venerdì 13 febbraio 2009

Medici o spie?

(foto da internet)
Per dirla con le parole del ministro Maroni, ci vuole un cambio di atteggiamento per affrontare il tema della sicurezza, e per contrastare l'immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati. E nel contesto di queste battute, (più di uno penserà inqualificabili per una persona civile) si inserisce il pacchetto di sicurezza del governo italiano, che, tra le altre cose, contempla la possibilità dei medici di denunciare i clandestini che hanno bisogno delle loro cure.

«Non siamo spie!», scattano i camici bianchi per difendere la dignità della loro professione e fanno appello all’antico giuramento d'Ippocrate, a quel codice deontologico che tutela, a dispetto di tutto e tutti, il principio del segreto professionale. I medici si schierano contro la norma votata al Senato che prevede la denuncia da parte del personale ospedaliero degli stranieri irregolari. Non è un dissenso formale, è una preoccupazione che assedia i luoghi della salute e le coscienze. Si rischia, dicono, una catastrofe sanitaria, una sanità clandestina gestita da gruppi etnici e religiosi, una deriva giuridica. «Per noi non cambia nulla - assicurano - non faremo i poliziotti. Medici siamo e medici restiamo: dobbiamo occuparci solo della salute di chi si affida al pronto soccorso. Non saremo delatori».

(foto da internet)
A Torino, alle spalle del mercato multietnico di Porta Palazzo e a pochi passi dalla “cittadella della carità” fondata da uno dei santi sociali torinesi, c'è un ambulatorio medico di volontari, oltre cento tra medici, infermieri e impiegati “Camminare insieme” (così chiamato per la lettera pastorale del cardinale Michele Pellegrino, ma, in realtà, fondato da Corrado Ferro, socialista, pensionato ed ex segretario regionale della Uil). Qui, da sempre nella storia della Torino extracomunitaria, si presentano quelli che non hanno il permesso di soggiorno e che hanno più paura degli altri. A partire dallo scorso venerdì, quando i Tg e i giornali hanno messo in moto il tam tam: «I medici dovranno denunciare i clandestini» la sala d’aspetto è rimasta vuota. «Per la prima volta in 15 anni.»- racconta Ferro - «E dire che abbiamo assistito gratis più di 30 mila persone, fornito 110 mila prestazioni mediche con una media di 50 passaggi al giorno, dal lunedì al sabato mattina, 7.500 ogni anno». Il calo però era già cominciato dopo l'estate, «quasi il 20 per cento in meno, perché da quei giorni sono scattate le voci e la diffidenza». Ora quelli di “Camminare insieme” stanno preparando un cartello da affiggere alla porta «Noi non denunciamo nessuno».


(foto da internet)
Il pronto soccorso è la “sentinella” della salute di una città, il luogo in cui scattano gli allarmi e dove si può porre rimedio a rischi improvvisi. Che cosa capiterà se i genitori clandestini, per paura, non porteranno più i loro figli malati? Mettere paura agli immigrati sembra soprattutto un problema politico e, peggio ancora, lo è se si cerca di farlo usando i medici.
Spiega preoccupato Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici: «È una norma che va contro l'etica e la deontologia e va contro il principio base della tutela della salute pubblica». Gli irregolari, temendo la denuncia, potrebbero «non curarsi più in strutture riconosciute, creando fenomeni clandestini di cura molto rischiosi». Si potrebbero verificare cose assurde che faranno nascere sanità parallele, clandestine e che sfrutteranno i poveracci, e lo Stato dovrà spendere ancora di più per curare i malati.


(vignetta da internet)
Intanto i medici si cominciano ad interrogare su che cosa diventerà il loro lavoro e se, un giorno, saranno mai costretti alla disobbedienza civile. «Perché se la clandestinità diventerà un reato avremo, oppure no, l'obbligo di denunciarla? L'articolo 365 del codice penale dice che non dobbiamo fare il referto quando esso esporrebbe la persona che stiamo curando a un’incriminazione. Chissà se continuerà a valere. E che giustizia è mai quella che fa diventare colpevole di un reato una ragazza clandestina stuprata o un lavoratore clandestino vittima di un incidente sul lavoro solo perché si presentano in ospedale?».
A Torino, al pronto soccorso delle Molinette, il via vai notturno dei pazienti non si ferma. Il responsabile del reparto borbotta: «Negli stessi giorni in cui la maggioranza di governo dice di battersi per la vita, sceglie di varare una legge e di alimentare una paura che rischiano di far morire i clandestini».

5 commenti:

vicente ha detto...

Dico ancora: uno strano paese.

Anonimo ha detto...

no al stato di polizia
Sergi

Luis ha detto...

E la chiesa che pensa?

Anonimo ha detto...

Un medico deve fare il medico e basta.
Trini

Amparo ha detto...

I medici devono fare il suo lavoro e basta. Il governo è chi deve fare qualcosa.

Amparo Santaúrsula