sabato 9 febbraio 2008

Yes we can

(foto da internet)
Si va a votare in aprile. “Lo spiraglio” si è chiuso. Non ci sarà nessun governo funzionale per portar avanti la riforma della legge elettorale. Marini, incaricato dal presidente della Repubblica Napolitano, non ha avuto i consensi necessari per un governo ad interim.
Si avvisa Walter Veltroni. Comincia così, in un pomeriggio a Firenze, la campagna elettorale dell’ormai quasi ex-sindaco di Roma. Lui commenta: «Peccato, una grande occasione persa. Se ne assumeranno la responsabilità. La nostra delegazione è stata ricevuta da Marini come ventisettesima. Non esiste al mondo. Un governo fatto da 14 partiti non è quello che vogliono gli italiani. Si doveva e si poteva cambiare la legge. Ci ho sperato fino all'ultimo. Sarebbe stato meglio per tutti».
Dovrà dimettersi da sindaco, e dovrà provare a vincere con questa legge elettorale. «Io dico che ce la possiamo fare benissimo: da soli contro la coalizione di centrodestra, certo. Ce la possiamo fare».

(foto da internet)
Non resta che sperare, e, nel frattempo guardare Obama. «Yes we can»: il segretario nazionale del PD fa suo lo slogan di Barack Obama nella corsa alle primarie del Partito democratico americano. E risponde così a chi gli chiede se pensa di poter vincere da solo: «Sono convinto che in questo momento, per come sta il Paese, un’offerta nuova può incontrare il desiderio degli italiani che sono stufi di questa situazione, che per questioni oggettive e difetti soggettivi, produce confusione e litigiosità. Una proposta innovativa, la nostra, per porre fine al bipolarismo forzato».


(foto da internet)

«Noi facciamo una scelta coraggiosa -prosegue Veltroni- e ci piacerebbe che la facessero anche altri» perché «l’Italia ha diritto ad avere qualcosa di nuovo, a conoscere una stagione nuova e questa sará la sfida dei prossimi 65 giorni, una sfida per voltare pagina, per uscire da un bipolarismo rissoso e coatto». Dunque, il Pd andrá solo e questa sará «la novità» di questa campagna elettorale a fronte di un centrodestra formato da più partiti e che, proprio per questo, non potrá dare agli italiani «il cambiamento che chiedono».


(foto da internet)

Il paragone con Obama è costante: «Tre mesi fa era un quarantenne nero sconosciuto, nessuno ci avrebbe scommesso e ora invece guarda dov'è!». Veltroni, guardando sempre all’America, prende come termine di paragone la finalissima del football americano: spera di fare come i Giants, che negli ultimi trenta secondi hanno vinto il Super Bowl contro la squadra favorita.
Il sogno continua: «Certo che possiamo vincere. Del resto non sono mai andate secondo i pronostici ultimamente le elezioni, no?»

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Veltroni ha raggione a dire che è stata un'occasione persa per fare una cordata in grado di modificare la politica di Italia in quiete.
Ma tutti e due forze hanno ormai la paura di perdere la sfida, per questo oggi Veltroni incontra DiPietro e forse dopodomani anche il Cavaliere fa lo stesso con l'UDC.
Saluti
Alberto

Andreu ha detto...

L'idea è buona, ma la situazione è cattiva.

Anonimo ha detto...

La politica è una cosa molto complicata, ma i politici fanno un circo a volte.
Encarna