giovedì 8 febbraio 2007

L'IRRITANTE DR. HOUSE

Il telefilm «House» ha fatto la sua comparsa sui teleschermi italiani il primo luglio del 2005, e da allora siamo già alla terza serie: è un autentico fenomeno televisivo, così come in Spagna. Non c'è controprogrammazione che tenga, anche se, per fermarlo, stanno tentando di tutto: dallo spostamento di giorno, dalla riduzione della tradizionale (per l'Italia) doppia puntata al singolo episodio, dall’espropriazione da Italia 1, rete soprattutto giovanile, ai «cugini maggiori» di Canale 5, visto che il perdurante successo del telefilm sta creando a Mediaset non pochi problemi. Ma niente da fare: il cinico, scorbutico, politicamente scorretto e irresistibile Dr. House ormai ha conquistato anche il pubblico di casa nostra. Lui si chiama Gregory House, di professione medico, primario del reparto di Diagnostica del Princeton-Plainsboro Teaching Hospital. Ogni paziente se la batterebbe a gambe levate davanti a un tale medico. Se lo vedi ti viene voglia di scansarlo: zoppo, trasandato, senza camice, con la barba perennemente lunga, la vera pecora nera dell'ospedale. Allergico ai pazienti, privo di tatto con i colleghi, misantropo, dissacratore, sarebbe già stato licenziato mille volte se non fosse che, nonostante sia così anticonvenzionale, House è anche un infettivologo di talento, capace di azzeccare diagnosi laddove gli altri neanche se le sognano. Non fa nulla per essere simpatico: è scontroso e burbero, poco gentile con collaboratori e pazienti, eppure quel suo essere irritante casual piace un sacco e House e il suo doppio, l'attore quarantaseienne Hugh Laurie, fanno tendenza. Non è il massimo della simpatia, e le avventure «medical» in cui è coinvolto lasciano poco alla fantasia: immagini realistiche di operazioni chirurgiche, storie di malati e malattie, gente che soffre. Naturalmente c’è anche la suspence: si è sempre sul filo del rasoio nell’attesa che il primario - un po’ Sherlock Holmes, un po’ tenente Colombo, nel mezzo di un’atmosfera paragonabile a E.R. - trovi la soluzione ad un caso disperato o ad un male incurabile. Addirittura House fulmina i suoi interlocutori con battute sarcastiche, definite «Housismi».
Si tratta di un fenomeno televisivo che buca lo schermo perché anomalo e forse perché, inscenando il paradosso, racconta quel che accade in ogni ospedale, americano e non. Con medici stanchi e disillusi, con pazienti che scocciano, con morfina che gira in libertà, con l'ordine apparente sotto cui cova il caos, il dolore, la rabbia, la morte. Insomma quel lato oscuro della malattia o anche tutta quella mala sanità in questi giorni tanto alla ribalta!
(Foto da

5 commenti:

David ha detto...

Perché hanno successo queste trasmisioni? Da Médico de familia al Dr House, tutti gli anni ci sono ospedali, malattie, morte... E' il reality show che diventa fiction?

María ha detto...

Sono stufa degli ospedali! Meglio Aquí no ha quien viva.

Anonimo ha detto...

Ho piene le tasche di verbi e aggettivi, un testo da quarto corso.
Un po' alla volta ci capitano "ser-ite" che hanno molto successo, ormai che in Italia la vendita di medicine da grandi magazzini é liberalizzata,forse cerchiamo con cui autoguarirci o fare il medico.
Saluti
Alberto

ramon ha detto...

Mi è piaciuto molto questo telefilm soprattutto la prima serie. Oggigiorno quando siamo nella terza serie è un po' noiosa, sempre la stessa storia: una strana infermità, una diagnosi molto difficile, per arrivare quasi sempre, alla guarigione finale.

Anonimo ha detto...

certo ke se vi limitate a guardarlo in questo modo rimarrà sempre tale... guardatene la filosofia e gli studi fatti dietro al personaggio e capirete che non è un telefilm come gli altri!