sabato 8 marzo 2008

Le donne che hanno cambiato l'Italia








    Privato e pubblico di donne s'intrecciano nel film Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi (leggi l'intervista>>). Il titolo ricorda una famosa frase di Rosa Luxemburg, ripresa nel 1912 dalle operaie tessili in lotta nel Massachusetts e che diceva: Vogliamo il pane ma anche le rose.

    Pane e rose erano presenti anche nel film di Ken Loach (Bread and Roses) sulla lotta per ottenere salari migliori da parte delle addette alle pulizie a Los Angeles.

    Pane e rose, dunque, per questo 8 marzo. Lo slogan, utilizzato mille volte, ribadisce il concetto dell'importanza dei fabbisogni materiali ma anche della qualità della vita, dei rapporti, della realizzazione personale.
    Alina Marazzi, attraverso suggestivi accostamenti, ha mischiato immagini di repertorio, nastri privati, fotografie, animazione, per coprire circa 20 anni, dai '60 agli '80, di vita pubblica, di battaglie private, di ridefinizione del ruolo della donna in Italia.



    (foto da internet)



    La struttura portante del fim è la biografia delle tre voci narranti, che dà autenticità al racconto, e che sfocia in una riflessione universale che parla di impegno, di paure e di frustrazioni.
    Tra le donne del film si riconosce Adele Faccio, una giovane Emma Bonino e, fuori inquadratura, Jane Fonda accanto alle femministe caricate dalla polizia a Campo de’ Fiori l’8 marzo del 1972, dopo che un commissario, sottilmente ingiurioso, le aveva invitate a sgomberare la piazza andando sul marciapiede.


    Accanto ai volti di italiane più famose, la regista ha saputo coniugare le storie di altre donne, con fatti e circostanze personali confidati ai diari personali, in una sorta di storia parallela.
    E così, nel 1967, Anita è una ragazza timida, introversa, intimorita del mondo e del contatto con il sesso. Si chiede se sia possibile vivere al di fuori delle convenzioni sociali. L’ingresso all’Università occupata è per lei uno shock.


    Teresa, invece, viene accompagnata dal suo ragazzo a Roma per abortire clandestinamente in un anonimo appartamento, mentre sogna di andare a Londra, dove l'aborto è libero. E poi, gli incubi, i rimorsi ma anche una sensazione di rinascita consapevole .
    E ancora Valentina, la più determinata, femminista dello storico circolo di via del Governo vecchio, a Roma. La sua consapevolezza (siamo nel ‘79) della sconfitta della sinistra italiana dopo il 1977 sembra un quadro ben definito di ciò che accadrà nel nostro paese negli anni '80.
    Alina Marazzi aveva esordito nel 2002 con la storia autobiografica Un’ora sola ti vorrei, in cui parlava della madre con problemi mentali che perse piccolissima, utilizzando lettere, diari e filmati di famiglia.



    venerdì 7 marzo 2008

    I vampiri rossi

    (foto da internet)



    Quando in Italia si decise che, in auto, la cintura di sicurezza non sarebbe stata più una scelta personale, bensì un obbligo e, quindi, tutti gli automobilisti avrebbero dovuto allacciarsela, si vociferò che a Napoli si inventarono delle t-shirt in cui era disegnata una cintura nera in diagonale.
    Perché? Ovvio, per gabbare la polizia, che, secondo gli inventori, avrebbe confuso il disegno della maglietta con la vera cintura. In realtà questa era solo una leggenda metropolitana, che è diventata un simpatico aneddoto.
    Ma da Le Iene è stata portata alla luce un’altra notizia, questa volta vera, che ci lascia a primo acchitto un sorriso sulle labbra. E non viene dall'estro partenopeo.
    In provincia di Milano, di Verona e a Perugia i carabinieri hanno sequestrato dei “semafori truffa”.



    (foto da internet)


    In che cosa consiste un “semaforo truffa”? La sospetta truffa è relativa alla durata del giallo che, secondo l'inchiesta della procura, sarebbe volutamente troppo breve. Sì, state leggendo bene: sarebbe appunto “la Legge” a favoreggiare l’illecito, in modo da sanzionare un maggior numero di automobilisti “fotografati” mentre passano con il rosso. Le multe, quindi, serviranno a rifondere, in parte, anche le magre casse dell'amministrazione comunale della povera Italia.

    Il Codice stradale stabilisce che i tempi del verde e del rosso devono tener conto del traffico storicamente e statisticamente transitante per la strada interessata così come dell’importanza della stessa. Il tempo del giallo, invece, è più complicato, ma, comunque, dovrebbe tenere conto di come è fatto l’incrocio: della distanza dei punti di arresto delle auto dal centro dell’incrocio, della geometria delle strade interessate, e deve essere calcolato in modo da dare tempo ai mezzi presenti di liberare l’incrocio prima di dare il verde all’altra strada.
    È chiaro, col giallo bisogna fermarsi. Ma se il semaforo passa dal verde al giallo nel momento in cui l’autovettura è già in prossimità dello stesso, è da questo momento che il tempo di permanenza del giallo deve essere calcolato, in modo che il rosso arrivi quando quella vettura, alla velocità consentita in quel punto, è transitata ed ha abbandonato l’incrocio.
    Regolazioni diverse sono colpevoli.

    Allora, perché la durata del giallo in questi "vampiri" è così breve? Lo scopo è quello di fare quattrini, anche a discapito della sicurezza. L’episodio riporta alla luce tutto un modo di gestire la sicurezza delle strade: da preventiva, come il Legislatore l’ha pensata, la Norma diventa repressiva con l’odioso scopo di fare cassetta.


    (foto da internet)

    Le macchine di rilevamento della velocità (autovelox, laser, tutor, ecc) raramente sono acquistate dai Comuni, giacché sono prese in affitto ed hanno un costo per l’amministrazione che le utilizza. Pensare che il Comune debba rifarsi, quantomeno, dei costi del noleggio, oltre che logico, appare addirittura legittimo!
    Per il momento le multe sono state annullate, però, come vedete, in tempo di crisi «Il fine giustifica i mezzi»!
    Con buona pace di tutti gli automobilisti!

    giovedì 6 marzo 2008

    Verdone fa il bis (o il tris?)

    (foto da internet)

    Il 1981 fu l’anno del mitico Bianco, rosso e verdone, i cui protagonisti, Furio, Pasquale Ametrano e Mimmo, sono ormai patrimonio dell’immaginario collettivo italiano. Diretto da Carlo Verdone, fu un grande successo e lo si ricorda ancora come uno dei più esilaranti film mai girati in Italia. Il lungometraggio è ormai diventato un cult che ha spinto i fan di Verdone a spedirgli in circa 14 mesi, dal 2006 al 2007, 1400 e-mail in cui richiedevano un altro film con gli storici Furio, Pasquale e Mimmo (ascolta >>).

    Il film prende spunto da un viaggio intrapreso dai protagonisti per andare a votare:
    Pasquale, immigrato estremamente taciturno (che però si prende una rivincita alla fine dell'episodio), parte dalla Germania per raggiungere la sua città: Matera; Furio, nevrotico e pignolo, ispirato al personaggio interpretato da Alberto Sordi ne Lo sceicco bianco, parte da Torino e si dirige con la moglie Magda verso Roma; anche Mimmo, ragazzo ingenuo e imbranato, parte da Verona, dove è andato per prelevare la nonna (interpretata da Elena Fabrizi >>, sorella del grande Aldo >>) per la capitale.

    (foto da internet)

    Il regista ha tentato di accontentare le richieste dei fan ed ha girato Grande, grosso e verdone, in cui i personaggi sono ancora il candido e il cafone, ma il marito logorroico rompiscatole è diventato un padre cinico e assillante. I personaggi ora hanno nomi diversi ed hanno anche qualche annetto (e qualche figlio) in più rispetto all'originale. Il regista afferma di non aver diretto un film a episodi, ma tre "minifilm", in cui si contrappone il candore assoluto della famiglia Nuvolone, alla cafoneria di Moreno Vecchiarutti e sua moglie Enza Sessa e all’ipocrisia del professore universitario Callisto Cagnato (guarda >>).

    Il film esce il 7 marzo in tutte le sale italiane. Siccome non possiamo andare a vederlo, ci accontenteremo dell'anteprima!



    mercoledì 5 marzo 2008

    Giuseppe Di Stefano (in memoriam)

    (foto da internet)


    Si è spento, all'eta di 86 anni, Giuseppe Di Stefano, uno dei tenori italiani più famosi del XX secolo.
    Di Stefano fu protagonista assoluto della Scala negli anni del dopoguerra. Tenore dalla voce bene impostata e con una dizione chiarissima, il suo nome è legato al sodalizio artistico e affettivo con Maria Callas. I due cantarono cantato insieme per la prima volta nel 1951 a San Paolo (Brasile) in occasione di una rappresentazione della Traviata diretta da Tullio Serafin. Assieme alla famosissima cantante greco-americana Di Stefano si esibì, negli anni successivi, in opere e concerti.
    Di Stefano debuttò alla Scala, all’età di 26 anni, nel 1947, nella Manon di Massenet, accanto a Mafalda Favero e l’anno successivo cantò Rigoletto al Metropolitan di New York. Disse addio alle scene nel 1971, con Carmen.
    La Scala gli dedicò un omaggio il 12 dicembre 1997 per i cinquant'anni dal suo debutto, con una serata e una pubblicazione.
    Lo ricordiamo con una sua interpretazione magistrale dell'aria Nessun dorma (Turandot):




    martedì 4 marzo 2008

    I risparmi «dormienti»

    (foto da internet)



    Dice il proverbio “Chi dorme non piglia pesci”, ma, (aggiungerebbe una nuova legge dello Stato italiano: non piglia neppure i risparmi faticosamente centellinati).
    A Frassino, un comune di duecentonovantatré abitanti, nella Valle Varaita, in provincia di Cuneo, c'è una parrocchiale gotica, delle cave in disarmo, un ottimo formaggio e ben 81 libretti di risparmio «dormienti», ovvero immobili da oltre 10 anni, appena censiti dalle Poste italiane. Praticamente un libretto ogni tre abitanti, un record nazionale di soldi dimenticati nelle casseforti altrui. E nella provincia di Cuneo i libretti «dormienti» sembrano essere una costante. Un’epidemia di amnesia? Che cosa succede con la virtù della formica oculata rispetto alla cicala sciampagnona?






    In realtà in queste zone di frontiera, dove un tempo si migrava in Francia per tentare fortuna, è alquanto difficile scoprire che un parente morto, lontano, aveva risparmi da parte, o un libretto occultato in un armadio o in soffitta.
    Nella terminologia burocratica i libretti «dormienti» sono semplicemente i conti che non vengono «movimentati» da almeno dieci anni. Una volta quei denari svanivano, discretamente, nei meandri degli istituti. Ora, per legge, finiranno allo Stato. E di soldi caduti in oblio ce ne sono una montagna, infatti si calcola un tesorone tra i 12 e i 15 miliardi. E tutti gli enti, Banche, Poste, Assicurazioni, dal 17 febbraio scorso, sono obbligati a rintracciare i legittimi proprietari o gli eredi per consegnare loro i denari o chiedere che cosa intendono fare del bel tesoretto addormentato. Tutti stanno mandando epistole in giro per l’Italia, invitando i risparmiatori a farsi vivi, a «risvegliare» i conti con un versamento, un prelievo, o anche una semplice dichiarazione. Ma, se il sonno o il silenzio persisteranno, il gruzzolo verrà trasferito nelle casse dello Stato. E lì, sempre secondo la legge, finirà in un apposito fondo per «stabilizzare» i precari della Pubblica amministrazione o per risarcire le vittime di frodi finanziarie, ovvero gli sventurati cittadini che avevano investito i sudati risparmi della formica nei bond di autorevoli aziende italiane, quali Cirio o Parmalat.
    Gente ancora furibonda. Che non avrebbe nessuna voglia di dormire!

    lunedì 3 marzo 2008

    Quando le stelle fanno bau

    (foto da internet)

    Baustelle è una parola tedesca. La traduzione italiana sarebbe “cantiere”. È anche il nome che tre musicisti di Montepulciano hanno deciso di mettere alla propria band, perché “contiene la parola stelle, l'ironica onomatopea bau e elle, che in francese significa lei.”
    Francesco Bianconi, Fabrizio Massara, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini iniziano a calcare le scene nel 2000, anno in cui riescono ad autoprodurre il primo album, Sussidiario illustrato della giovinezza, che suscita l’interesse sia degli addetti ai lavori che del pubblico per la fusione di diversi stili musicali: vi si ritrovano infatti la canzone d'autore francese e italiana, l'elettronica, la “new wave”, le colonne sonore anni sessanta e la “bossa nova”.

    (foto da internet)

    Nel 2003 registrano il secondo album “La moda del lento”, caratterizzato da una marcata influenza dell’elettronica anni ’80, che ottiene un grande successo di pubblico e critica.
    Il 2005 è l’anno de La malavita, dal quale si estraggono due singoli: La guerra è finita (leggi >>) e Un Romantico a Milano (leggi >>). Antonio Meroni, critico musicale scrive una recensione su M&D Musica e Dischi, in cui esprime il proprio giudizio su questo disco:

    Ci vuole veramente tanto coraggio di questi tempi a voler dichiarare di essere persone che leggono. E quindi pensano. Citare esplicitamente Conrad, Prevert, Dante, Parmenide e articoli che raccontano di piccoli fatti di vita, senza giudicare i protagonisti, non é cosa da poco. Solo per questo i Baustelle meritano tutto il rispetto e l'ammirazione possibile. In più i quattro sanno anche comporre e suonare bellissime canzoni assemblando un album dal titolo esplicito. Colpendo con raffinatezza e grazia. La loro è una delicatezza che potrebbe essere definita antica, educata. Loro non urlano, ma la loro voce è forte e chiara. E la musica arriva dritta e precisa. Come un bisturi o un rasoio. A metà strada tra Ciampi e De André, Lou Reed e Tom Waits, i Baustelle sono una delle più interessanti formazioni italiane di questi anni. La loro forza é nella sincerità. E nel saper scrivere ed eseguire ottima musica. Malavita é un ulteriore passo in avanti rispetto ai precedenti lavori, ed anche una conferma. Per i Baustelle non c'é bisogno di parole: basta ascoltarli.

    (foto da internet)
    Dopo questo album che ha consacrato i Baustelle come una delle band più innovative, raffinate e di spessore del panorama musicale italiano, il 1º febbraio è uscito il loro nuovo disco "Amen" che contiene 15 tracce, tra cui Charlie fa surf (leggi >>), canzone ispirata a Charlie Don't Surf un quadro di Maurizio Cattelan, l'artista italiano vivente più quotato in tutto il mondo, nel quale è rappresentato un bambino con le mani inchiodate al banco di scuola. Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, ha dichiarato che si tratta di "un canto di ribellione adolescenziale totale, contro istituzioni, scuola, famiglia e soprattutto religione cattolica”.
    Che ne dite? Vi piacciono i Baustelle?

    domenica 2 marzo 2008

    I freegans


    (foto da internet)

    I freegans non sono né poveri né disperati, non hanno vissuto una guerra, non hanno conosciuto la fame. Possiamo definirli come difensori del buon senso dimenticato. La loro massima è non si butta il cibo nella spazzatura. Cosa fare allora? Facile! Recuperarlo. I freegans, gli anti-consumisti di New York, stanno facendo proseliti anche in Europa.
    Laureati, funzionari ed impiegati che non avrebbero alcuna necessità di aspettare la chiusura dei mercati, dei supermercati e dei ristoranti per fare la spesa gratuita recuperano avanzi inutilizzati, prodotti vicini alla scadenza o confezioni imperfette che andrebbero a finire nella pattumiera. Non si sentono barboni, ma boicottatori dello spreco.
    Obiettivi? Cassette di frutta troppo matura, yogurt quasi scaduti, sacchi di pane invenduto ed altri prodotti che vengono gettati via ogni giorno.

    I freegans battono sul tempo il camion dei rifiuti.
    E’ stato calcolato che negli Usa circa il 40% degli alimenti prodotti finisce nell’immondizia! In Italia, il Corriere della Sera denuncia che circa 4 mila tonnellate di cibo al giorno vanno a finire nella pattumiera. In soldoni: 584 euro a testa buttati via. Tra i rifiuti il 15% di pane e pasta, il 18% della carne e il 12% di frutta e verdura. In media ogni nucleo famigliare getta via l’11% della spesa mensile!

    (foto da internet)

    Il collettivo leader dei freegans europei -Olla Móbil- si trova in Catalogna. Famosi sono i cenoni di capodanno organizzati con prodotti che sarebbero finiti nella spazzatura. Sempre in Catalogna, i consigli freegan sono stati pubblicati nella Guida della sopravvivenza urbana di Alicia, elaborata da una studentessa 24enne -Alicia Martinez- che fornisce indirizzi e orari di mercati e ristoranti, illustra il grado di disponibilità di camerieri e commercianti nel cedere il cibo superfluo, la qualità dei prodotti e persino le condizioni igieniche dei locali!
    Il movimento non si interessa solo al cibo. Il riciclaggio e la mobilità sono altri cavalli di battaglia dei freegans. In Italia sono sorte, in questi ultimi anni, delle interessanti iniziative : il car sharing, che punta sull'acquisto dell'uso effettivo di un mezzo più che sul mezzo stesso e il Matrec il primo catalogo nazionale sui manufatti post-consumo.

    Ah! Molte mamme italiane iniziano a noleggiare bilance e passeggini nelle farmacie di quartiere!

    Che ve ne pare?

    sabato 1 marzo 2008

    CioccolaTÒ


    (foto da internet)


    Vi ricordate il film Forrest Gump? In uno dei suoi ragionamenti strampalati, Forrest, mentre aspettava l’autobus, disse: «La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita».

    E voi, cosa pensereste se, durante una passeggiata, vi trovereste davanti la fabbrica del cioccolato? Un choco-shock! Uau che meraviglia!

    È quello che vi accadrà se andrete a Torino dal 22 febbraio al 2 marzo. Il Piemonte, infatti, è il maggior centro italiano di lavorazione del “cibo degli dei”. A Torino vi aspetta CioccolaTÒ, una kermesse dedicata alla “cultura” del cacao: dieci giorni di dolce immersione nel mondo del cacao, attraverso percorsi pensati per soddisfare tutti i gusti: dalle degustazioni alle letture ed alle rappresentazioni teatrali in tema di cacao; dai laboratori di maestri pasticceri di fama internazionale a Scuola di CioccolaTÒ e Fabbrica di CioccolaTÒ.

    I gianduiotti, i cunesi o i cremini sono ambasciatori del cioccolato torinese, e le maggiori case di cioccolato in Italia, come Caffarel, Streglio o Venchi sono tutte piemontesi.




    (foto da internet)


    La choco-immersion quest’anno sarà contrassegnata dal principio della creatività nella progettazione, ovvero dal design, visto che il 2008 è l’anno in cui Torino celebra la sua nomina a World Design Capital - capitale mondiale del design – e per questo motivo alcuni degli appuntamenti sono all’insegna del binomio Cioccolato-Design. CioccolaTÒ 2008 sarà dunque l’occasione per scoprire le infinite declinazioni del design applicato al cioccolato, per riscoprire i classici della tradizione e farsi conquistare dalle espressioni più innovative dell’arte cioccolatiera.


    (foto da internet)

    Il titolo di World Design Capital le è stato conferito dall’International Council of Societies of Industrial Design per le sue eccellenze nel design e per lo sforzo progettuale di essersi trasformata da città principalmente industriale a moderna città europea della cultura, basandosi su innovazione e creatività. La Forma, come tema conduttore, ispira le tre aree tematiche dei dieci giorni di feste, degustazioni, laboratori e spettacoli. La prima area è “trasformare”; la seconda è “informare”, e la terza è "formare", con la Fabbrica di CioccolaTò a cura di Silvio Bessone: si potranno seguire le fasi di lavorazione del cioccolato, dalla tostatura alla creazione della forma.



    P.S.: Quando si parla di cioccolato, e per di più torinese, non si può non menzionare quella crema che, da bambini (e non solo) ci ha sempre portato nel paese felice: la Nutella.

    Buona degustazione!

    venerdì 29 febbraio 2008

    Plagio o pubblicità?

    (foto da internet)

    Che Loredana Bertè sia polemica, in Italia non è un segreto per nessuno! Ormai leggendarie le sue performance: con il pancione finto e una minigonna vertiginosa a Sanremo (guarda>>) e vestita da sposa e gridando ai quattro venti “Non sono una signooora” al Festivalbar (guarda >>; leggi>>). Il suo unico obiettivo pare fosse far parlare di sè dopo alcuni periodi in cui erano calate le vendite dei suoi dischi. Agli antipodi della sorella, la ben più sobria Mimì Bertè, in arte Mia Martini, sofisticata interprete di brani raffinati quali Minuetto (leggi>>), Piccolo uomo (leggi >>); Almeno tu nell'universo (leggi >>), Gli uomini non cambiano (leggi>>), E non finisce mica il cielo (leggi >>), Loredana è sempre riuscita ad essere notizia di prima pagina grazie alle sue provocazioni nella vita privata e in quella professionale, soprattutto dopo le parentesi di alcune canzoni di grande successo come E la luna bussò (leggi >>) o Sei bellissima (leggi >>).


    (foto da internet)

    Adesso la Berté è notizia per l’esclusione dal Festival di Sanremo 2008, accusata di plagio dal compositore Tullio de Piscopo: il brano presentato dalla cantante alla gara, Musica e parole pare somigli troppo al brano scritto da De Piscopo e Alberto Radius e cantato da Ornella Ventura, L’ultimo segreto.

    E voi, dopo aver ascoltato le due versioni, che ne pensate? Si tratta di un plagio o dell'ennesima trovata pubblicitaria?

    giovedì 28 febbraio 2008

    Tic (proprio per tutti)


    (foto da internet)

    Cari chiodini vicini e lontani, dedichiamo questo post al mondo delle tic.
    Oggi vi proponiamo alcuni siti interessanti che abbiamo trovato gironzolando su internet.

    a) per i chiodini un po' più grandicelli:

    -Booksweb e Radioalt, due siti segnalati dalla nostra collega Angela Ferioli sul suo blog Incroci.
    Booksweb è un programma televisivo online, dedicato al mondo dei libri. Offre interviste a scrittori, consigli di lettura, incontri letterari, commenti in vide e altri servizi interessanti.
    RadioAlt, invece, è un'interessantissima proposta culturale attraverso una radio in streaming diretta da Massimo Villa su musica e libri.

    -Wu Ming. Nel 1994, centinaia di artisti, attivisti scelsero di adottare la medesima identità. Tutti si ribattezzarono Luther Blissett e si organizzarono per scuotere l'industria culturale. Nel gennaio 2000, alcuni di loro si riunirono sotto il nuovo nome Wu Ming. Quest'ultimo progetto è concentrato sulla letteratura e la narrazione.
    Insomma, una banda di scrittori al servizio del copyleft.
    E per finire, vi presentiamo il DOP, il dizionario multimediale di ortografia e di pronunzia. Un'ottima risorsa con più di 92.000 lemmi e con un'antologia di più di 50 opere della letteratura italiana. Un dizionario da ascoltare!


    (foto da internet)



    b) per i chiodini piccini piccini:

    grazie al lavoro di Maestro Alberto, questo mese vi possiamo consigliare alcuni link molto divertenti:
    -Paint, un servizio che vi permetterà di disegnare con dei pennarelli colorati.
    -Crayola, per disegnare con matite e pennarelli.

    -Manythings, un sito con un sacco di risorse per imparare l'inglese.

    Buon divertimento!

    mercoledì 27 febbraio 2008

    Italia:calma=Spagna:movimento

    (foto da internet)
    Fino a poco tempo fa che cosa pensava un italiano quando si nominava la Spagna?
    La Spagna, paese del sole, era sinonimo di vacanze a prezzi accessibili, divertimento, ospitalità.

    Oggi, cosa pensa un italiano se gli si parla della Spagna?
    Al Sorpasso.
    La Spagna, ormai, sotto tutti i punti di vista, ha superato il belpaese: in fatto di organizzazione il turismo spagnolo sembra non avere rivali, il Pil pro-capite è superiore e l’economia è molto più solida.
    A un italiano, la parola sorpasso evoca immediatamente un film emblematico, appunto Il Sorpasso, di Dino Risi, del 1962, in cui nell’Italia del boom economico si viveva con spensieratezza, consci che il futuro sarebbe stato, comunque, migliore. Il film è uno spaccato di vita nostrana, dal punto di vista di un uomo istrionico, vuoto, a momenti generoso e amichevole, che incarna perfettamente la società italiana. E l’epilogo in tragedia del film è la conseguenza di tanta irresponsabilità.
    In Spagna adesso ci sono le elezioni. Lunedì scorso c’è stato il primo dibattito televisivo tra i due candidati alla presidenza. La politica è entrata nelle case di tutti. In Italia, invece che cosa succede? L'indifferenza dell'elettorato e di coloro che lo comandano è impressionante.
    (foto da internet)

    Rajoy e Zapatero si sono confrontati (o, per meglio dire, Rajoy ha sottoposto Zapatero a un processo) sui problemi dell’immigrazione, dei diritti civili, della scuola e del terrorismo. E sempre Rajoy ha tentato di smontare, pezzo per pezzo, quanto è stato fatto dal leader spagnolo e dal suo governo. Ovviamente il partito socialista non ha avuto una vita facile e chiunque andrà alla Moncloa dovrà affrontare tempi duri che vedono coinvolti l’economia mondiale e le nuove forme di società che si propongono.
    Ma, permettetecelo, da un’ottica italiana, che sobrietà!
    Anche in Italia si andrà a votare a breve. A parte le previsioni dei sondaggi, come si vive la campagna elettorale?

    (foto da internet)
    A parte l’innovazione delle primarie, è sempre tutto uguale: i diritti civili, così centrali nella politica socialista della Spagna, spaventano tutti i politici italiani, visto che immediatamente si attivano le crociate del vaticano.
    Solo l’individualismo, all’ italiana, è capace di raggiungere le prime pagine della stampa internazionale: adesso è la volta di un politico con velleità di buffone, adesso l’indebitamento pubblico che cresce parallelo all’indebitamento dei cittadini. E che dire dei primati della “monnezza”, ovvero il gravissimo problema dei rifiuti che invadono una regione, la Campania, così vituperata ma emblematica della cultura italiana? Oppure delle brevissime legislature?

    Calma piatta: la classe politica si ripropone sempre, senza alcun cambio, solo più vecchia all’anagrafe
    La cultura spagnola si è mobilitata per Zapatero, la Platoforma de Apoyo a Zapatero ha l’obiettivo di influenzare il voto in favore del presidente uscente. Tutti sappiamo che nessuno ha la bacchetta magica e Zapatero non può essere la panacea di tutti i mali. Però, almeno uno ci prova: bisogna Defender la alegría.
    Invece, in Italia, nonostante lo slogan veltroniano di Obama “Yes, we can”, la delusione per la politica ha lasciato finora muti e afoni anche gli artisti che, un tempo, si sarebbero “spesi” per la battaglia elettorale. Nel 1996 fu la Canzone popolare di Ivano Fossati, regalata dal cantautore ligure a uno speranzoso Romano Prodi, a spronare il popolo del centrosinistra.
    Vi ricordate della Zapatero (mania), in Italia, di cui vi parlammo l’anno scorso? Come il Belpaese guarderà la Spagna negli anni a venire ve lo diremo nelle prossime ... elezioni!

    martedì 26 febbraio 2008

    La vita è (puro) teatro

    (foto da internet)

    Luigi Pirandello conosceva molto bene la pazzia: si sposò con una donna la cui lucidità cominciò a venir meno nove anni dopo il matrimonio. Per questo la follia è un tema ricorrente in tutta l’opera pirandelliana. Nella sua poetica l’uomo non ha una personalità, ma molteplici e i suoi personaggi possono essere contemporaneamente uno, nessuno e centomila.

    Pirandello ha una visione molto personale della vita, come evidenziano le sue parole:

    Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter saper né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.
    Chi ha capito il giuoco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita.
    Così è. La mia arte è piena di compassione amara per tutti quelli che si ingannano; ma questa compassione non può non essere seguita dalla feroce irrisione del destino, che condanna l'uomo all'inganno. Questa, in succinto, la ragione dell'amarezza della mia arte, e anche della mia vita.

    Il grande drammaturgo inserisce ne “Il berretto a sonagli” la sua sorprendente definizione di follia: “Dire sempre la verità, la nuda e cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi e delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali, porterà presto all'isolamento e, agli occhi degli altri, alla pazzia.”

    L’alienazione è quindi un rifiuto delle convenzioni sociali e, persino, della stessa convenzione teatrale che l’autore smaschera servendosi dell’espediente del “teatro nel teatro”, come accade in “Enrico IV”, sicuramente l’opera che riflette nel migliore dei modi tutta la complessità del rapporto tra verità e finzione dell’universo pirandelliano ed è un testo chiave della drammaturgia contemporanea.

    (foto da internet)

    Questa è la vicenda narrata nell’opera:

    Un giovane nobile, durante una cavalcata in costume, cade da cavallo mentre sta impersonando il personaggio di Enrico IV, alla messa in scena prendono parte anche Matilde di Spina, di cui è innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Per colpa di quest’ultimo, Enrico IV cade da cavallo e batte violentemente la testa. Al suo risveglio, crede di essere veramente l’imperatore di Germania e parenti ed amici, per assecondarlo, allestiscono la sua villa come fosse la reggia del sovrano, ingaggiando persino dei giovani che svolgano il ruolo di consiglieri e valletti prestandosi al gioco. Belcredi ne approfitta per sottrarre Matilde al "sovrano" rivale. Dopo dodici anni Enrico guarisce e...

    Se volete sapere come finisce la storia, perché non andare a vedere la rappresentazione teatrale? In fin dei conti, il teatro è scritto per essere visto, non per essere letto!

    Enrique IV

    Teatre Principal de València

    lunedì 25 febbraio 2008

    Elogio della lentezza



    (foto da internet)


    Oggi si celebra in numerose città italiane, europee e a New York la giornata mondiale della lentezza.
    Obiettivi: si cercherà di evitare il due in uno: non si faranno due cose contemporaneamente e si proverà a rallentare il ritmo. La cortesia prevarrà sull’impazienza e si applicheranno i famosi Comandalenti.
    Eccoli:

    1) Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o fare colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
    2) Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
    3) Se entrate in un bar per un caffè: ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell'uscita (questa regola vale per tutti i negozi, in ufficio e anche in ascensore).
    4) Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara.
    5) Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer, se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
    6) Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall'altra parte della città.
    7) Non riempire l'agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli, impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
    8) Non correte per forza a fare la spesa, senz'altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
    9) Anche se potrebbe costare un po' di più, ogni tanto concediamoci una visitina al negozio sottocasa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
    10) Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
    11) La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
    12) Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
    13) Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
    14) Smettiamo di continuare a ripetere: non ho tempo. Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.



    (foto da internet)

    E i 7 comandalenti per la cucina:

    1) Il cibo è la tua prima medicina: insegna Ippocrate. Crediamoci!
    2) La poesia del cibo inizia quando facciamo la spesa: scegliamo prodotti di stagione e di qualità. Se vogliamo risparmiare diminuiamo la quantità: che è anche un'ottima scelta per controllare colesterolo e peso.
    3) E' scientificamente provato che l'acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta appassioniamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, un fiore?
    4) Utilizziamo tutti i nostri sensi per godere dei singoli ingredienti: la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto... anche l'udito (i rumori della cucina fanno tanto casa e calore!).
    5) Gustiamo ogni forchettata e ogni piccolo sorso di quel vino che, anche se da incompetenti, avremo scelto con amore e cura.
    6) Evitiamo il due in uno! Se mangiamo non telefoniamo, se telefoniamo non mangiamo.
    7) Non precipitiamoci... il cinema, la lavastoviglie, l'ultimo ritocco al computer, possono aspettare.



    (foto da internet)

    La giornata della lentezza è di lunedì, il giorno in cui è più difficile provare a rallentare. L'idea è stata lanciata dall'associazione culturale L'arte del vivere con lentezza di Pavia è sostenuta dall'Assessorato alle Aree cittadine e Consigli di zona.
    Grande voglia di rallentare anche a New York dove si svolgerà il festival della lentezza dal 25 al 27 febbraio. All'iniziativa hanno aderito quest'anno più di 200 città italiane, numerose città europee, come Lione, Londra e Parigi.
    In Italia si va di corsa, soprattutto a Milano. Tutti sempre in movimento. La guida è frenetica e la camminata troppo svelta, quasi ci fosse qualcuno a inseguirci.
    Allora, una volta ogni tanto, è bene che tutti si fermino almeno per un istante. La manifestazione ha lo scopo di proporre ai cittadini di riappropriarsi del loro tempo e della loro vita. Meglio fermarsi e guardare la propria città. A Milano, tra le altre iniziative, sono previste una serie di letture che dureranno tutta la notte.

    Proviamo a staccare!

    domenica 24 febbraio 2008

    Quello che è meglio non dire

    (foto da internet)
    Indovinello: come si chiamano quelle parole che danno la giusta misura della conoscenza linguistica del parlante, il cui significato, non letterale, è estremamente legato al contesto?

    Risposta: sono le parole brutte, sporche, quelle sconce, usate per offendere, più conosciute come parolacce, che esprimono il linguaggio delle emozioni. Sono quelle espressioni che danno voce all’inesprimibile: la rabbia, la sorpresa, la paura. Un insulto, un’esplosione verbale che oltraggia, un’ingiuria, un improperio, un’insolenza: il turpiloquio è una costante del comportamento umano, una corrente elettrica che attraversa da sempre il linguaggio individuale e collettivo, che compare dagli esordi della comunicazione verbale, in ogni civiltà.
    Davanti a un’emozione, il parlante, attonito, rimane a corto di parole e ricorre a un intercalare, o a un’espressione che ha più valore di mille parole messe insieme: è quell’emozione che, essendo tale, non si riesce a verbalizzare in altro modo se non rifacendosi a un’espressione che, però, molto spesso, risulta volgare. Se da una parte le parolacce diventano un segno di povertà lessicale, dall’altra il giusto peso, nonché uso, del significato sono prerogativa del parlante nativo.




    (foto da internet)
    Il più “famoso”in Italia: cazzo! È un intercalare che non è usato con l’intenzione di offendere, infatti non ha più un significato letterale, è privo di qualsiasi riferimento sessuale. Occupa la settecentoventiduesima nel Lessico di frequenza dell’italiano parlato.
    La parola presenta un’infinità di termini e derivati: cazzone, cazzuto, scazzo, incazzato, etc.).
    Attenzione, però, perché, da qualche giorno, cazzo! non è soltanto un'espressione volgare, visto che costituisce anche una vera e propria ingiuria. E pertanto chi dice “Che cazzo vuoi” può essere legittimamente multato. Lo ha stabilito la Cassazione che sottolinea come l'espressione,”oltre che triviale”, è “sinonimo di disprezzo dell'uomo e della sua dignità”.
    Certo le offese, nella maggior parte dei casi, hanno qualcosa in comune con il sesso (coglione, frocio, sfigato, etc.), ma perdono, poi, nell'uso più comune il significato originario. Ovvio: considerando che la paraloccia deve essere un insulto, un’imprecazione, o comunque un qualcosa di “sporco” o di volgare, non può poi non essere legata a temi intimi e intoccabili come la religione, il sesso o la morale, insomma tutto quello che riesce a dare subito forti emozioni.

    (foto da internet)
    Si crede che nella maggior parte dei casi sono pronunciate dai più incolti, ma Tullio De Mauro ci dice che «si può essere volgari anche in un buon Italiano medio». Dove non ha potuto la lingua colta c’è riuscita quella volgare: da nord a sud della Penisola, l’Italiano gergale fa uso libero delle parolacce. Ormai non c’è più bisogno di attingere dal dialetto, anche l’italiano diventa colorito, anche se, a volte, con qualche sfumatura di significato, a seconda della regione.
    Esempio: tipica parolaccia diffusa a livello nazionale, ma specialmente a Roma, figlio di mignotta (da figlio di madre ignota), usata contro una persona per darle del “bastardo”. Questa, che pure pronunciata con durezza, è un'offesa abbastanza grave, ha poi in romanesco una connotazione quasi affettuosa. (I bambini figli di nessuno sono persone particolarmente furbe, abilissime nell'arte di arrangiarsi, abituate a lottare con la vita giorno per giorno. Per questo, non di rado, questa espressione viene rivolta a un amico furbo, che ha dimostrato la sua scaltrezza in qualche occasione speciale).
    Attenzione: se quest’espressione la sentite in Sicilia può risultare molto offensiva.
    Ci sono poi parolacce che, diffuse a livello nazionale e logorate dall’uso continuo, hanno perso il loro significato originario per acquisirne un altro: casino (“casa di tolleranza”, “bordello”) ha quasi sostituito il termine “confusione”, “caos disordinato”. Da qui i numerosi derivati: fare casino, fare chiasso, confondere le cose; incasinato, essere occupatissimo; casinista, disordinato nel pensare o nell'agire.

    Curiosità: fregarsene ormai da tempo ha sostituito “infischiarsene”, ma ha perso completamente ogni riferimento al suo significato etimologico, visto che era usato, a mo’ di provocazione della propaganda fascista. (I bambini appartenenti all'organizzazione dei “Figli della Lupa” portavano scritto sulla camicia nera “Me ne frego della morte”).

    E cosa direbbe la Cassazione del turpiloquio di Roberto Benigni sull’ormai sempre più solito cavaliere?
    Voi, probabilmente, penserete Oh nooo!!! Sempre Berlusconi Che palle!!!

    sabato 23 febbraio 2008

    Se vuoi essere trendy, fatti una sciarpa al bar!

    (foto da internet)

    Sferruzzare non è più un intrattenimento da nonna Papera! Anzi! Ferri e gomitoli piacciono sempre di più a donne e uomini di ogni età e condizione sociale e professionale. E da quando star come Uma Thurman, Cameron Diaz, Julia Roberts, Julianne Moore e Sarah Jessica Parker sono state fotografate mentre si rilassavano lavorando a maglia, tricottare fa tendenza, tanto che ora anche in Italia arrivano i bar-da-calza (guarda il video >>), luoghi d'incontro dove sferruzzare in compagnia. Fuori, dunque, ferri e uncinetto in un "Knit Café", tra gomitoli colorati, senza alcuna vergogna. Il primo è sorto a Los Angeles, all'8441 di Melrose Avenue, e nella Grande Mela si trova quello di Miriam Maltagliati che pensa a una succursale italiana.

    (foto da internet)

    In America, i 'Knitting Group' organizzati da negozi di maglia, bar e gallerie d'arte, sono già diventati un vero fenomeno, tanto che è nata persino una comunità di appassionati che interviene sul paesaggio con i lavori a maglia (www.knittaplease.com): hanno iniziato con micro-tubolari messi alle antenne di auto in sosta, poi hanno decorato pali e piloni, fino ad arrivare a rivestire alcune pietre della Grande Muraglia.

    (foto da internet)

    L’entusiasmo di Julia Roberts per questa nuova passione è tale da ispirare il suo ritorno sugli schermi con un film auto-prodotto in uscita alla fine del 2007, 'The Friday Night Knitting Club'.

    (foto da internet)

    Se anche voi volete essere trendy, vi consigliamo un corso accelerato di maglia per imparare a fare il dritto, il rovescio e la chiusura.

    venerdì 22 febbraio 2008

    Gabriella Ferri

    (foto da internet)

    Gabriella Ferri è stata più che una cantante. Con la sua voce roca diventò il simbolo di Roma e ne interpretò il ricordo della borgata, le atmosfere di un mondo che non c’è più.
    La Ferri nacque a Roma nel 1941. Iniziò la carriera negli anni ‘60, ottenendo grandi consensi con la rivisitazione dei successi della canzone romana. Rimase fedele alle sue origini d’interprete folk e riuscì a portare la sua arte al grande pubblico e, soprattutto, a rimanere nell’affetto della gente anche a dispetto delle mode e dei cambiamenti di stili.
    Gabriella Ferri iniziò a cantare all’ Intras Club di Milano negli anni ’60; poi passò al Bagaglino di Roma. Fu proprio al Bagaglino dove cominciò la sua avventura con gli stornelli romani. Con il successo arrivarono anche le apparizioni in televisione dove il suo temperamento naturalmente teatrale trovò l’evoluzione ideale: erano gli anni ‘70 ed erano i tempi dei grandi varietà televisivi come Senza rete e Dove sta Zazà dove, con la canzone Sempre (leggi>>) -la sigla di chiusura-, lasciò una delle pagine più belle della storia della musica italiana in televisione.
    Oltre alle più famose canzoni della tradizione romana Gabriella Ferri ha anche saputo interpretare in modo personale e profondo anche quelli della tradizione napoletana, l’altro grande patrimonio della nostra cultura popolare.

    (foto da internet)


    Tra i suoi grandi successi, ricordiamo Il valzer della toppa (testo di Pier Paolo Pasolini; leggi>>), Rosamunda (leggi>>), Dove stà Zazà, Semo in centoventitré, Tutti ar mare, Quando sei bella Roma (leggi>>).
    Gabriella Ferri partecipò al Festival di Sanremo in coppia con Steve Wonder con il quale cantò Se tu ragazzo mio (leggi>>).
    Conobbe, negli ultimi anni della sua vita, l'esperienza amara della depressione. Visse momenti difficili: la partenza per l’America, l’esilio volontario nella sua casa in provincia di Viterbo. Se ne andò a soli 62 anni.
    Qualcuno ha scritto che se Anna Magnani ha dato volto a Roma nel cinema, Gabriella Ferri ha dato voce a questa città. Entrambe (leggi il testo de Le Mantellate>>) con passione, sangue ed emozione.

    La ricordiamo con affetto con una sua canzone -Remedios- usata come colonna sonora del film Saturno contro di Ferzan Ozpetek.

    giovedì 21 febbraio 2008

    In nome dell'Italia e del caffè

    (foto da internet)

    Negli ultimi tempi, soprattutto a causa dei problemi politici, l’Italia non è poi così ben vista all’estero, giacché è opinione diffusa che il paese trascina da anni una crisi endemica ed è incapace di adattare la sua amministrazione e il suo sistema politico al mondo moderno: lo stato è una preda, il parlamento un luogo in cui si spartiscono i bocconcini più grossi. In realtà ciò che è sotto gli occhi di tutti è una notevole sproporzione fra quelli che sono gli interessi privati, o le piccole vendette personali, rispetto alla visione più generale ed il senso di responsabilità alla base di una sana amministrazione.
    L’ultimo episodio di malgoverno all’estero è stato visto addirittura con compassione e pena. Non c’è alcun dubbio: sono molti, forse troppi, gli elementi che fanno dell’Italia un’anomalia, in cui sembra essersi persa la distinzione fra reale e surreale, fra commedia e tragedia.
    È necessario un cambio nella mentalità, una maggiore lungimiranza per sostituire la filosofia del giorno per giorno, ovvero del “tirare a campare”. Un'abitudine, questa, che appartiene agli stereotipi che hanno fatto dell’Italia il sinonimo del Belpaese.

    Il detto riferito a Ischia, isola del golfo di Napoli, riassume un po’ come gli stranieri vedano gli italiani: “a Ischia si mangia, si beve e si fischia”, o meglio in Italia si mangia, si beve e si fischia.

    (foto da internet)


    Andiamo per ordine:

    1. In Italia si mangia, o meglio si stramangia: la regina è ovviamente lei, madame la pasta, un’autentica tradizione, ieri oggi e domani. La pasta è il primo piatto, immancabile, in un pranzo italiano. Il convivio attorno alla tavola è visto come sinonimo di condivisione e amicizia.
    2. Si beve. Ogni buon pranzo è accompagnato da un buon vino, ed infine, dopo il dessert, da un buon caffè, abitudine che fa parte di tutti i momenti della vita quotidiana di ogni italiano: a colazione, dopo pranzo, dopo cena, durante le brevi pause di lavoro, a casa o al bar.



    (foto da internet)

    3. Si canta, si fischia o si fischietta. L'Italia è famosa per la sua musica e per il bel canto: canzoni come 'O sole mio, Volare così come arie operistiche sono tra le melodie più famose del mondo. Ovviamente ciò non significa che tutti gli italiani cantino. Il cliché, nato da una conoscenza superficiale della vita e della cultura popolare, soprattutto del meridione, ha messo radici così profonde nell'immaginazione degli stranieri che ha creato nelle città turistiche delle situazioni irreali ed assurde, al limite del grottesco. Vi immaginate una gita in gondola a Venezia, con accompagnamento musicale di melodie popolari napoletane?

    I luoghi comuni degli italiani spensierati e sfaccendati fanno sorridere. Ma ci sono poi altri cliché, negativi, come la mafia, che, a volte suscitano un sentimento di irritazione, visto che lo sguardo hollywoodiano della mafia non è, nenche lontanamente, lo sguardo che ha un italiano su quello che è il problema più antico ed insieme più grave del paese, la cui mentalità ha invaso l'intera società italiana. Anche se negli negli ultimi anni accenna ad indebolirsi, in un passato non tanto lontano, la mafia ha coinvolto giudici, forze dell'ordine e semplici cittadini.

    A questo proposito una notizia curiosa dalla Germania, dove, pare, che questo problema sia diventato una trovata pubblicitaria per attirare degustatori di caffè.


    (foto da internet)
    Un rivenditore di espresso ha avuto la stravagante idea di associare il caffè e la mafia, coniando, così, un nuovo marchio: «Kaffeemafia». Nel logo due rivoltelle al posto delle «f».
    Si tratta di una vettura, per la precisione di un carro funebre, che si trasforma in bar mobile per chi non vuole rinunciare al buon caffè italiano. Da quasi un anno il carro funebre bianco, una Fiat del '65 ristrutturata, si presenta alle fiere più importanti del paese e suscita curiosità tra i visitatori e operatori del settore. Per la targa è stato ripreso il logo del film Il padrino. In questo caso però una mano impugna i comandi del simbolo del dollaro di color rosso-sangue.
    Ma l'Italia è ancora identificabile con la mafia? In Germania sembra ancora di sì.

    mercoledì 20 febbraio 2008

    Le forme dell'acqua

    (foto da Repubblica)

    L’acqua, fondamento primordiale della vita, assume molteplici forme. E il modo in cui si mostra ne determina la nostra percezione.

    «Qual è la forma dell'acqua?». «Ma l'acqua non ha forma!» dissi ridendo: «Piglia la forma che le viene data» (A.Camilleri, La forma dell'acqua)

    Secondo i personaggi di Camilleri, l’acqua non ha forma, ma per i lettori di Repubblica l’acqua ha almeno 2300 forme: infatti superano questo numero le foto inviate alla redazione del giornale per plasmare le molteplici forme della preziosa risorsa. Fiumi, laghi, neve, ghiaccio, nuvole, fontane, cascate sono state alcune delle numerosissime forme immortalate dai partecipanti al concorso “le forme dell’acqua” indotto dal quotidiano. Fra le 30 finaliste i lettori dovranno votare lo scatto più bello.

    (foto da Repubblica)

    Bruno Maiolini, conservatore della Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del Museo Tridentino Scienze Naturali nonché presidente della giuria racconta:

    Abbiamo avuto notevoli difficoltà nel selezionare le 30 foto da sottoporre al giudizio del pubblico. La partecipazione era rivolta a tutti, con qualsiasi mezzo tecnico, quindi abbiamo creduto opportuno non tenere troppo conto di aspetti di qualità fotografica quanto della capacità di cogliere un momento magico, di isolare un particolare significativo, di evocare una storia con un atteggiamento colto al volo. Abbiamo anche tentato di classificare in alcune categorie arbitrarie le immagini pervenute, per capire quale fosse stata la percezione delle "Forme dall'acqua" da parte dei partecipanti.

    (foto da Repubblica)

    Vi piacciono le foto finaliste? Scriveteci quale preferite. E, se volete, potete anche partecipare alla votazione?