venerdì 16 novembre 2007

Signori si nasce o si diventa?

(foto da internet)
Signori si nasce, ed io lo nacqui, modestamente. La celeberrima frase di Totò corrisponde a realtà o no? Ormai non ci si raccapezza più!
Come ci si deve comportare in società è un enigma: se perfino i reali hanno reazioni plebee, cosa ci si può aspettare dai comuni mortali, che di sangue blu non hanno tracce nelle vene?
Incuriositi da questo argomento, mentre il tormentone «¿Por qué no te callas?» (tradotto in italiano «ma basta, stai zitto») continua, abbiamo rovistato nei vari ricordi e abbiamo trovato la definizione di bon ton della giornalista Lina Sotis la quale, da più di vent’anni, si occupa di cronaca al Corriere della Sera e firma pezzi riguardanti il costume e la società osservati dal punto di vista di chi, della società, della cosiddetta «buona società», ne fa parte, e ne conosce pregi e difetti.
Nel 1984 uscì il suo libro Bon Ton (un manuale di buona educazione), un successone. A circa vent’anni di distanza è uscito Il Nuovo Bon Ton, edito da Rizzoli, che testimonia i tempi che cambiano.
Ecco la definizione di Bon Ton della giornalista: «La prima impressione, il ricordo che uno lascia di sé sono importantissimi per creare nuovi rapporti sociali, di affari o d'amore. Il bon ton è un irrinunciabile segreto di vita che consente di viverla con più facilità. Perché avere dei dubbi? Perché avere delle indecisioni? Ogni occasione deve essere affrontata con grazia e semplicità».


(foto da internet)


Nella versione attuale si è allargata la sezione, «Cose da non fare mai». Le 44 voci dell’84 sono diventate 78, con dei significativi cambi di classifica. Per esempio, passa dal primo al secondo posto, leggete bene, «Dire “piacere” quando uno si presenta o viene presentato». (Un momento: ci domandiamo cosa dovremmo dire agli alunni o cosa dovrebbero scrivere i manuali di insegnamento della lingua italiana, al posto di "piacere" quando si fanno le presentazioni? Non sarà che siamo tutti maleducati, e non lo abbiamo mai saputo?).
Esagerazioni a parte, abbiamo scoperto un bel po' di cose. Nel Nuovo Bon Ton ci sono molte note sull’abbigliamento e sull’aspetto corporeo (da evitare assolutamente: stivali d’estate, look leopardato, sfoggiare calzini corti, o penduli e slabbrati per lei; gel basette, l’abbinamento canotta-tatuaggio a croce sul bicipite-rosario al collo e mutande griffate per lui), sull’abuso del cellulare, sulle case che assomigliano a una pagina di rivista d'arredamento, etc.
In questi ultimi anni, Lina Sotis ha battezzato alcuni tipi contemporanei con nomi tremendi e difficili da dimenticare: il Fighetta con la fibbietta alle scarpe, Los Pacchianos, ovvero i cafoni arricchiti.

(foto da internet)

Cosa c'è al primo posto? “Sperare che cambi”. In realtà una vera e propria utopia, giacché ci saranno sempre signore che continueranno a portar fuori il cane a fare i suoi bisogni senza raccoglierli con la paletta; che i fighetta terranno comunque la suoneria del cellulare altissima; che qualcuno che ha fatto fortuna si presenterà a qualunque ora del giorno nel suo blazer blu con sfavillanti bottoni d’oro.
Un'ultima cosa: affinché uno straniero non abbia cadute di stile nel Belpaese, leggete i consigli del Wall Street Journal per chi visita l'Italia:
1. la "scarpetta" si fa solo in famiglia;
2. mai usare il coltello per mangiare la pasta;
3. meglio dire "arrivederci" che "ciao";
4. non dire "buon appetito", perché il galateo lo vieta;
5. non arrivare puntuali, perché tanto nessuno lo fa!
Ma, attenzione, nel caso in cui succeda quello che non dovrebbe accadere, bon ton è anche il modo di saper reagire a chi, a tavola, dice buon appetito, che dice salute se qualcuno starnutisce. Ricordate, è grazia, semplicità.
Che ve ne pare?

giovedì 15 novembre 2007

In vino juventus


Secondo una leggenda molto diffusa, Ponce de León scoprì la Florida mentre era impegnato nella ricerca della Fonte dell'Eterna Giovinezza. L’esploratore era accanto a Cristoforo Colombo nell’isola di Hispaniola (attuale Haiti), quando venne a sapere dagli indiani che in un’isola chiamata Bimini si trovava una fontana miracolosa in grado di ridonare la gioventù. Molti cronisti dell’epoca ironizzarono sul "conquistador" spagnolo presentandolo come un ingenuo, tralasciando il particolare che, sebbene non avesse mai trovato fonte alcuna, scoprì il Canale di Bahama e contribuì in modo notevole alla conoscenza delle tribù indigene. Sulla sua tomba in Portorico c’è scritto: “Qui giacciono le ossa di un leone, le cui gesta furono più grandi del suo nome”.


(foto da internet)

La ricerca dell’elisir dell’eterna giovinezza esiste fin dal momento in cui l’essere umano prende atto del fatto che non può vivere eternamente. Il desiderio d’immortalità lo porta a cercarla nei modi più svariati: bere il sangue degli animali, aspirare l’alito di giovani adolescenti, cercare il Santo Graal, tentare di rintracciare El Dorado.
(foto da internet)

Nel XVI e XVII secolo gli alchimisti erano convinti che avrebbero ottenuto la miracolosa pozione se fossero riusciti a dissolvere la pietra filosofale in acqua distillata. Anche Cagliostro ed il conte Saint Germain cercarono incessantemente l’ambito elisir senza alcun successo.

(foto da internet)

Adesso, nel 21º secolo, alchimisti di indole diversa, appartenenti a rinomati laboratori cosmetici, vendono barattoli di miscele prodigiose che garantiscono l’arresto del tempo.


(foto da internet)

Ma pare che il vero elisir si trovi in bottiglia. Più concretamente nelle bottiglie che contengono vino rosso. Secondo uno studio realizzato dalla rinomata rivista scientifica Nature il resveratrolo, presente nelle bucce degli acini d'uva nera, riduce la produzione di radicali liberi che causano la morte delle cellule.

Se desiderate saperne di più, leggete qui.

mercoledì 14 novembre 2007

L'Equipe '84

(foto da internet)

L'Equipe '84 fu, senza dubbio, il gruppo beat più famoso del mondo musicale italiano. Mentre si cantava ancora all'amore perduto, ai bastimenti con gli emigranti e alle rose rosse, irruppe, con forza, anche da noi la musica delle band inglesi. L'Equipe '84 fu, secondo i musicisti fondatori del gruppo, la risposta nostrana, e un po' provinciale, al grande successo dei Beatles.

Il gruppo nacque nel 1957 a Modena, con il nome de Le Tigri ed era composto da Francesco Guccini (voce, chitarra), Victor Sogliani (basso, sax), la sorella di Victor che suonava la chitarra e Pierluigi Farri (batteria).

Nel 1960 il gruppo cambiò il nome in Marinos. Nel 1961, adottò il nome di Paolo e i Gatti e nel 1963, prese il nome definitivo di Equipe '84, nome alquanto misterioso, metà francese e metà italiano che suscitò la curiosità dei fan e della stampa specializzata per sapere l'origine di tale scelta (si dice che 84 fosse la somma degli anni dei quattro componenti del gruppo).
Il primo disco 45 giri de l'Equipe '84, inciso nel 1964, fu Canarino va dedicata alla squadra del Modena (la loro città) allora in Serie A. Nel 1965 incisero Quel che ti ho dato, cover della canzone Tell me dei Rolling Stones.

Dal 1966, l'Equipe '84 conobbe una serie di successi come Spiegami come mai, Tutta mia la città (leggi>>), Resta (cover di Stay di Maurice Williams), Bang bang e Io ho in mente te (che vinse il Cantagiro di quell'anno).
Fra i brani di spicco del loro repertorio, ricordiamo L'antisociale e Auschwitz di Francesco Guccini e 29 settembre (leggi>>), Nel cuore nell'anima di Battisti.
La crisi del gruppo iniziò nel 1970, anno in cui il batterista Alfio Cantarella venne arrestato per possesso di sostanze stupefacenti.


(foto da internet)


Con varie vicissitudini, la band continuò a suonare e nel 1971, in coppia con Lucio Dalla, si classificò al terzo posto al Festival di Sanremo con 4 marzo 1943 (leggi>>). L'Equipe '84 si sciolse nel 1977. Dopo la fine della formazione, il cantante, e leader del gruppo, Maurizio Vandelli ha più volte provato a riformare la band sino alla morte, negli anni '90, del bassista Victor Sogliani.

Le loro chitarre elettriche, i loro vestiti sgargianti, le loro pettinature e le loro melodie contribuirono, in modo decisivo, a vedere quell'Italia in bianco e nero, nella quale diventarono famosi, in un altro modo.

martedì 13 novembre 2007

Avvocato di strada




In Italia, mentre da una parte si discute sul decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede la norma sulle espulsioni dei cittadini comunitari per ragioni di pubblica sicurezza (in realtà una misura tarata per rispondere all'emergenza della criminalità romena, come si legge nella relazione che accompagna il provvedimento), dall’altra, proprio nella tanto vilipendiata professione forense (ricordate come Alessandro Manzoni chiamava l’avvocato de I promessi sposi: Azzeccagarbugli -un avvocato cavilloso e intrigante ma di scarsa dottrina?) ci si inorgoglisce che lo studio legale più grande d’Italia sia Avvocato di strada, un progetto il cui obiettivo fondamentale è la tutela dei diritti delle persone senza fissa dimora.
Quattrocento avvocati, coadiuvati da laureati in legge e operatori sociali. Non solo è il più grande, è anche il più esteso: nato a Bologna nel dicembre del Duemila per iniziativa dell'associazione “Amici di Piazza Grande Onlus”, ha uffici da Verona a Bari, da Venezia a Taranto, da Bolzano a Napoli. Altri stanno per essere aperti a Milano e Palermo, Firenze e Caserta. La storia del progetto Avvocato di strada è ora raccontata in un libro collettivo pubblicato dall'editore Arena il cui titolo è I diritti dei minori. Minori non sono solo i minorenni ma tutti quelli che si trovano in condizione di minorità rispetto agli altri: per condizioni fisiche e mentali, per condizione sociale. Avvocato di strada sembra farsi carico di rendere effettivo il principio di uguaglianza. L'esperienza nasce dalla necessità, sentita da più parti, di poter garantire un apporto giuridico qualificato a quei cittadini oggettivamente privati dei loro diritti fondamentali. La tutela legale viene prestata presso un ufficio, il cosiddetto “sportello” organizzato come un vero e proprio studio legale nell’accoglienza, nella consulenza e nell'apertura delle pratiche.


Benché sia un concetto banale, che ognuno nel corso della propria vita ha modo di sperimentare, tra i diritti solennemente affermati nella Costituzione e la loro applicazione concreta c'è un labirinto di leggi all'interno del quale anche le persone più avvedute rischiano di perdersi. Figuriamoci un immigrato o un cittadino italiano privo di titolo di studio! A complicare le cose, l'atteggiamento spesso sbrigativo e liquidatorio dei funzionari pubblici ai quali è affidato il compito di dare applicazione concreta alle leggi.
Qual è la differenza tra l'avvocato di strada e l'avvocato tradizionale? L'avvocato di strada, da quanto si può capire, non solo decide di difendere una persona, ma prima la cerca per strada, poi la incontra e per ultimo la difende.

lunedì 12 novembre 2007

Il Torino Film Festival (di Moretti)


(foto da internet)


Il Torino film Festival 2007 sarà organizzato per la prima volta dal Museo Nazionale del Cinema del capoluogo piemontese ed avrà un nuovo direttore artistico: Nanni Moretti. Il regista è rimasto molto entusiasta della nomina:


Ho accettato la proposta del Museo Nazionale del Cinema nella speranza di contribuire al rafforzamento della manifestazione, che non può che partire dal rilancio della sua identità più autentica e dal rinnovo della sua formula, con l'intento di renderla più efficace nei confronti del cambiamento in atto nell'industria del cinema e nel panorama dei festival. Mi auguro che i due direttori delle ultime edizioni, Giulia D'Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto, accettino di condividere con me questo impegno.

Moretti non nasconde però il suo disappunto riguardo all’inserimento cronologico della Festa di Roma tra la Mostra di Venezia e il Torino Film:


Con un eufemismo è stato un gesto non molto elegante... Se c'è un festival, come quello di Torino che va avanti da 24 anni e uno, come quello di Venezia, che è al 75mo appuntamento, perché mettersi a ottobre? Oggettivamente non si può far finta di niente.

In ogni caso il 25° Torino Film Festival sarà "un festival allegro e serio", ha poi aggiunto Moretti.
Polemiche a parte, il programma di quest’anno prevede 15 pellicole in concorso, scelte fra circa 1200 film visionati. Il festival si articola in 11 sezioni: Anteprime, Panorama Italiano, Fuori concorso, Lo stato delle cose, La zona, Italiana.doc, Italiana corti, L’amore degli inizi, Retrospettiva su John Cassavettes, Retrospettiva su Wim Wenders, Spazio Torino.
Vi invitiamo a guardare il video in cui il regista parla dei film scelti e della polemica sorta attorno al festival.


sabato 10 novembre 2007

Mangiarsi le parole

(foto da internet)

Appuntamento a Livorno questo fine settimana: il 9, il 10 e l'11 novembre, torna il Festival Gastronomico Letterario Mangiarsi le parole, un festival nato e cresciuto per esplorare la cultura del cibo attraverso la letteratura. Livorno è una città bizzarra e cosmopolita: fondata dai Medici ai primi del Seicento, la sua mentalità è frutto delle vocazioni portuali, ma anche delle Leggi Livornine, che per secoli hanno favorito la convivenza tra razze, lingue e religioni. In centro, infatti, si trovano a poca distanza l’uno dall’altro i luoghi di culto di quasi tutte le confessioni: ad esempio la chiesa armena sorge accanto a quella greco-ortodossa. Per conoscere la città nella sua parte più vera occorre iniziare la visita dalla zona del porto, l’antichissimo Porto Mediceo. Proprio qui, un tempo, approdavano i mercanti spagnoli, turchi, armeni e tedeschi, i cui passaggi hanno lasciato numerose tracce nella toponomastica cittadina: esistono ancora il borgo dei Greci e gli scali Olandesi.


(foto da internet)

E proprio nel quartiere emblematico della città toscana ha luogo la kermesse letterario-gastronomica. Il quartiere, secentesco, per l’intricato reticolo di viuzze, canali e ponti si è meritato l’appellativo di Venezia Nuova (si può visitare persino in battello). Questo fine settimana ci saranno tre giorni fitti di appuntamenti con scrittori, poeti, chef, appassionati di letteratura e di enogastronomia. L'edizione del 2007 darà ancora più spazio del solito alla degustazione dei cibi: oltre agli incontri a tema gastronomico, in molte presentazione letterarie e poetiche si potranno assaggiare cibi in tema all'argomento trattato.


(foto da internet)

La lettura delle fiabe sarà accompagnata da pane e Nutella; insieme alla poesia, che com'è noto "non dà pane", saranno serviti sandwich e brioche. Naturalmente non mancheranno gli appuntamenti con la migliore gastronomia locale, dal cacciucco che, con il suo sugo denso e saporito, ricorda i piatti della tradizione orientale, al ponce, una bevanda eccezionale con una storia affascinante. Sono, insomma, tutti cibi che testimoniano le reminiscenze degli antichi viaggiatori.

(foto da internet)

Il caciucco, perché si chiami non è sempre chiaro. Le leggende sulla sua origine si perdono nella notte dei tempi: potrebbe derivare infatti dal turco küçük; c’è chi dice sia nato sui banchi delle galere come nutrimento per i vogatori alla catena, mentre altri sostengono sia stato inventato dal custode del Faro di Livorno, nel periodo in cui la costa era quasi disabitata a causa delle febbri. Un’altra fonte, invece, lo fa derivare da una zuppa tipica dei Fenici, che si sarebbe poi diffusa attraverso i contatti tra i pescatori mediterranei. Stando sempre alle leggende, pare che Napoleone amasse così tanto questo piatto da mescolarsi ai portuali livornesi per mangiarlo e invitarli poi a corte affinché insegnassero la ricetta ai suoi cuochi. Quel che è certo è che oggi questo piatto, tradizionalmente cucinato con il pesce che non veniva venduto, è l’emblema culinario della città.


P.S.: se vi è venuta voglia di assaggiare cibi toscani, oggi, sabato, potete degustare delikatessen toscane facendo un salto al ristorante Pitti di Valencia, (c. J.J. Domine, 11) che presenterà Intoscanacafé, un progetto finanziato dalla Regione Toscana per promuovere i prodotti tipici regionali: dal vino agli insaccati, passando per l’olio d’oliva etc. Buon appetito!

venerdì 9 novembre 2007

Quelli con le lunghe barbe

(Croce Delemont, foto da internet)

Narra la leggenda che i capi dei Vandali pregarono il dio Odino di concedergli la vittoria, ma il dio supremo disse che avrebbe decretato la vittoria del popolo che avesse visto per primo il mattino della battaglia. I Winnili (come si chiamavano i Longobardi originariamente), guidati da Gambara, ricorsero alla moglie di Odino, Frigg, che diede loro il consiglio di presentarsi al sorgere del sole uomini e donne insieme, le donne coi capelli sciolti fin sotto il mento come fossero barbe. Al sorgere del sole Frigg girò il letto in cui giaceva suo marito verso oriente in modo che Odino svegliandosi, vedesse i Winnili con le loro lunghe barbe. Questi quando li vide chiese: "Chi sono quelli con le lunghe barbe?" (cfr antico germanico Langbärte). Al che la dea rispose: "Poiché gli hai dato un nome, dai loro anche la vittoria".


(Placca aurea da Cividale, foto da internet)

Molti credono che i longobardi fossero dei rozzi barbari, ma in realtà dopo la caduta dell’Impero romano portarono in Italia benessere e tranquillità. Non solo, ancora oggi sono presenti le tracce di questo popolo nel Bel Paese: il toponimo della Lombardia deriva infatti dalla parola germanica Langabarland (terra dei longobardi) e l’influenza gotico-longobarda è presente anche nel dialetto di questa regione.

A questo popolo Torino dedica la mostra I Longobardi. Dalla caduta dell’impero all’alba dell’Italia, articolata in cinque macro-sezioni, di cui tre da non perdere: la prima è dedicata ai segni del potere delle aristocrazie laiche ed ecclesiastiche, la seconda è sulle trasformazioni degli insediamenti abitativi dal V al VII secolo e la successiva passa in rassegna i rituali della morte.

Che ne direste di fare una visita virtuale della mostra?

giovedì 8 novembre 2007

Quelli di secondo (ad Enzo Biagi, in memoriam)

(foto da internet)

E' scomparso Enzo Biagi, uno dei grandi maestri del giornalismo italiano. Se n'è andato con eleganza, umiltà e riservatezza: un po' com'è stata la sua vita da uomo e da giornalista. Per ulteriori informazioni, vi segnaliamo il post che la nostra collega Pilar Codonyer, della EOI di Castelló, ha scritto su Una finestra sull'Italia.
Noi vogliamo ricordarlo come sarebbe piaciuto a lui: parlando dei fatti.
Gli dedichiamo un nuovo blog che abbiamo appena lanciato: Quelli di secondo; un'iniziativa collettiva delle EOI di Ciudad Real, Talavera de la Reina, Madrid, Sagunt e di alcuni allievi della EOI di Lleida, che vuole essere un punto di incontro fra studenti dello stesso livello.

Quelli di secondo vorrebbe far dell'italiano una lingua del narrare, non più legata alla sola dimensione della vita quotidiana e delle interazioni di base; ma anche una lingua per raccontare, esprimere stati d’animo, riferire esperienze personali, raccontare storie, desideri e progetti.
Il blog vuol essere uno spazio che ha a che fare con la storia personale, i fatti e gli avvenimenti quotidiani, i ricordi e le emozioni dei nostri studenti…
Apprendere una L2 non è quasi mai un percorso neutro. Gli atteggiamenti verso la seconda lingua possono essere di rifiuto, o viceversa di attrazione. Ecco, noi vorremmo che l'uso di questo blog fosse davvero un percorso di desiderio e di attrazione, e che la strada da percorrere insieme non fosse limitata solo ai momenti di studio e di apprendimento guidato in classe.

Ciao Enzo.




mercoledì 7 novembre 2007

La crisi del mattone

(vignetta da internet)

Comprare casa? Un’utopia, in alcuni casi, una grande paura. Liquidità prosciugata. Compravendite? In calo. Mutui? Meglio rifletterci su. I tempi di vendita? Infiniti. Nuove costruzioni? In discesa. Gli indicatori del mattone volgono al peggio. La fine del più lungo boom del dopoguerra è realtà. Da più parti s’invoca la crisi del mattone come una correzione necessaria alle follie del mercato immobiliare dell’ultimo decennio. L’economia immobiliare, secondo gli esperti, dopo aver “salvato il mondo” da una recessione dopo lo sboom della new economy, si sta tramutando nel suo esatto contrario: una droga che può portare alla rovina.


(foto da internet)

Negli Stati Uniti la disfatta è già cominciata un anno fa e da allora le Borse mondiali e l’economia del globo sono entrate in fibrillazione. La crisi dei mutui non è altro che la miccia che ha fatto detonare la polveriera. Guardando però gli altri mercati europei, i prezzi delle case del Vecchio Continente sembravano fregarsene di quanto stava accadendo in America. Qualche apprensione era venuta dalla Spagna, all’inizio del 2007, dove, improvvisamente, avevano preso delle batoste in Borsa molte società di costruzione e immobiliari. La spiegazione che era stata offerta per questa “anomalia” spagnola stava nel fatto che l’economia, qui, è strettamente connessa al boom delle costruzioni. Ultimamente, però, i segnali della fine del boom sono arrivati, in maniera inequivocabile, anche dall’Italia. Ci sono città, aree, segmenti immobiliari già in sofferenza. Un esempio: Milano, una strada alberata di periferia di un quartiere, anni Settanta; un appartamento di 4 locali, doppi servizi e il box è valutato nel 2006 circa 400 mila euro. Un anno dopo, nella primavera del 2007, un alloggio dello stesso tipo, viene messo in vendita per 370 mila euro. Non è strano che rimanga in carico all'agenzia per parecchi mesi per poi essere piazzato a un prezzo inferiore. La svolta che, fino a qualche mese fa, si riteneva quasi impossibile: i prezzi delle case calano anche in Italia.


(foto da internet)


Lo confermano i dati dell'Ufficio Studi UBH, la holding che controlla le reti di agenzie immobiliari Grimaldi e Professione Casa: nei primi mesi del 2007, i prezzi hanno tirato il freno a mano. Sono calati in media in quasi tutta l'area di Firenze, e sono arretrati anche nelle zone semicentrali di Roma. Tecnocasa, il network di intermediazione immobiliare con il maggior numero di agenzie in Italia (sono 2.640), monitora con attenzione dieci grandi città italiane. I cali più marcati si sono verificati a Genova e a Bologna e più contenuti a Napoli, Firenze e Bari. Ancora non si parla di tracollo, ma i dati confermano una retromarcia, dopo dieci anni di sbornia rialzista. In realtà l'aumento dei tassi d'interesse ha reso più care le rate del prestito contratto per farsi la casa. Così, se non c'è molto da fare per chi il mutuo l'aveva già, chi stava per decidersi, con la calcolatrice in mano, ha capito di non farcela. Morale: meno trattative che giungono a conclusione, dilatazione dei tempi necessari per piazzare un alloggio, prezzi in frenata, se non in calo. La risalita dei tassi d'interesse, spiega un altro studio della stessa Scenari Immobiliari, ha spiazzato nettamente proprio le fasce che maggiormente avevano sfruttato la nuova opportunità rappresentata dai mutui a tassi bassi: i giovani e gli immigrati. Infatti i lavoratori immigrati e i giovani sono stati coloro che hanno comprato più della metà delle circa 800 mila abitazioni messe in vendita prima della debacle.
Per concludere un proverbio (sarebbe chi di spada ferisce, di spada perisce, ma, in questo caso, lo adeguiamo alla circostanza): chi di mutui ferisce, di mutui perisce.

martedì 6 novembre 2007

Lezioni semiserie (d'italiano)

(foto da internet)

Scrivo per mestiere dal remoto 1979 – avevo ventidue anni, i capelli neri e l’avverbio facile – e penso di conoscere alcuni trucchi. Trucchi onesti, che si possono insegnare (per esempio: come usare i due punti, il più sexy tra i segni d’interpunzione; come scegliere un aggettivo; quando rinunciare al congiuntivo; come evitare due che in una frase, tanto brutti da essere illegali).

Quindici anni fa ho scritto L’inglese. Lezioni semiserie. Adesso voglio provarci con l’italiano. Sono convinto che si possa imparare a scrivere bene, senza troppa fatica, e divertendosi.




(foto da internet)

Beppe Severgnini spiega così perché ha scritto L’italiano. Lezioni semiserie (guarda >>). Il libro, uscito da poco, ha scalato classifiche ed ha un solo motto: L’italiano? Non parlatelo strano. L’autore ci regala una serie di consigli spiritosi per imparare a scrivere e a parlare bene l’italiano (leggi >>/ascolta >>).

Sul sito dell’autore troverete anche degli spassosi Masotest e Sadoquiz, un modo divertente per controllare il grado di conoscenza dell’italiano di chi si azzarda a farli.



(foto da internet)

Vi proponiamo anche la videochat di Speaker’s Corner in cui Severgnini ha risposto alle domande dei suoi lettori in occasione dell’uscita del suo libro Viaggio nella testa degli italiani, in cui tenta di "spiegare la macchina più complicata dell'universo che è la testa degli italiani".

lunedì 5 novembre 2007

Pantelleria


(foto da internet)

Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo, (vedi>>) è la più grande delle isole satellite della Sicilia. Si trova a solo 84 km dal continente africano. Il clima caldo è temperato dai quasi onnipresenti venti marini che soffiano fortissimi e che giustificano l'appellativo Bent el Rion, Figlia del Vento, dato dagli Arabi. Il nome attuale è, invece, di origini tardo-greche e significa Terra ricca di offerte. L'isola, di orgine vulcanica, offre magnifici contrasti: il mare cristallino, i versanti scoscesi coperti di colture a terrazze racchiuse da muretti a secco e, specialmente, il colore del suolo, composto per lo più da rocce basaltiche.
Il punto più alto dell'isola è la Montagna Grande (836 m), un antico cratere. Le coste rocciose di nera lava chiudono terre di natura eruttiva e quindi estremamente fertili ed adatte alla coltura della vite. A Pantelleria si produce un vino eccezionale: il Passito di Pantelleria.


(foto da internet)

Il Passito è un bianco naturale dolce, con un gradazione di 14,5% vol., prodotto con le uve zibibbo 100% provenienti da 11 diverse contrade dell’isola, caratterizzate da microclimi unici che determinano differenti epoche di maturazione. La vendemmia inizia dopo il 15 agosto con le uve destinate all’appassimento naturale che avviene al sole e al vento e dura 20-30 giorni. A settembre si raccolgono le uve nelle contrade meno precoci, e si lavorano fresche: si raffreddano per preservare gli aromi e poi si pressano sofficemente per ottenere il mosto. Al mosto in fermentazione si aggiunge -a più riprese- l’uva passa sgrappolata a mano. Questa è la delicata fase della macerazione durante la quale l’uva passa rilascia il suo straordinario patrimonio di dolcezza, freschezza e personalissima aromaticità. In seguito il vino affina in vasca almeno 4 mesi e 6 mesi in bottiglia. Il Passito ha colore giallo ambrato lucente. Dopo le prime intense note di albicocca e pesca, i profumi si rincorrono tra meandri di sensazioni dolci di fichi secchi e miele, erbe aromatiche, note minerali. Si abbina con formaggi erborinati o stagionati, fegato grasso, dolci a base di ricotta, frutta secca e pasta di mandorle. Si serve a 14°C.
Il prezzo di una bottiglia di Passito è attorno ai 10 euro.
Importante, per l'economia dell'isola, è anche la coltivazione del cappero.
Meritano un viaggio i cosiddetti sesi, costruzioni funerarie megalitiche la cui forma ricorda quella dei nuraghi sardi. Durante il dominio arabo, l'isola conobbe importanti innovazioni nel campo dell'agricoltura, specialmente per la coltivazione del cotone, dell'ulivo, del fico e dell'uva. Molti dei suoi villaggi agricoli portano ancora un nome arabo: Khamma, Gadir, Rakhali, Bukkuram, Bugeber, Mursia.

(foto da internet)

Anche l'abitazione tradizionale pantesca è di origine araba: il dammuso. Di forma cubica, è in conci di pietra squadrati; il tetto, a terrazza, si alza al centro in uno o più rigonfiamenti leggermente bombati che fungono da intercapedine e permettono lo scorrimento e quindi la raccolta dell'acqua piovana. Un tempo ogni singolo dammuso costituiva un'unità abitativa ed era spesso diviso in due stanze, una per gli uomini e l'altra per gli animali. Oggi invece molti dammusi sono stati rilevati e trasformati in residenza estiva e spesso riuniti in un complesso abitativo formato da più unità. Gli abitanti di Pantelleria, tradizionalmente agricoltori più che marinai, hanno anche cercato di risolvere il problema del vento che spira fortissimo per gran parte dell'anno e che non permette la crescita di alberi d'alto fusto (anche gli ulivi qui si sono adattati e, aiutati dall'uomo, crescono rasoterra, in bellissime forme circolari). La soluzione sono i cosiddetti giardini panteschi, alti recinti in pietra di forma circolare o quadrangolare, al cui interno vengono fatti crescere, protetti, uno o più alberi di agrumi.

Pantelleria è facilmente raggiungibile in nave e in aereo. Vi consigliamo il magnifico giro panoramico stradale di circa 40 km e le gite in barca che vi permetteranno di scoprire le bellezze nascoste dell'isola.

Buon viaggio!

domenica 4 novembre 2007

Il teatro di Pippo Delbono

(foto da internet)

Pippo Delbono vuol dire teatro aperto dove, al di là delle convenzioni teatrali, tutto viene svelato sulla scena. Soprattutto è un teatro in cui è abolito il confine tra attori e persone provenienti dalla vita. La sua compagnia è come una tribù: convivono attori – formati da Delbono– con persone provenienti da realtà diverse. C’è Bobò, microcefalo sordomuto incontrato al manicomio di Aversa (Napoli), il senzatetto Nelson, Fadel, profugo del Sahara e tanti altri. Sono persone che ha incontrato nel percorso che è la vita, a volte molto dolorosa. Sono state proprio queste situazioni di estrema emarginazione a ridargli una grande vitalità nel lavoro teatrale. Questa gente ha cambiato il suo modo di rapportarsi al teatro, e adesso sono diventati i protagonisti della compagnia. O meglio, più che di compagnia si potrebbe parlare di comunità.


(foto da internet)

Anche se poi, in realtà, ognuno vive a casa sua, quando iniziano le prove c’è chi sta con Nelson, schizofrenico, chi sta con Bobò o chi sta con il bambino down: ognuno si occupa dell’altro, con tutte le difficoltà che questo può comportare. Allora, come Delbono può accettare che queste persone, socialmente più difficili, siano viste con occhi diversi? Come non batter ciglio quando lo si accusa di fare un “teatro dell’handicap”? Lui risponde dando loro il protagonismo dei suoi lavori, proprio per combattere il razzismo che c’è in giro.

(foto da internet)
Delbono riprende le parole del regista polacco Kantor: «Facciamo teatro per distruggere dei muri, altrimenti non avrebbe senso», e le segue alla lettera facendo dell'altrui disagio, ma, innanzitutto del proprio, la sua pièce, la sua rivincita, o una rivoluzione da inscenare quotidianamente per salvarsi dal delirio, dall’annientamento. Probabilmente tutto parte dalla sua biografia: una famiglia ultracattolica, i preti pedofili, l’Lsd e l’eroina, l’amore-odio e poi distruzione con l’amico, fino alla scuola di teatro, all'Odin Teatret in Danimarca, e dalla malattia conclamata (è sieropositivo) fino a Bobò.

sabato 3 novembre 2007

Carofiglio a fumetti


(foto da Rizzoli)

È già campione d’incassi. Eppure è in vendita da poco più di un mese. Si tratta di Cacciatori nelle tenebre, una graphic novel di Gianrico e Francesco Carofiglio. Romanzo noir in forma di fumetto, è una dura storia sul traffico di bambini, firmato da Gianrico e disegnato dal fratello Francesco, architetto, regista, scrittore e illustratore.

L’idea è nata da un rifiuto, quello di mettere in forma di fumetto le storie dell’avvocato Guerrieri. Gianrico Carofiglio (leggi post precedente >>) non ha però abbandonato del tutto la possibilità di fare letteratura disegnata e ha creato uno spin-off dei suoi romanzi affidando il ruolo del protagonista ad un personaggio già apparso nei legal thriller, l’ispettore Carmelo Tancredi e i disegni alla matita di suo fratello Francesco.



(foto da Rizzoli)

I protagonisti di Cacciatori nelle tenebre sono degli “eroi perdenti”: i tre poliziotti che fanno parte della sezione fantasma Lotàr, Iena e Nora sono soggetti rifiutati per le più varie ragioni, lo stesso Carmelo Tancredi è un uomo solo, tormentato da un incubo ricorrente. La missione della sezione fantasma si occupa di casi che non procurano né gloria né avanzamenti di carriera, perché cerca soprattutto bambini scomparsi.

Cacciatori nelle tenebre è anche ricco di rimandi. Dal fumetto di Frank Miller, Will Eisner, Hugo Pratt e Marvel al cinema noir, fino a precisi film più o meno esplicitamente citati come Toro scatenato (guarda >>), Angel Heart (guarda >>), Blade Runner (guarda >>), e Fuga da New York (guarda >>).


venerdì 2 novembre 2007

Auguri zio Paperone!




(foto da internet)

Nel 1947, dalla matita di Carl Barcks, nacque lo zio di Paperino: Paperon de' Paperoni (in inglese Uncle Scrooge) o zio Paperone.
Per i tratti caratteriali dello Zio Paperone, Barcks si ispirò all'avaro Scrooge del racconto Canto di Natale di Dickens. Il disegnatore americano ritrasse il vecchio avaro con un unico vestito d'estate e in inverno, occhialini, cappello a cilindro e l'immancabile bastone.
Com'è zio Paperone? E' un papero pieno di difetti, ma è anche sincero e schietto, intraprendente e coraggioso.
Abita in una specie di casa-fortezza sulle colline di Paperopoli. Ha una piscina-deposito dove accumula la sua immensa fortuna. E' così ricco che ha raggiunto la fantastica cifra del Fantastiliardo. Zio Paperone ama nuotare nella sua piscina e si fa la doccia con le monetine. E' molto avaro e non spende mai neanche un centesimo. La sua proverbiale avarizia è ben nota anche al suo sfortunatissimo nipote Paperino e ai suoi nipotini Qui Quo Qua, convolti, molto spesso, in fantastiche avventure, dalle quali lo zio Paperone cerca di trarre il massimo profitto.
Tra tutte le monete che ha in casa, Paperon de' Paperoni è particolarmente affezionato alla famosa Numero 1: la prima moneta che guadagnò nel Klondike, quando era solo un povero cercatore d'oro venuto dalla Scozia. La Numero 1 è il suo portafortuna, grazie ad essa ha potuto accumulare un'immensa fortuna.
Paperon de' Paperoni ha però, come in ogni buona storia, dei nemici: la fattucchiera Amelia, una strega che vola su una scopa. Amelia ha dei grandi poteri ipnotici e vuole impossessarsi ad ogni costo della Numero 1. Zio Paperone la tiene alla larga dalla sua casa con un vecchio cannone che ha piazzato sul tetto della sua dimora. E poi c'è la simpatica (e sfortuna) Banda Bassotti, degli ingenui delinquenti capeggiati dal Nonno Bassotti, che cerca disperatamente di svuotare la piscina-cassaforte di Paperon de' Paperoni.
Per difendere il suo patrimonio zio Paperone ricorre spesso alle geniali invenzioni di Archimede Pitagorico, cugino di Paperino, scienziato-inventore di macchine fantastiche. Archimede è sempre accompagnato nelle sue avventure dal fido Edy, un piccolo robot con in testa una lampadina.



(foto da internet)

Il 31 ottobre, per festeggiare i 60 anni di Zio Paperone, Amelia, la Banda Bassotti e tutti i bambini hanno finalmente ottenuto la fortunata Numero 1: in allegato a Topolino 2710 c'era, infatti, una riproduzione della famosa monetina. Allora, buona fortuna e....

Buon compleanno zione!

giovedì 1 novembre 2007

Ma dove sono finiti i santi?

Oggi è il giorno dei santi, e, ben venga, un giorno di festa, segnato rosso sul calendario, ma, per la Chiesa è tempo di polemiche.
Che ne dite della maxi-beatificazione a San Pietro, la cerimonia di beatificazione più numerosa nella storia della Chiesa? Uno stuolo di celebranti in abiti liturgici purpurei, presieduti dal cardinale José Saraiva Martins, ha partecipato in piazza San Pietro alla cerimonia per la beatificazione di 498 martiri spagnoli uccisi negli anni 1934, '36 e '37 . I vescovi spagnoli hanno ripetuto, fino alla nausea, che la maxi-cerimonia dei 498 martiri della Guerra Civile «non è contro nessuno, e tanto meno contro Zapatero». E, durante l’omelia, le parole del cardinale, il quale ha parlato di «rilievo storico per il numero davvero ingente dei beati», sono state viste come un tentativo di Spagna e Chiesa spagnola di attenuare le polemiche reciproche su questa beatificazione. A rappresentare il Governo spagnolo, in piazza San Pietro, c’era il ministro degli Affari esteri Moratinos.
I santi esistono solo in paradiso, nella politica la diplomazia è d’obbligo, quindi la gente comune ha tutto il diritto di manifestare, persino contro un impero che non è mai decaduto: poco lontano da San Pietro, sul sacrato della chiesa Sant'Eugenio, generalmente frequentata da fedeli dell'Opus Dei,un gruppo di manifestanti dei centri sociali ha protestato contro la beatificazione affiggendo uno striscione -«Chi ha ucciso, torturato e sfruttato non può essere beato»- con alcuni pannelli del Guernica di Picasso e gettando vernice rossa in strada. Quando i fedeli cattolici sono usciti dalla chiesa, al termine della funzione religiosa, la protesta ha provocato la loro ira, e non è mancato chi ha reagito urlando: un gruppo ha strappato lo striscione e fatto a pezzi la riproduzione del celebre dipinto. Tra fedeli e manifestanti è scoppiata la rissa, come se si trattasse di una pagina del Codice Da Vinci.

(foto da internet)

E poi, sapevate che la Chiesa sfratta, o addirittura privilegia i mercanti del tempio? Gli enti ecclesiastici, spesso donati con il vincolo dell'uso caritatevole, nell'attuale situazione sociale e fiscale, hanno un ben altro significato: il qualificativo «ecclesiastico» comporta la riduzione del 50% dell'imposta sul reddito fondiario derivante dall'affitto di immobili. Un tempo, erano case per poveri, per preti e per suore dedite ad opere di bene ed al servizio della Chiesa. Poi, complice il boom del mattone, il virus della speculazione è penetrato anche dentro corpi che ne dovrebbero essere immuni. Si tratta dei circa 2000 enti ecclesiastici che, nel centro di Roma, posseggono un quarto dell'intero patrimonio immobiliare cittadino. Il comitato degli inquilini Lotta per la casa del centro storico chiede un intervento o, almeno, una risposta a questa domanda: «Dietro questa frenesia speculativa ci sono persone più bisognose a cui dare le nostre case, oppure i mercanti sono di nuovo nel tempio?». Una domanda impegnativa, proposta a Monsignor Bagnasco, che, come presidente della Cei, esercita un controllo diretto sugli enti ecclesiastici.
I colpiti sono gli inquilini più poveri e, secondo il consigliere comunale Mario Staderini, ci sono persino dipendenti in pensione, figli e vedove di cittadini vaticani: «Nello Stato del Papa, la cittadinanza non segue il diritto di famiglia, lo "jus coniugii" e lo "jus filii", ma è concessa a discrezione del pontefice. Dal 1990 ad oggi, mentre scomparivano gli investimenti pubblici in edilizia popolare, lo Stato ha dato alla Cei, tramite l’8 per mille, 1272 milioni di euro da destinare alla costruzione di nuove chiese», aggiunge l'esponente radicale. Tutti i partiti, anche a sinistra, appaiono su questo distratti. Come mai, quando si tratta di ingiuste agevolazioni fiscali per la Chiesa, tutti i partiti, senza distinzione, appaiono assorti, tra le nuvole?


(foto da internet)

Infine sui giornali italiani e non (ne parla anche El País di ieri) è di nuovo alla ribalta la figura di padre Pio, o meglio Santo Pio. Sergio Luzzatto, (professore di Storia Moderna all'Università di Torino) ha scritto un libro serio, non da scoop di rotocalchi -come lo hanno voluto far apparire- che non tralascia di analizzare lo spettacolare «fenomeno padre Pio». Da parte della stampa più sensazionalista ci sono state anticipazioni che hanno estrapolato «rivelazioni» e «gialli», come le richieste da parte del frate di acido fenico e di veratrina, quasi fossero le sostanze con cui procurarsi stigmate truffaldine. In realtà si tratta di un libro dal taglio «politico» (si intravede già dal titolo) «Padre Pio. Miracoli e politica nell' Italia del ' 900» (è in libreria dal 30 ottobre, con Enaudi), d'interesse anche per i laici, ma estraneo alla prospettiva del santo e della folla dei suoi devoti. (Da Il Corriere ecco un frammento del libro).
Padre Pio è probabilmente «l' italiano più importante del secolo scorso», nonché il più pregato, accanto a Giovanni XXIII, oggetto anch' egli di un vastissimo culto popolare. Il «Papa buono» e «lo stigmatizzato del Gargano», i cui rapporti furono o nulli o, addirittura, di «persecuzione» da parte di un pontefice dal polso ferreo sotto l' aspetto bonario, sono accomunati nella devozione della gente.

Sarà che la festa di oggi, forse, tanto senso ormai non l’ha più?

mercoledì 31 ottobre 2007

Lei balla (e canta) da sola

(Foto da internet)

“Madonna recita? Io ballo!” Chi parla è Mariangela Melato e nelle sue parole c’è un evidente riferimento al remake di cui vi parlavamo alcuni post fa, in cui Madonna recita la parte che la Melato aveva interpretato molti anni prima in un film della regista Lina Wertmüller. Per mesi l’attrice si è sottoposta a lezioni di canto e ballo per affrontare Sola me ne vo per la città, raffinato spettacolo con cui debutta al Sistina dal 30 ottobre al 25 novembre 2007. Una vera sfida per Mariangela che affronta da sola la scena per due ore filate. “Mostrarmi da sola sotto i riflettori durante un’ora e mezza o due, come avverrà qui, in fondo rispecchia la mia esigenza di solitudine. In fondo siamo tutti soli”. Elegante e leggera, la commedia, scritta a otto mani dalla stessa attrice con Vincenzo Cerami, Riccardo Cassini, e il regista Giampiero Solari, si rivolge ad un pubblico colto che sappia cogliere le citazioni di Brecht, Gaber, Shakespeare.

Il titolo dello spettacolo è il ritornello di una canzone del 1945 In cerca di te, molto più conosciuta per le parole con cui inizia la strofa: “Solo me ne vo per la città...” e di cui esistono diverse versioni (Don Backy >>) (Pino Ruggieri >>). Renzo Arbore convinse la Melato ad interpretarla in tv accanto a lui (guarda >>) e l’attrice la ripropone in questo suo spettacolo. Ma non è l’unica canzone dello show, ne canta altre quattro fra cui anche Vita spericolata di Vasco Rossi (guarda >>/leggi >>).

Non vi sembra una buona occasione per fare un salto a Roma il prossimo fine settimana?


martedì 30 ottobre 2007

Il patrimonio culturale immateriale dell'Italia



(foto da internet)

Ha del misterioso il lungo termine patrimonio culturale immateriale. Di che cosa si tratta? In realtà di cose ben tangibili. L'Unesco ha sancito la nomina de i Pupi siciliani (leggi>>) e il canto a tenores della Sardegna (leggi>>) come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Ben presto, però, altre espressioni della cultura popolare italiana, dalla pizzica alla canzone romana, ai canti di lavoro e di protesta, potrebbero aggiungersi alla lista. Si tratta di antichissime tradizioni, espressioni orali, riti e spettacoli folkloristici.

Durante tutto il 2007, il governo italiano raccoglierà delle candidature che verranno consegnate all'Unesco per la loro proclamazione ufficiale.



(foto da internet)

Tra i possibili candidati-portavoce di determinate culture, citiamo:
  • Totarella. Un gruppo di musica e danza tradizionale che esprime le tradizioni delle zone al confine tra la Calabria e la Lucania e che fa capo alla cultura contadina.

  • I Cantori di Carpino, centro del Gargano (Puglia) noto anche per la tradizione della chitarra battente.


  • Ambrogio Sparagna (leggi>>), virtuoso dell'organetto e studioso delle tradizioni dell'Italia centro-meridionale e del Lazio in particolare.


  • Alexian e il suo gruppo di musica rom. Alexian, alias Santino Spinelli, è il primo esponente della comunità rom residente in Italia ad essersi laureato e ad aver ottenuto una cattedra universitaria.


  • Sara Modigliani (leggi>>), un'esponente di spicco della canzone romana.


  • Alla Bua (leggi>>). Un gruppo esponente della pizzica, danza salentina che ha conosciuto negli ultimi anni una riscoperta a livello internazionale.


  • Giovanna Marini (leggi>>), cantante e studiosa delle tradizioni italiane, in particolare dei canti di lavoro.

lunedì 29 ottobre 2007

Giulietta e Romeo, un'opera popolare

(foto da internet)



Riccardo Cocciante, negli anni Settanta, è stato sinonimo di canzoni che spezzavano il cuore. In realtà lui era solo l’autore delle musiche, ma quando cantava Quando finisce un amore e Bella senz'anima lo faceva con una tale veemenza e convinzione che il pubblico faceva fatica a distinguere il musicista dal paroliere. Al pubblico venne la pelle d'oca nel 1978, quando Mina inserì Margherita nel programma del suo concerto d'addio, alla Bussola.
Cocciante, dopo esser fuggito a Miami per paura che le sue melodie facessero addormentare innanzitutto se stesso, (per ripetere le sue parole), oggi, è di nuovo alla ribalta e fa parlare di sé, ma questa volta come co-autore di musical.
Il 1° giugno 2007, all’Arena di Verona, è andata in scena l’anteprima mondiale della sua nuova opera popolare: Giulietta e Romeo.


(foto da internet)


Tutto ebbe inizio qualche anno fa, in Francia (Riccardo Cocciante è italo-francese, nato in Vietnam), quando insieme al paroliere Luc Pladomon si decise a mettere in scena il Notre Dame de Paris, di Victor Hugo (la Esmeralda del tour italiano è Lola Ponce). È stato uno spettacolo senza uguali: l’opera è stata tradotta in quattro lingue e ha fatto il giro del mondo, conquistando ogni sorta di pubblico: ha persino incantato l'estremo oriente. La versione italiana è adattata da Pasquale Panella , ed è nei teatri da oltre 5 anni.
Il grande pubblico, dopo essersi emozionato con le pagine del capolavoro letterario, ha imparato che le varie arti possono sposarsi tra di loro in modo felice.

(foto da internet)

Così, dopo una lunga attesa, Riccardo Cocciante ha deciso di donare alla lingua di Dante un’opera tutta sua. La sua genialità creativa ha preso spunto dalla più celebre, appassionata, tragica ed insieme romantica, storia d'amore di tutti i tempi: Romeo e Giulietta, in questa occasione Giulietta e Romeo. Il loro amore, nato dalle novelle italiane di Luigi Da Porto, Masuccio Salernitano e Matteo Bandello, e portato nei cuori di tutti i lettori dal dramma di William Shakespeare, adesso fa vivere nuove intense emozioni.
Dopo tre anni di intenso lavoro, tra cast, scenografie, coreografie, dall’anteprima e per tutta la stagione, l’opera ha riscosso un tale successo da dover ampliare il calendario fino alla primavera del 2008.
La storia dell'appassionato amore tra Romeo e Giulietta, sfortunato e tragico, perché nato nell'ambito di una spietata quanto stolta guerra tra le due principali famiglie veronesi del tempo, i Montecchi e i Capuleti, è universalmente nota, ma la sua trasformazione in musical è stato un inedito assoluto che non ha mancato di attirare l'attenzione e l'entusiasmo del pubblico.

domenica 28 ottobre 2007

Il bon ton a tavola

Le buone maniere nella tavola medioevale di buono avevano davvero poco. Tutti i commensali mangiavano nella stessa pentola. Pollami e selvaggina venivano serviti interi e ciascuno strappava con le mani il pezzo che desiderava mangiare. L’unica posata a disposizione era il cucchiaio, anche se ciascun invitato poteva portare da casa un coltello. In alcuni casi si utilizzavano dei piatti fatti di un pane speciale chiamati Mense (da qui la parola mensa). C’era un boccale da condividere con il vicino di tavola e i tovaglioli erano privilegio solo dei più ricchi.

Ma nel XVI secolo il ferrarese Cristoforo da Messisbugo, decise di porre fine a questo comportamento barbarico. Questi cominciò la sua carriera come scalco e maestro di cerimonia degli Estensi, signori di Ferrara. Il suo libro “Banchetti compositioni di vivande, et apparecchio generale”, scritto nel 1539 e pubblicato postumo nel 1549, considerato ancora oggi un testo di riferimento nella ricostruzione della storia gastronomica del Cinquecento, è una raccolta di preziosi consigli per allestire un pranzo principesco.

Fortunatamente, oggi le cose sono migliorate un po' e mangiamo con un cucchiaio, una forchetta ed un coltello ciascuno, ognuno ha a disposizione un bicchiere, talvolta anche più d'uno, i tovaglioli non sono più riservati ai ricchi e le vivande arrivano a tavola in porzioni. Nonostante tutto questo, il galateo a tavola non è mai troppo.

Se anche voi la pensate così e vi piacerebbe non sfigurare a tavola, seguite i preziosissimi consigli di Carlo Pastore, conduttore del programma Your noise.