venerdì 18 novembre 2016

Milva canta Merini


(foto da internet)

Milva e Merini, ovvero come musica e letteratura si fondono in un felice connubio tra una delle più grandi interpreti della musica leggera italiana e la compianta poetessa milanese.
Milva, soprannominata la pantera di Goro, debuttò nel lontano 1959 e fu una delle voci femminili di spicco nel panorama musicale italiano degli anni '60 e '70. 
Nel 1965 iniziò a lavorare in teatro con Giorgio Strehler, diventando, col tempo, una delle più accreditate interpreti del difficile repertorio brechtiano, e facendosi apprezzare, in particolar modo, in Germania






(foto da internet)

In quegli anni, Milva incise un'interessante versione di Milord di Edith Piaf, scritto dalla grande pianista Marguerite Monnot sui versi di Georges Moustaki
Nel 1967, debuttò, al Piccolo Teatro di Milano, con il recital Io, Bertolt Brecht, al fianco di Giorgio StrehlerNel 1973, sempre con Strehler, allestì l'Opera da tre soldi di Brecht.
In seguito, estese ulteriormente il suo repertorio, proiettandosi verso i sentieri raffinati e inesplorati della grande musica d'autore greca: il 1978 fu l'anno dell'incontro con Mikis Theodorakis, musicista capace di coniugare l'impronta popolare mediterranea al trattamento orchestrale tipico della musica occidentale. 
Milva inaugurò così una nuova stagione che la vide collaborare con prestigiosi poeti greci quali Eleftheriou, Livaditis e Kampanelis
Lavorò anche agli ordini di Luciano Berio, uno dei più celebri compositori d'avanguardia capace di mescolare dodecafonia e musica elettronica, citazioni popolari e sofisticate rielaborazioni sinfoniche. Il grande talento della cantante e la sua raffinata sensibilità artistica, le permise di avere un ruolo di interprete privilegiata nei tanghi del grande Astor Piazzolla.




(foto da internet)

La poetessa Alda Merini, figura di spicco della letteratura italiana, esordì come autrice all'età di 15 anni. Di famiglia modesta, frequentò le scuole professionali e si dedicò allo studio del pianoforte.
Pubblicò, nel 1950, Il gobbo e Lucedue testi apparsi nella Antologia della poesia italiana 1909-1949.
Nel 1947 incontrò quelle che definirà come prime ombre della sua mente: l'inizio di una lunghissima malattia psichiatrica che l'accompagnerà per tutta la vita.
Nel 1953 uscì il primo volume di versi intitolato La presenza di Orfeo. Due anni dopo pubblicò Nozze Romane e Paura di Dio
Agli inizi degli anni '60, iniziò un triste periodo di silenzio e di isolamento: venne internata di nuovo in ospedale fino al 1972, periodo durante il quale non mancò di tornare in famiglia, e durante il quale ebbe tre figlie.




Dopo alternati periodi di salute e malattia, che durano fino al 1979, la Merini tornò a scrivere dei testi intensi e drammatici che raccontano le sue sconvolgenti esperienze in manicomio. I testi sono raccolti in La Terra Santa, pubblicato nel 1984.
Nel 1985 scrisse le venti poesie-ritratti de La gazza ladra e L'altra verità. Diario di una diversa, il suo primo libro in prosa.
Dopo aver nuovamente sperimentato gli orrori del manicomio, conquistò, negli ultimi anni di vita una certa serenità che le permise di pubblicare, nel 2002, un piccolo volume dal titolo Folle, folle, folle d'amore per te.
Nel 2004 uscì un disco che conteneva undici brani cantati da Milva tratti dalle sue poesie (vedi 1, 2, 3,).



Il suo ultimo lavoro è datato 2006: Alda Merini si avvicinò al genere noir con La nera novellaMorì a Milano il primo novembre 2009.
La sua poetica è capace di esprimere l’inesprimibile. È uno scudo, una difesa: unica arma possibile nelle sue circostanze, contro i dolorosi e disumani internamenti, con la quale difendere la propria dignità, conservare la propria umanità, non dimenticare mai la propria sensibilità, ma, al contrario, farla emergere sempre più. La poesia è la sola medicina possibile per la sua anima: l’ancora per il mare in tempesta, l’equilibrio nel disequilibrio e, in definitiva, la salvezza.  
I suoi testi trasmettono il dolore dell’esistenza, ma, allo stesso tempo, fanno sì che proprio la sofferenza contribuisca a renderla degna di essere vissuta. In Merini solo attraverso le tenebre si scorge la luce, ed è solo mediante il dolore che si può apprezzare la gioia.
I suoi versi, con la voce inconfondibile di Milva, penetrano l'anima di chi ascolta, e ci regalano un momento unico in cui musica e letteratura si fondono in una rappresentazione che ricorda le liriche greche.  
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