lunedì 11 dicembre 2017

La camera delle meraviglie






(foto da internet)

Wunderkammer è un termine tedesco che significa camera delle meraviglie o gabinetto delle meraviglie; viene usato per indicare particolari ambienti in cui, dal XVI al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari.
Ebbene, una camera delle meraviglie (vedi>>) è stata scoperta per caso a Palermo, in Via Porta di Castro,  a pochi passi dal mercato storico di Ballarò
Nell’appartamento privato di due giornalisti, Giuseppe Cadili e Valeria Giarrusso, si trova una stanza da Mille e una notte scoperta a seguito di un restauro. L'intonaco bianco celava meravigliose pareti dipinte di blu, con scritte in argento, che hanno resistito il passar del tempo. Di pianta rettangolare, la camera delle meraviglie, detta anche stanza blu, ha suscitato l’interesse di studiosi di università di tutto il mondo che hanno condotto degli studi per decifrare le scritte in arabo. L'Università di Bonn ha stabilito che la storia e i simboli della stanza risalgono al XIX secolo. Ciononostante, non si è ancora compreso il vero significato dei simboli presenti.




(foto da internet)

La camera misura tre metri e mezzo per tre metri e mezzo, la cui somma è sette, la cifra che attraversa tutte le religioni, il mistero e l’ignoto.  Anche il colore scelto, attrae l'attenzione, quel blu di Persia assai ricorrente nei portoni e nelle finestre di alcuni paesi arabi e nelle piastrelle moresche in Spagna e Portogallo. 
Arabisti, iranisti e anche archeologi si sono interessati della stanza. Ma, per ora, nessuno è riuscito a decifrare il mistero delle scritte:  sette versetti per ogni parete, forse spezzoni di sure o formule di alchimisti, oppure antiche liturgie di augurio. E anche i sette disegni fra ogni parete e il tetto sono un mistero: non si è riusciti a capire se siano solo lucerne, o rappresentino, invece, l'occhio di un Dio.




(foto da internet)

Tra gli esperti che si sono cimentati con il mistero della stanza palermitana, ricordiamo l'ipotesi di Vittorio Sgarbi, il quale sostiene che essa sia stata una stanza della meditazione, simbolo perfetto dell’eterna presenza araba in Sicilia. Altri ancora hanno indicato che la camera è una vera e propria piccola moschea dentro una casa probabilmente appartenuta a un ricco mercante. 
Il professor Werner Arnold, dell’Università di Heidelberg, uno dei maggiori specialisti di studi semitici, ha affermato che le scritte sono composte da un miscuglio di lettere siriache e arabe senza apparentemente un senso logico.
Per ora, il mistero resta intatto e per chi volesse dare un'occhiata a questa  bellissima stanza delle meraviglie, Giuseppe Cadili e Valeria Giarrusso, proprietari dell’appartamento, permettono di visitare la wunderkammer solo di domenica, dalle 10 alle 18.
Buon viaggio!








lunedì 4 dicembre 2017

Oltre il congiuntivo



(foto da internet)


"Avreta? E già è femminile", dice il mitico Totò, nella famosa scena della lettera dettata a Peppino De Filippo, nel simpatico compendio di strafalcioni del film Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque

Il Dizionario Treccani, alla voce strafalcione, dice: strafalcione [der. di strafalciare]. - [errore grossolano, nel parlare o nello scrivere: dire uno s.; un compito pieno di s.] ≈ (fam.) castroneria, (pop.) marrone, (non com.) scorso, (fam.) sfarfallone, (fam.) sfondone, sproposito, svarione (...).
La palma degli strafalcioni, tra i politici italiani, spetta, in questi tempi, a Luigi Di Maioil leader del Movimento 5 stelle.



(foto da internet)

Di Maio, figlio di un'insegnante d'italiano e di latino, ha frequentato il liceo classico (!) ed è stato iscritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli senza tuttavia completare gli studi.
È, attualmente, vicepresidente della Camera dei deputati. 
Gli strafalcioni del pentastellato sono numerosi: l'ultimo svarione del Nostro fu quello nella trasmissione Che tempo fa, condotta da Fabio Fazio; il politico, in diretta, affermò di essere andato all'estero per incontrare i suoi alter ego! (sic) (per omologhi).





(foto da internet)

Sempre il buon Di Maio, tempo fa, si cimentò con un insidioso tweet, incentrato sul congiuntivo, sul suo account, che diceva (tema: cyberspionaggio): "Se c'è rischio che soggetti spiano massime istituzioni dello Stato...", che ricevette gli sfottò dal popolo della rete. Di Maio incassò le critiche, eliminò il tweet e ci riprovò: "Se c'è rischio che massime istituzioni dello Stato venissero spiate qual è il livello di sicurezza...".
Gli utenti di Twitter raddoppiarono la dose e si scatenarono: "Ritenta, sarai più fortunato", scrisse uno, mentre un altro si offrì per pagare al deputato un doposcuola di grammatica. 
A peggiorare la situazione ci fu anche un altro tentativo (e tre!) del Nostro di rimediare quanto sopra, questa volta su Facebook. Di Maio scrisse: "Se c'è il rischio che due soggetti spiassero le massime istituzioni dello Stato qual è il livello di sicurezza...". Un pastrocchio infinito.


(foto da internet)


Comunque, Di Maio non è nuovo a questi scivoloni grammaticali. Uno dei più noti fu quello che lo vide sul palco di un comizio organizzato con Grillo a Nettuno, in cui il deputato disse testualmente: "Come se domani presentassi venti esposti contro Renzi, lo iscrivessi nel registro degli indagati e verrei in questa piazza e urlerei Renzi è indagato". 
Oltre alla grammatica, Di Maio si è cimentato anche con la geografia e con la storia,  a settembre paragonò Renzi a Pinochet in Venezuela (sic) e recentemente dichiarò che la Russia si affaccia sul Mediterraneo...
Un altro pentastellato doc, Alessandro Di Battistadiplomato al liceo scientifico Farnesina della capitale, laureato al DAMS dell'Università degli Studi Roma Tre, ebbe dei seri problemi con l'imperativo (che in italiano, nella terza persona del singolare, si prende in prestito dal congiuntivo), alla Fantozzi, che snocciolò in alcuni talk show:  "mi facci finire" e "Lei non mi interrompi".  





(foto da internet)

Nel 2014 ancora un altro pentastellato, il portavoce alla Camera Davide Tripiedi, cominciò il suo intervento in aula con un "sarò breve e circonciso" (sic). A correggerlo -sbagliando pure lui!- intervenne Simone Baldelli, deputato di Forza Italia: "Coinciso (participio passato del verbo coincidere, ndr), quello è un'altra cosa". In due per cercar di tirar fuori il termine conciso, ma proprio no...
Ma gli strafalcioni sono davvero bipartisan: basti pensare alla famosa gaffe dell'ex ministro berlusconiano dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che disse: "Alla costruzione del tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso (circa 730 km di distanza, ndr), attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro". 





(foto da internet)

E poi c'è Matteo Renzi, che, a quanto pare, fa fatica con le citazioni. Attribuì erroneamente a Jorge Luis Borges, durante l'intervento in occasione della sua visita in Argentina, un testo poetico anonimo (La amistad) e scivolò su Dante Alighieri di fronte al parlamento Ue: il famoso verso della Divina Commedia "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza", si trasformò in una banale conoscenza
Strafalcione dell'ex premier anche sul latino: il  segretario democratico ospite in tv, volle citare Virgilio  "Amore omnia vincit",  e subito venne corretto dal direttore dal conduttore: "Amor..."
E ancora ricordiamo Clemente Mastella, che, nel 2008 in Senato, quando dichiarò che non avrebbe più votato la fiducia a Romano Prodi, lo fece recitando  i versi della poesia “Lentamente muore”, con tanto di attribuzione (sbagliata) al cileno Pablo Neruda. La poesia, ahimè, era della brasiliana Martha Medeiros.





(foto da internet)

E che dire di Maurizio Gasparri, anch'egli con la maturità classica in tasca, che su Twitter, e sulla candidatura di Giorgia Meloni a sindaco di Roma, confermò: "È vero che è figlia della storia di destra e proprio per quello a suo tempo le chiesimo la disponibilità". Chiesimo e via, quasi come il grande Totò...



(foto da internet)


In questi giorni il cantante-professore Lorenzo Baglioni ha lanciato una canzone intitolata Il congiuntivo (vedi>>),  che ha raggiunto, in un giorno, quasi un milioni di visualizzazioni.  Baglioni fa l'insegnante di matematica e, allo stesso tempo, calca le scene da cantante rap. 
Ha affermato: "Ogni secondo in Italia vengono sbagliati 79 congiuntivi. È ora di dire basta! Tutti insieme possiamo cambiare le cose: condividi il video".
Baglioni ha anche ottenuto il riconoscimento dell'Accademia della Crusca, e i suoi fan lo acclamano sui social: "Lorenzo Baglioni ministro dell'Istruzione". E richiedono: "una statua, un busto, un santuario a queste menti geniali che spiegano la scienza e la grammatica con la musica e col sorriso".
Giustissimo. Dove si deve firmare?

p.s. Il nostro blog chiuderà per il ponte dell'Immacolata sino a lunedì 11 dicembre. A presto.



venerdì 1 dicembre 2017

Lavoretti manuali (VII): la passata di pomodoro






(foto da internet)

Ecco a voi un lavoretto da fare d'estate: la passata di pomodoro. Un tempo, infatti, questa stagione era considerata il momento idoneo per preparare in casa le provviste alimentari. Fare la passata di pomodoro per l'inverno, richiedeva un lavoro di squadra che occupava grandi e piccini.
La passata di pomodoro fatta in casa garantiva alle famiglie di avere in dispensa un prezioso tesoro: tutta la genuinità del pomodoro di stagione era conservata per i mesi freddi dell'anno. 
Col passar del tempo, l'abitudine di fare la passata in casa si è persa a causa dei ritmi di vita diversi da quelli di un tempo e della comparsa sul mercato di prodotti industriali disponibili tutto l'anno, ma, negli ultimi anni, la riscoperta di questo prodotto semplice e naturale è in aumento.
La preparazione di una buona passata di pomodoro fatta in casa è semplice. Una volta si utilizzavano degli spazi all'aperto (giardini, verande o campi) in cui si lavorava come formichine. Oggigiorno, con gli spazi ridotti delle nostre case, si può preparare la passata in più volte, senza dover acquistare quantità eccessive di pomodoro ed essere circondati da tantissimi barattoli.




(foto da internet)


Il primo passo riguarda la scelta del pomodoro: per la passata perfetta occorrono a) dei pomodori maturi (ad esempio i San Marzano),  biologici o di sicura provenienza; b) dei barattoli con le capsule nuove; c) un imbuto e d) un passaverdure.  Se volete, potete procurarvi anche delle erbe aromatiche da aggiungere alla conserva (ad esempio il basilico).
Una volta pronta, la passata di pomodoro dovrà essere invasata in barattoli sterilizzati ed integri, che verranno chiusi con dei tappi nuovi, in modo così da garantirne il sottovuoto. Attenzione: i barattoli, se non rovinati nella parte dell'avvitatura, potranno essere riutilizzati negli anni successivi, ma i tappi non possono essere utilizzati più di una volta!


(foto da internet)

Per la preparazione ci vogliono 2 Kg di pomodori maturi e delle foglie di basilico (opzionale)

Lavate accuratamente i pomodori, mettendoli preferibilmente a bagno in acqua e bicarbonato, sciacquateli e tagliateli a spicchi.
Lavate anche il basilico. Mettete, in una pentola molto capiente, i pomodori. A fuoco bassissimo iniziate la cottura; con il calore i pomodori rilasceranno la loro acqua. Fate cuocere, a fuoco basso, per circa un'ora e mezza, mescolando ogni tanto.
Mettete i pomodori ancora caldi in una terrina, e passateli, un po' alla volta, nel passaverdure, in modo da raccoglierne la polpa e scartare la buccia e i semi.
Disponete la passata di pomodoro, aiutandovi con un imbuto, in barattoli sterilizzati, chiudeteli per bene e metteteli sottovuoto.


(foto da internet)

Per la scelta dei barattoli da usare, vi consigliamo di usare quelli che hanno il tappo predisposto per il sottovuoto (si riconoscono perché, di solito, al centro del tappo c'è un cerchietto e, se premuto, emette il tipico rumore clac).
I barattoli dovranno essere in vetro trasparente, dato che questo materiale non assorbe gli aromi, offre la possibilità di controllare il prodotto e potrà essere riutilizzato, se in buono stato, ad ogni stagione. 
I tappi, invece, bisognerà acquistarli ogni anno perché, una volta prodotto il sottovuoto, non garantiscono più la loro efficacia. Prima di utilizzare i barattoli, bisognerà lavarli con acqua calda e sapone, e successivamente sterilizzarli in acqua bollente.
Come abbiamo già visto nei post dedicati ai sottaceti e alla marmellata, per far ciò dovrete avvolgerli con dei canovacci puliti e metterli in una pentola capiente. Coprite con dell'acqua fredda e dal bollore, dovrete far sterilizzare i barattoli, e i tappi, per circa venti minuti. Posteriormente,  spegnete il fuoco ed attendete che l'acqua si raffreddi prima di estrarli. Quando l'acqua si sarà raffreddata estraete i tappi e i barattoli, e metteteli ad asciugare a testa in giù su un canovaccio pulito.



(foto da internet)

Fase del sottovuoto: prendete i vasetti appena sterilizzati, mettete in ognuno di essi due o tre foglioline di basilico lavate e asciugate, e versate la salsa ancora bollente aiutandovi con un imbuto. Riempite sino quasi al bordo, e poi chiudete con il tappo a vite. 
Avvolgete ogni barattolo con uno strofinaccio, sistematelo in una pentola ampia e riempitela di acqua fredda (fino a tre quarti del barattolo). Fate cuocere a fuoco lento per 30 minuti dal primo bollore, dopodiché fate raffreddare i vasetti dentro l’acqua. Una volta estratti i barattoli è opportuno verificare che si sia creato il sottovuoto, spingere quindi con il dito al centro del tappo e questo, ovviamente, non dovrà più flettersi. Se il sottovuoto non si fosse formato (per un difetto di fabbricazione del vasetto o della capsula), dovrete trasferire il contenuto in un nuovo barattolo sterilizzato e ripetere il processo. 
Attenzione: se durante il processo sopraccitato fosse entrata dell'acqua all'interno del vasetto, dovrete gettare il tutto! 
La passata, bell'e pronta, dovrà essere conservata in dispensa, al riparo dalla luce solare. Incollate su ogni barattolo un'etichetta sulla quale indicherete il nome della conserva e la data di preparazione. 
La vostra passata di pomodoro si conserverà, per circa un anno, fino al momento dell'apertura.
Per i più maldestri, ecco a voi un tutorial.
Buon lavoro!

mercoledì 29 novembre 2017

Trent'anni fa nasceva il suffisso .it


Internet, trent'anni fa nasceva il suffisso ".it"

(foto da www.repubblica.it)



Se si vuole navigare su Repubblica, basta digitare "Repubblica.it". Facile. Ma basta parlare con il direttore dell'Istituto di informatica del Cnr, per capire che agli inizi di Internet nulla era così semplice, che ricorda: "Ogni computer aveva un indirizzo univoco fatto da una serie di cifre, il registro lo teneva a penna Jon Postel, ricercatore della Southern California University. Ma quando divennero troppi si pensò di affiancare ai numeri dei nomi, più semplici da ricordare, e così nacque il sistema dei domini, si divise lo spazio della Rete in zone"


Risultati immagini per suffisso it

(foto da internet)

Prima di tutto, ovviamente, ".com". E poi delle varianti specifiche per ogni Paese: ".de", ".fr", ".uk". Ciascuna controllata da un'autorità, incaricata di assegnare un dominio, un nome. a chi ne facesse richiesta. Non poteva che essere il Cnr, dove il giovane Laforenza lavorava, a diventare il guardiano del ".it". "Presentammo la richiesta e Registro.it nacque con un atto ufficiale, una delega, il 23 dicembre del 1987", racconta lo scienziato, che oggi lo dirige. praticamente trent'anni. Con il primo nome a dominio, Cnuce.cnr.it, registrato. 

Risultati immagini per trent'anni fa nasceva il suffisso it


(foto da internet)

Così l'Italia piantava la sua bandierina, tracciava i confini del suo primo nucleo territoriale nel mappamondo del Web. Così le date di registrazione di alcuni domini celebri raccontano la diffusione di Internet nel nostro Paese: dalle università, unifi.it e sci.uniroma1.it le prime, alle aziende, olivetti.it, nel novembre 1990, e enel.it un anno dopo; dai quotidiani, lastampa.it (1995) e repubblica.it (1997), a qualche cantante d'avanguardia come baglioni.it (1996). Oggi poi, l'analisi dei numeri del ".it" è una sorta di fotografia dello stato di salute digitale dell'Italia. In chiaroscuro, c'era da aspettarselo. Perché l'Italia ha oltre 3 milioni di domini, e questo, dietro il dominio del ".com", ne fa la decima potenza nazionale (prima la Cina con 21 milioni) e la quinta a livello europeo. Ma se parametrata alla popolazione quella cifra non è poi così alta: la Germania, per esempio, ha 18 milioni di nomi a dominio per 82 milioni di abitanti, l'Olanda 6 milioni, il doppio dei nostri, con 17 milioni di cittadini, un terzo.

Risultati immagini per trent'anni fa nasceva il suffisso it
(foto da internet)


"Siamo in ritardo", riconosce il direttore del Cnr. "Un ritardo effetto e specchio del ritardo tecnologico nel nostro Paese. Il responsabile di Registro.it guarda in particolare a professionisti e piccole e medie imprese: i dati della Commissione europea dicono che solo una su tre ha un sito completamente funzionale. E solo una su dieci vende online. "Poche sono consapevoli dell'importanza di esserci. Avere un dominio è come comprare uno spazio con delle vetrine lungo la strada. Poi bisogna usarlo bene, ma intanto è uno spazio proprio, mentre vendendo su Amazon si sta all'interno di una multiproprietà. Un aspetto incoraggiante per il nostro Paese c'è. La nostra insegna nazionale sembra riscuotere molto successo tra le aziende, perfino quelle straniere, per il sapore di "made in Italy" che porta con sè. "Degli oltre 1.200 registrar (cioè le società private autorizzate dal Registro a vendere i domini, ndr), circa 230 sono stranieri", dice Laforenza. 

La storia si ripete anche online: il ".it" piace. Se solo anche gli italiani lo capissero.

lunedì 27 novembre 2017

Gli scialatielli



(foto da internet)

Gli scialatielli sono un formato di pasta fresca usato nella cucina campana. Sono tipici di Amalfi dove sono nati grazie allo chef Enrico Cosentino. il loro nome deriva da due parole della lingua napoletana scialare (godere) e tiella (padella).
Gli scialatielli sono listarelle più corte degli spaghetti, più larghe e di sezione rettangolare irregolare. Sono tradizionalmente fatti a mano con farina, acqua e/o latte, pecorino grattugiato, basilico fresco tritato, pepe e sale.
La creazione degli scialatelli si deve, alla fine degli anni '70, allo chef amalifitano Enrico Cosentino
Questa pasta va lavorata a mano e poi va lasciata riposare e tagliata a listarelle di circa 10 cm di lunghezza. Il condimento originale degli scialatielli sono i frutti di mare. Dalla loro ideazione ad oggi, gli scialatielli si sono diffusi in tutta la costiera amalfitana e sono entrati a pieno titolo nel novero delle specialità tradizionali.



(foto da internet)

Ecco a voi la ricetta degli scialatielli all’amalfitana:
Ingredienti per la pasta: 400 gr. farina, 100 gr. di latte, 3 foglie di basilico, 3-4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale, pepe e pecorino grattugiato quanto basta.
Ingredienti per il condimento: 600 gr. di vongole veraci e cozze, 150 gr. di gamberetti sgusciati, 250 gr. di seppioline, 250 gr. di pomodorini, 20 gr. di olive verdi e capperi, un filo d‘olio, 2-3 spicchi d’aglio e abbondante prezzemolo.



(foto da internet)

Preparazione: disponete la farina sul piano di lavoro, aggiungete pian piano il latte e iniziate a impastare, quindi versate l’olio, il basilico tritato finemente, il formaggio grattugiato, il pepe e un po' di sale. Una volta formato un panetto, lasciate riposare per circa 30 minuti, dopo di che stendete la pasta e tagliatela a striscioline che farete bollire in abbondate acqua salata a fuoco medio. 
Nel frattempo, in una padella, fate soffriggere l’aglio tritato e versate i frutti i mare, le seppie, i gamberi e i pomodorini, e lasciate cuocere il tutto per circa 5 minuti, aggiungendo anche capperi e olive. 
Una volta pronti, scolate gli scialatielli al dente e versateli subito nella padella con i frutti di mare, fate cuocere tutto insieme, in modo che la pasta assorba il sapore dei frutti di mare, per altri 2-3 minuti e togliete dal fuoco (vedi>>). 
Spolverate il tutto con il prezzemolo e servite.
Buon appetito!


venerdì 24 novembre 2017

Lavoretti manuali (VI): il rinvaso



(foto da internet)

Se i fiori, o le piante, della vostra terrazza, o del vostro giardino, necessitano spazi più grandi, bisogna collocarli in un vaso più capiente. Ciò avviene quando lo spazio all’interno del vaso è stato completamente occupato dalle radici; noterete, quindi, un rallentamento della crescita fino all’arresto dello sviluppo e la conseguente sofferenza della pianta; il che accade quando il vegetale non ha più terreno a disposizione da cui trarre nutrimento.
Questa operazione, in giardinaggio, è detta rinvaso. La sua funzione è proprio quella di dare alla pianta il terreno che le manca, una pratica consistente nell'inserire il fiore, o la pianta, in un contenitore più capiente, mantenendo parte del terriccio originario e aggiungendone di nuovo. 


(foto da internet)

Il rinvaso dovrebbe seguire il naturale ciclo d’attività della nostra pianta e quindi andrebbe fatto in primavera, quando il fiore è piena attività e inizia il suo normale ritmo di crescita. Lo si può fare anche d'estate, purché le temperature non siano molto alte, dato che la pianta rischia di soffrire di disidratazione. In autunno e in inverno, invece, la ridotte forze della pianta rischiano di portarla alla morte. 
Un altro accorgimento utile è quello di non rinvasare una pianta con una malattia in corso.
Per il rinvaso, bisogna scegliere un contenitore che sia in grado di trattenere l'acqua, l'umidità e il calore. 
Ricordate di scegliere sempre un vaso in terracotta. La forma deve tener conto della crescita delle radici: le piante con radici che si sviluppano in verticale avranno bisogno di contenitori a cono molto alti; per quelle, invece, che si sviluppano in orizzontale ci vorranno dei vasi bassi.



(foto da internet)

Ecco a voi una formuletta per calcolare la circonferenza del nuovo contenitore: se il vaso originario ha un diametro tra i 10 e i 15, aggiungete 3 centimetri in più; se invece il vaso originario supera i 20 centimetri, aggiungetene 7 in più. 
Inserite nel nuovo contenitore dei cocci o dei sassolini per ricoprire il foro sull’estremità inferiore, affinché l’acqua defluisca più lentamente e un po' di ghiaia (o di argilla) a seconda delle necessità della pianta.
L’argilla, ad esempio, è idonea per tutte quelle coltivazioni che richiedono umidità costante. È necessario conoscere le caratteristiche della pianta in questione per poter scegliere un buon terriccio: se essa avesse bisogno di un facile drenaggio, vi consigliamo i terreni sabbiosi e secchi. Se invece la pianta necessitasse di idratazione costante, scegliete i terricci morbidi, porosi e con alto contenuto d’argilla.


(foto da internet)

Un giorno prima del rinvaso, bagnate abbondantemente con acqua la vostra pianta: in questo modo terreno e radici si ammorbidiranno e sarà più facile intervenire. 
Per prima cosa bisogna distaccare il terreno dalle pareti del contenitore: aiutandovi con un coltello, tratteggiate l’intera circonferenza interna del vaso. Collocate in orizzontale la pianta e, tirando leggermente, estraetela dal vaso.
Inseritela al centro del nuovo contenitore con del terriccio aggiuntivo, fino a raggiungere la completa stabilità. Bagnatela abbondantemente con acqua e, aiutandovi con le mani, compattate la superficie superiore.

Buon lavoro!

mercoledì 22 novembre 2017

Viaggio in Italia

Il dipartimento d'italiano della EOI di Sagunt quest'anno organizza un viaggio in Italia, in campania, dal 16 al 20 marzo. Di seguito avete le informazioni del viaggio. E se non siete interessati al viaggio, potrete guardare i video dedicati ai luoghi che si visiteranno e perché no leggere alcuni libri consigliati. 






Buon divertimento!