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venerdì 12 aprile 2019

Buon compleanno Topolino!




(foto da internet)

Il celebre settimanale a fumetti Topolino compie 70 anni! Il 7 aprile 1949 fu pubblicato nello storico formato libretto. Da allora, ha accompagnato generazioni di italiani e il 3 aprile u.s. è uscito con un numero celebrativo e con un volume che percorre tutta la sua lunga storia. 
In tutti questi anni, il suo formato è rimasto invariato e ha saputo evolversi e adeguarsi ai cambiamenti della società, accompagnando generazioni di italiani dai primi passi nella lettura, a momenti piacevoli di svago, intrattenimento, ma anche di conoscenza e apprendimento.
In occasione dell'anniversario, il settimanale è andato in edicola con una cover disegnata da Giorgio Cavazzano, che rivisita in chiave moderna la celeberrima cover rossa del 1949 in cui Topolino veste i panni di suonatore di banda dalle insolite braghette azzurre. 



(foto da internet)

Nel numero speciale c'è spazio per le storie che ripercorrono la tradizione del fumetto e raccoglie i contributi di alcune personalità del mondo del giornalismo e della cultura, che ricordano il proprio rapporto con il settimanale. In allegato a Topolino i lettori hanno trovato un volume dedicato alla storia del magazine che mette in luce tutti i suoi momenti salienti.
Le celebrazioni sono proseguite con il numero successivo di Topolino, in edicola il 10 aprile, a cui va abbinata la prima delle trenta targhe metalliche da collezione, che riproducono alcune delle più belle copertine del settimanale.
Topolino 70 anni di copertine è invece il volume per collezionisti in edicola che raccoglie 150 cover storiche.



(foto da internet)

L'esordio di Topolino in Italia risale però al 1930, quando sul n. 13 del settimanale torinese Illustrazione del Popolo fu pubblicata la prima striscia disegnata da Ub Iwerks, e intitolata Le avventure di Topolino nella giungla
Due anni dopo venne pubblicato il primo libro illustrato: Sua Altezza Reale il Principe Codarello (per Cappelli Editore) e sempre nel 1932, esce il primo numero del settimanale a fumetti Topolino, in formato giornale simile al Corriere dei Piccoli, edito dalla casa Editrice Nerbini. Per l'occasione viene assegnato il nome definitivo a Pippo, spalla di Topolino, che veniva ancora chiamato Medoro...
Le restrizioni all'editoria imposte dal fascismo rimandano la pubblicazione del fumetto nel dopoguerra: le avventure di Topolino ritornano a essere pubblicate ma la crisi del settore impone scelte drastiche e nel 1949 il settimanale viene sostituito da un mensile in formato libretto che successivamente diverrà quindicinale e poi settimanale; questo formato avrà una lunga vita editoriale arrivando a superare i 3000 numeri usciti in 70 anni!
Allora, buon compleanno!






lunedì 17 dicembre 2018

Un topen, un topen nella mia buken!



(foto da internet)

Ha aperto i battenti il 7 dicembre a Palazzo Fava, a  Bologna, la mostra Sturmtruppen. 50 anni, dedicata alla famosa striscia di Bonvi, con oltre 200 opere dell'artista modenese.  La mostra è stata curata dalla figlia del fumettista,  Sofia Bonvicini e da Claudio Varetto. L'allestimento ricrea anche lo studio bolognese del fumettista, di cui si possono ammirare gli strumenti del mestiere racchiusi in una teca: gomme, pennini, inchiostri, il timbro e il posacenere.

Bonvi, al secolo Franco Bonvicini (Modena, 1941– Bologna, 1995), è il nome d'arte di un fumettista italiano, noto soprattutto per aver ideato e realizzato la serie di fumetti a strisce Sturmtruppen, dal 1968 al 1995, anno della sua morte, una raffigurazione satirica della seconda guerra mondiale. 


(foto da internet)

Strurmtruppen fu il primo fumetto italiano realizzato nel formato a strisce giornaliere e, per molto tempo, ha goduto di vasta popolarità non solo in Italia, dove venne pubblicato su diversi giornali, riviste e libri, ma anche all'estero dove è stato tradotto in undici lingue diverse tra cui il russo, divenendo il primo fumetto straniero mai pubblicato nell'allora Unione Sovietica. Al fumetto si ispirarono due omonimi lungometraggi (vedi>>).

Bonvi iniziò a lavorare nel mondo dei film d'animazione nel 1966, quando partecipò alla realizzazione di un noto cortometraggio apparso nella trasmissione Carosello, Salomone pirata pacioccone (vedi>>), che pubblicizzava gli sciroppi Fabbri. 
Nel 1967 prese parte a un concorso indetto dal quotidiano Paese Sera per il quarto Salone dei Comics di Lucca, che vinse presentando la striscia Sturmtruppen, parodia della vita militare e del nazismo, con il quale introdusse il formato delle strisce a fumetti statunitensi in Italia (vedi>>).
Successivamente iniziò una lunga collaborazione con le Edizioni Alpe, per le quali creò, tra l'altro, il personaggio di Cattivik, parodia dei cosiddetti fumetti neri, e Capitan Posapiano. Dal 1970 pubblicò sulla rivista Psyco le Storie dello spazio profondo su testi di Francesco Guccini.




(foto da internet)

In quegli anni  Bonvi, realizzò un programma televisivo  che fece epoca: Gulp!, che andò in onda dal 1972 e successivamente Supergulp! (vedi>>)
Bonvi, insieme al regista De Maria, creò per l'occasione un nuovo personaggio: Nick Carter, un investigatore privato impegnato a risolvere, insieme ai collaboratori Ten e Patsy, intricati casi che spesso avevano come responsabile l'arcinemico Stanislao Moulinsky
La sua ultima opera è La città, una sceneggiatura disegnata da Giorgio Cavazzano,  uscita postuma nello stesso anno della sua morte nella serie I Grandi Comici del FumettoBonvi morì a soli 54 anni in un incidente stradale a Bologna. 



(foto da internet)

Le storie delle Sturmtruppen, senz’altro la migliore creazione di Bonvi, colpiscono il lettore con i loro soldaten tedesken, con quel reparto d’assalto tedesco che combatte un’eterna guerra piena di situazioni paradossali fatte di battute, dove anche la morte può far ridere. La striscia è nata in un’osteria di Modena e la leggenda vuole che le prime vignette di Sturmtruppen, intrise dell’atmosfera del '68 antisistema e pacifista, siano state disegnate su una tovaglia. 

Sturmtruppen è un vero e proprio fenomeno sociologico: perché fa ridere? In primis per la lingua: Bonvi fa parlare i suoi soldati con un improbabile italiano-tedesco in cui le parole finiscono con in -en e le v diventano f (Cosa defo faren?). L'assurda retorica degli alti comandi della Wehrmacht viene smontata quando appare l’uffizialen superioren o il sottotenenten di komplementen. Lo scopo era quello di ridicolizzare i nazisti  e  tutte le esasperazioni del militarismo ottuso; ce n'è anche per gli italiani: uno dei personaggi più divertenti è il fiero alleaten Galeazzo Musolesi... 




(foto da internet)

I soldati di Bonvi combattono un'eterna guerra di trincea, assurda, insensata, proprio come le guerre vere. Il sergenten è un sadico e allo stesso tempo ridicolo, il cuoken cucina da far schifo, gli eroiken portaferiten sono maldestri e riescono a peggiorare le condizioni dei commilitoni feriti. C’è anche la piccola fedetta prussianen, del tutto inutile dato che non vede mai niente.  
Le storie di Bonvi hanno un tratto inconfondibile, fanno ridere in un contesto cupo attraverso situazioni ciniche e surreali e non presentano mai un unico protagonista.  La striscia è cambiata con gli anni: agli iniziali riferimenti all’esercito nazista e alla seconda guerra mondiale, le Sturmtruppen colpiscono con la risata tutte le guerre e l’ottusità umana in ogni campo della vita, non solo quello militare. 
Chi, in questi tempi, in Italia e in Spagna, mette in bella mostra i muscoli, dovrebbe leggerle ad alta voce prima di coricarsi...
























mercoledì 21 novembre 2018

Un autunno da favola


Immagine correlata
(foto da internet)

La vita, a volte, può essere amara. E non serve aggiungere dello zucchero per addolcirla. Non è una questione di ingredienti ma di esperienze che alimentano l’animo e rasserenano la mente. 
“Tutti hanno bisogno dei propri ricordi. Essi tengono lo spettro della banalità fuori dalla porta” – disse lo scrittore Saul Bellow. Perché allora non rispolverare vecchi amori, quelli che ci hanno tenuto compagnia durante l’infanzia? A mettere d’accordo intere generazioni sono loro, personaggi come Topolino e i Puffi che, proprio nel 2018, festeggiano importanti anniversari divenendo protagonisti di interessanti mostre autunnali allestite in tutto lo stivale. 

Risultati immagini per mondo puffo 
(foto da internet)

Chi è cresciuto a pane e Puffi non può perdere “Mondo Puffo. Questa spettacolare mostra, in calendario fino al prossimo 25 novembre, è stata allestita presso WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano per celebrare i 60 anni di queste piccole creature alte due mele o poco più, con la pelle blu e il caratteristico cappellino bianco. Ebbene sì, le loro origini sono da rintracciare nel 1958 quando Puffetta, Grande Puffo, Gargamella &Co. vennero ideati dal noto fumettista belga Pierre Culliford, noto ai più come Peyo, per poi divenire protagonisti di film, cartoni animati etc. E non solo. L’occasione è quella giusta per regalarsi un sorriso familiarizzando con il tipico “linguaggio puffo”, studiato addirittura da Umberto Eco.

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(foto da internet)

Si cambia genere con “City Booming” che, dopo il successo milanese, è sbarcato a Bologna (nell’Ex Chiesa di San Mattia) con un enorme diorama di 60 metri quadri nato dalla fantasia di Wilmer Archiutti (fondatore di LAB Literally Addicted to Bricks) per risvegliare il piccolo architetto che è in ognuno di noi. Basta guardarsi intorno per rendersi conto di essere circondati da ben 7 milioni di coloratissimi mattoncini Lego che riproducono una vera e propria metropoli dove nulla è lasciato al caso. A spiccare, infatti, tra il cinema, la pasticceria etc. è la riproduzione della torre degli Asinelli e della torre della Garisenda. A rubare l’attenzione sono anche i suoi cittadini: 6.000 omini gialli il cui aspetto strizza l’occhio a personaggi cult dei cartoons nonché a supereroi come Batman, Wonder Woman ma anche a celebrità del cinema.

Risultati immagini per roma fumettara

(foto da internet)

Anche Roma spalanca le braccia a tutti i fumettari dello stivale offrendo non una ma più mostre autunnali. Al Palazzo delle Esposizioni, fino al 6 gennaio 2019, ad andare in scena è la mostra (a ingresso gratuito) “Roma Fumettara. Una scuola di autori – 25 anni in mostra” messa a punto per celebrare i 25 anni di attività  della Scuola Romana dei Fumetti. Come? Attraverso le opere realizzate dai docenti e/o da ex allievi. Tra i nomi più altisonanti ci sono quelli di Massimo Rotundo (disegnatore di Tex) o ancora Stefano Caselli (disegnatore Marvel) e Maurizio Di Vincenzo (disegnatore di Dylan Dog). Non solo, lo stesso contenitore, fino al 9 gennaio 2019, ospita anche la mostra “Pixar. 30 anni di animazione” che, attraverso più di 400 opere tra disegni, sculture, bozzetti, collage e storyboard, invita a scoprire il duro lavoro che si cela dietro a capolavori come Toy Story, Monsters & Co. e Inside Out. 

Risultati immagini per Mickey 90 – L’Arte di un Sogno: Topolino e il cinema
(foto da internet) 


Rimanendo nel cuore della città eterna, in quel di Villa Borghese l’ospite d’onore è proprio lui, Topolino. Tutti i fan dell’iconico personaggio della Disney possono fare tappa alla Casa del Cinema per festeggiare, fino al 7 dicembre, i suoi 90 anni attraverso “Mickey 90 – L’Arte di un Sogno: Topolino e il cinema”. Si tratta di un percorso interattivo che, attraverso rari e preziosi materiali, offre un assaggio della spettacolare mostra allestita, fino al 10 febbraio 2019, nelle sale del castello di Desenzano del Garda. Proprio così, immagine dopo immagine, permette di ricostruire la carriera artistica della creazione più celebre di Walt Disney. Dal 1928, quando tutto ebbe inizio, a oggi di anni ne sono passati ma Topolino si conferma essere un mito intramontabile per grandi e piccini di tutto il mondo.

mercoledì 7 ottobre 2009

C'era una volta


Conoscete questa storia?

Fiona, una principessa esperta di arti marziali, prigioniera in un castello custodito da un terribile drago. Nell'hinterland di un regno lontano, in una palude nauseabonda, Shrek, un orco verde e maleodorante vive solo soletto in santa pace. Un bel giorno la sua tranquillità è interrotta dall'irruzione di una miriade di personaggi fiabeschi che il perfido principe Lord Farquaad, ha scacciato dal suo regno. Allora l'orco, infastidito dall'inaspettata invasione, decide di chiedere spiegazioni al responsabile. Il problema è che lo fa nel momento meno opportuno, quando è in corso un torneo il cui vincitore dovrà liberare la principessa. Senza quasi rendersene conto, l'orco Shrek vince il torneo ed arriva a un compromesso con il principe: se riuscirà a portare a termine l'impresa, la sua palude verrà liberata dagli ospiti ingombranti. Shrek va ben oltre: salva la principessa e la sposa lui, non il principe! Nel frattempo la bella Fiona ha ha subito una trasformazione sorprendente: è diventata un orco anche lei!

Sicuramente quasi tutti avrete visto in immagini quanto avete appena letto. Se non è così, dateci un'occhiata.




Una delle chiavi del successo di Shrek è che ignora le convenzioni del genere e rende protagonisti della storia coloro che si limitavano ad esserne semplici comparse.
Una canzone dei frenetici anni '80 della "movida", "La evolución de las costumbres", concludeva che una delle tante caratteristiche della modernità è quella di cambiare il finale delle favole. E, in effetti, pare ci sia una certa ostinazione da parte degli sceneggiatori dei film per bambini che li spinge ad alterare le fiabe classiche. Forse anche perché in fondo i racconti dei fratelli Grimm, di Perrault, di Andersen e colleghi rispecchiano una società tutt'altro che moderna e tollerante.
Dev'essere stato questo ciò che ha spronato James Finn Garner a scrivere Fiabe della buonanotte politicamente corrette, dove riscrive le storie conosciute da tutti in chiave politically correct. Bill Willingham segue la scia di Garner, ma nel campo dei fumetti, e scrive Fables, dove il lettore ritrova tutti i personaggi dell'immaginario favolistico catapultati nel mondo terreno. Qui dovranno adattarsi ad una realtà sconosciuta ed accettare nuove regole per integrarsi nel mondo degli umani.


L'ultimo esempio cinematografico di questa tendenza è Cenerentola e gli 007 nani che assembla Pollicino, Raperonzolo, Biancaneve e la Bella Addormentata, ovviamente rivisti e corretti.

Ed ora tocca a voi!
  1. Conoscete altri esempi di favole "alterate"?
  2. Sapreste dire come si chiamano in spagnolo Raperonzolo e Pollicino?
  3. Con quali frasi iniziereste e finireste una favola?

martedì 27 gennaio 2009

100 anni di fumetti italiani


E’ il 27 dicembre 1908 quando il Corriere dei Piccoli appare nelle edicole italiane come supplemento del Corriere della Sera. 80.000 copie messe in vendita al prezzo di dieci centesimi ciascuna. È il primo giornalino a fumetti dell’editoria italiana dedicato ai bambini e ai ragazzi.

Le tavole delle storie non hanno ancora le nuvolette. I testi sono didascalie messe sotto i disegni, con versi in rima baciata o alternate che spiegavano le vignette. Diventa celebre la frase “Qui comincia un’avventura del Signor Bonaventura”, dove questo strampalato personaggio riesce a portare a termine le sue imprese guadagnando sempre alla fine un assegno di un milione di lire.


A cento anni dalla sua nascita, la mostra Il Corriere dei Piccoli –storie, fumetto e illustrazione per ragazzi rende omaggio al fumetto italiano. L'iniziativa è stata promossa e organizzata dalla Fondazione Corriere della Sera, che ha messo a disposizione il suo imponente archivio storico. Una sequenza di capolavori della letteratura disegnata dal 1908 in avanti che offre ai visitatori una preziosa occasione per ammirare oltre 300 immagini di altissima qualità grafica, selezionati da un totale di 39.000 fogli del Corriere dei Piccoli e da più di 5.000 del Corriere dei Ragazzi. La rassegna si avvale di un'ampia ricerca condotta su disegni originali, alcuni inediti e provenienti da collezioni private; saranno rappresentati i personaggi più famosi del Corriere dei Piccoli: il Signor Bonaventura, la Pimpa, Lupo Alberto, Gli aristocratici, Cocco Bill, Corto Maltese e tanti altri.

L'evento si rivolge a un vasto pubblico e in particolare ai giovani: saranno coinvolti infatti gli alunni delle scuole di Milano e Lombardia che potranno diventare protagonisti attivi della mostra attraverso spazi dedicati al lavoro creativo e percorsi didattici interattivi.

venerdì 31 ottobre 2008

Fumetti in tv

(foto da internet)

Se vi chiedessero chi è Nick Carter, sicuramente alcuni di voi risponderebbero: “Lo so, lo so, è un cantante dei Backstreet Boys!”. È verissimo! Ma per tanti italiani (ben più anziani), non si tratta di un cantante, bensì di un investigatore privato, protagonista di “Gulp! Fumetti in tv”, un fumetto televisivo andato in onda durante gli anni ’70. Questo programma era una lettura attraverso la cinepresa di una storia a fumetti priva di animazione. Il detective Carter fu un personaggio multimediale fin dall’inizio: nacque a fumetti per la televisione e approdò sulla carta stampata soltanto successivamente! Il programma ebbe un successo senza precedenti. Sono rimaste nell’immaginario collettivo dei telespettatori italiani le frasi di alcuni personaggi del fumetto, come per esempio: "Ebbene sì maledetto Carter, hai vinto anche stavolta!” oppure “Dice il saggio: tutto è bene ciò che finisce bene”, “E l’ultimo chiuda la porta!”



Il personaggio nasce dalla matita di Bonvi che, dopo aver lavorato in pubblicità dà vita a Strumtruppen, la prima strip quotidiana italiana, una satira contro la vita militare e il nazismo. Apparsa nel 1968 su “Paese Sera” diventa nel giro di pochi anni un best-seller mondiale. Con questo fumetto succederà giusto l'opposto che con "Gulp. Fumetti in Tv" e dalla carta...
(foto da internet)
... approderà sullo schermo.


Nel '69 pubblica "Storie dallo Spazio Profondo", con i testi dell'amico Francesco Guccini. Fu Guccini a presentare Bonvi a Guido De Maria, che allora si occupava di pubblicità per Carosello, e nell'inverno '69-70, dal loro incontro nasce "Nick Carter", che andrà in onda su "Gulp!" nel 1972 e che proseguirà con oltre 80 avventure sulle pagine del "Corriere dei Ragazzi".
Il regista e autore del personaggio del detective Carter spiega in questo video la nascita del linguaggio di questi particolarissimi fumetti.

lunedì 22 settembre 2008

Valentina, la forma del tempo


(foto da internet)

Valentina si ispira all’attrice del cinema muto Louise Brooks, incarnazione tragica e moderna del mito della Donna Fatale: sensuale, pericolosa, perversa e amorale ma nello stesso tempo infantile, innocente e pura. Guido Crepax, il suo autore, ha redatto nei minimi particolari la sua carta d’identità: nata a Milano il 25 dicembre del 1942, vi risiede in Via de Amicis n. 45, è nubile, è alta 1 metro e 72, ha i capelli neri, gli occhi chiari. Questo le conferisce una caratteristica unica per il mondo dei fumetti: col passare degli anni invecchierà! Infatti nel 1995, Valentina esce di scena dal mondo dei fumetti all’età di 53 anni con l'episodio dal titolo "Al diavolo Valentina!



(foto da internet)

Debutta nel 1965, come compagna di Philip Rembrandt, nell’episodio intitolato La curva di Lesmo, ma diventerà ben presto il personaggio principale della serie. I lettori sono da subito ammaliati dal carisma di questa sensuale fotografa milanese perennemente in bilico fra il mondo onirico e quello reale, fra la nevrosi e la sensualità. Le vicende che stanno alla base della storia di questa eroina sono ambientate nella città di Milano, capitale della moda e metropoli borghese per eccellenza, scenario da un lato dellemancipazione femminile e la rivoluzione sessuale simboleggiate da Valentina, che si faranno carico di esplicite connotazioni politiche; dall’altro le incursioni nella fantasia e nel soprannaturale suggerite dalla duplice figura di Rembrandt-Neutron: da una parte l’impegno, dall’altra l’evasione.




(foto da flicrcc)

Da oggi la città natìa del fumettista e della sua creatura ne rende omaggio con la mostra Valentina, la forma del tempo. L'esposizione, organizzata da Caterina Crepax, vuole non solo celebrare uno dei più grandi fumettisti italiani a cinque anni dalla morte, ma intende esaminarne a fondo il concetto di temporalità, da sempre legata allo spazio borghese. Una mostra multimediale, fatta di disegni, proiezioni e filmati, e divisa per aree tematiche, dove ogni area rappresenta un modo differente di intendere e vivere quel concetto sfuggente e soggettivo che è il tempo. L'esposizione, inaugurata il 21 settembre 2008, resterà a disposizione dei visitatori fino al 1 febbraio 2009.

venerdì 16 maggio 2008

Novecento a fumetti


(foto da internet)

Dopo l'adattamento cinematografico di Giuseppe Tornatore (vedi>>), Novecento diventa un fumetto. Alessandro Baricco ha riscritto infatti, per il settimanale Topolino, uno dei suoi più famosi testi: il monologo Novecento, (ri)intitolato, per l’occasione, La vera storia di Novecento.

La storia è stata sceneggiata da Tito Faraci e disegnata da Giorgio Cavazzano. In La vera storia di Novecento, Topolino racconta a Minni la storia di un personaggio eccezionale, il pianista Novecento, ovvero Pippo. Novecento è il pianista del transatlantico Virginian con il quale il trombettista Topolino ha suonato per molti anni. Topolino narra le straordinarie qualità dell’amico Pippo, un pianista eccezionale che però ha un’altra particolarità che lo rende assolutamente unico: non è mai sceso dal Virginian. La storia, davvero speciale, diverte ed emoziona grazie alla magia dei personaggi Disney.







Gli appassionati dei fumetti made in Disney, potranno (ri)leggere Novecento, grazie alla magnifica narrazione di Pippo, Topolino, Minni e Basettoni, il comandante del Virginian!

lunedì 7 aprile 2008

Autodifesa "diabolika"

(foto da internet)

Volete difendervi come un’eroina da fumetto? E allora date un'occhiata a Eva Kant: Senza Paura - Tecniche e strategie per proteggersi e difendersi di Edizioni BD; ristampa del volume Eva Kant: Quando una donna deve difendersi, pubblicato da Idea Libri nel 2001. Oltre al titolo, troppo maschilista, è stato modificato anche il formato, che originalmente era di grandi dimensioni, mentre questa ristampa è in formato tascabile. Si tratta di un manuale di autodifesa, corredato da 14 mini storie a fumetti scritte da Licia Ferraresi e Mario Gomboli e disegnate da Pierluigi Cerveglieri.

(foto da internet)

Ma chi sarebbe questa Eva Kant? L’hanno inventata 45 anni fa due sorelle milanesi, Angela e Luciana Giussani, che diedero vita a Diabolik, ancora oggi uno tra i fumetti più venduti d’Italia, ed è la compagna del diabolico criminale.

L’amatissimo fumetto ha anche ispirato una trasposizione cinematografica, girata negli anni 60 da Mario Bava, considerata uno dei migliori film pop di tutti i tempi. Il suo mix di pop art, optical art, psichedelica e futurismo a sua volta ha ispirato CQ, diretto da Roman Coppola, figlio del più famoso Francis, che ha dichiarato che il film di Bava gli è servito per dare il "mood audiovisivo" al proprio film.


(foto da internet)

Ma non si tratta dell’unico omaggio al mitico antieroe:

· il figlio di Mario Bava, Lamberto, ha diretto il video promozionale del brano Amore impossibile, nel quale Daniel Mc Vicar e Claudia Gerini interpretano la mitica coppia di ladri;

· i Beastie Boys hanno realizzato un videoclip della canzone Body Movin', nel quale un insolito Diabolik vestito di bianco ne fa di cotte e di crude;

· Radio2 Rai ha mandato in onda una trasposizione audio del celebre fumetto (ascolta il trailer >>);

· Neanche i videogiochi si sono sottratti al fascino del misterioso Diabolik.

E per finire, eccovi una parodia della celebre coppia a carico di Gerry Scotti e di Michelle Hunziker.

Buon divertimento!


sabato 3 novembre 2007

Carofiglio a fumetti


(foto da Rizzoli)

È già campione d’incassi. Eppure è in vendita da poco più di un mese. Si tratta di Cacciatori nelle tenebre, una graphic novel di Gianrico e Francesco Carofiglio. Romanzo noir in forma di fumetto, è una dura storia sul traffico di bambini, firmato da Gianrico e disegnato dal fratello Francesco, architetto, regista, scrittore e illustratore.

L’idea è nata da un rifiuto, quello di mettere in forma di fumetto le storie dell’avvocato Guerrieri. Gianrico Carofiglio (leggi post precedente >>) non ha però abbandonato del tutto la possibilità di fare letteratura disegnata e ha creato uno spin-off dei suoi romanzi affidando il ruolo del protagonista ad un personaggio già apparso nei legal thriller, l’ispettore Carmelo Tancredi e i disegni alla matita di suo fratello Francesco.



(foto da Rizzoli)

I protagonisti di Cacciatori nelle tenebre sono degli “eroi perdenti”: i tre poliziotti che fanno parte della sezione fantasma Lotàr, Iena e Nora sono soggetti rifiutati per le più varie ragioni, lo stesso Carmelo Tancredi è un uomo solo, tormentato da un incubo ricorrente. La missione della sezione fantasma si occupa di casi che non procurano né gloria né avanzamenti di carriera, perché cerca soprattutto bambini scomparsi.

Cacciatori nelle tenebre è anche ricco di rimandi. Dal fumetto di Frank Miller, Will Eisner, Hugo Pratt e Marvel al cinema noir, fino a precisi film più o meno esplicitamente citati come Toro scatenato (guarda >>), Angel Heart (guarda >>), Blade Runner (guarda >>), e Fuga da New York (guarda >>).


venerdì 2 novembre 2007

Auguri zio Paperone!




(foto da internet)

Nel 1947, dalla matita di Carl Barcks, nacque lo zio di Paperino: Paperon de' Paperoni (in inglese Uncle Scrooge) o zio Paperone.
Per i tratti caratteriali dello Zio Paperone, Barcks si ispirò all'avaro Scrooge del racconto Canto di Natale di Dickens. Il disegnatore americano ritrasse il vecchio avaro con un unico vestito d'estate e in inverno, occhialini, cappello a cilindro e l'immancabile bastone.
Com'è zio Paperone? E' un papero pieno di difetti, ma è anche sincero e schietto, intraprendente e coraggioso.
Abita in una specie di casa-fortezza sulle colline di Paperopoli. Ha una piscina-deposito dove accumula la sua immensa fortuna. E' così ricco che ha raggiunto la fantastica cifra del Fantastiliardo. Zio Paperone ama nuotare nella sua piscina e si fa la doccia con le monetine. E' molto avaro e non spende mai neanche un centesimo. La sua proverbiale avarizia è ben nota anche al suo sfortunatissimo nipote Paperino e ai suoi nipotini Qui Quo Qua, convolti, molto spesso, in fantastiche avventure, dalle quali lo zio Paperone cerca di trarre il massimo profitto.
Tra tutte le monete che ha in casa, Paperon de' Paperoni è particolarmente affezionato alla famosa Numero 1: la prima moneta che guadagnò nel Klondike, quando era solo un povero cercatore d'oro venuto dalla Scozia. La Numero 1 è il suo portafortuna, grazie ad essa ha potuto accumulare un'immensa fortuna.
Paperon de' Paperoni ha però, come in ogni buona storia, dei nemici: la fattucchiera Amelia, una strega che vola su una scopa. Amelia ha dei grandi poteri ipnotici e vuole impossessarsi ad ogni costo della Numero 1. Zio Paperone la tiene alla larga dalla sua casa con un vecchio cannone che ha piazzato sul tetto della sua dimora. E poi c'è la simpatica (e sfortuna) Banda Bassotti, degli ingenui delinquenti capeggiati dal Nonno Bassotti, che cerca disperatamente di svuotare la piscina-cassaforte di Paperon de' Paperoni.
Per difendere il suo patrimonio zio Paperone ricorre spesso alle geniali invenzioni di Archimede Pitagorico, cugino di Paperino, scienziato-inventore di macchine fantastiche. Archimede è sempre accompagnato nelle sue avventure dal fido Edy, un piccolo robot con in testa una lampadina.



(foto da internet)

Il 31 ottobre, per festeggiare i 60 anni di Zio Paperone, Amelia, la Banda Bassotti e tutti i bambini hanno finalmente ottenuto la fortunata Numero 1: in allegato a Topolino 2710 c'era, infatti, una riproduzione della famosa monetina. Allora, buona fortuna e....

Buon compleanno zione!

venerdì 27 aprile 2007

Nadia Zorzin


(foto: http://www.massaieveronesi.net)

Cari chiodini vicini e lontani, da tempo non parliamo di fumetti. Lo facciamo oggi per presentarvi il blog-pensiero di Nadia Zorzin.
La Zorzin ha trent'anni, è triestina e, per ora, fa la grafica pubblicitaria e l'illustratrice. Ha illustrato un libro di poesie (Traduzioni perdute di Luca Visentini) e vari racconti e riviste. Da alcuni anni disegna su dei moleskine -il famoso quadernetto di viaggio che l'accompagna nel percorso complesso della vita-, le cui pagine sono diventate dei post illustrati nel suo blog: Solo in linea.

Nadia Zorzin ha raccontato il rumore della vita moderna, poetando e disegnando attorno a cellulari, computer, case, macchine e animali. I suoi disegni girano attorno ad una linea immaginaria in cui la partenza e l'arrivo possono (r)incontrarsi.

In uno dei suoi post illustrati -dei veri e propri spaccati di vita veramente affascinanti- si può leggere: "Mi_ricordo_che_ridere_non_è_mai_stato_uno_sforzo_mi_riusciva_semplice_ e_poi_così_piacevo_a_tutti".

Il pensiero-disegno della Zorzin può essere racchiuso in questa sua dichiarazione: «Non mi piace che le cose ammuffiscano nel cassetto. Preferisco farle incontrare ad altre forme che le rafforzino, piuttosto che isolarle».


Fateci sapere se vi piacciono i suoi disegni!




venerdì 16 febbraio 2007

O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra



(Foto da Internet)

Cosa possono avere in comune Aldo Palazzeschi e Mafalda? Se volete saperlo, leggete questo frammento scritto da Palazzeschi:

Avevo due anni. Due anni e un amore già: la finestra, tutte le finestre. Due anni e già un odio: la minestra, tutte le minestre; ma sopra tutte una che mi veniva imposta alle quattro con una puntualità sconcertante. Non era possibile uscire prima di averla mangiata, e, se fuori, bisognava ritornare di capo al mondo, lasciare tutto, correre a casa per mangiarla. "Deve mangiare la minestrina. Quando avrà mangiato la minestrina". Frasi di questo genere venivano sovente coronate da un "tutta" che finiva di esasperare la mia ribellione. Bisognava mangiarla "tutta", gnorsì, solo dopo averla mangiata "tutta" si poteva scendere a patti col rimanente del vivere, ottenere qualche cosa, prima no.

Eh già, proprio così, la creatura di Quino e il padre della Neoavanguardia italiana odiavano questo piatto, comune a tante culture...

E voi quale piatto odiavate da piccoli?

giovedì 9 novembre 2006

Teatro a fumetti


La compagnia teatrale Teatri Possibili e la Scuola del Fumetto di Milano propongono un'iniziativa editoriale di alto valore educativo: "Il teatro a Fumetti", una collana di fumetti ispirata ai grandi testi teatrali.

Obiettivo di questo progetto è quello di utilizzare il fumetto come veicolo educativo attraverso il quale avvicinare i bambini alla lettura dei classici, grandi opere teatrali raccontate con un linguaggio nuovo che può incuriosire i giovani lettori permettendogli di usufruire dell'immensa bellezza di storie atemporali di alto valore educativo e pedagogico.

(Foto da Internet)

venerdì 3 novembre 2006

Museo Italiano del Fumetto


Il Museo Italiano del Fumetto sorge nel cuore di Lucca, la Città del Fumetto, la stessa che da trentasette anni fa da scenario a una "fiera" dedicata alle nuvole parlanti tra le più importanti in ambito internazionale. Sede del museo è l'ex caserma Lorenzini, da poco riportata al suo originario splendore da un accurato lavoro di restauro diretto dall'architetto Pietro Carlo Pellegrini.

Il percorso proposto dal museo comincia con una sezione dal titolo Scopriamo il Museo Italiano del Fumetto. Attraverso l'esposizione di pannelli esplicativi viene visualizzato il progetto architettonico del museo, ma non solo; altro elemento caratterizzante della mostra, infatti, è dato dalle bacheche dedicate al fumetto prodotto dagli anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento, che contengono tavole originali e testi di approfondimento curati dai maggiori storici e critici del settore. Si tratta di un viaggio che conduce i visitatori sia a scoprire l'evoluzione di questo genere letterario, sia a ricostruire mutamenti sociali e culturali di un periodo cruciale dello scorso secolo.

(Foto da Internet)

domenica 10 settembre 2006

Manara disegna Rossi


Il disegnatore Milo Manara, illustrerà la vita sportiva di Valentino Rossi con un fumetto clip in cui il noto campione doppierà se stesso. Per vedere un'anteprima delle tavole, cliccate qui.

(foto da internet)