venerdì 4 aprile 2008

Morire per lavoro

(foto da internet)

La notte del 5 dicembre 2007 nove operai dell’acciaieria torinese ThyssenKrupp vengono investiti dalle fiamme. Sette di questi operai moriranno nel giro di un mese, l’altro rimane ferito in maniera non grave. L'azienda ha smentito più volte che all'origine dell'incidente ci sia una violazione degli standard di sicurezza e accusa il governo Prodi di trarre vantaggio dall’incidente. Nell'ambito dell'inchiesta che ne è seguita, la Guardia di Finanza ha sequestrato all'amministratore delegato della Thyssenkrupp Italiana, un documento che dice che Antonio Boccuzzi, l'unico testimone sopravvissuto, nonché candidato per il partito democratico alle prossime elezioni, «va fermato con azioni legali», in quanto sostiene in televisione accuse pesanti contro la multinazionale. Secondo questo documento la colpa dell'incendio è dei sette operai, che si erano distratti. Per l'amministratore delegato verrà formulata dai pubblici ministeri l'ipotesi di reato di omicidio volontario.

La vicenda ha colpito profondamente la società italiana che ha mostrato la sua solidarietà con la famiglia delle vittime in numerose occasioni, come il direttore del quotidiano La Repubblica, Ezio Mauro, che ha organizzato al Teatro Ambra Jovinelli di Roma Col ferro e col fuoco. Che cosa è morto con i ragazzi della Thyssen, in ricordo del tragico incendio in cui persero la vita sette dipendenti della ditta, il cui incasso sarà devoluto alle famiglie degli operai deceduti. Mauro (guarda il video >>) spiega cosa lo ha spinto a questo:

E' la vicenda che più mi ha colpito in tanti anni di lavoro e non riesco a separarmene. L'invisibilità degli operai è legata all'indebolimento dei loro diritti, alla loro vulnerabilità, nel lavoro e nella sicurezza. E più che una colpa, è già il segno di una mutazione in corso nella nostra società, dove sembra contare solo il consumatore e non più il produttore, dove stiamo cancellando il concetto di lavoro per sostituirlo con parole che vogliono dire altro, e non vogliono dire nulla. [...] Ci sono due modi per non rendere inutile la tragedia della Thyssen, aspettando la giustizia: il primo è la solidarietà con le mogli e i bambini delle vittime. Il secondo è la memoria consapevole. Cercare di capire, per non dimenticare.

E per finire, vi proponiamo la visione di Morire per lavoro, un monologo scritto da Emanuele Menietti, recitato da Stefano Pesce.

Potrà piacervi oppure no, ma di sicuro non vi lascerà indifferenti.

3 commenti:

vicente ha detto...

Anche in Spagna questo problema è molto grave.

Anonimo ha detto...

Il precariato d'oggi si assomiglia ogni giorno a quella classe prima della rivoluzione industriale, ma cosa scaturirà dalla nuova ribellione, innescata di menzogne e negligenza politica?.
Saluti
Alberto

954 ha detto...

Molto forte. Peró é un problema grave.