mercoledì 24 ottobre 2007

Alla ricerca del piatto perduto



(foto di Cinzia Cipri)

Cari chiodini vicini e lontani, tra le novità che vorremmo proporvi per l'anno scolastico 2007/08 ce n'è una che ci sta particolarmente a cuore: il lancio, dalle pagine del nostro blog, di una nuova rubrica che si intitolerà Alla ricerca del piatto perduto.
Che cosa ci proponiamo di fare? Con una frequenza mensile, vorremmo farvi conoscere dei piatti poco noti della gastronomia italiana. Vi parleremo del cibo che, ad esempio, si può consumare ancora in strada, con un semplice panino o in un cartoccio di carta oliata.
Ci auguriamo che l'iniziativa sia di vostro interesse!

Inauguriamo la nuova rubrica con un piatto tipicamente fiorentino: il lampredotto.

Il lampredotto è un piatto antichissimo. Sappiamo dalle cronache che le trippe erano già presenti nel Quattrocento. Nelle botteghe fumose, a pochi passi dall’Arno, si bollivano e si vendevano le interiora per pochi centesimi. A quei tempi trippa e lampredotto rappresentavano una concreta risposta ai bisogni della popolazione. Le trippe erano proteine a buon mercato, buone per il brodo e per un pasto appagante.
Il lampredotto, per gli amanti del dettaglio, è l’abomaso dei bovini macellati: la parte più bassa dello stomaco della mucca. E allora oltre alla classica trippa alla fiorentina con pomodoro e parmigiano, a Firenze potrete trovare il popolarissimo lampredotto bollito, venduto nei cosiddetti banchini (belle le lavagnette accanto ai banchini con su scritto: panini da asporto!). Il piatto ha subito delle sperimentazioni gastronomiche notevoli: c'è il lampredotto in inzimino (accompagnato da bietole), quello all’uccelletto (con salsiccia, fagioli e pomodoro), quello rifatto con le patate o con le cipolle.
Ma il must resta sempre il panino: croccante, farcito di morbida e semplice carne bollita, dal sapore ineguagliabile, guarnito con salsa verde o salsa piccante. I cultori di questo cibo lo preferiscono nella sua forma classica che ne esalta sapore e delicatezza: condito con sale, una generosa spolverata di pepe nero e con le facce interne del panino appena bagnate di brodo bollente.


(foto da internet)

Com'è noto il Duomo, il Campanile di Giotto, il Battistero, Piazza della Signoria e gli Uffizi formano un grande museo all'aperto nel centro di Firenze. In poche centinaia di metri sono visibili i più grandi capolavori del Rinascimento. Nelle anguste strade della città dell'Arno, tra monumenti unici al mondo, si spande, però, il sottile e più prosaico aroma del lampredotto: il profumo ci porta in Piazza dei Cimatori (vedi mappa>>) dove bisogna fare la fila per essere serviti. A pochi passi da Palazzo Vecchio, in Piazza del Mercato Nuovo (vedi mappa>>), accanto alla statua bronzea del Porcellino, c’è un angolo della vecchia Firenze: il banchino del famosissimo Orazio Nencioni con i suoi panini farciti di lampredotto DOC. E che dire del buon Fulvio Laporta? Potrete assaggiare i suoi magnifici panini in Piazza delle Cure (vedi mappa>>), accanto al Mercato della frutta.

(Statua del Porcellino. Foto da internet)

E allora, se andate a Firenze, è d'obbligo girare per le vie del centro con un panino di lampredotto in una mano e la mappa della città nell'altra!
Qualcuno ha scritto: "Il lampredotto non è cibo per turisti: è cibo di strada. Il cibo di strada è segno edibile di una cultura intera, della sua storica gastronomia, è emblema della cucina popolare, e ha senso solo se racconta della strada in cui viene consumato, se porta con sé echi di ciò che fu, e delle bocche che lo mangiarono in passato. Un lampredotto a Firenze ti ricorda il sommo poeta che di certo lo mangiò, un hot-dog in Texas forse solo Bush padre. Una bella differenza". Eccome!!!

Buon appetito!

9 commenti:

Lola ha detto...

Che raro! Un panino con callos! Ciao.

vicente ha detto...

E' come los zarajos?

Anonimo ha detto...

Eccellente iniziativa, gastronomia, cultura popular.
Ci fai viaggiare con i sensi!
Pilar P.

Xosé María ha detto...

Lo probé hace muchos años. Me gustó. Tiene una textura muy particular.

Anonimo ha detto...

Complimenti per la nuova rubrica che spero divente un proprio chiodone più in là; Senta CSC, le consegno questo beta-metalink:

http://maps.google.es/maps/ms?ie=UTF8&hl=es&msa=0&msid=106061386129272967944.
00000112203f93a812417&z=3&om=1

che spero non sia solo per farsi un saccente tizio accanto ai compagni di viaggio per l'italia con il suo portatile, anzi serve a sprone per gli altri dipartimenti delle EOI da fare un blog e così condividere delle sperienze e cultura
Saluti
Alberto

Andreu ha detto...

Interessante questo post. Mi piace molto la cultura popolare.

non.sono.io ha detto...

Il mio incontro con il lampredotto ancora lo ricordo bene. Era un pomeriggio assolato di giugno di qualche anno fa. Mio cugino si era trasferito a Firenze da poco e io ero andato a trovarlo. Passeggiavamo tra i vicoli stretti della città, tra un commento sulle straniere e un racconto di come sono i fiorentini, quando vidi questi banchetti ambulanti ricolmi di piatti apparentementi succulenti. Mio cugino iniziò a fare una sviolinata al lampredotto, insistendo sul fatto che se non lo avessi assaggiato proprio nella città dove lo fanno meglio, sarei stato uno sciocco. In verità quelle vasche piene di carne melmosa, non mi stimolavano troppo la voglia di mangiare... Ma era tardi e avevo fame e, comunque, l'odore che emanavano era molto appetitoso. Così andai ad ordinare i panini per me e mio cugino, ma, cosa molto sospetta, lui mi disse che preferiva un panino con la porchetta (qualcuno poi vi spiegherà cosa è...)... Avrei già dovuto capire che sotto c'era qualcosa che non andava... Ma ormai avevo pagato... Il primo morso che diedi al panino con il lampredotto, mi ricordò la consistenza di una rana e il sapore di un bollito di carne vecchio e troppo bollito... Al secondo morso un pezzo di lampredotto, mi schizzò sui pantaloni, lasciandoli macchiati. Il terzo morso non avvenne mai. Mentre mi allontanavo, il lampredotto da dentro il cestino delle immondizie stava ancora cercando di convicermi che era buono, che era tipico e che se non lo savessi mangiato a Firenze sarei stato uno sciocco... "Mogli e buoi dei paesi tuoi" si dice... e io ci aggiungerei anche panini.... :)

P.S. Bel blog.

ramon ha detto...

Le due volte che siamo stati a, Firenze, non ricordo aver mangiato questo lampredotto, ma, mia moglie mi ha detto che ricordava questi banchini con le levagnette e con il suo slogan “Panino da asportare”. Alcuna volta ho chiesto in questi banchini qualsiasi bevanda fredda, ma no un panino.....pecatto! La prossima volta che vada a Firenze, la prima cosa che farò, sarà mangiarmi un bel panino,...mah...purtroppo credo che al mio colesterolo non le piaccia l’idea.

Gianpiero Pelegi ha detto...

Né zarajos, né callos; il lampredotto è il lampredotto. Impossibile da descrivere. Bisogna assaggiarlo.