domenica 14 gennaio 2007

Non ci resta che... mangiarci su





In “Italia si sta male”: non è solo il titolo di un inedito di Rino Gaetano (vi ricordate del post del 19.12.) che Paolo Rossi canterà a Sanremo, ma è anche la realtà che emerge dai quotidiani e dai telegiornali. E’ vero, non è una novità, ma soprattutto in Italia si sta male negli ospedali: polvere, polveroni, infezioni, ispezioni, sporcizia nei corridoi e nelle anime, e addirittura furto di occhi... (cfr. post di ieri, 13.01). Sarà che la condizione di disagio in cui ha sempre versato il Mezzogiorno si è ormai espansa a tutto lo stivale?
Cristo si è fermato ad Eboli, libro di Carlo Levi, e frase più volte ripetuta per indicare i continui disservizi del meridione, forse potrebbe pronunciarsi anche più al nord, vicino alla MittelEuropa.
Cristo si è fermato ad Eboli è una testimonianza di una preveggenza e saggezza straordinarie per capire la situazione non solo del Mezzogiorno, e della questione meridionale, ma di tutta l'Italia. Il romanzo è, infatti, un reportage degli anni in cui Levi, medico intellettuale, fu confinato tra il 1935 ed il 1936, durante il regime fascista, prima a Grassano e poi ad Aliano, (da qui Galiano del libro) provincia di Matera, in Basilicata, ex-Lucania. Levi associa la geografia della città con l’anima della gente: "Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà. Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza".
Il libro, metà diario, metà romanzo, ritratta l’esperienza di un torinese a contatto con una popolazione abbandonata dalla storia, che viveva in condizioni di vita disumane. Era gente schiacciata dalle ingiustizie sociali e dalla indifferenza politica, poveri contadini dimenticati ai margini dello Stato, ai quali neppure la parola di Cristo sembrava essere mai giunta. Il perché del titolo lo spiega lo stesso Levi nelle prime righe, riportando le parole di un uomo del posto: Noi non siamo Cristiani. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo.
E se è il caso di dire Non ci resta che piangere (dal film di Roberto Benigni e Massimo Troisi), visto che finché c’è vita c’è speranza consoliamoci con un bel piatto di pasta, alla maniera lucana, cioè con abitudini semplici, da contadini, ma con un cibo dai sapori genuini ed immutati nel tempo: i fusilli con la mollica.
P.S. : Se non sapete fare i fusilli, usate quelli comprati. Se li trovate freschi bene, altrimenti con un altro tipo di pasta: fusilli ricci, spaghetti, bucatini etc.

(Foto da Internet)

5 commenti:

ramon ha detto...

Non pensavo che la situazine era tan cattiva. Mi è sorpreso.Io ho visto il film in spagnolo molti anni fa, "Y Cristo se paró en Eboli". Le immagini del film sono terribili, e pensavo che la narrazione era valida solo per l'epoca fascista e l'Italia meridionale.

Xosé María ha detto...

Hola Giuliana, leí el libro de Levi en 1981, aún me acuerdo, en la edición de Alfaguara. Me encantó. Voy a probar la receta que propones: ¡es auténtica! Gracias. Saludos.

Amparo ha detto...

Sono d'accordo con Pere: non so se El País copia Chiodo... o Chiodo... copia El País.
Dopo l'articolo sul Policlinico di Roma oggi si trova un articolo sull'asasinato di Erba. Una coppia ha amazzato un bambino e la sua famiglia solo perché il bambino piangeva! Cristo si è fermato a Eboli! Ma anche in Spagna vale la stessa cosa.

María ha detto...

Io ho visto i sassi di Matera in un viaggio che ho fatto anni fa. Sono incredibili! Il film di omonimo è molto bello.

Vicente ha detto...

Nella "Stampa" di oggi c'è un articolo che parla dei sassi.