domenica 10 febbraio 2008

In principio era il Trio


(foto da internet)

Si riunisce, di nuovo, il trio composto da Massimo Lopez, Anna Marchesini e Tullio Solenghi. L’ultima volta che i tre attori comici hanno recitato insieme in televisione data già del 1990, con la famosa parodia dei Promessi sposi (vedi>>). In teatro, invece, il sodalizio durò fino al 1993, con la trionfale tournée di In principio era il Trio (vedi>>). Poi i tre attori si lasciarono e intrapresero percorsi artistici diversi. Il ritorno in tv avrà luogo a marzo con tre serate speciali, l’8, il 15 e il 22 su Raiuno.

Si festaggiano quest'anno le nozze d’argento della formazione del trio. I tre noti attori si riuniranno attorno a questa occasione speciale. E’, però, una parentesi. Non ci sarà - ci tengono a sottolinearlo- una compagnia stabile Marchesini-Solenghi-Lopez dal mese di marzo.
L’idea delle serate è nata sulla scia del successo ottenuto dei loro video su Youtube.
Marchesini, Lopez e Solenghi faranno ruotare il loro show intorno ai reperti archeologici dell’archivio RAI: i tre mattatori, commentando il materiale di allora, ripercorreranno la loro carriera e i loro successi.
Una magnifica occasione per conoscere il trio più dissacrante degli anni ’80 in Italia!
Vi proponiamo alcuni sketch:

La befana










La pubblicità





sabato 9 febbraio 2008

Yes we can

(foto da internet)
Si va a votare in aprile. “Lo spiraglio” si è chiuso. Non ci sarà nessun governo funzionale per portar avanti la riforma della legge elettorale. Marini, incaricato dal presidente della Repubblica Napolitano, non ha avuto i consensi necessari per un governo ad interim.
Si avvisa Walter Veltroni. Comincia così, in un pomeriggio a Firenze, la campagna elettorale dell’ormai quasi ex-sindaco di Roma. Lui commenta: «Peccato, una grande occasione persa. Se ne assumeranno la responsabilità. La nostra delegazione è stata ricevuta da Marini come ventisettesima. Non esiste al mondo. Un governo fatto da 14 partiti non è quello che vogliono gli italiani. Si doveva e si poteva cambiare la legge. Ci ho sperato fino all'ultimo. Sarebbe stato meglio per tutti».
Dovrà dimettersi da sindaco, e dovrà provare a vincere con questa legge elettorale. «Io dico che ce la possiamo fare benissimo: da soli contro la coalizione di centrodestra, certo. Ce la possiamo fare».

(foto da internet)
Non resta che sperare, e, nel frattempo guardare Obama. «Yes we can»: il segretario nazionale del PD fa suo lo slogan di Barack Obama nella corsa alle primarie del Partito democratico americano. E risponde così a chi gli chiede se pensa di poter vincere da solo: «Sono convinto che in questo momento, per come sta il Paese, un’offerta nuova può incontrare il desiderio degli italiani che sono stufi di questa situazione, che per questioni oggettive e difetti soggettivi, produce confusione e litigiosità. Una proposta innovativa, la nostra, per porre fine al bipolarismo forzato».


(foto da internet)

«Noi facciamo una scelta coraggiosa -prosegue Veltroni- e ci piacerebbe che la facessero anche altri» perché «l’Italia ha diritto ad avere qualcosa di nuovo, a conoscere una stagione nuova e questa sará la sfida dei prossimi 65 giorni, una sfida per voltare pagina, per uscire da un bipolarismo rissoso e coatto». Dunque, il Pd andrá solo e questa sará «la novità» di questa campagna elettorale a fronte di un centrodestra formato da più partiti e che, proprio per questo, non potrá dare agli italiani «il cambiamento che chiedono».


(foto da internet)

Il paragone con Obama è costante: «Tre mesi fa era un quarantenne nero sconosciuto, nessuno ci avrebbe scommesso e ora invece guarda dov'è!». Veltroni, guardando sempre all’America, prende come termine di paragone la finalissima del football americano: spera di fare come i Giants, che negli ultimi trenta secondi hanno vinto il Super Bowl contro la squadra favorita.
Il sogno continua: «Certo che possiamo vincere. Del resto non sono mai andate secondo i pronostici ultimamente le elezioni, no?»

venerdì 8 febbraio 2008

Metafisica, architettura e... webquest

(foto da internet)

"Io ho mostrato per primo la metafisica delle piazze e delle città d'Italia" affermava Giorgio De Chirico, ravvisando "nella costruzione delle città, nella forma architettonica delle case, delle piazze, dei giardini e dei paesaggi, dei porti, delle stazioni ferroviarie le prime fondamenta di una grande metafisica".

E' lo stesso pittore a raccontare lo sguardo su una piazza come elemento di ispirazione per la propria arte: "In un limpido pomeriggio autunnale ero seduto su una panca al centro di Piazza Santa Croce a Firenze. Naturalmente non era la prima volta che vedevo quella piazza. Ero appena uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale ed ero quasi in uno stato di morbida sensibilità... Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all'occhio della mia mente. Nondimeno il momento è un enigma per me in quanto esso è inesplicabile".

(foto da internet)

A quella piazza semplicissima - una sequela di case, una chiesa e un monumento al centro - ne seguiranno altre, ancora più semplici e per questo ancora più consone alla sua ricerca. Saranno le forme urbane torinesi e ferraresi, con piazze regolari circondate da portici dal ritmo monotono e ipnotico, e le torri e le ciminiere vertiginose e incombenti, a saldare definitivamente il legame tra l'artista e lo spazio urbano. E sulla tela quelle forme semplici diventeranno irreali scenografie abitate da ombre inquietanti, dove i pochi passanti si trasformano in statue e manichini.

In che misura l'architettura abbia pesato sull'opera di De Chirico e quanto invece il pittore abbia influenzato l' architettura del XX secolo è il tema indagato da un'ampia retrospettiva - oltre 240 pezzi, tra dipinti, fotografie, disegni e bozzetti - allestita all'Institut Valencià d'Art Modern.

Gli alunni della EOI di Sagunt avranno l'occasione di constatare di persona la genialità di De Chirico: questo pomeriggio alle 18:00 li attende una visita guidata (in italiano) della mostra. Ed in occasione di questa visita il dipartimento di italiano ha voluto allestire un webquest. Le prime tre persone che risponderanno correttamente alle domande avranno un premio sorpresa!

Mi raccomando, rispondete numerosi!

(fonte www.italica.rai.it)

giovedì 7 febbraio 2008

A fügassa (la focaccia)



(foto da internet)

Cibo di strada, da carrugi, ma non solo. A fügassa è una specialità ligure che si è diffusa un po' in tutta Italia. Il termine fügassa significa "cotta sul focolare". Abbiamo testimonianze precise dell'uso della focaccia genovese già dal 1500: essa veniva utilizzata in chiesa negli sposalizi e al momento della benedizione.
I genovesi doc la mangiano a colazione con il caffellatte e, più tardi, come spuntino con un buon bicchiere di vino bianco (o gianchetto).
A Genova si mangia (attenzione!) rovesciata, dato che in questo modo la parte salata superiore entra in contatto diretto con le papille gustative, subito dopo se ne assapora l'olio e per ultimo la pasta.
Ecco la ricetta della focaccia genovese.

Ingredienti:

farina bianca di grano tenero tipo 00 (500 g)
lievito di birra fresco (25 g)
acqua pura (350 ml)
sale fino (5 g) e sale grosso (10 g)
olio d'oliva extravergine (100 g)

Per preparare la focaccia dovrete sciogliere il lievito di birra in una ciotola con 100 ml di acqua tiepida (da sottrarre ai 350 ml totali). Versate la farina setacciata in un recipiente, aggiungete i restanti 250 ml d’acqua, il sale e il lievito sciolto in acqua.
Impastate il tutto per almeno 15-20 minuti. L'impasto della focaccia dovrà risultare morbido ed elastico, molto più soffice rispetto a quello della pasta del pane o della pizza.
Mettete il composto in un contenitore, coperto da un canovaccio ad una temperatura di circa 24° C e lasciatelo lievitare per almeno due ore.
Ungete una teglia e fate una emulsione con l'olio e una pari quantità di acqua.
Stendete la pasta della focaccia nella teglia, senza fare i bordi alti e spennellate la superficie con l’emulsione di acqua e olio; con le dita toccate la superficie della focaccia, praticando, con la loro pressione, i caratteristici buchetti. Lasciate riposare la focaccia per almeno un'ora. Spargete qualche grano di sale medio/grosso sulla superficie e mettete la focaccia nel forno alla massima temperatura possibile (250 ºC).
Cuocete per circa 10/15 minuti.

Altre varianti della focaccia ligure sono la focaccia di Recco, la piscialandrea e la sardenaira.


(foto da internet)

La focaccia di Recco, in dialetto a fügassa co formaggio, si compone di due strati di pasta farciti col formaggio stracchino.
La cosiddetta Piscialandrea o Pizzalandrea, è la focaccia tipica di Imperia e dintorni. Viene insaporita con cipolle, acciughe, aglio, pomodoro e olive. Il termine deriva dal nome dell'ammiraglio Andrea Doria, un famoso statista genovese ritenutone erroneamente l'inventore. Il pomodoro presente in questo tipo di focaccia non era ancora presente in Liguria nel XVI secolo!
Per finire la sardenaira è la focaccia tipica di Sanremo, la città in cui si tiene il celeberrimo festival canoro. Si fa con il celebre machetto che rimanda alla vicina pissaladière nizzarda.

Allora, per assaporarla nel suo giusto ambiente, vi invitiamo ad ascoltare Crêuza de mä, una bellissima canzone in dialetto genovese (leggi il testo>>) di Fabrizio De André che richiama alla memoria i carrugi che si trovano attorno al Sottoripa a Genova.








Buon ascolto e buon appetito!

mercoledì 6 febbraio 2008

I 50 anni di Volare

(foto da internet)
In Italia, il mese di febbraio non è solo il mese del carnevale, è anche il mese della musica, visto che nel mese più corto dell’anno si è sempre celebrata la kermesse sonora che ha lanciato le voci più importanti del panorama musicale italiano, il Festival di Sanremo.
Quest’anno il festival renderà omaggio alla canzone italiana più famosa di tutti i tempi. Nel blu dipinto di blu..., o meglio Volare, compie 50 anni. Domenico Modugno la cantò cinquant’anni orsono proprio sul palcoscenico del festival di Sanremo.
"Volare, oh oh": quando Domenico Modugno spalancò le braccia, il suo librarsi in volo rivelò i tempi che stavano cambiando sotto gli occhi di tutti. Aveva già trent’anni e di canzoni ne aveva scritte già molte, soprattutto Vecchio frac, l'altro capolavoro, ma il suo successo era relativo. È fuori discussione che nella leggenda ci entrò grazie a Volare. Diceva «la canzone si interpreta»: voleva il gesto, e così inventò quelle braccia alzate.
Volò Modugno, dagli anni Cinquanta –cioé gli anni della paura, della rassegnazione, della povertà, dell'angoscia del dopoguerra- si affacciò prepotente sul decennio successivo. Dice il compositore Ennio Morricone: «Volare mi sembrò un capolavoro che rompeva inaspettato gli schemi più logori della canzone italiana: una composizione destinata a rimanere, un momento innovativo della nostra musica popolare. Non aveva nulla di già ascoltato. La sua originalità e l’apparente semplicità rimarrà per sempre una pietra miliare nella nostra canzone».
(foto da internet)
Ma Nel Blu dipinto di blu è qualcosa di più di un simbolo: sigilla un’epoca e sembra il manifesto canoro di una prima integrazione italiana, una specie di unione fra il Sud e il Nord, poco prima che la penisola conoscesse la grande migrazione che avrebbe cambiato il paesaggio urbano e umano delle città industriali. Con quel meridionale, figlio della Puglia, sembrava davvero che non avesse vinto soltanto una canzone, e che non ci fosse di mezzo soltanto una festa popolare come il Festival di Sanremo.

(foto da internet)
In quel clima euforico si assistette allo spettacolo di Domenico Modugno che con il suo smoking bianco spalancava le braccia nel ritornello di quella canzone culturalmente sovversiva. Non c’era solo la platea di Sanremo; bastava guardarsi in giro: stavano asfaltando le strade provinciali, le utilitarie della Fiat cominciavano a circolare. Sembrava davvero che tutto il Paese avesse deciso di mettersi in volo. E il nuovo totem domestico, la televisione, la cui luce azzurrina, nelle ore notturne, traspariva dalle persiane, ebbe un ruolo potentissimo nel propagare la trasformazione degli stili di vita. E allora Modugno equivalse a un’esplosione improvvisa che innescava tutti i fattori e i fenomeni della grande trasformazione.
Buon cinquantesimo compleanno!
P.S.: Lunedì, 25 febbraio, nella sala stampa del Teatro Ariston, in occasione del 58° Festival di Sanremo, verrà persino presentato un francobollo celebrativo della mitica canzone.

martedì 5 febbraio 2008

Si può vivere con 1000€ al mese?

(foto da internet)

Che gli operai facciano fatica a sbarcare il lunario, non è certo una novità. Piuttosto strano invece è che i datori di lavoro se ne accorgano. Ma fortunatamente non sempre è così!

Enzo Rossi, titolare del pastificio di Ascoli Piceno "La Campofilone" ha cercato di mettersi nella pelle dei suoi operai e di vivere con uno stipendio di 1000€: non è arrivato a fine mese ed ha deciso di aumentare di 200 euro la busta paga dei suoi dipendenti.

L’imprenditore marchigiano spiega come sono andate le cose:

Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000 sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me. Duemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno. Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte per la rata del mutuo, l'assicurazione auto, le bollette... Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane. Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo. Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione.


(foto da internet)

Un esempio da imitare, ma che nessuno ha seguito. Eppure persino Luciana Littizzetto, allergica ad ogni tipo di sponsorizzazione, a Che tempo fa ha invitato esplicitamente ad acquistare la pasta della Campofilone.


(foto da internet)

Comunque il gesto di Rossi, oltre a migliorare la qualità della vita dei suoi dipendenti, gli ha consentito di guadagnare credibilità agli occhi dei consumatori. Un esempio che dovrebbe stimolare altri imprenditori a riflettere sugli stipendi da fame di tanti operai. Soprattutto perché per la Generazione 1000€, per i milleuristi, per i nuovi poveri, l’unica possibilità è quella di una vita da cani, proprio come quella dei protagonisti del film di Dino Risi I mostri.

lunedì 4 febbraio 2008

Compleanno a Carnevale








Cari chiodini vicini e lontani, in pieno Carnevale il nostro blog compie due anni! Eccoci qui, dopo 730 giorni di attività, 707 post pubblicati, a condividere i festeggiamenti con i nostri lettori. Grazie al vostro interesse, abbiamo cercato di migliorare costantemente il nostro sito e abbiamo cercato di contribuire alla rete di blog dedicati all'italiano L2.


Abbiamo fatto un piccolo bilancio di questi due anni e ci siamo accorti che, in questo breve periodo, sono successe molte cose attorno al nostro blog; ne ricordiamo una fra tutte: il gemellaggio con i chiodini piccini piccini della scuola elementare Santa Anna di Quartell!
Per il compleanno abbiamo ricevuto un bellissimo regalo: ce l'ha fatto un nostro affezionato lettore. BertoBB (al secolo Alberto), il quale, dalla sua Galizia natale, ha allestito un blog in italiano intitolato Il mondo dei chiodini, ovvero un blog avviato da un allievo chiodino galiziano per tutti i chiodini piccini e no. Grazie di cuore Alberto!

Per celebrare il compleanno del Chiodo (va quasi alla scuola materna!) e senza dimenticare il Carnevale, vi proponiamo:

a) per i chiodini piccini piccini una selezione di link sul carnevale, tratti dal blog di Maestro Alberto:

b) per i chiodini un po' piú grandi, invece:

  • una presentazione semiseria delle maschere italiane
  • la ricetta delle chiacchiere
  • le fotografie che abbiamo scattato durante la festa di carnevale di mercoledì 30 gennaio














Buon compleanno!

domenica 3 febbraio 2008

Il Carnevale Ambrosiano

(foto da internet)

Sapete che a Milano il Carnevale dura fino al sabato invece di fermarsi al martedì?
I milanesi fanno solo una piccola pausa il mercoledì delle ceneri, per poi ricominciare e darsi alla pazza gioia per tutto il fine settimana...
Sembra che quest’abitudine cominciò quando Sant'Ambrogio era il vescovo di Milano. La spiegazione dei milanesi era che siccome Gesù aveva fatto solo 40 giorni nel deserto, la quaresima doveva avere quasi la stessa durata, cioé 6 settimane: da domenica a domenica. Se, quindi, il digiuno cominciava con la prima domenica di quaresima, bisognava far festa fino al sabato prima.




Quest’anno, protagonista indiscusso del carnevale ambrosiano di Milano sarà il genio di Leonardo da Vinci, con le sue invenzioni visionarie e pirotecniche. Il fascino delle macchine leonardesche, le curiose e insolite forme del bestiario fantastico oltre alla passione per il volo umano che tanto ispirò il genio di Leonardo, costituiranno il trait d’union dei numerosi appuntamenti e spettacoli che si alterneranno nel corso delle manifestazioni pensate per il Carnevale, che anche quest’anno è ideato e realizzato dall’Assessorato al Turismo Marketing Territoriale e Identità. «Il tema di Leonardo, che segue quello del futurismo che ispirò la passata edizione, consente alla città di coniugare il divertimento tipico del Carnevale con momenti di conoscenza di periodi importanti della storia di Milano e dei personaggi che l’hanno resa grande», commenta l’assessore Massimiliano Orsatti.

(foto da internet)

Da giovedì 7 a sabato 9 febbraio la città tornerà come d'incanto ai tempi del duca Ludovico il Moro, che nel 1490 inaugurò la tradizione del grande corteo in maschera. E la grande sfilata conclusiva di sabato pomeriggio sarà l'occasione per celebrare il folklore ambrosiano, con le maschere di Meneghino e Cecca, e per esaltare il genio di Leonardo.

sabato 2 febbraio 2008

PALE


(foto da internet)

No, non è il plurale di pala. Sta per Programa d'Aprenentage de Llengües Estrangeres. E' un'interessante iniziativa promossa dal Ministero de Educación che ha come scopo la formazione linguistica degli insegnanti. Il programma prevede la formazione in inglese, francese e italiano ed è articolato in tre fasi:

a) fase full immersion di formazione linguistica;
b) un periodo di due settimane di soggiorno nel paese prescelto;
c) una fase finale di elaborazione delle unità didattiche di ciascun docente partecipante al progetto.

L'Assessoria Lingüística del Cefire di Sagunt ha organizzato l'unico corso PALE d'italiano di tutta la nostra regione. La nostra collega Mila López si occuperà della prima fase formativa del corso.

Esprimiamo da queste pagine la nostra più viva soddisfazione per il riconoscimento del lavoro svolto dalla nostra scuola e per la presenza dell'italiano nel sopraccitato programma.

Siamo sicuri che i colleghi partecipanti, alla fine del percorso formativo, sapranno esprimersi molto meglio di questi comici:


a) italiano

cliccate qui>>

b) francese




c) inglese






Auguriamo a tutti gli assistenti buon lavoro!

venerdì 1 febbraio 2008

Una vigilessa un po' particolare

(foto da internet)
Dove porta l’esasperazione!
I residenti di via Capitanio, a Spinea, un piccolo paese in provincia di Venezia, esasperati dal traffico e dagli automobilisti che hanno la sindrome di Schumacher, cioè falsi piloti che premono sull’acceleratore senza preoccuparsi del limite di velocità di 30 km all’ora, le hanno provate tutte, persino a mettere, sul ciglio della strada, un cartello che gentilmente chiede di rallentare («Per favore rallentare. Grazie.»), ma tutti i tentativi sono stati vani, e non sono serviti a niente.
«Abbiamo fatto petizioni e chiamato i vigili, che qualche volta vengono, ma poi gli automobilisti ricominciano a correre», raccontano gli abitanti sulle pagine della Nuova Venezia. Però la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la morte di Fiocco, un gatto di pochi mesi, schiacciato da un’auto lanciata a tutta velocità.
Allora qualcuno ha suggerito di ricorrere a un finto autovelox, ma l’artigiano incaricato di realizzarlo ha preso un altro tipo di decisione: ha preferito creare una sexy-vigilessa. È bionda, indossa una vertiginosa minigonna, è di legno... ma funziona: è la sexy-vigilessa, in divisa non proprio d’ordinanza, che con la paletta spianata aspetta al varco le auto che sfrecciano lungo la via.
Chissà una scelta un po’ banale, che ricalca i luoghi comuni dell’automobilista italiano che fischia le donne in minigonna, o addirittura, si ferma sulle strade provinciali per vedere se c’è qualche fanciulla disposta a “offrire i suoi servigi”.
Fatto sta che la vigilessa funziona e gli abitanti, finalmente più tranquilli, dicono: «Le auto, forse per spavento, forse per curiosità, rallentano e guardano».

giovedì 31 gennaio 2008

Italietta



(foto da internet)

Vi presentiamo il trush dell'Italietta. Tragicommedia in un unico atto ambientata a Palazzo Madama. Interpreti: alcuni senatori dell'opposizione (o no?). Così è stata raccontata dal popolo blogger la caduta del governo Prodi. Una vera e propria operetta che va al di là degli spaghetti western e imbocca la strada dell'horror nostrano fatto di felloni, di mortadelle, di spumante e di testi poetici falsi.
Ma cominciamo dalla fine: giovedì 24 gennaio, il presidente del Senato Franco Marini legge il risultato della votazione sulla fiducia al governo Prodi. Il governo è in minoranza. Dai banchi dell'opposizione il Senatore Nino Strano -pullover rosso su vestito nero, occhiali da sole in aula- si abbuffa di mortadella; altri senatori brindano. Poco prima, il senatore Strano aveva gridato alla volta del Senatore Cusumano, eletto nelle liste dell'Udeur (il partito di Mastella, tanto per capirci), e reo di aver votato sì alla fiducia posta dal governo Prodi: "checca squallida, frocio...". Più tardi, a chi gli faceva notare la gravità delle sue parole, il senatore Strano, da vero esperto in gruppi nominali, dichiarava di non aver voluto sottolineare le parole checca e frocio, no, no, per carità, l'accento doveva andare su squallida -così, al femminile- sia pur accompagnato da checca...
Ecco a voi il racconto dell'accaduto visto dal regista Ollio De Ricino. Titolo del fim: Mortazza tua.







Un passo indietro: prima della celeberrima votazione, l'ex ministro di giustizia Clemente Mastella prende la parola. Chi si aspettava un discorso ragionato sul perché dell'abbandono del governo e sui motivi che lo spingono a votare no alla fiducia posta da Prodi resterà deluso. Niente di tutto ciò. Mastella -laureato in lettere- imbocca sicuro la via della letteratura. Declama, con qualche difficoltà di dizione, alcuni versi attribuiti a Pablo Neruda: "Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi...".








Ma sbaglia. I versi non sono di Neruda. E' una delle tante bufale che girano sul web. L'ex ministro ci è cascato! Subito, la Fondazione Neruda reagisce e smentisce categoricamente che i versi in questione siano autentici. Il tam tam -quasi un vero e proprio meme- si allarga sul web. Il popolo blogger scopre l'inganno: i versi sono di una poetessa brasiliana: Martha Madeiros. Niente a che vedere con Neruda.

Che dire? Meglio, allora, ricordare il famoso falso -consapevole questa volta- di Arbore& company in Quelli della notte: "Lo diceva Neruda che di giorno si suda, ma la notte no!".










Come direbbero Arbore&company: Lo diceva Picasso che il Senato è uno scasso...
Ah! Ricordate le parole del professore universitario ne La meglio gioventù? Meditate, gente, meditate!

mercoledì 30 gennaio 2008

Cosa significa "Buonismo"?

(foto da internet)
C’è una parola (o meglio ce ne sono varie, ma oggi ci soffermeremo su una in particolare), BUONISMO, che sui dizionari ha un significato ben preciso. Recita il dizionario Zingarelli «atteggiamento bonario e tollerante che ripudia i toni aspri del linguaggio politico». Anche il dizionario De Mauro associa la parola soprattutto al linguaggio giornalistico e politico «atteggiamento di benevolenza anche eccessiva e moralistica nei rapporti sociali e di continua ricerca di mediazione tra posizioni divergenti».
Il termine è presente nei dizionari solo dal 1995, ma ha avuto subito molto successo e il vocabolo ha assunto progressivamente un uso sempre meno “buonista”.
La pragmatica, infatti, dice che il contesto in cui tale parola si utilizza influisce sull'interpretazione del significato, e l'intenzione del parlante ha un ruolo notevole.
In altre parole, se avete visto i senatori del centro destra stappare le bottiglie di spumante dopo la caduta del governo Prodi, non vi meraviglierete se nel centrodestra il termine “buonista” sia diventato sinonimo di “pappamolle”, ovvero persona indolente e pigra, prova di spina dorsale.

Per il centrodestra il luogo privilegiato delle accuse di “buonismo” è il tema dei diritti degli immigrati, e probabilmente nella prossima campagna elettorale sarà uno dei tormentoni in tema di sicurezza pubblica.
Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, utilizza il “buonismo” come il prezzemolo, ovvero in ogni minestra. Nelle ultime tre settimane ha ammonito l’ormai ex-ministro della salute Livia Turco ad abbandonare il “solito buonismo irresponsabile”, ha denunciato il “buonismo della sinistra radicale” e il “buonismo accattone” del governo che contestava il provvedimento del sindaco di Milano Moratti per l'epurazione dei figli degli immigrati irregolari dagli asili.
(Forse non sa che il “buonismo” è contemplato nella Costituzione della Repubblica e nella Convenzione sui diritti del fanciullo!)
Ancora, un po' di tempo fa abbiamo letto sui quotidiani: «Le primarie del partito democratico hanno spinto in vetta alle classifiche il buonismo veltroniano».
“Basta col buonismo” è il nuovo manganello con il quale si richiama alle norme costituzionali.
Diceva Primo Levi «Ogni tempo ha il suo fascismo» , e voleva avvertire che i nuovi fascismi si diffondono “in modi sottili”.
Allora non sarà forse il caso di ricondurre il termine “buonismo” al significato definito dai dizionari?
Tratto da GlialtriNoi, una rubrica del quotidiano La Repubblica.

martedì 29 gennaio 2008

Esce Verba Molant!


Cari chiodini vicini e lontani, abbiamo il piacere di comunicarvi che il 18 gennaio 2008, nell'ambito del workshop Didattica della lingua italiana e nuove tecnologie, organizzato dal gruppo Prof-it, è stato ufficialmente varato Verba Molant, un blog ludolinguistico per studenti di italiano L2.
Il blog ha lo scopo di invitare all'approfondimento dello studio della lingua italiana attraverso il gioco verbale, l'umorismo e la creatività.
Per farlo propone giochi da risolvere, temi da svolgere, quiz, letture da commentare e presenta aspetti insoliti e divertenti dell'Italia e della sua cultura.
Verba Molant è diviso nelle seguenti sezioni tematiche, ciascuna curata da un responsabile:

Ludolinguistica: Beatrice Parisi
Letteratura: Gianpiero Pelegi
Traduzione: Cesáreo Calvo
Cinema: Alfredo Juan
Foto: Viviana Trevi
Cucina: Cristina Manfreda
Bambini: Pilar Puerto


I contenuti delle varie sezioni verranno scelti in base a un filo conduttore, aggiornato mensilmente. Per i prossimi mesi sono stati individuati i seguenti temi:

febbraio 2008: gli animali
marzo 2008: il mese di marzo e i suoi significati
aprile 2008: l'acqua
maggio 2008: il sonno e i sogni
giugno 2008: i colori

Alla fine di ogni mese verrà data la soluzione dei giochi proposti e verrà nominato il post del mese. Questa attività sarà curata da Gianpiero Pelegi. Del coordinamento e della revisione generale si occuperà invece Beatrice Parisi.
Tutti possono partecipare attivamente alla crescita di Verba Molant inviando proposte e spunti all'indirizzo di posta elettronica del blog o direttamente ai responsabili delle varie sezioni.

Con Verba Molant l'italiano diventa un gioco da ragazzi!

(testo di Beatrice Parisi)

lunedì 28 gennaio 2008

Viva Radio 2 minuti

(foto da internet)

Torna il varietà: Viva Radio 2 Minuti. Due minuti, è questa la novità, centoventi secondi di varietà... e torna Fiorello: animatore nei villaggi, speaker radiofonico, imitatore, cantante, showman, attore. Ovvero, il Talento in persona, il quale trasforma in oro tutto quello che tocca!
Avanti con il varietà più corto della storia, l'appuntamento tv più atteso di questa parte di stagione. Fiorello e Marco Baldini cantano la sigla di Viva Radio 2 minuti, da lunedì scorso in onda su RaiUno dopo il Tg delle ore 20.00.
Ovviamente il microshow, «punto di svolta del linguaggio televisivo» due minuti non dura, e già sta portando sconquasso nel palinsesto, nonostante gli sforzi dell’azienda di contenere la durata dei programmi che introducono alla prima serata.
È «varietà vero, come si faceva un tempo; i due minuti sono quelli del tempo effettivo, poi ci sarà il contorno». È uno spettacolo piccolo e “povero” ma ricco di eleganza, ironia e freschezza, quel che da tempo manca ai grandi varietà della tv italiana.



(foto da internet)

Due minuti o dieci o chissà: la sfida è condensare tutti gli elementi del varietà classico. Forti dell’esperienza e del successo di Viva Radio2, programma cult di Radio Rai, gli autori propongono musica e canzoni, orchestra dal vivo, balletti, monologhi, sketch, satira di costume e attualità in chiave televisiva.
«Il gioco sta nel cronometro che — come nelle partite di basket — si ferma ogni volta che si interrompe il gioco», dice Fiorello. I due minuti devono essere solo di «varietà puro». Attorno tutto il resto: dal pezzo forte, attesissimo, ovvero la parodia di Carla Bruni, dalle battute di attualità sul Papa per la sua visita mancata alla Sapienza («Certo Santo Padre da noi può venire quando vuole, meglio ignoranti che intolleranti»), alle citazioni degli show anni Sessanta.
Negli spot che hanno preceduto il debutto dello show Fiorello ha parodiato Nicoletta Orsomando, mitica "signorina buonasera" della Rai, con look anni sessanta.

(foto da internet)

A presentarlo c’è proprio lei, Nicoletta Orsomando, il vero fil rouge, il filo conduttore, di queste dieci puntate. Fiorello l'ha imitata, lei l'ha chiamato a casa per ringraziarlo, poi su richiesta si è gentilmente e professionalmente «concessa» e per il debutto si è persino vestita da Fiorello che la imita; così ha lanciato il programma. Ogni sera poi tocca a una star imitare la celebre annunciatrice: da Laura Pausini a Jovanotti.
Dopo il varietà la linea passa a I soliti ignoti-Identità nascoste, (in Spagna Identity), ma solo dopo un microsketch in cui la coppia mette in scena la parodia del game show.

domenica 27 gennaio 2008

Di rabbia e di stelle

(foto da internet)


Di rabbia e di stelle è il titolo del nuovo disco di Roberto Vecchioni, un percorso personalissimo tra la rabbia degli anni ’60 e ’70 in Italia, ma che, allo stesso tempo, ricorda le stelle rappresentate dall’amore. Il nuovo album, composto da 13 brani (uno dei quali, Mond lader -Mondo ladro-, in dialetto milanese), ha come spunto i ricordi e gli scritti del cantautore milanese, custoditi gelosamente dalla madre, molti dei quali vennero riportati anche nella suo ultimo libro di poesie Di sogni e d’amore. Proprio oggi, Vecchioni inizierà a portare in giro per l'Italia la sua ultima fatica. La tournée inizierà da Concordia (Modena).
Vi proponiamo un brano tratto dall'album: Il violinista sul tetto (leggi il testo>>), interpretato assieme alla bravissima Teresa De Sio.
Buon ascolto!







sabato 26 gennaio 2008

II Premio Espiral de Edublogs

Comincia una nuova avventura: la Asociación Espiral, Educación y Tecnología ha convocato la II edizione del premio Espiral Edublogs, una vetrina aggiornata dei migliori blog educativi.
Il principale obiettivo del premio è quello di promuovere l’uso delle TIC in aula, riconoscere il lavoro di molti docenti nella rete e promuovere un dibattito sull'applicazione didattica dei blog che, secondo noi, è uno strumento di grandissima utilità e un’ulteriore forma di motivare tanto i professori come gli alunni.

L’anno scorso CHIODO è stato premiato nella sezione Blog Colectivos e tutti avete partecipato al nostro riconoscimento con i vostri commenti che, ogni giorno, contribuiscono a vivacizzare la nostra esperienza educativa.


Il blog ha superato lo schermo, e ci permette di condividere il nostro lavoro, un’avventura senza fine, con alunni seppur virtuali, non per questo meno cari. Il nostro obiettivo è quello di esservi d'aiuto nella conoscenza della lingua e della cultura italiana, e la rete fa sì che il nostro percorso sia proprio come una spirale: senza fine, ma sempre più arricchente. La blogosfera può assumere, così, un aspetto umano.

Quest’anno CHIODO farà parte della giuria che sceglierà i migliori blog educativi. Speriamo di esserne all'altezza!
Via alla nuova avventura di cui, state pur certi, vi terremo informati.

venerdì 25 gennaio 2008

Di inquisizione e di streghe

(Il grande inquisito, Galleria d'Arte Moderna, Roma)

«Preferivo (...) essere consegnato ai selvaggi e mangiato vivo piuttosto che cadere negli artigli spietati dei preti ed essere trascinato davanti all'Inquisizione». Sono parole di Robinson Crusoe, il personaggio nato dalla penna di Daniel Defoe, e rivelano chiaramente quanto fosse temuta la “Santa” Inquisizione. Eppure, chissà perché, sembra che la Chiesa voglia riscattare l’immagine del macabro tribunale, come afferma Giovanni Romeo, docente di storia all’Università di Napoli e autore del libro Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma:

«Il XX secolo si appresta a lasciare in eredità al terzo millennio che s'apre un'immagine sorprendentemente nuova dei tribunali come quelli inquisitoriali, tradizionalmente relegati dal nostro immaginario collettivo tra gli orrori del fanatismo clericale».

Questa tendenza inizia negli anni Sessanta, quando due studiosi francesi nel volume L'Inquisition arrivarono alla conclusione che «il Sant'Uffizio era talvolta l'organismo più obbiettivo della sua epoca». La rivista Critica storica ha scritto addirittura che con gli anni e il boom delle ricerche d'archivio si è «continuato ripetendo continuamente elogi sulla razionalità delle procedure e sulla mitezza dei tribunali dell'Inquisizione». Scoperta non più come un'entità crudele e spietata quanto come «una istituzione dotata di regole razionali e capace all'occorrenza di moderare l'uso della tortura e di scoraggiare denunce e delazioni». Luigi Firpo, lo storico più laicista d'Italia, a cui il cardinale Ratzinger volle aprire le porte dell'Archivio dell'ex Santo Uffizio, arrivò a dichiarare: «Davanti a quel tribunale, più che dei colpevoli di reati di opinione, dei paladini della libertà di pensiero, comparvero delinquenti comuni, persone colpevoli di atti che anche il diritto moderno considererebbe reati... Gli Ucciardone e le Rebibbia di oggi sono vere bolge infernali rispetto alle troppo diffamate celle dell'Inquisizione... era per esempio prescritto che lenzuola e federe si cambiassero due volte la settimana: roba da grande albergo (...). Una volta al mese i cardinali responsabili dovevano ricevere uno a uno i prigionieri per sapere di cosa avessero bisogno».


E allora perché un tribunale così obiettivo e giusto, che riceveva i prigionieri due volte la settimana per sapere di cosa avessero bisogno, usava durante gli interrogatori dei sistemi così spietati? E come si può affermare in modo obiettivo che una donna è una strega? Comunque una cosa è sicura: molti degli strumenti di tortura erano ideati esclusivamente per punire le streghe, come la culla della strega. Tutti questi strumenti di tortura sono esposti al Museo di Tortura di San Gimignano, ceduti spesso per l’allestimento di diverse mostre itineranti. Ah, e sapevate che uno di questi strumenti, la garrota, venne perfezionato e usato in Spagna fino al 1975?

Se volete saperne di più, vi consigliamo di assistere alla conferenza “L’inquisizione in Italia: le streghe”, a cura del professor Pierluigi Mammí che avrà luogo oggi alle 19:00 al Museu de Belles Arts di Valenza.

giovedì 24 gennaio 2008

Un paese senza


(foto da internet)

Un paese senza è il titolo di un saggio, pubblicato nel 1980, da Alberto Arbasino. In esso lo scrittore lombardo analizza i mali d'Italia in maniera sprezzante. Scrive Arbasino sull'Italia: "Un Paese senza memoria. Un Paese senza storia. Un Paese senza passato […] Un Paese senza avvenire?". È l’Italia un Paese senza patria, come sosteneva Guido Ceronetti? Di fronte allo spettacolo politico di queste ultime settimane, sembra proprio di sì.

Oggi, però, vorremmo parlarvi di un altro paese senza: quello in cui scarseggiano gli artigiani.
In Italia, secondo un recente studio dell'Associazione degli artigiani, ci sono pochissimi fornai e mancano i parrucchieri. Idraulici, sarti e falegnami sono ricercati a peso d'oro. Nell'Italia del lavoro precario e mal pagato nessun vuol più fare l'artigiano. Eppure i posti ci sono e il guadagno anche. Sono addirittura gli stessi artigiani ad essere preoccupati di non trovare più nessun cui lasciare la bottega. In Italia, nel 2008, servirebbero quasi 3.000 falegnami e più di 2000 fornai e pastai.



(foto da internet)

Ma nel nostro paese esiste un gravissimo vuoto culturale assai diffuso: nessuno vuole più sporcarsi le mani. Da tempo il lavoro manuale è visto come un'occupazione di serie B, anche le stesse famiglie artigiane hanno spinto i loro figli a cercare un'altra occupazione. Meglio, dunque, un lavoro impiegatizio, anche se precario, meglio l'incertezza di un posto nel terziario che la vita di bottega, anche se la bottega rende .
Negli ultimi anni, solo il contributo dei lavoratori stranieri ha permesso ad interi settori di evitare una crisi profonda.
Un tempo eravamo il paese della centralità operaia, oggi siamo il paese del mercimonio su ogni cosa, del clientelismo esasperato, del sogno dell'arricchimento facile e senza sforzo. Lo specchio fedele di quel signore a cui, tra poco, riconsegneremo le sorti dell'Italia.

mercoledì 23 gennaio 2008

La settimana di passione del governo Prodi

(foto da internet)
Nulla è casuale: le parole del capo dei vescovi, il cardinale Bagnasco, hanno preceduto di poco le dimissioni dell’ex-ministro della Giustizia Clemente Mastella. Tra i due avvenimenti se n'è inserito un terzo: la risposta di Prodi alla Conferenza episcopale italiana.
A distanza di giorni dal mancato incontro con Benedetto XVI alla Sapienza si è continuato a spargere veleni nel rapporto fra la Chiesa e lo Stato italiano. Il capo dei vescovi aveva parlato in maniera dura di un Paese a pezzi, «sfilacciato», «ridotto in coriandoli». Inoltre, alcuni giorni prima il cardinale Ruini aveva parlato di un'Italia «in cui nessuno è più in grado di scrivere l'agenda politica». Il tono del presidente della Cei segnala una profonda irritazione nei confronti del governo che non ha saputo gestire al meglio la visita del Papa all’università romana e ha addirittura esposto il pontefice a una mortificazione pubblica.
(foto da internet)
Il capo dei vescovi ha incolpato il Governo ( o meglio, Prodi-Amato) di aver sconsigliato la visita del Papa all'università per motivi di ordine pubblico. Un colpo terribile, perché equivale ad affermare che la versione ufficiale dell'Esecutivo («la sicurezza del Papa è garantita al mille per cento») è falsa. Prodi ha reagito energicamente dicendo che le cose alla Sapienza erano andate come avevano già spiegato la presidenza del Consiglio e il ministero dell'Interno. Anzi, il comunicato ha persino precisato che su questa versione dei fatti c'era la testimonianza della gendarmeria vaticana.
Ovviamente qualcuno mente..., ma quello che è sotto gli occhi di tutti è una crisi importante fra le due sponde del Tevere. Le parole di Bagnasco sono sembrate una sconfessione dell'Esecutivo. Non a caso, subito dopo è arrivato l'addio alla maggioranza da parte di Mastella, ex ministro della Giustizia che ha sempre sottolineato la sua condizione di «politico cattolico» e perciò esposto più di altri alle disavventure.

(foto da internet)
Le dimissioni di Mastella hanno origini da vicende personali: sicuramente l’inchiesta che ha coinvolto l'ex Guardasigilli, sua moglie e altre persone a loro vicine ha fatto da potente detonatore nei già difficili equilibri della maggioranza, ma c’è anche un altro elemento fortemente destabilizzante, cioè la riforma della legge elettorale. Infatti, dopo il via libera della Corte Costituzionale al referendum i timori dei piccoli partiti si sono fatti più grandi.
Prodi, avendo perso l’appoggio del partito di Mastella, dopo venti mesi in bilico, prima di gettare la spugna, ha deciso di «parlamentarizzare» questo passaggio: si presenterà alle Camere per chiedere una verifica della fiducia, e aprire, poi, in entrambe le camere del Parlamento un dibattito. Solo a conclusione del dibattito Prodi trarrà le conseguenze, chiedendo il voto o andando al Quirinale a rimettere il mandato.
Il professore non si arrende, il calvario continua e lui fa l’ennesimo tentativo.

martedì 22 gennaio 2008

Il morso del ragno


È il ballo trendy del momento. Eppure le sue origini sono antichissime. Pare che a provocarlo sia l’inoculazione del siero della tarantola che scatenerebbe il lato oscuro di chi ne subisce il morso. La tradizione vuole che la vittima, di solito una donna, per liberarsi dagli effetti del veleno, ballasse una danza ossessiva e ripetitiva al ritmo vorticoso dei tamburelli, finché non riusciva a liberarsi dall’incantesimo. Si dice che il sudore provocato dalla forsennata danza
espellesse il veleno dell’insetto dal corpo della vittima.

La pizzica (guarda post precedenti >>, >>) sembrava una moda passeggera, ma continua a fare proseliti: dai riti ancestrali contadini, alle piazze e discoteche di mezza Europa. Importanti nomi della musica italiana e internazionale sono stati “morsi dalla taranta”: Jow Zawinul, ex musicista degli Weather Report; la cantante israeliana Noa, l’ex batterista dei Police, Stewart Copeland che si considera ormai un pugliese di adozione, tanto che a Melpignano, sede de “La Notte della Taranta”, gli sono state ufficialmente consegnate le chiavi della città.



I puristi della tradizione rifiutano queste manifestazioni che poco hanno a che fare con il significato antropologico della taranta: donne di una civiltà contadina dalle regole rigidamente codificate, che solo nella “trance” della danza indiavolata riuscivano a liberarsi di oppressioni e soprusi (guarda il video). La taranta e la pizzica hanno spesso ispirato opere d’arte e film, tra cui Sangue vivo, di Edoardo Winspeare, e il più recente Craj-domani, di Davide Marengo, presesentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2005.

Giuseppe Gala, uno dei più noti etnomusicologi, autore di
numerose pubblicazioni in materia, pubblicata dal sito taranta.it spiega il significato odierno di questo fenomeno di massa:
La pizzica non è oggi solo un ballo, è un emblema, un forte richiamo, una griffe di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale. Ma dietro alla diffusa domanda di danza popolare mancano in Salento una capillare ricerca sui balli degli anziani e adeguati studi etnocoreologici; le varie "neo-pizziche" che circolano nei concerti folk sono state reinventate senza un reale confronto e una mutuazione coerente dei modelli tradizionali.



I Nidi d’Arac è un gruppo musicale, tra i più innovativi nel panorama di questa nuova tendenza musicale, che non ha avuto remore a incrociare la tradizione con le nuove tecnologie e sta diventando un autentico fenomeno culturale, tanto da indurre Monicelli a scegliere una canzone della band per la colonna sonora del suo ultimo film: Le rose del deserto (guarda il trailer).

Vi invitiamo all’ascolto (e alla lettura) del loro brano più famoso, il cui testo è tratto da una poesia di G. de Santis intitolata Le dieci gocce.

lunedì 21 gennaio 2008

Theatrum non delendum

(foto da internet)

Riceviamo dai colleghi di Cultura classica un appello per evitare la demolizione del teatro romano di Sagunt che volentieri pubblichiamo (in italiano):

Dalle pagine del blog Chiodo Schiaccia Chiodo, manifestiamo viva preoccupazione per la notizia dell’annunciata demolizione del teatro romano di Sagunt che implicherebbe la scomparsa di un punto di riferimento imprescindibile per la diffusione della cultura classica.
Il teatro di Sagunt è un bene culturale che sta svolgendo la funzione per la quale fu disegnato: la rappresentazione delle tragedie e delle commedie di autori greci e romani, specialmente nell’ambito del Festival Juvenil de Teatro Grecolatino. Questo concorso teatrale, che si tiene ogni anno a Sagunt, viene affiancato dalla realizzazione di workshop didattici di cultura classica unici in Spagna.
La demolizione tecnica del teatro significherebbe la scomparsa dei LUDI SAGUNTINI, ai quali, in 12 anni di vita, hanno preso parte circa 12.000 alunni ed insegnanti.
L’attività teatrale ha stimolato la nascita di gruppi di lavoro, di giornate dedicate alla cultura classica e di molte altre attività che hanno come obiettivo fondamentale la divulgazione dell’eredità culturale classica e che hanno posto la nostra cittadina al centro del panorama culturale internazionale. La paralisi delle rappresentazioni teatrali supporrebbe un gravissimo colpo al lavoro svolto in questi ultimi anni.
Durante la settimana in cui si tengono i LUDI SAGUNTINI, la cittadina viene visitata da numerose persone, non solo insegnanti ed alunni, che dimostrano che lo spirito classico è ancora vivo grazie ad iniziative come questa.

Esigiamo, quindi, che il teatro si mantenga nella sua attuale struttura affinché il lavoro e i risultati ottenuti in questi anni non vengano cancellati.








THEATRUM NON DELENDUM EST!


Martedì 29 gennaio, alle ore 19.00, si terrà una manifestazione davanti al Comune di Sagunt con lo slogan "no a la reversión".