giovedì 31 maggio 2007

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


(foto da internet)

Cesare Pavese nacque a Santo Stefano Belbo (Cuneo), nel 1908, da una famiglia originaria di quei luoghi, le Langhe, tanto cari allo stesso scrittore. Studiò a Torino, dove si laureò con una tesi su Walt Whitman. Nella città piemontese cominciò a frequentare gli ambienti della casa editrice Einaudi, intorno alla quale si erano radunati molti antifascisti. In quel periodo cominciò anche l'attività di traduttore di scrittori inglesi e americani classici e contemporanei, tra i quali Daniel Defoe, Charles Dickens, Herman Melville, Sherwood Anderson, Gertrude Stein, John Steinbeck e Ernest Hemingway.
Nel 1935 venne condannato al confino a Brancaleone Calabro; qui iniziò a scrivere una specie di diario, che sarà pubblicato postumo, nel 1952, con il titolo Il mestiere di vivere. Tornò a Torino l'anno seguente e durante la guerra si nascose in casa della sorella Maria, sulle colline del Monferrato. Anche da questa esperienza nasce uno dei suoi libri migliori, La casa in collina (1948).
Nell'ambito della poesia esordì nel 1936 con Lavorare stanca. Dopo questa pubblicazione, seguirono altre produzioni in prosa, come il romanzo Paesi tuoi (1941) e i racconti lunghi quali Il carcere (1938-39), La casa in collina e La spiaggia (1941), seguiti dai racconti di Feria d'agosto (1946), il romanzo Il compagno (1947) e La bella estate (1949). Nel 1947 uscirono I Dialoghi con Leucò, ma la consacrazione definitiva avvenne con La luna e i falò nel 1950.

Nell'agosto del 1950, in un albergo di Torino, Pavese si tolse la vita oppresso da una grave forma di depressione che lo aveva accompagnato in quasi tutta la sua esistenza, cedendo a quello che aveva chiamato il vizio assurdo. Dopo la sua morte venne pubblicata un'altra raccolta poetica: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1951).

Il post di oggi ha come titolo questa raccolta poetica postuma. Queste dieci, ultime poesie -otto in italiano e due in inglese- di Pavese sono state trovate, alla morte dell’autore, in una cartella nella scrivania del suo ufficio nella casa editrice Einaudi. I testi dattiloscritti portavano titoli e date di pugno dell’autore, come scritto dall’autore era il frontespizio: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi / 11 marzo – 11 aprile 1950.

(foto da internet)

Le liriche, scritte a Torino e a Roma, come si è potuto stabilire grazie all’epistolario, sono dedicate a Constance Dowling, un’attrice americana della quale Pavese si era innamorato, come testimonia il suo diario (Francesco De Gregori dedicò a Pavese alcuni versi -E Cesare perduto nella pioggia sta aspettando... (leggi il testo>>)- della sua famosa canzone Alice).

In queste ultime testimonianze poetiche Pavese abbandona il verso lungo e la poesia-racconto che avevano caratterizzato Lavorare stanca e crea dei versi molto brevi, musicali, che denotano lo stato di tensione amorosa. Si può affermare che le liriche di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi nascano e si chiudano sulla scia della passione amorosa per la Dowling: forse non aggiungono nulla di nuovo al già affermato mondo poetico di Pavese, ma offrono certamente una serie d’immagini belle ed eleganti, musicali e raffinate. La donna amata viene accostata ad elementi della natura e diventa daina dalle membra bianche, viso di primavera, acqua chiara, terra che aspetta.
La passione amorosa non è mai staccata da immagini dolorose: Sei la vita e la morte, tu eri la vita e le cose.

Vi proponiamo la lettura poetica di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, nel video girato da Andrea Galli in memoria delle vittime di Darfur (leggi il testo>>).

Buon ascolto!

5 commenti:

Vicente ha detto...

Bellissimo il video della poesia.

Clemente ha detto...

Molto bello il video con il testo poetico. Non lo conoscevo. Anche la canzone di De Gregori mi è piaciuta.

Trini ha detto...

Molto bella la lirica di Pavese.

ramon ha detto...

La poesia è cosi bella, così straziante, così scabra, che quando ho finito di leggere sentivo una strana sensazione di tristezza e malincolia. Tempo fa, ho letto qualcosa di Pavese in prosa (El diable als taurons), ma dopo di leggere la sua biografia ho capito un po’ il significato di questa poesia, ed intravedere l’immensa tristeza della sua anima e vedere anche la sua disperata ricerca dell’amore.

ina ha detto...

Bellissimo, il testo che gli dedicò Natalia Ginzburg, Ritratto di un amico; leggetelo!
Credo che sia raccolto nel volume Le piccole virtù.

ina