lunedì 12 febbraio 2007

IL CALCIO CHE FU...

Ieri era domenica: e come una qualsiasi domenica la televisione italiana ha bombardato con il calcio. Tutto o quasi tutto è ritornato alla normalità: il calcio italiano riparte, anche se, dicono, con dure misure.
Dopo Calciopoli ancora un’altra batosta per lo sport più amato: episodi di violenza che evidenziano il giro d’affari che comporta il pallone. Forse questa tragedia non è stato altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo da tempo, e servirà per imporre una modernizzazione dei vecchi stadi e, più in generale, degli impianti sportivi italiani. Il primo ministro, Romano Prodi, afferma: «La gente deve capire che è ora di una svolta. E il Paese si deve rendere conto che anche nello sport, o forse in questo periodo storico soprattutto nello sport, si esprime la civiltà, la maturità, la serietà del nostro Paese ».
Quegli stessi sentimenti che, nel lontano 1983, evocava Antonello Venditti nella sua canzone “Grazie Roma”, poi diventata inno della squadra di calcio della capitale: un sentimento, un amore, condiviso da molti, capace di accomunare persone tanto diverse. Probabilmente la voglia di riunirsi, di stare insieme e di riconoscersi sotto una stessa bandiera induce a pensare che la gente non è cambiata, ma poi arriva la partita, l’ansia del risultato, e tutto è lecito: il catenaccio che fa fare risultato, Moggi & company che comprano le partite, gli ultrà che confondono lo stadio con un campo di battaglia, oppure quando non c’entra la corruzione o la violenza si impone la legge del merchandising: e anche in questo caso tutto è permesso.
Allora, visto che il calcio è soprattutto un intrattenimento, o forse così vogliamo crederlo, nonostante l’amaro in bocca, vi proponiamo alcune figure mitiche dello sport più bello del mondo, alcune con carriere ineccepibili altre un po’ meno, però tutte affascinano con il loro modo di toccare il pallone, tanto da essere paragonate a degli dei. Abbiamo pensato a Pelé, a Maradona, a Platini e Zidane, e chi più ne ha più ne metta...
(Foto da Internet)

3 commenti:

David ha detto...

Che spettacolo strano è il calcio senza pubblico. Il più grande è stato Maradona.

Anonimo ha detto...

Ha raggione Prodi a dire che ormai gli italiani dovrebbero mirare all'estero con coraggio; ma non devono smettere di guardarsi l'ombligo riguardo agli stadi e il calcio.
Ieri alla ripresa della giornata calcistica si hanno visto cose cattivi come a Roma dove gli ultrà sorvegliati hanno fischiato e anche dato le spalle ai poliziotti durante il minuto d'omaggio, ovvero quelli a Milano che brontolavano a causa di fare la fila all'ingresso dello stadio.
Dopo due anni le nuove misure varate dal governo saranno costumi consueti.
Saluti
Alberto

ramon ha detto...

Tempo fa che ho lasciato di amare il calcio, (mai dimenticherò la tragedia di Heysel), ci sono tanti morti per questo"intrattenimento" che mi fa vergogna chiamarlo sport. Il più grande è Pelé, e aggiumgerei alla lista, Paolo Rossi (Spagna 1982)