
Il 4 aprile 1954, all’età di 87 anni, diede il suo ultimo concerto e l'addio definitivo alla carriera artistica.


Le varietà italiane di questa bacca dorata sono numerosissime, ma le più diffuse sono sicuramente San Marzano, Pachino (o ciliegino), Cuore di Bue e ramati o a grappolo.
La popolarità raggiunta in Italia da questo ortaggio la dimostrano l’infinità di ricette in cui possiamo trovarlo come ingrediente, alcune di loro sorprendenti. Uno dei piatti tradizionali della cucina toscana, la pappa col pomodoro ispirò negli anni ’60 una canzone diventata poi popolarissima (leggi il testo>>).
E voi, che ricetta italiana a base di pomodoro preferite?
(foto da internet)

più rare.
Nel secondo reparto 
Nel 1999 arriva nelle sale cinematografiche italiane Kirikù e la strega Karabà, una favola africana che affascina gli spettatori con la sua particolarissima estetica naïf. La bellissima colonna sonora del film è del musicista senegalese Youssou N'Dour che ha dichiarato:Ho letto la sceneggiatura di KIRIKÙ E LA STREGA KARABÀ tre anni fa, insieme a molte altre sceneggiature di film per le quali mi offrivano di lavorare come attore o compositore.Nel 2005 Michel Ocelot torna sugli schermi italiani con Kirikù e gli animali selvaggi, dove il piccolo Kirikù dimostra ancora una volta la sua saggezza e il suo buon senso.
Quella di KIRIKÙ è stata l’unica ad attrarmi, per due motivi.
Innanzitutto, perché è un racconto africano nel quale mi posso identificare. Parla di acqua e natura, di bambini, di una strega e di feticci, gli elementi di cui è costituita la nostra mitologia, le nostre radici. E poi perché mi avrebbe permesso di lavorare ancora una volta con la musica tradizionale. Michel Ocelot mi aveva detto chiaramente che non voleva strumenti moderni, ma voleva una musica ben radicata in Africa. E noi abbiamo effettivamente usato strumenti tradizionali africani come il balafon, il ritti, la cora, lo xalam, il saabar e il belon.
E’ stata la mia prima esperienza di lavoro con il cinema ed è stata per me una vera sfida. Ho cominciato a lavorarci dopo aver letto la sceneggiatura, e quando ho visto il film sono stato colpito dall’impatto delle immagini, la forza dei colori e l’originalità dei personaggi. Sono immagini idilliache, certo, non sono l’Africa di oggi, ma un’Africa stilizzata e mitica, l’Africa dei racconti per bambini.
Ora è la volta di Azur e Asmar, un'autentica meraviglia agli antipodi dei consueti film d'animazione americani. Questa volta il regista racconta la storia di due ragazzi: uno biondo con gli occhi chiari, di nobili origini, e l'altro bruno con gli occhi e la pelle scuri, figlio di un'inserviente. Crescono insieme in Francia, come fratelli, affascinati dalla leggenda della fata dei Djinns che ogni notte, prima di dormire, racconta loro la nutrice Jenane.
Inaspettatamente il padre di Azur decide di cacciare di casa Asmar e sua madre. I due fratelli vengono così divisi, ma torneranno a incontrarsi aldilà del mare, alla ricerca della fata protagonista dei racconti della loro infanzia. Nel loro percorso incontreranno pericoli e terre meravigliose ma, soprattutto, impareranno a essere tolleranti e a rispettare la diversità.
La storia è ambientata nel medioevo e parla di tutte quelle persone che non hanno imparato a conoscersi tra di loro: gente del nord e del sud, gente con la pelle chiara o la pelle scura, cristiani e musulmani. Parlo di immigrati e tutto somiglia a un bel racconto delle mille e una notte.
Sì, proprio così! Ci prendiamo un periodo di pausa e torneremo il 21 marzo. Ma prima di andarcene, ci piacerebbe condividere con voi una deliziosa ricetta che si usa preparare in occasione delle feste di San Giuseppe: le zeppole. Contrariamente a quanto si possa pensare, l'origine di questo dolce non è cristiano: intorno al 17 Marzo nell'antica Roma si celebravano i Liberalia, si beveva vino e si friggevano profumate frittelle (zeppole). La tradizione cristiana ha sostituito i festeggiamenti dell'arrivo della primavera con quelli relativi al culto di San Giuseppe. In questo periodo in molte città italiane è tradizione imbandire tavole e servire cibo ai poveri, ma su queste tavole non possono certo mancare i dolci fritti: zeppole, ciambelline, bignè, frittelle di riso, sfinci.
L’8 marzo, festa della donna, abbiamo pensato di rendere un piccolo omaggio alle allieve, straniere e non, del corso 1C d’italiano.
Abbiamo chiesto alla nostra ex allieva Irene A., di farci da guida e di mostrarci le bellezze della nostra cittadina.
Irene ha accettato volentieri il nostro invito e così, in una giornata soleggiata, ma fredda e ventosa, ci siamo dati appuntamento alle dieci davanti al Comune.
Da lì Irene ci ha riunito nella vicina Piazza della Peixcateria e ci ha spiegato la sua funzione di mercato del bestiame nel Medioevo.
Siamo risaliti sino alla Plaça Major e sotto i portici abbiamo immaginato il mercato medievale, con gli artigiani e i venditori.
Irene ci ha regalato una riproduzione di una moneta romana e, con la moneta appesa al collo, ci siamo diretti verso la chiesa di S. Maria. Ne abbiamo ammirato le tre porte e le lapidi romane situate nel muro sottostante la porta nord.
Da lì siamo discesi di nuovo in Piazza e abbiamo percorso un tratto della salita che conduce al Castello. Abbiamo ammirato i resti della torre eretta dagli ebrei a difesa del loro quartiere, il Palazzo (e lo scudo) del Duca di Gaeta e ci siamo addentrati nel ghetto. Ne abbiamo ammirato i vicoli e ci siamo soffermati davanti alla probabile ubicazione della sinagoga.
Siamo discesi di nuovo, uscendo dal ghetto, e abbiamo imboccato una viuzza in salita che ci ha condotto all’Eremo del Sangue, in cui sono conservate le macchine della Settimana Santa.
Abbiamo ripreso il nostro cammino in salita e siamo giunti al Teatro romano. Irene ci ha raccontato del polemico restauro del Teatro e degli spettacoli che vi si tengono d’estate.
Alla fine della visita guidata, siamo scesi sino alla Plaça del Furs e da lì siamo andati alla sede di Saguntur.
Irene ci aveva preparato una bellissima sorpresa: pasticcini tipici della zona, un ottimo vino dolce e musica medievale!!


Che cosa sono le favole? Perché sono presenti in tutte le culture del mondo e si assomigliano tanto?
Sono molti gli scrittori che si sono ispirati alle favole di Esopo: lo scrittore latino Fedro, Leonardo da Vinci, Jean de La Fontaine e Pietro Pancrazi, che scrisse L’Esopo Moderno. In quest'opera l’autore rivisita le favole classiche, dimostrando che i caratteri dipinti da Esopo non appartengono solo al suo tempo ma si riferiscono a ogni epoca, perché la natura umana resta fondamentalmente sempre la stessa.
E voi che ne dite? Ci sono lupi, agnelli, volpi, corvi, leoni e conigli nella società di oggi?
(Foto da Internet)

(foto da internet)«La signora Cecioni è nata da tante piccole signore che forse oggi non ci sono più o sono molto cambiate. A me è sempre piaciuto osservare nei luoghi pubblici, ascoltare i discorsi, rubare le frasi e prendere nota. L'ho fatto per anni, un lavoro divertente grazie al quale sono nati tanti personaggi. Ora è un po' più difficile. La gente non discute più, urla. Sono diventati tutti più fanatici, incattiviti, e soli».
Oggi è la festa della donna. In Italia si regalano le mimose e molte donne decidono di uscire con le amiche. Per divertirsi assistono a striptease maschili nell’intento di emulare gli uomini. Ma questo è solo il lato superficiale di una ricorrenza che, in realtà, dovrebbe ricordare a tutti i sacrifici, gli sfruttamenti e gli abusi che le donne hanno subito da sempre e dovrebbe commemorare tutte coloro che hanno combattuto per la propria dignità, libertà ed emancipazione.
Le origini della festa risalgono al 1908: ai primi di marzo alcune operaie dell'industria tessile Cotton di New York organizzarono una protesta contro le terribili condizioni lavorative in cui si trovavano. Lo sciopero si protrasse per giorni, fino all’8 marzo, giorno in cui il proprietario dell’azienda bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscirne e vi appiccò fuoco. Persero la vita tra le fiamme 129 operaie, di cui almeno 39 di origine italiana. L’unica loro colpa era stata quella di lottare per ottenere delle condizioni di lavoro e di vita più dignitose.
Oggi le condizioni delle donne sono di gran lunga migliorate, ma sono ancora molte le donne che vivono in condizioni precarie al di là di mimose e feste commerciali. Per questo bisogna continuare a celebrare questa data e cogliere l’occasione per collaborare con le associazioni che lottano per difenderne i diritti.
Ci associamo alla commemorazione di questa ricorrenza, e, che c’è di meglio se non festeggiare con il ricordo di due grandi figure femminili italiane? Ecco un webquest! E, siccome quest’anno i webquest del dipartimento d’italiano sono dedicati alle donne, i premi di entrambi, quello di Filomena Marturano (vi ricordate!) e quello di oggi, saranno consegnati il 23 aprile, giorno del libro.
Ah, e se avete delle rivendicazioni da fare, scrivetele qui!
(Foto da internet)