venerdì 25 gennaio 2013

Intervista a Gemma Pasqual





(foto da internet)

È uscito in questi giorni Giocherò nel Barça, il secondo libro di Gemma Pasqual tradotto in italiano. L'autrice ci onora con la sua amicizia e ci ha gentilmente concesso questa breve intervista.


Questo è il secondo libro che pubblichi in Italia, dopo la Ballerina di Baghdad.  Credi che esista un forte interesse nel nostro paese per la letteratura per ragazzi?
Senza dubbio, e specialmente per la letteratura per ragazzi che parla di temi sociali e d'attualità.  

Il titolo originale di questo libro è difficile da tradurre in un’altra lingua. Come si è scelto Giocherò nel Barça?
Non lo so, non ho preso parte al processo di traduzione. Suppongo che ci sia una relazione diretta con il titolo originale Barça ou Barzakh! che significa giocherò nel Barça o morirò per cercare di farlo; evidentemente stiamo parlando del Barça o della vita che sperano di avere in  Europa.


(foto da internet)

Il tuo libro è anche una denuncia delle condizioni di vita dei giovani africani. Se nel libro la Ballerina di Baghdad lo spunto è nato da un articolo di un giornale, che cosa ti ha spinto a narrare una storia come questa?
Anche in questo caso sono state le notizie dell’arrivo costante  dei giovani africani che mettono a repentaglio la loro vita per raggiungere l’Europa, con la speranza di un mondo migliore. I dati, le notizie, le morti, l’età -sono sempre più numerosi i giovani- le donne incinte, i bambini... tutto questo è terrificante.

I sogni degli adolescenti di cui parli nel tuo libro, in un modo o in un altro,  si spezzano, e Amadou è l’unico che potrà mantenere viva la speranza d’una vita migliore grazie alla solidarietà e all’amore. Credi che, alla fine, siano proprio i rapporti umani, i sentimenti,  che ci permettono di andare avanti?
Nei miei incontri con i giovani, sempre spiego loro che c'è in noi una parte selvaggia che dobbiamo addomesticare; qualcosa non funziona in noi adulti se ancora esiste un primo mondo e un terzo mondo. Ci piaccia o no, la nostra vita è regolata da leggi che fanno sì che questi giovani debbano giocarsi la vita per cercare una vita migliore. Tutto ciò deve cambiare, e il cambiamento deve nascere dalle nuove generazioni.  Sono convinta che le leggi devono tener conto dei rapporti umani e dei sentimenti per poter avanzare. Tutti insieme dovremmo spezzare questa divisione tra primo e secondo mondo e cercare di costruire un mondo migliore. 

La casa editrice che pubblica i tuoi libri in italiano è Edizioni San Paolo, una casa editrice cattolica. In Italia c’è sempre stata una parte della chiesa attenta ai problemi degli immigranti, dei giovani, delle donne, dei poveri. Credi che in Spagna esista questo tipo di sensibilità nel mondo cattolico?
Mi piace pensare che Edizioni San Paolo, una casa editrice importante, pubblichi i miei romanzi perché piacciono.
In Spagna  come in Italia, esiste una parte della Chiesa attenta ai problemi sociali, ma non solo nella Chiesa, bensì nella società intera. Non possiamo restare a guardare come si susseguono le ingiustizie sociali.  Comunque, tutti noi, e quindi anche gli italiani, abbiamo veramente bisogno di governi che siano attenti ai problemi delle persone.

Se tu dovessi classificare il tuo libro nei sottogeneri della letteratura per ragazzi, come credi che si potrebbe catalogare  Giocherò nel Barça?
Evidentemente è un romanzo sociale, ma è anche un romanzo d’avventura.

Nessun commento: