un meritato tributo. 











venerdì 8 novembre 2019

A-5491 e 75190






(foto da internet)

È mancato a Roma, all'età di 91 anni, Alberto Sed un sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Auschwitz-BirkenauIl 16 ottobre del 1943, appena quattordicenne, vide le camionette dei nazisti arrivare all'alba nel Ghetto di Roma; venne catturato, con sua madre e le  due sorelle, e fu portato per un breve periodo a Fossoli, per poi essere condotto a Birkenau: lì gli venne tatuato il numero A-5491.

Superstite della barbarie nazista, raccontò, sempre con il sorriso sulle labbra, l'inferno vissuto per far sì che l'orrore  non venisse mai dimenticato e per renderci persone migliori. 
Perse nel campo di concentramento la madre e due sorelle (una fu sbranata dai cani delle SS). Per cinquant'anni Alberto Sed tacque sull'orrore vissuto, persino con la moglie e con i figli, poi, all'improvviso, si sbloccò ed iniziò a raccontare la sua storia, prima in un libro scritto da Roberto Riccardi, intitolato Sono stato un numero, e successivamente in centinaia di incontri con scuole, giovani, detenuti e gente comune.


(foto da internet)

Sed raccontava che non era mai riuscito a prendere in braccio un neonato, nemmeno i suoi figli, perché ad Auschwitz i nazisti obbligavano i prigionieri a tirare in aria i bambini di pochi mesi e si divertivano a ucciderli, come nel tiro a piattello. Alberto Sed non riuscì mai a entrare in una piscina, perché aveva visto un prete ortodosso massacrato e annegato dai carnefici. I suoi racconti rimarranno per sempre nelle coscienze di chi ha voluto ascoltarlo.
In questi giorni in cui è scomparso Alberto Sed, un fatto, a dir poco sconcertante, ha avuto come protagonista la senatrice a vita Liliana Segre, anch'ella sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti.





(foto da internet)

Nata a Milano in una famiglia ebraica di forti tradizioni laiche, visse il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali venne espulsa dalla scuola che frequentava. Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso degli amici, utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e a due cugini, a fuggire a Lugano, in Svizzera: i quattro furono respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, Liliana Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.
Il 30 gennaio 1944 venne deportata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Fu separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il 27 aprile del 1944.




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Nel maggio del 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo (Como) e dopo qualche settimana vennero deportati ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo, il 30 giugno 1944.
Liliana Segre ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.
Venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana Segre fu tra i 25 sopravvissuti.
Impegnata sul fronte della cultura e della formazione, ha fatto della lotta contro ogni forma di odio e razzismo la sua bandiera.
Il 31 ottobre scorso le agenzie d’informazione titolarono così una notizia recente: Senato approva mozione Segre con 151 sì e 98 astenuti.




(foto da internet)

Si trattava dell’istituzione di una Commissione contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo che porta il nome della senatrice a vita. Il Centro-Destra si astiene in blocco e non tributa l’applauso alla senatrice presente in aula. Restano, vergognosamente seduti immobili ai loro banchi. È solo Mara Carfagna a condannare la scelta di astenersi del suo gruppo.
Lega e Fratelli d’Italia giustificano la loro scelta in modi ridicoli. Giorgia Meloni pare abbia chiamato la senatrice Segre dicendole che l’astensione era in difesa della famiglia. La Segre risponde per le rime in un’intervista per La Repubblica:
"Mi ha telefonato l’altra sera [Giorgia Meloni]: Sa, ci siamo astenuti perché noi difendiamo la famiglia. Le ho risposto [Liliana Segre]: Cara signora, io difendo così tanto la mia famiglia che sono stata sposata per sessant’anni con lo stesso uomo. Qualcuno mi dovrà spiegare cosa c’entri tutto questo con la Commissione contro l’odio."
E raddoppia la dose: in risposta all’astensione su motivazioni inconsistenti e pretestuose dell’intero Centro-Destra italiano al Senato, pubblica una pagina del suo diario, per raccontare una delle tante vicende vissute ad Auschwitz: il suo incontro con un’altra anima sfortunata:
"E fu fantastico poterci scambiare dolci brevissime frasi: Patria mea pulchra est (La mia patria è bella), Familia mea dulcis est (La mia famiglia è dolce), Cor meum et anima mea tristes sunt (Il mio cuore e la mia anima sono tristi). Fu molto importante quel momento e anche se non ho mai saputo il nome di quella ragazza con lei ho vissuto un’altissima affinità spirituale e la massima condivisione in una condizione umana bestiale. Grazie amica ignota, spero che tu sia tornata a raccontare di quel giorno di marzo 1944 nella 'Sauna' di Birkenau".


(foto da internet)


Giorgia Meloni interviene con un’altra dichiarazione, politicamente significativa: “la rispetto (la Segre) ma la sua commissione è censura (...) Invito a votare un documento condiviso di lotta all’antisemitismo che lasci perdere le parole d’odio".
Ma dietro al termine ombrello libertà d’espressione si è davvero liberi d’insultare, di massacrare l’altro con ingiurie e vessazioni? Si può aggredire verbalmente persone di colore, omosessuali, ebrei o musulmani? No, non si può, perché non si esercita più un diritto, ma si commette un atto d’odio, un crimine di stampo razzista, sessuale, omofobo e/o religioso.
Alberto Belli Paci, figlio primogenito di Liliana Segre, dopo l’approvazione della proposta della senatrice a vita di istituire una Commissione contro odio, razzismo e antisemitismo, ha scritto una lettera al direttore del Corriere della Sera.
Il testo è il seguente:
"Caro direttore, sono allibito da quello che leggo in questi giorni, dalle dichiarazioni dei politici, da questo travisare intenzionalmente concetti come censura, libertà di opinione, difesa della famiglia, antisemitismo, in bocca a chi vorrebbe chiuderci dentro in una Italia sempre più isolata, lontana dai valori liberali nei quali siamo cresciuti e nei quali mi riconosco profondamente. Dove gli uni scrutano con sospetto gli altri, dove ognuno si tiene stretto il proprio tornaconto, la bandiera di partito, la propaganda, le dichiarazioni roboanti. 
A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre
Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro. 
Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia".
Sul blog satirico Spinoza.it -un blog serissimo- per dirla con gli autori, appare un semplice, esemplare, commento:
"In un mondo ideale Giorgia Meloni telefonerebbe a Liliana Segre per proporle di passare a Vodafone".
Amen.

p.s. Liliana Segre, a 89 anni, è finita sotto scorta a causa dei continui attacchi degli odiatori del web. Ma “finché mi reggono le forze”, ripete nella sua pacata lucidità la Segre,  porterà la sua parola per ricordare: perché la memoria è la nostra ricchezza e la nostra difesa.







mercoledì 6 novembre 2019

Mahmood

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(foto da internet)

A Siviglia, ogni previsione è stata smentita. Il premio più importante per il mondo del pop, specialmente per quello dominato dalle immagini, ha visto ribaltato il suo possibile esito. Ariana Grande, l'artista candidata al più alto numero di premi agli European Music Award 2019, i premi del pop mondiale assegnati ogni anno dal pubblico di Mtv, è risultata invece la grande sconfitta.

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(foto da internet)



Andando alle cose di casa nostra, Mahmood è il vincitore del Best Italian Act. Il vincitore dell'ultimo Festival di sanremo posizionatosi secondo ad Eurovision ha superato nelle preferenze espresse dal pubblico italiano gli altri quattro artisti italiani che erano candidati al premio: ovvero CoezElodieElettra Lamborghini e Salmo


lunedì 4 novembre 2019

Le Ceneri di Gramsci



(foto da internet)


In memoria di Pier Paolo Pasolini, a 44 anni dalla sua tragica morte, è stata celebrata una cerimonia nel cimitero di Casarsa (Pordenone), dove è sepolto il poeta e regista italiano. Nel mese di novembre la cittadina friulana ricorderà anche Leonardo Sciascia che con Pasolini condivise impegno civile e, al tempo stesso, disorganicità, avversione al potere e alle sue retoriche, laicità ma con senso del sacro e una profonda idea della letteratura come verità. 
Nell'ambito del Novembre Sciasciano, promosso dagli Amici di Leonardo Sciascia, nel trentennale della morte dello scrittore e intellettuale di Racalmuto, venerdì 8 e sabato 9 novembre, nella sala municipale, si terrà il convegno Pasolini e Sciascia: ultimi eretici, coordinato dal critico Filippo La Porta. È previsto uno spazio di confronto con voci accademiche e critiche che analizzeranno affinità e differenze tra questi due intellettuali fraterni e, a volte, lontani, a cui la società italiana riconobbe un'autorevolezza straordinaria in quanto coscienza del paese, espressioni di una voce dissidente solitaria e non allineata. 






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Per ricordare, a modo nostro, Pier Paolo Pasolini,  “il poeta sacro” per dirla con Alberto Moravia, il quale sosteneva che Pasolini fu uno dei pochi poeti davvero importanti nel '900, vorremmo (ri)proporre il testo Le ceneri di Gramsci, un volume edito, nel 1957, da Garzanti. In esso vengono raccolti undici poemetti, tutti già pubblicati per la maggior parte in riviste tra il 1951 e il 1956. L’opera irruppe in un momento particolarmente delicato per la cultura italiana di sinistra, in crisi dopo aver assistito alla condanna di Stalin, nel corso del XX Congresso del Partito comunista sovietico e alla drammatica invasione dell'Ungheria. In quel contesto, il libro di Pasolini, intriso di attualità politica e civile, ebbe un successo di vendite insolito per un libro di poesia e provocò molte discussioni tra i critici. 





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Per il lettore contemporaneo, (ri)leggere Le ceneri di Gramsci può essere un buon antidoto contro gli opposti moralismi, sia di destra sia di sinistra, che all’epoca erano subito scesi in lizza a disputarsi l’opera con valutazioni aprioristiche e può essere letto anche come il manifesto di un’idea di letteratura che serve a fecondare il corpo della realtà, ovvero, come scrisse Pasolini pochi anni dopo, a far parlare le cose.

Il titolo del libro è tratto da un testo poetico immaginato davanti alla tomba di Gramsci nel Cimitero acattolico di RomaLa lingua poetica utilizzata tende alla prosa e i poemetti intendono porsi come nuova forma di poesia civile.
I metri adottati sono diversi: nella maggior parte Pasolini utilizza la terzina dantesca, a volte l'endecasillabo reso irriconoscibile grazie alle pause sintattiche e all'enjambement e, nella poesia Recit, il poeta adotta il verso martelliano di tradizione settecentesca.






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I poemetti hanno per titolo: I) L’Appennino; II) Il canto popolare; III) Picasso; IV) Comizio; V) L’umile Italia; VI) Quadri friulani; VII) Le ceneri di Gramsci; VIII) Recit; IX) Il pianto della scavatrice; X) Una polemica in versi e XI) La Terra di Lavoro.
Nel testo intitolo, appunto, Le ceneri di Gramsci (leggi>>), Pasolini esprime tutta la propria contraddizione politica ed ideologica: una visione realistica e istintiva del popolo delle borgate romane al quale toglie completamente la valenza politica, andando contro le idee di Gramsci e del PCI che individuavano nel sottoproletariato una componente fondamentale della lotta di classe.




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L'incipit famosissimo -"Non è di maggio questa impura aria"-, pone il poeta a colloquio con la tomba di Antonio Gramsci, in altissimi versi di memoria foscolianaPasolini esprime in essi la propria posizione di intellettuale irregolare, la sua natura, il suo essere diverso.
Vi lasciamo con la lettura de Le Ceneri di Gramsci (1954) da parte del proprio Pier Paolo Pasolini (ascolta>>).
In memoriam.

venerdì 1 novembre 2019

Pasta fresca in UK




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Galeotta fu la pizza... Sembra che negli USA i fattorini incaricati di recapitare a domicilio le pizze abbiano assaggiato il cibo prima di consegnarlo a casa dei clienti.
Secondo recenti indagini, infatti, un addetto alle consegne su quattro spizzica il pasto che poi porta a domicilio. Nello studio, che ha analizzato anche le abitudini degli utenti che usano le app per i pasti consegnati a domicilio, sono stati intervistati circa 500 adulti americani, dell'età media di 30 anni, che hanno riferito di aver lavorato per almeno un'app che permette la consegna di alimenti. Tra di essi più del 25% ha dichiarato di aver mangiato cibo di almeno uno degli ordini effettuati e poi portati a casa. 




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Mentre negli States si spizzica, a Londra, e nel resto dell'Inghilterra, si sta diffondendo l'iniziativa della pasta per posta, nata da un'idea di una startup fondata da imprenditori italiani e inglesi. Nel mese di ottobre del 2016, primo mese di attività della ditta, Pasta Evangelists aveva consegnato solo 30 porzioni di gnocchi al pesto genovese; nel mese di settembre del 2018 le porzioni di pasta consegnate sono state circa 10mila, grazie a una speciale confezione studiata per passare attraverso le tipiche buche per le lettere delle porte inglesi e anti-spizzico. L'idea prevede che, oltre alla consegna di pasta fresca e di sughi della tradizione italiana entro le 24 ore dalla loro produzione e che i clienti possono ordinare su internet, la startup italo-inglese possa raccogliere oltre due milioni di euro di finanziamenti.


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Questi sono i numeri di un nuovo successo che vede italiani intraprendenti cercare di fare affari con una delle maggiori tradizioni culinarie del Bel Paese: la pasta fresca.
Pasta Evangelists, una startup con base a Londra che festeggia due anni di attività e che ha proposto agli inglesi, e londinesi in particolar modo, un nuovo modo di mangiare la pasta all’italiana, partendo dal modo in cui riceverla a casa: per posta.
Secondo i proprietari il mercato della pasta fresca in Inghilterra non subisce cambiamenti da decenni: il pastificio produce la pasta, il cliente la va a comprare direttamente lì oppure ai supermercati nei banchi frigo. La pasta venduta, però, non è una vera e propria pasta fresca appena prodotta, giacché viene prodotta anche mesi prima, congelata e poi riportata a temperatura di frigo per essere esposta e venduta. Nonostante questo processo, che di fatto fa perdere alla pasta il titolo di fresca, il mercato internazionale registra miliardi di fatturato annuo.



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Da qui l’idea di fondare Pasta Evangelists che, oltre a produrre pasta fresca attraverso fornitori specializzati in partnership, realizza anche sughi e condimenti basati sulla tradizione culinaria italiana, anche proponendo formati di pasta talvolta conosciuti solo a livello regionale e quasi del tutto sconosciuti a livello italiano. Si possono acquistare i malloreddus sardi o il pesto alla genovese con fagiolini e patate, i pici cacio e pepe di Roma, ecc. I costi vanno dai £ 6.50 per porzione per ricette più semplici, fino agli £ 11.95 per quelle più elaborate.
Le confezioni hanno un apposito foglio di istruzioni che oltre a spiegare come cucinare il piatto, ne offre anche una breve storia. La spedizione avviene attraverso delle scatole realizzate per passare attraverso le buche delle lettere delle porte inglesi.
Gli ordini vengono registrati attraverso il sito internet ufficiale dell’impresa, sia a Londra che nel resto dell’Inghilterra.
Insomma, se abitatate in Inghilterra non lasciatevi scappare questl’occasione di assaporare il vero made in Italy.


mercoledì 30 ottobre 2019

Non c'è più religione!!!

 Vaticano, cardinali contro il palazzo pagato con l'obolo
(foto da www.corriere.it)


«Un' operazione opaca sulla quale ora si chiarirà tutto». Così, il segretario di Stato Pietro Parolin ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano notizie sull’immobile di pregio acquistato a Londra con i soldi delle elemosine, oggetto di un’inchiesta vaticana che ha già causato cinque sospensioni eccellenti. Una presa di posizione durissima che ha spinto il cardinal Giovanni Angelo Becciu — all’epoca sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, ora prefetto della Congregazione delle cause dei santi — a replicare, abbandonando la linea del silenzio: «Contro di me — ha detto all’Ansa accuse infanganti che respingo in modo fermo e sdegnoso. Ho la coscienza a posto. E so di avere agito sempre nell’interesse della Santa Sede e mai mio personale. Sono stato dipinto come uno che ha giocato e manomesso i soldi dei poveri. Ma l’Obolo non è solo per la carità del Papa ma anche per il sostentamento del suo ministero Pastorale»

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(foto da internet)

Arriva così ai più alti livelli della gerarchia vaticana lo scontro sui fondi gestiti direttamente dalla segreteria di Stato e non dallo Ior: l’Obolo di San Pietro, circa 60-70 milioni di euro raccolti nelle parrocchie e destinati per il 30 per cento alla carità e per il 70 per cento alla gestione della Santa Sede, dagli stipendi, ai viaggi del Papa e al resto. 
Tutto nasce da un’indagine, aperta dal promotore di Giustizia Gian Piero Milano, su segnalazione dello Ior, per operazioni finanziarie milionarie sospette, effettuate da uffici della Segreteria di Stato. Incluso l’investimento da 200 milioni di euro per il palazzo di Sloane Square che ha causato il blitz della gendarmeria vaticana e la sospensione dagli incarichi anche del capo degli uffici della Segreteria di Stato, don Mauro Carlini e del direttore dell’Antiriciclaggio, Tommaso Di Ruzza. Secondo l’accusa, milioni di euro di fondi extrabilancio, con l’aiuto di banche svizzere, sarebbero finiti in operazioni spericolate, come quella «opaca» sulla quale il segretario di Stato promette che «si farà luce»

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(foto da internet)

Il cardinale Becciu è il primo a voler chiarire; dice che «è prassi che la Santa Sede investa nel mattone, l’ha fatto sempre: a Roma, a Parigi, in Svizzera e anche a Londra. Pio XII fu il primo ad acquistare degli immobili a Londra». E rimarca: «Ci è stata avanzata la proposta di questo storico ed artistico palazzo e quando fu fatta e realizzata non c’era niente di opaco. L’investimento era regolare e registrato a norma di legge». Le «difficoltà sono nate con il socio di maggioranza, con il quale mi risulta sono sorte questioni circa la gestione della parte della liquidità», aggiunge il cardinale alludendo a Raffaele Mincione, che, dice, «disattendendo le indicazioni reiterate anche per iscritto, continuava ad investire in attività che la Segreteria di Stato non poteva assolutamente condividere né approvare»Ma nessuna manipolazione assicura: «In Segreteria di Stato avevamo un fondo intitolato: “Soldi dei poveri”. E ai poveri venivano destinati».