martedì 6 febbraio 2007

La vita dei senzatetto sbarca sul web

(Foto da Il corriere della sera)

La loro casa è la Stazione di Milano, ma è dal web che si affacciano per far sapere che esistono. Sono i clochard diventati blogger, un po' per ispirazione un po' per necessità, che si raccontano sul sito Non superare la linea gialla per uscire dall'invisibilità.

Alle spalle del sito un gruppo di barboni che scrive ogni volta che ha voglia, aggiornando lo spazio con le possibilità e il ritmo che la vita scomposta e casuale di un senzatetto consente loro. Il risultato è un mosaico di poesie, sfoghi, dialoghi e riflessioni che difficilmente troverebbero ascolto altrove.

Internet come porto sicuro. Alcuni hanno scelto di vivere in strada, altri ci sono finiti per caso. Comunque sia, la rete aiuta tutti ad abbattere la barriere del pregiudizio che spesso impedisce a molti di loro di confrontarsi con le persone "normali", quelle cioè che corrono dietro a vite più sicure ma frenetiche, quelle che normalmente li evitano. E' per questo che i clochard come Victor, tra gli autori dei post, si sono attrezzati per raccontarsi online: alcuni di questi "vagabondi" hanno persino un computer, regalato da volontari, con il quale riescono a collegarsi a internet, ora qui ora lì, sfruttando anche i nodi Wi-Fi della stazione. Altri si appoggiano a un internet point o più semplicemente affidano il propri pensieri a bigliettini di carta, quasi dei messaggi in bottiglia che, non si sa come, alla fine riescono ad arrivare nelle mani di chi può digitare da casa al posto loro. D'altronde l'arte dell'arrangiarsi è la specialità di chi, vivendo sotto un ponte o nella sala d'attesa delle stazioni, racconta a denti stretti di coltivare "l'hobby della sopravvivenza".

Non solo poesia. Il blog serve anche per urlare. Perché la vita da reietti è dura e molti di loro sembrano riuscire a sfangarla meglio affidando alla tastiera a volte la tristezza, altre la rabbia di un'esistenza ai margini, non sempre facile da raccontare. C'è Antonello che scrive del suo amore, conosciuto e conquistato sulla panchina, sorpresa di una vita da nomade e ora caldo conforto per i tanti inverni all'addiaccio. Le parole di Mutty invece sono più dure, chiedono aiuto senza aspettarsi di riceverlo: “Non scordate che per molti i cosiddetti barboni sono la feccia del mondo”. C'è disperazione ma anche speranza nelle loro parole. Foto, disegni e versi completano l'affresco polveroso e spontaneo che il blog regala a chi ha voglia di entrare nelle loro storie di vita.

Oltre il quotidiano. Nonostante tutto, Victor e gli altri, tutti barboni che vanno e vengono dai binari milanesi, riescono a guardare oltre i problemi di ogni giorno per sognare, persino, che altri come loro possano seguire l'esempio. La speranza è che questi post senza una fissa dimora diano il là ad altri di clochard in movimento desiderosi di farsi sentire, da Nord a Sud. Finché non si verrà a creare una rete di testimonianze che dia voce agli invisibili d'Italia.

Tratto da La Repubblica

4 commenti:

Fidel ha detto...

Interessante iniziativa. Il blog è un strumento potente anche per chi non ha voce.

ramon ha detto...

Da sempre ho visto il mondo dei barboni come un posto dove la sopravvivenza è molto dificile, un mondo disperato e scabro. Questo che ho letto oggi nel blog mi fa vedere una piccola speranza per questi vagabondi ( e anche per noi)

Adriana C. ha detto...

"Non superare la linea gialla
adesso arrivo nel Tuo sogno
sarò dolce come l'onda del mare
sarò il vento tranquillo e
sarò la medicina per ogni male
Non superare la linea gialla
Questo treno lo prendiamo insieme
mano nella mano e ci fermeremo
alla stazione che si vede solo al mattino
Non superare la linea gialla
e Ti porterò dove nasce l'arcobaleno
e li, io e te, saremo felici.
Ti prego donna magica
non superare la riga gialla
Non superare la riga gialla"

Victor

Leggendo queste parole sappiamo che esistono i senzatetti perchè esistono i senzacuori...

Adriana C. ha detto...

volli dire "senzatetto" e "senzacuore"...aspetto che il senso sia chiaro.Saluti