mercoledì 23 gennaio 2013

Le vie del vino



 (foto da internet)

C'è solo la Puglia nelle vie del vino della classifica 2013 di Wine Enthusiast

Enoturismo: più eno che gastronomico, con Itinerari a cavallo tra i piaceri della tavola e la cultura che, per quest'anno, hanno premiato la regione del sud Italia dove «si trova, senza esagerazioni, il miglior cibo d'Italia». E così i trulli hanno avuto la meglio sui castelli della Val d'Orcia e sui borghi di Langhe e Monferrato e permettono alla Puglia di posizionarsi al decimo posto di questa speciale classifica. Primitivo di ManduriaNegroamaro, sono solo alcuni dei vini segnalati dal magazine statunitense che, nel suo giudizio, oltre alle bottiglie e ai piatti della regione segnala come in Puglia si possano trovare alcune delle spiagge migliori d'Italia oltre ad attrazioni storiche e culturali e a un mare da far invidia a molti. 

(foto da internet)

A vincere questa speciale classifica è invece la Rioja, la regione spagnola: una regione che vanta secoli di tradizione vinicola dove a farla da padrone sono senza ombra di dubbio i grappoli rossi del Tempranillo che, uniti agli ottimi ristoranti della zona e ai paesaggi mozzafiato, fanno di questo angolo di Spagna, a dir la verità ancora poco conosciuto, un must per i "wine travellers". 

(foto da internet)


Così come non troppo nota è la regione vinicola del Danubio, quel tratto di Austria che comprende le aree di Wachau, Kremstal, Traisental, Kamptal e Wagram, dai cui vigneti terrazzati proviene il top dei vini austriaci. 
(foto da internet)

A due ora di macchina da Manhattan c'è poi forse la vera sorpresa di questa classifica: Long Island. Per "Wine Enthusiast" le aree di North e South Forks, a Long Island appunto, sono un posto unico in America, da visitare assolutamente. Qui i panorami sono punteggiati da piccoli paesi, fattorie e vigneti dove gli agricoltori lavorano la terra personalmente e le produzioni, di vino come di prodotti alimentari, si tramandano di generazione in generazione. 
(foto da internet)


Al quarto posto si posiziona Stellenbosch in Sud Africa, una piccola località circondata da montagne sui cui pendii si diramano ettari di vigneti e dove il Cabernet Sauvignon è certamente il re. Una località che può contare sul più alto numero di cantine di tutta la regione del Capo, e su attrazioni di ogni genere: dall'arte alle escursioni, dal cibo al surf. A seguire, poi, la contea di Monterey, in California, con il suo Chardonnay, il Pinot Nero e le strade che costeggiano l'oceano attraversando zone mitiche come Big Sur e i campi da golf di Pebble Beach, e la Valle dos Vinhedos, in Brasile. Qui, nella più nota area vitivinicola del paese, le colline, anche a detta di "Wine Enthusiast", ricordano il Piemonte, forse anche a causa della forte immigrazione italiana di fine ‘800, e garantiscono il 90% della produzione brasiliana che spazia dal Riesling al Merlot, passando per il Teroldego e la Malvasia. 

lunedì 21 gennaio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XVIII)



(foto da internet)

La polpetta di questa settimana è la locuzione fare da spalla.
La spalla, com'è noto, è ciascuna delle due parti del corpo umano situate nella parte alta del tronco, fra l'attaccatura del braccio e il collo.
La locuzione in questione designa una persona che è di notevole aiuto a un'altra, e, specialmente nel linguaggio teatrale, la spalla è l'attore che dà l'imbeccata a un attore comico.
Gli esempi di attori che hanno avuto il dignitoso ruolo di spalla sono numerosi: Tina Pica fu la spalla di Vittorio De Sica, Mario Castellani di Totò, Peppino De Filippo dello stesso Totò...
In questi giorni di pre-campagna elettorale in Italia, lo scatenato Berlusconi sembra, secondo l'autorevole Corriere della sera, voler approfittare qualsiasi pertugio per intrufolarsi nei programmi televisivi e per utilizzare la presenza dei giornalisti e ospiti in studio, trasformandoli in attori da spalla nei suoi ormai noti show televisivi.  

venerdì 18 gennaio 2013

Basta poco per essere in forma




(foto da internet)

Dopo le vacanze di Natale, le abbuffate, i dolci, lo spumante... eccoci all'immancabile appuntamento con la dieta post-natalizia. 
Oltre a controllare le calorie, bisognerebbe far attenzione allo stile di vita che conduciamo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, mette in guardia dai pericoli di una vita sedentaria. 
La soluzione? Basta camminare.
È semplice, economico, non richiede un particolare impegno ma può prevenire e, in alcuni casi risolvere, problemi metabolici, cardiovascolari, posturali o pressori.  Camminare allontana il rischio di osteoporosi, di diabete, di ictus e di infarto.  Aiuta a conservare la forma fisica: i muscoli, se poco utilizzati, vanno incontro a una perdita di tono e di forza, di elasticità e scioltezza articolare. 
Basta poco per essere in forma: circa 5000 passi, con un'andatura costante a quattro chilometri l'ora. 
Camminare aiuta a spendere la maggiore percentuale di calorie derivanti dai grassi (il 40 per cento) e più si va veloci e più si consuma. 
Per i principianti si consiglia di percorrere una distanza che deve aumentare, di volta in volta di, 400 metri con un basso livello di sforzo percepito  L'andatura è a ritmo costante con una velocità compresa fra i 15 e i 20 minuti per chilometro. 
Il dispendio calorico non è alto, ma l'attività prepara il fisico a programmi più impegnativi. L'abbigliamento adeguato? Scarpe comode, idonee al walking, per conservare la giusta postura. 
Per rendere più efficace la camminata  essa va abbinata ad una sana ed equilibrata alimentazione che prevede cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura. 
A pranzo basta un piatto di pasta e un contorno vegetale, e la sera proteine, frutta e ortaggi. Spuntino al mattino e di pomeriggio. 
Bere almeno un litro e mezzo al giorno. Usare poco sale per prevenire ipertensione, ictus e ridurre la perdita di calcio.
Si consiglia di utilizzare l'olio extra vergine d'oliva e di ridurre il burro e i formaggi. 
Sono da evitare gli zuccheri aggiunti e le bibite zuccherate. 
Buona camminata!

mercoledì 16 gennaio 2013

Una rivincita italiana per Muccino

(foto da internet)
L'Italia gli è sempre fedele: Gabriele Muccino si prende la rivincita. Infatti il giorno del debutto italiano di Quello che so dell'amore,  è stato un successone  assoluto al botteghino, e ovviamnete questo lo riempie di soddisfazione, visto che la sala vuota è il suo incubo. 

 



 "Quando feci il mio primo film, Ecco fatto, ricordo la sala vuota mentre la pellicola scorreva. Per me fu come uno shock da parto. Per questo nel resto della carriera ho cercato di costruirmi un pubblico. E ci sono riuscito, grazie soprattutto all'Ultimo bacio: un pubblico resistente, fedele". 


 


Tutto quello che so dell'amore  è la storia di un ex calciatore che recupera il suo rapporto con il figlio e la ex moglie. Poco amata negli Usa, sia negli incassi che nelle critiche, è un film in cui il regista crede  e rivendica la sua autonomia e i suoi lussi: come quello di rifiutare un blockbuster di livello mondiale come Twilight. "Hollywood è un'arena, - spiega - i peggiori lì sono i bugiardi e i produttori che non rispettano i registi. Dovrò stare più attento da adesso in poi. E' un posto che genera nevrosi, la competitività è molto alta".
In America, del film ne hanno detto di tutti i colori: giudicate un po' voi, ma non con i criteri di Hollywood!

lunedì 14 gennaio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XVII)



(foto da internet)

Cari chiodini, la polpetta di oggi è la locuzione di buzzo buono
Il buzzo, è lo stomaco, per lo più di animali, e specialmente dei volatili. Si dice avere il buzzo, quando un animale ha la pancia gonfia per aver mangiato erbe umide o per altre ragioni. Nell'uso familiare si dice anche di una persona.
La locuzione di buzzo buono, invece,  significa di proposito, con impegno. 
Quindi, lavorare di buzzo buono, significherà fare le cose con impegno, con serietà.
La locuzione di oggi la potete trovare in questo articolo tratto da Il Mattino di Padova, in cui si narrano le peripezie di una banda di ladri, i quali, con serio impegno, e a colpi di piccone, cercarono di scardinare una cassaforte...

venerdì 11 gennaio 2013

L'Epifania tutti i regali porta via...



(foto da internet)

Ci siamo. Finite le feste, inizia la corsa, almeno in Spagna, al cambio-regalo. 
Perché? Perché, a quanto pare, e secondo un autorevole quotidiano italiano,  a Natale, e per la Befana, i parenti, amici e conoscenti danno il peggio di sé. 
I regali che ci fanno in queste date, sono spesso inutili, di pessimo gusto, e, a volte, orrendi. 
Ma non preoccupatevi, succede anche nelle migliori famiglie! 
Se il regalo non si può cambiare, è comune, dopo le feste,  mettere “in palio” tra amici gli ambiti premi. Secondo un sondaggio realizzato sui peggiori regali di Natale mai ricevuti, e con l'aiuto di Facebook, pubblicato da Il Corriere della sera, si può stilare una classifica del regalo orrendo
al decimo posto troviamo un pigiama di quelli che fanno le scintille appena li tocchi, utile per la Norvegia o il Polo Nord, ma assai difficile da indossare in una casa italiana con riscaldamento. 
Il nono posto va a un barboncino in ceramica regalato a un uomo! 
L’ottava posizione va a una coccinella porta-pillole in metallo laccato. Toccate ferro. 
Al settimo posto una vestaglia a quadri colorati.
La sesta posizione va a tutti quelli che regalano libri dell’autore preferito. (Se è l'autore preferito, si rischia di accumulare in casa varie copie dello stesso libro regalate e comprate).
Il quinto posto va ai dolci regalati, guarda un po', a una persona diabetica o a dieta da tempo. 
Quarta posizione alla cornice in falso argento con fiori in rilievo regalata a un ragazzo trentenne.
E, rullo di tamburi, sul podio salgono: al terzo posto il regalino (qualunque esso sia) con il prezzo incluso; in seconda posizione la cover del Samsung a chi ha sempre avuto un iPhone; e infine, vincitore assoluto,  il portafoglio di ecopelle marrone riciclata. Niente di male, solo che però, una volta scartato il pacchetto, si  scopre che dentro c’erano mille lire...

mercoledì 9 gennaio 2013

Con la scuola è meglio



(foto da internet)

Vi ricordate Io speriamo che me la cavo?
Per chi non lo sapesse Io speriamo che me la cavo, Sessanta temi di nambini napoletani è un libro del 1990 scritto da un maestro elementare, presentato come una raccolta di temi svolti da bambini di una scuola elementare della cittadina di Arzano, provincia di Napoli,. I bambini scrivono la loro quotidianità con innocenza, umorismo e tanti dialettismi (i temi sono pieni di errori grammaticali, appositamente non corretti). Parlano della camorra, della prostituzione della droga ecc. Un'iniziativa individuale che denunciava il degrado sociale di alcune zone del Sud Italia. 







 E ancora la volta la scuola, questa volta da un punto di vista istituzionale, , in qualità di attore di comunità, per prevenire e contrastare le situazioni di dispersione, riparte dalla sua centralità,  promuove un processo di integrazione con il tessuto sociale circostante con il programma “Con la scuola è meglio”, promosso dal Comune di Napoli, che coinvolgerà alcuni istituti dei quartieri con il più alto tasso di evasione, tra cui Chiaiano, Scampia, Sanità e Poggioreale.  






 I progetti pilota, finanziati con 100 mila euro, spaziano all’interno di due macroaree: il recupero partecipato degli spazi pubblici, che vedranno i ragazzi impegnati in attività di “rigenerazione e riutilizzo” delle aree interne ed esterne alla scuola, e la prevenzione della dispersione per le famiglie maggiormente a rischio, con laboratori creativi e azioni di sostegno.

Uno dei buoni propositi dell'anno che è appena cominciato!

lunedì 7 gennaio 2013

Polpette (di saggezza linguistica XVI)



(foto da internet)

Cari chiodini vicini e lontani, innanzitutto buon anno! Riprendiamo le nostre pubblicazioni di lunedì, giorno in cui le nostre pagine ospitano la sezione dedicata alle polpette linguistiche.
Quest'oggi vorremmo parlarvi del neologismo bersanema, termine linguistico recentemente coniato da Umberto Eco.
Iniziamo col dire, per chi non lo sapesse, che Pier Luigi Bersani è il candidato  alla presidenza del Consiglio per il Pd
Dal punto di vista linguistico, Bersani colpisce per l'uso di particolari metafore che sono state ben presto copiate e/o arricchite anche dai comici nazionali, quali, ad esempio: 
asciugare gli scogli,  rimettere il dentifricio nel tubetto, smacchiare i leopardi, spalmare la brillantina sul petto, tagliare i bordi ai toast, mettere i pannelli fotovoltaici alle lucciole, far l'elemosina all'uranio impoveritocambiare gli infissi al Colosseo, pettinare le bambole, rompere le noci a Cip e Ciop, fare il parmigiano col latte di soia, innaffiare l'orto con la cedrata Tassoni,  ecc.




(foto da internet)

Secondo il Nostro, il suo modo di parlare vuol avvicinarsi, in maniera democratica, a tutti i possibili elettori, e vuole rendere, in parole semplici, un ragionamento, a volte, più complesso. Perché, allora, le metafore bersaniane hanno incuriosito il professor Eco? 
Perché, come segnala lo scrittore semiologo, la metafora è un tropo in cui a un termine letterale se ne sostituisce un altro che tende certamente a definire meglio ciò di cui si parla, ma che se fosse preso alla lettera sarebbe una falsità. Affermare, quindi, che una persona è una volpe è letteralmente falso, perché una persona non è un animale, ma vuole creare l'idea che quella persona sia astuta, furba.
Dire, invece, come fa Bersani, che qualcuno pettina le bambole e taglia i bordi al toast non suona letteralmente falso, ma potrebbe esprimere un'attività complessa ma fondamentalmente inutile e contraria al buon senso! Secondo Eco, un bersanema è quindi un costrutto X nel quale, in ogni sua occorrenza, sia fondamentale la premessa: non stiamo a perdere tempo a fare qualcosa di complicato e stupidamente inutile come nel costrutto X
Quindi, conclude Eco,  un bersanema è un esempio, e cioè una figura retorica per cui, invece di definire una serie molto vasta di cose, si ricorre alla citazione di un caso singolo, anche se  gli esempi dei bersanemi rappresentano azioni che per la loro faticosità e inutilità appaiono paradossali, e per questo fanno ridere. Quindi un bersanema è un esempio paradossale, dove l'azione citata contrasta con l'opinione diffusa o universalmente accettata, con il buon senso e l'esperienza comune.
Quindi, attenti nel tagliare i bordi ai toast!

venerdì 21 dicembre 2012

21 dicembre 2012





(foto da internet)

Ci siamo! I Maya stabilirono che oggi il mondo dovrebbe finire per sempre. Ma proprio nessuno si salverà? Ebbene, per chi volesse porsi in salvo, un posticino per salvarsi c'è. Secondo il maestro maestro Babaji, la fine del mondo, risparmierà solo un lembo di terra, in Italia, compreso tra Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni e Martina Franca: è la Valle d'Itria, la zona dei di trulli, al confine tra le province di Brindisi e Taranto
Dove, chiaramente, da quando si è conosciuta la gran notizia, si sta registrando un vero e proprio boom di prenotazioni.
Ma perché proprio Cisternino verrà risparmiato dal disastro? 
Da queste parti, nel 1979, si insediò una comunità di devoti di Babaji, un maestro spirituale indiano. I seguaci, molti dei quali si sono stabiliti permanentemente in Puglia con le loro famiglie, hanno realizzato un ashram, e cioè un santuario tra i trulli. 

Donato Baccaro, il sindaco della cittadina, se la ride sotto i baffi, e conferma l'impennata nelle prenotazioni per il periodo prenatalizio.
Chi ha fatto le valigie e non ha trovato posto negli hotel del comprensorio, si appresta a trascorrere i cosiddetti tre giorni di fuoco a casa di amici proprio a ridosso dell'ashram, secondo come importanza solo a quello che ha sede in India, in cui si riuniscono i devoti di questa particolare dottrina orientale. 
Tra i più convinti sostenitori della teoria secondo la quale la Valle d'Itria è l'unico luogo di salvezza ci sono anche il regista statunitense Gregory Snegoff e la moglie Fiorella Capuano che hanno fondato nella vicina Ceglie Messapica il primo Giardino di pace del nuovo tempo d'Europa, un luogo di sperimentazione e di studio tra le olive, le ciliegie, le noci.





"Mi fa piacere che si parli di noi in tutto il mondo come luogo di salvezza, in chiave positiva -ha affermato il primo cittadino - a quanto pare ci sarà un afflusso di turisti notevole, vedremo di organizzare qualcosa di caratteristico, oltre al tradizionale mercatino di Natale".
Comunque, Maya e maestro Babaji a parte, vale la pena conoscere questa zona meravigliosa in cui fanno spicco queste costruzioni in pietra a secco, coniche, tipiche di questa zona della Puglia, dichiarati dall'Unesco Patrimonio mondiale dell'umanità.

I trulli  sono antiche costruzioni in pietra a secco, coniche, tipiche ed esclusive della Puglia centro-meridionale. I trulli più antichi di cui ci resti traccia oggigiorno sono stati costruiti nel XVI secolo a ridosso dell'altopiano della Murgia. 

Il Trullo nasce come tipica costruzione contadina in cui, il cozzaro (in italiano il mezzadro, ovvero colui che coltivava la terra del padrone) poteva avere un giaciglio dove dormire e tenere gli attrezzi del campo. 
lettini (generalmente semplici pagliericci poggiati sul pavimento) dei bambini erano collocati in nicchie e separate da questo tramite tende, che sopperivano, dati gli spazi angusti, alla funzione delle porte. 
Alcune travi di legno, disposte trasversalmente in alto e tuttora visibili in alcuni trulli, non hanno mai avuto funzioni strutturali ma hanno assolto piuttosto la funzione di appendere vivande, provviste, stoviglie, attrezzi, in modo tale da tenerli ben sollevati da terra. 

Dal punto di vista dell'utilizzo degli spazi interni, il trullo è nato con un solo piano abitabile, quello terreno- Tuttavia, per un migliore utilizzo degli angusti spazi, man mano che le famiglie crescevano spesso si ricorreva alla soppalcatura di uno o più vani allo scopo di allocarvi i giacigli per i figli oppure di adibirli a ripostigli celati allo sguardo dei visitatori occasionali.

Ci sono varie teorie sulla tipologia di questa caratteristica costruzione. Una di queste afferma che i Trulli venivano usati per comunicare mediante segnali di fumo l'arrivo di eventuali controlli; in quel caso venivano letteralmente scoperchiati, in attesa di essere ricostruiti una volta passato il pericolo. Una diceria popolare vuole che nell'approssimarsi della venuta del padrone che chiedeva il pagamento del dazio per la residenza nel terreno, ai cozzari bastasse tirare via una sola pietra per far crollare tutta la costruzione, facendo apparire il tutto come un semplice cumulo di pietre.

p.s. il blog andrà in vacanza sino al 7 gennaio. Buone feste!

mercoledì 19 dicembre 2012

Un Natale con le sculture di glassa



(foto da internet)

Prima c’era il panettone tradizionale e basta. Il massimo della trasgressione era con l’uvetta o senza. Poi è arrivato quello al cioccolato. Violato il protocollo, non c’è stato più limite alla sperimentazione: panettoni farciti e ubriachi di prosecco, limoncello, con le amarene, il mandarino, il cedro, lo zenzero, ecc. 



E adesso – i puristi inorridiranno, i sostenitori del mangiar sano, pure – ricoperto di glassa, petali di rose, pastiglie d’argento, foglie dorate, rami di agrifoglio. Nel Natale 2012 il panettone incrocia l’onda inarrestabile del cake design (250 corsi negli ultimi due mesi in tutta Italia. E gli iscritti hanno postato orgogliosamente su Facebook, Pinterest, Twitter e siti dedicati, le loro effimere «opere»: panettoni con stelle di Natale, pupazzi di neve, comete, finti pacchetti regalo).  


(foto da internet) 

«I menù di Benedetta» (Parodi) su La7 ha dedicato una puntata ai Christmas Cake. E allora, tutti a imitare quei  panettoni  lievitati secondo tradizione e poi stravolti da coloratissime decorazioni che ricordano i fumetti e fanno impazzire i bambini. «E’ un Natale un po’ triste», ammette Francesca Martinengo, autrice di «Fornelli in rete», mini-enciclopedia ragionata delle food blogger, «perché non metterci un pochino di allegria? Accogliamo l’eccesso, ci fa bene, almeno per ora, e dopo il 6 gennaio ci riflettiamo su».  

 (foto da internet)

Ma si può parlare ancora di panettone? E mentre si cerca la nuova definizione (panettone haute couture? Panettone pop-art?) il 22 dicembre, preceduta da un enorme successo in tutto il mondo, esce da De Agostini la prima di una serie di dispense dedicate al cake design. Chi non lo sapesse ancora, scoprirà che con qualche boccetta di colorante alimentare, sciroppi, pennelli e stampini (kit a partire da 15 euro) si può «vestire» a nuovo un pandoro rendendolo irriconoscibile. Anzi, un panettone grande e uno piccolo, sovrapposti, possono diventare una torta a due piani glassata di rosso e cosparsa di stelle. Un panettone «milanese» (alto) fornito di corna di renna (di cioccolato) sarà un regalo geniale. Uno piemontese (basso) potrà ospitare un intero presepe.  
  (foto da internet)

La tentazione del fai-da-te è fortissima. Un panettone-architettura in stile cake design costa tra gli 80 e i 100 euro. Con i barattolini, mezza giornata di tempo e tanta pazienza - i tutorial in rete vengono in soccorso -  si può risparmiare, creare e portare alla luce un talento, se c’è.  

(foto da internet)

Spunti? Vi proponiamo alcuni suggerimenti per arrivare passo passo da zero a un albero di Natale in pasta di zucchero, e una sequenza fotografica documenta una lezione alla Maison Madeleine di Bologna. 

   È  moda, è mania: impossibile sottrarsi al Natale del cake design, e sembra  uno di quei peccati per cui valga la pena  chiedere l’assoluzione!!

lunedì 17 dicembre 2012

Polpette (di saggezza linguistica XV)


(foto da internet)

Cari lettori, la polpetta di quest'oggi è la parola baffo e le locuzioni ad essa legate. Il baffo (molto più comune al plurale, baffi), com'è noto, è l'insieme dei peli che crescono lungo il labbro superiore sia dell'uomo che degli animali.

Iniziamo dal modi di dire coi baffi, che significa  eccellente, detto di cose e persone. 
Poi ancora troviamo: fare o farsene un baffo, con valore di infischiarsene; dare a una cosa o a una persona la stessa importanza che si attribuisce a un paio di baffi; e poi ridere sotto i baffi, e cioè di nascosto; e per finire la locuzione leccarsi i baffi che si significa trarre particolare piacere da qualcosa, riferito soprattutto a una vivanda particolarmente gustosa.

venerdì 14 dicembre 2012

Buone feste!


Try our slideshow maker at Animoto.

Il Dipartimento d'italiano della EOI Sagunt, organizzerà una festa di Natale il 20 dicembre dalle 17 alle 20.30, nell'aula 12 della Eoi.

Il programma è il seguente:

-dalle ore 17 alle 19 faremo dei workshop su addobbi natalizi, piccoli regali fai da te, ecc.;
-alle 19 faremo una tombolata e una merenda. 

Oltre a queste attività, ci sarà un concorso a premi (1º, 2º, e 3º posto) intitolato "la Befana vien di notte...". 

Si prepareranno delle calze per attendere la Befana -un po' come fanno i bambini italiani- seguendo queste semplici regole: 

1. non si possono presentare delle calze comprate nei negozi;

2. le calze possono essere di qualsiasi materiale;

3. le calze possono essere abbellite a piacimento;
4. le calze si dovranno presentare entro e non oltre il 19 dicembre.
5. il 20 dicembre, durante la festa, verranno premiate le tre calze più belle.

p.s. i nostri amici Chiodini (piccini, piccini) ci faranno un sorpresa!


Vi invitiamo a partecipare!


mercoledì 12 dicembre 2012

Chi non muore si rivede!

(foto da internet)

Si è sempre detto: ha sette vite come i gatti, ma questa volta sembrava davvero finito. Invece no, rieccolo di nuovo, il cavaliere ritorna sulla scena politica italiana. Nonostante sembri impossibile, è la pura realtà...
Non ci sono molte parole, perciò vi proponiamo un video di Luciana Littizzetto che esprime un certo buon senso!!!



Ovviamente in Italia è scoppiata la polemica!. L'attrice ha deciso di smorzare i toni affermando: "In questo paese è meglio parlare di chupa dance...". Ma la sua esibizione ha fatto segnare il record di ascolti, infatti circa 4,5 milioni di telespettatori hanno visto la frase incriminata, che è diventata subito un cult.

Conclusione: Silvio è tornato!

lunedì 10 dicembre 2012

Polpette (di saggezza linguistica XIV)



(foto da internet)

La polpetta di questa settimana è locuzione tirare per la giacca (o giacchetta)
La giacca, com'è noto, è un capo di vestiario munito di maniche e abbottonato davanti. 
La locuzione in questione, sorta all'interno del cosiddetto "politichese" e cioè nel linguaggio utilizzato dalla classe politica italiana, è stata poi diffusa dai media col valore di "sollecitare una persona affinché faccia qualcosa" e anche "invitare insistentemente qualcuno a fare determinate scelte". 
Il Corriere della Sera, dedica un articolo, in cui appare questa locuzione, al sostegno che il neo vincitore delle primarie del Pd, Pier Luigi Bersani, dà al governo Monti e alla possibilità che, nel prossimo governo, il proprio Monti faccia parte della squadra del nuovo premier.

venerdì 7 dicembre 2012

L'ultima Thule (di Guccini)



L’ultima Thule sarà l’ultimo disco firmato da Francesco Guccini. 
L'ultima fatica del maestrone, pubblicata a fine novembre, suggella una carriera lunga 45 anni. 
Il cantautore ha affermato che molto probabilmente non ce ne saranno altri, e che il Guccini cantautore finisce qui, a L’Ultima Thule, appunto. 
L'ultima Thuleè un'isola leggendaria citata per la prima volta nei diari di viaggio dell'esploratore greco Pitea, il quale salpò da Marsiglia, verso il 330 a. C. per un'esplorazione dell'Atlantico del Nord. Nei suoi resoconti si parla di Thule come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall'attuale Regno Unito. 
Il fascino del racconto di Pitea aveva suggerito già nel II secolo a.C. di inserire l'isola nel quadro di narrazioni fantasiose. Nella Geografia di Claudio Tolomeo Thule è tuttavia un'isola della quale si forniscono le coordinate approssimative priva, però, di un'identificazione certa.
L'identificazione della Thule di Pitea e di Tolomeo è sempre stata problematica e ha dato luogo a diverse ipotesi, anche per la generale inaccuratezza delle coordinate assegnate da Tolomeo a luoghi lontani dall'impero romano. 
Vari autori hanno identificato Thule con l'Islanda, le Isole Shetland, o le Isole Fær Øer. Attualmente la teoria più accreditata è quella che Pitea avesse dato il nome di Thule a un tratto della costa norvegese.


(foto da internet)

Nel corso della tarda antichità e nel medioevo il ricordo della lontana Thule ha generato un resistente mito: quello dell'ultima Thule, come fu per la prima volta definita da Virgilio, nel senso di estrema, cioè ultima terra conoscibile, e il cui significato nel corso dei secoli trasla fino a indicare tutte le terre "aldilà del mondo conosciuto". La fine, appunto.
Guccini ha ripreso questa idea e ha confessato l’esaurimento di una lunga fase creativa, con estrema serenità; "Manca la voglia e l’entusiasmo" ha affermato. Ha continuato il nostro: "Il mondo discografico sta sparendo, non ci sono più neanche i negozi di dischi. Ad una certa età si comincia anche ad essere spaventati dal mondo che ci circonda e si usano termini di un gergo che non conosco. Io sono nato nella prima metà del secolo scorso e tecnologicamente sono rimasto a quel secolo: sono ancora uno dei pochi esseri umani che non ha il telefonino".  

Il disco (testamento) è stato registrato a Pavana, nel mulino della famiglia, dove Guccini ha trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza e dove è tornato dai primi anni del duemila. Un simbolo, dunque, che unisce l’inizio alla fine, e che ha accolto la probabile ultima avventura di Guccini cantautore. 
Il cd presenta  otto tracce in cui il senso dell’addio è assai forte. 
Da queste pagine, in omaggio al maestrone, vi proponiamo una canzone, tratta dal suo ultimo disco, intitolata L'ultima volta

Grazie Francesco!

mercoledì 5 dicembre 2012

Undici articoli della Costituzione italiana

(foto da internet)

Alla vigilia della commemorazione della Costituzione spagnola, vi proponiamo un brano dedicato alla Costituzione italiana., dal titolo Undici di Nel Shapiro.




Insomma, un tentativo di coinvolgere i giovani a partecipare nella vita democratica, in un momento in cui la politica italiana è completamente fallita. 
Non dimenticate, infatti, che Mario Monti è primo ministro di un governo tecnico!!!




lunedì 3 dicembre 2012

Polpette (di saggezza linguistica XIII)



(foto da internet)


La polpetta di questa settimana è la parola gobbo e le locuzioni ad essa legate.
Gobbo ha valore polisemico: può designare:


  1. una persona che ha la gobba;
  2. una protuberanza;
  3. il cartellone o rullo mobile su cui sono riportate le battute da suggerire all'attore durante le riprese, o il testo che un presentatore deve leggere davanti alla telecamera;
  4. in alcune regioni italiane il cardo commestibile;
  5. il pollone del carciofo fatto crescere sotto un riparo di terra.
Le locuzioni legate a questo termine sono golpo gobbo: che designa una mossa fortuita o astuta e il fiorentinissimo mettere al gobbo e cioè portare un oggetto al Monte di Pietà, impegnare un oggetto.
Durante lo scorso calciomercato, la Juventus ingaggiò Lucio, ex Inter nonché nemico giurato della Vecchia Signora, suscitando questo titolo di Tuttosport (vedi>>).