martedì 3 aprile 2007

Centochiodi


(foto da internet)

Eh, no! Questa volta noi non c'entriamo proprio! Centochiodi è solo il titolo dell'ultimo film di Ermanno Olmi che va a completare la rassegna sul cinema italiano attuale della nostra rivista (leggi>>).
Con questo film il famoso regista dà l’addio al cinema: si dedicherà ai documentari e al teatro (leggi l'intervista>>).
Il protagonista del film, Raz Degan, è una specie di Gesù-professore di filosofia che lancia frasi quali: "Tutti i libri del mondo non valgono un caffè, una carezza" o "Nel giorno del Giudizio, sarà Dio a dover rendere conto della sofferenza degli uomini".

Centochiodi (vedi >>) è un film d’addio, condensa il pensiero del regista, le cose da lui sempre amate. Il cinema autentico nell’inizio da thriller perfetto: il custode dell’Università al mattino scopre oltre il cancello della Biblioteca i libri preziosi sparsi sul pavimento aperti, inchiodati a terra, un crimine culturale incomprensibile alle prime indagini. Poi, la vita semplice; il giovane professore che si priva di ogni suo avere; il Po, straordinario flusso di vita rappresentante tutta la Natura con la sua bellezza; una figura femminile provvida, distributrice di cibo, di sguardi, di affetto; il battello luminoso, la zattera-traghetto, il motoscafo navigante sul fiume; la musica popolare, struggente come una preghiera: "Non ti scordar di me...".

Infine, le idee di Olmi: la cultura che è inutile e altezzosa se è disumana; la divinità che vale soltanto se impersonata da Cristo-Uomo, portatore di generoso altruismo e d’amore.
Forse non è sbagliato identificare con Gesù il giovane professore che lascia tutto per vivere in povertà sul fiume, che viene creduto Cristo e racconta le parabole evangeliche, che viene arrestato, interrogato: ma anche senza una simile sovrapposizione il personaggio rimane amabile, venerabile, e la gente semplice che abita sulle sponde del Po lo aiuta a metter su casa, lo ammira.
In ogni caso, Centochiodi è pervaso da un sentimento che lo rende molto commovente. Ha detto Olmi: "Cosa significa sapere che stai facendo una cosa per l’ultima volta? La consapevolezza che l’ultimo atto riassume il senso di tutta la tua esistenza".
P. s. Ringraziamo il collega Paolo Gimmelli, della EOI di Ciudad Real, per averci inviato una bellissima intervista a Ermanno Olmi (vedi>>).

8 commenti:

Vicente ha detto...

Non conoscevo questo regista, ma sembra interesante.

Trini ha detto...

Sì, è interessante Olmi. Non so se il film si vedrà qui.

paolo gimmelli ha detto...

per vedere una recente intervista di ermanno olmi sul suo ultimo film visitate la URL
http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-Chetempochefa%5E21502,00.html

Pere ha detto...

Grazie Paolo, l'intervista è molto bella. Consiglio metterla alla fine del post.

Sergi ha detto...

Molto bella questa intervista che dice Paolo. Non conoscevo il regista.

Anonimo ha detto...

Riflessioni molto proffonde su questo film e anche sul regista.
Bravo
Alberto

Clemente ha detto...

L'albero degli zoccoli di Olmi è un film molto bello.

ramon ha detto...

Non ho visto nessun film di Olmi, ma le sue idee mi piacciono. È vero che la prima intervista mi è sembrato un po' mistico. Però nella seconda intervista (quella di Paolo, più lunga) chiarifica abbastanza le sue idee, quelle che Olmi vuole trasmettere nei suoi film (il suo concetto particolare del mondo, la religione l'educazione, della vita ecc.)