domenica 13 maggio 2007

I libri più pazzi del mondo


(Foto da Internet)

Prendete due collezionisti bizzarri, fate che la loro bizzarra mania siano i libri più bizzarri mai scritti e che le dedichino un libro. Otterrete un libro al quadrato: un libro sui libri e un bizzarro catalogo di bizzarrie. Cioè I libri più assurdi del mondo di Russel Ash e Brian Lake (Castelvecchi, pp. 253, e16), forse il libro più divertente visto quest’anno alla Fiera e sicuramente quello che farà intonare l’inno alla gioia a bibliomani, bibliofili e bibliodipendenti. Non a caso, pare che Umberto Eco, che alle bibliofollie aveva dedicato una cospicua parte della sua lectio inaugurale, ne sia entusiasta.


Dei due autori, uno i libri li vende, l’altro li scrive e entrambi li collezionano. Garantiscono che tutti i libri citati esistono davvero e l’excusatio è assolutamente petita, dato che questi titoli sono l’ennesima dimostrazione che la realtà supera la fantasia. Come credere, altrimenti, che qualcuno (nel caso Kathy A. Price, nel 1995) abbia scritto Lo zen della defecazione. Un approccio spirituale alla stitichezza? O che nel 1909 sia apparso anonimo un Liste del bucato con riscontri in francese, spagnolo, portoghese, tedesco e italiano, comprensivi di vocaboli, frasi utili e sillabazione fonetica (il bucato era già global)? Ce n’è per tutti i gusti: dall’indispensabile Storia dell’odontoiatria nell’Oregon al fondamentale Cosa dire quando si parla da soli, dal generalista Lo spazzolino da denti. Uso e abuso allo specialistico Cinquanta nuovi stili per le acconciature creative dei barboncini, dalla Storia avventurosa del rayon alla Bibliografia sui rinoceronti. Fino, incredibile ma vero, ai Segreti della leadership di Attila, Re degli Unni, scritto dal PhD Wess Roberts nel 1989.


Il recordman della stravaganza si chiamava Berthold Laufer. Nacque nel 1874, morì nel 1934 e nel frattempo scrisse innumerevoli, imperdibili classici. Come Storia delle impronte digitali (1912), La renna e il suo addomesticamento (1917), Gli insetti musicisti e i combattimenti tra grilli in Cina (1927), l’avvincente La giraffa nella storia e nell’arte (1928) e Geofagia (cioè mangiare la terra, 1930). La migrazione dei vegetali in America fu pubblicato, purtroppo postumo, nel ‘38.


Alcuni temi, è chiaro, ispirano di più. Per esempio, le mitragliatrici: Storia sociale della mitragliatrice di John Ellis è del 1975, La mitragliatrice fai-da-te di Gerard Metral di vent’anni dopo. Le flatulenze attirarono invece le grandi firme dell’Inghilterra whig, sia pure sotto pseudonimo. Ma è attribuita a Swift una Spiegazione dei benefici dei peti del 1727 e a Fox Un saggio sulla flatulenza con curiosi aneddoti su petomani eminenti del 1787. Le barbe, invece, sono un tema cattolico: dal trattato Pro Sacerdotum barbis di Giovanni Pierio e Valeriano Bolzani (Roma, 1531) alla Barbalogia di Giuseppe Valeriano de’ Vannetti (Rovereto, 1759). Dalla chirurgia (De l’amputation du pénis, Parigi 1873), agli animali (Memorandum sulle dimensioni, sul sesso e sulle condizioni di vita delle aragoste, Londra 1912), dalla cucina (Nutrirsi con gli insetti, Santa Barbara 1976) al turismo (un geniale La Svizzera. Guida alle passeggiate in discesa, Tulsa 1988), non c’è ramo dello scibile che non abbia istigato qualche assurdità.


Fino alla fine: da La preparazione giornaliera del pio cristiano per la morte e l’eternità. A Uso delle persone afflitte da lunghe malattie o pene e dolori (autore anonimo, 1852) al pluriristampato Manuale dell’impiccagione di Charles St. Lawrence Duff (1928). E, tuttavia, nel 1917 Fanny Ruthven Paget spiega Perché so che i morti sono vivi.

(Tratto da La stampa)

6 commenti:

Maria ha detto...

Quando andavo a scuola c'era un libro per la materia Hogar che si chiamava "Mi amiguita Mari Tere". Era incredibile!

Anonimo ha detto...

Per me il migliore libro è Chiodo schiaccia chiodo, la edizione dell'anno scorso ha avuto 383 pp da godere
Rallegramenti a tutti quanti!
Alberto

Cristina Manfreda ha detto...

Alberto, sei tanto gentile. Ti ringraziamo di cuore.

Gianpiero Pelegi ha detto...

Grazie Alberto, ti ringraziamo per il tuo prezioso aiuto.

Immaculada ha detto...

divertente, curioso, bizzarro...Credo que gli allieve di primo corso possiamo escrivere qualqui titoli:
Concorso di Pacci, Pantera rosa, Correlazione erotica del lessico italiano-catalano-espagnolo...
Poverina Cristina...
Grazie per sopportarvi

giuleta ha detto...

Questo articolo mi fa pensare che la gente ha molta immaginazione. Penso che per attrarre l’attenzione, sia capace di titolare un libro nel modo più strano. Ho un libro che si intitola Chi ha rubato il mio formaggio? che non parla di cibo, è un libro di autoaiuto! Chiunque si affacci allo scaffale di casa sua potrà comprovare che sul mobile riposano opere con nomi veramente stravaganti, che non parlano di quello che, così di colpo, uno si possa immaginare: Pomodori verdi fritti (di cucina?), Il nome della rosa (botanica?), Le righe storte di Dio (religione?)... So che non è giusto dire questo di scrittori della taglia di Eco oppure Luca de Tena. Per questo, raccomando queste letture, affinché chi legga questo breve commento possa fare la sua propria interpretazione. La verità è che non si può generalizzare. Secondo me, a questi scrittori non hanno bisogno di attrarre l'attenzione con i loro titoli perché non gli manca immaginazione per scrivere, e tu che ne pensi?