venerdì 11 maggio 2018

Haiku sull'albero del prugno



(foto da internet)


Probabilmente i nostri studenti ricorderanno con piacere misto ad emozione l'incontro che si tenne, nella nostra città, due anni or sono, con Dacia Maraini. In quell'occasione la scrittrice italiana parlò, a ruota libera, di se stessa, e narrò, fra il silenzio stupito del pubblico presente, le vicissitudini della sua famiglia durante la prigionia in Giappone
Ebbene, il 2 maggio u.s., si è tenuta a Roma, presso il cinema Farnese Persol, una serata promossa da Roberto Coin per la presentazione del film Haiku sull’albero del prugno (vedi>>) di Mujah Maraini-Melehi che narra proprio quella vicenda.
Assieme con la regista, hanno preso parte all'evento Dacia e Antonella (Toni) Maraini. Alla fine della proiezione si è tenuto un incontro con il pubblico presente in sala.


(foto da internet)


Il film-doc è un viaggio nella memoria della famiglia Maraini che ripercorre un frammento della loro storia. Mediante il film, la regista rivisita, in chiave di documento storico, le vicende dei nonni Topazia Alliata e Fosco Maraini i quali giunsero in Giappone nel 1938 dove Fosco Maraini studiò dapprima la gli Ainu nell'isola di Hokkaido, e, posteriormente, ebbe l'incarico di lettore di lingua italiana presso l'Università di Kyoto

Nel 1943, i Maraini furono internati in un campo di prigionia a Nagoya, insieme alle giovani figlie Dacia, Yuki e Toni, a seguito del loro rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò

Il film ripercorre i lunghi mesi di prigionia della famiglia Maraini attraverso le pagine del diario che Topazia Alliata- scomparsa nel 2015 all’età di 102 anni!- scrisse e custodì segretamente durante i mesi di reclusione. 


(foto da internet)

La colonna sonora del film è stata firmata dal Premio Oscar Ryuichi Sakamoto e le scenografie -ispirate al teatro di schermi giapponese dogugaeshi- sono state realizzate da Basil Twist, uno tra i più grandi master-puppeteer del mondo.
La nipote-regista Mujah, rilegge quelle pagine insieme alla madre Toni, in  un viaggio personale che lega nipote, figlia e madre, alla ricerca del passato familiare, mediante un percorso di comprensione e di riconciliazione. 
il film è stato costruito su materiali fotografici e documenti di archivio inediti, interviste e testimonianze dirette che restituiscono allo spettatore una realtà già in parte nota a quanti hanno avuto l’opportunità di leggere gli scritti della famiglia Maraini.



(foto da internet)


Haiku sull' Albero del prugno è stato scritto da Mujah Maraini–Melehi e Deborah Belford, ed è stato prodotto da Maurizio Antonini e Mujah Maraini–Melehi, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Direzione Generale Cinema, la Regione Lazio, l’Istituto Italiano di Cultura Tokyo, la collaborazione del Gabinetto G.P. Vieusseux e dell’Archivio Alinari.
Il mese scorso, il film è stato presentato con successo, in una prima internazionale, a New York

p.s. cari chiodini vicini e lontani, siamo ormai giunti alla fine dell'anno scolastico. Il nostro blog chiuderà venerdì 11 maggio, per gli esami finali. Torneremo on line, come sempre, a settembre. 
In bocca al lupo! Buone vacanze!













mercoledì 9 maggio 2018

A proposito della pizza...arriva il MoPi

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(foto da internet)


Non solo gli americani ne divorano ogni giorno l’equivalente di 50 ettari, ma negli Stati Uniti la pizza diventa sempre più un cibo di culto e un feticcio da gourmet: come dimostra il successo nella Little Italy di Manhattan del napoletano Gino Sorbillo, nella cui pizzeria si fa vedere persino il sindaco della Grande Mela, Bill De Blasio. Ad approfittare di questo “revival” sarà ora il nuovo Museo della Pizza, soprannominato MoPi, che aprirà il 13 ottobre in un luogo ancora segreto di New York, per iniziativa di Kareem Rahma, capo della Nameless Network, una società di Brooklyn.


Gino Sorbillo apre a New York e la prima pizza la sforna il sindaco
(foto da www.repubblica.it)

Il Museo permetterà ai visitatori di “conoscere la storia della pizza”, spiega Rahma, ricostruendone le origini e la diffusione in tutto il mondo. E, di là dei riconoscimenti dell’Unesco come “patrimonio dell’umanità”, offrirà una carrellata interattiva sul ruolo del piatto nella cultura pop e nel costume. Come il Museo del gelato, quello della pizza sarà una iniziativa pop-up, cioè a tempo, salvo poi verificare se riuscirà a generare abbastanza utili per rimanere aperta. Il biglietto di ingresso costerà caro, 35 dollari, ma offrirà la possibilità di ricevere una fetta di pizza gratis. “Ricordatevi però che saremo sempre un Museo, non un festival del cibo”, avverte l’ideatore del progetto. Comunque vada Arthur Bovino, esperto del settore food intervistato dal Wall Street Journal, già prevede che ci saranno lunghe file di fronte ai botteghini.

(foto da internet)

Non è un caso che MoPi sorgerà proprio a New York: grazie anche al forte influsso di emigranti italiani, nella metropoli sono concentrate il 10 per cento delle pizzerie americane, in tutto più di 61mila, e il Museo cercherà di attirare anche i turisti di passaggio. Anche nel resto degli Stati Uniti, da Boston a Los Angeles, da Miami a Seattle, la pizza è onnipresente, generando un fatturato complessivo di 30 miliardi di dollari all’anno. E gli americani ne continuano a mangiare quantità sempre maggiori: 350 fette al secondo a livello nazionale, 12 chili pro-capite all’anno.

Un po' strano, no????

lunedì 7 maggio 2018

Gita e Kilo


(foto da internet)

Addio valigie e carrello della spesa! Tra poco, la Piaggio Fast Forward, la società fondata dal gruppo Piaggio (nota casa produttrice di veicoli a due ruote a motore, fondata nel 1884, che vanta, tra i suoi prodotti, la celeberrima Vespa) vi aiuterà. La ditta, con sede a Boston, capofila nel settore della smart mobility di persone e merci, ha lanciato due nuovi prototipi elettrici:  Gita, presentato qualche giorno fa a Pontedera, e Kilo (vedi>>). 
Gita entrerà in produzione alla fine dell’anno; possiede un vano capace di portare un peso fino a 18 kg e attraverso un complesso sistema ottico, ed è capace di muoversi autonomamente e di seguire uno o più utenti umani ad esso collegati.



(foto da internet)


Jeffrey Schnapp, il direttore della Piaggio Past Forward, ha spiegato che l'idea dell'azienda italiana è quella di liberare le strade dalle auto e fornire alle persone che si possono muovere camminando un’alternativa al portabagagli. Integrando tecnologie innovative ed elaborando i futuri progetti di trasporto, la Piaggio Fast Forward risponde così al rapido cambiamento del mondo. Gita e Kilo sono veicoli intelligenti, ideati per migliorare la produttività della mobilità nei complessi sviluppi urbani, con un’autonomia di 20 km. Possono accompagnare una persona, mappare l’ambiente che li circonda e controllare ciò che si muove intorno; possono essere di supporto agli spostamenti individuali di tutti i giorni e un valido aiuto per chi soffre di disabilità motorie. 


(foto da internet)


L'idea è semplice: un trolley per la spesa che si muove da solo e che segue il proprietario come un cane fedele. 
Gita (vedi>>) è il più piccolo dei due prototipi. Può raggiungere 35 km/h e, grazie ad un percorso mappato preimpostato, può muoversi autonomamente. È in grado di trasportare 18 kg di peso e ha una forma sferica e un design molto lineare. Gita è una macchina a metà strada fra un drone terrestre, un robot da cargo e uno sherpa su ruote: un dispositivo intelligente che impara a conoscere il contesto in cui si muove mentre lo attraversa con il suo padrone umano. 
Kilo, invece, è un veicolo a tre ruote che può essere impiegato in tragitti più impegnativi; ha un vano da 120 litri di volume per carichi fino a 100 kg di peso. 
Insomma, Gita e Kilo sono una fusione perfetta tra robotica, ingegneria meccanica e design che vuol creare prodotti in linea con i bisogni degli uomini del nostro tempo. 



venerdì 4 maggio 2018

I 70 anni di Ladri di biciclette




(foto da internet)

Ladri di biciclette, uno dei film simbolo del Neorealismo, compie 70 anni. La pellicola viene restituita al suo splendore originario grazie all’opera di restauro del laboratorio L’immagine ritrovata della Cineteca di Bologna. La nuova edizione sarà presentata nella sezione Classici del Festival di Cannes (vedi trailer>>). 
Il capolavoro di Vittorio De Sica venne girato interamente con attori non professionisti e vinse l’Oscar, nel 1950, come migliore opera straniera. Scritto da Cesare Zavattini e dallo stesso De Sica, tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Bartolini, divenne un punto di riferimento del cinema italiano di quegli anni e riscosse l’ammirazione di generazioni di cineasti in tutto il mondo. 
Il regista spiegò che volle rintracciare nel film il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccolissima cronaca. Nella vita cittadina –secondo De Sica- la perdita di una bicicletta poteva essere un avvenimento importante, tragico e addirittura catastrofico.




(foto da internet)

Il film è ambientato a Roma, pochi anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Antonio Ricci, disoccupato, vive in un quartiere periferico con la moglie Maria, il figlio Bruno e una figlia neonata. Finalmente trova lavoro come attacchino municipale, impiego per il quale è necessaria una bicicletta, che Antonio e Maria riescono a riscattare dal monte di pietà. Ma già il primo giorno di lavoro la bicicletta di Antonio viene rubata. Avvilito, l'uomo chiede consiglio a Baiocco, un netturbino che gli promette di aiutarlo. Il giorno seguente Antonio, insieme a Bruno, Baiocco e altri spazzini, inizia a cercare nei mercati romani dove i ladri vendono la refurtiva. 
La ricerca è infruttuosa; Antonio e il bambino rimangono soli a Porta Portese, sotto un violento nubifragio. Antonio intravvede il ladro in sella alla sua bicicletta e si lancia all'inseguimento, ma il ragazzo si dilegua. Ormai disperato, Antonio decide di rivolgersi a una veggente: l'incontro è inutile, ma uscendo dalla casa della santona di nuovo Antonio e Bruno si imbattono nel ladro e lo inseguono sino a casa sua, dove vengono accerchiati dalla folla ostile dei vicini. Bruno chiama un carabiniere, che però, senza prove, dichiara di non poter far nulla. Antonio e Bruno se ne vanno umiliati e, dopo un lungo pellegrinare, finiscono di fronte allo stadio, dove si sta disputando una partita. 



(foto da internet)

Antonio ruba una delle tante biciclette dei tifosi e scappa, ma viene subito acciuffato dal proprietario e da alcuni passanti: questi vorrebbero denunciarlo, ma, di fronte al pianto del piccolo Bruno, il proprietario decide di lasciar perdere. Padre e figlio si incamminano verso casa, mischiandosi alla folla.
Il film rappresenta, sotto molti aspetti, il centro ideale del Neorealismo; possiede, infatti, tutte le caratteristiche di fondo del movimento: ambienti reali, attori non professionisti, una vicenda drammatica sulla durezza della vita quotidiana delle classi popolari, nonché una sorta di radiografia dell'Italia del Dopoguerra,  un paese violentemente spaccato in due, tra il Fronte democratico popolare e la Democrazia cristiana. 
De Sica scelse una serie di situazioni e personaggi rappresentativi del clima sociopolitico dell'epoca: la stazione di polizia, con il reparto che parte alla volta di un comizio, la riunione della cellula sindacale, le dame di carità che offrono un pasto ai poveri, ma solo dopo che questi hanno ascoltato la messa, i ricchi del tavolo accanto nella trattoria, il cui banchetto, innaffiato dallo spumante, lascia esterrefatti Antonio e Bruno. 



(foto da internet)

E anche attraverso la ricerca della bicicletta emerge uno spaccato ricchissimo della vita nel dopoguerra, con i suoi drammi e suoi piccoli eroismi, tra i segni del conflitto da poco terminato e i segnali di una rinascita che sta per arrivare. 
La vicenda di Antonio è tanto più tragica, quanto più il personaggio sembra essere incapace di far parte di quel miracolo italiano che sta per avere luogo.
Va ricordato che il film non fu accolto molto bene dal pubblico di Roma che, dopo la proiezione al cinema Metropolitan, reclamò la restituzione del prezzo del biglietto! 
Tutt'altra fu l'accoglienza a Parigi, con la presenza di circa tremila personaggi della cultura internazionale. Entusiasta e commosso, René Clair abbracciò al termine della proiezione De Sica. Il film fu salutato con particolare entusiasmo da André Bazin, padre spirituale della Nouvelle vague, secondo il quale Ladri di biciclette rappresenta un modello di cinema senza cinema, capace di far passare la realtà sullo schermo senza mediazioni. 

Buon compleanno!


mercoledì 2 maggio 2018

Anche il design pedala

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(foto da internet)

Sulla strada del design viaggia anche la bici. Il Salone del Mobile appena tenutosi a Milano ha visto il debutto internazionale di Badgley Mischka Home. Ossia della collezione di arredo che prende il nome da Mark Badgley e James Mischka. I due stilisti americani hanno realizzato la luxury bike Senso che concentra design, arte e tecnologia. Una bici che celebra l'eco-mobilità con un design estremamente innovativo. 

Lusso senza compromessiSenso è una bici veloce e innovativa. È stata creata con nuovi materiali e caratterizzata da una eccellenza ingegneristica. Comunque, è anche in grado di garantire prestazioni eccezionali per una bike da turismo. Senso è stata sviluppata e prodotta in Italia, unendo design e tecnologia. Il tutto impreziosito dal gusto estetico di Badgley Mischka.
bici
(foto da internet)
Al netto dell’oggettiva bellezza di questo prodotto che dà un tocco di stile a uno sport in continua crescita, non è stato tralasciato nulla della parte tecnica, in maniera tale da poter regalare al pubblico un prodotto di qualità assoluta e da poter utilizzare comodamente per strada. Senso è caratterizzata da un’eccellenza di ingegneria e da un lusso fuori dal comune. Il prezzo non è per tutti, proprio perché si tratta di un mezzo di lusso: 20mila e 500 euro. Le sue particolarità sono degne della sensibilità propria di un artista, uno stilista. 
senso design lifestyle
(foto da internet)
I particolari in foglia d’oro nel tubo sella e nelle forcelle, oltre all’utilizzo di Swarovski nel tubo sterzo e nel reggisella, danno un tocco prezioso e chic. Il manubrio e la sella sono realizzati in pelle di razza con la collaborazione del marchio Schedoni, azienda modenese che da anni collabora con il brand Ferrari. Senso è prodotta in collaborazione con PTM Images, azienda californianiana leader nella produzione di prodotti per la casa.
bici
(foto da internet)
Non solo Milano. Nel panorama internazionale spicca anche l’iF Design Award. Si tratta di un riconoscimento che, dal 1953, l’istituto di Hannover assegna come simbolo di eccellenza nel design. Aggiudicarselo non è semplice, dato che si passa da un’analisi di oltre 6 mila proposte provenienti ogni anno da più di 70 nazioni. La bici da strada Canyon Roadlite CF è stata incoronata a Monaco di Baviera per il suo stile pulito e le sue funzionalità all’avanguardia. Inoltre, questo modello è leggero e adatto a tutti: i suoi dettagli  grafici sono bilanciati tra il discreto e il dinamico.

venerdì 27 aprile 2018

No!



(foto da internet)


"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa (...). In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

mercoledì 25 aprile 2018

Pizza e prosecco

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(foto da internet)

Lontani i tempi in cui la pizza chiamava birra e la birra chiamava pizza. Per i gourmet è stato presentato al Vinitaly 2018 un progetto per valorizzare il connubio delle "due icone democratiche del made in Italy". 

A disposizione una carta dei Prosecco per tutte le pizzerie che vorranno approfondire e proporre ai loro clienti i vari abbinamenti possibili. È l’iniziativa del Consorzio tutela del Prosecco doc in collaborazione con Agugiaro&Figna Molini
L’idea nasce anche in "prospettiva export" per promuovere il patrimonio delle differenze enogastronomiche italiane.Il Prosecco come la pizza è una delle icone del made in Italy nel mondo, un lusso democratico accessibile a tutti anche ogni giorno”, sottolinea il presidente del consorzio prosecco, così l’iniziativa farà nei prossimi mesi un tour negli Stati Uniti per la promozione dei prodotti italiani.

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(foto da www.repubblica.it)

Semplicemente si vuole far scoprire la varietà di abbinamenti a seconda delle tipologie di Prosecco - tranquillo, frizzante o spumante, demi-sec, dry, extradry, brut - e delle diverse tipologie di pizza.

Queste ultime oggi sono conosciute ai più anche oltre oceano. Molti appassionati di gastronomia sanno distinguere una pizza di stile napoletano da una per così dire più contemporanea, più croccante. Non altrettanto diffuso è invece il gioco degli abbinamenti con la pizza, basti pensare che ancora il più diffuso anche in Europa resta quello con la birra.


Con la pizza bevete la birra? Siete antichi: per il giusto abbinamento nasce la carta dei Prosecco

(foto da www.repubblica.it)


Da questo presupposto nasce una nuova collaborazione che si prefigge, dicono dal consorzio, di “sdoganare una nuova consapevolezza tra gli amanti della pizza“. Creare una carta dei prosecchi ha l’obiettivo dunque di raggiungere un vasto pubblico a partire dagli operatori della ristorazione. Il tour inizierà questa estate a New York in occasione del Fancy Food Show.

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(foto da internet)

Testimonial dell’iniziativa due pizzaioli in rappresentanza dei diversi stili di pizza: Guglielmo Vuolo, dell'Associazione Verace Pizza Napoletana, ambasciatore di una tradizione più centro meridionale e Denis Lovatel della pizzeria Da Ezio di Alano di Piave (Belluno), artefice di una pizza contemporanea di territorio.

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(foto da internet)

Al Vinitaly hanno dato un’anticipazione del progetto. Ecco allora dal forno di Lovatel la "Pizza Tre-visioni" - pizza bianca con Fior di Latte, mousse di Casatella trevigiana DOP, luppolo selvatico, porchetta trevigiana, chutney di radicchio - accompagnata da Prosecco La Gioiosa Brut; e la sua "Pizza Verticale di Broccolo" - pizza bianca con fior di latte, mousse di Casatella trevigiana dop, broccolo di Bassano Igp in tre consistenze e caviale di acciuga - accompagnata da Prosecco Colli del Soligo Extra Dry.

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(foto da internet)

Mentre Vuolo ha servito una "Pizza Fritta del Popolo", accompagnata da Prosecco La Jara Brut e una "Pizza Fritta Sorrento" - limone di Sorrento, fior di latte di Agerola, ricotta e pepe - accompagnata da Prosecco La Delizia Extra Dry (Maestro Vuolo).

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(foto da internet)

Il Brut ha un residuo zuccherino più basso, con il suo sapore più acidulo aiuta la pulizia della bocca, per questo è perfetta con la classica pizza fritta di Vuolo, mentre l’Extra Dry più rotondo e morbido che ha un residuo zuccherino più alto ha potuto sposare quella fritta con limone in cui già erano presenti note acidule e agrumate. Allo stesso modo l'extradry contrasta maggiormente la sapidità dell’acciuga e del broccolo della pizza di Lovatel come in quella con la porchetta la nota brut è risultata per ovvie ragioni vincente.

lunedì 23 aprile 2018

Gualtiero Bertelli


(foto da internet)

Probabilmente il nome di Gualtiero Bertelli sarà sconosciuto ai non addetti ai lavori.  Bertelli, infatti, è uno dei pilastri di quella che viene classificata, di solito, come canzone politica italiana. Il cantautore, che si definisce come un mascalzone giudecchino, nacque nell'isola della Giudecca, a Venezia, nel 1944. Frequentò l'istituto magistrale e, dopo il diploma, si dedicò all'insegnamento. In quel periodo, compì studi musicali e suonò in alcune formazioni di musica leggera. Cominciò a scrivere canzoni giovanissimo e fondò il Canzoniere Popolare Veneto
Nel 1967, pubblicò una delle sue canzoni più note, Vedrai come è bello, la storia di un ragazzo che si diploma ma non riesce a trovare lavoro, che venne ripresa anche da Bruno Lauzi (ascolta>>) e dal gruppo Marmaja (ascolta>>). 





(foto da internet)

Allo stesso anno risale Nina ti te ricordi, probabilmente il suo brano più noto, che, nel 2002, fu inserito da Francesco De Gregori e Giovanna Marini nel loro album Il fischio del vapore
Nel 2005, con il gruppo Compagnia delle acque lanciò Annicinquanta. I canti di un'Italia che torna a vivere, in cui riprese alcuni brani celebri di Domenico Modugno (Amara terra mia), Fausto Amodei (Qualcosa da aspettare), Mario Pogliotti (Un paese vuol dire non essere soli) e Ivan Della Mea (Io so che un giorno).
Bertelli è stato definito come il cantore della Venezia dimenticata, l'autore che narrò come la città della laguna, ormai diventata cartolina nel mondo intero, scenario di film e canzoni melense, era anche un luogo in cui persino l’amore era un lusso troppo caro. Bertelli cantò la città dell'acqua alta, dei morti sul lavoro, la Venezia segnata dall’orrore di Porto Marghera, oltraggiata dai mercanti e abbandonata dai suoi stessi abitanti, dispersi in un’immensa periferia.





(foto da internet)

Bertelli, con Nina ti te ricordi, cambiò il volto alla canzone politica italiana e portò in primo piano, in maniera delicata e struggente, il personale nel politico. Nina ti te ricordi rivelava come l’amore fosse necessario come il pane e il lavoro.
Nelle sue canzoni usò spesso la sua lingua: espressione bellissima, e, al tempo stesso, aspra, dolce e luminosa di un popolo che ha perduto ogni passata gloria, oltraggiato dalle orde dei turisti ma che mantiene, proprio attraverso la lingua, una traccia indelebile della sua storia e la consapevolezza di un elemento comune, argine contro l'omologazione e la falsa modernità.
Per finire, vi proponiamo due versioni (e il testo completo) di Nina te ti te ricordi: quella interpretata da Gualtierro Bertelli (ascolta>>), e la bella cover di Francesco De Gregori e Giovanna Marini (ascolta>>).

Testo:

Nina ti te ricordi
quanto che g'avemo messo
a andar su 'sto toco de leto
insieme a far a l'amor.

Sie ani a far i morosi
a strenzerla franco su franco
e mi  che ghero stanco
ma no te volevo tocar

To mare che brontolava
"Quando che se sposemo?"
e 'l prete che raccomandava
che non se doveva pecar

E dopo se semo sposai
che quasi no ghe credeva
te giuro che a me mi pareva
parfin che fusse un pecà

Adesso ti speti un fio
e ancuö la vita x'è dura
a volte me ciapa la pura
de aver dopo tanto sbaglià

Amarse no x'è un pecato
ma ancuö el x'è un lusso de pochi
e intanto ti Nina ti speti
e mi son disocupà.







venerdì 20 aprile 2018

Il cacciucco



(foto da internet)

Viareggio e Livorno si contendono, da tempo immemorabile, il famoso cacciucco (con due c!)  a suon di ricette.  È meglio quello livornese o quello viareggino? I viareggini sostengono che il loro cacciucco lo può mangiare anche un bambino, quello livornese, invece, è praticamente indigeribile... 
Secondo gli esperti, invece, la versione verace del piatto è proprio quella livornese, dato che i viareggini lo hanno ingentilito. Il cacciucco livornese si fa con il soffritto, c'è dell'aglio, il pesce non si sfiletta e in cottura si usa anche il vino. Quello viareggino è più leggero, niente soffritto, niente aglio e il pesce è tutto diliscato. 
Intanto, in piena rivalità, a Livorno è nato il Comitato di valorizzazione del cacciucco, e Viareggio ha lanciato la Confraternita del cacciucco, il cui scopo è vigilare sull'applicazione della ricetta base del piatto.  
Il tema del contendere è una zuppa composta da una grande varietà di pesci, molluschi e crostacei, arricchita da pomodoro e crostoni di pane. La sua fama si è ormai diffusa in tutta Italia ed oggi varianti del cacciucco vengono preparate in tutta la Toscana, in Liguria, in Sicilia e in generale in molte regioni costiere italiane. 




(foto da internet)

Il cacciucco nasce come piatto povero, in origine preparato dai pescatori con ciò che rimaneva dalla vendita. 
Qualcuno lo fa risalire addirittura ai mercanti che tornavano dall'Oriente come versione locale del canhchuacá (una zuppa di pesce vietnamita); i linguisti, invece, pensano che derivi dal turco küçük, che significa di piccole dimensioni, in riferimento ai pezzetti piccoli che compongono la zuppa... 
Una leggenda tutta italiana vuole che una donna rimasta vedova e senza soldi si recò un giorno al porto, con i suoi figli, ad elemosinare un po' di cibo.  La donna ricevette una diversa specie di pesce da ogni pescatore, tornata a casa poi le mise tutte insieme in una pentola con del pomodoro... e così nacque il cacciucco
La ricetta tradizionale prevede 13 qualità diverse di pesce povero: seppia, polpo, palombo, grongo, murena, scorfano, gallinella, bavosa, boccaccia, cicala, ecc. 
Attualmente le specie usate nella preparazione del piatto dei sono circa sei e variano molto in base alla pesca. La bellezza del piatto sta proprio qui: non si segue, infatti,  una ricetta rigida. 



(foto da internet)


Il cacciucco è inoltre un piatto ipocalorico, buono, quindi, per grandi e piccini. L'unico inconveniente riguarda il tempo di preparazione, che non lo rende adatto alla cucina di tutti i giorni. Per prepararlo, e facendo pulire tutto il pesce al pescivendolo (come non ricordare i venditori di pesce con la mitica Camelò che i livornesi cantano nelle osterie?), ci vogliono circa 2 ore!  
Per la ricetta livornese, il cacciucco deve essere preparato in una casseruola di terracotta, che mantiene i profumi e consente una cottura ottimale. 
Ingredienti per 6 persone:
400 g di polpo ammorbidito 
400 g di seppie 
200 g di palombo 
400 g di pesce da zuppa (scorfano, gallinella, dentice, ecc.) 400 g di crostacei misti (cicale, scampi, gamberi) 
400 g di cozze 
400 g di pomodori pelati 
2 cucchiai di olio 
2 spicchi d'aglio 
1 cipolla 
1 carota 
1 gambo di sedano 
salvia, peperoncino e prezzemolo 
fette di pane abbrustolito 
1 bicchiere di vino rosso.




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Preparazione: tagliate a striscioline il polpo e le seppie, e il palombo a fette. Pulite le cozze. Togliete le teste agli scampi e ai gamberi (non vanno buttate via, dato che vi serviranno  per il brodo). Pulite molto bene il pesce da zuppa. Preparazione del brodo: 
Riempite una casseruola con 1 litro di acqua fredda, aggiungete la cipolla, la carota, il sedano, i pesci da zuppa e gli scarti dei crostacei. Portate il tutto ad ebollizione e lasciate cuocere per circa 30 minuti. Nel frattempo, in un'altra casseruola di terracotta, mettete un cucchiaio d'olio e lasciate imbiondire gli spicchi d'aglio incamiciati, la salvia ed il peperoncino. Spruzzate il tutto con una parte del vino rosso e lasciare evaporare. Iniziate ad aggiungere i molluschi in successione, prima il polpo e dopo circa un quarto d'ora le seppie.
Lasciate ammorbidire (se necessario, aggiungete un po' di brodo, e fateli sfumare con il restante vino rosso). 




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Dopodiché aggiungete i pomodori pelati, un po' di brodo ed abbassate la fiamma. 
Recuperate i pesci da zuppa dal brodo, privateli delle lische ed aggiungeteli al cacciucco, e, dopo qualche minuto, aggiungete i crostacei e il palombo. 
Tenete sempre da parte un po' di brodo per aggiustare la zuppa nel caso in cui si addensasse troppo. A cottura quasi ultimata aggiungete le cozze e il sale, e abbrustolire a parte le fette di pane. Quando le cozze si saranno aperte il cacciucco è pronto. Spegnete il fuoco e servitelo bollente sui piatti dove avrete adagiato una o più fette di pane abbrustolito. Si può decorare con del prezzemolo fresco. 
Buon appetito!

lunedì 16 aprile 2018

Badi come parla!!! Attenti alle parole

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(foto da internet)

Diceva il grande comico, principe, Totò a un alterato futuro consuocero "Badi come parla" nel film Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, perché le parole hanno il loro peso. 
"Ma come parla? Le parole sono importanti!", gridava nel 1989 un Nanni Moretti giocatore di palla a nuoto a bordo piscina a una malcapitata giornalista colpevole di usare termini eccessivamente banali. Accadeva nella scena più famosa del film Palombella Rossa. E aveva ragione a dare tanta importanza al linguaggio, Moretti, perché le parole, quelle che usiamo tutti i giorni e che poco hanno che vedere con il curriculum scolastico, sono un po' come dei marcatori, indicatori del nostro livello di Ego, cioè dello stadio di sviluppo o maturazione della personalità degli individui in termini cognitivi, di pensiero, sociali e morali. Questa è la conclusione, sebbene semplificata, di una ricerca sul linguaggio parlato realizzata da psicologi Usa e pubblicata su Nature Human Behaviour. 







Gli autori dello studio hanno utilizzato 44mila brevi testi parlati raccolti in 25 anni dal Washington University Sentence Completion Test (Wusct), uno strumento che psicologi e psichiatri utilizzano da tempo per misurare l'Ego level. Per l'analisi dei linguaggi i ricercatori si sono serviti del Linguistic Inquiry and Word Count (Liwc), un sistema validato che, sulla base del conteggio delle parole e la valutazione della sintassi di testi, costruisce 81 categorie di linguaggio.


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Dall'analisi dei risultati - si legge in una nota di commento allo studio rilasciata dalla Florida Atlantic University, una delle istituzioni coinvolte dall'indagine - è emerso per esempio che nel corso della maturazione dell'Ego si passa da un linguaggio egocentrato, ricco di pronomi personali come io o me (in inglese Ime) a uno stile linguistico nel quale compaiono più spesso termini indicativi di complessità come "ma" o "sebbene", "nonostante". E, ancora, che le categorie Liwc associate agli impulsi (definite da parole che esprimono rabbia, parolacce…) corrispondono a livelli di Ego più precoci. Al contrario della lunghezza delle frasi, che invece si accompagnerebbe a stadi di maggiore maturità. 

(foto da internet)

Secondo gli autori è possibile costruire la sequenza di sviluppo dell'Ego utilizzando un diagramma che visualizza parole raggruppate in aree distinte da colori diversi. Nel diagramma il livello di Ego progredisce in senso orario, iniziando dallo stadio di minore maturità (impulsivo, una fase che corrisponde a un linguaggio più egocentrato), attraversando livelli intermedi (conformista, consapevole…) per arrivare al livello autonomo/integrato. "Se lo sviluppo dell'Io può essere valutato sulla base del linguaggio quotidiano - ha detto Kevin Lanning, autore principale dello studio e professore di psicologia alla Florida Atlantic University - il contenuto dei testi, da quelli dei  feed di Twitter ai discorsi politici, dalle storie per bambini ai piani strategici, può fornirci nuovi approfondimenti sul nostro stato di sviluppo morale, sociale e cognitivo"