(foto da internet)
mercoledì 1 maggio 2013
Una strana domenica
lunedì 29 aprile 2013
Polpette (di saggezza linguistica XXX)
(foto da internet)
Ecco a voi un a polpetta nostrana dedicata allo slang.
Vi presentiamo l'espressione come gira? o come butta? utlizzata con valore di come va?
Sarebbe l'equivalente dell'inglese (marca USA) what gives? o what’s up?
Vi offriamo un esempio tratto dalla sitcom Big Bang Theory (in italiano, of course), nella quale Sheldon e Penny usano lo slang giovanile.
venerdì 26 aprile 2013
Vota (il conte Mascetti)!
(foto da internet)
Cari lettori, come ben sapete Giorgio Napolitano è il nuovo (?) presidente della Repubblica. Ma forse non sapete che, durante la prima votazione per eleggere il presidente, qualche buontempone ha scritto sulla scheda, nel segreto dell'urna, il nome di Mascetti Raffaello.
Quando la presidente Boldrini lesse quel nome, la Camera rise; gli internauti si scatenarono, e qualcuno, a casa, o al lavoro, si alzò in piedi ad applaudire.
La gag merita davvero: il conte Lello (Raffaello) Mascetti, celebre maschera immortalata da Ugo Tognazzi nel ciclo di Amici miei (vedi>>), aveva, almeno, un voto.
Nel film del 1975, realizzato da Mario Monicelli, il conte Mascetti è il magistrale inventore della
La disperazione e la voglia di mandare tutto in vacca, una vocazione istintiva e insopprimibile a prendere in giro il prossimo, rintronandolo con discorsi svuotati di senso e di logica: il conte Mascetti, discendente da Arlecchino e dal Marchese del Grillo, abile nell’arte -tutta italiana- di mascherare l’impotenza con una faccia da schiaffi.
La prima giornata di votazioni ha offerto anche altre perle. Mentre la candidatura di Franco Marini perdeva colpi, qualcuno proponeva la non meno famosa Valeria Marini, oppure l’ex prima donna Veronica Lario...
Non mancavano neanche, in ogni votazione, i peones, e cioè la fanteria parlamentare, che vivevano il loro momento di gloria votando per se stessi, tra gli sbadigli generali.
mercoledì 24 aprile 2013
Strafalcioni
(foto da internet)
Ricordate il facci al posto di faccia, reso famoso dal ragionier Ugo Fantozzi in un suo film del 1975, con il suo celeberrimo facci lei..., fino ad arrivare all'uso improprio dell'accento sulla terza persona del verbo dare, mentre sulla seconda persona dell'imperativo che vorrebbe l'apostrofo (da' retta a me) si mette erroneamente l'accento. Raggruppati in ordine alfabetico, gli errori più diffusi, sono seguiti dal modo corretto di dire e da citazioni di quanto scritto o detto dai personaggi colti in fallo. Perché, avvertono gli autori, mentre non è lecito né opportuno infierire su chi, per umile estrazione, non ha dimestichezza con la lingua italiana, è giusto fare le bucce a chi di comunicazione vive e si serve.
lunedì 22 aprile 2013
Polpette (di saggezza linguistica XIX)
(foto da internet)
In questi giorni di votazioni per l'elezione del Presidente della Repubblica, non può mancare, su questo blog, la locuzione ti conosco mascherina!
L'espressione in questione si utilizza quando, nonostante le apparenze (false) di qualcosa o di qualcuno, non ci siamo fatti ingannare.
Sembra che la locuzione risalga al Medio Evo, quando grazie al travestimento, nel periodo di Carnevale, il popolo aveva l’occasione di rovesciare i ruoli, anche se solo per qualche giorno e per gioco, della rigida società del tempo.
Una volta, infatti, il travestimento aveva uno scopo ben preciso che oggi è andato (quasi) perduto: nascondendosi dietro ad una maschera e celando in questo modo la propria identità, ciascuno aveva la possibilità di comportarsi come meglio credeva e, soprattutto, come non avrebbe mai avuto il coraggio di comportarsi a viso scoperto.
In politica, però, le mascherine sono assai numerose. Una prova? Rileggetevi i giornali italiani di questi giorni...
venerdì 19 aprile 2013
Il pandolce
(foto da internet)
U pandùce, in genovese (il pandolce), sta a Genova, come il panettone sta a Milano. A Londra lo chiamano "Genoa cake".
Qualcuno lo lega addirittura alla Persia. Secondo la tradizione di quel popolo, infatti, il più giovane dei sudditi portava al re, per Capodanno, un grande pane dolce ripieno di mele e canditi, come dono per il nuovo anno. Secondo un'altra storia il pandolce risultò il vincitore del concorso indetto dal doge Andrea Doria per creare un dolce che magnificasse la Repubblica. O forse, molto più semplicemente, il pandolce proviene dal "pan con zibibbo", preparato dalle massaie genovesi con l'uvetta, a cui per Natale venivano aggiunti canditi e pinoli, tutti ingredienti facili da trovare nelle dispense della città.
Non mancava nemmeno l'antica usanza di tenere da parte una fetta di pandolce per i poveri e una per il giorno di San Biagio, il 3 febbraio, santo che protegge dal mal di gola!
La tradizione della città della Lanterna, voleva che il pandolce fosse portato dagli invitati come dono a parenti e amici quando si andava a un pranzo o a una cena in casa d'altri. Un'altra tradizione, legata questa volta alla fase di lievitazione del dolce in questione, a calore costante e lenta, voleva che il pandolce venisse infilato sotto le coperte in fondo ai letti, prima di finire cotto nella stufa di mattoni a legna o portato a cuocere dal panettiere di fiducia. Perché, come tanti altri piatti della tradizione italiana, il pandolce, in origine, veniva preparato in casa, non venduto nei negozi.
(foto da internet)
Oggi, probabilmente, non c'è più nessuno a Genova che metta il pandolce in fondo al letto. Pazienza... Ci sono sempre sempre Panarello e Tagliafico.
Panarello è la storica pasticceria genovese fondata nel 1885, a soli 17 anni, da Francesco Panarello che rileva il forno dove lavora cominciando una storia che arriva sino ai nostri giorni, attraverso passione e innovazione: nel 1923 fu il primo ad acquistare un forno elettrico che mise nel nuovo negozio di piazza della Nunziata. Le pasticcerie Panarello hanno, attualmente, a Genova, ben cinque negozi; a Milano ce ne sono quattro, a Chiavari e a Rapallo uno.
Tagliafico è un'altra pasticceria rinomata di Genova, negli ultimi anni dell'Ottocento da Giacomo Tagliafico, un uomo dinamico e intraprendente che lavorava come cuoco nelle navi che collegavano Genova con l'America latina. Tagliafico aveva già fondato con un amico una pasticceria a Buenos Aires. Quando decise di sposarsi con la signora Angiolina, sorse un problema: la signora non ne volle sapere di affrontare la traversata per l'Argentina temendo l'affondamento della nave. Cosicché, l'intrepido Giacomo Tagliafico aprì una pasticceria tutta sua in Piazza del Cavalletto.
Ecco a voi la ricetta (non semplice) di questo magnifico dolce!
mercoledì 17 aprile 2013
Lo show cooking
(foto da internet)
L’espressione, anglosassone, indica principalmente uno show televisivo di vero e proprio intrattenimento, nel quale, in modi molto differenti, si parla di cibo, prodotti, enogastronomia e si cucina anche. Certo i tempi gastronomici non sono proprio gli stessi di quelli della tv.
(foto da internet)
Guardate un po' Master Chef, in assoluto il maggior successo mondiale, un “format” televisivo ormai diffuso in circa trenta paesi nel mondo, oppure Hell’s Kitchens, per capire immediatamente che il cibo, i piatti, la cucina, c’entrano, ma fino a un certo punto. Lo chef, necessariamente, deve diventare un attore televisivo.
La questione cambia se lo show cooking è legato a una tv tematica; in questo caso, talvolta, il personaggio chef- conduttore è un esperto, la tecnica è corretta, l’aspetto metodologico e didattico è quello giusto. Insomma: l’esecuzione della ricetta è importante, ma l’audience è ristretta!
(foto da internet)
Moltissimi programmi televisivi, in particolare quelli mattutini e pomeridiani, presentano al loro interno, inserti di show cooking. Ci sono Linea Verde o Mela Verde: trasmissioni che si occupano sostanzialmente di produzione agro alimentare e raccontano di territori e lavoro agricolo e dintorni; altre lo fanno solo per riempire il palinsesto, tra un servizio di gossip e un altro di cronaca nera.
La formula è divertente: uno chef cucina dal vivo davanti a un pubblico, trasferendo alla platea ricette, segreti e curiosità su piatti che verranno subito dopo assaggiati. Si mangia e si impara insieme, e l’italica serietà a tavola sta iniziando ad aprirsi a questo ludum in diverse forme.
(foto da internet)
Sarà per questo che adesso la Rai, in prima serata, dalla prossima settimana, lancia un altro talent culinario, la Terra dei Cuochi, in concorrenza con il più raffinato Masterchef, ma con la stessa conduttrice che ormai suggerisce ricette da anni nell'orario mattutino in La Prova del Cuoco.
lunedì 15 aprile 2013
Polpette (di saggezza linguistica XVIII)
- (foto da internet)
- La polpetta di quest'oggi è (quasi doppia): parliamo, infatti, delle locuzioni cacciarsi in un ginepraio ed essere un ginepraio.
- Il ginepro è il nome generico di molte specie di arbusti della famiglia delle Cupressacee diffuse nelle regioni fredde e temperate di tutto il mondo. Quasi tutte le specie hanno rami assai intricati e foglie pungenti che formano una massa confusa; da qui, dunque, la locuzione cacciarsi in un ginepraio, che rende bene l'idea di qualcuno che si è cacciato in una situazione problematica, intricata, difficile, da cui si rischia di uscire con fatica e magari con qualche danno.
- L'altra locuzione che vi proponiamo è essere in un ginepraio che, anch'essa, esprime il fatto di trovarsi in una situazione complicata, molto confusa e intricata.
- Quando si utilizza per far riferimento ad uno scritto o a un lavoro, ad esempio, ha valore di cosa indecifrabile e/o farraginosa.
venerdì 12 aprile 2013
Tic (nuove)
(foto da internet)
Cari studenti (e lettori tutti), ogni tanto abbiamo una buona notizia da darvi: un gruppo di giovani insegnanti d'italiano L2 ha appena lanciato un interessante metodo per l'apprendimento della nostra lingua.
Si tratta di Vocabulary Trainer, uno strumento che abbiamo il piacere di presentarvi e che ci auguriamo sia di vostro gradimento.
Il Vocabulary Trainer è stato sviluppato con l'obiettivo di rendere piacevole l'attività di apprendimento tramite l'utilizzo di tecniche atte ad accelerare l'assimilazione di nuovi vocaboli.
Recenti ricerche hanno dimostrato che le modalità tradizionali di insegnamento dei vocaboli in aula risultano inefficienti e contribuiscono ad aumentare lo stress percepito dagli studenti. Questi due fattori possono, alla lunga, demotivare i discenti nello studio di una L2.
Il Vocabulary Trainer si rivela uno strumento innovativo grazie alla ripetizione delle parole a intervalli progressivi, alla presentazione multisensoriale -i vocaboli sono accompagnati da flashcard e dalla pronuncia-, e al clima rilassato ottenuto grazie alla musica di sottofondo.
Le parole sono presentate in base alla frequenza d'uso nella vita di tutti i giorni, ovvero le parole più comuni sono presentate per prime in ogni livello.
Inoltre il Vocabulary Trainer è stato creato secondo il concetto di piattaforma aperta e risulta molto semplice aggiungere liste di vocaboli personalizzate con le relative immagini e condividerle. Puo' essere utilizzato come strumento aggiuntivo alle lezioni in aula.
E, attenzione, è a vostra disponibile a costo zero!
Buon divertimento (e buon lavoro)!
mercoledì 10 aprile 2013
Domani
L'Italia e sull'orlo del baratro e la politica ha deciso di prendersi un po' di tempo. Ma, in altre parole: mentre il medico pensa il malato muore. Il paese ormai non regge più.
Visto che non ci sono parole per descrivere questo disastro, vi proponiamo il video di sora Cesira, che ironizza sulla situazione paradossale in cui si trova il paese:
Ma, forse, domani qualcosa succederà!
Visto che non ci sono parole per descrivere questo disastro, vi proponiamo il video di sora Cesira, che ironizza sulla situazione paradossale in cui si trova il paese:
Ma, forse, domani qualcosa succederà!
lunedì 8 aprile 2013
Polpette (di saggezza linguistica XXVII)
(foto da internet)
Cari chiodini, la polpette di oggi è dedicata alla locuzione fare i conti senza l'oste, detta a qualcuno che è solito prendere decisioni affrettate, che non tengono conto delle volontà altrui e di un eventuale rifiuto.
L'espressione risale probabilmente a quando le osterie erano luoghi molto frequentati e la fama degli osti nell’organizzare imbrogli, ed essere capaci di sostenerli abilmente durante la presentazione del conto, era largamente diffusa.
A fine pasto, dopo aver calcolato da sé il conto, il cliente si trovava puntualmente contraddetto dall’oste che gli chiedeva altre indicazioni di spesa e vanificava il suo sforzo di calcolo preventivo.
venerdì 5 aprile 2013
A Enzo Jannacci (in memoriam)
(foto da internet)
Ci ha lasciato, all'età di 77 anni, Enzo Jannacci, poeta-medico-musicista, cantautore dal sorriso beffardo, stralunato, assurdo, protestatario, malinconico, venato di profonda tristezza. E' stato autore di canzoni che formano parte del nostro immaginario collettivo, dal celebre Vengo anch’io, a Quelli che, diventata una sorta di inno, all’Armando, a Ci vuole orecchio, a Ma mi, scritta con Strehler, a Ho visto un re, scritta con Dario Fo.
Personaggio originale, anomalo e fuori dal coro, Jannacci faceva il musicista con lo spirito del dilettante, pronto a cambiare, a distinguersi sempre dagli altri.
Se ne va con lui una certa Milano, forse una città che non esiste più; quella Milano raccontata da Vittorio De Sica, in Miracolo a Milano, ma anche da Mario Monicelli nel film Romanzo Popolare, con Ornella Muti e Ugo Tognazzi, quella Milano della Vita Agra di Luciano Bianciardi.
Artista poliedrico e senza schemi fissi, nella sua lunga carriera artistica, Jannacci ha cantato in dialetto milanese, quando nessuno si sarebbe azzardato a farlo, ha fatto lo stralunato in tv tra gli anni '60 e '70, e ha raccontato come nessun altro gli ultimi, i perdenti, i barboni, le prostitute e la gente di malavita, creando uno stile particolarissimo.
Ciao Enzo!
mercoledì 3 aprile 2013
ZeroZeroZero
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L'economia di oggi funziona come l'elastico: in principio tutto era facile, le risorse disponibili, il mercato pronto a essere invaso da ogni nuova merce capace di rendere la vita più bella e più comoda. Quando si comprava, sembrava di aver fatto un salto verso un futuro migliore. Si produceva, e tutto sembrava andare a gonfie vele: radio, automobili, frigoriferi, lavatrici, aspirapolvere, scarpe eleganti, scarpe sportive, rasoi elettrici, pellicce, televisori, viaggi organizzati, abiti firmati, computer portatili, cellulari. Non c'era neanche bisogno di dover tirare più di tanto l'elastico delle regole.
Oggi si è vicini al punto di rottura: ogni nicchia è stata conquistata, ogni bisogno soddisfatto. Tutti i beni sono costretti a sottostare alla regola dell'elastico. Tutti tranne uno. La cocaina. Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina. Nemmeno i rialzi azionari da record sono paragonabili agli "interessi" che dà la coca.
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Così comincia il nuovo libro-inchiesta di Roberto Saviano "ZeroZeroZero", in uscita il 5 aprile. Domani 4 aprile ci sarà un doppio appuntamento con lo scrittore. Alle 12, in anteprima lo speciale Repubblica TV. In serata, in diretta sul digitale terrestre e in streaming, la presentazione pubblica del libro sull'inferno della cocaina, sette anni dopo il grande successo di "Gomorra".
mercoledì 27 marzo 2013
Pasqua al cioccolato
(foto da internet)
Più che al palato, insomma, i consumatori guarderanno al portafoglio. Tanto più che due famiglie su tre oggi si trovano a subire non più la “sindrome” della quarta settimana, ma quella della terza e il fatto che la Pasqua coincide quest`anno proprio con gli ultimi giorni di marzo riduce ancora di più il budget “straordinario” per la festività.
(foto da internet)
Non aiuta gli acquisti nemmeno l`andamento dei listini al dettaglio -evidenzia la Cia-. Per un uovo medio (tra 200 e 250 gr) non di marca l'anno scorso si spendevano in media 5,10 euro, quest'anno 5,30 euro, con un aumento del 4% circa. Anche per un uovo medio di marca la spesa si fa più alta: dai 12,90 euro del 2012 ai 13,90 euro di quest`anno, con un rincaro che si aggira sull'8%. E pure le colombe pasquali passano da dolci a “salate”: se per quella “normale” il prezzo sale dai 6,30 euro del 2012 ai 6,90 euro attuali, il costo di quella farcita cresce mediamente dagli 8,20 euro dell'anno scorso agli 8,70 euro di oggi, segnando un rialzo del 6%. Stabili invece i listini delle colombe non di marca: il prezzo, assolutamente “low-cost”, resta tra i 3,65 e i 4 euro.
Plastica nel cioccolato Nestlè ritira uova Pasqua - Italia - FuturaTv
"(foto da internet)
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Se poi ci aggiungiamo gli scandali alimentari la situazione si fa davvero critica: stavolta non è la carne di cavallo o di pecora non segnalate in etichetta a destar scalpore bensì il cioccolato. La notizia arriva dal Regno Unito dove la Nestlé ha ritirato "decine di migliaia" di barrette di cioccolato e uova di Pasqua dalla vendita dopo che i consumatori si sono lamentati di aver trovato nei dolci della plastica appena una settimana prima di venerdì Santo.
Kit Kat Chunky e uova al cioccolato sono state richiamate dalla vendita lo scorso venerdì.
In questo caos, quest'anno noi chiodini vi auguriamo una Buona Pasqua con un suggerimento culinario per rispettare la tradizione con il "fai da te". Vi consigliamo anche di leccarvi un po' i baffi con queste sculture!
Auguri e ci vediamo on line il prossimo mercoledì 3 aprile.
lunedì 25 marzo 2013
Polpette (di saggezza linguistica XXVI)
(foto da internet)
Cari lettori, la polpetta di quest'oggi è la locuzione stiamo a carissimo amico, usato per designare qualcosa, avvenimento o azione che sono appena cominciati e il cui sviluppo è incerto.
L'espressione deriva dalla maniera nella quale si era soliti iniziare la formula di saluto nelle lettere.
In questi giorni in cui si parla di formare un governo guidato da Bersani con dei ministri esterni, alcuni deputati Pd, rispondono, appunto segnalando la nostra polpetta: siamo appena all'inizio.
O ancora, tempo fa, a Roma, si parlava di realizzare una pista ciclabile che percorresse le Mura Aureliane, ma il progetto, solo discusso ma mai realizzato, è fermo da tempo (a caro amico, dunque).
venerdì 22 marzo 2013
Il caffè sospeso
(foto a internet)
Il cosiddetto caffè sospeso è una tradizione dei bar di Napoli. Quando si ordina un caffè sospeso, il cliente paga due caffè ma ne riceve uno solo. In questo modo, quando un'altra persona entra nel bar può chiedere se c'è un caffè sospeso, e, in caso affermativo, riceve un caffè come se gli fosse stato offerto dal primo cliente. Questa tradizione fu un'usanza viva nella società napoletana per diversi anni che è andata declinando.
Pochi anni or sono, lo scrittore Luciano De Crescenzo raccolse ed elaborò una serie di articoli di giornali, considerazioni e aneddoti sul tema, intitolandoli, appunto, Il caffè sospeso. Afferma lo scrittore partenopeo:
"Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo..."
Nel 2011, la "Rete del Caffè Sospeso" istituì la "Giornata del Caffè Sospeso" con l'appoggio di diverse associazioni culturali e del sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
Orbene, la tradizione ha varcato i confini della città partenopea e si sta affermando anche al nord: a Milano, infatti, in alcuni bar, ha attecchito l'usanza del caffè sospeso.
Nella città lombarda, però, sono andati ben oltre: hanno lanciato, infatti, le bollicine sospese, un aperitivo con birra e patatine da offrire all'umanità.
mercoledì 20 marzo 2013
Un'agricoltura giovane e green
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Il cibo è, assieme alla moda e al design, uno dei pilastri dell'export italiano. E l'export è, a sua volta, una delle poche voci in crescita di un bilancio nazionale in profonda sofferenza. È normale dunque che l'attenzione si concentri sugli exploit del vino, del milione di ettari coltivati in modo biologico e dei 249 prodotti tipici. Ma se ci si fermasse qui non si capirebbe perché l'Italia è il secondo paese manifatturiero d'Europa e si perderebbero di vista le radici tecnico scientifiche che da secoli costituiscono l'altra faccia della creazione del bello: l'attenzione all'uso delle risorse, all'innovazione, alla ricerca. E invece, a sorpresa, salta fuori il volto di un'agricoltura che non solo vince la scommessa sulla qualità, ma cresce legandosi ad antichi saperi nel settore della meccanica.
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Un settore, quello agricolo, su cui è rimasta attaccata un'immagine vecchia: la fuga dai campi, l'abbandono. Questo fenomeno è stato vero per decenni, ma oggi i numeri raccontano un'altra storia. In parte per il maggiore appeal dell'agricoltura di qualità, in parte per la crisi che ha chiuso altre porte, nel 2012 è stato registrato in campo agricolo il più elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti: un incremento del 3,6% a fronte di un andamento generale del mercato del lavoro segnato dal continuo e drammatico aumento dei livelli di disoccupazione.
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Anche la tendenza all'invecchiamento si è invertita: un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura ha meno di 40 anni e ben 57 mila imprese sono condotte da giovani con meno di 35 anni, secondo i dati di Coldiretti. Inoltre quasi un'azienda su tre è condotta da una donna. "Cresce anche il numero delle aziende che investono in tecnologie verdi e processi sostenibili", aggiunge Domenico Sturabotti, direttore di Symbola. "Tra il 2009 e il 2011 il 54,9% delle imprese ha dichiarato di aver ridotto l'utilizzo di energia ed acqua e il 22% di aver ridotto sensibilmente l'uso di fitofarmaci e fertilizzanti".
mercoledì 13 marzo 2013
Bones Falles
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Per San Giuseppe vecchierello, ancor fuoco e mantello.
Per San Benedetto (21 Marzo) la rondine sotto il tetto.
Per l'Annunziata (25 Marzo) la rondine è tornata.
La prima rondine non fa primavera.
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Le api sagge in Marzo dormono ancora.
Non c'è Marzo così bello, senza neve sul cappello.
Neve marzolina dura dalla sera alla mattina.
Marzo pazzerello, esci col sole ma porta l'ombrello.
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Vento di Marzo non termina presto.Marzo vento frutteto maestoso.
Chi nel Marzo non porta la sua vigna, perde la vendemmia.
Marzo secco, villan ricco.
Se Gennaio sta in camicia, Marzo scoppia dalla risa.
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Marzo asciutto, April bagnato, beato l'uomo che ha seminato.
Nebbia di Marzo mal non fa, in Aprile pane e vino a metà.
Tra una falla, una cioccolata e una passeggiata non dimenticate, però, di degustare anche il dolce tipico di San Giuseppe in Italia:
Auguri a tutti i Papà!
Ci vediamo on line mercoledì 20.
lunedì 11 marzo 2013
Polpette di saggezza linguistica (XXV)
(foto da internet)
Appena passate le elezioni politiche si parla in Italia dei deputati e senatori trombati.
La polpetta di oggi la dedichiamo al verbo trombare, e al relativo participio passato: trombato.
Il verbo in questione, fra le sue varie accezioni, e nel linguaggio figurato, può significare possedere sessualmente qualcuno, avere un rapporto sessuale con qualcuno.
Per estensione del traslato, trombare ha valore di bocciare, sia in concorsi ed esami, sia alle elezioni:
si dice infatti, il deputato X si è presentato alle elezioni ma è stato trombato; e anche quest'anno X è stato trombato al concorso.
venerdì 8 marzo 2013
Non si butta via niente
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Riciclare di tutto, specialmente in tempi di crisi. È questa l'idea di un supermercato londinese, in linea con
la strategia ecologista e anti-sprechi.
The People's supermarket, è una cooperativa alimentare nel quartiere di Holborn a Londra. Si propone di ridurre al minimo gli scarti prodotti dalla grande distribuzione, proteggere l'ambiente e prolungare la vita degli alimenti. Oltre a questo, può generare profitto.
All'interno del supermercato, infatti, c'è una cucina dove si cucinano gli scarti. Ad esempio, un ortaggio rimasto qualche giorno in più nel contenitore, non proprio perfetto per la vendita, che presenta qualche ammaccatura, ma ancora buono da mangiare, non verrà gettato, come si fa di solito, ma diventerà un ingrediente fondamentale di una ricetta preparata nella People's Kitchen. Questo permette di inventare nuovi piatti a base di verdure che i clienti potranno comprare e consumare a casa.
Grazie a questo metodo, circa 100 chili di prodotti vengono riciclati ogni settimana. Se alcune pietanze cucinate non sono consumate in giornata vengono date in beneficenza.
E se non sono più commestibili si trasformano in concime di un terreno dove sono coltivati i fiori e le piante in vendita al supermercato. Tutto ritorna. Oltretutto, i prodotti provengono soltanto da coltivazioni biologiche. E sono rigorosamente del Regno Unito (per dare lavoro ai coltivatori locali).
A ispirare l'idea è stata The Park Slope Food Coop, una cooperativa alimentare di Brooklyn, a New York. Ma i fondatori del PSFC non avevano pensato di trasformare gli avanzi ancora commestibili, in una succulenta zuppa o in un sandwich vegetariano a prezzi molto accessibili.
Meditate gente, meditate...
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