lunedì 7 gennaio 2008

Il circo

(foto da internet)

Un altro anno e tanti buoni propositi: il primo quello di smaltire i chili superflui che abbiamo messo su in queste vacanze gastronomiche natalizie. Rieccoci il giorno dopo l’Epifania che tutte le feste porta via, e con la sensazione, tipica della gente del circo, di sbaraccare il carrozzone e cominciare una nuova avventura.

In Italia se si parla del circo non si può non menzionare la famiglia Orfei, leader da quasi 200 anni, sia sul piano artistico che organizzativo. Infatti il circo è un'arte, un mestiere che non si inventa ma si tramanda di generazione in generazione, con sacrifici e con passione, in un continuo vagabondare in posti diversi.

(foto da internet)
Nel mondo circense italiano spicca fra tutte la personalità di Moira Orfei, la più conosciuta e, praticamente, l’unica in grado di reggere il confronto con personaggi di altre e più frequentate forme di spettacolo. Il suo look così stravagante, così kitsch: quel toupè e quel trucco così pesante sono un’immagine ricorrente delle nostre vacanze natalizie. Sin dall’infanzia il suo volto ha riempito i manifesti delle città italiane in questo periodo dell’anno.

(foto da internet)
Una diva creata da Dino De’ Laurentiis tanti anni fa, che è sempre la stessa (ce la mette tutta per combattere i segni del tempo...). La forza di Moira è la sua immagine, e il suo circo, una grande famiglia dove tutti lavorano affinché il mito possa continuare.
A metà strada tra magia, favola e sogno, chi, da bambino, non andava al circo? Sotto quel tendone incantato, a volte malodorante, che, però, affascinava e catapultava in un altro mondo: bastava la smorfia di un clown, la scioltezza di un giocoliere, l'audacia di un trapezista o quello "zoo viaggiante" fatto di tigri, leoni, elefanti, zebre o cavalli.
Il circo per Federico Fellini è il bacino della spontaneità che muove i fili della giostra della vita, e il regista ne ha saputo raccontare le mille sfaccettature, per calcare la mano sul flusso delirante dell’arte circense.


(foto da internet)
Nel film I Clowns (1973) il montaggio di un tendone da circo viene osservato con curiosità da un bambino e la vista dei clown gli ricorda alcuni personaggi della vita reale. Poi l'azione si sposta nell’attualità: Fellini, all'interno di un'inchiesta televisiva, si mette alla ricerca di vecchi clown per ascoltare i loro ricordi. Dopo aver visitato il circo di Liana Orfei, Fellini e la sua troupe vanno a Parigi, dove intervistano Tristan Rémy, uno scrittore che si occupa in particolare della storia dei clown. Assieme allo scrittore, Fellini rintraccia vecchi pagliacci, i pochi sopravvissuti a un mondo che non c'è più. Il regista filma i loro volti ormai invecchiati e tristi: verso di essi Fellini si sente debitore per la gioia che un tempo riuscivano a trasmettere.
Gli irriverenti pagliacci diventano “aberranti, grotteschi, ciabattoni e straccioni... ambasciatori ubriachi e deliranti di una vocazione senza scampo”.

5 commenti:

vicente ha detto...

Ciao. Mi piace molto il circo. Va unito alle feste e di quando i miei figli erano piccoli. A Valencia viene il circo Gran Fele. E' un circo senza animali, famigliare. E' molto bello. Lo consiglio ai grandi e piccoli.

Andreu ha detto...

Non mi piace il circo, mi da tristezza.

sara ha detto...

Ciao. Buon anno. Io ho visto il gran circo mundial a Madrid. Mi piace molto, soprattutto per i bambini è divertente.

Anonimo ha detto...

il circo non è uno spectacolo che mi piace. soltanto me ha piaciuto tanto " Le circ du soleil"

jorge ha detto...

Il circo è come la vita, o no? Quello che ricomincia è il circo della vita: un'altro anno in cui noi, come Moira, dopo saluttare, ricominciamo da capo, non in un'altro paese, pero si in un'altro anno, un'altra carpa, la stessa dei nostri corpi istallata nuovante nella vita per guardare tanti pagliacci ed animali.