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lunedì 9 marzo 2020

Corone


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(foto da internet)


Ho visto, per caso, una donna africana che aveva sulla testa una bacinella azzurra. In perfetto equilibrio, senza scomporsi, camminava portando un peso sul capo. La donna era alta, più alta di me e non sono riuscito a vedere che cosa vi avesse riposto. Teneva per mano, con la destra, un bambino piccolo, di sei o sette anni. Indossava un vestito giallo ocra e marrone che le arrivava sino alle caviglie.
Mi sono ricordato delle donne del mio paese quando, molti anni fa, anch'esse portavano dei pesi considerevoli in equilibrio sul capo o con l'aiuto di una sola mano. Andavano o tornavano da un lavatoio municipale, quando in casa non c'erano ancora le lavatrici. Lavavano i panni a mano, nell'acqua gelida,  a volte col sapone fatto in casa.
Per portare conche e bacinelle, utilizzavano un panno avvolto il cui nome ho scoperto solo oggi. È stata una specie di rivelazione, di epifania. 


(foto da internet)


Ho sempre saputo il suo nome in dialetto. Ci sono parole che si sono depositate nella nostra memoria solo ed esclusivamente in una determinata lingua, in uno spazio privato che appartiene a ciascun individuo e ad un lessico familiare. Il panno avvolto che la donna africana portava ha fatto da madeleine, e da capo della matassa, in cui avvolgere i miei ricordi. 
Nel termine dialettale, immediato, nitido, presente vi è l'identità di un gruppo di persone, il suo significato, la memoria profonda, il codice utile.
Attraverso lo spagnolo ho ricostruito il nome in italiano del panno avvolto sulla testa della donna africana, ho ricostruito  un'umile corona che le donne del mondo portano, e hanno portato, sulla testa.
In italiano si dice cercine proviene dal latino cĭrcĭnus, «compasso, cerchio», derivato di cĭrcus «circonferenza», ed è, appunto, il panno ravvolto in forma di cerchio che si mette sul capo per sostenere pesi.  
Nel dialetto del mio paese si dice coròjja, dal latino corolla«ghirlanda, piccola corona», con approssimante palatale [jj]. 
Chissà come si dirà nelle lingue africane?


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venerdì 7 febbraio 2020

Non è che c'hai la bamba?





(foto da internet)

Ormai sono virali i video di Matteo Salvini che citofona e chiede: "Sei uno spacciatore?Lʼepisodio, ripreso durante una sua visita al Pilastro, un quartiere periferico di Bologna, ha visto il leader della Lega impegnato al citofono di un cittadino tunisino, chiedendo a chi rispondeva se si trattasse di uno spacciatore. 
Il gesto del politico italiano ha ispirato numerose parodie, tra cui quella del gruppo Rimbamband, un quintetto comico barese, che è davvero esilarante. 
La parodia si basa sulla celeberrima canzone La Bamba (ascolta>>) nota soprattutto grazie alla versione di Ritchie Valens.




(foto da internet)

La Bamba è nata come brano popolare messicano, in particolare dello stato di Veracruz, dove in passato veniva eseguito durante i matrimoni. Nella canzone vengono usati un violino, una chitarra, un'arpa e delle jaranas, un tipico strumento di Veracruz.
La canzone tradizionale ispirò Ritchie Valens a farne una versione rock and roll negli anni '50. 



(foto da internet)


La parodia, interpretata dal gruppo barese, ha come bersaglio un ignaro cittadino del Trentino Alto Adige. dove il gruppo si trova per alcuni spettacoli, e naturalmente viene cantata al citofono di rigore.... Il video è diventato virale: su Facebook ha oltre 15mila like, 26mila condivisioni e più di 2mila commenti.




Il testo della canzone-parodia, interpretata dai Rimbamband, gioca sulla parola Bamba, che, in una voce di origine gergale, significa cocaina.
Buon divertimento!

venerdì 8 novembre 2019

A-5491 e 75190






(foto da internet)

È mancato a Roma, all'età di 91 anni, Alberto Sed un sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Auschwitz-BirkenauIl 16 ottobre del 1943, appena quattordicenne, vide le camionette dei nazisti arrivare all'alba nel Ghetto di Roma; venne catturato, con sua madre e le  due sorelle, e fu portato per un breve periodo a Fossoli, per poi essere condotto a Birkenau: lì gli venne tatuato il numero A-5491.

Superstite della barbarie nazista, raccontò, sempre con il sorriso sulle labbra, l'inferno vissuto per far sì che l'orrore  non venisse mai dimenticato e per renderci persone migliori. 
Perse nel campo di concentramento la madre e due sorelle (una fu sbranata dai cani delle SS). Per cinquant'anni Alberto Sed tacque sull'orrore vissuto, persino con la moglie e con i figli, poi, all'improvviso, si sbloccò ed iniziò a raccontare la sua storia, prima in un libro scritto da Roberto Riccardi, intitolato Sono stato un numero, e successivamente in centinaia di incontri con scuole, giovani, detenuti e gente comune.


(foto da internet)

Sed raccontava che non era mai riuscito a prendere in braccio un neonato, nemmeno i suoi figli, perché ad Auschwitz i nazisti obbligavano i prigionieri a tirare in aria i bambini di pochi mesi e si divertivano a ucciderli, come nel tiro a piattello. Alberto Sed non riuscì mai a entrare in una piscina, perché aveva visto un prete ortodosso massacrato e annegato dai carnefici. I suoi racconti rimarranno per sempre nelle coscienze di chi ha voluto ascoltarlo.
In questi giorni in cui è scomparso Alberto Sed, un fatto, a dir poco sconcertante, ha avuto come protagonista la senatrice a vita Liliana Segre, anch'ella sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti.





(foto da internet)

Nata a Milano in una famiglia ebraica di forti tradizioni laiche, visse il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali venne espulsa dalla scuola che frequentava. Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso degli amici, utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e a due cugini, a fuggire a Lugano, in Svizzera: i quattro furono respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, Liliana Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.
Il 30 gennaio 1944 venne deportata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Fu separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il 27 aprile del 1944.




(foto da internet)

Nel maggio del 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo (Como) e dopo qualche settimana vennero deportati ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo, il 30 giugno 1944.
Liliana Segre ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.
Venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana Segre fu tra i 25 sopravvissuti.
Impegnata sul fronte della cultura e della formazione, ha fatto della lotta contro ogni forma di odio e razzismo la sua bandiera.
Il 31 ottobre scorso le agenzie d’informazione titolarono così una notizia recente: Senato approva mozione Segre con 151 sì e 98 astenuti.




(foto da internet)

Si trattava dell’istituzione di una Commissione contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo che porta il nome della senatrice a vita. Il Centro-Destra si astiene in blocco e non tributa l’applauso alla senatrice presente in aula. Restano, vergognosamente seduti immobili ai loro banchi. È solo Mara Carfagna a condannare la scelta di astenersi del suo gruppo.
Lega e Fratelli d’Italia giustificano la loro scelta in modi ridicoli. Giorgia Meloni pare abbia chiamato la senatrice Segre dicendole che l’astensione era in difesa della famiglia. La Segre risponde per le rime in un’intervista per La Repubblica:
"Mi ha telefonato l’altra sera [Giorgia Meloni]: Sa, ci siamo astenuti perché noi difendiamo la famiglia. Le ho risposto [Liliana Segre]: Cara signora, io difendo così tanto la mia famiglia che sono stata sposata per sessant’anni con lo stesso uomo. Qualcuno mi dovrà spiegare cosa c’entri tutto questo con la Commissione contro l’odio."
E raddoppia la dose: in risposta all’astensione su motivazioni inconsistenti e pretestuose dell’intero Centro-Destra italiano al Senato, pubblica una pagina del suo diario, per raccontare una delle tante vicende vissute ad Auschwitz: il suo incontro con un’altra anima sfortunata:
"E fu fantastico poterci scambiare dolci brevissime frasi: Patria mea pulchra est (La mia patria è bella), Familia mea dulcis est (La mia famiglia è dolce), Cor meum et anima mea tristes sunt (Il mio cuore e la mia anima sono tristi). Fu molto importante quel momento e anche se non ho mai saputo il nome di quella ragazza con lei ho vissuto un’altissima affinità spirituale e la massima condivisione in una condizione umana bestiale. Grazie amica ignota, spero che tu sia tornata a raccontare di quel giorno di marzo 1944 nella 'Sauna' di Birkenau".


(foto da internet)


Giorgia Meloni interviene con un’altra dichiarazione, politicamente significativa: “la rispetto (la Segre) ma la sua commissione è censura (...) Invito a votare un documento condiviso di lotta all’antisemitismo che lasci perdere le parole d’odio".
Ma dietro al termine ombrello libertà d’espressione si è davvero liberi d’insultare, di massacrare l’altro con ingiurie e vessazioni? Si può aggredire verbalmente persone di colore, omosessuali, ebrei o musulmani? No, non si può, perché non si esercita più un diritto, ma si commette un atto d’odio, un crimine di stampo razzista, sessuale, omofobo e/o religioso.
Alberto Belli Paci, figlio primogenito di Liliana Segre, dopo l’approvazione della proposta della senatrice a vita di istituire una Commissione contro odio, razzismo e antisemitismo, ha scritto una lettera al direttore del Corriere della Sera.
Il testo è il seguente:
"Caro direttore, sono allibito da quello che leggo in questi giorni, dalle dichiarazioni dei politici, da questo travisare intenzionalmente concetti come censura, libertà di opinione, difesa della famiglia, antisemitismo, in bocca a chi vorrebbe chiuderci dentro in una Italia sempre più isolata, lontana dai valori liberali nei quali siamo cresciuti e nei quali mi riconosco profondamente. Dove gli uni scrutano con sospetto gli altri, dove ognuno si tiene stretto il proprio tornaconto, la bandiera di partito, la propaganda, le dichiarazioni roboanti. 
A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre
Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro. 
Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia".
Sul blog satirico Spinoza.it -un blog serissimo- per dirla con gli autori, appare un semplice, esemplare, commento:
"In un mondo ideale Giorgia Meloni telefonerebbe a Liliana Segre per proporle di passare a Vodafone".
Amen.

p.s. Liliana Segre, a 89 anni, è finita sotto scorta a causa dei continui attacchi degli odiatori del web. Ma “finché mi reggono le forze”, ripete nella sua pacata lucidità la Segre,  porterà la sua parola per ricordare: perché la memoria è la nostra ricchezza e la nostra difesa.







venerdì 17 maggio 2019

Celo, manca


(foto da internet)



Ebbene sì, siamo tuttora un po' nostalgici del celo, celo, manca che segnò l'infanzia di molti di noi, incollati (letteralmente) all'album dei calciatori italiani della celebre casa di figurine Panini. Non ci aspettavamo, però, che a sostituire i giocatori in mutande (per dirla alla Brera) ci fossero proprio loro: i politici!
È vero che le elezioni amministrative sono una prova di forza importante, un rito che si consuma quasi sempre uguale a sé stesso, che coinvolge migliaia di persone, intere famiglie, condomini, quartieri, paesi, e che, in mezzo a questa folla di persone, ci sono -udite, udite- i collezionisti di santini, i cultori delle elezioni. Tutto per loro c'è l’album per collezionare i santini elettorali!
Ideato due anni or sono per le elezioni comunali di Martina Franca, e poi diffuso sul territorio nazionale durante le ultime elezioni politiche, l’album Santini si può scaricare gratuitamente dal sito albumsantini.it e chiunque può stamparsene una copia per tenere traccia della raccolta dei santini elettorali per queste elezioni comunali 2019.
Massimiliano Martucci è tra gli ideatori dell’album Santini, anche se l’idea dell’album sarebbe nata, in realtà, grazie al suo barbiere, il quale collezionava, dal lontano 1987, i santini delle elezioni amministrative della città su grandi quaderni a quadretti, di quelli che si usavano a scuola.




(foto da internet)


Martucci ha pensato di aiutarlo nell'impresa, realizzando un album dove poter raccogliere i santini elettorali. Poche copie che sono andate a ruba, perché in realtà in giro ci sono molti collezionisti, che, silenziosamente, collezionano i santini, spesso se li scambiano, come fossero figurine dei calciatori (celo, manca...). L’album è un modo per omaggiare la pazienza di coloro che raccolgono i santini, custodiscono la memoria politica locale e di fatto impediscono che tutta quella carta vada a finire nella spazzatura.
Secondo Martucci l’album è uno strumento per favorire la partecipazione politica, la memoria e la democrazia locale. La scelta di non stamparlo è determinata dalla volontà di non impattare sull’ambiente: chiunque voglia può usare il file liberamente scaricabile e stamparselo ovunque voglia. 
E allora, in questa tornata elettorale, perché non collezionare i santini dei candidati più simpatici e divertenti? Si potrebbe iniziare da Maria (detta Lucia) Rollo, candidata alle amministrative a Lecce con la lista Sinistra Comune, la quale gioca sul doppio senso del suo nome e cognome. En passant, dà una stoccatina anche al ministro dell’Interno Matteo Salvini che si è di recente scagliato contro i negozi di cannabis legale. Io voto Maria (uno dei tanti modi di denominare la marijuana in Italiano) Rollo (dal verbo rollare>>) è davvero un ottimo slogan, specialmente se scritto su un pacchetto di carta per le sigarette da rollare!






(foto da internet)

O ancora Carlo Goldoni, candidato della Lega, che sceglie di giocare anch'egli con i doppi sensi: il suo cognome, infatti, è uguale al termine gergale con cui in alcune regioni del Nord sono chiamati i preservativi... e allora Goldoni per tutti!
E poi c'è Dante Cattaneo che ironizza sul suo nome e si presenta sul santino con un copricapo alla Dante Alighieri e annuncia che Questa Europa è un Inferno, diventi un Paradiso!
Si continua con Lucia Zippo, candidata alle amministrative di Novi Ligure, con il Movimento Cinque Stelle, che ha pubblicato un santino in cui appare l'omonimo accendino zippo
Poi ci sono i poeti: leghista fa rima con dentista. Claudio Giordanengo, 62 anni, dentista, candidato a Saluzzo con la Lega a sostegno della sindaca Alessandra Piano, promette a chi lo voterà visite odontoiatriche gratuite. 





(foto da internet)

Per finire, ecco l'idea di Giorgio Pala, candidato alle amministrative di Lecce con la lista Lecce Città Del Mondo, appoggiata da Fratelli d’Italia, con un santino in cui appare con una bella pala (omonima) rossa in mano per seppellire la cattiva politica. 
Nel frattempo, c'è anche chi ha lanciato un evento presenziale, ad Imperia, in Liguria, chiamato “CeloManca”,  per lo scambio di “santini” stampati dai candidati per le prossime elezioni comunali. In pochi giorni, sono stati numerosi quelli che hanno iniziato a commentare e a partecipare, su Facebook, a questo simpatico gioco come fosse la raccolta delle figurine di quando eravamo ragazzini. 

Le regole per partecipare all'evento, tutte impostate sul bon ton,  sono chiare: 
a) Si sorride sempre, non si fa polemica, non si litiga e non si fanno risse.  

b) Si entra, si saluta, si guardano le bacheche, si mangia e beve qualcosa e si esce fuori per far entrare gli altri, se c’è troppa gente. 





(foto da internet)

c) Ci sarà un tavolino su cui verranno appoggiati dei santini in ordine sparso, senza differenze tra partiti o sindaci. I partecipanti all'evento potranno prendere quello che vogliono e, se vogliono, potranno lasciarne altri, possibilmente mettendoli in ordine. 

d) Ci sarà una poltrona bianca su cui i vari candidati potranno farsi fotografare dentro una cornice così da rimanere per sempre impressi nell’evento.
e)  Chi lo desidera potrà farsi fotografare con i candidati presenti.
Meditate, gente, meditate.


p.s. cari chiodini vicini e lontani, siamo giunti alla fine dell'anno scolastico. Il nostro blog chiude per le vacanze estive. Torneremo on line, come sempre, a settembre. 
Buone vacanze!
















































lunedì 26 marzo 2018

La giornata del cugino (argentino)




(foto da internet)

Durante la fiera Borsa Mediterranea del Turismo (BMT) che si è tenuta di recente a Napoli, il ministro del Turismo argentino, Gustavo Santos, ha lanciato una campagna di promozione turistica che istituisce il 23 marzo come il “Día del primo argentino” (La giornata del cugino argentino): un invito agli italiani a far visita ai loro familiari residenti in Argentina (vedi>>).  La compagnia di bandiera, Aerolíneas Argentinas, offrirà dal 26 al 31 marzo, nuove tariffe a partire da 764 euro per i voli diretti fra Roma e Buenos Aires, e altre connessioni per 37 destinazioni nazionali e del Sudamerica.
Oggigiorno i nomi di FangioSivoriManuel BelgranoAstor PiazzollaJorge Mario Bergoglio,  dello scultore Marino di Teana, dei pittori Antonio Berni Lucio Fontana, dello scrittore Ernesto Sabato, fanno parte della nostra memoria collettiva. Noi non abbiamo -almeno che si sappia ufficialmente- cugini in Argentina, ma vorremmo celebrare, a modo nostro, questa giornata.
Diceva Octavio Paz che gli argentini sono italiani che parlano spagnolo e si credono inglesi. Può darsi; ma i dialetti italiani, parlati dagli immigrati, diedero al lunfardo, un argot parlato fondamentalmente a Buenos Aires, termini quali biaba: paliza; facha: rostro (da faccia); fiaca: desgana, pereza (da fiacca); laburo: trabajo (da lavoro); matina: mañana (da mattina), ecc.




(foto da internet)

L’Argentina fu per gli italiani la terra promessa: solo dal 1886 al 1889 vi sbarcarono circa 350mila migranti, la maggior parte dei quali proveniva dall’Italia settentrionale. 
Nel libro Sull’oceano, pubblicato nel 1889, lo scrittore Edmondo De Amicis, raffigurava assai bene i motivi per i quali si lasciava l'Italia: mi emigro per magnar (emigro per poter mangiare), dice, infatti, un migrante a bordo di una nave per l'Argentina. Tra il 1876 e il 1900 l'emigrazione italiana in Argentina interessò prevalentemente l'Italia settentrionale, con tre regioni che fornirono da sole più del 47% dell'intero contingente migratorio: il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia ed il Piemonte. Nei due decenni successivi il primato migratorio passò all'Italia meridionale, con quasi 3 milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, e quasi 9 milioni da tutta l'Italia.






(foto da internet)



La cosiddetta grande emigrazione, che avvenne tra la fine del XIX secolo e gli anni '30 del XX secolo, fu dovuta all'estrema povertà della popolazione italiana e alla mancanza di terre da lavorare, specialmente nell'Italia meridionale. Un'altra decisiva causa che si aggiunse a quelle sopraccitate fu la sovrappopolazione, soprattutto nel sud, che portò a una forte crescita demografica che spinse le nuove generazioni, tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, ad emigrare all'estero, soprattutto nelle Americhe.  
Per quel che riguarda l'Argentina, secondo le statistiche, gli italiani nati in Italia, sono poco più di un milione, ma calcolando anche i discendenti fino alla terza generazione, cioè coloro i quali hanno diritto alla cittadinanza italiana (mediante il cosiddetto ius sanguinis), si raggiungono i 5-6 milioni.






(foto da internet)


L’immigrazione rappresentò in Argentina un fenomeno prettamente urbano. Il primo censimento nazionale del 1869 registrava che il 59% di tutti gli italiani residenti viveva nella città di Buenos Aires e il 3% del totale viveva nella città di Rosario

L’immigrazione di massa in Argentina venne creata da spazi legislativi ben chiari: la Costituzione argentina del 1853 sancì la libertà d’immigrazione e la legge di Immigrazione e Colonizzazione del 1876 concedeva molte facilitazioni agli immigranti (alloggio gratuito per cinque giorni, biglietto gratuito in treno per l’interno, ufficio di collocamento, promesse di concedere terra pubblica con effetti, nella pratica, limitati).





(foto da internet)

Parimenti, la difficoltà a integrarsi dei migranti fu notevole: la difesa fuorviante della propria identità, l’idea di considerarsi ospiti a tempo determinato, le reti sociali ristrette e familiari generarono un'integrazione limitata. In questo contesto, il governo promulgò, nel 1902, una legge anticostituzionale che permetteva di espellere qualsiasi straniero ritenuto pericoloso senza un intervento giudiziario, soltanto attraverso una decisione unilaterale del ministero dell’interno. Molti italiani furono colpiti dal provvedimento, alcuni collegati ai movimenti sindacalisti e anarchici.



(foto da internet)


In Parlamento si discusse addirittura un accordo speciale con l’Italia per attirare nuovi immigrati: stabiliva le seguenti preferenze: piemontesi prima, italiani del nord dopo, meridionali, alla fine... Questa tendenza attecchì nella classe dirigente argentina: nel 1947, il governo di Perón spedì una delegazione in Italia per attirare immigrati, consigliando che il reclutamento dovesse tenersi solo a Nord di Roma... 
Ciononostante, l'eterogenea società argentina riuscì a trovare un modello di Paese in cui potettero coesistere insieme, senza perdere la loro identità, in un pluralismo sociale tollerante, varie culture ben definite.



(foto da internet)

Un fattore d'integrazione furono anche le grandi istituzioni sportive create da italiani: ad esempio, i due maggiori club di calcio, il Boca Juniors e il River Plate, trovarono un pubblico di tutte le nazionalità.
Nel mondo della politica, l’apporto italiano alla nascita dei primi sindacati e alla diffusione di anarchismo, socialismo e comunismo fu decisivo. Gli italiani contribuirono, in modo determinante, allo sviluppo di sé e dei paesi nei quali si recarono; furono una classe subalterna che subì repressioni e ostracismi, miserie e aggressioni, anche se, di quella migrazione, sembra sussistere scarsa memoria. 





(foto da internet)




Per celebrare la giornata abbiamo scelto due canzoni: Italiani d'Argentina (ascolta>>), di Ivano Fossati, e Argentina (ascolta>>) di Francesco Guccini.
p.s.  dedichiamo questo post a chi ci legge da lontano, alla memoria di una giovane coppia (anch'essi italiani di Argentina), che abbiamo assunto a simbolo dell'orrore della dittatura: Laura Noemi Creatore e Norberto Sant'Angelo, desaparecidos a soli 23 anni, nel 1976, e alla profonda dignità e umanità di Adriana Creatore e dei suoi familiari. 

venerdì 9 marzo 2018

Dalle macchie del giaguaro al caminetto



(foto da internet)

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo, dei nostri studenti ci hanno chiesto il significato di alcune parole apparse sui media in Italia. Ecco a voi un piccolo vocabolarietto da consultare in caso di dubbio.  Cominciamo dal linguaggio in sé, e cioè dal cosiddetto politichese, che viene definito in questo modo: "s.m., dicesi, con valore negativo, del linguaggio usato da uomini e da commentatori politici, contorto e involuto, spesso incomprensibile al vasto pubblico".  Niente paura! 
Cominciamo: la palma del politichese la ottenne Pier Luigi Bersani, ex segretario Pd, il quale coniò delle famose metafore -imitate con garbo da vari comici- tra cui spicca il famosissimo smacchiare il giaguaro, il cui il significato sarebbe "togliere la forza (a Berlusconi)!"
Orbene, nella recente tornata elettorale abbiamo letto/ascoltato (in ordine alfabetico):






(foto da internet)

ciaone.  interiezione e s. m. Nella lingua colloquiale, è una forma di saluto che esprime ironia o scherno. Nel 2014 diventò celebre grazie a una battuta del film Confusi e Felici (vedi>>) di Massimiliano Bruno, nella scena in cui Caterina Guzzanti pronunciava un ciaone rassegnato davanti allo psicologo Claudio Bisio. È propriamente accrescitivo dell'interiezione e s. m. ciao. Leggi>>. Potremmo tradurlo così: Hala, hasta lueguito... (si accettano suggerimenti...) 

Conte Ugolino. Citato da Matteo Renzi. Trattasi di Ugolino della Gheradesca fu una delle personalità politiche di primo piano nella Toscana del XIII secolo. Nato a Pisa verso il 1220 da antica e nobile famiglia, era per tradizione di parte ghibellina, ma, per ragioni familiari, passò su posizioni guelfe. Fu podestà della città toscana e, posteriormente, venne nominato capitano del popolo. Restò al potere fino al 1288, quando fu fatto arrestare e fu rinchiuso, con i figli ed i nipoti, nella Torre dei Gualandi. La chiave venne gettata in Arno e i prigionieri furono condannati a morire di fame. Dopo la morte di Ugolino fu chiamata Torre della Fame.
L’avvenimento viene ripreso da Dante Alighieri venti anni dopo nella CommediaPoscia più che 'l dolor, potè 'l digiuno (Inf. XXXIII, 75), in cui Ugolino è tra i traditoriRenzi fa riferimento ad essi.





(foto da internet)

caminetto/i. s. m. [diminutivo di camino]. Piccolo camino usato per riscaldare l’interno di una stanza e anche, talora, per cuocere cibi alla griglia, con focolare ricavato nello spessore del muro, cappa poco sporgente sul piano della parete (può essere anche aggettante dall’angolo tra due pareti, e talvolta addirittura isolato nel mezzo di un ambiente). Fig. (nel linguaggio giornalistico), conversazioni al c., conversazioni informali, negli incontri tra uomini politici.  Ancora citato da Renzi, contrario alle conversazioni informali. 


competitor: bruttissimo! Competitor ‹këmpètitë›, s. ingl. [der. di (to) compete «concorrere», quindi «concorrente»] (pl. competitors ‹këmpètitë∫›), usato in ital. al masch. (e pronunciato comunemente ‹kompètitor›). Sinonimo di concorrente in senso economico: abbiamo incontrato un c. agguerrito. Viene usato anche in politica per indicare un rivale (specialmente quelli nei seggi uninominali!)



frondas. f. [dal fr. fronde, propr. «fionda»].  Movimento di opposizione determinatosi in Francia nel parlamento e nel popolo contro l’assolutismo monarchico instaurato dal Richelieu e dal Mazzarino durante la minore età di Luigi XIV (1648-1653) e per estens. Opposizione sistematica, per lo più coperta, soprattutto all’interno di un governo o di una maggioranza parlamentare, di uno schieramento politico, di una collettività: vento di f., spirito di opposizione; fare la f., opporsi più o meno copertamente, contrastare le direttive o le iniziative: fare la f. al governo, a un’autorità.









(foto da internet)

fisarmonica: strumento musicale del tipo armonium, ma portatile, inventato nel 1829 dal viennese C. Damian. È costituita da una o due serie di ance libere poste in vibrazione – mediante valvole a tasto – dall’aria emessa da un mantice a soffietto azionato dalle braccia del suonatore. Ha due tastiere: una per la mano destra, che dispone di un numero variabile da 31 a 102 tasti, i quali possono essere o simili a quelli del pianoforte (sistema pianoforte) o dei bottoni (sistema cromatico: in questo caso la tastiera è detta anche bottoniera); e una per la mano sinistra, che dispone di 48-120 bottoni, che danno le voci dei bassi e accordi già formati. Nel politichese il termine è usato nell'espressione potere a fisarmonica, è cioè variabile, ampio, ecc.


fare cappotto (leggi>>): nel linguaggio gergale, vuol dire vincere in una maniera clamorosa, tanto da infliggere quasi un'umiliazione all'avversario. Tale locuzione viene utilizzata prevalentemente nel mondo dello sport. A Siena, significa vincere entrambi i Palii ordinari (2 luglio e 16 agosto) corsi in uno stesso anno. Fare cappotto è un'impresa ardua quanto ambitissima da tutte le Contrade. Anche in politica si può fare cappotto...




inciucio: un vero e proprio classico.  Dal napoletano ’nciucio, propr. «pettegolezzo, sobillamento», di origine onomatopeica. Termine introdotto recentemente nel linguaggio politico (e dal quale sono poi stati coniati nel linguaggio giornalistico i derivati inciucismo, inciucioso, inciuciare) con il sign. originario di intrigo, intesa raggiunta sottobanco, di nascosto, e in seguito passato a indicare un piano o un accordo politico confuso, non chiaro, malamente orchestrato. L'esempio è ancora di Renzi.


paracaduto/a: da  paracadutare v. tr. [der. di paracadute]. Lanciare da un aeromobile o da altro veicolo aereo persone o oggetti muniti di paracadute: p. soldati, munizioni oltre le linee nemiche; art. pass. paracadutato. Dicesi dei politici candidati in determinati collegi elettorali ad essi completamente estranei (ad esempio, la Boschi a Bolzano)





(foto da internet)


ripescato/a:  da ripescare: v. tr. [comp. di ri- e pescare]. Qui con valore di ricuperare, cosa o persona che era rimasta nascosta, sospesa o interrotta, dimenticata: in soffitta ho ripescato una specchiera dell’Ottocento ancora in buone condizioni; nell’uso parlamentare, r. una legge già approvata da un ramo del Parlamento (nella precedente legislatura), ripresentarla all’approvazione dell’altro ramo. In partic., con riferimento a risultati elettorali, r. un candidato, dichiararlo eletto, pur non avendo egli raggiunto il numero di voti richiesto, in base alla ripartizione finale dei resti. Numerosi, in questa tornata i politici italiani ripescati (leggi>>)


rottamato, rottamazioneda rottamare v. tr. [der. di rottame]. Destinare alla demolizione, e demolire, spec. autoveicoli e altri mezzi di trasporto o macchinari fuori uso, riutilizzando i rottami come materiale metallico e i pezzi e gli accessori ancora funzionanti come parti di ricambio. Qui con valore di mandare a casa determinati politici (leggi>>).

sfida secca: il nuovo e complesso sistema elettorale italiano, prevede anche il collegio uninominale: una circoscrizione elettorale che elegge un unico rappresentante all'assemblea legislativa. La sfida secca è quindi la rivisitazione del mors tua vita mea...








(foto da internet)


sinistra salottiera:  la sinistra che frequenta i salotti mondani e per estensione superficiale, frivola e inutile (leggi>>).


tirare la volatanelle gare di corsa, e specialmente nelle corse ciclistiche, lo sforzo compiuto da un gregario per raggiungere la massima velocità e lanciare il capitano della propria squadra, soprattutto in prossimità del traguardo (leggi>>). Qui col valore di favorire, appoggiare.

trombato/i: verbo tr. e intr. [der. di tromba], qui fig., volg. Possedere sessualmente, avere un rapporto sessuale. Per ulteriore estensione del traslato (cfr. l’equivalente fregare), bocciare, sia in elezioni: si era presentato alle elezioni regionali, ma è stato trombato; sia in concorsi, esami, ecc.: Part. pass. trombato, anche come agg. in senso fig.: i candidati trombati, e come s. m. (f. -a): anche lui è fra i trombati al concorso (o alle elezioni). Insomma, quelli che non ce l'hanno fatta... (leggi>>).