lunedì 5 febbraio 2007

MANGIARE PER STRADA

Quando si viaggia, senza lo stress della routine, ci guardiamo attorno e, ovunque, in quasi tutte le città del mondo, si incontrano chioschi che partecipano all'immagine e alla vita della strada: alcuni sono squallidi container trasformati, alla buona, in punti di ristoro, altri sono tristi baracchini in vetro o alluminio, che, addirittura fanno paura al viaggiatore per la scarsa qualità e igiene, ma, poi, ci sono quelli che attirano il turista perché sembrano al posto giusto nel momento giusto, e, persino, decorano lo scenario urbano. Perciò, in giro per la città, quando si ha fame, uno pensa: «Come sarebbe bello assaporare un piatto mordi e fuggi con lo scenario del Colosseo, o Piazza San Marco o osservando i panni stesi di una stradina nel cuore di Napoli, e sentirmi parte di questa città!».
La cucina di strada esercita un certo fascino sul viaggiatore: si è da soli e, allo stesso tempo, insieme agli altri, visto che si crea spesso un’atmosfera di complicità, per cui sovente si scambiano due parole, una battuta, perchè la situazione induce un senso di confidenza non comune. (Ricordiamo il modo di dire: non abbiamo mai mangiato nello stesso piatto, per indicare la mancanza di confidenza con tal persona). Ovvero, la cucina di strada come arte della comunicazione; è al tempo stesso un fatto privato (spesso ci si ciba da soli, contrariamente a quando si va al ristorante o al bar, accompagnati da amici o parenti), e un evento pubblico, perchè avviene per strada o in locali aperti agli sguardi di tutti.
Cucina da strada o cibo da strada, o street food (che suona più chic): modi diversi di chiamare la pratica culinaria basata sulla preparazione, esposizione, consumo e vendita di prodotti alimentari in strade o mercati, realizzata da venditori ambulanti: classiche sono le immagini ottocentesche degli scugnizzi napoletani che mangiavano con le mani per strada maccheroni o pizza, pasta o fritti (dolci e salati), frutta o verdura. Frutti di mare crudi pugliesi, spuntature marchigiane alla brace (budellini di vitello o agnello), piadina romagnola, focacce liguri, gnocchi fritti emiliani, castagnacci toscani, porchetta romana, crepes piemontesi. A Firenze ancor oggi i panini imbottiti di lampredotto vengono venduti per strada. A Palermo, a parte il pane ca'meusa (pane con la milza), ci sono altri alimenti caratteristici offerti nei quartieri popolari o nei mercati della città: polipo bollito, stigghiole (budella di capretto, agnello o vitello alla brace), sfincione etc. A Cagliari mangiare ricci di mare è un vero e proprio rito, e un po’ ovunque fioriscono chioschi all’aperto dove gustarli in piedi. In Sicilia e Sardegna i fichidindia sono cibo di strada sin dal Settecento. Questi alcuni tipi di cibo da strada tradizionale italiano: come vedete esempi ce ne sono a bizzeffe... se vi va scopritene ancora!
(Foto da Internet)

domenica 4 febbraio 2007

TUTTO IL CAOS MINUTO PER MINUTO

Abbiamo segnalato, in alcuni spot recenti, il profondo malessere e disagio in cui versa la società italiana. Ieri abbiamo letto (o visto) nei media la notizia di un giovane poliziotto ucciso da una bomba carta negli scontri scoppiati tra ultrà, durante il derby di calcio tra il Catania e il Palermo, allo stadio Massimino della città etnea.

La settimana scorsa un dirigente di una squadra di calcio amatoriale è stato ucciso da un gruppo di giovani dopo aver cercato di sedare una rissa, scoppiata durante una partita, in un paese in provincia di Cosenza.

Il premier Prodi ha annunciato che il governo prenderà provvedimenti drastici.
La Santa Sede ha proposto di fermare il campionato per un anno, aprendo così una profonda fase di riflessione su quanto è accaduto.
Il campionato di calcio è attualmente sospeso; si parla di due giornate di stop e poi si dovrebbe riprendere con le partite giocate a porte chiuse.
I drammatici fatti di Catania segnano la necessità di voltare pagina una volta per tutte attraverso soluzioni normative e tecniche che devono rispondere alla necessità di far ripartire i campionati in condizioni totalmente diverse. Sono necessari interventi non solo relativi all`ordine pubblico ed al diritto penale, ma anche quelli relativi ad una nuova politica di gestione degli stadi ed alle iniziative necessarie per far crescere - soprattutto tra i ragazzi - la cultura della sportività e della correttezza.
Comunque, è difficile riflettere su ciò che è successo; proviamo a farlo con due giornalisti italiani: Vittorio Zucconi e Beppe Servergnini.
(Foto da internet)

sabato 3 febbraio 2007

POEM GENERATOR

Essere uomo ed essere poeta
Come i cani che abbaiano alla luna per natura,
per la pazienza di star lí ad ascoltare
Franco Loi


Felipe Zayas e Toni Navarro, buoni amici del nostro blog, ci hanno girato due interessanti link che proponiamo ai nostri lettori (e ai nostri colleghi).
Il primo è un poem generator molto interessante: permette di lavorare su un testo poetico giocando con la costruzione di immagini con le categorie grammaticali (ad esempio, nella foto che proponiamo, abbiamo utilizzato i sostantivi).

Il secondo è il Diario di poesia italiana del Novecento, curato da Davide Tornaghi. Un sito molto interessante che dedichiamo agli appassionati di poesia.
Abbiamo utilizzato il testo di Franco Loi che occupa la home page di questa settimana, per presentarvi il nostro post.
Buon divertimento!

venerdì 2 febbraio 2007

No Martini? No party!


Questione di ‘polso’ o forse, di dosi? Chissà. Perché su come preparare un vero Martini sono state scritte migliaia di pagine, ma mai nessuna ha messo davvero tutti d’accordo. Per molti il vero Martini contiene 8/10 di Gin e 2/10 di Vermouth. C’è chi invece è intransigente e punta alla ricetta del ‘metà e metà’ firmata Hemingway.
Lo scrittore, un vero appassionato del cocktail preferiva questa versione più strong, da lui elaborata in onore del generale Montgomery.
Per il Martini alla Hemingway bisogna seguire attentamente le indicazioni: mettere nel mixing-glass il ghiaccio e la quantità di vermouth, miscelare per pochi secondi e togliere subito dopo vermouth. A questo punto versare il gin, lasciare raffreddare e servire nelle coppette con una spruzzata di scorza di limone.
Seguendo invece la versione più moderna la giusta ricetta sarebbe 3/4 di Gin e 1/4 di Martini dry - marca che molti confondono con il re degli aperitivi, in realtà nata molti anni dopo – da miscelare tutto insieme. Versioni differenti che accontentano più palati.
Per tutti però vale questa regola: in un Martini non deve mancare mai l'oliva verde.

Ma come sia nato e chi abbia inventato questo cocktail nessuno lo sa veramente: girano al solito molte leggende. Tra queste, forse la più attendibile, vuole che fu un barista di nome Martini di origine italiana ma emigrato negli States, a realizzare il cocktail, nel lontano 1910, in onore del plurimiliardario John D. Rockefeller.
Comunque sia andata l’unica verità è che il Martini resta il re degli aperitivi anche nella cinematografia mondiale. Tanto da spingere Kiko Stella a realizzare un lungometraggio dal titolo 'Come si fa un Martini' tratto dai racconti di una psicologa scrittrice (Marina Mizzau, "Come i delfini", Bompiani editore), dove si intrecciano percorsi personali come in una qualunque serata di un ristorante alla moda di Milano, e in uscita sul grande schermo venerdì 24 agosto.

Come si prepara un Martini:
Dopo aver deciso le quantità di vermouth e gin mettete gli ingredienti nel mixing-glass e mescolare energicamente assieme ad alcuni cubetti di ghiaccio, versare il cocktail in apposite coppette ben fredde. Strizzare una scorza di limone e aggiungere l’immancabile oliva verde.

(Tratto da Kataweb Cucina)

giovedì 1 febbraio 2007

A proposito di donne... arriva lo sciupafemmine


L’Italia è ormai una proiezione televisiva: la coppia Berlusconi-Lario va in crisi dopo la serata dei premi dello spettacolo Telegatti (organizzata dalla berlusconiana rivista settimanale TVSorrisi e Canzoni).
Veronica Lario, moglie dell’ex-premier, ha deciso di pubblicare una lettera sul quotidiano “La Repubblica”, per esigere pubbliche scuse dal marito, in reazione alle affermazioni del suo consorte nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei premi, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni quali: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" o "con te andrei ovunque".
Il magnate italiano non è nuovo a questo tipo di asserzioni, infatti sono celebri le sue innumerevoli battute che evincono il Berlusconi-pensiero sulle donne, alla luce del quale vanno pertanto lette tutte le gaffe celebri e meno celebri dell’ex primo ministro: da quella sulla presunta relazione della moglie con Massimo Cacciari, alla 'confessione' sulla 'seduzione' della premier finlandese etc.
Ma che succede? Nonostante l’inverno, il clima è quello del gossip estivo. E’ il miglior reality della stagione? E’ un punto di svolta della condizione femminile in Italia? E’ un’idea di Berlusconi: il più grande intrattenitore italiano vuole spazzare via una volta per tutte gli altri leader o i suoi possibili successori, al confronto noiosissimi? Si tratta di una commedia all’italiana senza fine, dove la moglie fa una scenata al marito su un quotidiano nazionale? Ma fatto sta che Veronica Lario, oggi, è diventata di colpo un’icona di varie mogli, e partono a valanga sms in cui si legge «grande Veronica».
I quotidiani nazionali cercano di spiegare l’ennesima gaffe di Silvio, quelli internazionali, attoniti, riportano la notizia tra l’ironico e l’inverosimile, ma di nuovo Berlusconi sulle prime pagine della stampa, per quale motivo non importa, l’importante è esserci, e il cattivo, o meglio ancora pessimo gusto di cui fa ancora una volta sfoggio non ne è che una testimonianza. Sappiamo che le barzellette, le battute, gli scherzi goliardici, i corteggiamenti galanti e le gaffe più o meno intenzionali fanno parte del suo repertorio: è probabile che non cambierà mai questo stile «giocoso e irriverente » (come lo ha definito, con un certo compiacimento, nella sua risposta alla moglie) perché è su questo stile che ha costruito il suo successo come imprenditore, venditore di sogni televisivi, uomo politico. Ma ormai si sta comportando come un attore che non ha più il suo teatro e ha perso il copione, e non gli resta che inscenare la strategia dell’apparizione, dimostrando, di nuovo, il binomio politica=scherzo, ovvero la politica del teatrino.
Quando sbucò sulla scena e poi vinse le elezioni Indro Montanelli asserì che l’unico modo per gli italiani di guarire dal berlusconismo era di ammalarsene per poi poter debellare la berlusconite con gli anticorpi. Sarà vero o, forse, non c’è mai fine al peggio?

mercoledì 31 gennaio 2007

La merenda va fatta così

(Foto da Internet)

Regola numero uno: la merenda è un pasto fondamentale, saltarla è tassativamente vietato. Regola numero due: si fa a ore precise (quattro e mezza d’inverno, un po’ più tardi d’estate). Regola numero tre: è una faccenda riservata ai bambini. I grandi, di pomeriggio, «non fanno merenda»: loro, poverini, «mangiano». Regola numero quattro: salvo compleanni e feste varie, quella che si fa a casa è più buona delle altre. Regola numero cinque: il menù non si improvvisa. Dev’essere vario, sano, «non grasso» ma soprattutto prevedere cose che non si vedono in tavola in altri momenti. Il che vuol dire, per esempio, niente latte e cereali che è roba da colazione. Lo spuntino del pomeriggio, secondo i bambini, funziona così. Il decalogo è dettagliatissimo e severo come pochi. Norme, divieti, eccezioni e postille che è tassativamente vietato infrangere, pena garantito trauma infantile. Perché la merenda è una questione seria, non un gioco: c’è quella giusta e quella sbagliata. E i bambini non transigono. Almeno non quelli intervistati da Michela Filippi, studentessa di Marketing Management alla Bocconi, che al rito dello spuntino pomeridiano dei piccoli ha dedicato la sua tesi di laurea. Lo studio discusso con la relatrice Stefania Borghini, intitolato «I bambini e i consumi: analisi del rituale merenda», presto diventerà un libro. La ricerca ha uno scopo serio: fornire alle aziende alimentari indicazioni utili per elaborare strategie mirate di promozione e vendita. Ma le confessioni dei bambini raccolte dalla Filippi, prima che uno strumento di marketing, sono una tenerissima rivendicazione dell’unico momento a misura di bambino nella vita piena di regole dei grandi. E sono anche la spiegazione di quella magia che trasforma la merenda in un carnevale quotidiano in cui i ruoli si invertono e, per un attimo, le gerarchie non valgono più. Le regole La premessa da non dimenticare è che la merenda è un diritto esclusivo dei bambini. Le leggi le dettano loro, dalla preparazione all’orario. I grandi, se vogliono, possono guardare. Al limite controllare, per gentile concessione. Luisa, nove anni, con mamma e tata fa così. «Può capitare che vogliano aiutarmi, perché dicono che fanno più in fretta e fanno meno pasticcio, ma secondo me non è che loro sono più brave, ma io glielo lascio fare così non si lamentano e poi magari capiscono che non combino disastri!». La seconda fondamentale questione è che non tutte le merende sono uguali. Alcune sono «giuste» altre «sbagliate»: buoni e cattivi, i bambini ragionano così. Per ottenere quella giusta le regole sono indispensabili ma ognuno è libero di scegliere le sue (il che significa sostanzialmente una cosa: le merende degli altri tutte sbagliate e quella che si fa a casa propria l’unica degna di essere mangiata). Gli «errori», ovviamente gravissimi e imperdonabili, sono sempre questioni di menù. Per le merende «sbagliate» non c’è pietà. Non ce l’ha nessuno dei bambini intervistati, tanto meno Filippo, dieci anni, che racconta: «Ho sentito che un mio amico invece di mangiare pane e marmellata mangia patatine in scatola. Non ho parole…». Tutti, in ogni caso, valgono complicati tabù alimentari. C’è chi non mangia le merendine confezionate e chi snobba miseramente i compagni che arrivano a scuola col panino. Per tutti però vale un principio: è vietato mangiare quello che si trova in tavola a colazione, pranzo o cena. Per il resto, via libera. In generale, dicono di preferire cibi sani e genuini, poi però snocciolano approfonditi elenchi di quanto più malsano si trovi in circolazione. E la compagnia? Quella interessa solo ai più grandi. Per i piccoli lo spuntino del pomeriggio è un piacere del tutto personale. Quel che conta è farlo. Perché la merenda, come dice la televisione, aiuta a crescere. E questo, i bambini, l’hanno imparato benissimo.

(Tratto da La Stampa)

martedì 30 gennaio 2007

A QUALCUNO PIACE GIALLO



Che cosa leggono gli italiani? Soprattutto libri gialli, almeno secondo le inchieste di mercato e le preferenze dei lettori.
Dan Brown contro Andrea Camilleri? Niente di più distante dell'ipertecnologico autore nordamericano dal calorico scrittore siciliano. Eppure sono proprio loro i re delle classifiche generali della stagione letteraria. Al primo posto c'è Brown, con la Verità del ghiaccio (1068 punti), thriller ambientato al circolo polare artico. A pochissima distanza segue La vampa d'agosto (1066 punti), romanzo di Camilleri con il commissario Montalbano pronto a combattere in una torrida estate le «parentele perigliose» che collegano mafia e politica. Il responso sulle preferenze degli italiani (i dati sono ricavati dalle graduatorie settimanali realizzate per conto di Tuttolibri dall'Istituto Demoskopea) è offerto dal nuovo numero di Tirature '07.

Al terzo posto, poi, ecco ancora Brown: torna il Codice da Vinci (1020) riportato in auge dal film di Ron Howard. Anche se quelle di Brown, con i suoi algidi robot telecomandati, e quelle di Camilleri, ai cannoli e agli arancini, sono storie agli antipodi, appartengono alla stessa famiglia: quella del brivido.

E' il giallo il principe delle graduatorie di quest'annata letteraria. Lo conferma Il broker di John Grisham (648 punti e settimo posto), che si svolge sotto i portici bolognesi da tempo diventati il set di molti thriller che scelgono l'Italia come luogo privilegiato per il delitto. Il thriller piace poi in tante salse. Che sia storico, fantapolitico, legal thriller, il genere più appetito stimola e appaga la nostra curiosità più ansiosa. Ma il noir più moderno ci attira anche perché oggi l'eroe è quasi sempre positivo. Nonostante le differenze, Brown e Camilleri un tratto in comune ce l'hanno. Nei loro libri tutto ruota intorno a un paladino della giustizia. Magari è un personaggio inquieto e disilluso - come il 55enne Montalbano della Vampa d'agosto o come il carismatico professor Michael Tolland della Verità del ghiaccio. Magari è pigro, e indolente, portato all'azione più dalle circostanze che da una personale determinazione. Ma è pur sempre di un cavaliere senza macchia e senza paura, capace di scavare nelle più perigliose zone d'ombra, che il lettore ha bisogno. Perché il nuovo giallo funziona così: esorcizza paura, ribrezzo, orrore, ma anche li stimola e li sollecita. Guarda caso, il revival del thriller si è verificato, dicono i ricercatori, a partire dagli anni della fine della guerra fredda. I nuovi giallisti sono fioriti all'ombra degli anni Novanta. Prima le emozioni erano alimentate dal travaglio della storia e dalla paura della bomba atomica.
Un’altra sorpresa dell'anno è il successo dei testimoni d'eccezione, per esempio Tiziano Terzani, al quinto posto con il suo testamento letterario, La fine è il mio inizio (883 punti), in cui ripercorre la propria biografia e racconta le grandi trasformazioni di Vietnam, Cina, India e Giappone (vedi>>).

Interessanti anche i casi di Beppe Grillo con Tutto il Grillo che conta (posizionamento niente male: all'ottavo posto), antologia dei suoi monologhi teatrali-televisivi (vedi>>) e quello del libro bianco sulle promesse disattese di Silvio Berlusconi (vedi>>), le Mille balle blu di Peter Gomez e Marco Travaglio, o quello di Roberto Saviano che, con Gomorra, si addentra nei sistemi di potere della camorra. Insomma paura (nel giallo) e indignazione (nel saggio) fanno novanta, ovvero sono le due molle fondamentali nell'acquisto di un libro.
E voi che cosa leggete?
(Tratto da La Stampa. Foto da Internet)

lunedì 29 gennaio 2007

La donna che non c'è

Mentre a Parigi, nella settimana dell'alta moda, Re Giorgio e la maison Dior fondono l’oriente con l’occidente, Chanel e Lacroix fanno sfoggio di ampie gonne di tulle, tailleur mini, fiori nei capelli e scarpe in raso, Valentino Givenchy e Gaultier propongono signore in bianco, sirene misteriose o madonne barocche, a Roma, nella settimana dell’alta moda, la maison Gattinoni, con stile provocatorio, scaraventa in passerella abiti dipinti, come se si trattasse di graffiti pop, con le facce di Ségolène e Hillary, ovvero le due primedonne elette icone del potere femminile. Insieme a loro sfilano anche Condolezza Rice, la regina d’Inghilterra e una misteriosa signora infagottata in un completo pantalone che evoca l’epoca del fascio: è la donna di potere italiana, quella che non c’è, quella che dovrà venire, ma quando non si sa.
I vestiti ispirati alle lady sono dei veri quadri alla Wharol, mentre quelli che interpretano le diverse anime dell’universo rosa (la moglie, l’amante, l’intellettuale, la seduttrice) sono anni Sessanta: molto ricamati, preziosi, giocati su tonalità neutre. E c’è anche l’omaggio alla donna che ha avuto più potere nella storia: la Madonna, con una tunica-peplo bianca, virginale, con cappuccio.
Insomma l’immaturità della politica in rosa di casa nostra rappresentata tra pizzi e merletti della couture. «Ci abbiamo pensato tanto ma non abbiano trovato nessuna italiana all’altezza di stare accanto a Ségolène, Condolezza e Hillary», spiega il direttore creativo della maison, Guillermo Mariotto. Si tratta, forse di una provocazione per denunciare il maschilismo imperante e le difficoltà per le donne di farsi strada nel bel paese?
(foto da www.lastampa.it)

domenica 28 gennaio 2007

EGO TE ABSOLVO A PECATIS TUIS

(Foto da Internet)

Il giornalista "infiltrato" va di moda in Italia? Sembra proprio di sì. Dopo gli scoop di Fabrizio Gatti che abbiamo segnalato su questo blog, abbiamo letto su L'Espresso che un inviato del famoso settimanale è andato in giro per l'Italia a confessarsi (leggi>>).

Sì, avete letto bene: a confessarsi. Ha girato 24 parrocchie, da nord a sud, e ha raccontato a preti e frati dei problemi (falsi) su questioni vere: l'uso del preservativo, l'eutanasia, le cellule staminali, l'omosessualità.

Ebbene, ne vien fuori un quadro complessivo della Chiesa cattolica assai diverso dalla linea ufficiale proclamata da Benedetto XVI.

Forse chi deve fare i conti con la realtà quotidiana dei fedeli ha una sensibilità diversa da chi, invece, vede il mondo da una finestra (anche se dà su una piazza bellissima)?

sabato 27 gennaio 2007

Ancora... Battisti


(Foto da Internet)

Cosa può aver portato una studentessa di Scienze della Comunicazione poco più che ventenne ad intitolare la propria tesi di laurea (Battisti) È ancora vivo? Probabilmente la stessa ragione che avrà ispirato Andrea Mingardi a scrivere le parole “sotto questo cielo solo tu resisti, sei come una canzone di Mogol e Battisti”. Sicuramente lo stesso motivo avrà spinto Ramazzotti, Zucchero, Ligabue, Baglioni, De Gregori e Vasco Rossi ad ammettere apertamente che Lucio Battisti è stato per loro esempio e fonte di ispirazione.

Risulta praticamente impossibile enumerare i cantanti e i cantautori dell’attuale panorama musicale italiano il cui modo di cantare o di comporre ricorda, volutamente o meno, Battisti: la critica ha indicato in particolare Massimo Di Cataldo, Gianluca Grignani, i Tiromancino, Tiziano Ferro, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Audio 2 e Francesco Renga.

Numerosissime anche le cover di sue canzoni interpretate da famosi artisti italiani, alcune bellissime ed altre assolutamente prescindibili: La canzone del sole (Ligabue), Emozioni (Elisa), Acqua Azzurra, Acqua Chiara (Raffaella Carrà), Nessun dolore (Giorgia), Pensieri e Parole (Fiorello e Massimo Ranieri), I giardini di Marzo (Eugenio Finardi), E penso a te (Iva Zanicchi e Dolcenera) ed infine Il mio canto libero (Laura Pausini).

E voi, quale di queste cover preferite?

venerdì 26 gennaio 2007

"Le figurine dei vip"

Cose dell’altro mondo: calciatori che fanno i fotomodelli, toreros che sfilano per grandi stilisti, e adesso il mondo dello spettacolo formato stickers. Davvero non c’è più “rispetto” (come diceva Zucchero alcuni decenni orsono).
Dopo gli scandali di Tangentopoli, Calciopoli, Paparazzopoli e Vallettopoli si credeva che l’odierna società italiana avesse già dato abbastanza. E invece no: dopo le intercettazioni, i ricatti, gli scoop ecco ora il vero colpo di teatro: “le figurine dei vip”.
All’inizio dell’estate bellezza, monarchia e sport equivalevano a scandalo, ma, poi, la nazionale azzurra, con la coppa del mondo, ha fatto dimenticare l’indecenza a cui tutti abbiamo assistito, i rappresentanti di casa Savoia sono andati nel dimenticatoio, e quel marchio d’infamia si era stampato su una larga categoria femminile, caratterizzata dalla desinenza in 'ine': veline, letterine, vallettine, soubrettine etc. Ma Giugno era un’estate fa e la la morale degli italiani è sempre precaria: ha un contratto a tempo determinato. Quindi, dopo l’abisso delle intercettazioni, ecco le "ine" di nuovo in ballo. L’ideatore di questo colpo di scena, Lele Mora, così spiega questa trovata: "La società è cambiata. Oggi la gente è sempre più attratta dai volti che vede in tv".
E così dal 5 Febbraio sbarca in edicola lo star system. Vi ricordate le figurine panini che si barattavano a scuola? Ormai, al posto dei calciatori ci saranno i vip e le veline della televisione: tutti insieme nel nome del business. Vi immaginate il rituale di “ce l’ho-ce l’ho-manca” con Briatore, Sabrina Ferilli, Valeria Marini etc. E chi potrai mai essere il pezzo da novanta, ovvero la figurina più appetitosa?
Cose dell’altro mondo o cose da pazzi!
Che ve ne pare?
Foto da

giovedì 25 gennaio 2007

Il Bidone di Fellini su Punt 2

(Foto da Internet)

Giovedì 25 gennaio alle 00:30 andrà in onda su Punt 2
Il bidone
di Federico Fellini

Interpreti: Franco Fabrizi, Giulietta Masina, Richard Basehart, Broderick Crawford, Giacomo Gabrielli, Alberto De Amicis, Lorella De Luca, Riccardo Garrone, Amedeo Trilli, Ada Colangeli, Tullio Tomadoni, Maria Zanoli, Mario Passante, Gino Buzzanca, Irene Cefaro, Xenia Valderi. Genere Drammatico, b/n, 135 minuti. Produzione Italia 1955.

I personaggi principali son tre: Augusto (Crawford), Roberto (Fabrizi) e Picasso (Basehart). Sono truffatori da quattro soldi. Il primo bidone lo tirano a due vecchiette facendo loro trovare un tesoro nel loro podere (per averlo devono pagare mezzo milione di dollari di messe), poi truffano dei benzinai lasciando a garanzia un vecchio cappotto. Augusto ha una figlia deliziosa che non vede mai, Picasso una moglie (Masina) sottomessa e disperata. Roberto, assolutamente cinico, è forse il peggiore di tutti, pensa solo a imbrogliare e alle donne. Tentano ancora una volta la truffa del tesoro nascosto. Una delle truffate è una ragazza paralizzata che si confida con Augusto, vestito da prete. Al momento della spartizione Augusto dice di non avere i soldi: non ha avuto il coraggio di imbrogliare la poveretta. I complici non gli credono, lo insultano e lo picchiano e poi gli trovano, nascosti in un calzino, i soldi. Augusto cadendo ha battuto la schiena. Abbandonato, dopo una notte terribile muore sulla strada, mentre lontano passa una famiglia di contadini. Fellini era al sesto film e aveva trovato la sua identità riconoscibilissima. Pochi anni dopo, con La Dolce vita avrebbe fatto l'ultimo salto di qualità. Ma la poesia c'è tutta, e ci sono i contenuti ancora robusti dell'età migliore, quella dell'energia. Augusto porta sua figlia al cinema, è contento, possiede un valore che aveva persino dimenticato, ma al cinema viene riconosciuto da qualcuno che aveva truffato, e finisce in prigione. E la figlia assiste a tutto. Inserito temporalmente fra Le notti di Cabiria e La strada, storie di squisito mondo e di fantasia felliniana, il film è una sorta di intervallo di realismo, ultimo richiamo in questo senso. Amaro e vedibile a posteriori, va rivalutato rispetto a una critica che lo ha inteso come "opera minore".

(Tratto da Mymovies.it)

mercoledì 24 gennaio 2007

ZAPATERO(mania)?



Il Presidente del Consiglio spagnolo è di moda in Italia? Sembrerebbe proprio di sì. Ecco a voi le prove.

Ieri, un nostro affezionato lettore, ci ha inviato il link di un articolo molto divertente di satira politica -pubblicato su L'Espresso-, in cui si prendeva a bersaglio José Luis Rodríguez Zapatero (leggi>>).

Com'è noto, Sabina Guzzanti, scelse per titolo del suo documentario satirico l'ormai famoso "Viva Zapatero" (vedi trailer>>).

Il comico Maurizio Crozza, in una puntata della trasmissione Rockpolitick, condotta da Adriano Celentano, interpretò, in una sorta di itagnolo, una famosa canzone di Julio Iglesias, in cui si lodava la figura di ZP (vedi>>).

Qualche giorno fa, gli scanzonati conduttori della trasmissione radiofonica "Il ruggito del coniglio" reagirono, a modo loro, alla provocazione di Zapatero secondo la quale l'economia spagnola, tra due o tre anni, avrebbe superato quella italiana (leggi il post pubblicato dai nostri colleghi di Oblò(g) e ascolta la trasmissione>>).

Insomma: moda, satira, tendenza politica, critica, presa in giro, o miraggio?

(foto da internet)

martedì 23 gennaio 2007

CONFERENZA



Il Centro Giacomo Leopardi di Valencia, ha il piacere d'invitarvi alla conferenza:

"Stradivari, il liutaio magico"

Venerdì 26 gennaio, alle ore 19.00, presso il Saló d'Actes del Museu de Belles Arts di Valencia (S. Pio V).

Nota importante: una nostra allieva, Beatriz B., interpreterà, al violino, alcuni brani musicali. Vi aspettiamo!

Per ulteriori informazioni su Stradivari, fate click qui>>.
(foto da internet)

lunedì 22 gennaio 2007

Buon compleanno Fellini!

Sabato, 20 Gennaio, sarebbe stato il compleanno di Federico Fellini, e, in clima di nomination agli Oscar e di cocenti esclusioni per il cinema italiano, ricordiamo il regista e la sua città, Rimini, con I Vitelloni, film determinante nella sua carriera, e rappresentativo del cinema italiano con echi di autori della generazione precedente come De Sica, Rossellini e Visconti.
I Vitelloni, perla anomala nello stile del riminese è, probabilmente, la sua unica opera realista: racconta storie di gente comune, piccole storie di provincia, senza trasfigurazioni di colori e di caratteri. Fellini si fa interprete di una borghesia italiana di fine guerra (1953): un interprete malinconico e nostalgico, come malinconica e nostalgica, appunto, è la borghesia italiana dell’epoca. Ma un interprete a cui l’ironia e la beffa non dispiacciono, anzi, se ne vale ogni qualvolta malinconia e nostalgia sembrano portarlo troppo in là, verso le soglie del sentimentalismo e della retorica. I suoi personaggi riflettono il suo stesso animo, quel ragionato oscillare fra i due opposti sentimenti di allegria e di tristezza. Si chiamano “i vitelloni”, quei giovani di famiglia borghese, che, in provincia, passano le loro giornate nell’ozio più completo, dividendosi accuratamente le ore fra il caffè, il biliardo, la passeggiata e la piccola festa mondana. La vita monotona di provincia ha steso su di loro una coltre opaca di noia e li ha velati di tristezza. Non sono ancora sposati (il matrimonio trasforma necessariamente l’inutile in un uomo su cui pesano responsabilità più precise) e i loro amori hanno sempre il sapore dell’avventura che non lascia tracce, salvo non accada qualcosa di serio. E in tutto questo il clima cittadino e borghese della provincia italiana giunge quasi a diventare un altro personaggio per l’incisività di ogni suo elemento: sia che si tratti di case e piazze notturne, di un veglione di carnevale, di un’alba, di un caffè fuori moda, di un treno che parte, di una spiaggia o di un teatro di terz’ordine. Il film è un autentico poème en prose della provincia italiana, una testimonianza felice di un costume, di un ambiente e di un’epoca passati.
Per ricordare, appunto, questo scorcio di Italia, vi proponiamo la degustazione di un’appetitosa piadina romagnola, in omaggio alla terra di Fellini.
(Foto da Internet)

sabato 20 gennaio 2007

Muccino sbarca a Hollywood


FILM di Vittorio De Sica, come "Ladri di biciclette" e "Umberto D.", erano già intrisi del grande sogno americano. Parola di Will Smith, che ha presentato a Roma "La ricerca della felicità", diretto da Gabriele Muccino, prodotto da Columbia, campione d’incassi in Usa, dove in meno di un mese ha realizzato 130 milioni di dollari. «In questi film di De Sica - ha spiegato Smith - c’è gente che lotta per la propria famiglia e per un futuro migliore: questo è il sogno americano. Poi vedendo le pellicole di Muccino, ho capito che era proprio lui il regista adatto a raccontare le emozioni e i sentimenti di una storia vera come quella di Chris Gardner che io ho interpretato... (Tratto da www.iltempo.it)

Diteci un po', credete che Umberto D. e Ladri di biciclette abbiano qualcosa a che vedere con il "grande" sogno americano?


venerdì 19 gennaio 2007

LEONARDO (con webquest) E LA MONNA LISA

(Foto da internet)

La Repubblica di ieri ha pubblicato un'interessante notizia, secondo la quale la Monna Lisa venne sepolta nel cuore di Firenze. Il professor Giuseppe Pallanti, dopo aver studiato delle carte di un archivio fiorentino, ha affermato che la sepoltura della Gioconda si trova nel Convento di Sant'Orsola.

Noi, per celebrare l'evento, ricordiamo Leonardo da Vinci con un webquest (fate click qui>>) allestito dalla collega Paloma Alonso Alberti, del dipartimento d'italiano della EOI di Alcorcón.

Ringraziamo l'amico Toni Navarro, del Cefire di Sagunt, che ci ha fatto pervenire il webquest che vi proponiamo.

Buon divertimento!

giovedì 18 gennaio 2007

NUOVOMONDO ESCLUSO DAGLI OSCAR

(Foto da Internet)

LOS ANGELES - «Nuovomondo» non ce l'ha fatta: l'opera di Emanuele Crialese, insignita del Leone d'Argento Speciale all'ultimo Festival di Venezia, era stata scelta per rappresentare l'Italia nella corsa al premio Oscar 2007 per il migliore film straniero, ma non ha superato la pre-selezione dell'«Academy», che ha ridotto a nove la rosa delle pellicole in lizza per la nomination, da ridurre poi ulteriormente alle cinque candidature finali.

DELUSIONE - Un'esclusione che delude le speranze di quanti giudicavano la saga di Crialese sull'emigrazione italiana d'inizio '900 adatta a concorrere per il prestigioso riconoscimento: perché racconta la storia universale della lacerazione che l'abbandonare la propria terra comporta, perché rappresenta un viaggio dentro se stessi in cui ogni americano può ritrovarsi (guarda la videorecensione di Mereghetti). Deluse le speranze dello stesso protagonista, Vincenzo Amato, che intervistato da Corriere.it quando si era appresa la notizia di Nuovomondo candidato italiano aveva commentato: «Ogni americano ha un padre, un nonno, qualcuno che ha vissuto la storia che rappresento io nel film. Quindi l'America è il posto dove "Nuovomondo" verrà capito e apprezzato, almeno spero» (ascolta l'intervista | leggila).

IN GARA - Per la Spagna l'ha invece spuntata «Volver» di Pedro Almodovar, già vincitore del riconoscimento nel 2000 con «Tutto su mia madre». Tra i prescelti spiccano poi «Il labirinto del fauno» del messicano Guillermo del Toro, «Black Book» dell'olandese Paul Verhoeven e «La vita degli altri» del tedesco Florian Henckel von Donnersmarck. Clamorosa invece l'esclusione di «The Curse of the Golden Flower» del grande regista cinese Zhang Yimou, che molti davano addirittura come scontato vincitore dell'ambito riconoscimento.

PROSSIME TAPPE - Almodovar e i suoi colleghi dovranno comunque attendere il 23 gennaio per sapere se le rispettive opere faranno parte o meno della cinquina che si contenderà l'Oscar straniero. La cerimonia di consegna dei premi è in programma per il 25 febbraio prossimo. Il cinema italiano in una certa misura può comunque consolarsi giacché sa già che una statuetta la riceverà: per merito del maestro Ennio Morricone, al quale è stato assegnato l'Oscar alla carriera.

(Tratto da Il corriere della sera)

mercoledì 17 gennaio 2007

Quando i bambini fanno oh

(Foto da Internet)

Giuseppe Povia nasce a Milano il 19 novembre del 1972, comincia a suonare la chitarra all'età di 14 anni e approfondisce lo studio del medesimo strumento sempre da autodidatta.

Ascoltando i più grandi cantautori della musica italiana per tanti anni, si scopre anche lui autore di testi e di canzoni.

Insegue il suo sogno con i piedi per terra e cioè mantenendosi con un lavoro parallelo: il cameriere, che lo aiuta ancora di più nella ricerca della comunicazione attraverso i testi.

Dopo essersi iscritto a varie manifestazioni canore in una di queste conosce Giancarlo Bigazzi che insieme ad Angelo Carrara produce il primo singolo dal nome "È vero".

Nel 2003 Giuseppe vince la quattordicesima edizione del premio Recanati ,questo gli dà l'opportunità di realizzare il suo primo album "Evviva i pazzi che hanno capito cos'è l'amore" che uscirà poi nel marzo del 2005 dopo la partecipazione fuori gara a Sanremo con il brano "I bambini fanno oh" che rimarrà primo in classifica per un anno intero nel quale Povia ritirerà molti premi per la solidarietà e parteciperà allo storico Live 8.

Nel 2006 vince Sanremo con il brano "Vorrei avere il becco" (clicca qui per leggere il testo della canzone) e pubblicherà il suo secondo album " I bambini fanno oh la storia continua... "attualmente Giuseppe Povia è in studio a realizzare un nuovo lavoro che si chiamerà " i bambini fanno oh la storia continua.. Terza puntata.

Questo sarà il titolo che lo accompagnerà per sempre.

(Tratto da www.povia.net)

martedì 16 gennaio 2007

La febbre della Formula 1


Fernando Alonso, ieri sera, ha presentato a Valencia, nella Ciudad de las Artes y las Ciencias, in anteprima mondiale, la nuova monoposto della McLaren ed ha scatenato l’euforia de los aficionados spagnoli alla Formula 1. Le macchine dei piloti della McLaren bombardavano con un rumore assordante le strade valenziane del Paseo de la Alameda, il ponte di Monteolivete e l'"autopista del Saler", con l'intenzione di promuovere anche un tanto desiderato circuito urbano. Se la febbre della Formula 1, in Spagna, è alquanto nuova, visto che è legata soprattutto al fenomeno Alonso, in Italia, da sempre, il cavallino rosso -alias Ferrari- ha attratto milioni di persone, che non perdono occasione per recarsi ai circuiti di Monza e Imola e vibrare con la scuderia di Maranello.
E proprio nel circuito di Imola, il 1 Maggio 1994, il grandissimo pilota brasiliano Ayrton Senna ha perso la vita. Vi proponiamo l'ascolto di una canzone del cantautore italiano Lucio Dalla dedicata al pilota scomparso. Buon ascolto!

(Foto dal sito http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=11&IDalbum=1205&tipo=FOTOGALLERY)