mercoledì 26 settembre 2007

Massaciuccoli muore

(foto da internet)

Massaciuccoli: nome impronunciabile (e ancor di più se pronunciato alla toscana). Il lago di Massaciuccoli si trova in provincia di Lucca, ed è un gioiello raro: settecento ettari, profondo non più di 3 metri, incastonato in 2500 ettari di padule, ricco di canali e isolotti, a neppure tre chilometri dal mare. Il male che lo affligge ha un nome semplice: una forma grave e prolungata di incuria. Per anni le fogne dei centri vicini hanno scaricato qui. E poi le discariche a cielo aperto, presso le rive, lo hanno trasformato in una pattumiera. E ancora, l’agricoltura con i concimi chimici che scivolano silenziosi nell’acqua e ne compromettono l’equilibrio. Il fondo, ricoperto da uno spesso strato di melma sedimentata, è straricco di veleni. E fin qui sembrerebbe una storia quasi normale per i nostri tempi. Ma perché è famoso il lago di Massaciuccoli? Semplice: era il lago di Puccini.
Sino alla morte, Puccini aveva fatto del lago il suo regno; lo difendeva e mal tollerava cambiamenti. Il 23 luglio del 1921 aveva indirizzato una supplica a Renato Simoni:
«Ti prego, ti scongiuro di vedere e parlare al sig. Toepliz, direttore generale della Banca Commerciale, perché lui intervenga colla direzione delle Torbiere di qui, perché non i venga tolta la caccia nel lago che da più di 15 anni io ho tenuto. Tu solo puoi salvarmi. Se no debbo sloggiare per sempre da Torre del Lago».

(foto da internet)

Si dice che il paese e le sue rarefatte atmosfere gli avessero ispirato immortali melodie. In questi luoghi, oltre a finire Manon, Puccini scrisse anche La Bohème, Tosca, parte de La Fanciulla del West, La rondine e Il trittico.
Torre del lago aveva allora 120 abitanti, 12 case in tutto. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cinghiali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere.
Ma questo eden è ormai a serio rischio per l’inquinamento strisciante, per gli sfregi di una speculazione selvaggia; tutto così diverso ormai dai gusti del Maestro, seppellito a pochi metri dallo scempio, proprio di fronte a quello specchio d’acqua che lo vide più volte intento nella caccia o immerso nella sua arte.

1 commento:

vicente ha detto...

Noi qui a Valencia stiamo male: L'Albufera da pena! E senza nessuno MAestro.