venerdì 8 giugno 2007

Le cose che mancano

(Foto da Internet)

Il quotidiano Usa Today ha pubblicato la lista della nostalgia di 25 «oggetti e persone in via di estinzione». 25 perché 25 sono gli anni del giornale il prossimo 15 settembre, e ha deciso di festeggiarlo con delle classifiche: le top 25. Sembra incredibile, ma è così. Oggetti del nostro vivere quotidiano di solo alcuni anni fa, oggi fanno parte della storia. Non è poi così lontano il telefono a disco: il suono del dito che faceva girare i numeri accompagnava il pensiero, perché, allora, fare una telefonata rubava un bel po’ di tempo.

(Foto da Internet)

E che dire dei dischi in vinile, ormai oggetti da collezione? E il bon ton, che prevedeva delle regole sociali da osservare e rispettare, in cui non erano contemplati tanti insulti, parolacce o invettive?

(Foto da Internet)

Ci sono tante cose, ormai, dei tempi che furono, ma vi proponiamo una lista top five di oggetti italiani (e non) in via di estinzione:

1. La vecchia Cinquecento, quella dei fumetti e delle gite fuori porta, chissà poco aggraziata, ma tanto cara ai nostri ricordi.

2. La mitica Vespa: per metà macchina e per metà motocicletta. Vi ricordate la ruota di scorta?

3. Che comodo sarebbe poi trovare ancora per strada le cabine telefoniche? Il telefonino scarico e senza saldo sempre nel momento più sbagliato, e che si fa?

4. Nonostante la comodità degli euro, a volte mancano quelle facce conosciute delle vecchie lire, quei personaggi studiati a scuola che hanno fatto parte della nostra vita.

5. E perché no? In vespa o in giro per la strada era impensabile non avere uno zainetto Invicta a righe colorate: uno zainetto tutto fare, leggero e maneggevole, che si piegava e diventava piccolo piccolo. Le città ne erano piene.

Scrivete pure la vostra lista: se si condivide, la nostalgia si rimpicciolisce.

6 commenti:

Vicente ha detto...

-La 600 blu di mio padre
-I dischi di vinilo
-I camion con la insegna davanti con il nome dei figli o la moglie del conduttore
-I panini di salsiccie e fave che si mangiavano per la strada con i vicini in estate
-Il "sereno"
-I "merenderos" della spiaggia

Anonimo ha detto...

Ogni giorno che passa invece un mucchio di cose assumono le nuove tecnologie, anzi rimpiango il *Fai da te*, oggi tutto porta uno chip o una plancia elettronica per darci nuove prestazioni ed usi, ma anche mali di testa. Menomale che i cinesssi vendono a buon mercato perché il 70% dei suoi prodotti hanno difetti. Perfino le bambole piangono da sole, ma quando non lo fanno doviamo ascoltare il pianto di nostre figliole; comunque penso che queste prestazioni siano una chicca-richiamo non è giusto!; ci sono però poche cose buone.
Sto diventando un scansa-e.
Saluti
Alberto

Luis ha detto...

La moto sidecar, La birra Turia.

Anonimo ha detto...

Sento la mancanza di l'anfora (il nostro tipico"botijo"), la trebbia (quando andavamo al paglaio nell'estate), il bando che faceva ai piccoli paesi l'ufficiale con le notizie di ogni giorno, la cagliata che faceva la mia mamma con il latte delle capre dalla mia zia di Albarracín, buona buona, la striscia elastica con la che portavamo i libri a scuola, non avevamo bisogna degli zaini il macinino di caffè e il rumore che ascoltavo quando giravamo la manovella,l'astuccio di due piani, il biro multicolore...
Mi è piacciuto questo divertimento, ci sono tante le cose difficili di trovare adesso.
Pilar P.

Ramon ha detto...

Mi manca in primo luogo i dischi in vinile. Quando li vedo nella libreria ,mi spezza il cuore perché penso nei belli momenti che ho passato ballando e ascoltano musica in quelli vecchi giradischi quando ero più giovani (soprattutto i giorni di Pasqua); e così di malincolico richiamo alla memoria la faccia della prima ragazza che ho conosciuto. La seconda cosa che mi manca è tranquillità del mio paesino. Ricordo da piccolo che c’erano poche macchine ( 8 oppure 9) e così, i bambini giocavmo nella strada senza il pericolo di un incidente di traffico. Oggigiorno, la mia strada sembra una superstrada . Questo traffico e la TV hanno fatto sparire anche una bella tradizione: “eixir alla fresca”; l’abitudine era così semplice, dopo cena i vicini uscivamo alla strada con una piccola sedia e un ventaglio e cominciavamo a chiacchierare tranquilamente di qualsiasi tema in piccolo gruppi. Le serate d’estate mi sembravano meno calde e piacevole.

Anonimo ha detto...

I chicchirichì: quei dolcini con la base in biscotto wafer, la panna sopra e il cioccolato che ricopre il tutto. Mi manca il mitico SI oppure qualunque motorino che si avvia a pedali e che all'occorrenza (fine della miscela) diventa bicicletta.