Visualizzazione post con etichetta tv. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tv. Mostra tutti i post

lunedì 25 marzo 2019

Mario Marenco, in memoriam



(foto da internet)


Ci ha lasciato l'umorista, architetto e designer, Mario Marenco, per anni spalla di Renzo Arbore e di Gianni Boncompagni nella trasmissione radiofonica Alto Gradimento

Nato a Foggia nel 1933, Marenco si laureò in architettura nel 1957 all'Università di Napoli, ottenendo poi borse di ricerca a Stoccolma e Chicago. Nel 1960 aprì un atelier di architettura e design, lo Studio Degw con sede a Roma, collaborando con le più importanti case automobilistiche italiane per la realizzazione dei loro stand espositivi.
Marenco ha sempre interpretato personaggi ironici, irriverenti e fuori dalle convenzioni, ed è stato antesignano dei moderni comici. Dopo il debutto in tv con Cochi e Renato ed Enzo Jannaccinel programma Il buono e il cattivo, raggiunse il successo nel 1970, in radio, dove faceva da spalla a Renzo Arbore e Gianni Boncompagni nella mitica trasmissione Alto Gradimento.




(foto da internet)

Continuò la carriera artistica in tv, da Quelli della notte a Indietro Tutta, sempre ospite di Arbore al quale era legatissimo anche per motivi anagrafici, essendo entrambi originari di Foggia.
Mario Marenco diede voce e volto a personaggi indimenticabili, quali il ladro Pasquale Zambuto (ascolta>>), la Sgarambona, l'astronauta spagnolo Raimundo Navarro sulla navicella Paloma Secunda (ascolta>>), il dottor Anemo Carlone (ascolta>>), il professor Aristogitone (ascolta>>), Verzo (ascolta>>), e il poeta Marius Marenco suo doppio (ascolta>>), tra gli altri; insomma una vera e propria colonna sonora di coloro i quali sono nati tra gli anni '50 e '60. 
Fu anche l'inviato Mr Ramengo (vedi>>) della trasmissione Altra domenica; protagonista di programmi come Odeon, Sotto le stelle, e si fece conoscere dalle giovani generazioni grazie alle strampalate incursioni tra le ballerine di Indietro Tutta, dove interpretava il personaggio di Riccardino (vedi>>).



(foto da internet)


Fu anche attore per il cinema (Il Colonnello Buttiglione diventa generale, Von Buttiglione Sturmtruppenfuhrer, Il pap'occhio, I carabbinieri, Vigili e vigilesse, Sing - Il sogno di Brooklyn) e autore di libri umoristici editi da Rizzoli quali Lo scarafo nella brodazza, Dal nostro inviato speciale, Los putanados, Stupefax e Il cuaderno delle poesie.

Renzo Arbore ha affermato che "Marenco era un un caposcuola con le sue parodie e le invenzioni esilaranti, per quanto non riconosciuto come tale, e aveva una modestia disarmante''. 



(foto da internet)

Il suo umorismo, intriso di leggerezza surreale che allontanava alla greve realtà, emerse nella geniale trasmissione Alto Gradimento. I suoi personaggi erano una caricatura intelligente, e allo stesso tempo un po' scema, dell'establishment.  Nacquero così, nei microfoni della trasmissione, i primi tormentoni cult costruiti sulle frasi dei politici.
È difficile raccontare con esattezza chi è stato Mario Marenco, uscito fuori, quasi per incantesimo, in quel mondo irreale che si propagava dalla radio negli anni '70: un umorista unico, irripetibile, surreale, che da queste pagine ricordiamo con affetto con una sua famosa poesia: L'azienda (vedi>>)

lunedì 11 marzo 2019

Romanità in due valori


(foto da internet)

Secondo il dizionario, il termine romanità [derivato da romano], ha due valori: il primo, non comune,  è la qualità di romano, e cioè l’essere romano. Il secondo è l’insieme delle tradizioni che s’incentrano in Roma, in quanto considerata punto d’irraggiamento dei valori universalistici espressi dalla civiltà romana prima e dalla Chiesa di Roma poi.
L'essere romano (de Roma) è quel che ci interessa e nella fattispecie il sapere usare correttamente alcune espressioni che, via via, si sono diffuse anche al di fuori della capitale. È il caso di sti cazzi e me cojoni.
L’espressione  sti cazzi equivale all'italiano chi se ne frega. Invece, per esprimere sorpresa, in romanesco si usa l’espressione me cojoni!, con valore di mi prendi in giro, non ci credo.... 



(foto da internet)

Per chiarire il concetto ecco a voi una magistrale lezione sull'uso corretto delle due espressioni sopraccitate, tenuta dall'attore Marco Giallini (vedi>>), noto al grande pubblico per aver interpretato il commissario romano Rocco Schiavone in una serie televisiva italiana prodotta dal 2016 e trasmessa da Rai 2
La serie in questione  è tratta dalle opere letterarie dello scrittore Antonio Manzini incentrate sul personaggio immaginario di un poliziotto borderline dal carattere burbero, irascibile e insofferente alle regole. 



(foto da internet)

Rocco Schiavone, vice questore aggiunto della polizia, da tempo vedovo, viene trasferito da Roma ad Aosta per motivi disciplinari. Ritrovatosi catapultato in una realtà che mal sopporta, completamente diversa da quella in cui è sempre vissuto, porta comunque avanti il suo lavoro investigando sui crimini che sconvolgono il tranquillo capoluogo valdostano, ricorrendo sovente a metodi al limite della legalità. Presenza costante nella sua vita è il ricordo della moglie Marina, che sotto forma di allucinazione ne riempie la quotidianità.

lunedì 26 settembre 2016

Parole, parole (II)


(foto da internet)

Oggi, per la rubrica Parole, parole, abbiamo scelto il termine zuzzurellone e le sue varianti: zuzzerellonezuzzerullone. Il nome in questione, è voce toscana e indica un  giovanotto, o anche un adulto che, nonostante l’età, si comporta ancora come un bambino spensierato e amante solo del gioco e dello scherzo. Ha sempre valore scherzoso o spregiativo.
Esempio: E' uno zuzzurullone che giocherebbe volentieri tutto il giorno con i soldatini.
Zuzzurellone è un termine noto, ma poco usato, giacché ha vantato il merito di avere avuto la palma dell’ultimo lemma nei dizionari della lingua italiana. Ahimè, con l’ampliamento progressivo del lemmario, e con l’inserimento di parole nuove, forestierismi, tecnicismi, il termine zuzzurellone ha perso la posizione di chiusura, a vantaggio di alcuni nuovi ingressi.



(foto da internet)

E se zuzzurellone sembrava nata apposta per concludere i lemmi italiani del dizionario, già nel 1994, il quarto volume della prima edizione del Vocabolario della lingua italiana della Treccani faceva perdere il primato della maglia nera a zuzzurullone e soci, facendolo seguire da altre tre voci, quali: zwingliano, zygion e l’onomatopeico zzz. Nello Zingarelli 2008, le voci che seguono a zuzzurullone sono cinque. Il Grande Dizionario italiano dell’uso, diretto da Tullio De Mauro, che offre un lemmario più esteso dei dizionari monovolume, allinea ben 15 lemmi dopo zuzzurullone. Per ora, l’ultimo lemma-maglia nera è saldamente zzz: difficilmente verrà battuto...
Il lemma che presentiamo, dà anche nome a un gioco di parole per bambini denominato Abaco-zuzzurellone.



(foto da internet)


Regole: all'inizio del gioco si sceglie un giocatore, chiamato organizzatore, che deve pensare una parola della lingua italiana compresa, appunto, tra abaco e zuzzurellone.
A turno, gli altri giocatori devono cercare di indovinare la parola segreta, procedendo così: il primo giocatore dice una parola compresa tra i due estremi; al che l'organizzatore dovrà indicargli se la parola segreta è, nell'ordine alfabetico, precedente o successiva alla parola scelta; dopo di che sta al secondo giocatore scegliere una parola compresa fra i nuovi estremi, e così via fino a che la parola non viene indovinata.
Esempio: la parola segreta è sale.
Organizzatore: la parola è compresa tra Abaco e Zuzzurellone.
1º Giocatore: Mamma
Organizzatore: la parola è compresa tra Mamma e Zuzzurellone.
2° Giocatore: Terra
Organizzatore: la parola è compresa tra Mamma e Terra.
E così via... Il gioco prosegue fino a che uno dei giocatori non indovina la parola.
Il giocatore che indovina la parola vince la mano e diventa il nuovo organizzatore. Si può stabilire una variante che prevede la vittoria dell'organizzatore se la parola non viene indovinata entro un certo numero di tentativi.



(foto da internet)

Zuzzurellone è anche la qualità innata di uno dei gatti di Sheldon Cooper, il bizzarro fisico teorico di Big Bang Theory, il quale, dopo la rottura con la (quasi) fidanzata Amy, decide di adottare una colonia di gatti...

venerdì 16 settembre 2016

Il social cuoco


(foto da internet)


Si tiene in questi giorni a Roma la Social Media Week , che, fino al 16 settembre, riempirà Villa Borghese di incontri e di dialoghi. La Social Media Week è considerata tra i dieci eventi più innovativi e rivoluzionari al mondo e ha l’obiettivo di esplorare l’impatto sociale, culturale ed economico del web, del digital e dei social network.

Lo scopo della manifestazione è quello di aiutare le persone e le organizzazioni a connettersi attraverso la collaborazione e la condivisione di idee, esperienze, conoscenze ed informazioni; ogni anno la SMW coinvolge fisicamente nel mondo migliaia di persone in 26 città che rappresentano i 5 Continenti.
Approfondimenti, workshop, seminari e keynote di molte aree tematiche, hanno coinvolto, durante la settimana romana, importanti esperti italiani e internazionali che hanno parlato di feste, aperitivi show cooking, anteprime di film, presentazioni di prodotti ecc.).



(foto da internet)


A dare il la all'iniziativa è stato Alessandro Borghese, cuoco e conduttore televisivo che dei social è un vero e proprio patito, tanto da meritarsi il soprannome di social chef
Secondo Borghese la tecnologia è quanto più di utile possano avere a disposizione i cuochi per farsi conoscere. La cucina italiana, secondo lo chef, può espandersi ulteriormente e farsi notare grazie alle nuove tecnologie, le quali permetterebbero ai giovani cuochi, e a chi è alla ricerca di un lavoro, di sapere, in diretta, che cosa si cucina in giro: lo streaming, Twitter, Facebook o Instagram aiuterebbero, quindi, a far vedere cosa si propone fra i fornelli, a scambiarsi consigli e idee, a confrontare le tendenze, ecc. 
Alessandro Borghese, il social chef, ha un bel sito internet (www.alessandroborghese.com) che utilizza  per scambiarsi idee con altri cuochi, per  controllare i fornitori, per gli ordini, ecc. 


(foto da internet)

Il motto di Borghese è assai semplice: il lusso della semplicità. Il cuoco ha lavorato per anni sulle navi da crociera. È poi approdato in diverse città come Londra, New York, San Francisco e Parigi; per poi tornare in Italia. Borghese è saltato alla ribalta nel 2004, quando fu contattato per condurre un programma dedicato alla cucina sulla nascente piattaforma digitale Sky. Dopo varie esperienze televisive presentò, su Real Time, il programma Fuori menù, nel quale due coppie di concorrenti si sfidavano ai fornelli di una cucina professionale, al fine di presentare un menù completo a 20 commensali i quali avevano il compito di dare un prezzo alla cena. 
Nel 2010 presentò su LA7 il programma Cuochi e fiamme, una gara culinaria tra due concorrenti. Dal marzo 2015 conduce su Sky 4 Ristoranti, un programma televisivo, in cui quattro ristoratori di una stessa area geografica competono in un'appassionante sfida al fine di dimostrare la superiorità della propria attività.



(foto da internet)

Ogni ristoratore invita a cena gli altri tre che, accompagnati da Borghese, commentano e votano il locale, il menù, il servizio e il conto, senza risparmiare pungenti critiche nei confronti degli avversari.

In ogni episodio Borghese studia ed esamina la ristorazione dell'area geografica scelta alla ricerca di un elemento tipico, una caratteristica particolare o un'inconsueta curiosità per individuare la categoria in gara: ad esempio, il miglior ristorante post-etnico a Milano, il miglior ristorante a conduzione familiare della Puglia, oppure la migliore pizza napoletana, ecc.
Buon appetito (on line)!




lunedì 2 maggio 2016

Un Caravaggio diverso

-->



 (foto da internet)

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nacque a Milano nel 1571. Nella città lombarda, si formò presso la bottega del pittore Simone Peterzano.
A vent'anni si trasferì a Roma, e cominciò a inventare un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.
Caravaggio rivelò la sua predilezione per soggetti popolareschi così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura, ma rappresentandola così com'è.
La luce fu l'elemento caratterizzante della sua intera opera. Condusse una vita sregolata e fu costretto a fuggire da Roma dopo aver ucciso un uomo durante una rissa.
Trovò rifugio a Siracusa e posteriormente a Napoli dove venne ferito gravemente.
Nel 1610, sulla spiaggia di Port'Ercole, in Toscana, dove era in attesa di rientrare a Roma per ricevere la grazia, venne arrestato e incarcerato. Due giorni dopo morì, a soli 38 anni.




(foto da internet)
In questi giorni, nell’ultima puntata di Italia’s Got Talent, un programma in onda tutti i mercoledì alle 21.15 su TV8, in cui dei giudici seduti ad un bancone valutano dei concorrenti che si esibiscono sul palco mostrando loro il proprio talento in una qualsiasi disciplina, siano essi cantanti, ballerini, illusionisti, acrobati, addestratori di animali, strumentisti, ventriloqui, imitatori e altro ancora, un concorrente ha voluto rendere omaggio ai capolavori del Caravaggio, riproducendo la Crocifissione di San Pietro, la Vocazione di San Matteo e la Morte della Vergine con i corpi immobili dei suoi compaesani, gli abitanti di Avigliano in Basilicata. Impressionati dalla particolarità dell’esibizione, i giudici hanno emesso parere positivo (vedi>>).





(foto da internet)
La Crocifissione di san Pietro è un olio su tela (230 x 175 cm). L'opera fu realizzata tra il 1600 ed il 1601, ed è nella Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma. Nella tela, di carattere volutamente antieroico e antiaulico, la luce investe la croce e il santo, entrambi simbolo della fondazione e della costruzione della Chiesa, attraverso il martirio del suo fondadore. La luce investe i carnefici, qui raffigurati non come aguzzini che agiscono in maniera brutalmente gratuita, ma come uomini semplici, costretti ad un lavoro faticoso.



(foto da internet)
 
Nella Vocazione di San Matteo, Caravaggio raffigura il momento in cui Gesù, accompagnato da San Pietro, invita Matteo a lasciare il suo lavoro di agente delle tasse e a seguirlo per diventare uno dei suoi Apostoli.
Matteo è seduto al lungo tavolo di una stanza spoglia. Il tavolo ha la funzione di banco dei debiti, la parete scalcinata è interrotta da una finestra con i vetri impolverati, che non rischiara l’interno.
E’ invece un raggio di luce che proviene da destra, tagliando in diagonale la scena, che illumina la stanza.
La luce assume un valore simbolico poiché è la grazia divina che irrompe nella vita quotidiana, portando la salvezza.
A destra, Caravaggio, dipinge Gesù in parte coperto da Pietro.
San Matteo risponde alla chiamata indicando se stesso.





(foto da internet)
Il dipinto la Morte della Vergine, fu realizzato dal Caravaggio tra il 1605 ed il 1606, e venne rifiutato dai religiosi che lo avevano commissionato, i Carmelitati di Santa Maria della Scala a Roma, in quanto considerato indecoroso e sconveniente. Il quadro scandalizzò in quanto ritraeva la Madonna gonfia e con le gambe scoperte. 
Il dipinto, dopo essere stato rifiutato dai committenti, fu messo in vendita e venne acquistato, dal duca di Mantova.
Tutti i personaggi del dipinto sono rappresentati nella parte bassa della tela, mentre in alto è dipinto unicamente un ampio drappo rosso scarlatto, molto chiaroscurato, che contribuisce a conferire tragicità alla scena.
Un piccolo gruppo di personaggi è ritratto nell’atto di vegliare il corpo della Vergine, steso su un catafalco. Maria, con indosso un abito rosso, ha una posa naturale, con una mano sul grembo e con il braccio sinistro steso su un cuscino. Del suo corpo, gonfio e livido, s’intravedono anche i piedi nudi.
Caravaggio volle dipingere il corpo di Maria, come una vera donna, da poco deceduta. La scena ritrae l'umano dolore, non celato ed immediatamente comprensibile anche agli spettatori più umili.
Nella Morte della Vergine la luce, che scende obliquamente dall’alto, si posa dapprima sulle teste calve degli apostoli piangenti, per poi distendersi sulla figura di Maria e sulla Maddalena china davanti a lei.
Ad eccezione del drappo scarlatto, l’unico oggetto rappresentato nella composizione, significativamente povera e spoglia, è un catino di rame collocato ai piedi degli apostoli e contenente la soluzione d’aceto necessaria al lavaggio del cadavere.
Una maniera diversa, e originale, per conoscere il grande pittore milanese.


venerdì 18 dicembre 2015

Il nonno? Sta bene grazie...




 (foto da internet)

Spopola sul web un video dell'Edeka (vedi>>),  una catena di supermercati tedesca, che ha puntato su una emozionante storia di Natale: un anziano signore, lasciato solo da figli e nipoti per le feste, si finge morto per riunire la sua famiglia. Il gruppo di videomaker Casa Surace ha parodiato lo spot della ditta tedesca, impostandolo su tutt'altro tono: il nonno di Casa Surace troverà un modo assai efficace per convincere i suoi parenti a raggiungerlo.






Come? Semplice: con una parmigiana di melanzane! Il messaggio dell'anziano signore ai suoi familiari è chiaro: "Se non venite tutti, butto via la parmigiana!", e allora i suoi cari decidono di riunirsi per evitare lo scempio.
Ma che cos'è la parmigiana di melanzane? Il termine parmigiana può trarre in inganno, dato che il noto piatto non ha niente a che vedere con la città di Parma.
Le teorie sulle origini della parmigiana sono fondamentalmente due: a) l'origine napoletana: la prima ricetta riconducibile a quella che noi oggi conosciamo come parmigiana si trova, infatti, nel celebre trattato Il Cuoco Galante di Vincenzo Corrado, che, tra il XVIII e il XIX secolo, prestò servizio nelle più prestigiose casate napoletane. 


 (foto da internet)

b) l'origine siciliana:  il termine parmigiana, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola siciliana parmiciana, con cui sono chiamate le liste di legno che compongono una finestra persiana, forma richiamata dalla disposizione a strati sovrapposti delle fette di melanzana fritte. 
La teoria che affermerebbe la paternità della ricetta alla Sicilia orientale trae forza anche dal fatto che in questa parte d'Italia il piatto viene chiamato parmigiana di melanzane, e non melanzane alla parmigiana come in Emilia, quindi il sostantivo principale è parmigiana, e di melanzane ne è la specificazione. 
Il nome di questo piatto potrebbe derivare dall'arabo al-badingian: un piatto molto simile alla parmigiana. Ad avvalorare tale ipotesi il termine siciliano del tipo di melanzana con cui si fa la pietanza: la petronciana
Comunque sia, ecco a voi la ricetta della (vera) parmigiana di melanzane (vedi>>).
Buon appetito!

venerdì 20 novembre 2015

venerdì 28 novembre 2014

Di capre e cognomi





(foto da internet)

Capra, secondo il dizionario della Treccani, è il ruminante appartenente alla famiglia bovidi, sottofamiglia caprini, il cui addomesticamento risale al periodo preistorico. 
Nell’uso comune il nome è riferito in particolare alla capra domestica, mentre in zoologia esso indica un genere di cui fanno parte, oltre alla capra domestica e selvatica, anche il turo e lo stambecco. 
Le capre domestiche hanno corpo più o meno tozzo, arti forti, asciutti, coda corta, due appendici cutanee (pendenti o tettole) ai lati del collo, corna ricurve, ravvicinate alla base, mento spesso provvisto di barba, pelame bianco o pezzato di varia lunghezza; sono animali agili, curiosi, paurosi, ma all’occasione anche molto combattivi; forniscono latte per il consumo diretto e per la fabbricazione di formaggi e del burro; la carne è ricercata, soprattutto quella dei capretti. Le capre selvatiche abitano la montagna fino al limite delle nevi perenni, hanno sensi acuti e sono molto agili nell’arrampicarsi.



(foto da internet)

E anche, in senso figurato sta per la persona ignorante, ostinatamente chiusa nella propria ignoranza: ho perso la speranza di far capire qualcosa a quella capra di mio nipote; a scuola è sempre stata una capra!
Il cognome Capra, in Italia, si trova soprattutto nelle province di Milano, Roma e Brescia
Orbene, la signora Gabriella Capra,  con il supporto di un’associazione di consumatori, si è decisa a portare in tribunale la società produttrice del celeberrimo cartone animato Peppa Pig. La signora chiede alla Astley, la produttrice del cartoon un indennizzo di 100 mila euro da devolvere in beneficienza.


(foto da internet)

Il motivo? Un problema di omonimia. La signora, infatti, impiegata in una ditta privata, ha lo stesso nome scelto dalla produzione anglosassone per un nuovo personaggio del cartone. 
In una delle puntate, la famiglia dei Pig si reca in vacanza in Italia dove conosce la famiglia dei Capra, in particolare la signora Gabriella Capra, nipote del signor Capra, un rustico cuoco di paese (vedi>>).
Proprio per questo motivo, e dall’uscita della puntata in questione, la vera signora Capra (Gabriella) è fatta oggetto di scherno da amici e colleghi.
Da qui la decisione di far causa civile per tutelare il suo nome in sede civile.
Il ricavato, se il tribunale le darà ragione, sarà interamente devoluto in favore di associazioni che si occupano di bambini abbandonati.
Ma proprio non si possono salvare capra e cavoli?






mercoledì 5 novembre 2014

Notizie dalla televisione italiana: i 50 anni di un'attrice comica

(foto da internet)

Irriverente ma composta, capace di coniugare sberleffo e anche riflessione, abile nel mescolare il gusto del paradosso alla satira sulla realtà, pronta ad arringare addirittura il Papa e a sorridere di debolezze e incongruenze, mettendocela sempre tutta per dimostrare che anche una donna può divertire usando i doppi sensi: tutto questo è Luciana Littizzetto, che la settimana scorsa ha compiuto 50 anni ed è in un momento di grazia assoluta. Scrittrice, attrice, presentatrice e chi più ne ha più ne metta. 



 Dalla scrivania di “Che tempo che fa”, «Lucianina» (come la chiama Fabio Fazio) ha abituato il pubblico, di questa strana Italia, alle invettive senza censure, parolacce comprese, contro i politici e le mode, puntando lo sguardo a tratti feroce sulla contemporaneità, tra una notizia «balenga» (scema), un appello a Papa “Frankie Hi-Energy” un monito a «Napisan» Napolitano . Lo spunto sono i fatti di cronaca, anche spicciola, per fustigare costumi e malcostumi, senza disdegnare la passione civile con cui ha portato temi “forti”, come la violenza sulle donne, anche sul palco di Sanremo.


(foto da internet)

La Littizzetto è anche la scrittrice comica più letta in Italia. Nel suo nuovo libro "Incredibile Urka", in uscita il 18 novembre per Mondadori, Luciana Littizzetto è una supereroina che, come tutte le persone normali, a un certo punto “sbrocca” e diventa verde dalla rabbia. A colpi di ironia, con i superpoteri trasforma l’incazzatura generale in una grande, liberatoria, risata.

lunedì 3 novembre 2014

The Jackal



(foto da internet)


The Jackal, così, in inglese, è un fenomeno,  made in Napoli, che sta spopolando sul web in Italia.
Ciro Priello e Fabio Balsamo sono i fondatori del gruppo:  nella città partenopea hanno formato un collettivo di videomaker, una società di produzione e un’agenzia commerciale. 
Si definiscono come un gruppo di vecchi compagni di scuola che ha sempre e solo voluto fare cinema. 
Nella loro avventura hanno anche coinvolto Roberto Saviano, il quale, accanto a Priello e Balsamo, interpreta il terzo episodio della serie dei The Jackal, intitolato  Gli effetti di Gomorra sulla gente (vedi>>). 
Il gruppo ha raggiunto la notorietà grazie a YouTube e, da alcune settimane, sta avendo un grande successo a causa, appunto, della parodia della serie tv Gomorra tratta dal libro di Saviano.


(foto da internet)

The Jackal ha raggiunto, infatti, in questi giorni, più di cinque milioni di visualizzazioni.  
Il risultato è un piccolo fenomeno di costume: battute quali Stà senza pensier (non preoccuparti) o Dù frittur (due fritture), ricorrenti nella serie, stanno entrando nel nostro immaginario collettivo. 
La pagina Facebook del gruppo ha superato i 300mila iscritti; The Jackal ha vinto il Premio Speciale al Roma Web Fest e quello come Miglior webseries al Gran Galà Cinema Fiction



(foto da internet)

Fin qui la loro produzione è stata abbastanza eclettica: dalla fantascienza all’action-movie americano.
C’è la parodia di Ritorno al Futuro, con la Panda che viaggia nel tempo; e poi The Washer, in cui un lavavetri ha capacità che ricordano Matrix. Ci sono le indagini mistiche di Don Matteo rilette in Don Matteo Begins.
E poi ancora una serie di sketch molto divertenti, su temi diversi: dall'Iphone 6 alle mamme invadenti, dalle fidanzate tifose ai calzini bucati.
Buon divertimento!