mercoledì 3 gennaio 2007

Battisti: emozioni all'italiana


Alicia ci ha chiesto più volte un post su Lucio Battisti e tra i nostri propositi dell’anno nuovo c’è quello di fare il nostro meglio per accontentare i nostri lettori. Quindi, anche se con un po’ di ritardo, Lucio Battisti arriva con il nuovo anno.
L'importanza di Lucio Battisti nella canzone italiana, non solo come cantante ma anche come cantautore, è dovuta soprattutto al fatto che grazie a lui, in Italia, si è cominciato a cantare in maniera moderna; infatti fino al momento in cui è apparso sulla scena, gli italiani, amanti del canto, lo facevano, per la strada, in maniera melodrammatica, rimaneggiando l’opera o la canzone napoletana, d’accordo con il detto che in Italia si canta e si fischia.
Quando, nella seconda metà degli anni Sessanta, gli anni dei Beatles, delle chitarre, delle batterie e dei capelli lunghi, Battisti sbucò, perfettamente in linea con il ritmo dei tempi, ma con una sua inconfondibilità. Era così insolito da sorprendere sempre, ma allo stesso tempo così solito e banale da far ricordare la sua canzone al primo ascolto. E poi cantava in italiano, aiutando, così, le generazioni dell’epoca a metabolizzare quel salto d'epoca, quello scatto di vitalità che i Beatles, Stones e Dylan avevano fatto sì balenare, ma in una lingua ancora poco conosciuta: l'inglese, che, a quell’epoca era soprattutto suono e non significato. Le parole di Battisti, invece, si capivano bene, anzi benissimo, perché lui cantava in italiano e perché le scriveva Mogol, paroliere abilissimo, fantasioso ma allo stesso tempo facile tanto quanto, contemporaneamente, fiorivano i testi difficili dei cantautori.
Poi arrivarono gli anni Settanta: anni difficili, tormentati, contraddistinti da una moltitudine di battaglie ideologiche e da una contestazione poi culminata con l'infelice parentesi delle BR. Ma erano anche gli anni dei pantaloni a zampa e delle avventure di Sandokan. In questo variegato bailamme, Battisti rappresentava il ragazzo della porta accanto, per nulla malato di divismo, che aveva con sé un grande dono: rimaneva unico e allo stesso tempo era uno qualsiasi. La sua voce riuscì, nel tumulto delle ideologie, a imporre l'emozione eterna dei sentimenti. Battisti è stato un cantante che non si è impantanato nelle dispute politiche di allora, bensì ha profuso tutta la sua creatività musicale al servizio delle piccole emozioni quotidiane, delle cose di tutti i giorni.
A un certo punto della sua carriera, il cantautore, però, rotto il sodalizio con Mogol, cercò di alzare tono e ambizioni scrivendo, con il poeta Pasquale Panella. Il risultato: quattro dischi ostici, ermetici, scostanti. Si confermò grande musicista e ineguagliabile cantante, ma non riuscì a ripetere quel viaggio che invase ogni casa, ogni bar, ogni automobile. Niente a che vedere con quell’indimenticabile voce, esile e rotta, che cantava: "capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni" Buon ascolto!.


(Foto da Internet)

5 commenti:

Alicia ha detto...

Vi ringrazio molto per il post. Battisti è un cantante che mi piace molto. In Spagna credo che si conosce poco.

Trini ha detto...

Amici italiani mi hanno detto sempre che Battisti è stato legato a partiti di estrema destra. E' vero?

pepe ha detto...

credo che è stato un cantante irregolare. L'ultima tappa è un po' incomprensibile.

Anonimo ha detto...

Emozioni è stata aggiunta alle mie canzoni preferite, ancora grazie, anche per il testo molto arricchito da alcune parole sconociute.
Alberto

Amparo ha detto...

Non lo conoscevo. La canzone proposta è molto bella e intima.